informazione su tecnologia, hacking e dintorni

Stop ai licenziamenti decisi dall’AI: se manca un intervento umano effettivo, sono nulli
In Italia un lavoratore non potrà essere licenziato sulla base di una decisione presa esclusivamente da un sistema di intelligenza artificiale. Le nuove regole sull’utilizzo dell’AI nei rapporti di lavoro stabiliscono infatti che, quando un algoritmo contribuisce a valutare una persona, la decisione finale debba essere affidata a un essere umano con un potere reale di scelta. Se il licenziamento viene invece deciso soltanto dalla macchina, è nullo. Sempre più sistemi sono in grado di analizzare produttività, presenze, risultati, comportamenti o altri dati raccolti sul lavoro e di trasformarli ... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.   ABBONATI / SOSTIENI   L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post Stop ai licenziamenti decisi dall’AI: se manca un intervento umano effettivo, sono nulli appeared first on L'Indipendente.
October 28, 2026
L'INDIPENDENTE
Rivendicare diritti non è un errore 📣 Di fronte al costante aumento del costo del carburante, all’inflazione e all’impatto della crisi energetica e climatica, desideriamo portare un contributo al dibattito sindacale e di settore. Crediamo che lo #smartworking non vada inteso come una semplice concessione aziendale né come una merce di scambio rispetto alle retribuzioni, ma come una modalità organizzativa matura, una tutela della salute e una misura di sostenibilità utile all’intera collettività. Ecco qualche proposta: https://twc-italia.org/carovita-rto-e-sostenibilita-lo-smart-working-deve-diventare-un-diritto-contrattato-non-una-concessione-precaria/ #twcitalia #sindacato #informatica
October 28, 2026
TWC Italia - Mastodon
[Anti]Social – 8 novembre, Casa Giubileo
Web, controllo e repressione Secondo appuntamento con il Montemaggio Laboratorio Permanente! Domenica 8 novembre torniamo a Casa Giubileo per [ANTI]Social – Web, controllo e repressione, un evento in collaborazione con C.I.R.C.E. Centro Internazionale di Ricerca per le Convivialità , SIHK Siena Hacklab, Campagna NEL MIRINO Sarà l’occasione per informarsi e discutere del caso Autistici/Inventati e per partecipare a un laboratorio pomeridiano dal titolo “Piattaforme del controllo: che fare?”. Le tecnologie non sono neutre e non dipende solamente da come le usiamo: hanno anche delle caratteristiche specifiche. Proponiamo e condividiamo un metodo per valutarle. Il programma della giornata: 10.30 – Storia del caso Autistici/Inventati 13.00 – Pranzo condiviso (porta qualcosa secondo le tue possibilità, mangia secondo i tuoi bisogni!) 15.00 – Laboratorio Piattaforme del controllo: che fare? Per partecipare ti consigliamo di prenotarti qui – https://montemaggiofestival.org/lp2
October 27, 2026
Nel Mirino
Carovita, RTO e sostenibilità: lo smart working deve diventare un diritto contrattato, non una concessione precaria
Di fronte al costante aumento dei costi dei carburanti, all’inflazione e all’impatto della crisi energetica e climatica, come Tech Workers Coalition Italia desideriamo portare un contributo al dibattito sindacale e di settore: crediamo che il lavoro agile non vada inteso come una semplice concessione aziendale né come una merce di scambio rispetto alle retribuzioni, ma come una modalità organizzativa matura, una tutela della salute e una misura di sostenibilità utile all’intera collettività.    In vista della giornata di mobilitazione del 30 ottobre sul tema del carovita, riteniamo fondamentale superare l’idea che il lavoro da remoto sia una questione elitaria o di parte. L’attuale quadro normativo (la Legge 81/2017, art. 19) mostra oggi i suoi limiti: affidando la regolamentazione a singoli accordi individuali – risolvibili con un preavviso di soli 30 giorni – lascia lavoratrici e lavoratori esposti a scelte unilaterali e a un’eccessiva precarietà organizzativa, escludendo il ruolo equilibratore della contrattazione collettiva.    Per questo proponiamo che la regolamentazione del lavoro agile entri a pieno titolo nel confronto contrattuale e nelle piattaforme dei prossimi rinnovi, attorno a quattro proposte concrete:  1. Una moratoria sulle politiche di Return To Office (RTO)   Le scelte aziendali di rientro forzato in sede appaiono oggi poco coerenti con le esigenze di efficienza energetica e transizione ecologica. Come indicato dall’Unione Europea nell’ambito delle misure di contenimento dei consumi, il ricorso al lavoro a distanza rappresenta uno strumento concreto per ridurre la domanda complessiva di combustibili fossili e alleggerire la pressione sulle reti energetiche. Proponiamo quindi una pausa sulle politiche aziendali di RTO obbligatorio, allineandoci agli indirizzi europei di risparmio per tutto il 2027.    2. Diritto allo smart working per legge e nei CCNL  Per tutte le mansioni che non richiedono una presenza fisica continuativa, crediamo sia opportuno che l’accesso al lavoro da remoto trovi spazio nei contratti collettivi nazionali e aziendali, offrendo certezze che l’accordo individuale da solo non può garantire. Possiamo guardare con interesse a esperienze già introdotte in altri Paesi europei, come la normativa del Portogallo: garanzia formale di accesso al lavoro a distanza, tutela effettiva della disconnessione fuori dall’orario concordato e concorso del datore di lavoro alle spese vive sostenute per connettività ed energia.    3. Decongestione della mobilità e sostegno ai trasporti per chi lavora in sede   Consentire a chi svolge mansioni delocalizzabili di lavorare da remoto produce benefici che ricadono su tutta la società: meno veicoli sulle strade significano meno traffico, aria più pulita e una riduzione dei consumi di carburante. Di questo beneficiano in primo luogo le persone che svolgono professioni non remotizzabili – nella sanità, nella logistica, nella produzione e nei servizi alla persona -che devono muoversi ogni giorno. Parallelamente, riteniamo giusto che la contrattazione riconosca un sostegno concreto o un rimborso dei costi di mobilità per chi garantisce la presenza fisica in sede.    4. Coerenza e stabilità: il lavoro agile è una trasformazione strutturale  Nel corso delle fasi più complesse degli ultimi anni, il lavoro da remoto ha dimostrato di essere una modalità operativa solida e capace di garantire la continuità produttiva. Riteniamo poco lungimirante trattare oggi questa trasformazione come una parentesi temporanea da ridimensionare senza comprovate ragioni tecniche. Chiediamo che l’organizzazione del lavoro trovi stabilità e trasparenza attraverso accordi quadro discussi con le rappresentanze sindacali, garantendo criteri chiari ed equi per tutti.    Nessun baratto tra salario e lavoro da remoto  Ci sembra utile chiarire anche un punto di metodo per i tavoli negoziali: lo smart working non è una voce retributiva e non dovrebbe essere considerato un’alternativa all’adeguamento dei salari. L’adeguamento dei minimi tabellari risponde all’inflazione generale che incide direttamente su spese primarie, affitti e bollette. Il lavoro agile riguarda invece l’organizzazione dell’attività, la conciliazione dei tempi di vita e la sostenibilità. Considerare il lavoro da remoto come una compensazione per il mancato recupero salariale rischierebbe di indebolire entrambi i fronti. Riteniamo invece che la tutela del potere d’acquisto e la modernizzazione dell’organizzazione del lavoro siano due obiettivi complementari, che devono procedere insieme.  La mobilitazione del 30 ottobre  Invitiamo le lavoratrici e i lavoratori del comparto tecnologico e dei servizi a confrontarsi nelle aziende, a partecipare alle assemblee sindacali e a condividere queste proposte con le RSU e le strutture territoriali: * Per aprire un confronto sulla contrattazione collettiva del lavoro agile; * Per convergere nella giornata di mobilitazione e sciopero del 30 ottobre contro il carovita e a tutela del salario e dei diritti. Tech Workers Coalition Italia
Le Dita Nella Presa - Il Grand Tour dei Server Autogestiti arriva a Bologna
Dopo tracciabi.li, oggi abbiamo parlato dell'esperienza di Bida.im, server autogestito bolognese che ci ha presentato alcuni progetti che mantengono insieme alle comunità che ne hanno bisogno. Tuttx invitatx a Hack-or-D(A|I), appuntamento curato dall'hacklab di Bologna nello spazio Vag61, dal 12 al 14 novembre. Proseguiamo con aggiornamenti sul sequestro di un server di Autistici/Inventati ad Amsterdam (articoli raccolti su keepitfree.ai) e le risposte olandesi di contrasto all'imperialismo statunitense; notizie tristi da Cisti.org che ha dovuto fare i conti con un reclamo per violazione di privacy... Infine raccontiamo della recente assemblea pubblica della campagna Nel mirino, di come si sta riorganizzando e di come potete farvi coinvolgere. Ascolta la puntata sul sito di Radio Ondarossa
October 26, 2026
Pillole di info digitale
[entropia massima] Estrattivismo dei dati - Data Center
Mentre l'intelligenza artificiale alimenta una corsa senza precedenti alla costruzione di nuovi data center, in Italia e nel mondo crescono le mobilitazioni dei cittadini contro il loro impatto ambientale e sociale. Dalla Finlandia al Regno Unito, fino alle recenti manifestazioni in Lombardia, raccontiamo le proteste, le rivendicazioni dei comitati e le dimensioni impressionanti del fenomeno. I numeri parlano chiaro: in Italia le richieste di connessione elettrica per i data center hanno superato i 100 gigawatt, mentre nel Regno Unito 315 progetti attendono di collegarsi alla rete, per una potenza richiesta di 73 gigawatt, ben superiore al picco di domanda elettrica dell'intero paese. Richieste, non consumi effettivi, ma sufficienti a mostrare la portata della trasformazione in corso. Ne abbiamo discusso con Sergio Manera, fisico e membro del comitato di Certosa di Pavia, che ci ha aiutato a comprendere, dati alla mano, le conseguenze di questa espansione: consumi energetici e idrici, cementificazione, emissioni, ricadute economiche, ma anche le richieste dei comitati per una regolamentazione più rigorosa. Infine, una riflessione sul futuro del digitale: chi decide quanti data center servono, per quali scopi e a beneficio di chi? È possibile immaginare infrastrutture digitali pubbliche, sostenibili e democraticamente governate, oppure dobbiamo lasciare che siano le Big Tech a decidere come utilizzare le risorse del pianeta?
October 26, 2026
Radio Ondarossa
Libertà vigilata: il potere dell’AI, il riconoscimento biometrico
La puntata di Presa Diretta del 25 ottobre ha affrontato vari temi legati al modo in cui le tecnologie digitali delle grandi aziende USA condizionano la vita di milioni di cittadini e democrazie nel mondo. Dagli Stati Uniti all'Europa, la sorveglianza con Intelligenza Artificiale avanza in nome della sicurezza. L'uso di Palantir da parte dell'ICE americano, le proteste a Berlino contro il suo arrivo in uso alla polizia tedesca e le telecamere di Genova, passate da 300 a 3.000 in otto anni, usate da una multinazionale per addestrare un'AI senza una valutazione d'impatto. Guarda il servizio Palantir, il potere invisibile: dai conflitti ai contratti italiani Palantir è già anche nelle istituzioni italiane: contratti con la Difesa dal 2015 e un "Programma Palantir" da 3 milioni nel 2023, i cui dettagli restano segreti. Guarda il servizio Palantir, dati sanitari sotto sorveglianza Dal Covid in poi Palantir è entrata nel sistema sanitario inglese: il primo contratto da una sterlina nel 2020, e poi altri da centinaia di milioni. Tra proteste e dibattito a Westminster crescono i timori sui dati dei pazienti, sulla dipendenza da un unico fornitore e sui possibili usi non sanitari. Guarda il servizio Il voto artificiale: la propaganda politica sui social Attorno alla figura del generale Vannacci - su TikTok - proliferano video, post, contenuti provocatori ed estremisti. L'inchiesta di PresaDiretta con AI Forensics e Trollrensics, ha rivelato l'impiego di circa 8.000 bot in Benin e Nigeria per gonfiare artificialmente su TikTok la diffusione dei video di Roberto Vannacci. Guarda il servizio
October 26, 2026
Pillole di info digitale
[Le Dita nella Presa] Il Grand Tour dei Server Autogestiti arriva a Bologna (1/4: puntata completa)
Dopo tracciabi.li, oggi abbiamo parlato dell'esperienza di Bida.im, server autogestito bolognese che ci ha presentato alcuni progetti che mantengono insieme alle comunità che ne hanno bisogno. Tuttx invitatx a Hack-or-D(A|I), appuntamento curato dall'hacklab di Bologna nello spazio Vag61, dal 12 al 14 novembre. Proseguiamo con aggiornamenti sul sequestro di un server di Autistici/Inventati ad Amsterdam (articoli raccolti su keepitfree.ai) e le risposte olandesi di contrasto all'imperialismo statunitense; notizie tristi da Cisti.org che ha dovuto fare i conti con un reclamo per violazione di privacy... Infine raccontiamo della recente assemblea pubblica della campagna Nel mirino, di come si sta riorganizzando e di come potete farvi coinvolgere.
October 25, 2026
Radio Ondarossa
[Roma] Parliamo del caso Autistici/Inventati
Tra tecnofascismo e sudditanza tecnologica Polo civico Esquilino, giovedì 29 ott, 19:00-21:30 Dibattito con: Teresa Numerico, Uniroma3 Chiara Bannella, Banca Etica Andrea Capocci, il manifesto Emanuela Del Frate, Domani A seguire piccolo aperitivo a sostegno delle spese legali.
October 25, 2026
Nel Mirino
24 ottobre: ‘United Nations day’ e anche ‘World Development Information Day’
OGGI LE RICORRENZE ‘A CALENDARIO’ NELL’AGENDA ANNUALE DELLE NAZIONI UNITE SONO DUE: L’ANNIVERSARIO – NEL 2026 L’81ESIMO – DELL’ENTRATA IN VIGORE DELLA CARTA, CIOÈ STATUTO, DELL’ONU, E LA ‘GIORNATA’ DEDICATA ALLA ‘MOBILITAZIONE DELL’OPINIONE PUBBLICA’ SUI PROGRESSI CULTURALI ED ECONOMICI E SUI FATTORI CHE INCENTIVANO LO SVILUPPO DELLE SOCIETÀ. Sui social media oggi l’ONU ha divulgato questi messaggi rivolti a tutti, ma soprattutto ai governanti, decisori che possono determinare il corso degli eventi e della storia, e in particolare ai cronisti e agli opinionisti che – avendo ruoli decisionali ed esecutivi nei molteplici settori e ambiti dei media – influenzano la diffusione di notizie e informazioni su cui si basano idee e convinzioni dell’opinione pubblica. > Il futuro dell’umanità dipende dalla nostra capacità di collaborare per > promuovere la pace, lo sviluppo e i diritti umani. > > Quest’anno celebriamo 81 anni di impegno instancabile delle Nazioni Unite in > tutto il mondo per: > > * risolvere le controversie con la diplomazia e le leggi, non con le armi; > * sradicare la povertà e la fame; > * promuovere i diritti umani; > * fornire aiuti salvavita alle persone bisognose; > * salvaguardare il pianeta; > * sostenere la parità di genere; > * garantire a tutti i paesi pari voce sulla scena globale. > > Il nostro mondo oggi è dilaniato da conflitti, sconvolto dalla crisi > climatica, segnato da crescenti disuguaglianze e costretto ad adattarsi alle > trasformazioni portate dalle nuove tecnologie. È giunto il momento di > riaffermare i valori che hanno dato origine alle Nazioni Unite: dialogo, non > antagonismo; cooperazione, non conflittualità; solidarietà, non paura. La > Giornata delle Nazioni Unite è un’opportunità per tutti gli stati di rinnovare > il proprio impegno verso i valori condivisi e gli obblighi che li sostengono. > Ora più che mai, dobbiamo rimanere fermi nella nostra determinazione a > difendere la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale. Dobbiamo > tutti contribuire a rafforzare l’ONU affinché possa soccorrere le persone e > affrontare le sfide del nostro tempo. > Nel 1972 l’Assemblea Generale ha istituito la Giornata Mondiale di > Informazione sullo Sviluppo per richiamare l’attenzione sui problemi dello > sviluppo delle società e sulla necessità di risolverli rafforzando la > cooperazione internazionale (Risoluzione 3038 XXVII). Inoltre ha stabilito che > la sua data coincidesse con la Giornata delle Nazioni Unite, il 24 ottobre, > perché anche la ricorrenza dell’adozione, nel 1970, della Strategia > Internazionale per lo Sviluppo. > > > > Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno un enorme > potenziale: possono fornire nuove soluzioni alle sfide dello sviluppo, in > particolare nel contesto della globalizzazione, e promuovere la crescita > economica, aprire l’accesso all’informazione e alla conoscenza, incentivare > l’inclusione sociale e l’eliminazione della povertà... Ed è un dato di fatto > assodato che le tecnologie dell’informazione e della comunicazione oggi > offrano tante nuove opportunità e pongano molte sfide.   * UN / 23 ottobre 2026: Why the UN’s work matters more than ever  Maddalena Brunasti
October 24, 2026
Pressenza
Dieci, cento, mille nuovi server indipendenti. Note sull’attacco Usa ad Autistici/Inventati
(disegno di giulia landonio) Riepilogo dei fatti principali. Il 26 agosto 2026 una distopia che avrebbe potuto farci riflettere in un libro cyberpunk degli anni Novanta si è fatta realtà. Il segretario di stato degli Stati Uniti, Marco Rubio (equivalente al ministro degli esteri), ha dichiarato (l’ennesima) guerra con un post sul social della persona più ricca del mondo. Ha dichiarato guerra non a uno stato sovrano, non a una pericolosa organizzazione considerata sovversiva, ma a un piccolo collettivo di volontari italiani, Autistici/Inventati, inserito nella lista SDGT (Special Designated Global Terrorist), insieme a camorra, ndrangheta, cartelli della droga e così via. Ed ecco l’accusa dal sito governativo ufficiale Usa, senza prove e senza contraddittorio, senza avvocati e senza tribunali: “Autistici/Inventati (Collettivo A/I) è un gruppo estremistico basato in Italia che costruisce e gestisce l’infrastruttura digitale per le cellule Antifa violente e altri militanti di estrema sinistra in tutto il mondo”. Questo piccolo collettivo per un quarto di secolo ha offerto servizi digitali (mail, spazio web, mailing list, sistemi di videoconferenze, e così via) a chi ci tiene alla riservatezza (privacy), a chi non vuole regalare i propri dati e metadati a società, in particolare Big Tech Usa, che utilizzano i nostri comportamenti online per monetizzare, blandire, persuadere e portare avanti i loro obiettivi di dominio e devastazione. A una condizione fondamentale, la condivisione di alcuni valori: “anticapitalismo, antirazzismo, antifascismo, antisessismo, antimilitarismo, e il rifiuto dell’autoritarismo e delle gerarchie”. La cura della riservatezza, con la messa a punto di un ambiente tecnologico autogestito per progetti sociali affini, è la conseguenza di questi valori, come chiarisce bene il manifesto. Il collettivo ha respinto in blocco le accuse. Due giorni dopo il sito autistici.org è sparito dalla rete: non perché le macchine siano state spente, ma perché il PIR (Public Interest Registry), associazione basata in Virginia (Usa) che gestisce i domini .org ha posto il dominio in serverhold, rendendolo irraggiungibile. Intanto, in Italia, Banca Etica ha sospeso l’operatività del conto corrente dell’associazione, di fatto sequestrando il denaro delle donazioni di migliaia di persone, per timore di sanzioni secondarie (blocco dei circuiti di pagamento Visa/Mastercard e del sistema interbancario Swift, controllati dagli Usa). In questa situazione kafkiana, l’associazione italiana titolare del conto non può chiudere, perché sarebbe rea di appropriazione indebita. Dal sito https://keepitfree.ai: “Il collettivo Autistici/Inventati si è sciolto e tutti i suoi servizi sono stati chiusi a partire dal 18 settembre 2026. Questo sito archivia i comunicati ufficiali del collettivo (ora sciolto) e gli aggiornamenti sugli eventi, e continua a essere mantenuto da volontari che documentano gli sviluppi e raccolgono la rassegna stampa”. Questa sofferta decisione è motivata in primo luogo dalla volontà di restare umani: aver cura delle persone che hanno affidato le loro comunicazioni ad A/I, scongiurare ritorsioni per quanto possibile; specialmente le sanzioni di primo grado contro persone e collettivi negli Usa, che rischiano fino a vent’anni di carcere senza appello, e con prove secretate, per terrorismo. Fin qui la cronaca. Ma come è potuto accadere? Dieci giorni per distruggere uno dei più importanti server autogestiti al mondo, solo incutendo paura? Proviamo a ricostruire la catena degli eventi. L’ANTIFASISMO È UN CRIMINE Come accuratamente ricostruito dall’indagine in corso di Sabot.media, questo attacco non nasce nel vuoto. Il 10 settembre 2025 l’attivista ultraconservatore Charlie Kirk è stato ucciso con un colpo di fucile durante un evento pubblico alla Utah Valley University. L’assassino, ora in attesa di giudizio, è Tyler J. Robinson, un ragazzo di ventidue anni, di famiglia bianca repubblicana, addestrato all’uso delle armi, non affiliato a nessun particolare gruppo politico. Il suo gesto, presentato come un attacco di presunti “Antifa”, è cruciale rispetto al caso A/I, perché a partire da quell’evento sono documentati: “il cambiamento di politica [rispetto all’uso politico della lista SDGT], una proposta della Casa Bianca [dichiarare Antifa un’organizzazione terroristica], la trasmissione media-congresso, la messa a punto della designazione di terrorismo esterno e l’azione finale dell’OFAC [Office of Foreign Assets Control, un ente del Tesoro Usa che rende operative le sanzioni finanziarie in base alle liste SDTG]. Resta ignoto un punto cruciale: chi ha messo l’A/I nel mirino delle sanzioni, quando, e in base a segnalazioni di chi?”. Facciamo un passo indietro per osservare la situazione come se fossimo all’esterno. Abbiamo dovuto imparare il significato di acronimi (SDGT, OFAC, ecc.) in grado di cambiare dall’oggi al domani le nostre vite. L’organizzazione Antifa viene definita gruppo terroristico interno il 22 settembre 2025. Tuttavia, poiché non esiste un’organizzazione del genere, e poiché l’antifascismo è un valore condiviso da molte organizzazioni e istituzioni, la caccia alle streghe Antifa interne agli Stati Uniti si è estesa. Di fatto gli Usa, intenti a perseguire il proprio delirio di onnipotenza, hanno statuito che l’antifascismo è un crimine. Un’analisi lucida e approfondita dei livelli in gioco nella designazione SDGT del collettivo Autistici/Inventati da parte dell’amministrazione Trump si trova nell’articolo Nobody has to agree. CHI SARÀ IL PROSSIMO? Quando i nazisti presero i comunisti, io non dissi nulla perché non ero comunista. Quando rinchiusero i socialdemocratici, io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico. Quando presero i sindacalisti, io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi presero gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa. Questi versi molto citati, erroneamente attribuiti al drammaturgo Bertolt Brecht, sono tratti da un sermone di Martin Niemöller (1892-1984), pastore luterano tedesco. Niemöller si riferiva all’apatia dei tedeschi, in particolare degli intellettuali, rispetto all’ascesa del nazismo dal 1933 in poi, favorita da quella società civile a cui Brecht alludeva in La resistibile ascesa di Arturo Ui, dramma in cui l’immaginario gangster di Chicago rispecchia Hitler, e i suoi scagnozzi i vari gerarchi nazisti. Questi versi si possono applicare anche al caso A/I? Sì. L’analogia è sostanzialmente corretta, poiché si tratta pur sempre di persecuzione politica nei confronti di chi dissente da parte di un governo di estrema destra, cioè l’attuale governo Usa. Tuttavia, l’aggiornamento provoca un inatteso cortocircuito, perché in un’ipotetica nuova versione ci troveremmo con soggetti molto diversi tra loro, bersagli di procedure similari. Potremmo infatti parafrasarla in questo modo: Quando gli Usa dichiararono guerra al terrorismo e infine uccisero Bin Laden, io non dissi nulla, anzi, fui contento perché non mi piacciono i terroristi islamici. Quando uccisero nelle loro case, rinchiusero o deportarono migliaia di “terroristi” a Guantanamo io non dissi nulla perché non ero certo dei loro! Anzi, pensai: grazie, Stati Uniti! Quando rinchiusero e deportarono i migranti interni, e spararono a chi protestava, io non dissi nulla perché non ero un migrante. Poi fecero chiudere A/I, e io non dissi nulla perché non avevo un sito o una mail su A/I. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa. Che c’entrano i jihadisti di Al-qaeda? La catena degli eventi è stata messa in moto dalla legislazione in vigore dopo l’11 settembre 2001. Il quadro giuridico attuale, che ha ampliato a dismisura la possibilità di intervento extra-giudiziale ed extra-territoriale delle amministrazioni statunitensi, è una diretta evoluzione di quella dichiarata “guerra al terrore” di un quarto di secolo fa, nella quale siamo sempre più impantanati. Chi sarà il prossimo? Un po’ di immaginazione. Arci, con oltre un milione di iscritti e circa cinquemila circoli sul territorio italiano, è un’associazione italiana dichiaratamente antifascista. Se l’antifascismo è reato, Arci è un possibile bersaglio. Prima ancora, Anpi, fondata nel 1945 dai partigiani che combatterono durante la guerra di liberazione dall’occupazione nazifascista, è un possibile bersaglio. Ma perché limitarsi ad associazioni, con economie tutto sommato modeste? L’iscrizione nelle liste SDGT va a colpire in primo luogo la capacità di agire a livello economico, perché nessuna banca pare disposta a rischiare il bando dai circuiti Mastercard, Visa e Swift. Quindi… Coop Italia, colosso della grande distribuzione in Italia, propugna valori antifascisti. Non solo: boicotta attivamente prodotti israeliani fabbricati in aree della Cisgiordania colonizzate cacciando la popolazione palestinese. Ci sono abbastanza elementi per diventare un bersaglio. La lista può allungarsi a piacere. A differenza di interventi giudiziari con tanto di rogatorie internazionali, a differenza delle assai costose agenzie di intelligence e azioni militari con droni per “uccisioni mirate”, il costo di queste sanzioni è ridicolmente basso. Chi sarà il prossimo? In fondo l’Italia è una Repubblica fondata su valori antifascisti, almeno formalmente. E l’Europa, nata dalla ricostruzione dopo la sconfitta dei nazifascisti, non dovrebbe essere antifascista per costituzione? In realtà, l’Europa e la politica istituzionale tutta, non sembrano preoccupate dal fatto che una potenza straniera sanzioni suoi liberi cittadini e associazioni, né dal fatto che il sistema bancario non sia in grado di opporsi a questo genere di ricatto, nonostante esistano leggi sulla libertà bancaria. In gioco c’è la libertà di parola e di espressione. Questo è stato ben rilevato dal capitolo italiano dell’ISOC (Internet SOCiety), organizzazione no-profit che promuove la libertà di parola ed espressione, finanziata dall’affitto dei domini .org nel mondo. In una lettera a PIR, Internet Society, ICANN ed EURALO, Internet Society Italia sottolinea l’assenza, allo stato attuale, di evidenze che dimostrino il coinvolgimento di Autistici/Inventati in attività terroristiche e solleva una questione più ampia: la possibilità che un fornitore di servizi internet venga colpito per le azioni dei propri utenti o per le proprie posizioni politiche, fino alla sua esclusione dalla rete senza un controllo giudiziario. CHE POSSO FARE? Alla notizia delle sanzioni, molte persone si sono chieste: che posso fare? Nel mondo attuale, una risposta ovvia è: donare denaro. Questa reazione, per quanto comprensibile, è sintomo di un ragionamento perverso. Si tratta di un riflesso condizionato anche dalle pubblicità delle “multinazionali del cuore”, che ci mostrano bambini malnutriti e chiedono una mano sul cuore e una al portafoglio; dalle campagne a favore delle popolazioni terremotate, alluvionate, vittime di guerra, violenze, oppressioni. Il messaggio sottinteso è: “Non cambiate nulla nelle vostre vite: donate, e tanto basta”. Invece, la fame, le guerre, le catastrofi ambientali, le ingiustizie NON si risolvono con il denaro. Certo, il denaro è necessario in questo nostro mondo. Non in assoluto, solo in questo mondo. Quindi è ragionevole e auspicabile immaginare alternative europee al sistema bancario attuale, ostaggio degli Usa. Ma i soldi non sono il problema di fondo. Il problema di fondo è che solo poche, pochissime persone, si fanno carico della gestione e della cura dei sistemi tecnici da cui dipendono le nostre vite iper-tecnologiche. L’accentramento è il male più profondo. E va di pari passo con la delega. Le soluzioni centralizzate tendono a sostituire tanti problemi locali con un unico problema su scala più ampia, rendendo la partecipazione necessariamente delegata. Così, l’euro digitale centralizzato difficilmente potrà migliorare la già intollerabile situazione di controllo e sorveglianza da parte dello Stato. D’altro canto, le criptovalute non sono preferibili, anzi. In primo luogo, rimangono sempre nell’ambito delle tecnologie tossiche, di ispirazione militare; favoriscono la speculazione finanziaria; inoltre, come le proposte di centralizzazione, si propongono come ennesima soluzione tecnica a questioni sociali, culturali, politiche. In quanto procedure tecnocratiche, spostano l’attenzione dalle difficoltà di abitare un mondo condiviso all’apparente semplicità della delega a un pugno di tecnocrati. Il decentramento invece dev’essere gestito dalle persone per le persone. Per questo, l’ultima comunicazione del collettivo A/I prima della chiusura, il 12 settembre 2026, esorta alla creazione di “10-100-1000” nuovi server indipendenti. Non c’è bisogno di “scalare” verticalmente e offrire servizi a migliaia o peggio milioni di persone, per trovarsi poi nel mirino come A/I. Abbiamo le tecnologie digitali per “scalare” in maniera orizzontale, per mettere a punto infrastrutture federate non gerarchiche, nodi di una rete transnazionale e internazionalista con poche decine o centinaia di utenti ciascuno, milioni di piccoli nodi di persone che si conoscono tra loro, si scelgono e si fidano. Nodi di prossimità e affinità. Affinità non significa rinchiudersi in una piccola bolla. Significa provare a scegliere, insieme e in maniera responsabile, “come fare”, senza delegare sempre ad altri. Le politiche dell’affinità si esprimono in azioni e comportamenti concreti, invece di limitarsi a politiche di domanda. Invece di radunarsi sotto una bandiera, uno slogan, un leader per chiedere un cambiamento a chi comanda, con il rischio concreto di cementare identità egemoni, esse valorizzano la ricchezza della diversità individuale. Senza illusioni, ma anche senza rimpianti. IMMAGINARI TOSSICI Prima dell’epidemia Covid-19, “zoomare” significava “ingrandire una fotografia”. Sei anni più tardi, significa effettuare una videochiamata, perlopiù di gruppo. I piccoli umani ricevono una mail da gmail, gestita dalla multinazionale Alphabet (società madre di Google), il primo giorno di scuola dell’obbligo, da istituti scolastici che dovrebbero tutelare la loro riservatezza e invece regalano l’intimità dei più piccoli, in patente violazione della legislazione europea. A questi piccoli umani verrà vietato il ricorso a telefoni in classe, ma richiesto obbligatoriamente quello stesso dispositivo (in assenza di computer), a casa, per svolgere i compiti. Verrà loro intimato di smettere di giocare con i cellulari, ma anche raccomandato di tenerli sempre con sé, ben accessi, per essere rintracciabili e controllabili dagli adulti. Verrà loro spiegato che i social media provocano assuefazione, abuso e sono progettati in maniera tossica, quindi tendenzialmente da vietare a minori come loro; ma richiesto (quasi) obbligatoriamente un profilo o più per riuscire nella vita professionale, amicale, affettiva. Verrà loro raccontato che l’IA è l’Intelligenza Artificiale ed è qui per restare, potrebbe distruggere l’umanità o salvarla, in ogni caso bisogna impararla (non a gestirla: a usare quella dei padroni dell’IA) e farci i conti. Soprattutto, non farsi beccare a fare i compiti, scrivere tesi, ecc. con l’IA… ma per lavorare è indispensabile! Dissonanze cognitive formidabili per generazioni costantemente martellate da messaggi contraddittori. Cosa dovrebbero pensare questi piccoli della chiusura di A/I? Chiederanno sottobanco all’IA un parere? Si delinea una scelta di campo, “+A/I e -AI”. Tutto ciò è accaduto nel giro di pochi anni, con un’accelerazione importante dal 2020 in poi, con la penetrazione del privato multinazionale nelle istituzioni pubbliche, finanziato con soldi pubblici. Insegniamo agli insegnanti (a chi lavora nelle pubbliche amministrazioni, nella sanità pubblica, ovunque) a “usare bene” gli strumenti di asservimento delle multinazionali. Tutto ciò è sintomo di una schizofrenia crescente declinata in mille piccoli gesti quotidiani diventati abitudini. Processi di alienazione tecnica per cui le persone sono obbligate, o si sentono obbligate, ad adeguarsi al “nuovo che avanza”, ovvero a delegare sempre più la gestione delle loro vite a sistemi che non controllano, che certamente non determinano, di cui non hanno quasi mai consapevolezza né contezza. L’immaginario della Silicon Valley sta distruggendo il nostro mondo condiviso a suon di datacenter, social media, criptovalute, software e hardware proprietario, obsolescenza programmata, Big Tech, Automazioni Industriali spacciate per Intelligenti. La forzata chiusura di A/I è la punta dell’iceberg dell’omologazione tecnica planetaria. Segna un cambio di passo strategico: si colpisce l’infrastruttura del dissenso per silenziare il dissenso stesso. Ammesso e non concesso che davvero alcuni blog ospitati da A/I avessero promosso attività violente, cosa tutta da dimostrare, le autorità avrebbero potuto chiederne la rimozione. A/I in passato aveva provveduto a chiudere blog fuori dalle sue linee guida. Invece, nulla di tutto questo: un ordine esecutivo appreso dai media, nessuna interlocuzione diretta. Sarebbe un po’ come se la Sip (oggi Telecom) negli anni Settanta fosse stata ritenuta responsabile per le telefonate di rivendicazione delle Brigate Rosse o di un qualsiasi gruppo armato operante all’epoca. Per portare l’analogia più vicino a noi, sarebbe un po’ come se i social media fossero ritenuti responsabili per i contenuti pubblicati dagli utenti, troppo spesso violenti, razzisti, sessisti e così via. COME FARE? Cominciamo a chiederci cosa ci serve, cosa vorremmo, come lo vorremmo. Ci serve un sito web? I domini .org, come la maggior parte dei domini di primo livello, sono gestiti da registri basati negli Usa. Optare per un dominio di primo livello gestito da un ente europeo, per esempio un .eu, potrebbe contribuire ad aumentare la nostra resilienza infrastrutturale. Questa la lista fornita da ICANN. Ci servono metodi di pagamento? Possiamo fare a meno di Mastercard, Visa, Swift? Sono domande autentiche, non provocazioni. Senza un conto corrente, senza un modo per ricevere sostegno anche sotto forma di denaro, e per pagare chi lavora, chi fornisce servizi e beni, non c’è autonomia possibile in questo nostro mondo attuale. Ci serve un cloud per immagazzinare i nostri dati e condividerli all’interno delle nostre organizzazioni? Abbiamo le risorse e il tempo per imparare a farcelo, insieme a persone di cui ci fidiamo? Possiamo individuare fornitori eticamente compatibili con la nostra visione del mondo, che non cederanno immediatamente i nostri dati? Esistono, in Europa, fornitori che operano sistemi basati su software libero, in datacenter alimentati con energie rinnovabili: insomma, non tutti i fornitori sono uguali. Ciò vale per qualsiasi risorsa o servizio digitale. Anche per la cosiddetta IA. Per esempio, in Europa esiste un’associazione tedesca che cerca di promuovere un uso critico, auto-limitato, di modelli open source gestiti in maniera oculata. “Non sarà greenwashing?”, si domanderanno gli spiriti critici. “Ma che cosa cambia, in fondo? Le tecnologie digitali sono strutturalmente tecnologie di sorveglianza e distruzione estrattivista”, commenteranno i più radicali. Forse. Forse però questi atteggiamenti si presentano come estremamente radicali ma si concretizzano in scuse massimaliste, sogni di purezza estranei al mondo reale per non far nulla di concreto, per lavarsene le mani e proseguire come se nulla fosse. D’altra parte, esistono certamente molti altri server indipendenti. Chi cerca, trova. Chiedete alle persone affini. Se non ne avete intorno, avete un problema molto più rilevante di una mail chiusa o di un sito perso. E qui la domanda diventa: perché far ricorso a un server indipendente? Perché “fa figo”? Perché non abbiamo altre possibilità? Ancora una volta, sono domande autentiche, per cercare di uscire dagli automatismi comportamentali. L’Europa può proteggerci dalla lunga mano degli Usa, o di altri regimi autoritari? Se sì, come? Con il blocking statute, cioè legislazioni per proteggere enti europei e cittadini dall’ingerenza straniera? L’Europa ha questo tipo di protezioni da decenni, con il Regolamento n. 2271/96 del Consiglio del 22 novembre 1996 relativo alla protezione dagli effetti extra-territoriali derivanti dall’applicazione di una normativa adottata da un paese terzo, e dalle azioni su di essa basate o da essa derivanti. Nel caso A/I non sono servite, finora. Lo scorso 22 settembre i Paesi Bassi hanno proposto di rinforzare lo schema per schermare la Corte Penale Internazionale dalle ingerenze Usa. Infatti, nel 2025 ben quattro giudici della Corte Penale Internazionale con sede all’Aia sono stati inseriti nelle liste SDN (Special Designated Nationals), con queste motivazioni: “Bossa e Ibanez Carranza hanno autorizzato l’indagine della CPI contro il personale degli Stati Uniti in Afghanistan. Alapini Gansou e Hohler hanno autorizzato l’emissione dei mandati d’arresto della CPI contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant”. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, è stata inserita nella stessa lista per aver parlato a favore di Gaza, della Palestina e contro la guerra e l’occupazione di Israele. Ricordiamo che si tratta di casi molto diversi rispetto ad A/I, per quanto similmente odiosi: un conto è colpire singole persone con incarichi pubblici, grande visibilità mediatica, passaporti diplomatici; tutt’altra faccenda è colpire un’associazione di comuni cittadini con responsabilità verso terzi, cioè verso le persone che hanno loro affidato la sicurezza di blog, mail, newsletter, ecc. Le liste di proscrizione OFAC sono consultabili qui. In ogni caso, l’alienazione tecnica è primaria, perché la percepita lontananza dai sistemi tecnici produce la postura della delega, una postura psicologica – “non ci capisco nulla” –, sociale – “il mio comportamento individuale e quello del mio piccolo gruppo non cambia nulla a livello globale” –, politico – “dal basso o dall’alto, la politica non può nulla”. Tutte convinzioni assai diffuse, che contribuiscono al dilagare della delega a tutti i livelli rispetto alla scelta e gestione dei sistemi tecnologici. D’altra parte, a volte, anche quella nei confronti di A/I era delega. Nei ragionamenti (immaginari) di alcuni utenti, potrebbe esserci stato qualcosa del genere: “Non mi faccio un blog per conto mio, ho cose troppo importanti da dire per perder tempo dietro alle cose tecniche, mi appoggio a chi me lo offre gratuitamente e liberamente, fa pure figo, è antifascista ecc.!”. Non era certo il caso di tutti i blog là ospitati; ma, fosse stato anche uno solo, importa l’atteggiamento di fondo, che tende a separare i mezzi (il blog, la mail, lo strumento digitale) dai fini (dire le mie cose tanto importanti), e a considerare il servizio indipendente alla stregua di una merce sostituibile con analoga merce, possibilmente altrettanto indipendente. E allora, tutti su proton mail? Ma proton mail ha più volte confermato di collaborare con le forze di polizia fornendo loro i log degli utenti, cosa che invece A/I non faceva né poteva fare, per la buona ragione che non teneva i log. Non esiste il bianco e il nero, il buono e il cattivo. Le valutazioni sono complesse. In ogni caso, i servizi autogestiti non sono alternative facilmente sostituibili; non sono affatto alternative alle Big Tech, perché incorporano idee del mondo diverse da quelle delle masse acquiescenti a quelle tecnologie. Soprattutto, sono insostituibili, perché si tratta di una rete relazionale, non di una merce acquistabile. Certo, non chiunque può farsi tutto in casa. Non è nemmeno auspicabile, soprattutto perché autogestione e autonomia non sono autarchia e solipsismo. Sono invece processi relazionali complessi. Non si fanno in solitudine: altrimenti basterebbe trovare il video “fatti il tuo server” e saremmo a posto. A ogni modo, per chi vuole rimboccarsi le maniche, per sé e per le persone affini, un punto di partenza che andrebbe reso disponibile anche in altre lingue è Become the thousand servers. Ben fatto, mescola informazioni tecniche aggiornate a valutazioni di opportunità pratica. COME VALUTARE LE TECNOLOGIE? Le tecnologie non sono tutte uguali. Esistono tecnologie appropriate e conviviali, adatte per stare insieme. Poche e minoritarie, sempre in grave difficoltà, sono necessariamente tecnologie di auto-limitazione. La convivialità è il titolo italiano del saggio Tools for conviviality pubblicato nel 1973 da Ivan Illich. Ma la lezione tedesca definitiva porta il titolo Selbstbegrenzung. Eine politische Kritik der Technik. Cioè: Autolimitazione. Una critica politica della tecnica. Convivialità rimanda a tavole imbandite, banchetti, simposi. Non è possibile apparecchiare per migliaia di persone. Tanto meno per milioni. Auto-limitazione vuol dire scegliere responsabilmente, insieme, di limitarsi. Le sirene della rassegnazione ripetono che non si può arrestare il degrado comunicativo, che non contiamo nulla, che non è possibile invertire la rotta… Eppure, vista la rapidità dei cambiamenti, perché non immaginare un futuro diverso da quello prospettato dal millenarismo fascistoide imperante? Rimane per tutte e ciascuna il compito molto concreto di: valutare le proprie abitudini tecniche (individuali e di gruppi), in particolare le scelte digitali; individuare tecnologie rotte oltre ogni possibilità di riparazione, da abbandonare al più presto (es. i social media in generale); o, quantomeno (“ma lo uso per lavoro!”, “sono obbligato!”), attivare pratiche di riduzione del danno, a cominciare dal telefono in bianco e nero, senza notifiche di alcun tipo, ecc. Questo non per purismo, ma, molto pragmaticamente, per cominciare a liberare tempo, spazio, energie per altro (meno tecnologia, meno tecnologie tossiche). L’attenzione per le scelte alimentari è cresciuta molto negli ultimi decenni, nei paesi ricchi come l’Italia. Biologico, filiera corta, equo e solidale… Anche le tecnologie di comunicazione nutrono il nostro modo di abitare il mondo, mostrano chi siamo. Come si valutano le tecnologie? Per cominciare dall’inizio, con C.I.R.C.E. abbiamo messo a punto un semplice strumento di valutazione. Vi invitiamo a provarlo. Suggerimenti? Dubbi? Altro? Scriveteci a info chiocciola circex punto org Il momento è drammatico, ma favorevole: buone sperimentazioni. (carlo milani – https://circex.org)
October 23, 2026
Napoli MONiTOR
¿Para qué usan los medios comunitarios la IA?
Parece que la inteligencia artificial ha llegado para quedarse. Se usa en diversos ámbitos de la vida, y la generación y consumo de información, noticias y entretenimiento a través de ella, no es la excepción. En los medios de comunicación, también en los locales y comunitarios, la tarea creativa se delega cada vez más a herramientas de IA generativa: en torno al 80% las usan cotidianamente. En Radios Libres nos preocupa lo que vemos como una adopción acrítica. Incluso en los medios comunitarios, que siempre entendieron a las tecnologías de información y comunicación como “soportes para ejercer nuestro derecho a comunicar”1 y territorios donde disputar el poder, y no como meros artefactos técnicos. Nos intriga cómo este reemplazo de las tareas cognitivas afectará a las dinámicas de producción y gestión de las radios y medios comunitarios, relevamos una serie de investigaciones que exploran este fenómeno de cerca. CAMBIA EL CONSUMO DE NOTICIAS Los hábitos de consumo de noticias han cambiado con la popularización de las aplicaciones inteligencia artificial. La ciudadanía se informa de manera más frecuente a través de chatbots de IA: porque repreguntan para obtener más información, porque es más rápido, porque resume historias complejas, porque siempre hay una respuesta (aunque a veces no sea del todo exacta), porque suma la opinión de distintos medios en una sola respuesta, porque traduce de otros idiomas… las razones son diversas. El Instituto Reuters para el Estudio del Periodismo, un instituto de investigación de la Universidad de Oxford dedicado conocer la relación entre los medios de comunicación, información y sociedad, da cuenta de la situación y profundiza sobre la alarma que despiertan estas dinámicas entre los principales medios de comunicación globales. Sobre todo porque estas nuevas formas de consumo están restando enormemente las visitas a los portales de noticias. Herramientas como AI Overview de Google –que ofrece como primer resultado destacado un resumen generado por inteligencia artificial– influyen directamente en la reducción de visitas a las páginas web de los medios. Según dicha investigación, “sólo el 4% siempre o a menudo hace clic en las fuentes desde los chatbots, en comparación con el 19% desde los motores de búsqueda y el 17% desde las redes sociales”. Hasta la mismísima Sociedad Interamericana de Prensa, que agrupa a los principales medios comerciales de la región, alerta de que será la IA la que terminará definiendo qué medios existirán en le futuro y cuáles desaparecerán. > “La web no ha muerto. Pero ha cambiado de dueño simbólico. La visibilidad ya > no la reparte un buscador que lista enlaces, sino una inteligencia artificial > que decide qué voces merecen formar parte de la respuesta”, expresa el > informe. LA PREOCUPACIÓN DE TRABAJADORAS Y TRABAJADORES Algunos sindicatos de trabajadoras y trabajadores de prensa también pusieron sus preocupaciones sobre la mesa. Los gremios argentinos han relevado la situación y plantean que el impacto de la IA sobre la profesión tiene un doble efecto: > “Por un lado, redefine la forma de ejercer el oficio, con la amenaza latente > de la eliminación masiva de puestos de trabajo Por otro, plantea el peligro > para la sociedad que recibe esas noticias, sin si quiera saber si hay un ser > humano o una máquina detrás de la producción informativa”. A diferencia de la creencia generalizada, según estos gremios: “su jornada de trabajo es más intensa que antes del uso de la IA”. La gran mayoría de los encuestados diagnostica un déficit de capacitación por parte de las empresas periodísticas, respecto a la IA, además de que no tienen políticas claras o protocolos para su uso. Más de un tercio de los y las trabajadores aseguraron haber tenido discusiones con sus empleadores respecto a la utilización de herramientas de IA y la misma proporción afirman que su uso les afecta emocionalmente. “Creo que [la IA] automatizó el trabajo y se perdió la identidad de las plumas periodísticas”, sintetizó uno de los entrevistados. Algo similar plantea una investigación del Observatorio Mexicano de Medios que aborda el caso de un periodista que, antes de la incorporación de la IA a su trabajo, debía producir entre 8 y 10 notas diarias. Actualmente, le exigen alcanzar hasta 20, sin aumento salarial. “La integración de la inteligencia artificial en el periodismo está redefiniendo no solo las rutinas de trabajo, sino también el valor del oficio”, advierten. Según este estudio, la IA es empleada para redactar un primer borrador, ajustar titulares o resumir notas para publicaciones en redes sociales. Todo esto en ausencia o deficiencia de roles encargados de supervisar su adopción, la verificación de la veracidad de los contenidos generados o de su calidad. Por ello, además de la explotación laboral, preocupa sobremanera la calidad de los productos: “el proceso también cambió, la generación de contenidos parte, en muchos casos, de insumos mínimos. Te mandan dos, tres líneas y con eso armas la nota en diez minutos o menos”, explica una fuente al Observatorio Mexicano de Medios. Las consecuencias y los riesgos de generar noticias de esta manera son bastante evidentes. EL CASO DE LOS MEDIOS COMUNITARIOS, COOPERATIVOS Y AUTOGESTIVOS 2 Esta realidad también toca a los medios del tercer sector cuyo porcentaje de adopción, según diversos estudios, ronda el 80%. Las aplicaciones que más utilizan son ChatGPT y Gemini, y, en menor medida, Claude, DeepSeek, Copilot y Meta. En términos de uso, estos medios utilizan aplicaciones de IA para: * transcripción de audios, * corrección de textos, * redacción automatizada de notas, * generación de resúmenes informativos, * generación de multimedia (imágenes, infografías y videos), y * en tareas complementarias a la producción directa de contenidos: verificar información, análisis de datos y audiencias; y gestión de redes sociales. Una investigación de las universidades públicas argentinas de Buenos Aires y Quilmes, con el acompañamiento de diversas redes de medios de comunicación y sindicatos de prensa, analizó el uso de la IA en las industrias culturales, y detalló al sector de los medios comunitarios. El estudio concluyó que las y los trabajadores de este tipo de medios perciben en la IA algunas ventajas para su trabajo cotidiano: agiliza y ahorra tiempo, mayor eficiencia en los procesos y reducción de costos, además de una “ampliación de capacidades técnicas” en relación a tareas de diseño ó edición que resultarían difíciles de realizar sin conocimientos específicos. Por otra parte entre las desventajas observadas está la preocupación por una deshumanización de la producción y un debilitamiento de la creatividad. Advierten además que genera problemas de autoría y derechos por el desconocimiento sobre quien escribió o produjo la noticia, y la dificultad para determinar de quién son los contenidos utilizados o generados. La investigación señala también los riesgos en la gestión de datos y posibles violaciones a la privacidad, y la falta de transparencia y los sesgos que genera la discriminación algorítmica en la reproducción de representaciones hegemónicas y la generación de errores o información imprecisa. Por otro lado, las radios comunitarias de América Latina y el Caribe nucleadas en AMARC-ALC, se reunieron en el webinario “Las radios comunitarias en los tiempos de la IA”. Durante el encuentro el comunicador y docente Pablo Maulella, desde Uruguay, advirtió sobre que “los modelos de negocio detrás de la IA están dominados por actores del norte global, lo que plantea desafíos para la soberanía tecnológica y la autonomía comunitaria”. “Nuestra identidad es lo local, no lo global. La IA no sabe lo que el niño sueña de su territorio, la señora de la esquina quiere contar”, afirmaron desde La Esquina Radio de Colombia en esta misma reunión, señalando que el uso indiscriminado de estas herramientas podría diluir el “sabor” propio de las narrativas comunitarias. Desde Panamá, representantes de Radio Temblor, expresaron que la IA “puede convertirse en un instrumento de dominio que acelera el consumo energético y refuerza modelos capitalistas extractivistas”, en referencia a la necesidad de agua y otros bienes comunes para sostener las infraestructuras de los gigantes del mercado. Por su parte, la Red de Medios Digitales autogestivos de Argentina, realizó un relevamiento interno entre 59 medios, de los cuáles un 84,75% utiliza herramientas de inteligencia artificial en alguno de sus procesos. Imagen: Relevamiento red de medios digitales, 2026 En relación con las prácticas de transparencia frente a las audiencias, algunos de los medios que utilizan inteligencia artificial informan su uso solo en algunos casos (44%), dependiendo del contenido producido, y otros no lo informan (36%), aunque manifestaron que están debatiendo sobre advertir sistemáticamente cuando un contenido fue generado o asistido por inteligencia artificial. En materia de lineamientos internos para el uso de herramientas de inteligencia artificial, gran parte de los medios encuestados (45%) señalaron que no cuentan con ningún tipo de criterio, algunos dijeron disponer de algunos informales (35%) y que están trabajando en su elaboración (18%). Una minoría (2%) afirmó contar con lineamientos formales y definidos. Respecto de los efectos de la IA sobre la calidad del contenido periodístico, la mayoría consideró que estas herramientas pueden afectar la calidad de los contenidos, sin embargo también aportan beneficios. Aunque aún no se cuenta con investigaciones extensas y de gran alcance sobre el uso de IA en los medios comunitarios, con las existentes, podemos afirmar que su uso ha crecido enormemente en estos dos últimos años y ya 8 de cada 10 las usan cotidianamente. Aún así, se introducen sin formación específica y sin contar con protocolos internos que establezcan cómo y para qué usarla. ¡En Radios Libres estamos pensando en ello! Próximamente sumaremos algunas sugerencias para establecer lineamientos internos para el uso de IA en organizaciones y medios comunitarios. ¡Cuéntanos! ¿Usas la IA para informarte? Y si eres periodista o comunicador, ¿la usas para producir contenidos? -------------------------------------------------------------------------------- 1 Argumento empleado, tanto por la Asociación Mundial de Radios Comunitarias (AMARC-ALC) como por la Asociación Latinoamericana de Educación Radiofónica (ALER), en sus reclamos por legislaciones que contemplaran el derecho a la comunicación de la ciudadanía. 2 Hablamos de comunitarios y cooperativos en un sentido amplio. Podemos llamarles con fines sociales, locales o del tercer sector.
October 21, 2026
Radios Libres