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Le forme che assume la colonia. La storia della Sicilia e la necessità del mito della Mafia per il rinnovarsi del classismo su matrice etnica.
Ad Harraga – in onda tutti i venerdì dalle 15 alle 16 – continuiamo a parlare di colonia raccontandola, anche, a queste latitudini. Una colonia interna che, per mantenere in piedi uno stato nazione, si avvale dei suoi poteri predatori sui territori di confine. Quale periferia migliore di un’isola di frontiera come la Sicilia? Terreno da cui estrarre materie prime ma sul quale anche costruire mitologie di “barbarie” locali per le quali si pongono necessarie delle salvifiche azioni dello Stato. Con due compagni siciliani presentiamo la rivista Il Movente e i suoi concetti chiave. Concetti che ci aiutano ad entrare nel profondo di dicotomie o stereotipi tanto diffusi anche al Nord. Mafia e Anti-Mafia a guardarli nella loro genealogia e nella loro potenza nello smuovere immaginari, paure e “coscienze”, altro non appaiono che strumenti mitologici in mano allo Stato per porsi salvifico rispetto a una brutalità indigena; apparentemente in perenne agguato. Sappiamo bene quali orrori torturatori abbia prodotto il mito dell’antimafia e non è mai troppo tardi per risalire il fiume della storia e narrare come la repressione simbolica e materiale agisca, e abbia agito, in Sicilia. Approfittiamo di questa puntata per portare la nostra solidarietà ax compagnx imputatx nell’operazione Ipogeo che tra pochi giorni vedranno la chiusura, con sentenza, del primo grado del processo a loro carico.
September 12, 2026
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Manovre belliche, aurea illusione d’indipendenza e uno spettro gira nei Balcani
GUERRE: IN SFINIMENTO, PRONTE ALLO SCOPPIO, FINANZIARIE… MAI CONCLUSE NEI SECOLI Abbiamo provato a fare il punto del conflitto ucraino dopo la pausa estiva con Francesco Dall’Aglio e siamo finiti in Yemen, mentre Ansarullah si prendeva Bab el Mandeb, passando da Hormuz. Poi è stata la volta di Alessandro Volpi che ci ha dimostrato come i fondi tipo BlackRock stiano scommettendo sull’oro per disinnescare la trappola degli asset statunitensi imposti in un cortocircuito per nulla virtuoso, puntando a un multilateralismo che miri a ridurre la dipendenza da un sistema nel quale circuiti di pagamento, banche, mercati dei capitali e istituzioni occidentali costituiscono strumenti di potere geopolitico. Da ultimo siamo andati ai funerali di stato di Radko Mladić accompagnati da una attonita guida serba: Tatjana Ðorđević è consapevole di quanto la maggioranza della popolazione serba sia ancora imbevuta di nazionalismo, nonostante prima dell’era Vucić sembrasse aver superato quella sindrome di accerchiamento e ci spiega come sistema mediatico e testi scolastici siano responsabili del lavaggio del cervello di un paese ridotto a nazione. MLADIĆ SALDA IL PONTE TRA GENERAZIONI DI NAZIONALISTI SERBI Il contagio del mito nazionalista fa breccia tra i giovani serbi Nella storia della Serbia si annoverano molti ponti: quello di Mostar sotto il fuoco dei cecchini; il ponte Branko a Belgrado con il Movimento che lo calpesta ancora puro e senza infiltrati, oppure il vicino Vecchio Ponte sulla Sava difeso dall’abbattimento… e invece durante il funerale è stato imbrattato da uno striscione dedicato al generale boia di Srebrenica. L’attuale ponte unisce metaforicamente la confusa adesione di una parte del sentimento serbo alla furia bellica di trent’anni fa con quel popolo di Vucić che ha partecipato alle esequie (quasi) di Stato. Mentre in tutto il mondo si ripesca dai magazzini più sordidi il peggiore nazionalismo, il funerale di Mladić rinfocola le rivendicazioni territoriali della Grande Serbia che affondano in un lugubre passato e non sono mai sopite in una comunità sottoposta dal governo di Vucić – al potere da 12 anni – a una propaganda sciovinista pari solo a quella dell’alleato ebraico: entrambi dotati di sistemi mediatici ed educativi capaci di incidere profondamente sulle coscienze e provocare fanatismi attraverso la disumanizzazione dell’altro, bosgnacco o palestinese che sia. Così persino molti giovani che non hanno assistito in diretta ai crimini di Mladić si sono sentiti in dovere di rendere omaggio a un boia, che aveva sulla coscienza il suicidio di sua figlia, incapace di sopportare la vergogna del padre prima ancora che potesse perpetrare l’orrore di Srebrenica. Un criminale morto al momento giusto per infiammare la campagna elettorale dei populisti al potere in vista delle elezioni del 25 ottobre.  A commentare l’organizzazione del mito collettivo e la creazione di un idolo postumo su un criminale di guerra abbiamo chiamato Tatjana Ðorđević, giornalista, documentarista (Zemlja è realizzato proprio a un trentennio da Srebrenica) e scrittrice (il suo ultimo libro Aida prende le mosse da Sarajevo 1992 e descrive il sacrificio di un’eroica donna che cerca di salvaguardare il sapere jugoslavo custodito dalla biblioteca della capitale bosniaca dalla furia iconoclasta proprio di Mladić), che oltre a riconoscere in quella comunità tutte le contraddizioni e le insanabili divisioni, indica lucidamente come impossibile il mantenimento dell’europeismo dichiarato con la rivendicazione di quel feroce periodo di secolare vendetta antiottomana. Un approccio che evidenzia quell’incapacità: un blocco a superare la mitologia di uno stato d’assedio percepito non solo dai nazionalisti serbi, ma estendibile a tutti i Balcani occidentali, frutto di propagande contrapposte. Purtroppo la maggioranza della popolazione serba è stata convinta all’odio radicato per cui trent’anni fa quei criminali vestiti con divise di Belgrado hanno perpetrato una vendetta religiosa contro il popolo musulmano di Bosnia e quindi inneggia a Mladić come fosse un eroe. Peraltro come è avvenuto per i criminali di altre nazionalità ex jugoslave con minor rumore perché l’opportunismo europeo non era “riuscito” a incriminarli.
September 11, 2026
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Serbia: sionismo e nazionalismo nei Balcani. Un approfondimento dopo il funerale di Mladić
A partire dai funerali “quasi” di Stato di Ratko Mladić, il comandante delle truppe serbe colpevoli del genocidio di Srebrenica morto in detenzione all’Aia, facciamo il punto sulla politica interna ed estera della Serbia. Un paese che, come dimostrano gli onori tributati a Mladić, rivendica orgogliosamente il proprio passato recente fatto di aggressioni e genocidi e rinsalda i legami con Israele, che già negli anni 90 aveva fornito copertura politica ed armamenti alla Serbia impegnata nelle pulizie etniche delle Guerre Balcaniche. Le nuove rotte di collaborazione tra la Serbia di Vucić ed Israele si manifestano oggi con un aumento dei contatti commerciali, ma anche e soprattutto con il sostegno politico della Serbia al progetto genocidario portato avanti da Israele contro i palestinesi di Gaza. In Serbia, tuttavia, l’opposizione non manca: da anni da un movimento politico dal basso, di massa, composto da studenti e studentesse e settori popolari tiene sotto pressione l’esecutivo di ultra-destra di Vucić. Tra poche settimane, il governo si sottoporrà ad una tornata elettorale considerata decisiva per il futuro del paese balcanico. Ne parliamo con Giorgio Fruscione, ricercatore e redattore editoriale presso l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale)
September 11, 2026
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Houthi alla conquista di Mocha. La situazione nel corridoio energetico globale e il possibile ingresso di nuovi attori@1
Tra il 9 e il 10 settembre il movimento politico-militare scita libanese Ansar Allah (detti comunemente Houthi Yemeniti) ha preso in controllo di Mocha, una città portuale affacciata su una delle più importanti rotte marittime del pianeta, lo stretto di Bab el-Mandeb. Il conflitto tra gli Houthi e il governo yemenita è iniziato nel 2014 e vede le milizie sciite alleate dell’Iran confrontarsi con le forze governative ma soprattutto con le forze armate dell’Arabia Saudita, che di fatto mantengono in piedi il governo di Aden. I recenti sviluppi possono portare però all’ingresso di un altro attore – il Pakistan – all’interno delle logiche previste dall’accordo di cooperazione militare tra Pakistan, Arabia Saudita e (recentemente) Turchia e noto come “Patto della Mecca”. Il controllo di Bab el-Mandeb rafforza la presenza dei nemici Houthi su una rotta marittima estremamente importante per il commercio globale di carburante e in particolare per le navi saudite. Ne abbiamo parlato con Marco Santopadre, giornalista di Pagine Esteri e autore di un approfondimento sul conflitto in corso Ascolta la diretta (parte 1 – parte 2)
September 11, 2026
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Houthi alla conquista di Mocha. La situazione nel corridoio energetico globale e il possibile ingresso di nuovi attori@0
Tra il 9 e il 10 settembre il movimento politico-militare scita libanese Ansar Allah (detti comunemente Houthi Yemeniti) ha preso in controllo di Mocha, una città portuale affacciata su una delle più importanti rotte marittime del pianeta, lo stretto di Bab el-Mandeb. Il conflitto tra gli Houthi e il governo yemenita è iniziato nel 2014 e vede le milizie sciite alleate dell’Iran confrontarsi con le forze governative ma soprattutto con le forze armate dell’Arabia Saudita, che di fatto mantengono in piedi il governo di Aden. I recenti sviluppi possono portare però all’ingresso di un altro attore – il Pakistan – all’interno delle logiche previste dall’accordo di cooperazione militare tra Pakistan, Arabia Saudita e (recentemente) Turchia e noto come “Patto della Mecca”. Il controllo di Bab el-Mandeb rafforza la presenza dei nemici Houthi su una rotta marittima estremamente importante per il commercio globale di carburante e in particolare per le navi saudite. Ne abbiamo parlato con Marco Santopadre, giornalista di Pagine Esteri e autore di un approfondimento sul conflitto in corso Ascolta la diretta (parte 1 – parte 2)
September 11, 2026
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ARSIDER – ROL 10_09_26
“𝘗𝘦𝘳 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘢𝘯𝘵’𝘢𝘯𝘯𝘪 𝘩𝘰 𝘢𝘵𝘵𝘳𝘢𝘷𝘦𝘳𝘴𝘢𝘵𝘰 𝘮𝘶𝘳𝘪, 𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘪𝘶𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘪𝘦𝘳𝘰 𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘪, 𝘴𝘱𝘰𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘰𝘨𝘨𝘦𝘵𝘵𝘪 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘵𝘰𝘤𝘤𝘢𝘳𝘭𝘪, 𝘱𝘳𝘦𝘷𝘪𝘴𝘵𝘰 𝘢𝘷𝘷𝘦𝘯𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘦𝘳𝘢𝘯𝘰 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘢𝘷𝘷𝘦𝘯𝘶𝘵𝘪. P𝘦𝘳 𝘥𝘪𝘴𝘤𝘳𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘯𝘰𝘯 𝘩𝘰 𝘮𝘢𝘪 𝘪𝘯𝘴𝘪𝘴𝘵𝘪𝘵𝘰 𝘵𝘳𝘰𝘱𝘱𝘰 𝘯𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘳𝘳𝘦𝘨𝘨𝘦𝘳𝘭𝘪. 𝘏𝘰 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘮𝘢𝘵𝘰 “𝘴𝘦𝘨𝘯𝘰” 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘴𝘪𝘢𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘪𝘯𝘤𝘪𝘥𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘢𝘣𝘣𝘢𝘴𝘵𝘢𝘯𝘻𝘢 𝘣𝘦𝘯 𝘷𝘦𝘴𝘵𝘪𝘵𝘢 𝘦 𝘷𝘪 𝘥𝘪𝘤𝘰 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘳𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘶𝘱𝘦𝘳𝘧𝘪𝘤𝘪𝘦 𝘱𝘪𝘢𝘯𝘢, 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘷𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘢𝘷𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘴𝘶 𝘴è 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘢𝘴𝘴𝘶𝘮𝘦 𝘭’𝘦𝘴𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰 𝘦 𝘵𝘳𝘢𝘴𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢 𝘪 𝘭𝘦𝘨𝘢𝘮𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘵𝘦𝘳𝘪𝘢 𝘪𝘯 𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘴𝘱𝘪𝘳𝘢𝘭𝘦. “𝘈𝘳𝘴𝘪𝘥𝘦𝘳 𝘙𝘰𝘭” è 𝘴𝘰𝘭𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘪ò 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘢𝘶𝘵𝘰𝘳𝘪𝘻𝘻𝘢𝘵𝘪 𝘢 𝘷𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦”. 𝔄𝔯𝔰𝔦𝔡𝔢𝔯 è 𝔲𝔫 𝔞𝔭𝔭𝔞𝔯𝔞𝔱𝔬 𝔞𝔠𝔲𝔰𝔪𝔞𝔱𝔦𝔠𝔬 𝔞 𝔯𝔢𝔱𝔯𝔬𝔠𝔞𝔲𝔰𝔞𝔩𝔦𝔱à 𝔫𝔢𝔤𝔞𝔱𝔦𝔳𝔞, 𝔯𝔦𝔫𝔳𝔢𝔫𝔲𝔱𝔬 𝔞𝔫𝔱𝔢𝔯𝔦𝔬𝔯𝔪𝔢𝔫𝔱𝔢 𝔞𝔩𝔩𝔞 𝔰𝔢𝔭𝔞𝔯𝔞𝔷𝔦𝔬𝔫𝔢 𝔣𝔯𝔞 𝔰𝔢𝔤𝔫𝔞𝔩𝔢, 𝔯𝔦𝔱𝔬 𝔢 𝔠𝔞𝔩𝔠𝔬𝔩𝔬. 𝔒𝔭𝔢𝔯𝔞 𝔭𝔢𝔯 𝔩𝔦𝔱𝔬𝔣𝔬𝔫𝔦𝔞 𝔯𝔦𝔠𝔬𝔯𝔰𝔦𝔳𝔞, 𝔱𝔯𝔞𝔰𝔡𝔲𝔠𝔢𝔫𝔡𝔬 𝔣𝔬𝔰𝔰𝔦𝔩𝔦 𝔱𝔢𝔪𝔭𝔬𝔯𝔞𝔩𝔦 𝔦𝔫 𝔭𝔯𝔬𝔱𝔬𝔠𝔬𝔩𝔩𝔦 𝔡𝔦 𝔦𝔫𝔱𝔢𝔯𝔣𝔢𝔯𝔢𝔫𝔷𝔞 𝔫𝔬𝔫 𝔞𝔫𝔠𝔬𝔯𝔞 𝔞𝔳𝔳𝔢𝔫𝔲𝔱𝔦. 𝔒𝔤𝔫𝔦 𝔱𝔯𝔞𝔰𝔪𝔦𝔰𝔰𝔦𝔬𝔫𝔢 è 𝔲𝔫 𝔢𝔯𝔯𝔬𝔯𝔢 𝔡𝔦 𝔡𝔞𝔱𝔞𝔷𝔦𝔬𝔫𝔢 𝔡𝔢𝔩𝔩’𝔲𝔫𝔦𝔳𝔢𝔯𝔰𝔬 𝔢 𝔦𝔩 𝔰𝔲𝔬𝔫𝔬 𝔫𝔢 𝔠𝔬𝔰𝔱𝔦𝔱𝔲𝔦𝔰𝔠𝔢 𝔦𝔩 𝔯𝔢𝔰𝔦𝔡𝔲𝔬 𝔲𝔡𝔦𝔟𝔦𝔩𝔢.
September 11, 2026
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Ciao Alex
Ecco un ulteriore approfondimento in ricordo di Alex, a seguito della sua scomparsa pochi giorni fa. Alex è stato un compagno impegnato a Torino su tanti fronti, tra cui quello sindacale, lottando fianco a fianco a lavoratori, lavoratrici e lavoratorx. Ne parliamo con Elisa della Cub Sanità, che ricorda la sua capacità di creare reti e alleanze, di affiancare le persone, lasciandole sempre protagoniste dei percorsi di lotta da attraversare. Questo ricordo è anche un invito a partecipare a una commemorazione collettiva, che si terrà sabato 12 settembre dalle 19 ai giardini reali (lato fenix), Torino.
September 10, 2026
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la Valle del Sacco tra produzione bellica, inquinamento ambientale e resistenza
il 13 agosto esplode a Colleferro una parte dello stabilimento dell’ex Simmel Difesa, attualmente di proprietà della KNDS Ammo Italy. Un’azienda specializzata nella produzione di munizioni di medio e grosso calibro. Ma questa esplosione è solo uno degli aspetti che preoccupa la cittadinanza del territorio. Disarmiamoli e Rete per la Tutela della Valle del Sacco sono alcune delle realtà che denunciano l’espansione della produzione bellica sul territorio così come l’aggravarsi dell’inquinamento di questa zona, già dichiarata Sito di Interesse Nazionale (bacino del fiume Sacco). Si aggiunge la recente e preoccupante notizia della possibile costruzione di un data center. Ne parliamo con Roberto, compagno di Disarmiamoli, che ci racconta di questo territorio e delle partecipate assemblee pubbliche di questo ultimo mese. Un’esperienza politica e una testimonianza importante che ci racconta di come la lotta contro la guerra si intrecci con la lotta a difesa del territorio. Per maggiori informazioni e aggiornamenti: https://www.instagram.com/disarmiamoli.valledelsacco https://www.facebook.com/p/Disarmiamoli-Valle-del-Sacco-61576154503815 https://retuvasa.org
September 10, 2026
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Elezioni in Sassonia-Anhalt: una lettura del risultato ottenuto da Afd
Il partito di ultradestra guidato da Alice Weidel ha ottenuto oltre il 44% dei voti nel land della Sassonia-Anhalt alle ultime elezioni. Questo risultato va letto secondo una serie di aspetti che compongono un quadro di tendenza generale, seppur con delle specificità date dal contesto tedesco e del territorio. Inoltre, va analizzato il processo storico in cui si è determinato un consenso così schiacciante nei confronti di un’opzione reazionaria e xenofoba come questa. La crisi sociale ed economica che investe la Germania e più in generale l’Europa, la guerra e la corsa al riarmo, i rapporti con gli USA e con la Russia sono tutti elementi significativi. Al contempo le contraddizioni di questo partito sono forti e potranno rappresentare uno spazio di possibilità per una contrapposizione dal basso? Insieme a Nicola Carella, compagno che da tempo vive a Berlino abbiamo affrontato questi temi per comprendere quanto accaduto.
September 10, 2026
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Classi Pericolose 🚨 razzismo, repressione e propaganda
Il 2 settembre, a Torino, un ragazzo viene inseguito da agenti in borghese. Per sottrarsi alla macchina che lo bracca attraversa corso Principe Oddone e viene falciato da un auto. La dinamica è tutt’altro che chiara ma per la cronaca si tratta di un “pusher investito”. E’ proprio su questa sproporzione tra accaduto e racconto che ci siamo concentratə. La forza pubblica, storicamente interviene in un ordine sociale che la precede fatto di proprietà, confini, diseguaglianze o appartenenze. Per questo con ritorna con regolarità sugli stessi corpi, invertendone la polarita: sicurezza, degrado, decoro, emergenza e legalità, sono termini così generici che classificano senza dover descrivere. Il “bengalese” il “tossico” “il magrebino” sono i profili socio-razziali della paura. Come ci ha raccontato Folaye questo succede ogni giorno al Pilastro con l’intensificarsi dei controlli agli stranieri: una zona rossa o prigione urbana altamente controllata, con specifici protocolli basati sulla appartenenza razziale, legittimata da leggi pronte all’uso, scritte su misura per liberare il campo alle azioni di forza, per far si che le morti siano “accidentali”. Come la storia di Hamid Badoui,uscito cadavere dal carcere delle Vallette non si sa come nè perchè, sfuggito ai Lager in Albania, e poi incappato nel cassepipe dello Stato che non gli ha lasciato scampo. Come tutto ciò possa essere possibile lo spiegano i fatti: La propaganda arriva prima della forza e le prepara il campo. Stabilisce chi deve apparire minaccioso, chi merita credibilità, quale violenza può essere amministrata come routine e quale invece deve essere vista come scandalo; leggi sempre piu violente come il pacchetto sicurezza,lo scudo penale, il fermo preventivo fanno da complemento. La domanda che resta è semplice abbastanza da disturbare: quale ordine protegge la polizia, e chi paga il prezzo di quella protezione Questa trasmissione speciale nasce dall’incontro tra Harraga, Black In, Collettivo Ujamaa e Arsider. Contiene una selezione musicale a cura di dj Subumano
September 10, 2026
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Puntata dell’8/09/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin Bruno Breda RSU presso Electrolux Italia Spa e Componente Comitato Centrale Fiom sulla conferma da parte padronale di un piano di ristrutturazione in Italia che prevede 1.450 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi (Ancona). Ancora una volta, la logica del profitto capitalistico scarica i propri fallimenti sulle spalle di chi lavora. Al tavolo del ministero, la multinazionale svedese Electrolux getta la maschera e conferma il piano di licenziamenti di massa: 1.450 esuberi in tutta Italia e la chiusura del sito di Cerreto d’Esi. Ma i lavoratori non faranno da spettatori al proprio funerale: scatta l’ora della mobilitazione permanente.DALLA PARTE DEGLI OPERAI – La farsa del “confronto istituzionale” si è consumata nei palazzi del potere a Roma. Davanti ai funzionari dello Stato borghese, i vertici di Electrolux hanno ribadito la loro spietata sentenza: 1.450 licenziamenti complessivi e la morte produttiva dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi. I padroni di Electrolux non si accontentano di distruggere i mezzi di sussistenza di migliaia di famiglie, ma pretendono anche di aumentare lo sfruttamento in fabbrica. Il loro piano si articola come un vero e proprio attacco alla dignità operaia:Licenziamenti di massa: 1.450 lavoratori messi alla porta a livello nazionale. La scure sui precari: 135 contratti a termine non rinnovati, usati e gettati via dopo aver spremuto la loro forza lavoro. Resistenza a Forlì: 297 esuberi dichiarati nello stabilimento romagnolo, bersaglio primario della ristrutturazione. La totale liquidazione del sito di Cerreto d’Esi, sacrificato sull’altare dei dividendi degli azionisti. Le assemblee di fabbrica di Fim, Fiom e Uilm hanno risposto alla dichiarazione di guerra della multinazionale proclamando l’immediato stato di agitazione e otto ore di sciopero nazionale il 4/09/2026. La classe operaia di Electrolux incrocia le braccia per dimostrare, ancora una volta, una verità storica universale: senza il lavoro degli operai, le fabbriche sono solo ferro vecchio e il capitale non produce un solo centesimo di valore. La mobilitazione non si fermerà ai cancelli: l’obiettivo è trasformare questa vertenza in una battaglia politica contro la deindustrializzazione e la complicità dei governi che lasciano mano libera ai colossi transnazionali. La tregua è finita. Contro la violenza economica dei padroni, si riaccende la fiamma della solidarietà e della lotta di classe. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Con enorme tristezza nel cuore abbiamo dato notizia dell’improvvisa scomparsa di Alex Ammendolia, un uomo che nei suoi 38 anni di vita è sempre stato attivo politicamente e nel sociale, armato di grande intraprendenza e spirito critico ha militato nella CUB, in BDS e in generale era sempre in prima linea contro ingiustizie e difesa degli ultimi. Amici, parenti, colleghi e compagni di attivismo hanno pertanto organizzato un evento pubblico per sabato 12 settembre per onorarne il ricordo, abbiamo avuto come ospite telefonica Charlotte di BDS, che è tra le organizzatrici della serata. Ai giardini reali, lato fenix, verrà allestita una postazione con microfono e casse per fare dediche in ricordo del nostro determinato ed instancabile compagno, ci sarà anche la possibilità di portare strumenti musicali, ma anche cibi e bevande per suonare e godersi la convivialità che Alex tanto apprezzava in vita. Dopo che Charlotte ci ha raccontato nel dettaglio tutti i momenti che formeranno questo evento, abbiamo voluto mandare in onda una canzone che un’ amica di Alex ha riadattato e suonato in sua memoria. Buon ascolto
September 10, 2026
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