Source - Radio Blackout - Info

EastMed dal Caucaso all’Adriatico. Conseguenze andine dell’Honduras Gate
Prendendo spunto dalla tornata elettorale armena, Simone Zoppellaro analizza la vittoria di Pashinyan utilizzando lenti endogene alla società di Erevan. E così si riesce a inquadrare il nazionalismo, il rifiuto della nomenclatura di oligarchi, il meno peggio rappresentato dal governo di una rivoluzione di velluto ormai sfilacciata, l’incombente condizionamento di diaspora, profughi ed emigrazione giovanile; la collocazione del piccolo stato in una regione contesa e importante per flussi di merci e presenza di risorse ambite ha rappresentato un tema del dibattito, ma soprattutto perché la proposta governativa di ottenere una pace definitiva con Azerbaijan e persino con la Turchia è stato il vero referendum per una comunità stanca di guerre e morti inutilmente immolate a un nazionalismo vecchio che non rappresenta le istanze che la GenZ locale non riesce ancora ad esprimere con forza per la pervasiva presenza di vecchi oligarchi e ormai usurate e repressive ricette della decennale Rivoluzione di Velluto. Allargando lo sguardo all’intera regione Murat Cinar ha a sua volta inforcato occhiali che consentono uno sguardo “privilegiato” sul Mediterraneo orientale, dove la Turchia – indebolita nel suo tentativo di controllo dalle ambizioni egemoniche di Israele – opera manovre diplomatiche e strategiche per difendere le ambizioni neo-ottomane dal piano di espansione sionista che non solo si sta appropriando della Eretz Israele ma condiziona le scelte politiche di un’area molto più ampia, alternando prassi coloniali a minacce imperialiste, accordi commerciali a invasioni militari dalla Mesopotamia al Caucaso, dal mare cipriota a quello albanese. E intanto Erdogan comincia a temere che il burattinaio, per cui esercitare il controllo sul Mediterraneo orientale, lo scarichi. Questo probabilmente lo porterà in rotta di collisione con l’entità sionista, non solo perché gli interessi collidono. Sempre con l’ossessione che il quadro internazionale possa agevolare l’indipendentismo curdo, acuisce all’interno la repressione, condizionando attraverso una magistratura asservita le dinamiche interne all’opposizione e rallentando il processo di pacificazione con il Pkk. Ma molteplici sono le tensioni scatenate dalla trasformazione globale scatenata dal cambio di Sistema mondiale data dall’alleanza tra Internazionale nera e oligarchi tecnologici: una particolare attenzione da parte del suprematismo yanqui va al patio trasero. Abbiamo già dato conto del Plan Condor del nuovo millennio e i sommovimenti in corso in modo più evidente in Bolivia, in Perù e vedremo cosa scaturirà dal secondo turno delle elezioni colombiane che decreteranno il successore della parentesi di Gustavo Petro . Per riuscire a trovare la giusta sequenza in cui infilare i molti eventi in corso in quella parte di mondo abbiamo coinvolto Andrea Cegna nel tentativo di comprendere in quali società si sono trasformati i paesi andini e al loro interno quali divisioni territoriali di interessi e comunità le compongono e le attraversano. -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- IN UN CAUCASO ALTAMENTE TOSSICO L’ARMENIA È BORDERLINE, MA STANCA DI GUERRA Pashinyan, un rivoltoso di velluto usurato: il “meno peggio” dei vecchi oligarchi armeni Tre anni fa avevamo lasciato Pashinyan sull’orlo del pensionamento a seguito della perdita dell’Artsakh e del corridoio del Lachin, dove gli azeri avevano sperimentato armi per conto israeliano. Ora l’espansione del potere ebraico in zona è aumentata, gli azeri dimostrano una potenza molto maggiore, la Turchia espande il suo controllo, ma il presidente armeno è riuscito a rabbonire il forte nazionalismo interno con la dottrina dell’“Armenia reale” e quindi farsi rieleggere proponendo come progetto elettorale non solo la pacificazione con Baku ma anche con Ankara. Simone Zoppellaro che abbiamo interpellato spiega questo terzo mandato in particolare come voto contro l’opposizione, costituita da oligarchi; ma non per timore di Mosca, comunque non nella misura che vorrebbero far credere i media occidentali: in fondo è ancora sempre il partner commerciale principale di Erevan. Il dubbio infatti riguarda le modalità con cui l’Armenia riuscirà a rescindere i legami economici con Mosca, con cui peraltro i rapporti sono continuati e molti renitenti russi sono scappati in Armenia, che è così piccola e senza protettori; è anche vero che la sensazione di essere stati in qualche modo svenduti da Putin quando l’Azerbaijan si è ripreso il Nagorno-Karabach (Artsakh per gli armeni), visto che i militari russi si sono soltanto interposti a sancire la riconquista del territorio da parte di Baku. Sicuramente l’importanza del risultato delle elezioni non risiede nel maggiore o minore sostegno a una politica di allontanamento dalla Russia, come rimarcato esageratamente dalla stampa mainstream occidentale, invece Simone Zoppellaro pone in evidenza altri aspetti più sostanziali del consueto approccio eurocentrico, compresa la penetrazione di India e Cina che si sono affacciate sul mercato armeno; l’intrusione sionista in Azerbaijan in funzione antiraniana; gli armeni della diaspora non hanno avuto molta voce in capitolo, mentre i 100.000 profughi dell’Artsakh hanno chiaro anche il tradimento di Putin (che peraltro da tempo faceva il doppio gioco e Aliyev ha sicuramente un interesse maggiore che non la piccola e povera Armenia), d’altro canto invece a suo detrimento il governo di Pashinyan si caratterizza per una forte repressione di oppositori e soprattutto intellettuali, ma anche nei confronti della chiesa ortodossa e dei militari – e questo in un paese diviso che vede esercito e preti perseguiti, potrebbe aiutare colpi di mano violenti da parte russa: è un rischio; però pur essendo un paese fratturato non si può ascrivere esclusivamente ai filorussi la rappresentanza dell’opposizione. E dopo le elezioni si preannuncia un ulteriore giro di vite. Che però era una prassi ancora più restrittiva e tossica quando l’opposizione era al potere prima di Pashinyan. Ma poi comunque l’atteggiamento più cinico è quello dell’Europa, che arriva persino a promettere un rapido ingresso nella Comunità, ben sapendo che non potrà avvenire, se non dopo molti altri pretendenti bloccati sulla soglia. In un Caucaso altamente tossico l’Armenia è borderline, ma stanca di guerra Simone conosce molto bene e di persona l’area, dove ha vissuto e conosce molti giovani attivi e capaci di inventare una GenZ anche per l’Armenia. Per ora è rimasta impigliata nelle contraddizioni e nel vecchiume che blocca il paese, ma c’è una qualche speranza di riscatto e cambiamento. Nonostante la diaspora anche di giovani preparati in fuga. https://www.spreaker.com/episode/la-inesplorata-complessita-delle-relazioni-nell-armenia-reale–72467615 --------------------------------------------------------------------------------
B-RAVE RAGAZZE – In diretta da FRASTUONO@0
Edizione speciale di B-Rave ragazze, in trasferta oltre i confini della regia di Radio Blackout e in compagnia di Radio Onda Rossa. In viaggio con il nostro studio mobile per portare nell’etere la magia di FRASTUONO, Festone che da venerdì a domenica ha tenuto insieme centinaia di persone con l’obiettivo comune di resistere e lottare contro la morsa repressiva sui free party e non solo. Fiumi di emozioni, di rivolta, di cura Con molti strafalcioni e altrettanti problemi tecnici, portiamo a casa questa piccola impresa radiofonica, felici di poter regalare a tutt un’immersione acustica nel mondo fantastico di questa TAZ Buon ascolto, miao! PT-1 Musichetta, chiacchiere con RDR e svarioni PT-2 Musichetta, altri svarioni, live rap, comunicato finale
B-RAVE RAGAZZE – In diretta da FRASTUONO@1
Edizione speciale di B-Rave ragazze, in trasferta oltre i confini della regia di Radio Blackout e in compagnia di Radio Onda Rossa. In viaggio con il nostro studio mobile per portare nell’etere la magia di FRASTUONO, Festone che da venerdì a domenica ha tenuto insieme centinaia di persone con l’obiettivo comune di resistere e lottare contro la morsa repressiva sui free party e non solo. Fiumi di emozioni, di rivolta, di cura Con molti strafalcioni e altrettanti problemi tecnici, portiamo a casa questa piccola impresa radiofonica, felici di poter regalare a tutt un’immersione acustica nel mondo fantastico di questa TAZ Buon ascolto, miao! PT-1 Musichetta, chiacchiere con RDR e svarioni PT-2 Musichetta, altri svarioni, live rap, comunicato finale
La riforma delle riforme@1
In un recente articolo dell’Economist si afferma che “la Cina affronterebbe meno guerre commerciali con il resto del mondo se i suoi cittadini fossero meno parsimoniosi”. I cinesi sono notoriamente un popolo di risparmiatori e il tasso di risparmio cinese è uno dei più alti al mondo. Secondo la Banca Mondiale, i consumi delle famiglie cinesi rappresentano appena il 39% del PIL nazionale, rispetto a una media globale del 63-67%. Il 22 maggio scorso, il Consiglio di stato (il governo) ha annunciato che, in base alla nuova politica, i lavoratori potranno iscriversi ai programmi di assicurazione sociale nelle città in cui lavorano, indipendentemente dal loro hùkŏu. La “Riforma delle riforme”, così l’ha definita Michelangelo Cocco. Per capire la portata di questa svolta partiamo da un numero: 357 milioni. Tanti sono, secondo l’ultimo censimento, i migranti: un quarto della popolazione complessiva (1,4 miliardi), trasferitisi in una metropoli da una città o un villaggio, spesso lontani migliaia di chilometri, in cerca di una vita migliore. Per decenni queste persone sono rimaste cittadini di serie B, condizione della quale hanno approfittato gli imprenditori che hanno riservato loro salari e condizioni di lavoro penalizzanti. Cambiamenti demografici, nel modo di produzione e perfino geopolitici sono alla base di quest’inversione di rotta, pensata per assecondare la nuova fase di sviluppo di una Cina che – in un contesto internazionale turbolento – dovrà rafforzarsi soprattutto all’interno, per resistere alle pressioni esterne. Partendo proprio dai suoi lavoratori. Ad oggi, i grandi centri come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen, mantengono barriere molto alte per ottenere la residenza completa, indispensabile per usufruire dei benefici più importanti. Nei nuclei urbani più accessibili (con probabilità di insediamento superiori al 50%) ma con meno opportunità professionali solo in pochi ci vogliono andare. Spesso chi sulla carta potrebbe fare domanda desiste sapendo di non possedere i requisiti richiesti, come la capacità di dimostrare di aver versato contributi previdenziali per diversi anni. Un cruccio ricorrente per lx impiegatx nella gig-economy, che solo recentemente è stata regolamentata con l’introduzione di tutele minime. Per qualcun altrx cambiare hukou semplicemente non conviene, perché implicherebbe la rinuncia ai diritti fondiari nel villaggio di nascita. Nell’ultima parte, leggiamo insieme un articolo su una nuova forma di economia informale che si colloca in una zona grigia tra relazione affettiva e scambio economico, che in Cina ha l’etichetta delle hippies dell’Estremo Oriente.
La riforma delle riforme@0
In un recente articolo dell’Economist si afferma che “la Cina affronterebbe meno guerre commerciali con il resto del mondo se i suoi cittadini fossero meno parsimoniosi”. I cinesi sono notoriamente un popolo di risparmiatori e il tasso di risparmio cinese è uno dei più alti al mondo. Secondo la Banca Mondiale, i consumi delle famiglie cinesi rappresentano appena il 39% del PIL nazionale, rispetto a una media globale del 63-67%. Il 22 maggio scorso, il Consiglio di stato (il governo) ha annunciato che, in base alla nuova politica, i lavoratori potranno iscriversi ai programmi di assicurazione sociale nelle città in cui lavorano, indipendentemente dal loro hùkŏu. La “Riforma delle riforme”, così l’ha definita Michelangelo Cocco. Per capire la portata di questa svolta partiamo da un numero: 357 milioni. Tanti sono, secondo l’ultimo censimento, i migranti: un quarto della popolazione complessiva (1,4 miliardi), trasferitisi in una metropoli da una città o un villaggio, spesso lontani migliaia di chilometri, in cerca di una vita migliore. Per decenni queste persone sono rimaste cittadini di serie B, condizione della quale hanno approfittato gli imprenditori che hanno riservato loro salari e condizioni di lavoro penalizzanti. Cambiamenti demografici, nel modo di produzione e perfino geopolitici sono alla base di quest’inversione di rotta, pensata per assecondare la nuova fase di sviluppo di una Cina che – in un contesto internazionale turbolento – dovrà rafforzarsi soprattutto all’interno, per resistere alle pressioni esterne. Partendo proprio dai suoi lavoratori. Ad oggi, i grandi centri come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen, mantengono barriere molto alte per ottenere la residenza completa, indispensabile per usufruire dei benefici più importanti. Nei nuclei urbani più accessibili (con probabilità di insediamento superiori al 50%) ma con meno opportunità professionali solo in pochi ci vogliono andare. Spesso chi sulla carta potrebbe fare domanda desiste sapendo di non possedere i requisiti richiesti, come la capacità di dimostrare di aver versato contributi previdenziali per diversi anni. Un cruccio ricorrente per lx impiegatx nella gig-economy, che solo recentemente è stata regolamentata con l’introduzione di tutele minime. Per qualcun altrx cambiare hukou semplicemente non conviene, perché implicherebbe la rinuncia ai diritti fondiari nel villaggio di nascita. Nell’ultima parte, leggiamo insieme un articolo su una nuova forma di economia informale che si colloca in una zona grigia tra relazione affettiva e scambio economico, che in Cina ha l’etichetta delle hippies dell’Estremo Oriente.
Letture dal libro Next stop Modena 2020 di Claudio Cipriani@0
Durante le puntate di Aria abbiamo letto alcune parti del libro di Claudio Cipriani “Next stop Modena 2020-Viaggio tra le carceri”. Si tratta di una testimonianza della rivolta scoppiata nel carcere di Modena l’8 marzo 2020, a cui, come in altre carceri italiane, lo stato rispose con una strage in cui morirono quattordici persone detenute. Claudio dedica questo racconto a loro mentre è ancora ostaggio dell’istituzione penitenziaria -attualmente è recluso nel carcere di Secondigliano- per restituire dignità a chi non ha voce e portare fuori dalle mura di cinta la verità rispetto alle quattordici persone uccise dallo stato. Descrive non solo la rivolta e la repressione che ne seguì ma anche la quotidianità della cella, la diffusione delle terapie per anestetizzare la popolazione detenuta e le relazioni solidali che,nonostante tutto, continuano a crearsi in questi luoghi di tortura. Inoltre ci ricorda che anche davanti alla violenza esercitata dall’istituzione penitenziaria è possibile praticare forme di solidarietà in grado di rompere ogni isolamento. Prefazione di Luca Dolce Parte prima Interludio La rivolta Next stop Ascoli Piceno Next stop Modena – Parma Postfazione di Giulia Travain – parte 1 Postfazione di Giulia Travain – parte 2 “L’esperienza di Modena e le parole di Claudio ci dovrebbero dare uno scossone, nelle nostre più profonde corde che ci vibrano dentro, in modo tale da ricordare giustamente i morti di Modena, ma anche per farle suonare una nuova musica che ci guidi verso nuove fatiche e battaglie, questo è certo, ma che ci aiutino a togliere di mezzo gli ostacoli di tutto quello che abbrutisce la comunità umana in cui viviamo, dove oggi l’unica soluzione è la repressione, l’alienazione, l’umiliazione, l’involuzione fisica e spirituale oltre che intellettuale.” Luca Dolce CHE DELLE GALERE RESTINO SOLO MACERIE TUTTI LIBERI – TUTTE LIBERE
Letture dal libro Next stop Modena 2020 di Claudio Cipriani@1
Durante le puntate di Aria abbiamo letto alcune parti del libro di Claudio Cipriani “Next stop Modena 2020-Viaggio tra le carceri”. Si tratta di una testimonianza della rivolta scoppiata nel carcere di Modena l’8 marzo 2020, a cui, come in altre carceri italiane, lo stato rispose con una strage in cui morirono quattordici persone detenute. Claudio dedica questo racconto a loro mentre è ancora ostaggio dell’istituzione penitenziaria -attualmente è recluso nel carcere di Secondigliano- per restituire dignità a chi non ha voce e portare fuori dalle mura di cinta la verità rispetto alle quattordici persone uccise dallo stato. Descrive non solo la rivolta e la repressione che ne seguì ma anche la quotidianità della cella, la diffusione delle terapie per anestetizzare la popolazione detenuta e le relazioni solidali che,nonostante tutto, continuano a crearsi in questi luoghi di tortura. Inoltre ci ricorda che anche davanti alla violenza esercitata dall’istituzione penitenziaria è possibile praticare forme di solidarietà in grado di rompere ogni isolamento. Prefazione di Luca Dolce Parte prima Interludio La rivolta Next stop Ascoli Piceno Next stop Modena – Parma Postfazione di Giulia Travain – parte 1 Postfazione di Giulia Travain – parte 2 “L’esperienza di Modena e le parole di Claudio ci dovrebbero dare uno scossone, nelle nostre più profonde corde che ci vibrano dentro, in modo tale da ricordare giustamente i morti di Modena, ma anche per farle suonare una nuova musica che ci guidi verso nuove fatiche e battaglie, questo è certo, ma che ci aiutino a togliere di mezzo gli ostacoli di tutto quello che abbrutisce la comunità umana in cui viviamo, dove oggi l’unica soluzione è la repressione, l’alienazione, l’umiliazione, l’involuzione fisica e spirituale oltre che intellettuale.” Luca Dolce CHE DELLE GALERE RESTINO SOLO MACERIE TUTTI LIBERI – TUTTE LIBERE
Letture dal libro Next stop Modena 2020 di Claudio Cipriani@2
Durante le puntate di Aria abbiamo letto alcune parti del libro di Claudio Cipriani “Next stop Modena 2020-Viaggio tra le carceri”. Si tratta di una testimonianza della rivolta scoppiata nel carcere di Modena l’8 marzo 2020, a cui, come in altre carceri italiane, lo stato rispose con una strage in cui morirono quattordici persone detenute. Claudio dedica questo racconto a loro mentre è ancora ostaggio dell’istituzione penitenziaria -attualmente è recluso nel carcere di Secondigliano- per restituire dignità a chi non ha voce e portare fuori dalle mura di cinta la verità rispetto alle quattordici persone uccise dallo stato. Descrive non solo la rivolta e la repressione che ne seguì ma anche la quotidianità della cella, la diffusione delle terapie per anestetizzare la popolazione detenuta e le relazioni solidali che,nonostante tutto, continuano a crearsi in questi luoghi di tortura. Inoltre ci ricorda che anche davanti alla violenza esercitata dall’istituzione penitenziaria è possibile praticare forme di solidarietà in grado di rompere ogni isolamento. Prefazione di Luca Dolce Parte prima Interludio La rivolta Next stop Ascoli Piceno Next stop Modena – Parma Postfazione di Giulia Travain – parte 1 Postfazione di Giulia Travain – parte 2 “L’esperienza di Modena e le parole di Claudio ci dovrebbero dare uno scossone, nelle nostre più profonde corde che ci vibrano dentro, in modo tale da ricordare giustamente i morti di Modena, ma anche per farle suonare una nuova musica che ci guidi verso nuove fatiche e battaglie, questo è certo, ma che ci aiutino a togliere di mezzo gli ostacoli di tutto quello che abbrutisce la comunità umana in cui viviamo, dove oggi l’unica soluzione è la repressione, l’alienazione, l’umiliazione, l’involuzione fisica e spirituale oltre che intellettuale.” Luca Dolce CHE DELLE GALERE RESTINO SOLO MACERIE TUTTI LIBERI – TUTTE LIBERE
Letture dal libro Next stop Modena 2020 di Claudio Cipriani@3
Durante le puntate di Aria abbiamo letto alcune parti del libro di Claudio Cipriani “Next stop Modena 2020-Viaggio tra le carceri”. Si tratta di una testimonianza della rivolta scoppiata nel carcere di Modena l’8 marzo 2020, a cui, come in altre carceri italiane, lo stato rispose con una strage in cui morirono quattordici persone detenute. Claudio dedica questo racconto a loro mentre è ancora ostaggio dell’istituzione penitenziaria -attualmente è recluso nel carcere di Secondigliano- per restituire dignità a chi non ha voce e portare fuori dalle mura di cinta la verità rispetto alle quattordici persone uccise dallo stato. Descrive non solo la rivolta e la repressione che ne seguì ma anche la quotidianità della cella, la diffusione delle terapie per anestetizzare la popolazione detenuta e le relazioni solidali che,nonostante tutto, continuano a crearsi in questi luoghi di tortura. Inoltre ci ricorda che anche davanti alla violenza esercitata dall’istituzione penitenziaria è possibile praticare forme di solidarietà in grado di rompere ogni isolamento. Prefazione di Luca Dolce Parte prima Interludio La rivolta Next stop Ascoli Piceno Next stop Modena – Parma Postfazione di Giulia Travain – parte 1 Postfazione di Giulia Travain – parte 2 “L’esperienza di Modena e le parole di Claudio ci dovrebbero dare uno scossone, nelle nostre più profonde corde che ci vibrano dentro, in modo tale da ricordare giustamente i morti di Modena, ma anche per farle suonare una nuova musica che ci guidi verso nuove fatiche e battaglie, questo è certo, ma che ci aiutino a togliere di mezzo gli ostacoli di tutto quello che abbrutisce la comunità umana in cui viviamo, dove oggi l’unica soluzione è la repressione, l’alienazione, l’umiliazione, l’involuzione fisica e spirituale oltre che intellettuale.” Luca Dolce CHE DELLE GALERE RESTINO SOLO MACERIE TUTTI LIBERI – TUTTE LIBERE
Letture dal libro Next stop Modena 2020 di Claudio Cipriani@4
Durante le puntate di Aria abbiamo letto alcune parti del libro di Claudio Cipriani “Next stop Modena 2020-Viaggio tra le carceri”. Si tratta di una testimonianza della rivolta scoppiata nel carcere di Modena l’8 marzo 2020, a cui, come in altre carceri italiane, lo stato rispose con una strage in cui morirono quattordici persone detenute. Claudio dedica questo racconto a loro mentre è ancora ostaggio dell’istituzione penitenziaria -attualmente è recluso nel carcere di Secondigliano- per restituire dignità a chi non ha voce e portare fuori dalle mura di cinta la verità rispetto alle quattordici persone uccise dallo stato. Descrive non solo la rivolta e la repressione che ne seguì ma anche la quotidianità della cella, la diffusione delle terapie per anestetizzare la popolazione detenuta e le relazioni solidali che,nonostante tutto, continuano a crearsi in questi luoghi di tortura. Inoltre ci ricorda che anche davanti alla violenza esercitata dall’istituzione penitenziaria è possibile praticare forme di solidarietà in grado di rompere ogni isolamento. Prefazione di Luca Dolce Parte prima Interludio La rivolta Next stop Ascoli Piceno Next stop Modena – Parma Postfazione di Giulia Travain – parte 1 Postfazione di Giulia Travain – parte 2 “L’esperienza di Modena e le parole di Claudio ci dovrebbero dare uno scossone, nelle nostre più profonde corde che ci vibrano dentro, in modo tale da ricordare giustamente i morti di Modena, ma anche per farle suonare una nuova musica che ci guidi verso nuove fatiche e battaglie, questo è certo, ma che ci aiutino a togliere di mezzo gli ostacoli di tutto quello che abbrutisce la comunità umana in cui viviamo, dove oggi l’unica soluzione è la repressione, l’alienazione, l’umiliazione, l’involuzione fisica e spirituale oltre che intellettuale.” Luca Dolce CHE DELLE GALERE RESTINO SOLO MACERIE TUTTI LIBERI – TUTTE LIBERE
Letture dal libro Next stop Modena 2020 di Claudio Cipriani@5
Durante le puntate di Aria abbiamo letto alcune parti del libro di Claudio Cipriani “Next stop Modena 2020-Viaggio tra le carceri”. Si tratta di una testimonianza della rivolta scoppiata nel carcere di Modena l’8 marzo 2020, a cui, come in altre carceri italiane, lo stato rispose con una strage in cui morirono quattordici persone detenute. Claudio dedica questo racconto a loro mentre è ancora ostaggio dell’istituzione penitenziaria -attualmente è recluso nel carcere di Secondigliano- per restituire dignità a chi non ha voce e portare fuori dalle mura di cinta la verità rispetto alle quattordici persone uccise dallo stato. Descrive non solo la rivolta e la repressione che ne seguì ma anche la quotidianità della cella, la diffusione delle terapie per anestetizzare la popolazione detenuta e le relazioni solidali che,nonostante tutto, continuano a crearsi in questi luoghi di tortura. Inoltre ci ricorda che anche davanti alla violenza esercitata dall’istituzione penitenziaria è possibile praticare forme di solidarietà in grado di rompere ogni isolamento. Prefazione di Luca Dolce Parte prima Interludio La rivolta Next stop Ascoli Piceno Next stop Modena – Parma Postfazione di Giulia Travain – parte 1 Postfazione di Giulia Travain – parte 2 “L’esperienza di Modena e le parole di Claudio ci dovrebbero dare uno scossone, nelle nostre più profonde corde che ci vibrano dentro, in modo tale da ricordare giustamente i morti di Modena, ma anche per farle suonare una nuova musica che ci guidi verso nuove fatiche e battaglie, questo è certo, ma che ci aiutino a togliere di mezzo gli ostacoli di tutto quello che abbrutisce la comunità umana in cui viviamo, dove oggi l’unica soluzione è la repressione, l’alienazione, l’umiliazione, l’involuzione fisica e spirituale oltre che intellettuale.” Luca Dolce CHE DELLE GALERE RESTINO SOLO MACERIE TUTTI LIBERI – TUTTE LIBERE
Letture dal libro Next stop Modena 2020 di Claudio Cipriani@6
Durante le puntate di Aria abbiamo letto alcune parti del libro di Claudio Cipriani “Next stop Modena 2020-Viaggio tra le carceri”. Si tratta di una testimonianza della rivolta scoppiata nel carcere di Modena l’8 marzo 2020, a cui, come in altre carceri italiane, lo stato rispose con una strage in cui morirono quattordici persone detenute. Claudio dedica questo racconto a loro mentre è ancora ostaggio dell’istituzione penitenziaria -attualmente è recluso nel carcere di Secondigliano- per restituire dignità a chi non ha voce e portare fuori dalle mura di cinta la verità rispetto alle quattordici persone uccise dallo stato. Descrive non solo la rivolta e la repressione che ne seguì ma anche la quotidianità della cella, la diffusione delle terapie per anestetizzare la popolazione detenuta e le relazioni solidali che,nonostante tutto, continuano a crearsi in questi luoghi di tortura. Inoltre ci ricorda che anche davanti alla violenza esercitata dall’istituzione penitenziaria è possibile praticare forme di solidarietà in grado di rompere ogni isolamento. Prefazione di Luca Dolce Parte prima Interludio La rivolta Next stop Ascoli Piceno Next stop Modena – Parma Postfazione di Giulia Travain – parte 1 Postfazione di Giulia Travain – parte 2 “L’esperienza di Modena e le parole di Claudio ci dovrebbero dare uno scossone, nelle nostre più profonde corde che ci vibrano dentro, in modo tale da ricordare giustamente i morti di Modena, ma anche per farle suonare una nuova musica che ci guidi verso nuove fatiche e battaglie, questo è certo, ma che ci aiutino a togliere di mezzo gli ostacoli di tutto quello che abbrutisce la comunità umana in cui viviamo, dove oggi l’unica soluzione è la repressione, l’alienazione, l’umiliazione, l’involuzione fisica e spirituale oltre che intellettuale.” Luca Dolce CHE DELLE GALERE RESTINO SOLO MACERIE TUTTI LIBERI – TUTTE LIBERE