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distruggere e travisare. Bagnarote e ‘ndranghita nella bassa calabria@0
Le Bagnarote, ovvero le donne di Bagnara Calabra, sono diventate leggenda grazie alla loro formidabile forza e perseveranza nel commercio a piedi nudi verso l’interno o verso la Sicilia, dei prodotti Bagnaresi: pesce spada, gli ortaggi delle rasole, i bachi da seta, la legna. Colture che per secoli sono state alla base della ricchezza di quel piccolo paese nascosto tra le montagne e il mare, ricchezze che hanno permesso di superare terremoti, cataclismi, guerre e prevaricazione dei potenti vicini e lontani. Aldilà del mito, le donne bagnaresi erano parte di un lavoro comunitario che riguardava tutti, una forma di sopravvivenza, quella del commercio minuto, che era profondamente legato al territorio in cui era insita. Dal dopoguerra la situazione è cambiata radicalmente: i mezzi di trasporto, l’agricoltura e la distribuzione di massa, ma soprattutto l’emigrazione forzata hanno distrutto le basi sociali della Bagnarota, costretta a diventare un prodotto folckloristico per i bagnanti in vacanza. Dall’unità d’Italia il termine ‘ndrangheta ha cambiato completamente significato. Termine apparso per la prima volta nel XVI secolo in una carta geografica che tratteggiava l’attuale Cilento come ‘Ndranghita Regio – LUCANI. Il termine, di origine greca, significava Valentia, riferito agli atteggiamenti e ai comportamenti di un uomo d’onore affiliato ad un’onorata società. Coloro che diffidavano dagli sbirri e dei poteri istituiti per risolvere problemi e controversie. Questo slittamento del significato della parola, oltre all’evoluzione delle cosche, è dovuto alla volontà centralista dello Stato di screditare forme sociali differenti e nemiche del potere centrale. per maggiori info: La Bagnarota – Tito Puntillo Per la storia della ‘ndranghita – Paolo Martino Horcynus Orca – Stefano D’arrigo Soggetti, spazi e istituzioni urbane nel contrabbando di sale tra Sicilia e Regno di Napoli – Ida Fazio
October 13, 2026
Radio Blackout - Info
distruggere e travisare. Bagnarote e ‘ndranghita nella bassa calabria@1
Le Bagnarote, ovvero le donne di Bagnara Calabra, sono diventate leggenda grazie alla loro formidabile forza e perseveranza nel commercio a piedi nudi verso l’interno o verso la Sicilia, dei prodotti Bagnaresi: pesce spada, gli ortaggi delle rasole, i bachi da seta, la legna. Colture che per secoli sono state alla base della ricchezza di quel piccolo paese nascosto tra le montagne e il mare, ricchezze che hanno permesso di superare terremoti, cataclismi, guerre e prevaricazione dei potenti vicini e lontani. Aldilà del mito, le donne bagnaresi erano parte di un lavoro comunitario che riguardava tutti, una forma di sopravvivenza, quella del commercio minuto, che era profondamente legato al territorio in cui era insita. Dal dopoguerra la situazione è cambiata radicalmente: i mezzi di trasporto, l’agricoltura e la distribuzione di massa, ma soprattutto l’emigrazione forzata hanno distrutto le basi sociali della Bagnarota, costretta a diventare un prodotto folckloristico per i bagnanti in vacanza. Dall’unità d’Italia il termine ‘ndrangheta ha cambiato completamente significato. Termine apparso per la prima volta nel XVI secolo in una carta geografica che tratteggiava l’attuale Cilento come ‘Ndranghita Regio – LUCANI. Il termine, di origine greca, significava Valentia, riferito agli atteggiamenti e ai comportamenti di un uomo d’onore affiliato ad un’onorata società. Coloro che diffidavano dagli sbirri e dei poteri istituiti per risolvere problemi e controversie. Questo slittamento del significato della parola, oltre all’evoluzione delle cosche, è dovuto alla volontà centralista dello Stato di screditare forme sociali differenti e nemiche del potere centrale. per maggiori info: La Bagnarota – Tito Puntillo Per la storia della ‘ndranghita – Paolo Martino Horcynus Orca – Stefano D’arrigo Soggetti, spazi e istituzioni urbane nel contrabbando di sale tra Sicilia e Regno di Napoli – Ida Fazio
October 13, 2026
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la messinscena – 11.10.2026
Hov Arek – LAURA CUOMO & MARIO GABOLA Wisteria in Your Hair, Dusk in the Valley – Jasper Lee 企鹅之神 Pinguin-Gott – 旋转笔 Drehstift Forest Of Axes – Colman Climb Downhill 1 – 網守将平 Banquet Of Embers – Nboj Tespo DaNZa DeLLe LuMaCHe – BeNe GeSSeRiT Daye 大叶 – brain dancing, mouth no coming Un extraño en la cuneta de tu limbo – Telomante Porro Ninja – Los Mohanes handstand – beregnungsgebiet Sophi – Tulips J’ai répondu à ma question à ta place – OR OR Zhenya – Delmore FX Scompaio Blue Kembang – Heith & Tarawangsawelas Berbuah – Arcibanda In der Schwebe (ausgetrickst) – Hui notebook city – Tutoriel pas – Kate NV Se rebalsó el taper – YOTO Pralle Sonne – Ervin Omsk Horseface – Kaiken Läpi Exodo – Oscar Barras track 2 (oink oink) – cfolle Bourrèe granulaire – c_c evening twilight railway bridge – NATOOO Quinze – Manoir Molle aguacatal – we will woo Pizza – ORC CORE Amalgamate – 33EMYBW Bubble Blue – Kraus El coro de la arena tibia – Vica Pacheco Hydra – Pointless Geometry Yumi kagura: Takusa saimon part 1 – Shigeo Tanaka Anormale – Next Week Revolution Rosa di Luce – WOW
October 13, 2026
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Colombia: securitarismo in steriodi e diritto alla protesta.
Son passati due mesi dalla possesione di Abelardo De la Espriella che ha compiuto le sue promesse riguardo il securitarismo e le alleanze con USA, Israele e le destre latinoamericane. La misura piu recente riguarda il decreto alla protesta sociale, che modificherebbe il Decreto 003 del 2021 e definisce i protocolli di comportamento delle forze dell’ordine durante una manifestazione. In altre parole, vengono ridefinite le situazioni che legittimerebbero le forze dell’ordine a reprimere la protesta creando vuoti giuridici e zone grigie riguardo l’obbligo di applicare i meccanismi di diaologo e mediazione che erano stati stabiliti dopo gli scioperi del 2021. Questi scioperi sono stati estremamente violenti. Soltanto tra aprile e luglio sono registrati al meno 1661 casi di violenza da parte della polizia di cui al meno 46 omicidi, i il 76% causati da colpi di pistola. (https://www.pares.com.co/el-nuevo-decreto-para-regular-la-protesta-social-y-el-fantasma-del-pasado-reciente-se-limitan-las-garantias/) Abbiamo ricevuto un contributo audio di Nicolás, redatorre del medio indipendente Contracorriente che mette in luce due questioni principali: il contesto in cui si presenta questa iniziativa e la forma in cui è stata discussa. Ascolta la registrazione in spagnolo: Traduzione spagnolo-italiano: La prima cosa è che nel contesto di ciò che sta accadendo nel governo di Abelardo de la Espriella è che ci sono una serie di misure economiche che iniziano a perfilarsi sostenendosi una presunta crisi causata dal governo di Gustavo Petro. Questo è un presupposto contrafattuale, nel senso che non è vero che è soltanto il governo precedente ad aver lasciato una crisi che il governo De la Espriella sostiene di dover risolvere. Al contrario è questo governo, con le misure che sta promuovendo (oltretutto in soli due mesi) che iniziano ad essere indicative di attentati contro la vita della popolazione. Da una parte è aumentata l’inflazione e le tasse di disoccupazione. Le organizzazioni sociali che comprendono che il programma di De la Espriella è contrario agli interessi delle classi popolari hanno già convocato una serie di mobilitazioni. Il 14 ottobre è prevvista una manifestazione nazionale contro il governo ed è ancora non è stato deciso se sarà convocato uno sciopero nazionale simile a quello del 2019 e del 2021. Questo è ancora uno sforzo attraverso il quale il movimento si sta organizzando apellandosi alla resistenza civile e pacifica che è stata la principale forma di lotta del movimento e che intende difendere questo diritto protetto dalla costituzione. Cosa succede? Davanti a questa situazione, e di fronte agli anni a venire che saranno di aggiustamenti promossi dal Fondo Monetario Internazionale e altri attori, il governo De la Espriella prevee una salita dei settori di opposizione, per ció propone questa iniziativa, che oltrettutto non conta l’approvazione o il dialogo con la società civile, ma conta principale con l’approvazione del dipartimento di Stato degli USA. Attualmente il progetto non è stato presentato ufficialmente ma non per via di critiche mosse dalle organizzazioni di diritti umani di ma perche gli USA devono approvarlo. È una gravissima violazione alla sovranità nazionale. Questo rientra dunque nell’investimento del governo Trump e Rubio in materia estera per quanto riguarda le modalità in cui i governi si organizzano giuridcamente per far fronte alle presunte minacce di terrerorismo. Qui rientrano le principali critiche fatte dal Ivan Cepeda e le org e vari difensori di diritti umani. In primo luogo: la violazione alla sovranità introducento un meccanismo straniero nel diritto colombiano. Il progetto si basa nella replica delle liste OFAC che si introdurrebbe in Colombia con l’obiettivo di deteriorare la vita di gruppi cosiderati terroristi. Qua si inserisce un secondo punto è la mancanza di definizione di cosa si considera terrorismo e come l’ambiguità può dare spazio a una serie di abusi in cui si segnali come terrorismo sia l’opposizione democratica che il dissenso civile. Questa mancanza di definizione comporta a che personaggi scomodi vengano perseguitati in quanto terroristi e vengano congelati gli attivi finanzieri di personaggi come Gustavo Petro e che si inserisca nelle liste il Pacto Historico, che è il principale partito di opposizione. C’è un terzo aspetto denunciado da Ivan Cepeda ed è che viene compromessa la divisione di poteri e sopprattuto che venga a mancare la presunzione di innocenza. In questo senso vediamo il ritorno di un precedente avvenuto nella fine degli anni degli ’70 e inizio degli ’80 nei quali durante il governo di Turbay Ayala, prendendo esempio delle dittature del cono sur e del Plan Condor, imposto dagli Stati Uniti sull’America Latina per bloccare la presunta influenza del comunismo, presero la decisione di implementare uno statuo securitario che lascio gravissime ferite nella colombia rispetto alla persecuzione delle organizzazioni, del dissenso e delle lotte per le libertà civili e contro la disugualianza. Oggi quindi stiamo assistendo al ritorno di questo statuto antiterrorista degli Stati Uniti. Perciò possiamo definire questo uno statuto securitario in steriodi e non c’è altra alternativa che appelarsi all’opposizione e alla società civile per resistere a questo processo.
October 13, 2026
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Il racket integrato di MEAT-TO: filiera del cibo e guerra interna.
Azzeriamo la retorica pietistica, la denuncia morale e il discorso sulla “sventura”. Mappiamo quello che definiamo racket integrato, una categoria fondamentale per comprendere la spietata normalità della filiera del cibo: un continuum materiale che unifica le campagne di Saluzzo, i magazzini della logistica, i colossi delle mense e la ristorazione torinese, dove si intreccia il potere dello Stato, dei padroni e degli intermediari fisici e virtuali, come le app del delivery. Con racket integrato ci rifacciamo a quanto espresso nel 1969 da Camatte e Collu. Il punto più tagliente del testo è che la forma-racket assimila anche le organizzazioni cosiddette rivoluzionarie e i sindacati, che funzionano come gang e competono ferocemente sul mercato della rappresentanza. A Torino è in atto una profonda ristrutturazione del mercato della ristorazione. È vero che i piccoli bar di quartiere e le vecchie piole stanno chiudendo in massa, ma non si tratta di un vuoto: è lo spazio occupato dall’avanzata del grande capitale della ristorazione standardizzata e corporativa. Ed è qui che si colloca materialmente il caso del ristorante MEAT-TO di via Carlo Boucheron 18. Non parliamo di una vecchia gestione familiare, ma di un format seriale di all-you-can-eat di carne da circa 40 euro a persona, gestito da una S.R.L. in perdita. La realtà parla di turni massacranti, paghe da fame e spregiudicati tentativi di tagliare le gambe a una lotta nascente. E’ qui che va smontata la retorica pubblica che legge in chi viene sfruttato in cucina o in campagna – e troppo spesso ci muore – la “vittima assoluta”: un corpo passivo, traumatizzato, privo di parola. Questa rappresentazione – dove la “mostrificazione” del caporale o dello scafista serve a nascondere le catene di comando di cui l’illegalità è ingranaggio logistico – è anche la condizione di esistenza di un altro racket, quello del complesso industriale-umanitario. Ma qualcosa può agire sottotraccia: coltivare amicizia e fiducia nell’ombra, fuori dalla logica della rappresentazione e dello spettacolo, per ritrovare la complicità materiale capace di sottrarre l’esistenza al ricatto. Ne parliamo con un ex lavoratore di MEAT-TO ospite in studio.
October 13, 2026
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Perquisizioni e richiesta misure cautelari per il corteo del 31 gennaio
Venerdì mattina un’altra ondata di perquisizioni domiciliari, 14 in diverse parti d’Italia, ha colpito compagne e compagni per la manifestazione nazionale del 31 gennaio contro lo sgombero di Askatasuna a Torino. Per quel corteo la procura ha chiesto 19 misure cautelari, dal carcere all’obbligo di firma, che non sono ancora in vigore: prima dovranno passare dall’interrogatorio di garanzia. Le accuse vanno dalla resistenza aggravata alle lesioni a pubblico ufficiale, fino al tentato omicidio, contestato per un fumogeno che avrebbe dato fuoco a una camionetta con una guardia a bordo. Un tentativo di punire alcuni per una giornata di rabbia popolare a cui hanno partecipato oltre 50mila persone. Intanto la procura di Torino riapre anche il processo Sovrano contro il movimento No Tav, il Neruda e Askatasuna con l’accusa di associazione a delinquere. Il 31 marzo l’ipotesi associativa era caduta, ma la procura ha fatto appello: stamattina alle 9 presenza solidale in aula per la prima udienza dopo la pausa estiva. Ne abbiamo parlato con Martina di Askatasuna
October 12, 2026
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In diretta da Saluzzo in corteo contro lo sfruttamento in agricoltura
In diretta con lx compagnx che hanno partecipato al corteo indetto oggi 11 ottobre a Saluzzo: il centro del distretto agroindustriale della frutta più grande del Piemonte, dove da anni lavoratori e lavoratrici immigrati e solidali rivendicano contratti giusti, alloggi e documenti. La manifestazione di oggi chiede anche tutele per i lavoratori che rischiano la propria vita ogni giorno sulla strada per il lavoro e nei campi. La conta dei morti di quest’anno nelle campagne del saluzzese arriva a cinque: morti tenute nascoste e mai collegate allo sfruttamento sistemico e alle responsabilità di chi trae il maggior profitto dalla filiera della frutta.
October 12, 2026
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In diretta da Saluzzo in corteo contro lo sfruttamento in agricoltura
In diretta con lx compagnx che hanno partecipato al corteo indetto oggi 11 ottobre a Saluzzo: il centro del distretto agroindustriale della frutta più grande del Piemonte, dove da anni lavoratori e lavoratrici immigrati e solidali rivendicano contratti giusti, alloggi e documenti. La manifestazione di oggi chiede anche tutele per i lavoratori che rischiano la propria vita ogni giorno sulla strada per il lavoro e nei campi. La conta dei morti di quest’anno nelle campagne del saluzzese arriva a cinque: morti tenute nascoste e mai collegate allo sfruttamento sistemico e alle responsabilità di chi trae il maggior profitto dalla filiera della frutta.
October 12, 2026
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Dalla Tunisia: chi lotta per la Palestina lotta per la libertà
In questa puntata di Harraga, una compagna tunisina ci racconta della recente escalation repressiva iniziata con l’arresto, nel marzo di quest’anno, di quattro tra gli organizzatori della Sumud Flottilla in Tunisia. La loro prolungata detenzione amministrativa, tuttora in corso, li ha portati ad agosto ad iniziare uno sciopero della fame, a cui si sono uniti altri prigionieri politici. Dopo 38 giorni, Wael Nawar, in condizioni di salute critiche, è stato portato in ospedale. Il suo appello ha riportato centinaia di persone in strada, con conseguenti 13 persone arrestate per aver cantato slogan contro il regime. La crescente repressione contro ogni forma di dissenso in Tunisia si allarga, dai cortei per la Palestina alle proteste scoppiate quest’estate a causa dei prolungati blackout energetici e la mancanza d’acqua in gran parte del paese, alle rivolte di Ben Guerdane dopo il naufragio del 20 agosto e la morte di dieci ragazzi che tentavano di attraversare il Mediterraneo. Eppure, il regime apertamente dittatoriale messo in piedi da Kais Sayed dopo il colpo di stato del 2021 ha il beneplacito dell’Unione Europea, che ne ha sancito la legittimità – governo italiano in primis – per poter appaltare alla Tunisia un pezzo importante dell’esternalizzazione delle frontiere, e continuare indisturbati ad estrarre energia, risorse e forza lavoro. Conseguenza del “EU-Tunisia “Memorandum of understanding” firmato nel 2023 è stata una propaganda governativa sempre più apertamente razzista, di cui fanno le spese le persone provenienti dall’Africa subsahariana e lx militanti antirazzistx incarcerati per essersi mobilitatx. Per approfondimenti sulle mobilitazioni in corso in Tunisia: https://tunisiansolidarity.org/en/ Altre risorse: https://nawaat.org/ https://shs.cairn.info/revue-participations-2025-3-page-191?lang=fr
October 11, 2026
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L’università vs accademia: due giornate (14-15/10) di discussione
Il 14 e il 15 ottobre il Campus Einaudi ospita il primo evento pubblico di Università Che Vogliamo, un percorso nato dalle assemblee che da tempo discutono di come sta cambiando l’università e di che ruolo dovrebbe avere nella società. Il punto di partenza è una distinzione netta: da una parte l’accademia, dall’altra l’università. L’accademia è un’organizzazione del lavoro fondata sullo sfruttamento, materiale e intellettuale. Vive di gerarchie, selezioni, gare d’appalto e carriere da gestire, e finisce per addomesticare la ricerca e riprodurre poteri consolidati. L’università, invece, è la possibilità concreta di progettare nuova vita e nuova società. Due orizzonti che si contendono lo stesso terreno e le stesse forme di vita. Ne abbiamo parlato con Rosa, dell’Assemblea precaria di Torino. Ci ha spiegato perché questo percorso si presenta come un cantiere aperto, un laboratorio da organizzare insieme, e perché si parte dalla parola “progetto”: per metterla in tensione e sottrarla ai significati precarizzanti e produttivisti a cui l’accademia ci ha abituatә.
October 9, 2026
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CEUTA: DEPORTAZIONI FORZATE E VIOLENZE DELLA POLIZIA
Tra il 30 e il 31 luglio tra le 60.000 e le 80.000 persone hanno attraversato il confine del Marocco a Ceuta in 24 ore. Madrid ha dispiegato esercito, polizia e servizi di emergenza. Centinaia di migranti sono rimasti nella città di appena 80.000 abitanti. Da allora ad oggi le violenze istituzionali non si sono mai fermate e già dal primo agosto si parlava di almeno 80 morti.  Il Centro di Permanenza Temporanea per Migranti (CETI) di Ceuta fin da subito è stato insufficiente a coprire il numero di persone che necessitavano di accoglienza e ha rapidamente superato il limite di sovraffollamento. La questione è particolarmente grave a fronte del grandissimo numero di minori tuttora per strada, condizione che espone ulteriormente alle aggressioni per mano di ronde fasciste e della polizia.  Nella chiamata internazionale di solidarietà la brigata testimonia: “Vi è un totale abbandono da parte delle istituzioni; le persone vivono in condizioni estremamente dure, prive di accesso ai beni di prima necessità e costrette a subire torture e violenze, giorno e notte, per mano dell’esercito, della polizia e di gruppi organizzati di residenti fascisti” Ne parliamo con Federica di Brigades de Apoyo Mutuo Ceuta: Alle spalle di questa migrazione di massa vi è la butade politica tra Spagna e Marocco circa la volontà delle autorità marocchine di blindare l’occupazione illegale del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola. Motivo che ha spinto le forze di sicurezza marocchine ad aprire la frontiera, come testimoniato dai migranti che raccontano di essere stati indirizzati verso il confine proprio dalla polizia. Già nel maggio 2021, l’apparato securitario marocchino permise l’ingresso immediato di oltre diecimila persone a Ceuta, quando la Spagna concesse l’accoglienza umanitaria al segretario generale del Fronte Polisario e presidente della Repubblica Saharawi. Il Fronte, sostenuto dall’Algeria, rivendica l’indipendenza del popolo saharawi. Nel 2022 nuovamente furono aperte le frontiere, questa volta a Melilla, mentre Madrid cambiava posizione in relazione al piano di autonomia marocchino. La reazione del governo spagnolo fu immediata: Sánchez riconobbe il piano per il Sahara occidentale. La vicenda dimostra la violenza della pratica di esternalizzazione delle frontiere dei governi europei e della delega della violenza repressiva del contenimento delle migrazioni, divenuta strumento di ricatto e le vite delle persone migranti strumenti per una “guerra ibrida” tra stati. Foto di copertina di Brigades de Apoyo Mutuo
October 9, 2026
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