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RBO al Festival della Felicità 2026: storie di mondi artificiali che diventano reali
Con Lorenzo Tecleme, autore del libro “Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio”, nato dal podcast “Unchained” per Valori.it, partiamo dalla crisi del 2008 per descrivere il percorso che ha portato l’economia all’oligarchia tecnocratica che viviamo oggi. Cosa significa oggi tecnofeudalesimo? Come si configura il capitalismo della Silicon Valley con le destre globali? E poi che cosa ci raccontano questi mutamenti sul futuro del lavoro umano? La nuova frontiera dell’accumulazione è infatti l’intelligenza artificiale, di cui non si deve dimenticare la materialità del lavoro che la sorregge e le condizioni di lavoro e il suo mantenimento che attualmente questo modello richiede. Siamo disposti ad accettare l’enorme danno ambientale di una tecnologia così asservita al bellico da essere definita da Alex Carp come il futuro della deterrenza, paragonabile alla bomba atomica. Siamo di fronte in ultimo ad una rinnovata società del controllo, rappresentata fisicamente dai nuovi progetti di Data Center che costellano il territorio italiano, previsti solo a Torino nel quartiere di Lucento, alle spalle della ThyssenKrupp, dover per la sua costruzione si è rinunciato alla costruzione di uno studentato, o il progetto per circa 4 miliardi di euro che approderà a Vercelli, per fare un’altro esempio, mentre altri sono in arrivo targati Avio, Bbbell, Enel e, soprattutto, Hines, che prepara un maxi progetto con la costruzione di sei edifici alti 30 metri a due passi dall’aeroporto.
RBO al Festival Alta Felicità 2026: Abderrahim Fakir, Pilastro si rivolta mentre il governo applica lo scudo penale. 12 Settembre Manifestazione Nazionale@0
È ormai passata quasi una settimana dal brutale omicidio di Abderrahim Fakir, un uomo di origine marocchine ucciso durante un fermo delle forze dell’ordine, sotto gli occhi inermi e complici del personale sanitario della Croce Rossa. Da subito gli abitanti del quartiere Pilastro e i collettivi di Bologna sono scesi in piazza per pretendere giustizia per Abderrahim e per opporsi a quel razzismo sistemico che minaccia costantemente il diritto alla vita delle persone razzializzate. Qui l’approfondimento con la compagna Maria Elena di PLAT Bologna: Con l’avvocato Eugenio Losco tratteggiamo il funzionamento dello scudo penale e il ruolo politico che sta svolgendo nel proteggere i due agenti colpevoli dell’omicidio di Abderrahim:
RBO al Festival Alta Felicità 2026: Abderrahim Fakir, Pilastro si rivolta mentre il governo applica lo scudo penale. 12 Settembre Manifestazione Nazionale@1
È ormai passata quasi una settimana dal brutale omicidio di Abderrahim Fakir, un uomo di origine marocchine ucciso durante un fermo delle forze dell’ordine, sotto gli occhi inermi e complici del personale sanitario della Croce Rossa. Da subito gli abitanti del quartiere Pilastro e i collettivi di Bologna sono scesi in piazza per pretendere giustizia per Abderrahim e per opporsi a quel razzismo sistemico che minaccia costantemente il diritto alla vita delle persone razzializzate. Qui l’approfondimento con la compagna Maria Elena di PLAT Bologna: Con l’avvocato Eugenio Losco tratteggiamo il funzionamento dello scudo penale e il ruolo politico che sta svolgendo nel proteggere i due agenti colpevoli dell’omicidio di Abderrahim:
RBO al Festival Alta Felicità 2026: organizzare la lotta operaia nelle sfide della filiera bellica contemporanea
Con Simone dei GAP Livorno analizziamo il ruolo dei lavoratori e le prospettive di lotta contro la ristrutturazione in direzione del bellico dell’impianto industriale italiano ed europeo. Il ruolo dei lavoratori portuali nel bloccare la filiera bellica è centrale per la posizione pivotale che hanno in un comparto industriale sempre più compartimentalizzato in aziende a produzione dual use. Il lavoro passa per la creazione di una rete internazionale dei portuali, un operaismo che dia lo stimolo anche alle altre realtà produttive che operano su merci commerciali che, sebbene non siano armi, fanno parte della produzione di guerra o delle armi stesse, verso una lotta convergente.
RBO al Festival Alta Felicità 2026: imperialismo, riarmo e la riconversione torinese
Con Massimo Alberti, giornalista di Radio Popolare, affrontiamo la tematica della riconversione torinese come esempio canonico del processo di militarizzazione della società. Una riconversione che arriva ben prima dei piani ReArm Europe o Readiness 2030 per il riarmo. Sullo sfondo della re-industrializzazione che sta colpendo diversi settori produttivi in Italia – dall’automotive all’indotto – si rafforza infatti il piano di riarmo europeo da 800 miliardi imposto dalla Presidente della Commissione Ue Von Der Leyen. Interessante analizzare come l’industria automobilistica italiana, ancora una volta, si dimostri appendice di quella tedesca, ora leader della crisi del settore, e come ciò si riperquota sulle scelte politiche in direzione del riarmo. In conclusione partiamo dal lavoro d’inchiesta svolto da Alberti sul tessuto industriale torinese per analizzare che ricadute sta avendo la compartimentazione della supply chain dell’industria della difesa sulle prospettive di produzione ma sopratutto sulle prospettive sindacali e di diserzione alla guerra.
RBO al Festival Alta Felicità 2026: tecnologia, guerra e politica nell’era di capitalismo selvaggio
Con Silvano Cacciari affrontiamo il tema della permeazione dei mondi artificiali nella materialissima contemporaneità oggi sempre più in crisi verso un mondo in guerra. La tensione competitiva tra Stati Uniti e Cina ha come retroscena il tentativo di guadagnarsi il primato sul podio dell’innovazione tecnologica e della loro predominanza. A questo si aggiunge il ruolo dei tecnocrati che stanno spostando l’ago della bilancia sempre di più sul privato come esemplifica bene Palantir che, introducendosi, nel mercato della difesa, entra in aperto conflitto con il vecchio apparato militare industriale. L’impatto che il nuovo modello economico proposto dal mercato tecnologico ha sulla nostra società è palpabile e con Cacciari approfondiamo anche delle ricadute che questo ha sui modelli politici in avvento.
Festival alta Felicità: il ricordo di una compagna no tav del Nucleo Pintoni Attivi
Dai microfoni dello studio mobile al decennale del Festival dell’Alta Felicità abbiamo trasmesso il saluto del Nucleo Pintoni Attivi alla compagna Maria, compagna No Tav, scomparsa due anni fa. Il ricordo di lei passa in questo contributo tramite la lettura delle “Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea” per far emergere quanto coraggio, quanta speranza possano esserci anche nel momento della fine: “Come Nucleo Pintoni Attivi potremmo raccontarvi tante cose su Maria per farvi conoscere quanta passione ci abbia messo nella Valle che Lotta. Vi leggeremo quel monumento che è Lettere dei condannati a morte della Resistenza Europea e lo faremo insieme perché insieme è il solo modo di combattere, è il solo modo per trasformare il ricordo in impegno. Insieme è il solo modo di stare al mondo. Ciao Maria, tutto questo è per te. Ciao bella, bella ciao.“
In diretta da Saluzzo a fianco dei lavoratori delle campagne@0
Il 12 luglio 2026 blackout si sposta al parco Gullino a Saluzzo, dove è organizzato un presidio di socialità. Il parco Gullino è luogo di approdo e bivacco dei lavoratori delle campagne, “spazio simbolico che fa esplodere tutte le contraddizioni di un mondo cinico che non sa guardare a se’ stesso con onestà e coraggio, il risultato di scelte politiche ipocrite che determinano esclusione, microcosmo di un’ umanità ridotta a merce da comprare, vendere, buttare”. La giornata vuole essere un contributo per creare socialità ma anche per mettere in connessione resistenza e lotte in altri luoghi d’Italia, da Borgo Mezzanone a Prato, fino allo sciopero di Meat TO a Torino. Al parco ci sono maliani, burkinabè, congolesi, guineani, lavoratori e lavoratrici che vivono a Saluzzo, bambini e bambine che giocano.  Dai microfoni, Raccolti (R)esistenti presenta la giornata con traduzione in francese, bambarà (la lingua più parlata al parco) e wolof gambiano:   La giornata prosegue tra ritmi africani ed il racconto delle vicende susseguitesi dal 2009 ad oggi, attraverso le parole di un compagno che narra anche l’operato del Comitato Antirazzista Saluzzese, accompagnandoci nei luoghi dove resistenza e solidarietà si sono espressi, costituendo un integrale quadro degli spazi complici e dei corpi politici che hanno attraversato questi anni di lotta. Da tale racconto emerge con chiarezza l’indisposizione sistemica delle istituzioni all’epoca come oggi, alla risoluzione del prisma, incentivando politiche palliative, rivolte alla mera questione abitativa, pretestuosamente guidate dalla spinta del decoro urbano e tralasciando scrupolosamente tutto ciò che concerne la dignità dei lavoratori.  Un intervento di USB offre una panoramica della situazione lavorativa delle persone migranti in Italia, un invito all’unione d’intenti, perché lavorare in condizioni umane è un diritto da rivendicare, ieri come oggi, indipendentemente dal colore della pelle o della provenienza etnica. Ascolta qui questo intervento storico di Raccolti (R)esistenti e CUB e l’intervento di USB: Il racconto dei lavoratori: in questa ultima parte della giornata, diversi lavoratori braccianti prendono parola, tra chi è appena arrivato per la prima volta a Saluzzo e chi invece è qui da più tempo. Le loro voci si uniscono alle denunce della situazione lavorativa e abitativa nel saluzzese, avanzando anche delle proposte di miglioramenti possibili ed esprimendosi sulla necessità di organizzazione. Djaka, che è stato più volte a Saluzzo, dopo il suo intervento suona live alcuni dei suoi pezzi, che parlano di vita, lavoro, significato, speranza e il senso dell’autocritica. Segue un intervento di Potere al Popolo.  In chiusura un lavoratore di Campagne in lotta ricorda i fratelli caduti sotto l’efferatezza razzista di questo paese, racconta la violenza istituzionale nei confronti dei lavoratori, senza paura di usare la parola schiavitù. Per poi concludere con una poesia di Mohamed Ba, compagno, filosofo, artista che ha dedicato i suoi versi ai fratelli a Saluzzo:  “[..] la terra è di chi la ama e di chi la fatica  non del padrone che ne beve il frutto,  l’unione è la promessa più antica se ci stringiamo cambieremo tutto” Ascolta qui questa terza e ultima parte della diretta:
In diretta da Saluzzo a fianco dei lavoratori delle campagne@1
Il 12 luglio 2026 blackout si sposta al parco Gullino a Saluzzo, dove è organizzato un presidio di socialità. Il parco Gullino è luogo di approdo e bivacco dei lavoratori delle campagne, “spazio simbolico che fa esplodere tutte le contraddizioni di un mondo cinico che non sa guardare a se’ stesso con onestà e coraggio, il risultato di scelte politiche ipocrite che determinano esclusione, microcosmo di un’ umanità ridotta a merce da comprare, vendere, buttare”. La giornata vuole essere un contributo per creare socialità ma anche per mettere in connessione resistenza e lotte in altri luoghi d’Italia, da Borgo Mezzanone a Prato, fino allo sciopero di Meat TO a Torino. Al parco ci sono maliani, burkinabè, congolesi, guineani, lavoratori e lavoratrici che vivono a Saluzzo, bambini e bambine che giocano.  Dai microfoni, Raccolti (R)esistenti presenta la giornata con traduzione in francese, bambarà (la lingua più parlata al parco) e wolof gambiano:   La giornata prosegue tra ritmi africani ed il racconto delle vicende susseguitesi dal 2009 ad oggi, attraverso le parole di un compagno che narra anche l’operato del Comitato Antirazzista Saluzzese, accompagnandoci nei luoghi dove resistenza e solidarietà si sono espressi, costituendo un integrale quadro degli spazi complici e dei corpi politici che hanno attraversato questi anni di lotta. Da tale racconto emerge con chiarezza l’indisposizione sistemica delle istituzioni all’epoca come oggi, alla risoluzione del prisma, incentivando politiche palliative, rivolte alla mera questione abitativa, pretestuosamente guidate dalla spinta del decoro urbano e tralasciando scrupolosamente tutto ciò che concerne la dignità dei lavoratori.  Un intervento di USB offre una panoramica della situazione lavorativa delle persone migranti in Italia, un invito all’unione d’intenti, perché lavorare in condizioni umane è un diritto da rivendicare, ieri come oggi, indipendentemente dal colore della pelle o della provenienza etnica. Ascolta qui questo intervento storico di Raccolti (R)esistenti e CUB e l’intervento di USB: Il racconto dei lavoratori: in questa ultima parte della giornata, diversi lavoratori braccianti prendono parola, tra chi è appena arrivato per la prima volta a Saluzzo e chi invece è qui da più tempo. Le loro voci si uniscono alle denunce della situazione lavorativa e abitativa nel saluzzese, avanzando anche delle proposte di miglioramenti possibili ed esprimendosi sulla necessità di organizzazione. Djaka, che è stato più volte a Saluzzo, dopo il suo intervento suona live alcuni dei suoi pezzi, che parlano di vita, lavoro, significato, speranza e il senso dell’autocritica. Segue un intervento di Potere al Popolo.  In chiusura un lavoratore di Campagne in lotta ricorda i fratelli caduti sotto l’efferatezza razzista di questo paese, racconta la violenza istituzionale nei confronti dei lavoratori, senza paura di usare la parola schiavitù. Per poi concludere con una poesia di Mohamed Ba, compagno, filosofo, artista che ha dedicato i suoi versi ai fratelli a Saluzzo:  “[..] la terra è di chi la ama e di chi la fatica  non del padrone che ne beve il frutto,  l’unione è la promessa più antica se ci stringiamo cambieremo tutto” Ascolta qui questa terza e ultima parte della diretta:
In diretta da Saluzzo a fianco dei lavoratori delle campagne@2
Il 12 luglio 2026 blackout si sposta al parco Gullino a Saluzzo, dove è organizzato un presidio di socialità. Il parco Gullino è luogo di approdo e bivacco dei lavoratori delle campagne, “spazio simbolico che fa esplodere tutte le contraddizioni di un mondo cinico che non sa guardare a se’ stesso con onestà e coraggio, il risultato di scelte politiche ipocrite che determinano esclusione, microcosmo di un’ umanità ridotta a merce da comprare, vendere, buttare”. La giornata vuole essere un contributo per creare socialità ma anche per mettere in connessione resistenza e lotte in altri luoghi d’Italia, da Borgo Mezzanone a Prato, fino allo sciopero di Meat TO a Torino. Al parco ci sono maliani, burkinabè, congolesi, guineani, lavoratori e lavoratrici che vivono a Saluzzo, bambini e bambine che giocano.  Dai microfoni, Raccolti (R)esistenti presenta la giornata con traduzione in francese, bambarà (la lingua più parlata al parco) e wolof gambiano:   La giornata prosegue tra ritmi africani ed il racconto delle vicende susseguitesi dal 2009 ad oggi, attraverso le parole di un compagno che narra anche l’operato del Comitato Antirazzista Saluzzese, accompagnandoci nei luoghi dove resistenza e solidarietà si sono espressi, costituendo un integrale quadro degli spazi complici e dei corpi politici che hanno attraversato questi anni di lotta. Da tale racconto emerge con chiarezza l’indisposizione sistemica delle istituzioni all’epoca come oggi, alla risoluzione del prisma, incentivando politiche palliative, rivolte alla mera questione abitativa, pretestuosamente guidate dalla spinta del decoro urbano e tralasciando scrupolosamente tutto ciò che concerne la dignità dei lavoratori.  Un intervento di USB offre una panoramica della situazione lavorativa delle persone migranti in Italia, un invito all’unione d’intenti, perché lavorare in condizioni umane è un diritto da rivendicare, ieri come oggi, indipendentemente dal colore della pelle o della provenienza etnica. Ascolta qui questo intervento storico di Raccolti (R)esistenti e CUB e l’intervento di USB: Il racconto dei lavoratori: in questa ultima parte della giornata, diversi lavoratori braccianti prendono parola, tra chi è appena arrivato per la prima volta a Saluzzo e chi invece è qui da più tempo. Le loro voci si uniscono alle denunce della situazione lavorativa e abitativa nel saluzzese, avanzando anche delle proposte di miglioramenti possibili ed esprimendosi sulla necessità di organizzazione. Djaka, che è stato più volte a Saluzzo, dopo il suo intervento suona live alcuni dei suoi pezzi, che parlano di vita, lavoro, significato, speranza e il senso dell’autocritica. Segue un intervento di Potere al Popolo.  In chiusura un lavoratore di Campagne in lotta ricorda i fratelli caduti sotto l’efferatezza razzista di questo paese, racconta la violenza istituzionale nei confronti dei lavoratori, senza paura di usare la parola schiavitù. Per poi concludere con una poesia di Mohamed Ba, compagno, filosofo, artista che ha dedicato i suoi versi ai fratelli a Saluzzo:  “[..] la terra è di chi la ama e di chi la fatica  non del padrone che ne beve il frutto,  l’unione è la promessa più antica se ci stringiamo cambieremo tutto” Ascolta qui questa terza e ultima parte della diretta:
una città perfetta
con l’Autorganizzato Collettivo Teatrale del Pesto presentiamo lo spettacolo “Una città perfetta” tratto dall’omonimo libro di Juri di Molfetta, in scena martedi 28 e mercoledi 29 al Mezcal Squat. Uno spettacolo che attraverso i ricordi del protagonista Guido ripercorre le viccessitudini collettive degli anni ’90 a Torino tra concerti, Radio libere, polemiche, amori e denunce. Per info e prenotazioni: Gancio – Spettacolo teatrale UNA CITTÀ PERFETTA – dal romanzo di Juri di Molfetta e apericena bellavita
Puntata del 21/07/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Sandro, lavoratore in università di Torino iscritto al sindacato di base CUB. Con lui abbiamo commentato quanto riportato nel loro ultimo comunicato: “La gestione del cambio d’appalto per i servizi di portierato e supporto logistico dell’Università di Torino è inaccettabile. Tra proroghe infinite e totale mancanza di comunicazioni ufficiali, i lavoratori si trovano ad affrontare un momento delicato basandosi solo su voci di corridoio. Ricordiamo alla nuova azienda subentrante che esistono diritti che NON possono essere messi in discussione: Salvaguardia del contratto e dell’anzianità Mantenimento delle mansioni Nessuna riduzione di ore o stipendio“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello dei controlli dell’Ispettorato del Lavoro, infatti in compagnia telefonica di Valeria, Ispettrice iscritta al sindacato USB, siamo andati a discutere su come vengono fatti i controlli, con che limiti e come si potrebbero migliorare le cose. Abbiamo voluto fare questo approfondimento per fare capire in quali condizioni versa questo istituto, che se organizzato e finanziato meglio di come lo è allo stato attuale, potrebbe essere davvero efficace per sgominare situazioni criminogene o rischiose per chi lavora e per la popolazione in generale. Buon ascolto