La pace e la nonviolenza si mettono in cammino: a Roma parte la Quarta Marcia MondialeNella Giornata internazionale della Pace, la sede romana dell’University for
Peace ha aperto il programma della 4ª Marcia Mondiale per la Pace e la
Nonviolenza. Collegamenti con dieci Paesi, istituzioni, associazioni e comunità
per riportare la pace fuori dalle dichiarazioni di principio e dentro le
relazioni, l’educazione e le città.
Il 21 settembre, Giornata internazionale della Pace, Roma si è collegata con
città e comunità di diversi continenti per dare il via agli eventi romani della
4ª Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza.
A ospitare l’incontro è stato Palazzo Falletti, sede italiana dell’University
for Peace delle Nazioni Unite, trasformato per alcune ore in un crocevia di
esperienze e testimonianze. Una domanda ha attraversato l’intera giornata: come
si costruisce concretamente la pace in un tempo nel quale la guerra e la
violenza sembrano diventare sempre più normalizzate?
Non una conferenza nel senso tradizionale. La giornata ha alternato interventi,
collegamenti internazionali e confronto, mettendo al centro la necessità di fare
della nonviolenza una pratica quotidiana, capace di tradurre la costruzione
della pace in scelte, relazioni e azioni concrete.
A ospitare l’incontro è stato Palazzo Falletti, sede italiana dell’University
for Peace delle Nazioni Unite, trasformato per alcune ore in un crocevia di
esperienze, testimonianze e domande. Una soprattutto: come si costruisce
concretamente la pace in un tempo nel quale la guerra e la violenza sembrano
diventare sempre più normalizzate?
Non una conferenza nel senso tradizionale. La giornata ha alternato interventi,
collegamenti internazionali e confronto, mettendo al centro la necessità di fare
della nonviolenza una pratica quotidiana, capace di tradurre la costruzione
della pace in scelte, relazioni e azioni concrete.
Ad aprire l’incontro, il rettore dell’University for Peace Francisco Rojas
Aravena, insieme a Roberto Savio, della delegazione italiana UPEACE. Savio ha
richiamato il quadro internazionale segnato dalla contemporanea presenza di
numerosi conflitti, dall’aumento delle spese militari e dalla difficoltà di
costruire risposte realmente globali.
È proprio in questo scenario che la Marcia prova a cambiare prospettiva. Non un
unico corteo che attraversa il pianeta, ma una rete di città che si attivano
contemporaneamente, mettendo in relazione iniziative nate nei territori.
E quella rete, a Roma, è diventata immediatamente visibile. Sullo schermo si
sono alternate voci da Nepal, India, Pakistan, Bangladesh, Costa Rica, Colombia,
Senegal, Benin, Libano e Barcellona, insieme alle esperienze italiane di Perugia
e Civitavecchia. Contesti lontanissimi tra loro, uniti dalla scelta di costruire
iniziative locali e di riconoscersi dentro un percorso comune.
A queste testimonianze si sono aggiunti gli interventi di rappresentanti della
Soka Gakkai e dell’Associazione per la difesa dei diritti umani e della libertà
religiosa, portando nel confronto altre esperienze di impegno per il dialogo, i
diritti e la libertà di coscienza.
Il confronto ha riportato più volte la costruzione della pace alla sua
dimensione quotidiana. Carla Fermariello, presidente della Commissione Scuola
dell’Assemblea Capitolina, ha indicato nella convivenza uno dei nodi centrali.
Prima ancora delle grandi dichiarazioni, c’è «la questione di come si sta
insieme». Una sfida che attraversa le scuole, le relazioni tra generazioni, il
linguaggio pubblico e il modo in cui si affrontano le differenze.
La presenza dell’assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro di Roma Capitale
Claudia Pratelli ha sottolineato a sua volta il ruolo che educazione e
partecipazione possono assumere nella diffusione di una cultura di pace.
Su questo terreno si è concentrato anche l’intervento di Federica Fratini, del
Comitato promotore romano della Marcia, che ha legato nonviolenza, educazione e
benessere delle nuove generazioni.
Il disagio di bambine, bambini e adolescenti, ha sottolineato, non può essere
letto soltanto come un problema individuale. Occorre guardare anche all’ambiente
nel quale crescono: guerre raccontate quotidianamente, crisi ambientali,
discriminazioni, isolamento sociale, violenza nei linguaggi e nei contenuti
digitali. Da qui una responsabilità che riguarda soprattutto gli adulti. «La
scuola è l’ultimo presidio realmente democratico che ancora resiste», ha
ricordato Fratini, chiedendo un investimento nell’educazione alla nonviolenza
attiva che abbia la stessa serietà con cui negli ultimi anni si è investito
nella formazione digitale.
Non basta, quindi, chiedere ai più giovani di essere meno violenti. Bisogna
costruire contesti nei quali possano imparare e sperimentare altri modi di
gestire i conflitti. E bisogna che gli adulti siano i primi a praticarli.
Nel secondo momento della giornata, il dibattito “Cammini per la pace e
nonviolenza, confronto e testimonianze di comunità” ha allargato ulteriormente
lo sguardo.
Con Rojas Aravena e Savio sono intervenuti don Andrea Ciucci, cancelliere della
Pontificia Accademia per la Vita, Antonella Trocino di ABC Beni Comuni, Sergio
Bellucci, direttore accademico della Delegazione italiana UPEACE, e Marco
Inglessis, di Energia per i Diritti Umani APS e del Comitato promotore romano
della Marcia.
Dall’università all’associazionismo, dalle comunità alle istituzioni, le diverse
esperienze hanno ribadito che la pace non si costruisce in un luogo separato
dalla vita quotidiana. Passa attraverso le città, le scuole, i quartieri, i
rapporti sociali e la capacità di creare spazi nei quali il conflitto non debba
necessariamente trasformarsi in violenza.
È su questo terreno che si svilupperanno anche i prossimi appuntamenti romani
della Marcia.
Sabato 26 settembre, la città sarà percorsa a piedi, in bicicletta e sul Tevere
con “Roma in Marcia verso la Pace e la Nonviolenza”, da Ponte Milvio a Piazza
del Popolo. Nel pomeriggio Palazzo Valentini ospiterà il confronto “Agenda 2030
versus Prontezza 2030. Sviluppo sostenibile o economia di guerra”, mentre la
giornata si concluderà a San Lorenzo con la Festa dell’Intercultura.
Il 2 ottobre, Giornata internazionale della Nonviolenza, protagonisti saranno
studenti e studentesse con l’iniziativa in Campidoglio “La voce di chi guarda al
futuro”. Nel pomeriggio si aprirà poi il Festival della Nonviolenza Attiva, che
il 2 e 3 ottobre riunirà in via Stamira 5 associazioni, reti, libri, laboratori
e incontri dedicati a migrazioni, genere, pace e disarmo, ambiente ed
educazione.
Il percorso si allargherà anche oltre il centro della Capitale: il 3 ottobre il
Cammino di Santa Sinforosa collegherà Setteville a Tivoli, mentre nel pomeriggio
Palombara Sabina ospiterà una marcia per la pace, il disarmo e la nonviolenza.
Al termine dell’incontro, il percorso è proseguito anche fuori da Palazzo
Falletti. Le persone presenti si sono messe in cammino verso la Basilica di
Santa Maria Maggiore, dove, alla tomba di Papa Francesco, sono state deposte la
bandiera della Marcia Mondiale e una corona di alloro.
Un gesto simbolico che ha accompagnato la conclusione della giornata e
richiamato ancora una volta il senso della Marcia: uscire dai luoghi del
confronto, attraversare la città, mettere in relazione persone e comunità e
trasformare le parole in azione.
È la stessa direzione che accompagnerà i prossimi appuntamenti romani: fare
della nonviolenza una pratica quotidiana, una scelta e un cammino condiviso
verso la pace.
Foto di Energia per i Diritti Umani
Francesca De Vito