Carcere, repressione, sorveglianza, migrazioni

Il permesso per assistenza minore va riconosciuto per ragioni di coesione e radicamento del nucleo familiare in Italia
Il Tribunale per i Minorenni di Milano ribadisce l’interpretazione dell’art. 31, comma 3, del T.U.I. alla luce dell’art. 8 della C.E.D.U. che, come noto, sancisce il principio che ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui. Il Collegio ha rilevato che, ai fini del rilascio dell’autorizzazione di cui all’art. 31, comma 3, D.lgs. n. 286/1998, “la valutazione prognostica deve avere ad oggetto l’accertamento della sussistenza di “gravi motivi” connessi allo sviluppo psico-fisico del minore, valutati caso per caso, senza che possa assumere rilievo esclusivo o preminente una prognosi negativa circa le prospettive di integrazione dei genitori in Italia, dato che in tal modo si sposterebbe l’oggetto del giudizio dalle esigenze esistenziali ed educative dei figli, che costituiscono la ratio della norma, alla condizione dei genitori”, “potendosi denegare l’autorizzazione solo nel caso in cui l’interesse del minore, pur prioritario nella considerazione della norma sia nel caso concreto recessivo, non avendo esso carattere assoluto come chiarito dalla CEDU nell’interpretazione dell’art. 8 della Convenzione” (Cass. Sez. I 30.11.2020 n. 27238; Cass. Sez. I 23.4.2021 n. 10849; Cass. Sez. I 30.6.2021 n. 18604 Cass. Sez. I 10.1.2203 n. 355). Nel caso di specie, sono state riconosciute le condizioni per concedere l’autorizzazione richiesta, atteso che il nucleo risulta coeso e ben integrato sul territorio italiano e che l’eventuale allontanamento dal territorio italiano risulterebbe pregiudizievole per la minore e per il suo sviluppo psico-fisico, dovendo rinunciare ad avere un rapporto affettivo con uno dei genitori, così pregiudicando anche l’unità familiare in violazione dell’art. 8 CEDU. Sussistono, pertanto, i presupposti di legge per l’accoglimento del ricorso per ragioni di coesione e radicamento del nucleo familiare in Italia. Tribunale per i Minorenni di Milano, decreto dell’1 aprile 2026 Si ringrazia l’Avv. Lorenzo Chidini per la segnalazione e il commento.
VENERDÌ 24 APRILE 2026: ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI.
Consueto appuntamento del venerdì, in questo 24 aprile 2026,  con l’analisi critica dei fatti economici della settimana. Su Radio Onda d’Urto Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’Università di Pavia e nostro storico collaboratore. Nell’appuntamento di oggi abbiamo affrontato diversi temi: la possibile richiesta del governo italiano di scostamento di bilancio; il numero sempre crescente delle vertenze industriali in Italia; i costi, impossibili, del vivere a Milano; infine, un bilancio sulle ricadute dei dazi imposti un anno fa da Trump. DEBITO PUBBLICO – L’Italia non esce dalla procedura europea per deficit eccessivo. L’Eurostat ha certificato un rapporto deficit/Pil al 3,1% per il 2025, sopra la soglia del 3%. Il governo, nel Documento di finanza pubblica (Dfp) approvato ieri (23 aprile) dal Consiglio dei ministri, ha rivisto al ribasso la stima di crescita per il 2026 (dallo 0,7% allo 0,6%) e ha confermato una situazione di “eccezionale difficoltà” legata agli shock energetici provocati dal conflitto in Medio Oriente. E proprio in tema energia la premier chiede all’Europa ‘più coraggio’ e punta allo scorporo delle spese come per il Safe sulla difesa (strumento finanziario approvato per sostenere l’industria della difesa che prevede 150 miliardi di euro in prestiti a lungo termine, finalizzati a investimenti militari). Il piano della Commissione sugli aiuti di Stato va bene, dice, ‘ma non basta’. Quanto all’ipotesi di uno scostamento di bilancio, ‘non escludiamo nulla’, afferma. Intanto l’Ocse abbassa ancora le stime di crescita dell’Italia e alza quelle dell’inflazione. DESERTO INDUSTRIALE – Le vertenze industriali, che raccontano la crisi reale nel nostro Paese, si moltiplicano: dall’acciaio all’automotive, dalla chimica all’energia, fino al tessile e moda. Quelle aperte al Ministero delle imprese e del made in Italy sono 114 (+11 da febbraio) e coinvolgono 138.469 lavoratori (+7.434 da febbraio). In un mese e mezzo si sono aggiunte 11 aziende e 7mila lavoratori in più. L’industria italiana è sempre più vicina a una crisi strutturale. CARO-CASA – A Milano lo stipendio non basta più: si spende fino al 60% per abitazione e trasporti. Con le retribuzioni medie lorde di un impiegato, che vanno dai 1.542 euro ai 2.700 al mese. La forbice fra reddito e costo della casa e trasporti a Milano si amplia sempre di più e per vivere a Milano uno stipendio medio non basta più. Questo è il quadro impietoso sulla capitale economica del Paese, messo in luce dal terzo rapporto Oca (Osservatorio casa abbordabile), realizzato da Politecnico di Milano. DAZI – Il problema per gli Stati Uniti e per il presidente Donald Trump non è solo la guerra in Iran. A pesare sono anche le difficoltà dell’economia Usa e, soprattutto, l’aumento dei prezzi nei supermercati. Una parte rilevante di queste difficoltà è riconducibile ai dazi generalizzati imposti su quasi tutti i partner commerciali degli Stati Uniti a partire dal 2 aprile 2025, il cosiddetto ‘Liberation Day’. Trump li aveva presentati come una terapia d’urto per “riportare in America fabbriche, posti di lavoro e sovranità economica”. A un anno di distanza, il risultato che appare con maggiore evidenza è però un altro: un aggravio di costi per famiglie e imprese americane. Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’Università di Pavia e collaboratore di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica.
April 24, 2026
Radio Onda d`Urto
23_04_26 – I quattro errori
1 errore: telecamere 2 errore: carabinieri 3 errore: psichiatria 4 errore: Terraforma Radical School, 980 euro solo per iscriverti, non puoi pagare, vieni catturato e ridotto in schiavitù nelle segrete di Villa Arconati, fuggi, diventi tossicodipendente di un mix di eroina nera e litio, rapini Donato Dozzy e gli stacchi dal polso il Patek Philippe Grandmaster Chime con cui scandisce il ritmo marziale della sua usica radicale ma a quel punto errore 1 e ricominci il giro. Scegli la vita. Scegli Arsider. “tornerò a casa, don’t worry”
Embargo militare bilaterale per Israele
Made in Italy per l'industria del genocidio: esportazioni militari ed energetiche per Israele è il dossier redatto da Giovani palestinesi in Italia, People's embargo for Palestine, Palestinian Youth Movement, Weapon Watch con la consulenza di European Legal Support Center che documenta come l'Italia ha continuato a esportare armi e carburanti verso Israele senza sosta dal 7 ottobre 2023. Una compagna di GPI stamani in radio espone la campagna legata a questo dossier che non vuol essere solo denuncia bensì strumento per costruire una campagna che tenga insieme organizzazioni e territori con un obiettivo primario: imporre l'embargo militare bilaterale a Israele. Qui potete ascoltare la presentazione del dossier che si è svolta al Csoa ex Snia: https://www.ondarossa.info/redazionali/2026/04/genocidio-made-italy-esportazioni
April 24, 2026
Radio Onda Rossa
Radici Ribelli
Jacobin Italia Radici ribelli. Ordine, remigrazione e paura. Lessici e pratiche della destra populista Play Episode Pause Episode Mute/Unmute Episode Rewind 10 Seconds 1x Fast Forward 30 seconds 00:00 / 1:07:18 Subscribe Share RSS Feed Share Link Embed * RADICI RIBELLI. ORDINE, REMIGRAZIONE E PAURA. LESSICI E PRATICHE DELLA DESTRA POPULISTA Apr 24, 2026 • 1:07:18 * RADICI RIBELLI. ATTACCO AI DIRITTI E RISPOSTE ALLE STRATEGIE REPRESSIVE DELL’ESTREMA DESTRA Apr 24, 2026 • 1:03:33 L'articolo Radici Ribelli proviene da Jacobin Italia.
April 24, 2026
Jacobin Italia
Per tutte le donne che non sanno stare al loro posto – Ermelinda libera subito!
Ieri pomeriggio, un’altra compagna è stata posta agli arresti domiciliari per via di una condanna definitiva. Si tratta di Ermelinda, compagna No Tav della prima ora, femminista e rivoluzionaria. La vicenda che la porta oggi ad essere rinchiusa nella sua casa di Bussoleno, è stata una tra le più imbarazzanti ed oltraggiose della storia del Movimento. I fatti risalgono al novembre del 2012 durante un‘iniziativa delle Donne in Movimento contro la violenza sulle donne e in occasione della visita dell’allora ministra Cancellieri. In quell’occasione una poliziotta – non una a caso, ma ci torneremo dopo – all’epoca vicequestore aggiunto presso il commissariato San Donato a Torino e spesso presente nel cantiere di Chiomonte, ha denunciato Ermelinda per averla, a detta sua, oltraggiata con frasi sessiste e offensive. Il processo, conclusosi nel febbraio 2016 con una condanna a 6 mesi e 15 giorni, era già stato di per sè una farsa: il giudice (tale Balestretti) distratto e frettoloso, aveva dato credito ai testimoni dell‘accusa (guarda caso tre sottoposti della Rolando) che, insieme alla PM, avevano denigrato le dichiarazioni dei testimoni della difesa. Rispetto alla condanna, ad Ermelinda era stato posto il beneficio della sospensione condizionale, subordinato al pagamento di 2.500 euro da devolvere al fondo assistenza per il personale della polizia di stato, cosa che lei, per coerenza, si è rifiutata di fare e per cui oggi si trova in detenzione domiciliare. Chiunque conosca anche solo un minimo Ermelinda, sa benissimo non aver mai pronunciato frasi sessiste e volgari verso una donna, neanche quelle in divisa (eh no, dare della serva ad una poliziotta che difende i grandi interessi mafiosi del Tav, non è sessista). Quello che però Erme ha sempre ben espresso durante iniziative e manifestazioni, è la rabbia giusta di un popolo e un territorio che viene costantemente violato ed abusato da un’opera inutile, dannosa e imposta. Le sue grida sono sempre state note per essere fastidiose e scomode per i “tutori dell’ordine” in valle, ma un conto è pagare il prezzo di una lotta giusta, un conto è essere condannata per frasi mai proferite e infamanti. Ma chi è e perché è saltata agli onori delle cronache Alice Rolando? Alice Rolando era la dirigente del commissariato Dora Vanchiglia di Torino, finita sotto ai riflettori dopo un’inchiesta del 2020 riguardante un’operazione antidroga gestita con metodi, per così dire, discutibili. Pare che i suoi agenti utilizzassero metodi da “far west” ad essere gentili, che comprendevano il sequestro di persona (si parla di persone chiuse in camere di sicurezza per estorcere informazioni), omissione d’atti d’ufficio, peculato, concussione, arresti con carte false e verbali taroccati. La Rolando si trovava comoda alla guida di questo circo. Chiaramente, lo scopo era quello di gonfiare il numero degli arresti. Dopo una sospensione di sei mesi dal servizio e anni sotto processo, la Rolando è stata assolta con formula piena in quanto “il fatto non sussiste” perché non ha partecipato all’operazione “sporca”. Non “mancanza di prove”, attenzione. Parole che pesano: la prima formula cancella il reato, la seconda ammette che forse il reato c’era ma che non lo si è potuto dimostrare. Per lei hanno scelto la cancellazione, per i suoi uomini invece, quelli che eseguivano i suoi ordini nel suo commissariato, le condanne ci sono state eccome e il fatto sussisteva. Dopo l’assoluzione ha commentato dicendo che “Le lungaggini e la burocrazia in questi casi, distruggono la vita delle persone”. Lo sappiamo bene, a differenza sua, che cosa vuol dire vedere la propria vita distrutta davvero. È il motivo per cui le persone come Ermelinda lottano ogni giorno per la propria terra e per la propria libertà. La criminalizzazione del dissenso è qualcosa che non è nuovo alla Rolando. La sua carriera è costruita sulla repressione delle lotte sociali e sulla costruzione di procedimenti giudiziari su dichiarazioni fragili e accuse difficilmente verificabili. Alice Rolando ha basato la sua carriera sul togliere la libertà agli altri. Il suo è un modus operandi che nulla ha a che fare con la giustizia, piuttosto con un maldestro tentativo di continuare la sua scalata. La prassi di denunciare per oltraggio o resistenza è un chiaro tentativo di “fiaccare” un movimento che sta dando troppo fastidio, un rapporto impari che viene utilizzato come arma per piegare la verità dei fatti. Questa è la giustizia della signora Rolando. Quella vera, quella di chi ha perso la libertà per delle accuse insensate, non sa che cosa sia. Questa vicenda ci apre due riflessioni. La prima è sulla credibilità delle parole delle donne. In Valsusa abbiamo visto spesso le parole delle donne essere svalutate se non finire direttamente in tribunale: se si considera a Marta, attivista No Tav pisana, trascinata nel cantiere di Chiomonte, picchiata e molestata che ha visto archiviare la sua denuncia nei confronti delle forze dell’ordine; se si pensa a Giovanna, colpita da un lacrimogeno e riportante danni permanenti, che ha dovuto anche lei assistere all’archiviazione della sua denuncia verso le forze dell’ordine; se si pensa a Dana, finita in carcere per aver parlato ad un megafono durante un’iniziativa in autostrada; se considerare a Nicoletta condannata e incarcerata per aver difeso la sua valle e non aver voluto sottostare alle imposizioni ingiuste; se si considera a tutte (e sono parecchie) le donne No Tav insultate (e qui sì, spesso epiteti sessisti), incarcerate, picchiate, svalutate, non credute; se si considerano tutte le donne che denunciano una violenza, a quali percorsi tortuosi e umilianti devono fare per poter ottenere giustizia (SE va bene); se si considera Mara Favro, i cui resti sono ritrovati solo un anno dopo la sua scomparsa l’8 marzo 2024, e per cui no, non è stata fatta giustizia; ecco, se consideriamo tutte queste cose e vediamo come una donna che veste la divisa, può dire qualsiasi cosa, anche una menzogna che viene presa come oro colato, se è funzionale alla criminalizzazione di una lotta, questo non solo ci rende ancora più furios*, ma ci dimostra come la “giustizia” si discosti sempre di più dalla realtà. La seconda riflessione, invece è rispetto alle motivazioni della decisione della detenzione domiciliare invece che dell’affidamento in prova, per un reato ridicolo e una pena appena sopra i 6 mesi. Il Questore e i Carabinieri di Susa non hanno perso occasione di sottolineare le frequentazioni e le appartenenze politiche di Ermelinda, al fine di specificarne la “pericolosità sociale”. E quindi, non solo l’avviso orale ei fogli via, vecchie condanne degli anni ’80, ma anche la passata coabitazione con Alice (con pregiudizi di polizia) in una “zona montana e periferica” e appartenente ad “un noto defunto attivista storico della Valle di Susa e componente del movimento No Tav”, l’attività svolta presso l’Osteria Popolare La Credenza – il cui titolare anch’esso gravato da pregiudizi di polizia “verosimilmente nel medesimo contesto dei cd No Tav” – e la vicinanza “a frange estreme del Movimento No Tav e che milita all’interno del Centro Sociale Askatasuna”, le sono valse il diniego di una misura detentiva più blanda. Le donne che non stanno al loro posto, hanno sempre fatto tanta paura ai sostenitori dell’opera e del modello di sviluppo marcio in cui ci troviamo. Le donne che alzano la testa e la voce sono sempre state i bersagli prediletti della vile rappresaglia del sistema capitalistico e patriarcale, lo vediamo qua, come in tutte le latitudini e lotte del mondo. L’arresto di Ermelinda ci riempie di rabbia, ma ci indica delle responsabilità. Noi siamo fiere e fieri della nostra lotta e di questa nostra compagnia, che negli anni ha sempre dimostrato cura, passione, coerenza verso il Movimento e la lotta per un mondo più giusto. Sorella, noi ti crediamo. E come fai tu, grideremo forte, perché paura non abbiamo. Come gridano le Fomne contra ‘l Tav:     Le donne No Tav si sono emancipate,     in testa ai cortei     e sulle barricate  Sicuramente non dietro una divisa. Ermelinda Libera Subito! Libertà a tutte le donne e compagne che non stanno al loro posto da notav.info
Trump consegna il Libano al genocidio. E la trattativa al fallimento
Per un giorno il focus della guerra Usa-Israele contro l’Iran e il mondo sciita si sposta dal Golfo al Libano. Ma fino ad un certo punto… Alla Casa Bianca l’incontro tra gli ambasciatori a Washington di Tel Aviv e Beirut, sotto l’occhiuta sorveglianza dei “Narco” Rubio e Donald Trump, ha […] L'articolo Trump consegna il Libano al genocidio. E la trattativa al fallimento su Contropiano.
April 24, 2026
Contropiano
Santa Marta, Colombia: per il multilateralismo climatico è…
… è l’ultima possibilità? di Mario Agostinelli e Domenico Vito. A seguire un link utile. Nel silenzio climatico generato dal frastuono dei conflitti e dal caos geopolitico globale, sotto l’indifferenza di un mondo ormai assuefatto ad un manipolo di despoti, ma nell’attenzione di molti della società civile si terrà nella città colombiana di Santa Marta, dal 24 al 29 aprile
Porto di Livorno: azione diretta per fermare il traffico di armi
Il transito di una nave carica di armi ha provocato ancora una volta proteste nel porto di Livorno. All’alba del 18 aprile attivisti e attiviste hanno bloccato l’apertura del ponte girevole sul Canale dei Navicelli ritardando così il transito della nave Freeberg, carica di munizioni ed esplosivi, proveniente dalla base USA di Camp Darby e diretta al porto. L’iniziativa ha visto la partecipazione di varie realtà studentesche e sociali su iniziativa di USB. Da segnalare l’intervento repressivo delle forze dell’ordine che hanno interrotto il presidio pacifico contro il traffico di armi sul territorio e rimosso il sit-in dei manifestanti portandoli via di peso. Sulla vicenda sono intervenuti il Coordinamento Antimilitarista Livornese e la CUB Toscana. Il Coordinamento Antimilitarista Livornese esprime la propria solidarietà e il proprio sostegno agli attivisti, che hanno dimostrato ancora una volta quello che è possibile fare, con pratiche determinate e nonviolente, per contrastare la deriva bellicista del nostro Paese. La CUB Toscana ricorda che l’austerità salariale non verrà risolta con il riarmo e che la regione è tristemente da tempo zona nevralgica per la logistica militare statunitense, indispensabile alle guerre di Donald Trump. I territori sono attraversati dal trasporto di armi, le università attirate nella trappola delle tecnologie duali e della ricerca a fini di guerra, con potenziamento dei finanziamenti in questa direzione, le scuole rese destinatarie della propaganda militare. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università della Toscana esprime solidarietà alle organizzazioni attive citate sopra, e le invita ad organizzare quanto prima una iniziativa unitaria contro i processi di militarizzazione delle scuole, l’attraversamento di convogli militari sul territorio e la riconversione dell’economia civile a militare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente