Carcere, repressione, sorveglianza, migrazioni

«Un mondo cancellato»: Requiem per Casablanca e le ruspe della vecchia medina
«Ma io non posso dimenticare che qui è stato cancellato un mondo. Il mio mondo». È con queste parole che Rahal, protagonista di Requiem per Casablanca, osserva ciò che resta del quartiere in cui è cresciuto. Siamo all’ultima immagine … Leggi tutto L'articolo «Un mondo cancellato»: Requiem per Casablanca e le ruspe della vecchia medina sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Lo storico Andrea Vitello vince il premio “Amico Rom 2026”
Venerdì 9 ottobre a Lanciano, lo storico Andrea Vitello per il libro da lui curato, edito da Multimage nel 2025, e intitolato “Il Samudaripen: genocidio dei rom e sinti nella Seconda guerra mondiale”, è stato premiato col premio “Amico Rom 2026”. L’autore con la sua opera è arrivato 2° ex aequo nella sezione monografia edita del 33ª edizione · 2026 Concorso Artistico Internazionale “Amico Rom”.  In merito al prestigioso premio vinto, Andrea Vitello ha dichiarato:  “Innanzitutto ci tengo a ringraziare il Presidente Prof. Santino Spinelli, la giuria, l’Associazione Culturale Them Romano, UCRI Unione Comunità Romanès in Italia, e tutta l’organizzazione. Per me è davvero un grande onore ricevere questo prestigioso premio, un premio di pace e cultura che unisce artisti provenienti da tutto il mondo. Purtroppo, nonostante il parlamento europeo abbia riconosciuto il Samudaripen nel 2015, l’Italia, per responsabilità di tutti gli schieramenti politici sinistra compresa, vergognosamente non l’ha ancora riconosciuto, negando quindi la memoria ai rom e sinti e non riconoscendo le responsabilità del regime fascista, il quale utilizzò quattro campi di concentramento solo per i rom e sinti, che venivano internati anche negli altri campi. Rom e sinti che parteciparono anche alla resistenza partigiana italiana ma che non vengono ricordati. Il mancato riconoscimento del Samudaripen non è solo un affronto verso i rom e sinti ma è anche un affronto verso il popolo italiano che ha il dovere di ricordare. Questo premio, così come tutte le attività culturali a esso connesse, è anche l’emblema di una grande forza di resistenza e resilienza nella speranza che nel breve futuro l’Italia non riconosca solamente il Samudaripen ma anche i rom e sinti come minoranza etnico linguistica nel nostro paese”. Redazione Italia
October 13, 2026
Pressenza
Traumfabrik Via Clavature 20 Un viaggio attraverso la Bologna rivoluzionaria degli anni `70 C`è stato un momento, un periodo durato circa cinque anni, a cavallo tra il `77 e `81 in cui la città di Bologna era diventata il centro del mondo, tutto sembrava accadere all`interno delle sue vecchie mura, era diventata una specie di… https://links.grafton9.net/c988db4b932d/
October 13, 2026
archivio grafton9
Appalti etici nella sanità in Emilia-Romagna: un passo verso la fine delle complicità con le violazioni del diritti umani in Palestina e altrove
LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA APPROVA LE LINEE DI INDIRIZZO PER GLI APPALTI ETICI NELLA SANITÀ * Un grande risultato del movimento che chiede agli Enti Territoriali la fine delle complicità con Israele. * Uno strumento per escludere dagli appalti pubblici le aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. * Un esempio da seguire (e da migliorare) per tutti gli Enti Territoriali. BDS Bologna esprime soddisfazione per  l’approvazione delle Linee di indirizzo per le stazioni appaltanti e le centrali di committenza operanti nell'ambito del sistema sanitario regionale che introduce criteri etici nelle procedure di appalto. Questo è un grande risultato del movimento che per mesi ha chiesto l’attuazione dell’ordine del giorno approvato il 22/12/2025 dall’Assemblea Legislativa che impegnava la Giunta a emanare “un regolamento regionale contenente linee guida obbligatorie per le strutture del SSR e le centrali di committenza” che includesse  “criteri di valutazione dell’offerta che tengano conto dei profili di integrità, responsabilità sociale e sostenibilità etica degli operatori economici”. La delibera n. 1629 approvata dalla Giunta Regionale il 28/09/2026 va nella giusta direzione, introducendo misure che prevedono il rispetto dei diritti umani da parte delle aziende  che partecipano alle gare di appalto del Servizio Sanitario Regionale e dovrebbero permettere di escludere dagli appalti pubblici le aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. Secondo il diritto internazionale Regioni, Comuni e altri enti pubblici, in quanto organi dello Stato,  hanno l’obbligo giuridico di non contribuire a gravi crimini internazionali e violazioni dei diritti umani. Il mancato rispetto di tali obblighi costituisce complicità. Adottare una politica di appalti pubblici etici significa utilizzare il potere d'acquisto pubblico in modo coerente con il diritto internazionale, agendo con integrità, equità e responsabilità, in modo che gli enti pubblici acquistino solamente da fornitori che rispettano i diritti umani e i principi dello stato di diritto ed evitano pratiche che danneggiano le persone, le comunità locali o l'ambiente. Le linee di indirizzo prevedono che le stazioni appaltanti dovranno integrare nelle procedure di gara clausole vincolanti di esecuzione contrattuale e strumenti di verifica, monitoraggio e sanzione e che le aziende partecipanti a gare d’appalto dovranno presentare una Dichiarazione di Conformità relativa a requisiti su standard sociali minimi e rispetto dei diritti umani, lungo tutta la catena di fornitura. La mancata sottoscrizione della dichiarazione sarà causa di esclusione dalla gara e, nella fase di esecuzione, il mancato rispetto di quanto dichiarato costituirà  grave inadempimento contrattuale, che comporterà applicazione di penali o risoluzione del contratto.  Saranno escluse dagli appalti aziende coinvolte in violazioni della Convenzione contro il genocidio, della Convenzione di Ginevra e altri trattati sui diritti umani, o i cui vertici siano stati condannati in via definitiva dalla Corte Penale Internazionale. Il coinvolgimento riguarda anche forme di partecipazione, controllo o diretta riconducibilità a entità di Stati nei confronti dei quali siano state accertate simili violazioni e prese misure da parte della Corte Internazionale di Giustizia o i cui vertici istituzionali siano stati condannati dalla Corte Penale Internazionale. Le stazioni appaltanti potranno effettuare verifiche autonome di ‘due diligence’ e integrità, utilizzando fonti e banche dati qualificate, assicurando una messa in opera efficace e un monitoraggio accurato delle aziende candidate nelle attuali e future gare d’appalto. Nonostante questi aspetti positivi, alcune parti delle linee guida avrebbero potuto essere affrontate in maniera più stringente. Per esempio, il possesso di certificazioni di responsabilità sociale ed etica non dovrebbe essere considerato un criterio premiante, ma un requisito minimo per la partecipazione a un appalto pubblico. Il rispetto dei diritti umani deve essere un criterio vincolante per l’ammissione alla procedura di appalto. La reale efficacia delle linee di indirizzo si vedrà nella loro attuazione pratica quando dovranno essere rinnovati appalti come quelli per le forniture di farmaci che hanno visto finora assegnare contratti per milioni di euro a un’azienda come l’israeliana Teva, che trae profitto dall’occupazione illegale dei territori palestinesi e sostiene le politiche genocidarie dello stato israeliano. Insieme alle associazioni solidali con la Palestina della nostra Regione, che hanno raccolto 11.000 firme per la petizione popolare Basta Complicità,  vigileremo sull’attuazione effettiva delle linee di indirizzo sugli appalti nel Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia-Romagna. Ribadiamo la richiesta che una politica di appalti etici venga attuata dalla Regione in tutte le procedure di acquisto di beni e servizi, come previsto dalla risoluzione approvata dall’Assemblea Legislativa l’11 giugno 2024. Continueremo a fare pressione sulla Regione affinché prenda misure concrete per interrompere le complicità anche in altri ambiti: dal transito di armi nel porto di Ravenna, alla partecipazione nelle manifestazioni fieristiche di aziende implicate in violazioni, agli accordi con aziende belliche. Come movimento BDS in tutta Italia continuiamo a mobilitarci per fare interrompere a Comuni, Regioni e altri enti pubblici ogni relazione con istituzioni israeliane e con aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale in Palestina. Invitiamo movimenti e associazioni solidali con la lotta del popolo palestinese e organizzazioni impegnate nelle lotte per i diritti umani e la giustizia climatica,  sociale, economica, razziale e di genere ad attivarsi nella campagna “Enti Territoriali liberi dalla complicità” Informazioni al link: https://bdsitalia.org/index.php/campagne/entiterritoriali LIBERIAMO I NOSTRI COMUNI, REGIONI E ALTRI ENTI PUBBLICI DALLE COMPLICITÀ CON IL GENOCIDIO E CON IL SISTEMA ISRAELIANO DI COLONIALISMO, OCCUPAZIONE E APARTHEID! 
October 13, 2026
BDS Italia - BDS Italia
L’Africa sfida il dominio USA sulla finanza lanciando la propria agenzia di rating
Esiste un oligopolio invisibile che riconduce dritto agli Stati Uniti. Il settore è quello della finanza e delle agenzie di rating, capaci di influenzare decisioni e provocare la caduta di governi democraticamente eletti. Lo dominano le “tre sorelle”: Standard & Poors, Moody’s e Fitch, le cui valutazioni finanziarie stabiliscono quali Paesi rappresentano dei mercati sicuri su cui investire e quali invece delle navi da abbandonare al più presto. Tali valutazioni qualitative aprono tutta una serie di problemi di indipendenza e obiettività, a cui l’Unione Africana ha deciso di rispondere con la nascita dell’Africa Credit Rating Agency (AfCRA). L’obiettivo è quello di valorizzare le economie nazionali e alla lunga ridurre i costi del debito. Un passo storico, che apre la sfida tutta africana al dominio USA sulla finanza. I Paesi di tutto il mondo sono indebitati; non è una novità. Per finanziare il deficit si ricorre ai mercati internazionali, emettendo titoli di Stato, che altro non sono che obbligazioni per il futuro. In altre parole, i Paesi ottengono risorse da piccoli risparmiatori e grandi fondi di investimento, impegnandosi a pagare (generalmente nel giro di cinque o dieci anni) dei tassi di interesse. Più un’economia è in salute e più sarà attrattiva per i mercati, dovendo spendere meno per convincere gli investitori a prestare denaro. Se invece l’economia è debole, i tassi di interesse salgono, innescando una più onerosa spirale del debito. In questa vasta offerta di obbligazioni, numeri e speculazione, le agenzie di rating la fanno da padrona, indirizzando con le proprie valutazioni le scelte degli investitori. Un giudizio AAA indica, teoricamente, un’economia solida, su cui è sicuro puntare; dal grado C si parla invece di alti rischi di insolvenza, con i Paesi a un passo dal default. Le agenzie di rating fanno dunque da vetrina agli investimenti. Nel tempo, come accaduto in tanti altri settori, gli Stati Uniti hanno creato un oligopolio, rendendo Standard & Poors, Moody’s e Fitch le società più prestigiose e sicure agli occhi degli investitori. Tuttavia si basano su valutazioni non sempre rappresentative della reale situazione economica, tanto dei Paesi quanto della sfera privata. Si pensi ad esempio alla crisi dei mutui subprime del 2007-2008, durante la quale titoli classificati come AAA dalle agenzie USA diventarono in poche settimane “titoli spazzatura”. La lista degli “errori” è lunga e alimenta i dubbi sulla reale indipendenza delle “tre sorelle”. È in questo contesto che si inserisce la nascita dell’Africa Credit Rating Agency (AfCRA), inaugurata la settimana scorsa a Balaclava, nel nord di Mauritius. È stata fortemente voluta dall’Unione Africana. L’organizzazione denuncia trattamenti mediamente peggiori (valutazioni comprese tra B e B-) per i Paesi membri rispetto a quelli riservati ad altre economie emergenti con performance simili, che ottengono invece gradi BB. Secondo le stime della Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite, l’attuale oligopolio USA costa ogni anno ai Paesi africani circa 75 miliardi di dollari in interessi maggiorati. L’AfCRA nasce come organismo indipendente, con l’obiettivo di rappresentare un contraltare informativo ai pregiudizi e alle valutazioni occidentali, denunciando una scarsa conoscenza delle reali potenzialità del continente, tra risorse, esplosione demografica e opportunità produttive. L’Africa Credit Rating Agency punterà così a creare un circuito parallelo da quello statunitense, rivolgendosi soprattutto agli investitori interni, con l’obiettivo di allentare la morsa del debito pubblico, storica leva neocolonialista. La strada per i primi risultati è lunga, l’agenzia dovrà superare l’ostacolo dell’indipendenza effettiva e conquistare la fiducia dei mercati, ma si inserisce in una postura africana rivolta all’autodeterminazione, che negli ultimi anni si è arricchita di diversi tasselli, a partire dalle nazionalizzazioni portate avanti in Burkina Faso e dai processi di riappropriazione della terra sottratta in Madagascar durante l’epoca coloniale. The post L’Africa sfida il dominio USA sulla finanza lanciando la propria agenzia di rating appeared first on L'Indipendente.
October 13, 2026
L'INDIPENDENTE
Gerontofascismo
-------------------------------------------------------------------------------- Disegno di Davide Puglielli. Spiega l’autore: “È il frutto della lettura di alcuni articoli di Bifo pubblicati su Comune e del suo libro Respirare. Caos e poesia (Luca Sossella Editore)“. La difficoltà di respirare è ciò che ogni giorno proviamo nel mondo in cui la bestia razzista e fascista dilaga -------------------------------------------------------------------------------- È innegabile il carattere fascista del regime che si è instaurato negli Stati Uniti d’America, nell’ultimo decennio, da quando ha vinto le elezioni presidenziali un individuo che incarna in maniera esemplare l’ignoranza, la tracotanza e il razzismo. Violenza contro le minoranze, negazione della divisione tra i poteri dello Stato, razzismo dichiarato e ostentato, deportazioni di massa, aggressività militare. Eppure la parola «fascismo» deve essere contestualizzata, perché non è sufficiente a definire la novità di quello che sta accadendo, non solo negli Stati Uniti ma in tutto l’Occidente. Il fascismo – fenomeno anzitutto italiano – si manifestò un secolo fa come espressione di una popolazione giovane. Il Futurismo italiano fu l’anticipazione non soltanto estetica, ma psicologica e anche politica di quello che Benito Mussolini trasformò in movimento di massa, fino a impadronirsi del potere politico e fino a portare l’Italia alla catastrofe della Seconda guerra mondiale. La giovinezza e l’aggressività maschile erano caratteri essenziali di quel movimento, nella sua versione artistica come nella sua versione politica. Giovinezza significava culto del futuro, sfida contro le tradizioni e contro il principio femminile che mal si concilia con il militarismo. Il fascismo in effetti fu espressione dei giovani che avevano combattuto nella Prima guerra mondiale, dei reduci che protestavano contro gli inglesi e i francesi, le potenze «plutocratiche» che al congresso di Versailles avevano umiliato l’Italia. Il fascismo del secolo ventuno Cento anni dopo la realtà demografica è radicalmente mutata: la società italiana come l’intero Occidente conosce un fenomeno di invecchiamento inarrestabile. L’effetto congiunto della denatalità e del prolungamento del tempo di vita sta provocando una dilagante senilità. La proporzione degli anziani è cresciuta enormemente nei primi decenni del nuovo secolo. Inoltre occorre considerare che la depressione, la solitudine, l’anoressia sessuale tendono a fare della senilità un carattere della stessa ultima generazione. Se il fascismo storico fu un fenomeno di aggressività giovanile, il fascismo del secolo ventuno è un tentativo rabbioso di reagire alla depressione senile. Se il fascismo storico fu espressione di un’energia del corpo sociale, oggi il corpo sociale è depresso ed esausto, e solo grazie alla potenza delle tecnologie può esprimere la sua violenza. Così, se la violenza del fascismo novecentesco era essenzialmente fondata sulla forza bruta dei manganelli squadristi, nel secolo ventuno il potere fascista investe prima di tutto la mente, mobilitando l’energia nervosa, sottomettendo l’elaborazione psichica e modellando il funzionamento della mente fino a sostituire l’attività dell’intelligenza umana con i dispositivi di intelligenza artificiale. Ma proprio perché la società novecentesca era espressione di energie giovani, allora era possibile l’attesa di un futuro alternativo, democratico, liberale o socialista. Al nazionalismo e alla guerra si opponeva la prospettiva internazionalista. Al suprematismo razzista si opponeva un movimento anticolonialista in espansione. Anche oggi, naturalmente, gran parte della società si oppone al fascismo e alla guerra, ma dove sono le energie necessarie per rovesciare il regime dell’oppressione e dell’ignoranza? Quali sono le forme politiche capaci di raccogliere le energie sociali e scatenarle contro l’oppressione tecno-fascista? E soprattutto, in quale tempo potrà emergere un’alternativa, dal momento che il tempo che viene è offuscato dalla crescente devastazione climatica, e soprattutto dal dilagare della senilità incipiente? Il futuro non compare nell’immaginario e nel discorso quotidiano, se non come oggetto di un timore, di un’angoscia indefinita. Da quando si è dissolta l’alternativa che aveva nel movimento operaio il suo soggetto sociale centrale, e nell’internazionalismo la forma generale dell’azione politica, il pensiero critico sembra avere smarrito il sentimento della speranza, se posso usare questa espressione piuttosto vaga. Per essere più precisi diciamo che la prefigurazione di forme sociali alternative sembra del tutto scomparsa dalle aspettative del pensiero critico e dei movimenti sociali che si oppongono allo stato di cose presenti. Si tratta di un semplice ritardo, di una comprensibile difficoltà? Dobbiamo attendere l’elaborazione di modelli sociali alternativi alla devastazione presente, dobbiamo concentrare i nostri sforzi teorici e immaginativi verso questo tipo di elaborazione? Oppure si tratta del fatto che la possibilità di immaginare futuro è scomparsa dalla costituzione materiale ed epistemica della soggettività presente? L’inconscio collettivo registra la pura e semplice sparizione di un’immaginazione di futuro che non sia distopico. Chi è cresciuto nell’orizzonte del progresso e della democrazia fatica ad accettare l’idea che quell’orizzonte è scomparso per sempre: ma intanto nel nuovo orizzonte la nozione stessa di «umano» appare dissolversi. L’autoritarismo libertario L’autoritarismo che si va dispiegando non si può comprendere soltanto con gli strumenti dell’analisi politica ereditata dal marxismo e dal pensiero democratico novecentesco. Occorre mobilitare concetti che vengono dal campo della psicopatologia. Solo così possiamo misurare la distanza del regime trumpista (e dei suoi vassalli locali) dalla razionalità politica cui eravamo abituati in quell’epoca che chiamavamo modernità. Se ci limitiamo all’analisi politica non possiamo comprendere le intime venature del comportamento di questa nuova classe di predatori bianchi, né la genesi dell’aggressività razzista e machista, né i progetti di devastazione e genocidio che questi dominatori hanno elaborato e si accingono a mettere in atto. Per riuscire a comprendere quel che vi è di nuovo nella follia del potere dobbiamo ammettere che l’agire politico contemporaneo è il palcoscenico in cui si svolge un dramma psicotico, e che per comprendere il discorso dei nuovi tiranni occorre partire dalla sofferenza psichica e dalle sue manifestazioni deliranti. La specificità dell’autoritarismo contemporaneo non sta nelle sue forme politiche, che per lo più imitano e riproducono quelle del fascismo mussoliniano o quelle del nazismo hitleriano, o del razzismo del Ku Klux Klan, ma sta nella specificità delle sue modalità deliranti, che sono effettivamente diverse da quelle che alimentarono il nazi-fascismo novecentesco. È nelle forme della psicosi essenzialmente senile e depressiva, piuttosto che giovanile ed euforica, che si trova la specificità della malattia politica del nuovo secolo. Nel 1919 Sándor Ferenczi osservò che la psicoanalisi dispone di concetti per capire le nevrosi individuali, e fors’anche di tecniche terapeutiche capaci di curare la sofferenza individuale, ma non è attrezzata concettualmente né praticamente per far fronte alla psicosi di massa. Nei decenni seguenti a quelle affermazioni di Ferenczi, alcuni psicoanalisti tentarono di disegnare le linee di formazione psicologica del fascismo delle masse. Wilhelm Reich, ad esempio, indicò nella repressione sessuale una delle cause principali dell’adesione a politiche autoritarie e nazionalistiche. Ma quel quadro interpretativo appare oggi fuori tempo, perché alla repressione sessuale si è sostituita una paralisi del desiderio, anche se il discorso del potere è rivolto a incitare lo scatenamento delle pulsioni, a rendere obbligatorio il godimento, piuttosto che a imporre la repressione e colpevolizzare il consumo sessuale. Non a caso nel discorso del potere di queste nuove destre risuona la parola «libertario», che nel passato secolo apparteneva al lessico della sinistra e ad alcune componenti del movimento operaio. Questa parola, che negli anni Sessanta era indissociabile dalla dimensione collettiva della libertà nell’eguaglianza, è stata riproposta a partire dagli anni Ottanta dai teorici della deregulation thatcheriana e reaganiana, con un’intenzione del tutto differente, anzi contraria. Poi negli anni Novanta è diventata la parola chiave dei teorici della rete digitale che hanno potuto realizzare la rivoluzione tecno-comunicativa grazie alla rottura di ogni regolazione statale nella comunicazione. Il concetto di deregulation è stato centrale in questa riprogrammazione semantica: nel Novecento violazione delle regole significava emancipazione dall’autoritarismo politico e morale. A partire dagli anni Ottanta significa invece assolutismo del profitto d’impresa che si libera dei vincoli politici e morali. Nel nuovo secolo la retorica libertaria ha finito per esprimere un individualismo senza limiti etici e per affermare il culto dell’impresa senza alcun riconoscimento dell’interesse collettivo. Un paio di secoli fa Samuel Johnson si chiedeva come mai la parola «libertà» fosse gridata con particolare passione dai commercianti di schiavi. Infatti libertà significava allora (e significa di nuovo oggi) libertà di sottomettere l’altro alle catene che ti permettono di arricchire o di soddisfare le tue pulsioni più crudeli. Jeffrey Epstein è, in questo senso, un perfetto rappresentante della cultura libertaria del secolo ventuno. Ma non è in questo modo che gli hippies degli anni Sessanta concepirono l’idea della libertà sessuale, in quanto per loro non c’era libertà sessuale senza eguaglianza tra coloro che ne godevano. Nessuna eguaglianza invece nel caso dello stupratore seriale e ruffiano che catturava ragazzine di famiglie povere per costringerle a soddisfare le voglie degli uomini di potere, ripugnanti aristocratici inglesi, o sadici come il primo ministro israeliano Ehud Barak. Si tratta di una forma ossimorica del potere: autoritarismo libertario, cioè schiavitù della maggioranza in nome della libertà di una minoranza di negrieri. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato originariamente su Machina-DeriveApprodi, una traduzione in spagnolo è su A este lado del Mediterraneo. Nell’archivio di Comune, tutti gli articoli di Franco Berardi Bifo sono leggibili qui. -------------------------------------------------------------------------------- Alcuni dei temi di questo articolo sono approfonditi nel libro di Yago Franco, psicoanalista argentino, in Psicopatologie delle ultradestre. Trump, Milei e la follia al potere (Deriveapprodi) -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Gerontofascismo proviene da Comune-info.
October 13, 2026
Comune-info
BDS Italia sostiene la mozione per sospendere la vendita dei prodotti Teva nelle farmacie comunali di Arese
BDS Italia dichiara il proprio convinto sostegno alla mozione elaborata dall’associazione Prospettiva 2023, nata come laboratorio di promozione culturale politica a partecipazione civica. L’ associazione chiede la sospensione della vendita nelle farmacie comunali di Arese dei prodotti farmaceutici della multinazionale israeliana Teva Pharmaceutical, leader mondiale nella produzione di farmaci generici. La mozione nasce dalla vocazione pacifista di Prospettiva 2023, che si è fatta interprete della crescente consapevolezza della società civile locale sulla necessità di opporsi in modo efficace al genocidio in corso a Gaza ed alla violenza sistematica esercitata da parte del regime israeliano nel Territorio Palestinese Occupato (Cisgiordania, Gerusalemme Est, Striscia di Gaza).  Con questa iniziativa l'associazione esercita una legittima pressione sulle istituzioni locali, affinché vengano adottate misure che interrompano la collaborazione con soggetti coinvolti in gravi violazioni del diritto internazionale e umanitario, recependo in tal modo il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia nel suo pronunciamento del 19 luglio 2024. La mozione sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale, presentata dai gruppi consiliari di minoranza del centro-destra. Campagna già adottata da altri Comuni La mozione si inserisce nella campagna nazionale di boicottaggio promossa da BDS Italia, dalla Rete Sanitari per Gaza e da Digiuno Gaza, che ha già portato diversi Consigli e/o Giunte comunali a deliberare di richiedere alle farmacie comunali la sospensione degli approvvigionamenti di farmaci prodotti da aziende che sostengono violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. In particolare hanno deliberato in tal senso i Comuni di Sesto Fiorentino, Poggibonsi, Calenzano, Corinaldo, Rosignano Marittimo, Campi Bisenzio, Barberino Tavarnelle, San Gimignano, Livorno, Carrara, Pesaro, Jesi, Castelnuovo Rangone, Scicli e Monza. Questa forma di boicottaggio resterà in vigore fino al ripristino del rispetto del diritto internazionale nel Territorio Palestinese Occupato. Le misure adottate tengono comunque conto del diritto alla cura dei malati: le delibere chiedono ai farmacisti che tutti i farmaci essenziali rimangano disponibili qualora prescritti dal medico, senza alcuna limitazione di accesso per i pazienti.  Le ragioni del boicottaggio Teva, insieme alle sue controllate (Cephalon, Ratiofarm e Dorom), è stata individuata come complice del regime israeliano dal Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC), la più ampia coalizione della società civile palestinese, che coordina a livello globale il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni). Secondo dati raccolti dal Centro di ricerca indipendente WhoProfit, l'azienda trae vantaggio dal regime di occupazione nel Territorio Palestinese Occupato. In base al Protocollo di Parigi del 1994, Israele controlla frontiere, dogane e commercio dei Territori, impedendo l'ingresso di farmaci a basso costo da paesi terzi e imponendo o favorendo la distribuzione dei prodotti commercializzati in Israele, tra cui molti di Teva. Le aziende farmaceutiche palestinesi, nel contempo, subiscono pesanti limitazioni nella produzione e nella vendita. Fonti pubbliche, raccolte in un dossier pubblicato sul sito Bdsitalia.org, segnalano inoltre che Teva sostiene attivamente l'esercito israeliano (IDF), con donazioni, e con la partecipazione a programmi di supporto ai suoi soldati come "Support the Soul" e "Thank Israeli Soldiers" (quest’ultimo sponsorizzato da Teva almeno fino al febbraio 2026), senza mai condannare le violazioni dei diritti umani commesse a Gaza e altrove. Teva pratica pertanto politiche discriminatorie dal punto di vista sanitario, in totale contraddizione con quanto proclamato nel suo codice etico, in cui afferma “Ci prendiamo cura del benessere dei pazienti, dei caregivers e delle comunità. Le nostre famiglie possono essere estremamente orgogliose della differenza che facciamo nella vita delle persone di tutto il mondo. (…) Sosteniamo e rispettiamo la tutela dei diritti (…) e ci impegniamo a non essere complici di abusi”. Tutto questo, evidentemente, non vale per i Palestinesi.  Per questi motivi, la campagna italiana "TEVA? No grazie!", promossa da BDS Italia, Sanitari per Gaza e Digiuno Gaza, invita cittadini, operatori sanitari e istituzioni locali a cercare alternative ai prodotti Teva, quando ciò sia possibile senza ledere il diritto alla salute dei pazienti, e a proseguire il boicottaggio finché l'azienda continuerà a sostenere il regime israeliano.
October 13, 2026
BDS Italia - BDS Italia
“Il regno dell’ipocrisia”: un esperto di diritto avverte che le sanzioni statunitensi potrebbero distruggere la Corte Penale Internazionale
di Romana Rube,    The Palestine Chronicle, 9 ottobre 2026.     L’esperto di diritto internazionale Triestino Mariniello avverte che le sanzioni statunitensi potrebbero distruggere la Corte Penale Internazionale (CPI), ed esorta l’Europa a difendere le indagini sulla Palestina. «Scioccante, ma non sorprendente» La decisione degli Stati Uniti di imporre sanzioni di ampia portata alla Corte Penale Internazionale (CPI) rappresenta una pericolosa escalation nella campagna di Washington contro la giustizia internazionale, minacciando potenzialmente la sopravvivenza dell’unico tribunale penale internazionale permanente al mondo. Per il professor Triestino Mariniello, esperto di diritto internazionale e membro del team legale che rappresenta le vittime di Gaza dinanzi alla CPI, le ultime misure sono al tempo stesso allarmanti e del tutto prevedibili. «Scioccante, ma non sorprendente», ha dichiarato Mariniello a Palestine Chronicle, descrivendo lo sviluppo come «un’escalation incredibilmente pericolosa verso la distruzione dell’unico tribunale penale internazionale permanente» in grado di affrontare i crimini internazionali commessi in tutto il mondo. Il suo monito arriva dopo che venerdì il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato nuove sanzioni finanziarie rivolte alla CPI come istituzione, andando ben oltre le precedenti misure contro singoli giudici, procuratori e funzionari. «O la Corte Penale Internazionale pone fine alle sue minacce, oppure saremo noi a porre fine alla Corte Penale Internazionale», ha dichiarato Rubio in un video pubblicato su X. Le misure annunciate bloccheranno i beni detenuti dalla Corte all’interno della giurisdizione statunitense e limiteranno le transazioni finanziarie, concedendo alle aziende e ai privati americani sei mesi di tempo per chiudere la maggior parte dei rapporti commerciali con l’istituzione. Mariniello ha affermato che l’ultima escalation era prevedibile, visti i precedenti tentativi di Washington di minare l’autorità della Corte. «Era ampiamente prevedibile, perché finora gli Stati Uniti hanno messo in atto diversi tentativi di distruggere l’istituzione, senza però riuscirci», ha spiegato. L’amministrazione Trump aveva già imposto sanzioni al personale della Corte Penale Internazionale durante il primo mandato presidenziale di Trump, prima che tali misure fossero revocate sotto la presidenza di Joe Biden. Dopo essere tornato alla guida del paese nel 2025, Trump ha firmato un ordine esecutivo che autorizzava sanzioni relative alle indagini che coinvolgevano funzionari israeliani e americani. La sua amministrazione ha successivamente preso di mira giudici e funzionari della Corte Penale Internazionale, tra cui la presidente della Corte, Tomoko Akane. Le ultime misure estendono tale campagna all’istituzione stessa. Per Mariniello, le conseguenze potrebbero essere devastanti. «Sanzionare l’intera istituzione potrebbe avere effetti devastanti per la stessa. Questo è fuori dubbio», ha avvertito. L’esperto di diritto internazionale ha spiegato che le sanzioni potrebbero isolare la Corte dalle istituzioni finanziarie, dalle compagnie assicurative e dai fornitori di tecnologia da cui dipendono le sue operazioni. «Ciò significa, in parole povere, che la CPI non sarebbe in grado di ottenere il bilancio dagli stati-parte, pagare il personale, utilizzare alcun tipo di software per le attività ordinarie – come, ad esempio, anche la posta elettronica – ma soprattutto a fini investigativi; e l’elenco degli effetti che ciò potrebbe comportare è davvero incredibilmente lungo», ha dichiarato Mariniello a Palestine Chronicle. Mariniello ha inoltre espresso preoccupazione per le potenziali conseguenze legali a carico delle persone che collaborano con la Corte, riferendosi a sanzioni penali fino a 20 anni previste dalle leggi statunitensi in materia di sanzioni. L’impatto complessivo, secondo la sua valutazione, potrebbe rendere l’istituzione incapace di svolgere efficacemente il proprio mandato. Tuttavia, nonostante la gravità della situazione, ha affermato che le azioni di Washington rimangono coerenti con l’approccio consolidato dell’amministrazione. Il «regno dell’ipocrisia» europeo Per Mariniello, la questione centrale ora riguarda la risposta dei governi europei e degli altri stati occidentali che hanno ripetutamente dichiarato il proprio impegno a favore della giustizia internazionale. «La domanda ora è: cosa faranno i cosiddetti stati occidentali e l’Unione Europea?», ha detto. In particolare, si è chiesto se l’Unione Europea adotterà misure di protezione concrete, compreso il ricorso al proprio statuto di blocco, per contrastare gli effetti delle sanzioni statunitensi. Tale meccanismo è concepito per proteggere gli operatori europei da determinate sanzioni extraterritoriali imposte da governi stranieri. Mariniello si è chiesto se i governi europei adotteranno tali misure o se si asterranno dal farlo per evitare di scontrarsi con Washington e proteggere il proprio alleato israeliano, il primo ministro Benjamin Netanyahu. Le sue aspettative erano pessimistiche. «Penso che la risposta sia piuttosto prevedibile, e continueremo ad assistere al regno dell’ipocrisia quando si tratta dell’UE», ha affermato. Ha sottolineato quella che ha definito una contraddizione fondamentale tra l’impegno dichiarato dei governi europei nei confronti del sistema giuridico internazionale e la loro reazione quando la Corte subisce pressioni da parte degli Stati Uniti. «Da un lato, continueranno a chiedere ai nuovi o potenziali stati-parte di ratificare lo Statuto di Roma. Dall’altro, lasceranno che Trump distrugga l’intera istituzione», ha detto Mariniello. Lo Statuto di Roma ha istituito la Corte Penale Internazionale (CPI), incaricata di perseguire il genocidio, i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra e il crimine di aggressione. La Commissione Europea ha definito profondamente deplorevoli le ultime sanzioni di Washington e ha ribadito il proprio sostegno all’indipendenza della Corte. Ha inoltre espresso la disponibilità a prendere in considerazione misure a sostegno delle operazioni della CPI e a tutela delle entità europee colpite dalle sanzioni. La critica di Mariniello, tuttavia, si è concentrata sul chiedersi se tali dichiarazioni si tradurranno o meno in misure efficaci in grado di impedire che l’istituzione venga paralizzata. «La Corte ha avuto il coraggio» di perseguire i leader israeliani Mariniello ha sottolineato che le ragioni alla base della campagna di Washington contro la CPI devono rimanere al centro di qualsiasi discussione sulle sanzioni. «Il punto da sottolineare è perché siamo lì», ha affermato. «Siamo lì perché la Corte ha avuto il coraggio di avviare procedimenti contro leader politici israeliani, e questo non può essere dimenticato quando si parla di sanzioni». Nel novembre 2024, la CPI ha emesso mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi a Gaza. La decisione ha segnato uno sviluppo significativo negli sforzi volti a stabilire la responsabilità penale internazionale per le azioni israeliane contro i palestinesi. Gli Stati Uniti e Israele, nessuno dei quali è parte dello Statuto di Roma, si sono opposti ai procedimenti della Corte contro i funzionari israeliani. Per Mariniello, il nesso tra questi procedimenti e la campagna sempre più intensa di Washington contro l’istituzione è fondamentale. «La Corte è stata una delle istituzioni abbastanza coraggiose da cercare di porre fine all’impunità di cui godono i leader politici israeliani, ed è per questo che ora viene attaccata», ha affermato. Ha inoltre collegato la situazione attuale alla storia più ampia delle politiche israeliane nei confronti dei palestinesi, sostenendo che l’assenza di responsabilità ha permesso ripetute violazioni nel corso di decenni. «L’impunità è il terreno fertile in cui queste violazioni vengono commesse dalle autorità israeliane, anche prima del 1948», ha affermato. Le sue osservazioni hanno sottolineato che il confronto sulla Corte Penale Internazionale non può essere separato dagli sforzi della Corte per indagare sui leader politici israeliani e dalla questione di lunga data della responsabilità per i crimini commessi contro i palestinesi. «Un messaggio molto, molto negativo» Mariniello ha avvertito che la tutela della CPI richiede non solo misure a salvaguardia dell’istituzione stessa, ma anche il sostegno alle organizzazioni palestinesi che collaborano con i meccanismi internazionali di responsabilità. «Ciò che è necessario ora è che gli stati sostengano la Corte, ma che sostengano anche le organizzazioni della società civile palestinese che vengono a loro volta sanzionate a causa della loro collaborazione con la Corte», ha affermato. Diverse organizzazioni palestinesi per i diritti umani hanno subito sanzioni da parte degli Stati Uniti a causa della loro cooperazione con la CPI, sollevando preoccupazioni circa la capacità dei gruppi della società civile di continuare a documentare le violazioni e a perseguire la responsabilità di Israele. Mariniello ha anche affrontato la possibilità che alcuni possano considerare un’eventuale chiusura dell’indagine sulla Palestina come un mezzo per alleviare la pressione politica sulla Corte. Ha respinto con forza tale approccio. «Se qualcuno ritiene che il modo migliore per salvare l’istituzione in questo momento sia porre fine all’indagine sulla Palestina», ha ammonito, «sia attraverso pressioni interne che esterne alla Corte, sarebbe un messaggio molto, molto negativo». Ha sostenuto che una decisione del genere non proteggerebbe l’istituzione, ma ne accelererebbe invece il declino, minando i principi su cui si fonda la sua autorità. «Provocherebbe una distruzione più rapida dell’istituzione perché questa perderebbe ogni credibilità e legittimità», ha affermato. Il suo monito giunge mentre la stessa CPI ha condannato le misure di Washington come un tentativo di ostacolare la giustizia e minare l’ordine giuridico internazionale. In una dichiarazione, la Corte ha affermato che le sanzioni erano volte a ostacolare le sue operazioni e a intimidire le persone che lavorano per essa o che collaborano con essa. La presidente della CPI, Tomoko Akane, ha assicurato che l’istituzione continuerà a svolgere il proprio mandato in modo indipendente e imparziale. Anche Amnesty International ha esortato i governi a opporsi alle sanzioni, avvertendo che Washington sta cercando di isolare e, in ultima analisi, distruggere la Corte. Per Mariniello, tuttavia, la priorità immediata rimane il sostegno concreto da parte degli stati, sia per la CPI che per le organizzazioni della società civile palestinese soggette a sanzioni a causa della loro collaborazione con l’istituzione. Il suo monito principale è che abbandonare l’indagine sulla Palestina nel tentativo di preservare la Corte avrebbe esattamente l’effetto opposto: priverebbe la Corte Penale Internazionale della credibilità e della legittimità necessarie alla sua sopravvivenza. Romana Rubeo è una scrittrice italiana e caporedattrice di The Palestine Chronicle. I suoi articoli sono apparsi su numerosi quotidiani online e riviste accademiche. Ha conseguito un master in Lingue e Letterature Straniere ed è specializzata in traduzione audiovisiva e giornalistica. https://substack.com/home/post/p-219646599 Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
October 13, 2026
Assopace Palestina
distruggere e travisare. Bagnarote e ‘ndranghita nella bassa calabria@0
Le Bagnarote, ovvero le donne di Bagnara Calabra, sono diventate leggenda grazie alla loro formidabile forza e perseveranza nel commercio a piedi nudi verso l’interno o verso la Sicilia, dei prodotti Bagnaresi: pesce spada, gli ortaggi delle rasole, i bachi da seta, la legna. Colture che per secoli sono state alla base della ricchezza di quel piccolo paese nascosto tra le montagne e il mare, ricchezze che hanno permesso di superare terremoti, cataclismi, guerre e prevaricazione dei potenti vicini e lontani. Aldilà del mito, le donne bagnaresi erano parte di un lavoro comunitario che riguardava tutti, una forma di sopravvivenza, quella del commercio minuto, che era profondamente legato al territorio in cui era insita. Dal dopoguerra la situazione è cambiata radicalmente: i mezzi di trasporto, l’agricoltura e la distribuzione di massa, ma soprattutto l’emigrazione forzata hanno distrutto le basi sociali della Bagnarota, costretta a diventare un prodotto folckloristico per i bagnanti in vacanza. Dall’unità d’Italia il termine ‘ndrangheta ha cambiato completamente significato. Termine apparso per la prima volta nel XVI secolo in una carta geografica che tratteggiava l’attuale Cilento come ‘Ndranghita Regio – LUCANI. Il termine, di origine greca, significava Valentia, riferito agli atteggiamenti e ai comportamenti di un uomo d’onore affiliato ad un’onorata società. Coloro che diffidavano dagli sbirri e dei poteri istituiti per risolvere problemi e controversie. Questo slittamento del significato della parola, oltre all’evoluzione delle cosche, è dovuto alla volontà centralista dello Stato di screditare forme sociali differenti e nemiche del potere centrale. per maggiori info: La Bagnarota – Tito Puntillo Per la storia della ‘ndranghita – Paolo Martino Horcynus Orca – Stefano D’arrigo Soggetti, spazi e istituzioni urbane nel contrabbando di sale tra Sicilia e Regno di Napoli – Ida Fazio
October 13, 2026
Radio Blackout - Info