“Il regno dell’ipocrisia”: un esperto di diritto avverte che le sanzioni statunitensi potrebbero distruggere la Corte Penale Internazionaledi Romana Rube,
The Palestine Chronicle, 9 ottobre 2026.
L’esperto di diritto internazionale Triestino Mariniello avverte che le sanzioni
statunitensi potrebbero distruggere la Corte Penale Internazionale (CPI), ed
esorta l’Europa a difendere le indagini sulla Palestina.
«Scioccante, ma non sorprendente»
La decisione degli Stati Uniti di imporre sanzioni di ampia portata alla Corte
Penale Internazionale (CPI) rappresenta una pericolosa escalation nella campagna
di Washington contro la giustizia internazionale, minacciando potenzialmente la
sopravvivenza dell’unico tribunale penale internazionale permanente al mondo.
Per il professor Triestino Mariniello, esperto di diritto internazionale e
membro del team legale che rappresenta le vittime di Gaza dinanzi alla CPI, le
ultime misure sono al tempo stesso allarmanti e del tutto prevedibili.
«Scioccante, ma non sorprendente», ha dichiarato Mariniello a Palestine
Chronicle, descrivendo lo sviluppo come «un’escalation incredibilmente
pericolosa verso la distruzione dell’unico tribunale penale internazionale
permanente» in grado di affrontare i crimini internazionali commessi in tutto il
mondo.
Il suo monito arriva dopo che venerdì il Segretario di Stato americano Marco
Rubio ha annunciato nuove sanzioni finanziarie rivolte alla CPI come
istituzione, andando ben oltre le precedenti misure contro singoli giudici,
procuratori e funzionari.
«O la Corte Penale Internazionale pone fine alle sue minacce, oppure saremo noi
a porre fine alla Corte Penale Internazionale», ha dichiarato Rubio in un video
pubblicato su X.
Le misure annunciate bloccheranno i beni detenuti dalla Corte all’interno della
giurisdizione statunitense e limiteranno le transazioni finanziarie, concedendo
alle aziende e ai privati americani sei mesi di tempo per chiudere la maggior
parte dei rapporti commerciali con l’istituzione.
Mariniello ha affermato che l’ultima escalation era prevedibile, visti i
precedenti tentativi di Washington di minare l’autorità della Corte.
«Era ampiamente prevedibile, perché finora gli Stati Uniti hanno messo in atto
diversi tentativi di distruggere l’istituzione, senza però riuscirci», ha
spiegato.
L’amministrazione Trump aveva già imposto sanzioni al personale della Corte
Penale Internazionale durante il primo mandato presidenziale di Trump, prima che
tali misure fossero revocate sotto la presidenza di Joe Biden.
Dopo essere tornato alla guida del paese nel 2025, Trump ha firmato un ordine
esecutivo che autorizzava sanzioni relative alle indagini che coinvolgevano
funzionari israeliani e americani. La sua amministrazione ha successivamente
preso di mira giudici e funzionari della Corte Penale Internazionale, tra cui la
presidente della Corte, Tomoko Akane.
Le ultime misure estendono tale campagna all’istituzione stessa.
Per Mariniello, le conseguenze potrebbero essere devastanti. «Sanzionare
l’intera istituzione potrebbe avere effetti devastanti per la stessa. Questo è
fuori dubbio», ha avvertito.
L’esperto di diritto internazionale ha spiegato che le sanzioni potrebbero
isolare la Corte dalle istituzioni finanziarie, dalle compagnie assicurative e
dai fornitori di tecnologia da cui dipendono le sue operazioni.
«Ciò significa, in parole povere, che la CPI non sarebbe in grado di ottenere il
bilancio dagli stati-parte, pagare il personale, utilizzare alcun tipo di
software per le attività ordinarie – come, ad esempio, anche la posta
elettronica – ma soprattutto a fini investigativi; e l’elenco degli effetti che
ciò potrebbe comportare è davvero incredibilmente lungo», ha dichiarato
Mariniello a Palestine Chronicle.
Mariniello ha inoltre espresso preoccupazione per le potenziali conseguenze
legali a carico delle persone che collaborano con la Corte, riferendosi a
sanzioni penali fino a 20 anni previste dalle leggi statunitensi in materia di
sanzioni.
L’impatto complessivo, secondo la sua valutazione, potrebbe rendere
l’istituzione incapace di svolgere efficacemente il proprio mandato.
Tuttavia, nonostante la gravità della situazione, ha affermato che le azioni di
Washington rimangono coerenti con l’approccio consolidato dell’amministrazione.
Il «regno dell’ipocrisia» europeo
Per Mariniello, la questione centrale ora riguarda la risposta dei governi
europei e degli altri stati occidentali che hanno ripetutamente dichiarato il
proprio impegno a favore della giustizia internazionale.
«La domanda ora è: cosa faranno i cosiddetti stati occidentali e l’Unione
Europea?», ha detto.
In particolare, si è chiesto se l’Unione Europea adotterà misure di protezione
concrete, compreso il ricorso al proprio statuto di blocco, per contrastare gli
effetti delle sanzioni statunitensi.
Tale meccanismo è concepito per proteggere gli operatori europei da determinate
sanzioni extraterritoriali imposte da governi stranieri.
Mariniello si è chiesto se i governi europei adotteranno tali misure o se si
asterranno dal farlo per evitare di scontrarsi con Washington e proteggere il
proprio alleato israeliano, il primo ministro Benjamin Netanyahu.
Le sue aspettative erano pessimistiche. «Penso che la risposta sia piuttosto
prevedibile, e continueremo ad assistere al regno dell’ipocrisia quando si
tratta dell’UE», ha affermato.
Ha sottolineato quella che ha definito una contraddizione fondamentale tra
l’impegno dichiarato dei governi europei nei confronti del sistema giuridico
internazionale e la loro reazione quando la Corte subisce pressioni da parte
degli Stati Uniti.
«Da un lato, continueranno a chiedere ai nuovi o potenziali stati-parte di
ratificare lo Statuto di Roma. Dall’altro, lasceranno che Trump distrugga
l’intera istituzione», ha detto Mariniello.
Lo Statuto di Roma ha istituito la Corte Penale Internazionale (CPI), incaricata
di perseguire il genocidio, i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra e il
crimine di aggressione.
La Commissione Europea ha definito profondamente deplorevoli le ultime sanzioni
di Washington e ha ribadito il proprio sostegno all’indipendenza della Corte. Ha
inoltre espresso la disponibilità a prendere in considerazione misure a sostegno
delle operazioni della CPI e a tutela delle entità europee colpite dalle
sanzioni.
La critica di Mariniello, tuttavia, si è concentrata sul chiedersi se tali
dichiarazioni si tradurranno o meno in misure efficaci in grado di impedire che
l’istituzione venga paralizzata.
«La Corte ha avuto il coraggio» di perseguire i leader israeliani
Mariniello ha sottolineato che le ragioni alla base della campagna di Washington
contro la CPI devono rimanere al centro di qualsiasi discussione sulle sanzioni.
«Il punto da sottolineare è perché siamo lì», ha affermato. «Siamo lì perché la
Corte ha avuto il coraggio di avviare procedimenti contro leader politici
israeliani, e questo non può essere dimenticato quando si parla di sanzioni».
Nel novembre 2024, la CPI ha emesso mandati di arresto nei confronti del primo
ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav
Gallant per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi a
Gaza.
La decisione ha segnato uno sviluppo significativo negli sforzi volti a
stabilire la responsabilità penale internazionale per le azioni israeliane
contro i palestinesi.
Gli Stati Uniti e Israele, nessuno dei quali è parte dello Statuto di Roma, si
sono opposti ai procedimenti della Corte contro i funzionari israeliani.
Per Mariniello, il nesso tra questi procedimenti e la campagna sempre più
intensa di Washington contro l’istituzione è fondamentale.
«La Corte è stata una delle istituzioni abbastanza coraggiose da cercare di
porre fine all’impunità di cui godono i leader politici israeliani, ed è per
questo che ora viene attaccata», ha affermato.
Ha inoltre collegato la situazione attuale alla storia più ampia delle politiche
israeliane nei confronti dei palestinesi, sostenendo che l’assenza di
responsabilità ha permesso ripetute violazioni nel corso di decenni.
«L’impunità è il terreno fertile in cui queste violazioni vengono commesse dalle
autorità israeliane, anche prima del 1948», ha affermato.
Le sue osservazioni hanno sottolineato che il confronto sulla Corte Penale
Internazionale non può essere separato dagli sforzi della Corte per indagare sui
leader politici israeliani e dalla questione di lunga data della responsabilità
per i crimini commessi contro i palestinesi.
«Un messaggio molto, molto negativo»
Mariniello ha avvertito che la tutela della CPI richiede non solo misure a
salvaguardia dell’istituzione stessa, ma anche il sostegno alle organizzazioni
palestinesi che collaborano con i meccanismi internazionali di responsabilità.
«Ciò che è necessario ora è che gli stati sostengano la Corte, ma che sostengano
anche le organizzazioni della società civile palestinese che vengono a loro
volta sanzionate a causa della loro collaborazione con la Corte», ha affermato.
Diverse organizzazioni palestinesi per i diritti umani hanno subito sanzioni da
parte degli Stati Uniti a causa della loro cooperazione con la CPI, sollevando
preoccupazioni circa la capacità dei gruppi della società civile di continuare a
documentare le violazioni e a perseguire la responsabilità di Israele.
Mariniello ha anche affrontato la possibilità che alcuni possano considerare
un’eventuale chiusura dell’indagine sulla Palestina come un mezzo per alleviare
la pressione politica sulla Corte.
Ha respinto con forza tale approccio.
«Se qualcuno ritiene che il modo migliore per salvare l’istituzione in questo
momento sia porre fine all’indagine sulla Palestina», ha ammonito, «sia
attraverso pressioni interne che esterne alla Corte, sarebbe un messaggio molto,
molto negativo».
Ha sostenuto che una decisione del genere non proteggerebbe l’istituzione, ma ne
accelererebbe invece il declino, minando i principi su cui si fonda la sua
autorità.
«Provocherebbe una distruzione più rapida dell’istituzione perché questa
perderebbe ogni credibilità e legittimità», ha affermato.
Il suo monito giunge mentre la stessa CPI ha condannato le misure di Washington
come un tentativo di ostacolare la giustizia e minare l’ordine giuridico
internazionale.
In una dichiarazione, la Corte ha affermato che le sanzioni erano volte a
ostacolare le sue operazioni e a intimidire le persone che lavorano per essa o
che collaborano con essa. La presidente della CPI, Tomoko Akane, ha assicurato
che l’istituzione continuerà a svolgere il proprio mandato in modo indipendente
e imparziale.
Anche Amnesty International ha esortato i governi a opporsi alle sanzioni,
avvertendo che Washington sta cercando di isolare e, in ultima analisi,
distruggere la Corte.
Per Mariniello, tuttavia, la priorità immediata rimane il sostegno concreto da
parte degli stati, sia per la CPI che per le organizzazioni della società civile
palestinese soggette a sanzioni a causa della loro collaborazione con
l’istituzione.
Il suo monito principale è che abbandonare l’indagine sulla Palestina nel
tentativo di preservare la Corte avrebbe esattamente l’effetto opposto:
priverebbe la Corte Penale Internazionale della credibilità e della legittimità
necessarie alla sua sopravvivenza.
Romana Rubeo è una scrittrice italiana e caporedattrice di The Palestine
Chronicle. I suoi articoli sono apparsi su numerosi quotidiani online e riviste
accademiche. Ha conseguito un master in Lingue e Letterature Straniere ed è
specializzata in traduzione audiovisiva e giornalistica.
https://substack.com/home/post/p-219646599
Traduzione a cura di AssopacePalestina
Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma
pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.