Come va ad L38Squat?
“Come va a L38Squat?”TUTT’APPO’ Allx compagnxA chi ci vuole bene A un mese dall’ultimatum di ATER per lo sgombero del sesto ponte rispondiamo pubblicamente alle domande affettuose che riceviamo ogni giorno. Qui a L38Squat stiamo bene, la stanchezza c’è ma l’energia che si è generata con la solidarietà e la vita collettiva è una vera … Leggi tutto "Come va ad L38Squat?"
April 6, 2026
L38Squat
Auguriamo a tutti un felice 4 aprile!
Rêber Apo ha creato grandi valori per tutti i popoli e per l’umanità, in particolare per il popolo curdo e per le donne, e attraverso questi valori ha iscritto il suo nome nella nobile storia dell’umanità.Ha risollevato il popolo curdo, la cui esistenza era stata negata e che è stato sottoposto a un genocidio, donandogli consapevolezza, spirito e identità, e trasformandolo in un popolo la cui esistenza non può più essere negata. Questo risultato, naturalmente, è stato raggiunto attraverso grandi sforzi, lavoro e impegno. Rêber Apo ha ottenuto questi traguardi lavorando, faticando, creando e lottando nelle condizioni più difficili e in un ambiente privo di risorse. Ha dedicato ogni minuto della sua intera vita a questa causa. Persino durante i 27 anni di prigionia a Imrali, ha mantenuto lo stesso approccio. In tal modo, ha sventato la più grande cospirazione della storia e la più dura condanna al carcere che gli fosse mai stata inflitta. Grazie al profondo sviluppo che ha raggiunto in ambito storico, sociale e intellettuale, è riuscito a coltivare la mentalità di un essere umano libero anche nelle più dure condizioni di prigionia della storia. Ha sviluppato un nuovo pensiero e un nuovo paradigma che libereranno l’umanità. Il popolo curdo ha sperimentato una nuova illuminazione attraverso la nuova ideologia e il nuovo paradigma sviluppati da Rêber Apo. Grazie a questa illuminazione a livello di coscienza e ideologia, il popolo curdo è diventato un popolo rispettato in tutto il mondo, traendo forza dal proprio dinamismo e la cui lotta funge da esempio. Questa è senza dubbio la posizione più onorevole e stimata per un popolo. Per questo motivo, il popolo curdo considera Rêber Apo come il proprio leader, ritiene la sua esistenza e la sua libertà come proprie e lo nutre un grande affetto. In particolare, le donne nutrono una profonda passione, amore e devozione per la lotta di Rêber Apo. Perché Rêber Apo ha fatto più per le donne di quanto abbiano fatto tutti gli altri leader della storia. Rêber Apo ha rifiutato l’ordine patriarcale esistente e ha adottato la libertà delle donne come principio fondamentale di vita. Ha posto agli uomini il compito di riconsiderare radicalmente se stessi, di mettere in discussione le proprie posizioni e di intraprendere una profonda trasformazione e un cambiamento basati sulla libertà delle donne. Per questo motivo, le donne vedono Rêber Apo come una figura molto vicina a loro e considerano la sua libertà come la propria. Rêber Apo ha reso un grande servizio a tutti i popoli e all’umanità attraverso il paradigma democratico, ecologico e di liberazione delle donne che ha sviluppato. Ha criticato il nazionalismo, il sessismo, il tribalismo e il settarismo, e ha fatto della convivenza paritaria dei popoli il suo principio guida. Egli ha considerato e adottato l’internazionalismo come il principio più fondamentale. Sviluppando i concetti di modernità democratica e di nazione democratica in opposizione allo Stato e alla mentalità di potenza, ha trovato una soluzione alla millenaria ricerca dell’umanità di una vita democratica e libera. Oggi in un periodo in cui la terza guerra mondiale si intensifica, Rêber Apo lancia l’«Appello per la pace e la società democratica» proponendo un nuovo modello di soluzione alternativo per l’umanità. Con questo appello storico e il nuovo manifesto che ha elaborato, ha aperto la strada a una convivenza pacifica tra i popoli attraverso un approccio di integrazione democratica, in opposizione alle politiche bellicose delle potenze egemoniche che contrappongono i popoli gli uni agli altri. Questo appello storico, lanciato da Rêber Apo, è stato accolto con favore dai popoli e dalle forze democratiche rivoluzionarie, in particolare dal popolo curdo e dalle donne. È assolutamente evidente che il successo di questo processo porterà grandi benefici al popolo curdo, alle donne, ai popoli e all’umanità intera. Ancora una volta, celebriamo il 4 aprile, compleanno di Rêber Apo, che riveste grande importanza per il nostro popolo, per le donne, per i popoli e per l’umanità, e invitiamo tutti a celebrare il 4 aprile con entusiasmo piantando alberi, come proposto da Rêber Apo. Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK
April 3, 2026
UIKI ONLUS
Auguriamo a tutti un felice 4 aprile!
Rêber Apo ha creato grandi valori per tutti i popoli e per l’umanità, in particolare per il popolo curdo e per le donne, e attraverso questi valori ha iscritto il suo nome nella nobile storia dell’umanità.Ha risollevato il popolo curdo, la cui esistenza era stata negata e che è stato sottoposto a un genocidio, donandogli consapevolezza, spirito e identità, e trasformandolo in un popolo la cui esistenza non può più essere negata. Questo risultato, naturalmente, è stato raggiunto attraverso grandi sforzi, lavoro e impegno. Rêber Apo ha ottenuto questi traguardi lavorando, faticando, creando e lottando nelle condizioni più difficili e in un ambiente privo di risorse. Ha dedicato ogni minuto della sua intera vita a questa causa. Persino durante i 27 anni di prigionia a Imrali, ha mantenuto lo stesso approccio. In tal modo, ha sventato la più grande cospirazione della storia e la più dura condanna al carcere che gli fosse mai stata inflitta. Grazie al profondo sviluppo che ha raggiunto in ambito storico, sociale e intellettuale, è riuscito a coltivare la mentalità di un essere umano libero anche nelle più dure condizioni di prigionia della storia. Ha sviluppato un nuovo pensiero e un nuovo paradigma che libereranno l’umanità. Il popolo curdo ha sperimentato una nuova illuminazione attraverso la nuova ideologia e il nuovo paradigma sviluppati da Rêber Apo. Grazie a questa illuminazione a livello di coscienza e ideologia, il popolo curdo è diventato un popolo rispettato in tutto il mondo, traendo forza dal proprio dinamismo e la cui lotta funge da esempio. Questa è senza dubbio la posizione più onorevole e stimata per un popolo. Per questo motivo, il popolo curdo considera Rêber Apo come il proprio leader, ritiene la sua esistenza e la sua libertà come proprie e lo nutre un grande affetto. In particolare, le donne nutrono una profonda passione, amore e devozione per la lotta di Rêber Apo. Perché Rêber Apo ha fatto più per le donne di quanto abbiano fatto tutti gli altri leader della storia. Rêber Apo ha rifiutato l’ordine patriarcale esistente e ha adottato la libertà delle donne come principio fondamentale di vita. Ha posto agli uomini il compito di riconsiderare radicalmente se stessi, di mettere in discussione le proprie posizioni e di intraprendere una profonda trasformazione e un cambiamento basati sulla libertà delle donne. Per questo motivo, le donne vedono Rêber Apo come una figura molto vicina a loro e considerano la sua libertà come la propria. Rêber Apo ha reso un grande servizio a tutti i popoli e all’umanità attraverso il paradigma democratico, ecologico e di liberazione delle donne che ha sviluppato. Ha criticato il nazionalismo, il sessismo, il tribalismo e il settarismo, e ha fatto della convivenza paritaria dei popoli il suo principio guida. Egli ha considerato e adottato l’internazionalismo come il principio più fondamentale. Sviluppando i concetti di modernità democratica e di nazione democratica in opposizione allo Stato e alla mentalità di potenza, ha trovato una soluzione alla millenaria ricerca dell’umanità di una vita democratica e libera. Oggi in un periodo in cui la terza guerra mondiale si intensifica, Rêber Apo lancia l’«Appello per la pace e la società democratica» proponendo un nuovo modello di soluzione alternativo per l’umanità. Con questo appello storico e il nuovo manifesto che ha elaborato, ha aperto la strada a una convivenza pacifica tra i popoli attraverso un approccio di integrazione democratica, in opposizione alle politiche bellicose delle potenze egemoniche che contrappongono i popoli gli uni agli altri. Questo appello storico, lanciato da Rêber Apo, è stato accolto con favore dai popoli e dalle forze democratiche rivoluzionarie, in particolare dal popolo curdo e dalle donne. È assolutamente evidente che il successo di questo processo porterà grandi benefici al popolo curdo, alle donne, ai popoli e all’umanità intera. Ancora una volta, celebriamo il 4 aprile, compleanno di Rêber Apo, che riveste grande importanza per il nostro popolo, per le donne, per i popoli e per l’umanità, e invitiamo tutti a celebrare il 4 aprile con entusiasmo piantando alberi, come proposto da Rêber Apo. Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK L'articolo Auguriamo a tutti un felice 4 aprile! proviene da Retekurdistan.it.
April 3, 2026
Retekurdistan.it
Al via la campagna di BDS Italia insieme alla nostra campagna contro le banche complici dei crimini di Israele
BDS Italia annuncia il lancio della campagna nazionale “Banche Complici”, inizialmente rivolta a UniCredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas – tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, tre periodici cattolici italiani che dal 2000 hanno promosso la Campagna di pressione sulle “banche armate”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in un recente documento, invita al disinvestimento da aziende produttrici di armi. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL- BNP Paribas sono coinvolte in una o più delle seguenti pratiche che supportano Israele: * Il finanziamento o l’estensione di linee di credito/prestiti a società operanti nella produzione e nella fornitura di armi a Israele e utilizzate anche nel genocidio dei palestinesi. * La sottoscrizione e/o distribuzione di Titoli di Stato Israeliani (“War Bonds”) e di titoli azionari/obbligazionari di società presenti nella lista BDS che colludono con il genocidio di Israele (tra le quali ENI e Leonardo). * L’allocazione – attraverso acquisti individuali o fondi d’investimento gestiti – di capitale proprio o dei clienti – in obbligazioni/azioni di società in settori industriali complici del genocidio di Israele, dell’occupazione e delle sue crescenti violazioni del diritto internazionale. Prima di attivarci, abbiamo chiesto alle tre banche se, in base alle loro direttive, avessero escluso operazioni riguardanti il settore degli armamenti con lo Stato di Israele. La risposta è stata evasiva o assente. I due obiettivi principali della Campagna BDS Italia Banche Complici sono: 1. Informare l’opinione pubblica e le persone di coscienza del ruolo e della complicità di queste banche italiane nel genocidio in corso, nell’occupazione, negli insediamenti coloniali e nell’incessante violazione dei diritti umani da parte di Israele in Palestina (Gaza e Cisgiordania). 2. Sollecitare azioni da parte degli attuali clienti privati e istituzionali delle banche affinché i loro risparmi e investimenti presso di esse non siano più associati a pratiche non etiche. Fino a quando tali istituti non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità, chiediamo ai clienti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici. Per contatti stampa: BDS Italia – gruppo di lavoro Embargo Militare/Banche complici: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com Segreteria Campagna di pressione “Banche armate”: campagnabanchearmate@gmail.com Per contatti BDS Italia: BDS Italia Comunicazione: bdscomunicazione@gmail.com
Lettera aperta al Presidente della Conferenza Unificata, al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, al Presidente dell’ANCI, al Presidente f.f. dell’UP
L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia differenziata. Illustrissimi, abbiamo ragione di ritenere che giovedì 2 aprile – in sede di Conferenza Unificata – si porranno le basi per un ulteriore passaggio verso il trasferimento di funzioni, per ora alle 4 Regioni attualmente richiedenti (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto), ex art. 116 3° c. Cost.  La materia è già stata esaminata criticamente in Conferenza Stato-Regioni del 5 febbraio scorso, ove sono state messe bene in luce le principali incongruenze, nonché le difformità rispetto alle prescrizioni della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale, contenute nel DDL delega 1623/24: – mancato rispetto di diversi principi costituzionali, tra cui quello di leale collaborazione tra “livelli” dello Stato; – i LEP, di competenza statale, vanno ad incidere su materie di competenza concorrente la cui attuazione grava sulle regioni; – nessuna previsione (meglio, esclusione) di specifico finanziamento in caso di trasferimento di funzioni. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che il Governo sta attualmente seguendo è, al contrario, quella di emarginare il Parlamento, lasciandolo escluso da ogni decisione, se non interlocutoria, fino al momento dell’approvazione delle Intese con legge c.d. rafforzata. L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia da parte delle Regioni su ricordate. Ci auguriamo che questa nostra richiesta possa essere inoltrata ai membri della Conferenza. Rimaniamo fiduciosi nella Vostra sensibilità istituzionale Marina Boscaino per Esecutivo dei Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Abdullah Öcalan: Il problema principale che stiamo cercando di risolvere non dovrebbe essere affrontato in modo ristretto
Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, che ha incontrato la delegazione di Imrali, ha avvertito che “il problema principale che stiamo cercando di risolvere non dovrebbe essere affrontato in modo ristretto”, sottolineando che “basiamo il nostro approccio su una soluzione incentrata sull’asse Anatolia-Mesopotamia”. La delegazione di Imrali del Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (DEM) ha rilasciato una dichiarazione in merito all’incontro con il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, avvenuto il 27 marzo. La dichiarazione contiene messaggi importanti. La dichiarazione recita: Il 27 marzo 2026, nell’ambito dei nostri colloqui in corso con il signor Abdullah Öcalan, abbiamo tenuto un incontro sull’isola di Imralı. Nel corso delle discussioni è emerso chiaramente che il processo ha raggiunto una soglia importante. A questo punto, è stato sottolineato che il percorso verso una soluzione è una questione complessa che deve essere valutata insieme alle sue dimensioni di negoziazione, volontà democratica e responsabilità storica. È stato sottolineato il dovere e la responsabilità storici assunti dalla Grande assemblea nazionale turca in questo processo; è stato affermato che a seguito della relazione della commissione, il lavoro da svolgere dovrebbe essere dotato di un quadro giuridico inclusivo e completo, senza essere dilazionato nel tempo, aspetto di vitale importanza. Dalle nostre valutazioni come delegazione è emersa una visione comune secondo cui mantenere aperti i canali di dialogo e rafforzare la politica democratica sono necessari per non perdere le opportunità storiche e affinché si concretizzi una reale volontà di soluzione. È stato ribadito ancora una volta che una società democratica è la garanzia del futuro per tutti i popoli e le fedi che vivono in Turchia. Crediamo che chiunque comprenda correttamente questo processo e lo affronti con responsabilità ne trarrà beneficio non solo nel presente, ma anche per il nostro futuro comune. La valutazione del signor Öcalan durante l’incontro può essere riassunta come segue: “Il problema principale che stiamo cercando di risolvere non dovrebbe essere affrontato in modo ristretto. Ci sono profondi piani egemonici per il Medio Oriente. Se da un lato si sono verificati alcuni sviluppi positivi, dall’altro, accanto alla dolorosa situazione in Siria, dall’altro ora anche la guerra con l’Iran è all’ordine del giorno. Nella guerra con l’Iran sono emerse tre linee: la prima è quella tra Stati Uniti e Israele; la seconda è quella guidata dal Regno Unito e da alcune forze internazionali e regionali volta a preservare lo status quo; e la terza è quella della democrazia e della coesistenza, che difendiamo attraverso il Processo di pace e società democratica che abbiamo sviluppato. Gli sviluppi in Iran hanno dimostrato ancora una volta la legittimità e l’importanza del processo in corso in Turchia. Il nostro approccio si basa su una soluzione incentrata sull’asse Anatolia-Mesopotamia. Il rapporto tra Anatolia e Mesopotamia ha profonde radici storiche. Il primo grande trattato di pace della storia è stato il Trattato di Kadesh tra Ittiti ed Egizi. Quattromila anni di storia politica in Medio Oriente hanno dimostrato che la sicurezza dell’Anatolia passa attraverso il Medio Oriente e la Mesopotamia. L’integrazione democratica esprime la partecipazione della cultura mesopotamica come entità democratica. Non abbiamo problemi con la Repubblica. Il vero problema è che la Repubblica non è democratica. La democrazia è l’unica soluzione che rafforzerà la Repubblica. Denunciare gli errori, gli eccessi e le pratiche antidemocratiche di società e paesi durante i loro periodi storici non dovrebbe essere visto come qualcosa di strano, come se si toccasse qualcosa di sacro. Bisogna dire che difendere i metodi di assimilazione con una visione positivista è come costringere un paese in un vicolo cieco. Come ho affermato nella mia telefonata del 27 febbraio, il periodo della lotta armata è terminato. Non c’è più alcuna possibilità di tornare indietro. Il processo che stiamo vivendo è una transizione verso la pace con la Repubblica Democratica. Quando il processo auspicato avrà successo, la Repubblica sarà due volte più forte. Quella che chiamiamo società democratica si basa in gran parte su una soluzione di questo tipo. Dobbiamo sviluppare una comprensione del comunitarismo e della cittadinanza che regoli in modo positivo il rapporto tra i curdi e lo Stato. Anche lo Stato deve accertarsi che non vi siano attività distruttive o minacce alla sicurezza. La partecipazione alla Repubblica deve avvenire nel rispetto dell’identità, della libertà di espressione e di pensiero, della libertà di associazione e della libertà delle donne. Questi sono ambiti di libertà validi non solo per i curdi, ma per tutti. A questo punto, ritengo importante raggiungere l’intero pubblico attraverso i canali appropriati, affinché le mie idee in merito al processo siano comprese correttamente. La soluzione per l’integrazione democratica si basa su un approccio centrato sulla società. Una soluzione incentrata sulla società richiede la democratizzazione olistica e collettiva delle strutture sociali. Delegazione Imrali del Partito DEM 31 marzo 2026
March 31, 2026
UIKI ONLUS
Abdullah Öcalan: Il problema principale che stiamo cercando di risolvere non dovrebbe essere affrontato in modo ristretto
Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, che ha incontrato la delegazione di Imrali, ha avvertito che “il problema principale che stiamo cercando di risolvere non dovrebbe essere affrontato in modo ristretto”, sottolineando che “basiamo il nostro approccio su una soluzione incentrata sull’asse Anatolia-Mesopotamia”. La delegazione di Imrali del Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (DEM) ha rilasciato una dichiarazione in merito all’incontro con il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, avvenuto il 27 marzo. La dichiarazione contiene messaggi importanti. La dichiarazione recita: Il 27 marzo 2026, nell’ambito dei nostri colloqui in corso con il signor Abdullah Öcalan, abbiamo tenuto un incontro sull’isola di Imralı. Nel corso delle discussioni è emerso chiaramente che il processo ha raggiunto una soglia importante. A questo punto, è stato sottolineato che il percorso verso una soluzione è una questione complessa che deve essere valutata insieme alle sue dimensioni di negoziazione, volontà democratica e responsabilità storica. È stato sottolineato il dovere e la responsabilità storici assunti dalla Grande assemblea nazionale turca in questo processo; è stato affermato che a seguito della relazione della commissione, il lavoro da svolgere dovrebbe essere dotato di un quadro giuridico inclusivo e completo, senza essere dilazionato nel tempo, aspetto di vitale importanza. Dalle nostre valutazioni come delegazione è emersa una visione comune secondo cui mantenere aperti i canali di dialogo e rafforzare la politica democratica sono necessari per non perdere le opportunità storiche e affinché si concretizzi una reale volontà di soluzione. È stato ribadito ancora una volta che una società democratica è la garanzia del futuro per tutti i popoli e le fedi che vivono in Turchia. Crediamo che chiunque comprenda correttamente questo processo e lo affronti con responsabilità ne trarrà beneficio non solo nel presente, ma anche per il nostro futuro comune. La valutazione del signor Öcalan durante l’incontro può essere riassunta come segue: “Il problema principale che stiamo cercando di risolvere non dovrebbe essere affrontato in modo ristretto. Ci sono profondi piani egemonici per il Medio Oriente. Se da un lato si sono verificati alcuni sviluppi positivi, dall’altro, accanto alla dolorosa situazione in Siria, dall’altro ora anche la guerra con l’Iran è all’ordine del giorno. Nella guerra con l’Iran sono emerse tre linee: la prima è quella tra Stati Uniti e Israele; la seconda è quella guidata dal Regno Unito e da alcune forze internazionali e regionali volta a preservare lo status quo; e la terza è quella della democrazia e della coesistenza, che difendiamo attraverso il Processo di pace e società democratica che abbiamo sviluppato. Gli sviluppi in Iran hanno dimostrato ancora una volta la legittimità e l’importanza del processo in corso in Turchia. Il nostro approccio si basa su una soluzione incentrata sull’asse Anatolia-Mesopotamia. Il rapporto tra Anatolia e Mesopotamia ha profonde radici storiche. Il primo grande trattato di pace della storia è stato il Trattato di Kadesh tra Ittiti ed Egizi. Quattromila anni di storia politica in Medio Oriente hanno dimostrato che la sicurezza dell’Anatolia passa attraverso il Medio Oriente e la Mesopotamia. L’integrazione democratica esprime la partecipazione della cultura mesopotamica come entità democratica. Non abbiamo problemi con la Repubblica. Il vero problema è che la Repubblica non è democratica. La democrazia è l’unica soluzione che rafforzerà la Repubblica. Denunciare gli errori, gli eccessi e le pratiche antidemocratiche di società e paesi durante i loro periodi storici non dovrebbe essere visto come qualcosa di strano, come se si toccasse qualcosa di sacro. Bisogna dire che difendere i metodi di assimilazione con una visione positivista è come costringere un paese in un vicolo cieco. Come ho affermato nella mia telefonata del 27 febbraio, il periodo della lotta armata è terminato. Non c’è più alcuna possibilità di tornare indietro. Il processo che stiamo vivendo è una transizione verso la pace con la Repubblica Democratica. Quando il processo auspicato avrà successo, la Repubblica sarà due volte più forte. Quella che chiamiamo società democratica si basa in gran parte su una soluzione di questo tipo. Dobbiamo sviluppare una comprensione del comunitarismo e della cittadinanza che regoli in modo positivo il rapporto tra i curdi e lo Stato. Anche lo Stato deve accertarsi che non vi siano attività distruttive o minacce alla sicurezza. La partecipazione alla Repubblica deve avvenire nel rispetto dell’identità, della libertà di espressione e di pensiero, della libertà di associazione e della libertà delle donne. Questi sono ambiti di libertà validi non solo per i curdi, ma per tutti. A questo punto, ritengo importante raggiungere l’intero pubblico attraverso i canali appropriati, affinché le mie idee in merito al processo siano comprese correttamente. La soluzione per l’integrazione democratica si basa su un approccio centrato sulla società. Una soluzione incentrata sulla società richiede la democratizzazione olistica e collettiva delle strutture sociali. Delegazione Imrali del Partito DEM 31 marzo 2026 L'articolo Abdullah Öcalan: Il problema principale che stiamo cercando di risolvere non dovrebbe essere affrontato in modo ristretto proviene da Retekurdistan.it.
March 31, 2026
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Alimentare il genocidio - Quando la finanza è complice
Roma, giovedì 25 marzo 2026 BDS Italia annuncia il lancio della campagna nazionale Banche Complici, inizialmente rivolta a UniCredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas - tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, tre periodici cattolici italiani che dal 2000 hanno promosso la Campagna di pressione sulle “banche armate”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), guidata da Matteo Zuppi, invita al disinvestimento da aziende produttrici di armi. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL- BNP Paribas sono coinvolte in una o più delle seguenti pratiche che supportano Israele: * Il finanziamento o l’estensione di linee di credito/prestiti a società operanti nella produzione e nella fornitura di armi a Israele e utilizzate anche nel genocidio dei palestinesi. * La sottoscrizione e/o distribuzione di Titoli di Stato Israeliani (“War Bonds”) e di titoli azionari/obbligazionari di società presenti nella lista BDS che colludono con il genocidio di Israele (tra le quali ENI e Leonardo). * L’allocazione - attraverso acquisti individuali o fondi d’investimento gestiti - di capitale proprio o dei clienti - in obbligazioni/azioni di società in settori industriali complici del genocidio di Israele, dell’occupazione e delle sue crescenti violazioni del diritto internazionale. Prima di attivarci, abbiamo chiesto alle tre banche se, in base alle loro direttive, avessero escluso operazioni riguardanti il settore degli armamenti con lo Stato di Israele. La risposta è stata evasiva o assente. I due obiettivi principali della Campagna BDS Banche Complici sono: 1. Informare l’opinione pubblica e le persone di coscienza del ruolo e della complicità di queste banche italiane nel genocidio in corso, nell’occupazione, negli insediamenti coloniali e nell’incessante violazione dei diritti umani da parte di Israele in Palestina (Gaza e Cisgiordania). 2. Sollecitare azioni da parte degli attuali clienti privati e istituzionali delle banche affinché i loro risparmi e investimenti presso di esse non siano più associati a pratiche non etiche. Fino a quando tali istituti non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità, chiediamo ai clienti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici. Contatti BDS Italia Embargo Militare: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com  Cellulare: (+39) 333-8312194 - Email: lorettamussi48@gmail.com Rosa Siciliano (Segreteria Campagna “banche armate”) - Cellulare: (+39) 339.138.0637 - Email: campagnabanchearmate@gmail.com Per ulteriori informazioni sulla Campagna BDS Italia (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) Banche Complici: bdsitalia.org Per ulteriori informazioni su La Campagna di pressione alle “banche armate”: banchearmate.org
BLOCCATI ANCHE A CAGLIARI I CONTAINER DIRETTI A ISRAELE
COMUNICATO CONGIUNTO SULLA MSC VEGA AL PORTO CANALE DI CAGLIARI  Cagliari, 26 marzo - Dopo le segnalazioni dei giorni scorsi, la lettera-diffida dell'ELSC e dell'avvocato Saltalamacchia del gruppo dí Giuristi e avvocati per la Palestina (GAP), e dopo il presidio davanti al varco del Porto Canale di Cagliari, che si è tenuto nel pomeriggio dí mercoledì 25 marzo, abbiamo ora la conferma che i 7 container sospetti trasportati dalla MSC Vega sono stati fermati e sottoposti a ispezione. A questi se ne sommano altri 4, ispezionati e bloccati, portando il numero di container fermi a 11.  Sembra quindi confermata la segnalazione arrivata dalla rete No Harbour for Genocide, questi conterrebbero acciaio di grado militare della stessa tipologia impiegata per la produzione di munizioni e proiettili d'artiglieria usati nel genocidio a Gaza.  Lo scambio di questi container tra la MSC Vega e la MSC Hoggar (che dopo altri scali e trasbordi su altra nave MSC avrebbe permesso ai container di raggiungere Israele), sarebbe dovuto avvenire in questi giorni proprio al Porto di Cagliari, dove entrambe le navi sostano in questo momento.  È un primo risultato della mobilitazione, che segue quella di Gioia Tauro, dove altri 8 container sono stati fermati e ispezionati da Dogana e guardia di finanza. Un altro passo necessario nella direzione di quello per cui lottiamo: lo stop definitivo al transito di armi e materiali di armamento diretti in Israele attraverso l'Italia, l'applicazione integrale e concreta di quanto previsto dalla legge 185/90, il ripudio della guerra, di chi la finanzia, alimenta e ne trae profitti.  La nostra mobilitazione non si ferma: vogliamo che i container siano sequestrati e che si applichi un rigido protocollo di fermo e ispezione di tutti i container diretti in Israele con carichi di merce militare o dual use.  Invitiamo tutte le realtà solidali con la Palestina e contro le guerre, a coordinarsi per proseguire insieme le prossime iniziative.  #Blocktheboat    #Noharbourforgenocide Aderiscono (in ordine alfabetico): A Foras Associazione Amicizia Sardegna-Palestina BDS Italia Comitato Sardo di Solidarietà con la Palestina European Legal Support Center Giovani Palestinesi d'Italia Global Movement To Gaza Sardegna Potere al Popolo Sardegna USB Unione Sindacale di Base
COMUNICATO 26 marzo 2026 – la Lega razzista rilancia e raddoppia
SUL CORRIERE DELLA SERA DI GIOVEDÌ 26 MARZO, IL LEGHISTA FONTANA HA SVELATO IL SUO RAZZISMO BASATO SUL ‘MODO DI PENSARE’: IL NORD “È L’AREA PIÙ MODERNA E FUNZIONALE CHE TRAINA IL RESTO DELL’ITALIA”. Il ‘modo di pensare’ sbagliato è quello dei cittadini e delle cittadine residenti nel Meridione che hanno la colpa di aver votato in massa a difesa della Costituzione e contro la manomissione di istituti di garanzia come il Consiglio Superiore della Magistratura. Dunque, il Meridione va punito con la secessione del Settentrione. “Bisogna trovare il modo di mettere il Nord, che è la parte sana e produttiva del Paese, in grado di competere con le Regioni europee più avanzate […] L’Autonomia è solo un primo passo, il nodo di fondo è che bisogna cambiare la forma dello Stato in senso federale.“ Insomma, il Meridione è una “palla al piede” e in più difende la Costituzione, allora non basta più l’autonomia differenziata; no, serve il federalismo secessionista, così le Regioni del Nord potranno unirsi alla Baviera per proteggere l’industria, “per esempio a cominciare dall’automotive”. Mai era stato così chiaro il disegno secessionista motivato dalla difesa dei padroni, degli imprenditori del Nord avanzato, quel Nord dove si sfruttano senza pietà i lavoratori e le lavoratrici delle industrie del lusso e della logistica, come dimostrano le inchieste sul Lavoro e gli Appalti del pubblico ministero milanese dott. Storari. Fontana vergogna! È evidente che la lezione del Referendum non è stata affatto compresa anzi, nel desiderio di schiacciare e delegittimare la grande vittoria del No, la Lega non solo rilancia con ancora più forza l’Autonomia differenziata, ma addirittura raddoppia, incitando ad ampliare ancor più il processo eversivo dell’Unità nazionale. Chiediamo a tutte le forze politiche, sindacali e associative che hanno tenacemente lottato per la difesa della Costituzione di reagire immediatamente con dichiarazioni, prese di posizione, interrogazioni parlamentari … in merito alle incredibili e razziste dichiarazioni del presidente della regione Lombardia Attilio Fontana e di chiederne le dimissioni. Tutti e tutte insieme dobbiamo impedire che l’Autonomia differenziata vada avanti e bloccare l’iter delle Intese. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Eni si ritira dall’offshore israeliano: una vittoria della pressione collettiva. BDS Italia: “Il boicottaggio continua”
COMUNICATO STAMPA Eni si ritira dall’offshore israeliano: una vittoria della pressione collettiva. BDS Italia: “Il boicottaggio continua” BDS Italia accoglie come un risultato politico significativo il ritiro di Eni dal consorzio Ratio Energies, che nell’ottobre 2023 aveva ottenuto dal Ministero dell’Energia di Israele sei licenze per l’esplorazione di gas nelle acque antistanti la Striscia di Gaza, in aree di competenza dello Stato palestinese. L’uscita di Eni dal progetto — che lascia come partner le società Ratio Energies e Dana Petroleum — segna un’inversione rispetto agli accordi precedentemente sottoscritti e rappresenta un effetto concreto delle campagne di denuncia, mobilitazione e boicottaggio costruite a livello nazionale e internazionale. Questo risultato conferma che la pressione dal basso è in grado di incidere sulle scelte delle multinazionali e di mettere in discussione operazioni economiche legate allo sfruttamento delle risorse nei territori palestinesi. Tuttavia, per BDS Italia, questo passo non è sufficiente. Permangono infatti gravi elementi di complicità che rendono necessario proseguire e rafforzare il boicottaggio: – Secondo Oil Change International, tra il 1° novembre 2023 e il 1° ottobre 2025 l’Italia ha fornito a Israele circa 310.000 tonnellate di petrolio raffinato a Taranto. – È tuttora attivo l’accordo tra Eni e Ithaca Energy, società controllata all’89% dalla multinazionale israeliana Delek Group, inserita dall’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani tra le imprese coinvolte nell’occupazione illegale dei territori palestinesi e nello sfruttamento delle loro risorse naturali. Alla luce di questi elementi, la posizione è chiara: il ritiro di Eni rappresenta una vittoria, ma non chiude il quadro delle responsabilità. Per questo, BDS Italia ribadisce che la campagna di boicottaggio nei confronti di Eni continua, con l’obiettivo di ottenere un disinvestimento completo da tutte le attività che contribuiscono, direttamente o indirettamente, al sistema di occupazione e sfruttamento dei Territori Palestinesi Occupati. Il boicottaggio funziona. E continuerà finché non sarà raggiunta piena giustizia per il popolo palestinese. Colpire, isolare, costringere al disimpegno: questa è la direzione. BDS Italia