La Lettera/appello della società civile alle istituzioni affinchè non sia approvata la modifica costituzionale in materia di Roma Capitale
36 associazioni e comitati, insieme a più di 60 esponenti del mondo civico, accademico, culturale, hanno inviato un appello ai parlamentari e a tutte le istituzioni coinvolte*  per chiedere di impegnarsi  per approvare una legge ordinaria per la Capitale che conferisca gli strumenti finanziari e amministrativi di cui ha bisogno, e  di non dare seguito al Disegno di legge “Modifica dell’articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale”, approvato in prima lettura alla Camera dei deputati il 29 aprile scorso[1]. Un Disegno di Legge   che intende conferire a Roma i poteri legislativi di una Regione per 11 materie, limitandone l’ambito al solo perimetro comunale, senza alcuna informazione e  confronto con la cittadinanza. Noi  firmatarie e firmatari della lettera, che nel gennaio scorso avevamo già inviato un appello[2]  al Sindaco di Roma Capitale e della Città Metropolitana Gualtieri,  al Presidente della Regione Lazio Rocca,  ai Presidenti dei Municipi e a istituzioni e partiti,  manifestando una  forte contrarietà alla   modifica costituzionale,   ancora una volta chiediamo  a tutte le forze politiche e a tutti i livelli istituzionali di  fermare il processo in corso, e di  non dare alcun contributo “costruttivo”  per modificare la Costituzione Italiana. Siamo convinti che Roma abbia  il diritto ad avere riconosciute le peculiarità come Capitale e conseguentemente anche strumenti più adeguati per affrontare la complessità delle tante  problematiche la rendono unica nel panorama nazionale. Ma riteniamo che questo possa e debba avvenire  con una legge ordinaria, che assegni  più risorse finanziarie, strutture tecniche-amministrative più adeguate a livello di presenze e profili professionali, più autonomia amministrativa e una diversa organizzazione di Comune, Città metropolitana, Municipi, con una ridistribuzione delle competenze per gli ambiti di  area vasta e di prossimità. Una legge, quindi, a nostro avviso imprescindibile,  senza la quale l’attività dell’amministrazione comunale, oltre a risultare assai più onerosa, rischierebbe di risultare inadempiente rispetto alle maggiori competenze attribuite. Il Disegno di legge costituzionale Meloni – Casellati – Calderoli attribuisce al Comune di Roma poteri legislativi su alcune   materie attualmente concorrenti Stato/Regione che diventerebbero  concorrenti Stato/Roma Capitale:  governo del territorio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali, e su alcune delle cosiddette “materie residuali”, allo stato attuale di esclusiva competenza legislativa della Regione, che diventerebbero  di esclusiva competenza di Roma Capitale: trasporto pubblico locale; polizia amministrativa locale; commercio; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa di Roma Capitale. Queste le principali criticità che vogliamo evidenziare: 1)     Il definitivo abbandono della prospettiva della Città metropolitana e di una governance di area vasta  – Dal 2014  attendiamo  la attuazione compiuta  della Città metropolitana di Roma, con  la pianificazione e la gestione di ambiti quali urbanistica,  trasporto pubblico locale, commercio, turismo, servizi e politiche sociali. Tutte materie che con il DDL costituzionale sarebbero  confinate nel perimetro comunale, con l’esclusione,  di fatto, di tutte quelle cittadine e  cittadini romani che vivono nei comuni contermini, in molti casi  espulsi dalla città per difficoltà abitative, ma che lavorano e ogni giorno si spostano nella Capitale  2)    l’accentramento di poteri legislativi nelle istituzioni comunali, l’Assemblea Capitolina e lo stesso  Sindaco,  accentramento che  senza  i contrappesi del confronto con l’amministrazione regionale,  rischia di attribuire uno smisurato potere decisionale su materie fondamentali per lo sviluppo della città – a partire dall’urbanistica – alle maggioranze politiche capitoline del momento. 3)    la mancanza di chiarezza  nei contenuti e nella tempistica rispetto a  un effettivo decentramento ai Municipi  E, soprattutto,  la totale mancanza di informazione e di dibattito pubblico su un provvedimento  che avrà ricadute concrete sulla vita della cittadinanza  e di cui la cittadinanza  non sa nulla,   concordato tra  vertici istituzionali senza alcun confronto democratico né coinvolgimento  dei Municipi, che pure avrebbero potuto e dovuto diventare le sedi della condivisione  e della partecipazione delle proposte. Un tema ridotto a slogan da campagna elettorale, ma che evidentemente non merita spiegazioni, neppure  alle elettrici e agli elettori che già si cominciano  a convocare negli incontri in vista delle prossime elezioni comunali e politiche. Infine  manifestiamo la nostra ferma contrarietà   all’inserimento del  comma, che prevede che  “La legge dello Stato può attribuire ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane ulteriori e specifiche funzioni amministrative”: inserimento che ci appare per certi versi inutile, dato che per attribuire specifiche funzioni amministrative non sono necessari  interventi  costituzionali, per altri versi preoccupante, nel caso che  preluda  al conferimento di poteri analoghi a quelli di Roma Capitale ad altre città italiane, oltretutto facendo venir meno tutta l’impalcatura retorica e normativa basata  sulla specificità  della Capitale. Considerando che la modifica costituzionale dovrà essere  adottata da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e approvata con una maggioranza dei 2/3 dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione, e che in caso contrario la legge potrà essere sottoposta a referendum popolare, chiediamo alle donne e agli uomini eletti in Parlamento dalle cittadine e dai  cittadini di impegnarsi  per approvare una legge ordinaria per la Capitale che conferisca gli strumenti finanziari e amministrativi di cui ha bisogno, e  di non rendersi complici di questo ennesimo stravolgimento della Costituzione, che ancora una volta va nella direzione  della  dissoluzione di quell’equilibrio di poteri che solo può garantire le nostre fondamenta democratiche, la tutela del patrimonio collettivo e l’uguaglianza dei diritti di tutte e di tutti. Associazione Carteinregola ARCI Roma Associazione Artù Associazione A Sud Associazione Aspettare Stanca Associazione Bianchi Bandinelli Associazione Da Sud Associazione di Quartiere Fontana Candida Associazione  IL MIO AMICO ALBERO ODV Associazione Insieme per la Curtis Draconis Associazione Mare libero litorale romano Associazione Per Roma Associazione Progetto Celio Associazione Roma Ricerca Roma Associazione Simbolo Associazione Tavoli del Porto Associazione Villa Certosa OdV Casa dei Diritti Sociali CRED (Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia) CILD (Centro di iniziativa per la Legalità Democratica) Cittadinanzattiva Lazio Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti Comitato Parchi Colombo OdV Comitato per la difesa della pineta di Villa Massimo Comitato per il Progetto Urbano San Lorenzo e la Salvaguardia del Territorio Comitato Stadio Flaminio Comitato Villa Blanc Corviale Domani Diario Romano Forum Disuguaglianze Diversità Italia Nostra Roma Rete Tutela Roma Sud e Castelli Romani Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio Urban Experience Aps VAS (Verdi Ambiente e Società) onlus WWF Roma e Area Metropolitana Ilaria Agostini, ricercatrice di urbanistica Università di Bologna Alessandro Albanesi, Presidente AGS Ella Baffoni, giornalista Paolo Berdini, urbanista Piero Bevilacqua, storico Paola Bonora, già docente ordinaria di Geografia Università di Bologna Rita Campioni, già insegnante Lucio Carbonara, urbanista Giulio Cederna, ricercatore Filippo Celata, docente  di Geografia economica, Università di Roma La Sapienza Carlo Cellamare, docente di  Urbanistica, Università di Roma La Sapienza Danilo Chirico, giornalista e scrittore Lucio Contardi, urbanista Silvano Curcio, Docente di Management dei patrimoni immobiliari e urbani, Università di Roma La Sapienza Ernesto D’Albergo Professore di Sociologia politica, Università di Roma, Sapienza Vezio De Lucia, urbanista Stefano Deliperi,  presidente Gruppo d’Intervento Giuridico Giuseppe De Marzo, economista, attivista, giornalista e scrittore Mirella Di Giovine, architetto, Università di Roma La Sapienza Marco Esposito, giornalista Anna Falcone, giurista e attivista Roberto Federici , già insegnante Sarah Gainsforth, giornalista Pietro Garau, urbanista Elena Granaglia emerita  Professoressa di Scienza delle Finanze al Dipartimento di Giurisprudenza di Roma3 Maria Pia Guermandi, coordinatrice Emergenza cultura Clara Habte, giornalista Visenta Iannicelli, già dirigente di Roma Capitale Carlo Infante, docente di Performing Media per l’innovazione territoriale – Università Mercatorum Maria Ioannilli, già docente di Tecnica Urbanistica, Università di Roma Tor Vergata Franco La Torre Susanna Le Pera, già responsabile del Servizio Carta per la Qualità di Roma Capitale Maria Cristina Lattanzi, consigliere Italia Nostra Roma Giuseppe Libutti, Avvocato Paola Loche, Naturalista Paolo Maddalena, vice Presidente emerito della Corte Costituzionale Fabio Marcelli, giurista internazionale Guido Maria Marinelli, già docente, attivista ambientale Clarice Marsano, architetto, già Ministero Beni Culturali Marina Montacutelli, storica Tomaso Montanari, storico dell’arte Marco Miccoli, vicepresidente nazionale Anppia Loretta Mussi, medico Rosanna Oliva De Conciliis, attivista per i diritti civili e. per la  parità Giorgio Osti portavoce del Coordinamento delle Associazioni per il Regolamento del Verde e del Paesaggio urbano di Roma Capitale Pancho Pardi, già Professore di Urbanistica Università di Firenze, ex Senatore Rita Paris, già Direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica Massimo Pasquini, già segretario nazionale Unione Inquilini Thaya Passarelli, Rosario Pavia, urbanista Barbara Pizzo,  professoressa Associata di Urbanistica  Università di Roma La Sapienza Enrico Puccini, Osservatorio Casa Roma Christian Raimo, insegnante scrittore Daniela Rizzo, archeologa, già Ministero Beni Culturali Paolo Salonia, già Dirigente di Ricerca CNR, Consigliere ICOMOS Italia e Vicepresidente Italia Nostra Roma. Enzo Scandurra, urbanista Maria Spina, architetto Pietro Spirito, economista dei trasporti Giancarlo Storto, urbanista Riccardo Troisi, Ricercatore Università di Tor Vergata, economista, ReOrient, Centro studi Fairwatch,Ries, Next, tra i fondatori di comune-info.net Walter Tucci, giurista e costituzionalista Massimo Villone, Professore emerito di diritto costituzionale all’Università Federico II di Napoli Vincenzo Vita, giornalista e saggista Roma, 21 maggio 2026 (*). La lettera è stata consegnata il 21 maggio malla Segreteria del Sindaco Gualtieri, alla Presidente dell’Assemblea Capitolina Celli e ai capigruppo capitolini, e inviata via email a senatori, presidenti dei gruppi della Camera, al presidente della Regione Lazio Rocca, al presidente Aurigemma e ai consiglieri regionali, ai consiglieri capitolini, ai Presidenti di Municipio e ai Presidenti dei consigli municipali. Vai a Roma Capitale,  Roma Città Metropolitana, Decentramento Municipi cronologia e materiali vai al DDL costituzionale approvato dalla Camera il 29 -4 -2026 -------------------------------------------------------------------------------- [1] Il Disegno di legge ha ottenuto i voti favorevoli della maggioranza e di Azione,  i voti contrari di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento 5 Stelle e l’astensione dei parlamentari del Partito Democratico e di Italia Viva. [2] vedi L’Appello: Poteri di Roma Capitale, l’altra riforma costituzionale che avanza senza nessun coinvolgimento dei cittadini del  20 gennaio 2026 https://www.carteinregola.it/lappello-poteri-di-roma-capitale-laltra-riforma-costituzionale-che-avanza-senza-nessun-coinvolgimento-dei-cittadini/ FacebookEmailCondividi NAVIGAZIONE ARTICOLI
Trasmissione su Radio Onda Rossa dedicata al Kurdistan e al Confederalismo democratico
Informiamo che Rete Kurdistan ha avviato una trasmissione settimanale su Radio On Rossa radio romana di movimento, dedicata al Kurdistan e alle esperienze del Confederalismo democratico. La trasmissione “Kilame Azadì – Il Canto della libertà” è ascoltabile, oltre che in diretta ogni giovedì (ore 19-20) sulle frequenze 87.9, in streaming e scaricare le registrazioni delle puntate dal sito Ondarossa.info (https://www.ondarossa.info/trx/kilame-azadi). L’iniziativa ha gli obiettivi diffondere informazioni corrette ed aggiornate verso un pubblico vasto e di rafforzare l’interazione ed il coinvolgimento delle strutture e soggettività che collaborano con Rete Kurdistan Italia. Il palinsesto: 1. Fatto della settimana, 2. Osservatorio (Kurdistan siriano, iracheno, turco e iraniano), 3. Approfondimento 5. Buone notizie 6. Iniziative e Strutture di Rete Kurdistan. E’ possibile segnalare alla redazione kilameazadi@ondarossa.info articoli e iniziative locali. Saluti solidali. La redazione L'articolo Trasmissione su Radio Onda Rossa dedicata al Kurdistan e al Confederalismo democratico proviene da Retekurdistan.it.
May 16, 2026
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Abbracciare la lingua curda significa abbracciare l’identità curda
Il 15 maggio si celebra la Giornata della lingua curda, in cui porgiamo i nostri auguri a tutto il popolo curdo e ai suoi amici internazionali. Il curdo è una delle lingue più antiche e ancora vive dell’umanità. Elementi fondamentali della cultura umana sono sempre stati veicolati attraverso questa lingua. Oggi sono in atto numerosi tentativi di assimilare la lingua curda, con l’obiettivo di sottoporre il popolo curdo al genocidio. Ciò rappresenta lo sradicamento di una delle culture fondanti dell’umanità. Pertanto, il genocidio della lingua curda e del popolo curdo costituisce un attacco contro l’intera umanità. Il curdo, parlato per migliaia di anni in un’area geografica vastissima, è oggi confinato in una zona ristretta da stati colonialisti genocidi. A tal punto che il kirmancki-dimili, uno dei primi dialetti curdi ampiamente diffusi, è giunto sull’orlo dell’estinzione. Tutti questi fatti dimostrano la natura della politica di genocidio attuata contro il popolo curdo e la lingua curda. Non molto tempo fa, il divieto di predicare in curdo a Bakur [nel Kurdistan settentrionale] e il tentativo di sradicare l’istruzione curda nel Rojava sono manifestazioni concrete e quotidiane della pressione esercitata sulla lingua curda. Attualmente, l’assimilazione più intensa della lingua curda si sta verificando nel Bakur. Lo Stato turco non solo vieta l’istruzione nella lingua madre, ma utilizza anche le tecnologie della comunicazione e dell’informazione per accelerare l’assimilazione della lingua curda. L’esistenza di un’emittente come TRT Kurdî e il lieve allentamento della pressione sulla lingua curda in alcune aree vengono utilizzati per mascherare l’assimilazione che sta distruggendo la lingua curda. L’assimilazione mirata alla lingua curda è aumentata esponenzialmente rispetto al passato, grazie ai nuovi strumenti di assimilazione impiegati dallo Stato. È in corso un vero e proprio genocidio linguistico. Sebbene lo Stato turco si riferisca occasionalmente ai cosiddetti “nostri fratelli curdi”, la sua politica di genocidio dei curdi non è stata abbandonata. I curdi continuano a non esistere nell’ordinamento giuridico turco. Ciò equivale alla completa cancellazione dei curdi sotto ogni aspetto. Finché la presenza curda rimarrà in questo stato, anche se si afferma che i curdi esistono di fatto, ciò non impedirà l’assimilazione della lingua curda o il genocidio dei curdi. Di fatto queste affermazioni servono da copertura per il meccanismo di assimilazione e genocidio in atto. La politica relativa alla lingua curda rimane improntata all’assimilazione distruttiva. Tuttavia, i curdi non sono più i curdi di un tempo. Attraverso la lotta che conducono da decenni, i curdi sono riusciti ad affermare la propria esistenza. Questa affermazione si sta sviluppando – e deve svilupparsi – anche nella rivendicazione della proprietà della propria lingua. Senza attendere che lo Stato accetti l’istruzione nella lingua madre, l’intero popolo curdo deve impegnarsi in una campagna educativa per far rivivere la lingua curda e garantire che venga parlata ovunque, proprio come la parlavano le nostre madri e i nostri antenati. La lotta per restituire alla lingua curda la sua antica vitalità deve essere condotta parallelamente alla lotta per la libertà in ogni ambito. È dovere di ogni istituzione curda assumersi la responsabilità dell’insegnamento e della diffusione della lingua. A tal fine, è necessario dare risposta alle esigenze del nostro popolo attraverso la creazione di istituzioni linguistiche. Oltre alle comunità da istituire in ambito sociale, è opportuno moltiplicare le comunità linguistiche ovunque. L’uso del curdo in tutte le istituzioni e attività, in particolare in ambito culturale, artistico e letterario, dovrebbe essere considerato una lotta contro l’assimilazione. L’affermazione di Rêber Apo, secondo cui “abbracciare la lingua curda significa abbracciare l’identità curda”, deve essere adottata come principio guida da ogni istituzione. La promozione della lingua curda dovrebbe essere considerata anche una dimensione importante della lotta nell’ambito del processo di pace e di costruzione di una società democratica. La lotta per la pace e per una società democratica raggiunge il successo quando ogni istituzione e ogni iniziativa adempie alle proprie responsabilità al meglio delle proprie capacità. L’appello alla pace e alla società democratica si realizza non solo grazie agli sforzi di Rêber Apo [il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan], del nostro movimento e di alcune strutture, ma anche grazie agli sforzi e alle lotte dell’intero popolo curdo, di tutte le strutture organizzative e di tutte le forze democratiche. Anche gli sforzi relativi alla lingua curda dovrebbero essere considerati parte di questa lotta e dovrebbero essere prioritari e sviluppati ovunque. Co-presidenza del consiglio esecutivo della KCK L'articolo Abbracciare la lingua curda significa abbracciare l’identità curda proviene da Retekurdistan.it.
May 15, 2026
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Abbracciare la lingua curda significa abbracciare l’identità curda
Il 15 maggio si celebra la Giornata della lingua curda, in cui porgiamo i nostri auguri a tutto il popolo curdo e ai suoi amici internazionali. Il curdo è una delle lingue più antiche e ancora vive dell’umanità. Elementi fondamentali della cultura umana sono sempre stati veicolati attraverso questa lingua. Oggi sono in atto numerosi tentativi di assimilare la lingua curda, con l’obiettivo di sottoporre il popolo curdo al genocidio. Ciò rappresenta lo sradicamento di una delle culture fondanti dell’umanità. Pertanto, il genocidio della lingua curda e del popolo curdo costituisce un attacco contro l’intera umanità. Il curdo, parlato per migliaia di anni in un’area geografica vastissima, è oggi confinato in una zona ristretta da stati colonialisti genocidi. A tal punto che il kirmancki-dimili, uno dei primi dialetti curdi ampiamente diffusi, è giunto sull’orlo dell’estinzione. Tutti questi fatti dimostrano la natura della politica di genocidio attuata contro il popolo curdo e la lingua curda. Non molto tempo fa, il divieto di predicare in curdo a Bakur [nel Kurdistan settentrionale] e il tentativo di sradicare l’istruzione curda nel Rojava sono manifestazioni concrete e quotidiane della pressione esercitata sulla lingua curda. Attualmente, l’assimilazione più intensa della lingua curda si sta verificando nel Bakur. Lo Stato turco non solo vieta l’istruzione nella lingua madre, ma utilizza anche le tecnologie della comunicazione e dell’informazione per accelerare l’assimilazione della lingua curda. L’esistenza di un’emittente come TRT Kurdî e il lieve allentamento della pressione sulla lingua curda in alcune aree vengono utilizzati per mascherare l’assimilazione che sta distruggendo la lingua curda. L’assimilazione mirata alla lingua curda è aumentata esponenzialmente rispetto al passato, grazie ai nuovi strumenti di assimilazione impiegati dallo Stato. È in corso un vero e proprio genocidio linguistico. Sebbene lo Stato turco si riferisca occasionalmente ai cosiddetti “nostri fratelli curdi”, la sua politica di genocidio dei curdi non è stata abbandonata. I curdi continuano a non esistere nell’ordinamento giuridico turco. Ciò equivale alla completa cancellazione dei curdi sotto ogni aspetto. Finché la presenza curda rimarrà in questo stato, anche se si afferma che i curdi esistono di fatto, ciò non impedirà l’assimilazione della lingua curda o il genocidio dei curdi. Di fatto queste affermazioni servono da copertura per il meccanismo di assimilazione e genocidio in atto. La politica relativa alla lingua curda rimane improntata all’assimilazione distruttiva. Tuttavia, i curdi non sono più i curdi di un tempo. Attraverso la lotta che conducono da decenni, i curdi sono riusciti ad affermare la propria esistenza. Questa affermazione si sta sviluppando – e deve svilupparsi – anche nella rivendicazione della proprietà della propria lingua. Senza attendere che lo Stato accetti l’istruzione nella lingua madre, l’intero popolo curdo deve impegnarsi in una campagna educativa per far rivivere la lingua curda e garantire che venga parlata ovunque, proprio come la parlavano le nostre madri e i nostri antenati. La lotta per restituire alla lingua curda la sua antica vitalità deve essere condotta parallelamente alla lotta per la libertà in ogni ambito. È dovere di ogni istituzione curda assumersi la responsabilità dell’insegnamento e della diffusione della lingua. A tal fine, è necessario dare risposta alle esigenze del nostro popolo attraverso la creazione di istituzioni linguistiche. Oltre alle comunità da istituire in ambito sociale, è opportuno moltiplicare le comunità linguistiche ovunque. L’uso del curdo in tutte le istituzioni e attività, in particolare in ambito culturale, artistico e letterario, dovrebbe essere considerato una lotta contro l’assimilazione. L’affermazione di Rêber Apo, secondo cui “abbracciare la lingua curda significa abbracciare l’identità curda”, deve essere adottata come principio guida da ogni istituzione. La promozione della lingua curda dovrebbe essere considerata anche una dimensione importante della lotta nell’ambito del processo di pace e di costruzione di una società democratica. La lotta per la pace e per una società democratica raggiunge il successo quando ogni istituzione e ogni iniziativa adempie alle proprie responsabilità al meglio delle proprie capacità. L’appello alla pace e alla società democratica si realizza non solo grazie agli sforzi di Rêber Apo [il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan], del nostro movimento e di alcune strutture, ma anche grazie agli sforzi e alle lotte dell’intero popolo curdo, di tutte le strutture organizzative e di tutte le forze democratiche. Anche gli sforzi relativi alla lingua curda dovrebbero essere considerati parte di questa lotta e dovrebbero essere prioritari e sviluppati ovunque. Co-presidenza del consiglio esecutivo della KCK
May 15, 2026
UIKI ONLUS
CS 14 maggio 2026 – Dalla commissione Affari Costituzionali iniziano le procedure sull’autonomia differenziata presso le Camere
I Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti avevano già lanciato un grido d’allarme quando il ministro Calderoli aveva trasmesso alle Camere lo schema delle preintese con le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria per devolvere loro la potestà legislativa in quattro materie: protezione civile, professioni, previdenza complementare e sanità. Il ministro leghista Calderoli – come suo costume – spinge sull’acceleratore per siglare le Intese, che porteranno a prime forme di una secessione che parte da qui e si articolerà materia per materia, ambito per ambito, fino alla disgregazione dell’unità della Repubblica. Sta avvenendo un baratto vergognoso nella maggioranza del governo Meloni: la Lega appoggia lo scempio della legge elettorale maggioritaria e FdI dà il via libera ai processi di regionalismo competitivo e conflittuale. I tempi sono dettati dal Governo al Parlamento. Entro luglio, infatti, dovranno essere licenziati gli atti di indirizzo delle Camere – a cui, peraltro, il Governo non è tenuto ad attenersi; poi Governo e Regioni predisporranno le intese, una per ciascuna regione; infine, il disegno di legge, con allegate le Intese, sarà inviato alle Camere. Il Parlamento avrà una grande responsabilità e possibilità di intervento alla luce della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale: potrà emendare il ddl e sarà la regione, eventualmente insoddisfatta, a dover riprendere il negoziato col Governo. Si creerà uno spazio politico di lotta che non sarà lasciato vuoto e soprattutto un tempo utile a portare la discussione pubblica sui territori. Di che materie trattano le preintese? A sentire il ministro Calderoli, di materie che non toccano i livelli essenziali di prestazione (LEP) relativi ai diritti sociali e civili; altro discorso per la sanità, materia inequivocabilmente fondamentale, coinvolgendo il diritto alla salute: essa viene devoluta perché regolata dai livelli essenziali di assistenza (LEA). Come spesso accade le iniziative legislative del ministro Calderoli generano una grande confusione normativa; infatti, mentre al Senato è in discussione il ddl sui LEP (AS 1623), contemporaneamente, con queste preintese, si devolvono alle Regioni importanti competenze nella sanità, materia che – invece – richiederebbe una ridefinizione politica democratica dei suoi livelli di prestazione, regolati oggi da misure amministrative. Un altro passo avanti verso il suo definitivo smembramento e la differenziazione del diritto alla salute sulla base del certificato di residenza. Lo schema delle quattro preintese è illegittimo: mentre lo stesso articolo 116, terzo comma, pone come condizione necessaria della devoluzione l’individuazione di ragioni specifiche della differenziazione, le preintese prevedono per le quattro Regioni la devoluzione delle stesse identiche quattro materie. Sono il Piemonte, la Liguria, la Lombardia, il Veneto Regioni identiche per popolazione, livelli produttivi, caratteristiche socio-economiche? La Corte Costituzionale, nella sentenza 192/2024, ha ribadito che occorrono, per procedere con la devoluzione, motivazioni e analisi specifiche funzione per funzione e territorio per territorio e ha esplicitamente ribadito che non si possono e non si devono trasferire materie, ma singole funzioni. Invece, con le preintese, si vogliono predisporre trasferimenti di competenze relative ad ambiti legislativi complessivi come la gestione della previdenza complementare, che attiene al diritto alla pensione e alla gestione del risparmio (materie di rango costituzionale!); la determinazione differenziata per territorio delle tariffe sanitarie, che tocca l’art. 32 della Costituzione; il riconoscimento delle qualifiche estere e la formazione professionale, che sono ambiti disciplinati a livello nazionale e di Unione europea; infine, la protezione civile, materia che può riguardare addirittura l’esercizio della libertà di movimento. I Comitati contro ogni autonomia differenziata hanno indetto, per il 6 giugno, un’assemblea nazionale a Napoli nella sede della Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria – v. Vittorio Emanuele III, 310 – Castel Nuovo (Maschio Angioino) per mobilitare le forze associative, sindacali e politiche. E’ necessario denunciare la “secessione dei ricchi”, perseguita attraverso l’AS 1623 e le Intese, e organizzare mobilitazioni e iniziative per contrastare e battere questo disegno di ulteriore divisione territoriale e sociale del Paese; per impedire la rottura dell’unità della Repubblica, a difesa dei diritti sociali e civili, e dell’uguaglianza tra tutti/e i/le cittadini/e. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l ’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Un primo passo verso gli appalti etici nel Comune di Bologna
Aggiornato il patto di integrità che impegna le aziende che partecipano a gare d'appalto a rispettare i diritti umani, ma servono clausole più stringenti. Il 10 marzo scorso il Comune di Bologna, con una determinazione dirigenziale, ha aggiornato il patto di integrità in materia di contratti pubblici che gli operatori economici partecipanti a procedure di affidamento, inclusi gli appalti, devono sottoscrivere. Questo aggiornamento introduce un impegno a “dichiarare di rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti” da parte di tutti gli operatori economici coinvolti nella catena di approvvigionamento, inclusi anche i subappaltatori. In caso di violazione del patto di integrità, è prevista l’esclusione delle imprese dalla procedura di affidamento e la risoluzione del contratto stesso. Questo aggiornamento del patto di integrità costituisce un primo passo importante, anche se tardivo e parziale, verso l’introduzione di misure concrete per l’attuazione di una politica di appalti etici, come richiesto dall’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale il 22 aprile 2024. Nell’ordine del giorno si invitavano il sindaco e la giunta “ad adottare una politica di appalti etici (PAE) che tenga conto del coinvolgimento degli offerenti e dei membri della sua entità economica in gravi violazioni dei diritti umani e/o del diritto internazionale (ad esempio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità) e che consenta quindi al Comune di Bologna di escludere tali soggetti”. Mentre riconosciamo che il Comune di Bologna, tra gli enti territoriali che in Italia hanno approvato risoluzioni sugli appalti etici, è stato il primo ad approvare una misura concreta per l’attuazione, muovendosi nella giusta direzione per adempiere agli obblighi previsti dal diritto internazionale, non possiamo non rilevare delle carenze che potrebbero indebolire la sua efficacia. Questo provvedimento, che arriva ben due anni dopo l’approvazione dell’ordine del giorno, recepisce solo in parte l’invito del Consiglio Comunale e le richieste della società civile che aveva avanzato suggerimenti concreti sulle misure di attuazione di una politica di appalti etici. Il confronto avviato con il coordinamento cittadino “Bologna per la Palestina” su questi temi è stato inspiegabilmente interrotto dal Comune diversi mesi fa. Pur consapevoli dei limiti imposti dalla legislazione sugli appalti vigente, riteniamo che il Patto di integrità dovrebbe includere clausole più stringenti, compatibili con il quadro giuridico esistente, volte a escludere dalle procedure relative ai contratti pubblici quelle imprese chiaramente coinvolte in violazioni gravi o sistematiche dei diritti umani e del diritto internazionale. A questo proposito riteniamo necessari come minimo: * Un’esplicita menzione del coinvolgimento delle imprese in violazioni del diritto internazionale, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Aggiungere un riferimento diretto ai crimini sopra menzionati rafforzerebbe i criteri di esclusione di aziende che operano in contesti di occupazione illegale o coinvolte in crimini come quelli commessi da Israele contro il popolo palestinese. * Un riferimento esplicito ai Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani che richiedono agli Stati di far rispettare i diritti umani da parte delle aziende (Principio 1) e di promuovere i diritti umani attraverso gli appalti pubblici (Principio 6). Oltre agli Stati anche Comuni, Regioni e altri enti pubblici sono tenuti a prevenire le violazioni dei diritti umani da parte di attori privati, adottando politiche e procedure di appalti pubblici che garantiscano che le imprese che partecipano alle gare non contribuiscano a violazioni dei diritti umani e umanitari. L’adozione di una politica di appalti etici da parte di Comuni, Regioni e altri enti pubblici risponde quindi non solo a una responsabilità etica, ma anche all’obbligo giuridico  ai sensi del diritto internazionale degli Stati e dei loro organi di evitare di favorire e contribuire a gravi violazioni dei diritti umani e gravi crimini internazionali ovunque nel mondo, inclusi quelli perpetrati nei confronti del popolo palestinese dal regime israeliano di colonialismo di insediamento, di occupazione illegale e di apartheid. Crediamo che il Comune di Bologna per accertare la reale efficacia delle misure adottate in applicazione dell’ordine del giorno sugli appalti etici approvato dal Consiglio Comunale dovrebbe verificare se queste avrebbero potuto permettere l’esclusione dagli appalti di imprese coinvolte in palesi violazioni di diritti umani e del diritto internazionale, come Alstom e Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles (CAF) che beneficiano attualmente di contratti legati alla realizzazione delle linee del tram a Bologna. Alstom, parte del raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) che si è aggiudicato gli appalti per la costruzione della Linea Rossa e per la Linea Verde, è stata inclusa dal 2020 al 2025 nel database delle Nazioni Unite che elenca imprese coinvolte in attività economiche nelle colonie illegali israeliane nei Territori Palestinesi Occupati. CAF, che ha vinto un contratto per la fornitura di 60 tram, è tuttora inclusa nel database delle Nazioni Unite aggiornato al 2025 in quanto sta partecipando a progetti per l'espansione della rete ferroviaria che serve le colonie illegali israeliane. Questi casi sono un esempio di come, in assenza di politiche etiche di appalto e di misure di attuazione efficaci, aziende notoriamente coinvolte in violazioni di diritti umani e diritto internazionale possano impunemente trarre profitto da appalti pubblici, finanziati dalle tasse dei cittadini. Adottare una politica di appalti pubblici etici significa utilizzare il potere d'acquisto pubblico in modo coerente con i principi morali, agendo con integrità, equità e responsabilità, affinché fondi pubblici sostengano solo fornitori che rispettano i diritti umani e il diritto internazionale ed evitino pratiche che danneggiano le persone, le comunità locali o l'ambiente. Come BDS Italia continueremo a batterci per chiedere a Comuni, Regioni e altri enti pubblici di adottare provvedimenti, inclusa una politica di appalti etici, per interrompere ogni tipo di relazione con istituzioni israeliane e con aziende responsabili o complici di gravi violazioni dei diritti umani, inclusi crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, e del diritto internazionale.  BDS Bologna Gruppo di lavoro Enti Territoriali - BDS Italia
L38Squat notre amour
Con L38 è stato amore a prima vista, senza dubbi, senza alcuna esitazione. E l’amore è stato proprio in quello sguardo che ciascun aveva costruito nel corso del tempo, sugli accadimenti e sulle possibilità. Uno sguardo nato da percorsi e punti di vista diversi, anche distanti fisicamente, e che ad un certo punto ci ha […]
Scendiamo in piazza il 1° maggio!
Celebriamo il 1° maggio, giorno di solidarietà e lotta per tutti i lavoratori, le donne, i giovani e tutti i popoli in generale. Rendiamo omaggio alla loro lotta contro la modernità capitalista e tutte le forze oppressive con lo spirito del 1° maggio. Allo stesso tempo, commemoriamo con gratitudine e rispetto tutti i martiri che hanno contribuito a rendere il 1° maggio ciò che è oggi, in particolare i martiri del 1° maggio 1977. Ci avviciniamo al 1° maggio nel pieno del processo di pace e di costruzione di una società democratica in Turchia e nel Kurdistan settentrionale. In Medio Oriente, stiamo entrando in un periodo segnato dall’intensità della Terza Guerra Mondiale, mentre la regione attraversa un riallineamento politico. È evidente che entro il 2026 la guerra in Medio Oriente e nel mondo continuerà a svilupparsi in modo multidimensionale. Il futuro della Turchia e del Kurdistan dipenderà dall’andamento del processo di pace e di creazione di una società democratica e dallo stato della terza guerra mondiale. Indubbiamente, la lotta dei nostri popoli avrà un impatto decisivo su questo. Non esiste più una realtà in cui gli equilibri politici nel mondo e in Medio Oriente siano determinati unicamente dalle potenze egemoniche. Viviamo in un’epoca in cui il futuro dell’umanità, sia a livello globale che in Medio Oriente, sarà plasmato dalle lotte dei popoli. Noi la chiamiamo “l’era dei popoli”. Il popolo curdo non è più quello di cento anni fa. Grazie alla loro lotta, soprattutto negli ultimi 50 anni, i curdi hanno acquisito un significativo potere politico e sociale nelle quattro regioni del Kurdistan, in particolare nel Kurdistan settentrionale, nonché all’estero. Oggi esiste una realtà sociale curda organizzata. Grazie a questa posizione, i curdi sono diventati una forza in grado di influenzare gli sviluppi politici in Medio Oriente. Il popolo curdo si avvicina al 1° maggio forte di questa solidità organizzativa e politica. Nello spirito del Primo Maggio, che incarna la fratellanza tra i popoli e il concetto di nazione democratica, il popolo curdo mira a creare una Turchia democratica e un Medio Oriente democratico attraverso una lotta comune. L’appello del 27 febbraio costituisce un programma per la risoluzione della questione curda e la democratizzazione della Turchia. I destinatari di questo appello non sono solo il popolo curdo, ma anche i popoli della Turchia. In quest’ottica, anche le forze democratiche turche hanno la responsabilità di lavorare per il successo del programma di pace e società democratica. Il 1° maggio 2026 dovrebbe essere l’occasione in cui il popolo curdo e tutte le forze democratiche in Turchia si uniscono in una posizione comune e lottano per la democratizzazione della Turchia. A tal fine, il 1° maggio 2026 deve trasformarsi in una piattaforma in cui venga accolto l’appello alla pace e alla società democratica e venga dimostrata una volontà collettiva di lotta. La lotta per la pace e per una società democratica è anche una lotta per una società socialista democratica. Rêber Apo ha lanciato l’Appello per la Pace e la Società Democratica da una prospettiva socialista democratica. È proprio la linea del socialismo democratico che ha permesso a Rêber Apo di formulare tale appello. Rêber Apo si propone di dare vita ai valori insiti nello spirito del 1° maggio, ovvero alla comprensione del socialismo democratico e all’Appello per la Pace e la Società Democratica. Il 1° maggio 2026 rappresenta un’opportunità storica per il popolo turco. Se il popolo curdo e tutte le forze democratiche in Turchia si approprieranno del Processo di Pace e Società Democratica – che mira a risolvere la questione curda e a democratizzare la Turchia – e dimostreranno una volontà comune di lottare nelle piazze del 1° maggio, allora il 1° maggio 2026 passerà alla storia come il giorno che ha portato democrazia e libertà. A tal fine, invitiamo tutti i curdi a unirsi al popolo turco nel riempire le piazze del 1° maggio con lo spirito del Newroz e ad innalzare la bandiera della lotta che porterà alla realizzazione della società democratica e del socialismo. Lunga vita al Newroz, lunga vita al 1° maggio! Lunga vita alla fratellanza dei popoli e alla lotta comune! Lunga vita al socialismo democratico! Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK
May 1, 2026
UIKI ONLUS
No alla guerra e no alla corsa agli armamenti: insieme per la pace, la libertà e una vita dignitosa
Viviamo in un’epoca in cui coloro che detengono il potere impongono le proprie leggi in ogni settore della società. Nella sua ricerca del massimo profitto, la modernità capitalista ha distrutto i valori dell’umanità, approfondito l’individualismo e l’egoismo, e portato la vita sull’orlo dell’abisso attraverso la devastazione ecologica. Né la società né la natura possono più sopportare questo sistema di sfruttamento. È quindi necessario costruire un modo di vivere democratico, comunitario, egualitario, libero ed ecologico. Il cammino verso questo obiettivo passa per l’unità e la solidarietà nello spirito del Primo Maggio, così come per l’organizzazione collettiva della lotta dei lavoratori, delle donne e dei popoli. La questione curda e la questione palestinese non sono problemi casuali, ma il prodotto e uno strumento di dominio della modernità capitalista. La questione curda è infatti il risultato della Prima guerra mondiale e della creazione, da parte delle potenze occidentali, di Turchia, Iran, Iraq e Siria. Oggi, a più di un secolo di distanza, questi Stati-nazione stanno entrando sempre più in crisi. Il loro attaccamento a dittatura, autocrazia e teocrazia li ha condotti in un profondo vicolo cieco. Nonostante ciò, decenni di privazione dei diritti, negazione e oppressione non sono riusciti a mettere a tacere il popolo curdo. I 47 anni di lotta per la libertà del popolo curdo hanno dimostrato che un popolo può affermarsi anche senza l’aiuto degli Stati. I curdi in tutte le parti del Kurdistan si stanno impegnando per una soluzione democratica e pacifica. Il riconoscimento della realtà curda può aprire la strada alla democratizzazione e alla stabilità interna in Turchia, Iran, Iraq e Siria, indebolendo al contempo le basi dell’intervento esterno. Infatti, la questione curda irrisolta è al centro della crisi politica e sociale di questi Stati. Mentre questi Stati avanzano in una folle corsa agli armamenti, Abdullah Öcalan, insieme al Movimento di Liberazione Curdo, ha posto fine alla lotta armata e messo al centro la strategia della politica democratica. Nell’ultimo anno, si è assunto una grande responsabilità storica per aprire la strada a una pace giusta attraverso il dialogo con lo Stato turco. La pace tra il popolo curdo e lo Stato turco può dare nuova speranza all’intero Medio Oriente. Il successo di questi sforzi di pace avrebbe infatti effetti positivi anche su Iran, Iraq e Siria. Il Kurdistan ha il potenziale per cambiare il corso distruttivo del Medio Oriente. La lotta dei lavoratori è anche una lotta contro l’oppressione delle donne, la distruzione ambientale, l’ostilità verso i rifugiati, lo sfruttamento dei popoli e la repressione di fedi, culture e identità. La lotta per il socialismo democratico, con la libertà delle donne al suo centro, costituisce la continuazione viva dell’eredità del Primo Maggio. Per questo oggi dobbiamo unirci con più forza, agire insieme e costruire un’alleanza internazionale degli oppressi contro la modernità capitalista. La lotta comune per la pace, la libertà e una vita dignitosa è la via fondamentale del nostro tempo.   Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia 1° maggio 2026
May 1, 2026
UIKI ONLUS
Scendiamo in piazza il 1° maggio!
Celebriamo il 1° maggio, giorno di solidarietà e lotta per tutti i lavoratori, le donne, i giovani e tutti i popoli in generale. Rendiamo omaggio alla loro lotta contro la modernità capitalista e tutte le forze oppressive con lo spirito del 1° maggio. Allo stesso tempo, commemoriamo con gratitudine e rispetto tutti i martiri che hanno contribuito a rendere il 1° maggio ciò che è oggi, in particolare i martiri del 1° maggio 1977. Ci avviciniamo al 1° maggio nel pieno del processo di pace e di costruzione di una società democratica in Turchia e nel Kurdistan settentrionale. In Medio Oriente, stiamo entrando in un periodo segnato dall’intensità della Terza Guerra Mondiale, mentre la regione attraversa un riallineamento politico. È evidente che entro il 2026 la guerra in Medio Oriente e nel mondo continuerà a svilupparsi in modo multidimensionale. Il futuro della Turchia e del Kurdistan dipenderà dall’andamento del processo di pace e di creazione di una società democratica e dallo stato della terza guerra mondiale. Indubbiamente, la lotta dei nostri popoli avrà un impatto decisivo su questo. Non esiste più una realtà in cui gli equilibri politici nel mondo e in Medio Oriente siano determinati unicamente dalle potenze egemoniche. Viviamo in un’epoca in cui il futuro dell’umanità, sia a livello globale che in Medio Oriente, sarà plasmato dalle lotte dei popoli. Noi la chiamiamo “l’era dei popoli”. Il popolo curdo non è più quello di cento anni fa. Grazie alla loro lotta, soprattutto negli ultimi 50 anni, i curdi hanno acquisito un significativo potere politico e sociale nelle quattro regioni del Kurdistan, in particolare nel Kurdistan settentrionale, nonché all’estero. Oggi esiste una realtà sociale curda organizzata. Grazie a questa posizione, i curdi sono diventati una forza in grado di influenzare gli sviluppi politici in Medio Oriente. Il popolo curdo si avvicina al 1° maggio forte di questa solidità organizzativa e politica. Nello spirito del Primo Maggio, che incarna la fratellanza tra i popoli e il concetto di nazione democratica, il popolo curdo mira a creare una Turchia democratica e un Medio Oriente democratico attraverso una lotta comune. L’appello del 27 febbraio costituisce un programma per la risoluzione della questione curda e la democratizzazione della Turchia. I destinatari di questo appello non sono solo il popolo curdo, ma anche i popoli della Turchia. In quest’ottica, anche le forze democratiche turche hanno la responsabilità di lavorare per il successo del programma di pace e società democratica. Il 1° maggio 2026 dovrebbe essere l’occasione in cui il popolo curdo e tutte le forze democratiche in Turchia si uniscono in una posizione comune e lottano per la democratizzazione della Turchia. A tal fine, il 1° maggio 2026 deve trasformarsi in una piattaforma in cui venga accolto l’appello alla pace e alla società democratica e venga dimostrata una volontà collettiva di lotta. La lotta per la pace e per una società democratica è anche una lotta per una società socialista democratica. Rêber Apo ha lanciato l’Appello per la Pace e la Società Democratica da una prospettiva socialista democratica. È proprio la linea del socialismo democratico che ha permesso a Rêber Apo di formulare tale appello. Rêber Apo si propone di dare vita ai valori insiti nello spirito del 1° maggio, ovvero alla comprensione del socialismo democratico e all’Appello per la Pace e la Società Democratica. Il 1° maggio 2026 rappresenta un’opportunità storica per il popolo turco. Se il popolo curdo e tutte le forze democratiche in Turchia si approprieranno del Processo di Pace e Società Democratica – che mira a risolvere la questione curda e a democratizzare la Turchia – e dimostreranno una volontà comune di lottare nelle piazze del 1° maggio, allora il 1° maggio 2026 passerà alla storia come il giorno che ha portato democrazia e libertà. A tal fine, invitiamo tutti i curdi a unirsi al popolo turco nel riempire le piazze del 1° maggio con lo spirito del Newroz e ad innalzare la bandiera della lotta che porterà alla realizzazione della società democratica e del socialismo. Lunga vita al Newroz, lunga vita al 1° maggio! Lunga vita alla fratellanza dei popoli e alla lotta comune! Lunga vita al socialismo democratico/ Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK L'articolo Scendiamo in piazza il 1° maggio! proviene da Retekurdistan.it.
May 1, 2026
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