Comunicato stampa 3 agosto 2026: un colpo di mano in pieno luglioIl fatto che il Governo in pieno luglio abbia – con un vero e proprio colpo di
mano, prima al Senato e poi alla Camera – approvato le Risoluzioni per
consegnare la potestà legislativa a Veneto, Liguria, Lombardia e Piemonte su
professioni, previdenza complementare, protezione civile e sanità, non ha
generato alcuna reazione particolare da parte dei sindaci dei capoluoghi di
quelle regioni; per lo più comuni grandi o molto grandi, in 3 casi su 4
governati da partiti dell’opposizione parlamentare. Un silenzio misterioso,
considerate le
circostanze; tacciono coloro che dall’autonomia differenziata non possono che
vedere modificate le proprie prerogative e i propri poteri. In peggio.
Evidentemente i sindaci di Milano, Genova e Torino o stanno sottovalutando o
ignorano i danni che il raggiungimento dell’autonomia differenziata da parte
delle regioni di cui sono capoluogo provocherebbe loro. Avremo modo di parlarne,
si tratterebbe di danni non da poco.
Di tutt’altro segno la reazione dei primi e delle prime cittadini/e pugliesi
che, con un appello ben calibrato, promosso dal sindaco di Bari, Vito Leccese,
sottolinea da una parte il fatto che le mosse del Governo contraddicano
clamorosamente la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale; dall’altra come
l’approvazione delle Risoluzioni rappresenti un passo verso la disgregazione
dell’unità della Repubblica e dunque dell’esigibilità di diritti uguali per
tutti e tutte, ovunque risiedano. “Ci preoccupa il modo in cui questa
maggioranza di Governo vuole attuare l’autonomia differenziata. Infatti,
procedere senza prima determinare e finanziare i LEP e senza istituire il fondo
perequativo previsto dall’articolo 119, terzo comma, della
Costituzione significa esporre il Paese a un rischio concreto: nuove
disuguaglianze territoriali, in contrasto con gli articoli 2 e 3 della
Costituzione. A pagarne il prezzo più alto sarebbero i territori con minore
capacità
fiscale per abitante, dalle aree interne e montane a molte realtà del
Mezzogiorno e con essi i Comuni che vi operano. Il luogo di nascita o di
residenza non può decidere l’accesso alla salute, all’istruzione, ai servizi
sociali, alla protezione civile, alle infrastrutture, al lavoro. L’autonomia
differenziata non deve diventare l’occasione per mettere i territori gli uni
contro gli altri”. Proprio per questi motivi i sindaci e le sindache pugliesi –
l’appello ha già raccolto oltre 260 firme, allargandosi anche ad amministratori
di altre regioni del Sud come Basilicata e Campania – plaudono all’iniziativa
del presidente della Regione Puglia, che ha
annunciato il ricorso presso la Consulta contro le preintese delle 4 regioni del
Nord, seguito dal presidente della Campania, Roberto Fico. A loro volta, i
Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata, l’unità della
Repubblica, l’uguaglianza dei diritti sostengono l’iniziativa dei sindaci e
delle sindache del Sud, così come quella dei due presidenti di Regione, cui
auspicano si aggiungano presto le altre regioni governate da
forze di opposizione nazionale, in primis l’Emilia-Romagna.
La presa di posizione dei primi cittadini e delle prime cittadine e di
amministratori e amministratrici di comuni pugliesi si inserisce a pieno titolo
nel ripudio della “secessione dei ricchi”, ma anche nella chiara consapevolezza
che il Sud possa giocare un ruolo molto significativo nella spregiudicata
partita che il Governo sta portando avanti, incurante non solo della sentenza
192/24, ma anche e soprattutto della sorte di territori che certamente –
nonostante le rassicurazioni del ministro Calderoli – registrerebbero uno
svantaggio incolmabile, se il processo andasse avanti. Siamo convinte e convinti
che tanti amministratori e amministratrici (e non solo quelli aderenti ai
partiti dell’attuale opposizione parlamentare) del nostro Meridione siano
perfettamente consapevoli che il processo eversivo dell’autonomia differenziata
andrà a penalizzare territori le cui disuguaglianze sociali e squilibri
territoriali subiranno un ulteriore aggravamento.
I sottoscrittori e le sottoscrittrici chiedono “l’immediata sospensione del
procedimento relativo agli schemi di intesa preliminare” fino al completamento
di una complessiva rivalutazione costituzionale, finanziaria e amministrativa;
richiesta che da tempo i Comitati e il Tavolo NOAD stanno esprimendo. Un appello
che il governo non dovrebbe sottovalutare, anche considerando l’avvicinarsi
delle elezioni politiche. Sarà interessante capire se sul piatto della bilancia
peserà più lo scambio scellerato tra legge elettorale e autonomia differenziata;
o la paura di perdere consenso in un Sud che – già nel referendum di marzo sulla
riforma della
magistratura – ha riservato alle destre al governo una brutta e imprevista
sorpresa.
Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei
diritti e l’unità della Repubblica e
Tavolo No AD