Source - S.I. Cobas – Sindacato intercategoriale

FILIERA FEDIT:LO SCIOPERO DI 5 GIORNI E’ RIUSCITO!
In due settimane 5 giorni di sciopero. Grande dimostrazione di forza. Al di là di qualche disfattista lo sciopero nel suo insieme è riuscito, i padroni ne sanno qualcosa,  non sapevano più dove far arrivare i loro camion a scaricare. I magazzini sono invasi dai pacchi e per qualche giorno la loro organizzazione ne subirà un danno notevole. Loro comunque resistono, piuttosto che concedere qualche spicciolo agli operai, perdono milioni di euro. La lotta è dura ma è il primo assaggio, non finisce qui. Abbiamo, per il momento fatto alcuni passi verso una lotta che sarà sempre più dura. Chi si è tirato indietro non è difendibile. A settembre ricominceremo, non finisce qui, RESISTEREMO UN MINUTO PIÙ DEI PADRONI. Chi ha lottato non è domo riprenderà con più vigore. Dopo tanti mesi il SI Cobas si è ridestato: compagni che in squadra vanno a sostenere i cobas più deboli, delegati  che si prendono la responsabilità di organizzare altri lavoratori nella lotta dimostra che il si cobas  è vivo  e che siamo  ancora forti. Chi, invece, si attarderà  a riprendere il cammino della lotta, chi si intestarderà  a non capire che la crisi morde i ns salari e che la ns unica via resta quella della lotta e della ns unità,  consigliamo di leggere Dante, per non finire nell’inferno della povertà e della schiavitù sul lavoro. Noi, SI COBAS,  che lottiamo e mettiamo a disposizione tutte le ns forze  per la lotta degli sfruttati, andremo avanti  fino in fondo a partire da questi compagni d’ avanguardia che si sono temprati davanti ai cancelli. GRIDIAMO FORTE: NON TORNEREMO A 15 ANNI FA, IN QUESTI 5 GIORNI LO ABBIAMO DIMOSTRATO. VIVA IL SI COBAS ! VIVA I LAVORATORI IN LOTTA! SI COBAS NAZIONALE L'articolo FILIERA FEDIT:LO SCIOPERO DI 5 GIORNI E’ RIUSCITO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO DELLA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO RELATIVO ALLE ASSEMBLEE DI GRUPPO OMOGENEO,  CHE SI STANNO SVOLGENDO NEI LUOGHI DI LAVORO E IN PARTICOLARE NEI SITI BRT. IN QUESTO PERIODO PROPRIO SULLA FILIERA BRT, LA PIU’ MONITORATA  DAI LAVORATORI SULLE MISURE DI SICUREZZA, ANCHE ALLA LUCE DELL’INCENDIO AVVENUTO NEI GIORNI SCORSI NEL SITO DI BRT BOVISA, CHE HANNO MESSO IN EVIDENZA GRAVI  CARENZE,OLTRE  LE MANCATE MISURE PER IL CALDO, ANCHE PER QUANTO RIGUARDA GLI INCENDI. SI COBAS NAZIONALE L'articolo proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
INCENDIO AL SITO LOGISTICO BRT BOVISA DI MILANO
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI, CON LEGGERO RITARDO, IL COMUNICATO DELLA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO SULL’INCENDIO NEL SITO DI BRT BOVISA A MILANO PERCHE’ DIMOSTRA QUANTO SIAMO LONTANI DALLA SICUREZZA DEI LAVORATORI DA PARTE DELLE AZIENDE. QUELLO CHE SI NOTA IN MODO EVIDENTE E’ CHE BRT NON HA MAI PENSATO DI ISTITUIRE UNA SQUADRA DI SICUREZZA ANTI-INCENDIO PERCHE’ COSTAVA  TROPPO EVIDENTEMENTE. ANCORA PIU’ GRAVE DA UN VIDEO MESSO SUI SOCIAL  CHE UN LAVORATORE TENTA SI “SPEGNERE” LE FIAMME ALTE CON UN ESTINTORE NON IDONEO A QUEL TIPO DI FIAMMA ANZICHE METTERSI IN SICUREZZA. BUONA LETTURA. SI COBAS NAZIONALE. Assistiamo al “solito” scenario, al “solito” intervento del “giorno dopo”. Da un paio di anni gli incendi sono in forte crescita anche se al momento non possiamo contare su un registro nazionale davvero esaustivo del fenomeno. Non vi è dubbio, le cause sono diverse e diversamente combinate a seconda della circostanza dai fattori favorenti come ad esempio, i mutamenti climatici e la insufficienza degli interventi di prevenzione e manutenzione. Ma almeno, per carità, non si cerchi di utilizzare il tema dei mutamenti climatici come attenuante perché i mutamenti climatici in atto dovrebbero semplicemente consigliare maggiore attenzione. Attenzione e prevenzione, spesso carente o assente, attività queste, che dovrebbe semplicemente, rientrare in una valutazione del rischio (DVR) costantemente aggiornata. Ma non è così! È costume (cattivo), in circostanze come questa del deposito BTR che le istituzioni, tendano a minimizzare i rischi e l’impatto sanitario ambientale in particolare nei casi in cui “miracolosamente” non si sono avuti feriti gravi o morti. Si tira un ipocrita sospiro di sollievo ma, l’impatto senza morti e feriti, può essere comunque produttivo di ricadute gravi anche se gli inquinanti vengono con una certa rapidità trasportati lontano dalle correnti di aria. Certamente è “meglio” che i veleni si disperdano e non entrino nelle abitazioni e nei polmoni delle persone esposte ma se le sostanze inquinati e non inquinanti (in una certa misura) vengono trasportati lontano dal sito di emissione dei fumi comunque contribuiscono all’inquinamento del pianeta. Con la combustione del poliuretano si producono sostanze tossiche come il monossido di carbonio e il cianuro di idrogeno. Il litio (cui fanno riferimento i dati di cronica) si comporta come per il poliuretano e può essere causa di esplosione e di incendi particolarmente aggressivi e difficile da spegnere. Altri dettagli al momento non sono a nostra conoscenza, ma è impossibile che in un incendio che coinvolge carta (lignina) e plastica (cloro) non si sviluppi la “famigerata diossina di Seveso”. Dover restare per lunghe ore al chiuso senza poter azionare i condizionatori (in questa giornate!) è motivodi grave distress soprattutto per le persone più vulnerabili. Prendiamo atto dell’ennesimo “eroico” intervento dei lavoratori vigili del fuoco la cui esposizione a rischio, troppo spesso, viene negata dagli enti che sono poi chiamati a valutarne la eziologia professionale delle loro patologie. Valutazione avversa al riconoscimento, nonostante il parere della OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che classificata come “cancerogeno” il lavoro dei vigili (rischi per fortuna non ineluttabili dei danni ma resta il fatto che le condizioni operative restano sempre difficili e costrittive). Studi recenti hanno focalizzato, dopo il “vecchio” rischio amianto rischi altrettanto gravi legati agli incendi. Qui l’attenzione è sugli effetti dei Pfas contenuti nelle schiume e pare persino in certi ddppii. Ai lavoratori intervenuti all’incendio BRT esprimiamo sostegno e solidarietà coerentemente col nostro impegno ad ottenere il riconoscimento delle malattie professionali che ovviamente attecchiscono se e quando la prevenzione non è stata sufficiente. Parimenti esprimiamo solidarietà sia ai cittadini del quartiere Bovisa e di tutta Milano sia ai lavoratori BRT che hanno rischiato di essere coinvolti più pesantemente. In verità i lavoratori della logistica (lo abbiamo verificato ancora una volta in un recente incontro con i lavoratori di Parma aderenti a Si.Cobas) da tempo richiamano l’attenzione sulla necessità di monitorare il contenuto delle merci movimentate. La vigilanza preventiva, soprattutto ad opera dei lavoratori, deve diventare una prassi attraverso la puntuale segnalazioni degli incidenti e dei quasi incidenti e la loro raccolta in un apposito registro. I lavoratori avranno opportunità per esplicitare meglio le criticità del lavoro nelle prossime assemblee di gruppo operaio omogeneo finalizzate ad “azioni” di miglioramento su salute e sicurezza. Oltre alle ipotizzabili e concretamente attuabili azioni di miglioramento in chiave di prevenzione primaria è utile occuparsi anche di prevenzione secondaria, cioè è necessario adoperarsi affinché l’incendio non si manifesti. A tal proposito non è retorico chiedersi: i magazzini sono dotati di “sistemi sprinkler” in grado di percepire automaticamente la produzione di fumo e dunque di reagire con l’attivazione e la diffusione di sostanze antifumo? Abbiamo constatato negli interventi finalizzati alla prevenzione che troppo spesso l’installazione del sistema “sprinkler” viene considerato un optional lasciato alla “trattativa” tra assicurato e assicuratore. Trattativa in cui l’assicurato si lascia condizionare solo dal valore della merce da tutelare considerando “gratis” il rischio di danni all’ambiente o addirittura lo stesso rischio di danno alla salute e alle persone. Su tutto questo le assemblee di gruppo omogeneo devono vigilare sulla piene e aggiornata valutazione dei DVR e a maggior ragione in tempi di “mutamenti climatici” aggravati dall’incuria padronale per l’ambiente naturale. Noi lavoratori siamo parte integrante della natura! Solo i lavoratori estranei alla logica del profitto a tutti i costi possono esercitare la vera prevenzione a tutela della loro salute e della salute di tutti. Oggi è il 50° anniversario del disastro industriale della Icmesa di Seveso : siamo ancora lontani da una vera prevenzione che renderebbe possibile un “mondo giusto” RETE NAZIONALE LAVORO SICURO L'articolo INCENDIO AL SITO LOGISTICO BRT BOVISA DI MILANO proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
COMUNICATO SI COBAS – FILIERA BRT 🚩
I risultati della mobilitazione di oggi 6-7-26 dimostrano, ancora una volta, che quando i lavoratori SI Cobas lottano uniti, si fermano interi territori. Lo sciopero partito nella notte nei grandi hub BRT ha avuto effetti in tutta la rete nazionale: molte filiali di secondo livello sono rimaste completamente ferme. A Parma 020 nessun driver è uscito ed è rimasta completamente ferma l’attività, così come alla 019 di Reggio Emilia, dove non è stato effettuato alcun servizio. Un riconoscimento particolare va ai lavoratori delle filiali BRT 223 e 020 di Parma, che con determinazione, coraggio e compattezza hanno dato una grande dimostrazione di forza, tenendo alta la bandiera del SI Cobas e l’onore della nostra organizzazione. La loro lotta rappresenta un esempio per tutta la filiera nazionale. Un sentito ringraziamento va anche ai compagni di Modena e di Campo Gagliano, che sono venuti a Parma per essere al nostro fianco e partecipare insieme a noi allo sciopero. La loro presenza e la loro solidarietà hanno rafforzato ulteriormente questa importante giornata di lotta. Questa straordinaria mobilitazione ha dato ulteriore forza al nostro Coordinatore Nazionale Aldo Milani e a tutta l’organizzazione nazionale, dimostrando che quando i lavoratori sono uniti il SI Cobas è capace di incidere concretamente e di fermare l’intera filiera. Avanti così, uniti e determinati. La lotta continua! ✊🚩 si cobas nazionale L'articolo COMUNICATO SI COBAS – FILIERA BRT 🚩 proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
PIENA SOLIDARIETA’ A MARGHERITA CUB SANITA’ DEL SAN RAFFAELE!
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO UN COMUNICATO DI SOLIDARIETA’,  DA PARTE DEL CENTRO TAGARELLI, ALLA COMPAGNA MARGHERITA DI CUB SANITA’ A CUI CI ASSOCIAMO VOLENTIERI , RICORDANDO PERO’ CHE LE LOTTE DEVONO TROVARE L’UNITA’ DEI LAVORATORI  PER ESSERE VINCENTI E NON SOLO SALTUARIAMENTE QUANDO ARRIVA LA REPRESSIONE. SE NON  RITROVIAMO  QUESTA  CAPACITA’ DI METTERE INSIEME I VARI SETTORI E PARTECIPARE ALLE LOTTE E SCIOPERI NON FACCIAMO UN BUON SERVIZIO ALLA DIFESA DI LAVORATRICI E LAVORATORI. CHE SIA QUESTA UN’OCCASIONE PER RIPRENDERE LA STRADA DI COORDINARSI E ORGANIZZARSI. PIENO SOSTEGNO A MARGHERITA. SI COBAS NAZIONALE Ricorderete cosa successe, nella notte tra il 6 e il 7 gennaio scorso nel reparto (per i “non” paganti) di Medicina ad Alta Intensità e Cure Intensive: 16 infermieri si erano appena licenziati a causa delle condizioni di lavoro ormai insostenibili e la Direzione dell’Ospedale affidava il reparto a infermieri della cooperativa Auxilium (vicina a Comunione e Liberazione..). Il medico di guardia quella notte scrive una mail allarmata alla direzione, denunciando che gli infermieri .. non sanno gestire la ventilazione assistita, hanno difficoltà con l’italiano, fanno errori gravi nella somministrazione dei farmaci, sbagliano le terapie, non sanno neppure come contattarlo.. quella notte i pazienti del reparto hanno rischiato la vita. Disastro annunciato da mesi, denunciato dalla Rappresentanza Sindacale Unitaria che farà anche un esposto alla Polizia per i disastri di quella notte. Come ricorda Margherita Napoletano, delegata sindacale CUB Sanità e coordinatrice della RSU, “per ogni infermiere che se ne va se ne vanno anche decine di anni di esperienza”…. Unico provvedimento: la sostituzione dell’amministratore delegato. Pochi giorni fa Margherita riceve dalla Direzione dell’Ospedale una “contestazione disciplinare”  e una diffida. La sua colpa: aver dato voce – come rappresentante sindacale dei lavoratori oltre che RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) – a quanto succede da tempo (non solo quella notte) al San Raffaele. Nota: Il San Raffaele, parte del gruppo San Donato, ha realizzato nel 2025 un fatturato di 703 milioni di euro, con un utile netto (dopo il pagamento delle tasse) di 5,8 milioni di euro. Invece di assicurare condizioni salariali e lavorative più decenti ai propri infermieri per evitare che si ripetano altre situazioni di pericolo per i pazienti come quella di gennaio, recentemente il gruppo è entrato come socio nella Genentra, società che si occupa …. di difesa, cyber sicurezza, armi. Invece di investire nella professionalità dei suoi dipendenti, cioè nella cura della salute e della vita, il gruppo investe nella guerra e nella morte. Con Margherita DIFENDIAMO CHI DIFENDE LA NOSTRA SALUTE E LA NOSTRA VITA. L'articolo PIENA SOLIDARIETA’ A MARGHERITA CUB SANITA’ DEL SAN RAFFAELE! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
COMUNICAZIONE SCIOPERO DI TRE GIORNI LOGISTICA E FILIERA FEDIT.
L’assemblea dei delegati del SI Cobas dopo un approfondito confronto decide di aprire lo stato di agitazione nel settore della logistica ed in particolare nei confronti delle tre aziende associate a Fedit sopra menzionate. I giorni di sciopero saranno per Brt e Gls di tre giorni da stabilire nel mese di luglio e un giorno per Sda la quale ha manifestato la volontà di confrontarsi con noi sulla piattaforma da noi proposta ed in particolare per i facchini, la richiesta è di trattare il premio di risultato del 2026, l’aumento del ticket da 8 a 10 euro e un aumento di quattro euro giornaliere per chi fa un turno frazionato; Per i driver il premio di risultato e aumento delle indennità di trasferta. LO SCIOPERO PARTITO IERI SERA SULLA FILIERA BRT-GLS  HA AVUTO UN IMPATTO INCISIVO  CHE PER LE AZIENDE HA SIGNIFICATO NON SOLO RESTARE A TERRA LA MERCE MA ANCHE CHE IL SI COBAS C’E’ ED E’ BEN PRESENTE  E CHE LA LOTTA CONTINUERA’ SE NON FIRMERANNO UN ACCORDO MIGLIORATIVO DI QUELLO CHE STIAMO CHIEDENDO. DA ALBAIRATE A VERONA DA PIACENZA A MODENA E BOLOGNA, DA BERGAMO A BRESCIA, DA PARMA A ROMA  LO SCIOPERO E’ STATO UN SUCCESSO DI PARTECIPAZIONE E VOGLIA DI LOTTARE DEI LAVORATORI. L’INFLAZIONE E’ AUMENTATA E I SALARI SONO DIMINUITI, MENTRE  LA BRT HA AVUTO LAUTI PROFITTI, DA QUANTO SI LEGGE DAI GIORNALI, UNA PARTE DI QUESTI PROFITTI DEVE ANDARE AI LAVORATORI CHE LO HANNO PRODOTTO CON IL LORO LAVORO. LA LOTTA CONTINUA!! SI COBAS NAZIONALE L'articolo COMUNICAZIONE SCIOPERO DI TRE GIORNI LOGISTICA E FILIERA FEDIT. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
SCIOPERO APPALTO BRT ALBAIRATE
Sciopero a BRT Albairate FORNITORE INOVYS  turno di mattina e turno di pomeriggio contro comportamenti insopportabile di vari capetti e pressione discriminatorio verso scritti SI COBAS. LO SCIOPERO FA PAURA SE SIAMO UNITI VINCIAMO. SI COBAS NAZIONALE L'articolo SCIOPERO APPALTO BRT ALBAIRATE proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Tribunale di Piacenza: prosciolti SI Cobas e USB, ‘nessuna organizzazione criminale’
PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO DEL GIORNALE SULL’ASSOLUZIONE TOTALE DEL C.N.  SI COBAS ALDO MILANI INSIEME A ARAFAT E CARLO ,COMPRESI QUELLI DI USB. LA FEROCIA CON CUI I GIUDICI SI SONO ACCANITI SUI DIRIGENTI NAZIONALI DEL SI COBAS  PER IL MOMENTO E’ SCONFITTA. VOLEVANO SCONFIGGERE LE LOTTE MA  NON CI SONO RIUSCITI. LE CONTRADDIZIONI DI PADRONI E GOVERNO SONO TROPPO EVIDENTI E PRIMA O POI LA CLASSE OPERAIA UNITA NEL SI COBAS  SCONFIGGERA’ IL SISTEMA. SI COBAS NAZIONALE . Milano, 26 giu. (LaPresse) – Non sono mai esistite due organizzazioni criminali dentro ai sindacati di base SI Cobas e Usb che avessero l’obiettivo di radicalizzare lavoratori “di origine straniera” da “strumentalizzare” con l’obiettivo di “conquistare i magazzini” delle multinazionali della logistica. La gup di Piacenza Francesca Gigli ha prosciolto perché il fatto non sussiste i 7 sindacalisti imputati di associazione a delinquere e 83 capi d’imputazione di violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, interruzione di pubblico servizio, sabotaggio ed estorsione. Accolta la linea dei legali dei sindacalisti, fra cui gli avvocati Eugenio Losco, Mauro Straini, Marina Prosperi e Arturo Salerni. La sentenza di non luogo a procedere arriva a 4 anni di distanza dall’inchiesta della procuratrice di Piacenza Grazia Pradella e del pm Matteo Centini (oggi sostituto a Milano), che a luglio 2022 aveva portato anche all’arresto di 8 sindacalisti, fra cui i leader piacentini del Si Cobas Mohamed Arafat e Carlo Pallavicini, e, per l’Unione sindacale di base, Roberto Montanari, Mohamed Abed Issa e Fisal Elderdah e Riad Zaghdane, storico militante tunisino morto al San Camillo di Roma l’8 dicembre 2023 all’età di 56 anni, dopo aver combattuto contro un cancro mentre era ancora indagato. Arresti revocati un mese dopo l’operazione della Squadra mobile dal Tribunale del riesame di Bologna, che aveva negato l’esistenza delle due organizzazioni criminali sostenendo, che i “fini delle ipotizzate associazioni” a delinquere fossero in realtà “leciti” e tutelati dallo “Statuto dei Lavoratori”. Secondo gli inquirenti i sindacati di base avrebbero provocato fra 2016 e 2022 “scontri con la parte datoriale”, multinazionali come Leroy Merlin o grossi provider di servizi logistici in appalto, per alimentare “il proprio potere”, uscire “vittoriosi” dalla vertenze e ottenere “l’affiliazione all’associazione di più lavoratori, assicurandosi i proventi di tessere e conciliazioni”. Le aziende, “piegate dall’illegale blocco dei mezzi e delle merci”, avrebbero ceduto a “continue concessioni”. Tra i mezzi usati il “picchettaggio illegale”, impedendo ai camion di merci “di entrare ed uscire”, “occupando la sede stradale” oppure praticando azioni “di sabotaggio” delle aziende, ad esempio “azionando l’interruttore di emergenza per interrompere l’azione dei macchinari per la movimentazione dei pacchi”. Con la sentenza di proscioglimento (30 giorni per le motivazioni), la gup chiude una vicenda che ha fatto discutere nel mondo politico e giudiziario, con articoli critici rispetto all’inchiesta pubblicati dalla rivista di Magistratura democratica ‘Questione Giustizia’. La giudice ha invece deciso per il rinvio a giudizio per circa una decina di singoli episodi di picchettaggio, in cui viene contestata a sindacalisti e operai-facchini della logistica l’ipotesi di violenza privata. Molti dei capi d’imputazione, che risalgono a fatti del 2016-2018, nel frattempo sono andati prescritti. L'articolo Tribunale di Piacenza: prosciolti SI Cobas e USB, ‘nessuna organizzazione criminale’ proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
SCIOPERO ALLA EMMEBI CONTRO 30 LICENZIAMENTI.
Emmebi è  una fonderia, che come tutto quel settore, e’ in profonda crisi Da un lato il crollo degli ordini dovuti in parte alla guerra russo- ucraina e dall’ altro a incompetenza gestionale. Emmebi ha accumulato un rosso di 9 milioni di euro che ha portato progressivamente ad una ristrutturazione che ha visto passare il numero di lavoratori e lavoratrici impiegati da oltre 200 agli attuali 74. Siamo in sciopero per una serie di ragioni : 1 su 30 licenziati 21 sono Si Cobas e risulta evidente che il criterio seguito e’ prevalentemente l’ appartenenza al nostro sindacato 2 i lavoratori che si sono dimessi nei mesi precedenti non hanno ancora ricevuto parte delle spettanze dovute e in particolare il Tfr 3 chi aveva il prelievo del quinto dello stipendio si e’ accorto che le somme non sono state versate agli enti creditori 4 nonostante il bagno di sangue Emmebi continua a mettere in ferie forzate i lavoratori rimasti, turnazioni senza alcun accordo sindacale Sia chiaro che noi non vogliamo sostituire i lavoratori nostri iscritti licenziati con altri lavoratori che hanno mantenuto il posto di lavoro, non ci interessa la guerra tra poveri, ma vogliamo che vengano applicati correttamente i criteri previsti dalla legge in questi casi. Avanti nella lotta!! Tocca uno, tocca tutti L'articolo SCIOPERO ALLA EMMEBI CONTRO 30 LICENZIAMENTI. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
FACCIAMO UN PO’ DI CONTI…..
RIPRENDIAMO DALLA RETE QUESTO INTERESSANTE ARTICOLO CHE DIMOSTRA COME I MILIARDI SPESI IN ARMAMENTI SIANO DIRETTAMENTE LEGATI ALLA POVERTA’ DEI LAVORATORI E DELLE MASSE SEMPRE PIU’ IMPOVERITE COME SI LEGGE NELL’ARTICOLO. PER QUESTO IL SI COBAS NAZIONALE STA RIVENDICANDO UNA PIATTAFORMA PER AUMENTARE I SALARI E I SERVIZI SOCIALI ATTRAVERSO IL RILANCIO DELLE LOTTE SENZA LE QUALI LA CLASSE LAVORATRICE TORNA INDIETRO. BUONA LETTURA. SI COBAS NAZIONALE COSA AVREMMO POTUTO FARE CON I 41 MILIARDI SPESI IN ARMAMENTI NEL 2025? Quarantuno miliardi e cento milioni di euro. È la cifra che l’Italia ha destinato alla difesa nel 2025, anno in cui il Paese ha raggiunto per la prima volta la soglia del 2% del PIL concordata, o meglio imposta, dalla NATO. Un numero così grande da risultare quasi privo di senso se non lo si decostruisce, pezzo per pezzo, per capire come questi soldi avrebbero potuto migliorare la vita concreta dei cittadini. Proviamo a farlo. Gli ospedali Un ospedale di medie dimensioni, tra i 200 e i 300 posti letto, costa in Italia tra i 150 e i 250 milioni di euro. Con i 41,1 miliardi spesi in armi nel 2025 ne avremmo potuti costruire oltre duecento: duecento ospedali nuovi, distribuiti su un territorio che ha liste d’attesa di anni e pronto soccorso al collasso. Il Servizio Sanitario Nazionale assorbe ogni anno circa 130 miliardi: la sola spesa militare del 2025 vale quasi un terzo di quel budget, lo stesso che negli ultimi anni si è cercato di comprimere e razionalizzare fino a svuotarlo. Le scuole L’Italia ha circa 40mila edifici scolastici. La maggior parte è stata costruita tra gli anni Cinquanta e Settanta, quando le norme antisismiche non esistevano. Secondo le stime degli esperti, la messa in sicurezza sismica dell’intero patrimonio edilizio scolastico richiederebbe tra i 40 e i 50 miliardi di euro: con la sola spesa militare del 2025 avremmo potuto completare quasi interamente quell’operazione. Invece, i bambini italiani continuano a studiare in edifici che in caso di terremoto non offrono garanzie. Nel frattempo, i 78 programmi di riarmo avviati in tre anni di governo Meloni pesano da soli 35 miliardi: l’equivalente di 7mila nuovi edifici scolastici al costo medio di 5 milioni ciascuno. Gli asili nido La carenza di asili nido pubblici è una delle emergenze sociali più silenziose d’Italia: poco più di un bambino su quattro sotto i tre anni ha accesso a una struttura pubblica, con distanze abissali tra nord e sud. Il PNRR ha stanziato 4,6 miliardi per creare 264mila nuovi posti nido. Con i 41 miliardi della difesa ne avremmo potuti finanziare quasi dieci volte tanti: un cambiamento strutturale capace di rimettere in moto l’occupazione e alleggerire il carico che oggi grava quasi interamente sulle famiglie, e in particolare sulle madri sole – circa 1,5 milioni in Italia secondo i dati ISTAT. La povertà Nel 2023 vivevano in condizione di povertà assoluta circa 5,7 milioni di italiani, in 2,2 milioni di famiglie. Dividendo i 41 miliardi della spesa militare per il numero di famiglie coinvolte, otterremmo quasi 18.700 euro per nucleo familiare all’anno: non è uno sforzo finanziario inaccessibile per uno Stato, è una scelta politica. Il Reddito di Cittadinanza – la misura anti-povertà più ambiziosa tentata in Italia, poi smantellata – costava circa 7-8 miliardi l’anno. Con il budget della difesa 2025 lo avremmo finanziato per cinque anni consecutivi. Il territorio L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti al rischio idrogeologico: frane, alluvioni, smottamenti colpiscono ogni anno comunità su tutto il territorio, causando morti, sfollati e danni miliardari. ISPRA e il Consiglio Nazionale dei Geologi stimano in circa 40 miliardi il costo necessario per mettere davvero in sicurezza il Paese. Con i 41,1 miliardi spesi in armi nel 2025 avremmo potuto avviare e quasi completare quel piano. Invece, ogni autunno le stesse scene si ripetono: fiumi esondati, strade interrotte, case evacuate, stati di emergenza dichiarati. La manutenzione del territorio non produce scatti nei sondaggi, e si vede. Le pensioni, i lavoratori, i fragili L’Italia conta circa 16 milioni di pensionati. Dividere i 41 miliardi per quel numero restituisce un calcolo semplice: oltre 2500 euro in più l’anno per ciascuno, circa 215 euro al mese. Per chi sopravvive con 600 o 700 euro di pensione minima non è un dettaglio: è la differenza tra pagare l’affitto e non pagarlo, tra comprare le medicine e rinunciarci. Sul fronte dei lavoratori, il Paese registra quasi due milioni di disoccupati e un tasso di inoccupazione giovanile tra i più alti d’Europa: con 41 miliardi si potrebbero finanziare anni di politiche attive del lavoro, formazione, sostegno al reddito. Si potrebbero pagare gli stipendi di tutti gli 800mila insegnanti italiani per anni – oggi tra i più bassi d’Europa – o raddoppiare i fondi destinati alla non autosufficienza, che oggi lasciano sole centinaia di migliaia di famiglie con anziani e disabili a carico. La casa Tra le crisi che il dibattito politico italiano fatica a guardare in faccia c’è quella della casa. L’Italia ha uno dei tassi più bassi di edilizia residenziale pubblica in Europa: appena il 4% del totale delle abitazioni, contro una media UE che si avvicina al 9%. Le liste d’attesa per un alloggio popolare contano centinaia di migliaia di famiglie nelle principali città, e gli affitti privati nelle aree urbane crescono a un ritmo che i salari non hanno mai inseguito. Un alloggio di edilizia residenziale pubblica costa in Italia tra i 100mila e i 150mila euro. Con i 41,1 miliardi spesi in armi nel 2025 ne avremmo potuti costruire tra 270mila e 410mila: abbastanza da dimezzare le liste d’attesa delle grandi città e da rimettere in discussione le dinamiche speculative di un mercato immobiliare che da anni espelle dai centri urbani giovani, lavoratori precari e famiglie monoreddito. Altro che i 10mila alloggi previsti dall’ennesimo annuncio del “piano casa” del governo. La ricerca e i cervelli L’Italia investe in ricerca pubblica circa lo 0,5% del PIL, tra i valori più bassi dell’Europa occidentale, contro una media UE prossima allo 0,7%. Il risultato è un’emorragia silenziosa ma costante: ogni anno migliaia di ricercatori formati nelle università italiane – a spese dei contribuenti – lasciano il Paese perché non trovano contratti, laboratori finanziati, prospettive. È una perdita secca e difficile da quantificare, ma non da immaginare: formare un laureato in medicina o in ingegneria all’università pubblica costa allo Stato tra i 100mila e i 150mila euro. Ogni partenza è un investimento regalato ad altri Paesi. Aumentare di un punto percentuale il PIL destinato alla ricerca costerebbe circa 20 miliardi l’anno: con i 41 miliardi della difesa 2025 avremmo potuto raddoppiare per due anni l’intera spesa pubblica in ricerca e sviluppo, stabilizzare migliaia di precari accademici, costruire le infrastrutture scientifiche che mancano. Invece, l’Italia continua a formare talenti per l’estero e a importare tecnologia militare. Il debito e i suoi interessi Questo è il paradosso più osceno, e anche il meno discusso. L’Italia paga ogni anno circa 80 miliardi di euro in interessi sul proprio debito pubblico: una cifra superiore all’intera spesa militare del 2025, pari a quasi il 4% del PIL. Ogni euro che lo Stato prende in prestito oggi si trasforma in un peso che le prossime generazioni porteranno per decenni. Eppure il piano di riarmo europeo che il governo Meloni sostiene è costruito esattamente su questo meccanismo: il fondo SAFE prevede prestiti agli Stati per finanziare i programmi militari, e la deroga al Patto di stabilità apre formalmente all’indebitamento per l’acquisto di armi. L’Italia ha già chiesto di accedere a quasi 15 miliardi da quel fondo. Significa missili comprati a rate, interessi pagati per anni, debito che cresce. E significa che tutti i paragoni fatti finora vanno riletti in una luce ancora più cruda: non si tratta solo di scegliere tra ospedali e carri armati oggi, ma di scegliere tra ospedali e rate dei carri armati da pagare per anni e anni. Il conto che verrà La NATO ha concordato un innalzamento della soglia fino al 5% del PIL, il che significherebbe, secondo l’osservatorio Milex, altri 66 miliardi di euro all’anno da trovare. Non è un’ipotesi astratta: è l’orizzonte verso cui il governo Meloni sta orientando le politiche di bilancio. Sessantasei miliardi equivalgono a metà del bilancio sanitario nazionale, a più di sette volte la spesa annuale per l’intera istruzione universitaria pubblica, a quasi un anno di interessi sul debito. Riarmare l’Italia o curarla, metterla in sicurezza o venderla pezzo per pezzo per pagare i caccia di sesta generazione: la scelta è già stata fatta, e le conseguenze ricadranno, come sempre, su chi già oggi è in lista d’attesa per un alloggio o un’operazione sanitaria. L'articolo FACCIAMO UN PO’ DI CONTI….. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
RETE NAZIONALE LAVORO SICURO!
LA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO E SI COBAS SBARCANO A BRT ALBAIRATE. ARRIVARE IL GIORNO PRIMA E NON IL GIORNO DOPO QUESTO E’ L’OBBIETTIVO CHE SI PONE LA RETE E IL SI COBAS . MERCOLEDI’ 24 GIUGNO 2026 SI PARLERA’ DEL CALDO ESTREMO E DELLE MISURE DA CHIEDERE PER LA DIFESA DEI LAVORATORI. SI COBAS NAZIONALE . Cobas – Coordinamento Nazionale via Bernardo Celentano 5, Sindacato Intercategoriale 20132 Milano (MI) – Albairate (MI) Via Marcacutto 5/A Mercoledì 24 giugno dalle ore 13.30 alle 14.30 Assemblea dei lavoratori BRT Nel corso dell’assemblea verranno discusse le misure da attuare per fronteggiare l’emergenza climatica. In un primo incontro si è presa visione delle criticità e delle misure di carattere generale su cui intervenire. Con l’incontro di mercoledì si dovranno definire gli obbiettivi e le rivendicazioni da presentare alla direzione del magazzino. La discussione con i lavoratori ha il significato di dare voce a chi direttamente vive le condizioni di lavoro e che quindi meglio è in grado di suggerire le soluzioni. Il microclima del magazzino è il tema centrale da affrontare. La soluzione ideale, per l’oggi e per il domani, risiede nell’istallazione di impianti di condizionamento. Intanto alcune misure di carattere generale non posso essere ne eluse ne rimandate perché presenta no un elevato grado di pericolosità: nel punto di carico le temperature possono raggiungere i 40°. Sarà necessario aumentare il numero delle pause. Un punto di ristoro climatizzato e confortevole va allestito al posto del dispensatore del caffè, peraltro difficile da raggiungere. Oltre ad altre misure di dettaglio che saranno affrontate nel corso dell’incontro una questione va posta in anticipo: l’intervento preventivo del medico aziendale che deve porre sotto osservazione e tutele i lavoratori vulnerabili alle accentuazioni climatiche. Se il medico aziendale non si attiva sarà necessario, da parte dei lavoratori, richiedere visite ad hoc. Nel corso della riunione verrà distribuito un registro su cui annotare gli incidenti e i quasi incidenti. La somma e lo studio statistico dei dati raccolti servirà a prevenire future situazioni che con troppa facilità vengono rubricate sotto le voci infortuni, disgrazie e malasorte. Infortuni, disgrazie e malasorte possono essere evitati lavorando in sicurezza. la malasorte lasciamola ai padroni. L'articolo RETE NAZIONALE LAVORO SICURO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
I FACCHINI DI THE SOCIAL HUB IN SCIOPERO.
Questa mattina, dalle ore 04:30, i lavoratori di Stay Over, impiegati in appalto presso The Social Hub Bologna, insieme ai compagni e alle compagne di PLAT, hanno scioperato bloccando l’arrivo delle lenzuola. I lavoratori, tutti assunti formalmente con contratti part-time, rivendicavano l’estensione dell’orario contrattuale in conformità all’orario effettivamente svolto. Una regolarizzazione necessaria, che comporta conseguenze concrete non solo in termini di aumento della retribuzione, ma anche di tutti gli istituti contrattuali collegati: ferie, permessi, tredicesima, quattordicesima, TFR e maggiori garanzie complessive. Nel pomeriggio si è svolto l’incontro con l’azienda, che ha accettato di aumentare l’orario contrattuale dei lavoratori. Questa vertenza si inserisce in un settore, quello delle pulizie e dei servizi regolato dal CCNL Pulizie/Multiservizi, in cui le paghe base restano tra le più basse, con salari che si aggirano spesso intorno ai 1.300 euro lordi mensili. Un comparto caratterizzato da part-time imposti, carichi di lavoro pesanti e livelli di sfruttamento sempre più elevati. Tutto questo avviene in una città come Bologna, dove la crescente turistificazione trasforma hotel, studentati e strutture ricettive in luoghi di profitto, senza tenere conto del lavoro povero svolto ogni giorno dai tanti lavoratori e dalle tante lavoratrici impiegati nel settore. Dietro camere pulite, servizi garantiti e strutture sempre operative, ci sono salari bassi, contratti part-time e condizioni di lavoro spesso invisibili. La lotta paga, forza si cobas . SI Cobas Bologna L'articolo I FACCHINI DI THE SOCIAL HUB IN SCIOPERO. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.