Source - S.I. Cobas – Sindacato intercategoriale

DHL S.C. MONTICELLI : SI COBAS PRIMO SINDACATO!
Il sicobas raggiunge quota 60 iscritti e diventa il primo sindacato nel polo direzionale di DHL a Monticelli (Piacenza). Vogliamo SUBITO il quarto livello per i carrellisti, il ticket mensa a 10 euro: con quello di 7 non si mangia neanche un panino, LA FORZA DEI LAVORATORI STA NELLA LORO UNITA’. IN ITALIA SOLO IL S.I. COBAS PUO’ RAGGIUNGERE RISULTATI PER I LAVORATORI COME NEGLI ULTIMI 15 ANNI DI LOTTE. S.I. COBAS NAZIONALE . L'articolo DHL S.C. MONTICELLI : SI COBAS PRIMO SINDACATO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI VOSTRI PROFITTI!
BASTA SANGUE SUL LAVORO ALLA RED GLOVES DI UBERSETTO Un altro gravissimo infortunio nello stabilimento di Ubersetto. Un lavoratore è stato investito e travolto da un muletto all’interno dei capannoni. Non chiamatelo semplicemente incidente. Questa tragedia arriva dopo mesi nei quali il S.I. Cobas ha denunciato pubblicamente e formalmente le condizioni di sicurezza dello stabilimento. Segnalazioni. Comunicazioni ai responsabili aziendali. Scioperi. Picchetti e blocchi. Abbiamo indicato i rischi, denunciato i ritmi insostenibili e chiesto interventi concreti. Le nostre denunce sono rimaste lettera morta. Perché quando la priorità è far correre le merci, anche la sicurezza diventa un ostacolo alla produttività. I PROFITTI VENGONO PRIMA DELLE VITE UMANE? Quello che è successo a Ubersetto non può essere archiviato come una fatalità. È necessario interrogarsi sul modello produttivo e sulla gestione della sicurezza all’interno dello stabilimento. Un sistema nel quale: LE SEGNALAZIONI VENGONO IGNORATE I lavoratori conoscono i rischi perché li vivono ogni giorno. Quando vengono segnalati pericoli, devono essere ascoltati e devono seguire interventi immediati. I RITMI DI LAVORO SONO SEMPRE PIÙ PESANTI La pressione sulla produttività e sulle tempistiche riduce inevitabilmente i margini di sicurezza. I MULETTI DEVONO CORRERE Le merci non possono aspettare. Ma i lavoratori non sono merci e la loro vita non può essere subordinata ai tempi della produzione. LA CATENA DEGLI APPALTI FRAMMENTA LE RESPONSABILITÀ Le esternalizzazioni spezzettano diritti e responsabilità, mentre il rischio continua a gravare sulla carne viva di chi lavora. A MAGGIO I LICENZIAMENTI. OGGI IL SANGUE SUL LAVORO. C’è un elemento che non possiamo dimenticare. Solo nel maggio 2026, la risposta dell’azienda alla mobilitazione dei lavoratori è stata quella di licenziare diverse persone che avevano partecipato ai picchetti di sciopero. Di fronte alle rivendicazioni: REPRESSIONE. Di fronte alle denunce sulla sicurezza: SILENZIO. E oggi, dopo l’ennesimo gravissimo infortunio: CHI PAGHERÀ IL PREZZO DI QUESTA SITUAZIONE? Lo diciamo con chiarezza: CHI SCIOPERA NON PUÒ ESSERE LICENZIATO. CHI SEGNALA UN PERICOLO NON PUÒ ESSERE IGNORATO. CHI LAVORA NON PUÒ RISCHIARE LA VITA PER AUMENTARE I PROFITTI. LA SICUREZZA NON È UN COSTO La sicurezza non è una voce da comprimere. La salute non è una variabile della produttività. LA VITA DI UN LAVORATORE VALE PIÙ DI QUALSIASI CONSEGNA. Per questo chiediamo che venga fatta piena luce sulle dinamiche dell’infortunio, sulle condizioni di sicurezza dello stabilimento, sulle segnalazioni precedentemente effettuate e sulle responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nella filiera dell’appalto. Non accetteremo che tutto venga ridotto alla responsabilità individuale di un lavoratore. LE RESPONSABILITÀ DEVONO ESSERE ACCERTATE A TUTTI I LIVELLI. IL TEMPO DELLE PAROLE È FINITO È finito il tempo dei tavoli di facciata. È finito il tempo delle convocazioni in Prefettura utilizzate per prendere tempo. È finito il tempo delle espressioni di solidarietà dopo che qualcuno si è fatto male. La sicurezza deve essere garantita prima che avvenga un infortunio. Non dopo. STATO DI AGITAZIONE PERMANENTE Il S.I. Cobas dichiara lo STATO DI AGITAZIONE PERMANENTE. Se l’azienda continuerà a ignorare le denunce dei lavoratori e le richieste del sindacato, intensificheremo la mobilitazione. BLOCCHEREMO I MAGAZZINI. Non permetteremo che le merci continuino a correre mentre i lavoratori rischiano di essere travolti. Perché: NESSUNA CONSEGNA È PIÙ IMPORTANTE DI UNA VITA. NESSUN APPALTO VALE LA SALUTE DI CHI LAVORA. NESSUN PROFITTO PUÒ ESSERE COSTRUITO SULLA PELLE DEI LAVORATORI. LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI VOSTRI PROFITTI. S.I. COBAS MODENA- SI COBAS NAZIONALE L'articolo LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI VOSTRI PROFITTI! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
SIAMO A 982 … MORTI SULLAVORO
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO . BUONA LETTURA. SI COBAS NAZIONALE Siamo a 982… lavoratori che fino ad oggi – ogni giorno se ne contano uno, due, tre.. otto vittime nello scorso fine settimana, una lista infinita – non sono tornati a casa: un bollettino di guerra sottostimato perché i dati INAIL non conteggiano quelli che lavorano in nero, soprattutto braccianti ed edili. Alcuni dati citati  dall’ottimo sito ‘altrenotizie.org’ fanno il paragone tra i morti riportati dalle tabelle ufficiali del Ministero della Difesa: su una base di 100.000  militari arruolati le  vittime sono  2-3 all’anno, il che significa  un tasso di mortalità dell’1,1-1,7. Quelle della guerra non dichiarata tra i padroni e i lavoratori invece sono 3-4 al giorno. Prendendo la stessa base di 100.000 lavoratori questa volta, un operaio edile rischia la vita 10 volte in più di un militare; un lavoratore della logistica e trasporti corre un rischio di 12 volte in più; nei campi la probabilità di non tornare a casa la sera è di 20 volte superiore. Dicevamo che i dati INAIL sono sempre sottostimati: lo affermano da molto tempo osservatori indipendenti come l’Osservatorio di Carlo Soricelli, che stima in un 15% in più le vittime riportate dai dati ufficiali, i quali dati dicono anche che il 32% delle vittime sono lavoratori stranieri regolari, che muoiono facendo i lavori più pesanti e pericolosi.. . fragole e sangue, tanto per ricordare. Gli “irregolari”, quelli vittime del lavoro schiavo, nostri fratelli di classe apparentemente “invisibili” che lavorano e muoiono come noi, non li conta nessuno. Ultimo dato: su una platea di circa 24,1 milione di occupati (dati Istat) gli ispettori del lavoro in forza – che tutti i governi, in occasione di incidenti gravissimi promettono di aumentare – sono in tutto 4.366 (ultimo rapporto dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro). Al di là delle ormai scontatissime e insopportabili lacrime da coccodrilli di politici, presidenti della repubblica, pennivendoli vari, i governi che si sono susseguiti negli ultimi anni, di colori diversi ma evidentemente tutti preoccupati di “non disturbare il manovratore” (i padroni, pubblici e privati), tutti insieme appassionatamente hanno prodotti leggi come:  la legge Fornero (2011, governo Monti), che ha innalzato l’età pensionabile senza far distinzioni, costringendo persone ormai anziane a dover lavorare in mansioni pericolose; il Job Act (2015, governo Renzi/PD) che ha sancito il precariato selvaggio, e può “vantare” un aumento del 43% dei morti di lavoro; ai vari decreti Salvini (sugli appalti a cascata) che sono responsabili dell’aumento del 15% delle vittime operaie. Oggi che siamo in guerra anche se non ce lo dicono, miliardi di soldi (nostri) – tagliandoli da sanità, case, scuole, sicurezza sul lavoro – vengono investiti nell’acquisto di armi: per “difendere e proteggere la popolazione italiana”. Da chi? Chi viene difeso non è certo la carne da macello, che continua a morire ogni giorno per i guadagni di pochissimi, ma i profitti delle industria bellica e dei suoi finanziatori, come le banche, le assicurazioni, ecc. I proletari, i lavoratori, non li difende nessuno. Solo noi, unendoci e organizzandoci, lottando in prima persona contro il sistema barbaro in cui viviamo – il capitalismo – possiamo fermare la macelleria che fa sì che migliaia di padri, madri, figli, fratelli non tornino più a casa loro. E’ difficile, certo, ma è l’unica strada per fermare questa “guerra in tempo di pace” mentre dobbiamo prepararci a far sì che da carne da macello non ci trasformino in carne da cannone. Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio Sesto S.Giovanni, 7.9.2026 L'articolo SIAMO A 982 … MORTI SULLAVORO proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
ASSEMBLEA PUBBLICA: LOGISTICA,GUERRA E TERRITORIO!
Sabato 12 settembre alle ore 15 presso lo Spazio Sociale ARCI Fratellanza di Novara, tutte le realtà politiche e sociali antagoniste del territorio sono invitate a una riunione in cui discutere la possibilità di realizzare un convegno sugli hub logistici locali e del Centro-Nord. La proposta di partenza è quella di organizzare una giornata di studio e militanza strutturata intorno ai temi che seguono: sfruttamento lavorativo e razzismo istituzionale; consumo di suolo; repressione del dissenso sindacale; trasporto di materiale bellico; la memoria come antidoto per ricomporre la frattura tra vecchi e nuovi proletari. Collaborazioni, suggerimenti e nuovi spunti sono graditi. Adesioni al 28 agosto: SI COBAS Novara Collettivo Libertario Franco Cagliero Novara Spazio Sociale ARCI Fratellanza Novara USB Novara L'articolo ASSEMBLEA PUBBLICA: LOGISTICA,GUERRA E TERRITORIO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
S.I COBAS in piazza a fianco di USI e CUB!!
L’azione repressiva dei padroni contro le lotte dei lavoratori è una costante e non una eccezione o una deroga alle cosiddette libertà democratiche. Il licenziamento di Margherita e di Simone rientra nelle pratiche repressive da sempre attuate da padroni e direzioni. In questa fase di conflitti e guerre riconducibili ad una sola matrice: la lotta per il dominio sui mercati. Ritorsioni, intimidazioni, provvedimenti disciplinari, licenziamenti, sono funzionali al disciplinamento per incanalare verso logiche ed ideologie nazionalistiche e imperialistiche. I proletari hanno da difendere solo interessi di classe e quindi internazionalistici. Invocare una astratta giustizia nel pieno contrasto degli interessi di classe significa non cogliere legami e conseguenze che derivano dalla organizzazione capitalistica del lavoro fonte di tutti i contrasti e violenze sul mondo del lavoro. La mobilitazione, il presidio dei lavoratori del San Raffaele (mai interrotto), la solidarietà manifestatasi tra i lavoratori di tutte le categorie sono tanti puntini da collegare affinché vi sia una generalizzazione delle lotte. Rompiamo l’isolamento, raccogliamo e trasformiamo il malcontento vissuto isolatamente e passivamente in tutti i luoghi di lavoro in un boomerang per riaffermare la nostra giustizia che non può che fare affidamento che sulla lotta. Sosteniamo le iniziative promosse dai compagni delle CUB e dalla USI del San Raffaele perché sostenendo loro sosteniamo noi stessi. Il S.I. Cobas è pronto a dare il proprio contributo per la creazione di un vasto fronte di solidarietà. Manifestazione Nazionale a Milano Corteo sabato 19 settembre ore 10.00 (Da Via Senato angolo Via Marina a P.zza Affari) SI COBAS SI COBAS F.P L'articolo S.I COBAS in piazza a fianco di USI e CUB!! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
COMUNICATO SINDACALE AI LAVORATORI !
Ancora una volta, la determinazione e l’unità dei lavoratori del SI Cobas di Bergamo e Brescia hanno portato a un risultato molto positivo: i lavoratori sono tornati al loro posto di lavoro e hanno visto riconosciuti i propri diritti. I DUE LAVORATORI PRECARI FACCHINI A TEMPO DETERMINATO DA DUE ANNI SONO RIENTRATI AL LORO POSTO DI LAVORO IN SDA STEZZANO. Questo risultato dimostra ancora una volta che, quando i lavoratori sono uniti e organizzati, è possibile difendere la propria dignità e conquistare risultati concreti. Un ringraziamento speciale agli uomini e ai militanti del SI Cobas, persone oneste e determinate che ogni giorno scendono in campo per difendere i diritti e la dignità dei lavoratori, senza paura e senza compromessi. L’unità dei lavoratori è la nostra forza. Uniti si vince! Grazie a tutti coloro che hanno lottato e sostenuto questa battaglia. La lotta continua. S.I. COBAS BERGAMO-BRESCIA L'articolo COMUNICATO SINDACALE AI LAVORATORI ! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
LEGGE 104 : INTERESSANTE SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE SUI TURNI NOTTURNI
VOLENTIERI  PUBBLICHIAMO L’ARTICOLO DI VITO TOTIRE PORTAVOCE DELLA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO DI  CUI IL SI COBAS NE E’ PARTE INTEGRANTE. QUESTA SENTENZA RIGUARDA MILIONI DI PERSONE CHE HANNO FAMILIARI CON L’HANDICAP  TRA CUI CENTINAIA DI  MIGLIAIA DI LAVORATORI CHE SI VEDONO RIFIUTATI, DALLE AZIENDE, LE RICHIESTE INERENTI   IL COMMA 1 DELL’ART 3 DELLA LEGGE 104. UN ELEMENTO RAFFORZATIVO PER I LAVORATORI( CHE DI QUESTI TEMPI E’ ORO) E PER LE BATTAGLIE DEL SI COBAS SUI LUOGHI DI LAVORO. BUONA LETTURA. SI COBAS NAZIONALE di Vito Totire (*) La Cassazione sui permessi per assistenza a congiunti: sentenza 20229 del 16.6.2026 La Cassazione ha ribadito un orientamento già affermato da altri organi di giudizio a proposito della gestione dei permessi previsti dalla legge 104. In questo caso già in primo e secondo grado la magistratura aveva riconosciuto il diritto del lavoratore ad essere esonerato dai turni di notte per poter assistere una persona di famiglia a cui erano state riconosciute le prerogative dell’articolo 3 – comma 1 – della legge 104 del 1992. Saggia decisione quella ribadita dalla Cassazione che dunque non limita il diritto ai casi di cui all’articolo 3 comma 3, che prevedono il riconoscimento di particolare gravità. Il diritto all’esonero, dice la Cassazione, si estende anche all’esonero dalla reperibilità. L’insistenza del datore di lavoro – in questo caso Mercitalia – evidenzia una sorta di grave “analfabetismo imprenditoriale” quantomeno in materia di ergonomia e di prevenzione del distress lavorativo. I princìpi che il datore di lavoro deve rispettare spesso rimangono lettera morta e sistematicamente vengono disconosciuti quando al mancato rispetto di questi princìpi non è associata chiaramente una sanzione economica o penale. La legge 104, a nostro avviso, viene spesso gestita dalle commissioni sanitarie con una particolare rigidità per quel che riguarda il confine tra comma 1 e comma 3 dell’articolo tre. Le condizioni del comma 3 dovrebbero essere più ampiamente riconosciute al lavoratore anche se questi ha una invalidità civile o professionale con percentuali “basse” cioè non particolarmente alte. Spesso accade che il lavoratore al quale la commissione medica Inps o Ausl ha disconosciuto il riconoscimento delle condizioni di cui al comma 3 ottenga questo riconoscimento con un ricorso al tribunale, previa valutazione di una consulenza tecnica d’ufficio. Ma è tutta fatica e distress in più e non tutti, pur avendone diritto, decidono di “andare in tribunale”. Questo significa che anche tra operatori particolarmente esperti non vi è una grande uanimità di vedute e di valutazioni sul rapporto tra valutazione clinica e diritto ai permessi. I permessi previsti dal comma 3 e non concessi nell’ambito del comma 1 sarebbero invece molto utili in casi di distress, burnout, mobbing, dei postumi di malattie professionali e in tante altre condizioni di sovraccarico lavorativo. Un recentissimo studio (PLOS ONE) evidenzia in lavoratori del comparto impiegatizio una alta incidenza di errori di pomeriggio e in particolare il venerdì pomeriggio a conferma dell’ipotesi che l’accorciamento della settimana lavorativa (per tutti e non solo per gli aventi diritto alla legge 104) potrebbe persino aumentare la produttività; lo precisiamo pur se non è il nostro obiettivo che è invece quello di tutelare la salute, ma quello studio merita di essere citato. Perché parliamo di analfabetismo imprenditoriale? Perché al di là della giusta interpretazione data dai giudici (in ben tre gradi) sul comma 1 dell’articolo 3 della legge 104, il datore di lavoro dovrebbe includere nella sua biblioteca la «GUIDA EUROPEA SULLO STRESS LAVORATIVO» del 1999; possiamo inviarla, su cortese richiesta anche a Mercitalia. Senza “scomodare” tribunali di primo e secondo grado (di Bologna) e Cassazione, si dovrebbe prendere atto della chiara indicazione della suddetta Guida secondo cui il datore di lavoro deve tenere conto dei carichi sociali e familiari del lavoratore; per non parlare di quanto chiaramente disposto dallo stesso decreto 81/2008 secondo cui nell’affidare i compiti al singolo lavoratore occorre tenere conto della sua salute e della sua sicurezza. Quale sicurezza psicologica può avere il lavoratore/caregiver che fa il turno di notte lasciando a casa un familiare che potrebbe avere bisogno, anche improvvisamente, di supporto e aiuto? Non costituisce, questa condizione, uno stato di allerta, di preoccupazione, di “nervosismo” potenzialmente foriera di “distrazioni” e incidenti da interpretare a posteriori con la tesi mistificatrice del cosiddetto «errore umano»? E’ ovvio che il tema che stiamo affrontando è solo la punta dell’iceberg. Il lavoro notturno – sia per chi ha anche ruolo di caregiver sia per chi, in un dato momento della sua vita, non ha questo ruolo – è nocivo per tutti, fino ad essere stato classificato 2 A dalla IARC (possibile cancerogeno). Qui si apre un discorso più generale che esula dalla “interpretazione” della legge 104 e che dobbiamo affrontare con urgenza ovunque ma anche per la organizzazione del lavoro di MERCITALIA che da questo punto di vista – lungi dal rappresentare “il migliore dei mondi possibili” – necessita di una robusta riorganizzazione ergonomica non facile nei casi in cui il datore di lavoro si crogiola appunto in un’inveterata tendenza all’ analfabetismo in materia di ergonomia e di sicurezza . Il nome dell’azienda (Mercitalia) non induca datori di lavoro e dirigenti a ritenere che tutto – compresa la salute dei lavoratori e delle lavoratrici – possa essere ridotto a merce. (*) Vito Totire è portavoce della «Rete Nazionale Lavoro Sicuro» PS: non abbiamo molta dimestichezza e confidenza con i magistrati ma dobbiamo esprimere solidarietà a quei giudici di Cassazione che col caldo che fa (indossano anche una pelliccia di ermellino) sono costretti a pronunciarsi su quesiti che qualunque persona di buon senso eviterebbe di fare senza “intasare” i tribunali. Ci riferiamo a quel caso (stavolta non si tratta di Mercitalia) in cui il datore di lavoro dopo aver fatto pedinare un lavoratore (è legale?) che fruiva della legge 104 ha dimostrato grazie al lavoro dei suoi investigatori che l’astuto lavoratore si recava ogni tanto in un supermercato; la Cassazione ha dovuto spiegare a chi “non ci arrivava sa solo” che assistere un familiare non significa stare attaccato al suo capezzale. L'articolo LEGGE 104 : INTERESSANTE SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE SUI TURNI NOTTURNI proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
SCIACALLI A MARCINELLE!
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO QUESTO PUNGENTE ARTICOLO DEL  “comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio” DOVE IN FONDO ALL’ARTICOLO CHIEDE AI SINDACATI DI BASE DI METTERE AL PRIMO POSTO LA SICUREZZA , IL SI COBAS NON SOLO CONDIVIDE L’APPELLO, MA RIVENDICA   SUL TEMA DELLA SICUREZZA ANCHE INIZIATIVE SINDACALI FATTE DA ASSEMBLEE DIRETTE CON I LAVORATORI NEI LUOGHI DI LAVORO E  DI SCIOPERO COME RISPOSTA ULTERIORE . PROPRIO IN QUESTI GIORNI, DI FERIE AGOSTANE, SUL PROBLEMA CALDO ESTREMO, DOVUTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO (ALTRA FACCIA DEL CAPITALISMO CHE TUTTO DIVORA IN NOME DEL PROFITTO), STIAMO CHIAMANDO  I LAVORATORI A PRENDERSI DIRETTAMENTE CON LA LOTTA LE NS PROPOSTE(10 MINUTI DI PAUSA  OGNI ORA DI LAVORO, DRIVER USCIRE UN’ORA PRIMA PAGATA, AREE RINFRESCATE, ACQUA FRESCA E  BIBITE CON IL MAGNESIO E POTASSIO),  DOVE  TUTTE LE AZIENDE FANNO ORECCHIE DA MERCANTE DOVE I LAVORATORI SONO DEBOLI. PURTROPPO PUR ESSENDOCI REGOLE REGIONALI E STATALI( FRA L’ALTRO MOLTO DEBOLI) I PADRONI NON LE RISPETTANO, ANZI SE NE FOTTONO ALTAMENTE,  TOCCA A NOI PRENDERCELE DIRETTAMENTE PER DIFENDERE LA NS SALUTE E LA NS VITA. BUONA LETTURA E SOPRATTUTTO LOTTA DURA SENZA PAURA. SI COBAS NAZIONALE Durante la commemorazione della strage di Marcinelle, alcuni aderenti al sindacato belga FGTB voltano le spalle a Ignazio La Russa: grande scandalo!!! Landini coda di paglia si affanna a dichiarare “Non siamo stati noi”, mentre il segretario regionale del sindacato belga dice con grande dignità: “Tutti i compagni della FGTB si sono girati perché siamo contro la presenza dei partiti fascisti”. . L’8 agosto 1956 a Marcinelle morirono 262 minatori provenienti da 26 paesi, 136 erano italiani. Tra il 1946 e il 1956 più di 140mila lavoratori italiani lasciarono il loro paese per andare a lavorare nelle miniere di carbone belghe. Era il prezzo di un accordo tra Italia e Belgio che prevedeva un enorme baratto: l’Italia (governo De Gasperi, DC) doveva inviare in Belgio 2mila uomini a settimana e, in cambio, Bruxelles si impegnava a fornire a Roma 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore. I MORTI DI MARCINELLE ERANO TUTTI MIGRANTI, LAVORATORI CHE AVEVANO LASCIATO IL LORO PAESE DISPOSTI A LAVORARE IN CONDIZIONI SPAVENTOSE, COSTRETTI DALLA POVERTÀ ALL’EMIGRAZIONE PER DARE UNA VITA E UN FUTURO DIGNITOSO ALLE LORO FAMIGLIE: . NON VI DICE NULLA??? AH…. AL PROCESSO TUTTI ASSOLTI . Ad agosto 2026 in Italia le vittime del profitto sui posti di lavoro – cantieri, fabbriche, campi.. – sono 743; una media di 3,2 (sic!) al giorno. Tra il 6 e il 7 agosto ne sono morte 7. Il 32% di esse sono di nazionalità “straniera” ma per noi sono fratelli di classe, che lavorano al nostro fianco e cadono vittime, come noi, dello sfruttamento capitalistico dei “nostri” italianissimi” padroni…. Sciacalli che si nutrono di carne umana… . Il governo Meloni va a “commemorare” i morti italiani facendosi rappresentare da un fascista dichiarato, quel La Russa che tiene il busto di Mussolini in casa, mentre si appresta a varare un nuovo decreto legge che esime da responsabilità il datore di lavoro, sempre che abbia rispettato le regole dettate da … Confindustria! . Ma le colpe sono bipartisan, cambiano i governi ma l’attacco ai lavoratori – qualunque sia la loro nazionalità perchè per i padroni siamo tutti carne da macello – resta: 2011, governo Monti, legge Fornero che allunga l’età pensionabile senza alcuna distinzione tra chi svolge lavori impiegatizi e chi svolge un lavoro pericoloso; 2015, governo Renzi (PD), Jobs Act: dall’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori; l’aumento dei morti sul lavoro è stato del 43% da quell’anno. 2023, legge Salvini sugli appalti a cascata; aumento del 15% dei morti soprattutto in edilizia e negli appalti pubblici. I sindacati venduti (CGIL/CISL/UIL) – nella difesa del “miglior mondo possibile” secondo loro, il capitalismo – la piantino di chiedere, ad ogni morto sul lavoro, più “formazione”. Tra i morti ci sono lavoratori “esperti” di 40, 50, 60 anni e più. I sindacati di base mettano al primo posto – sì …prima anche del salario – la sicurezza: i morti di profitto sono la faccia più feroce, ma più vera, del capitalismo che ormai ha gettato ogni maschera. I lavoratori si organizzino perché a condizioni di morte non si lavori. Sappiamo quanto è difficile, ma è l’unica strada per fermare questo fiume in piena di sangue. Le “commemorazioni”, la “memoria” ecc. se non servono all’oggi e al domani sono perfettamente inutili, sono parole retoriche e vuote che servono solo a farci dimenticare la realtà del nostro presente: qui e oggi. Da Marcinelle non è cambiato nulla: povertà, emigrazione, sfruttamento e impunità dei padroni sono sempre qui, oggi come allora. Il capitalismo, il vero cancro dell’umanità intera, è fame, miseria, morte e guerra e va rovesciato se vogliamo un futuro e una vita degna di essere vissuta. Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio Sesto S.G., 10.8.2026 L'articolo SCIACALLI A MARCINELLE! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
BRASILE :Ferrovieri e ferroviere in sciopero contro la privatizzazione a San Paolo!
IL SI COBAS FA PARTE DELLA RETE INTERNAZIONALE DEI SINDACATI DI BASE PER QUESTO, MA NON SOLO, CI SENTIAMO IMPEGNATI A METTERE   IN RETE MATERIALI SINDACALI E POLITICI  ( RIFERITI IN QUESTO CASO AL BRASILE) RELATIVO ALL’ATTACCO CHE LA CLASSE LAVORATRICE  SUBISCE NEL MONDO INTERO, METTENDO IN EVIDENZA LA NECESSITA’ SEMPRE PIU’ IMPELLENTE DI ESSERE COORDINATI SUL PIANO INTERNAZIONALE PER COSTRUIRE QUELLA NECESSARIA  CAPACITA’  DI RISPOSTA ORGANIZZATA COME CLASSE MONDIALE. INFATTI COME SI VEDE DA QUESTO POST  IN BRASILE E’ AL GOVERNO IL SINISTRO LULA CON LA SUA CRICCA DI “SINISTRA” MA LE PRIVATIZZAZIONI LE FA LO STESSO A DIFESA DELLE MULTINAZIONALI. BUONA LETTURA. S.I. COBAS NAZIONALE  Brasile 05 agosto 2026 La Rete Dal 4 agosto, i ferrovieri e le ferroviere della Companhia Paulista de Trens Metropolitanos (CPTM) di San Paolo, che gestiscono le linee 11, 12 e 13, sono in sciopero. Da martedì, le assemblee generali dei lavoratori e delle lavoratrici organizzate nei centri di lavoro di queste linee recentemente privatizzate hanno deciso di indire lo sciopero. Questo movimento verte sulle rivendicazioni dei ferrovieri e delle ferroviere. È anche un’occasione per denunciare, con prove alla mano, i danni causati dalla privatizzazione e dalla corsa al profitto che va a discapito di ciò che dovrebbe essere il servizio ferroviario pubblico. È in gioco la sicurezza della circolazione e degli impianti, il servizio offerto agli utenti è peggiorato, la formazione del personale è insufficiente, gli orari di lavoro sono stati allungati… Pochi giorni di funzionamento sotto il regime della privatizzazione hanno portato alla decisione di affidare nuovamente il servizio all’azienda pubblica per 90 giorni. La constatazione delle conseguenze catastrofiche delle privatizzazioni è quella fatta dai ferrovieri e dalle ferroviere, dagli utenti del trasporto ferroviario, dalle organizzazioni sindacali indipendenti, in tutto il mondo. I sindacati del settore ferroviario, ma anche le loro organizzazioni interprofessionali, membri della Rete sindacale internazionale di solidarietà e di lotta, esprimono tutto il loro sostegno ai compagni della CPTM di San Paolo! L'articolo BRASILE :Ferrovieri e ferroviere in sciopero contro la privatizzazione a San Paolo! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Pakistan: divieto d’iniziative sindacali di sei mesi nel settore energetico!
PUBBLICHIAMO DALLA RETE INTERNAZIONALE UN ARTICOLO DOVE SI EVIDENZIA CHE LA CLASSE OPERAIA (UNICA CLASSE SOCIALE CHE PRODUCE LA RICCHEZZA) E’ ATTACCATA IN TUTTO IL MONDO QUANDO METTE IN DISCUSSIONE IL PROFITTO DEI PADRONI. INOLTRE ANCHE IN PACHISTAN METTONO IN PRATICA LA 146 COME IN ITALIA PER VIETARE GLI SCIOPERI NEI COSIDDETTI SERVIZI ESSENZIALI A “DIFESA DELLA NAZIONE” CIOE’ A DIFESA DEGLI INTERESSI  DELLA CLASSE AL POTERE. TUTTO IL MONDO E’ PAESE ! UNIAMO LE FORZE LAVORATRICI DI TUTTO IL MONDO  PER UNA SOCIETA’ LIBERA DALLO SFRUTTAMENTO. S.I. COBAS NAZIONALE 30 LUGLIO 2026 LA RETE Il governo federale del Pakistan impone un divieto di sei mesi alle attività sindacali all’interno delle entità del settore elettrico, a partire dal 26 luglio 2026, ai sensi dell’articolo 3 della legge pakistana del 1952 sui servizi essenziali (Pakistan Essential Services (Maintenance) Act, 1952). Questa misura si applica a tutti i principali enti pubblici del settore elettrico, in particolare: le società di distribuzione (DISCO), le società di produzione (GENCO) e la Società nazionale di trasporto e distribuzione (NTDC). Il governo sostiene che l’obiettivo sia quello di mantenere un approvvigionamento ininterrotto di energia elettrica, garantire la sicurezza operativa e prevenire qualsiasi interruzione di un servizio pubblico essenziale. I sindacati affiliati alla Federazione panpakistana dei sindacati uniti (APFUTU) hanno organizzato manifestazioni in diverse città, tra cui Islamabad, Multan, Kot Addu e Hyderabad. Si tratta, di fatto, di misure antisciopero e antisindacali volte a contrastare le lotte contro i progetti di privatizzazione del governo riguardanti le società pubbliche di distribuzione dell’energia elettrica. Privatizzazioni che comporterebbero riduzioni di personale, un indebolimento della tutela dei lavoratori e un aumento delle tariffe elettriche. La Rete sindacale internazionale di solidarietà e lotta sostiene i sindacati pakistani e chiede il rispetto del diritto di sciopero in tutto il mondo! L'articolo Pakistan: divieto d’iniziative sindacali di sei mesi nel settore energetico! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
EMERGENZA CLIMATICA .
METTIAMO IN RETE  UNA LETTERA DI RICHIESTE DA INVIARE ALLE AZIENDE  CHE POSSONO UTILIZZARE TUTTI I LAVORATORI E GLI RLS. COME SI COBAS VERIFICHIAMO CHE LE AZIENDE GUARDANO SOLO AL PROFITTO E NON ALLA SALUTE DI CHI LAVORA. PUR ESSENDOCI NORME DI LEGGE, APPENA VARATE DALLE REGIONI E PARLAMENTO ,CHE DOVREBBERO ESSE APPLICATE, LE AZIENDE SE NE FREGANO E NON LE RISPETTANO SE I LAVORATORI NON FANNO UN’AZIONE DI FORZA COLLETTIVA PER PRENDERSI CON LA LOTTA LE RICHIESTE SOTTO RIPORTATE. LA QUESTIONE CLIMATICA DEVE ENTRARE A PIENO TITOLO DENTRO LE NS RIVENDICAZIONI NAZIONALI  E COSTRINEGERE LE AZIENDE A FIRMARE ACCORDI PER METTERE IN ATTO LE RICHIESTE MINIME  E NON ASPETTARE LA PROSSIMA ESTATE. S.I. COBAS NAZIONALE.   RETE NAZIONALE LAVORO SICURO Oggetto: emergenza climatica Con la presente il S.I.COBAS comunica quanto segue: Vista la situazione climatica in atto, caratterizzata da temperature elevate e condizioni di lavoro che comportano un serio rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori, si comunica che, a tutela del­l’incolumità del personale, l’orario di lavoro giornaliero dei driver sarà ridotto di un’ora, con effet­to immedia­to e fino al cessare dell’emergenza caldo onde prevenire casi di svenimento e malessere già palesate­si. Si precisa che tale riduzione non deve comportare alcuna decurtazione della retribuzione: i lavorato­ri do­vranno essere retribuiti per intero, come se la prestazione lavorativa fosse stata svolta per l’in­tero orario contrattuale. Per i facchini devono essere previste pause di 10 minuti per ogni ora di lavoro e tutte le altre misura generali di sicurezza. Questa organizzazione sindacale ritiene non più tollerabile che i lavoratori siano esposti a condizio­ni climatiche insostenibili, che mettono a repentaglio la loro salute e la loro vita. Il diritto alla salute e alla sicurezza sul lavoro, sanciti dall’art. 2087 del Codice Civile e dal D.Lgs. 81/2008, non è ne­goziabile e prevale su ogni altra considerazione produttiva o organizzativa. Si invitano pertanto le aziende in indirizzo a dare immediata attuazione a quanto sopra comunicato, riservandoci, in mancanza di riscontro o di adeguamento, di procedere con le opportune iniziative sindacali e legali a tutela dei lavoratori. Distinti saluti. S.I. COBAS L'articolo EMERGENZA CLIMATICA . proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
“LA NOSTRA DIGNITÀ SI CHIAMA WORKING CLASS: MA QUANTE VITTIME DA VENDICARE!”
Piacenza, 3 agosto 2026 Comunicato stampa: Ora basta:  la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici vale più dei vostri profitti. Ieri, per l’ennesima volta, un lavoratore è uscito di casa e non è più tornato. Un ragazzo di 19 anni, residente nel Piacentino, durante il suo turno di lavoro svolto nei campi di Stagno Lombardo, sotto il sole e con le temperature inaccettabili di questi giorni, si è accasciato davanti ai suoi colleghi e non ha più ripreso conoscenza. Questa ennesima morte non è una fatalità, non è un tragico incidente isolato. È il risultato di un sistema produttivo che continua a mettere il profitto davanti alla vita delle persone, che considera la salute e la sicurezza dei lavoratori un costo da abbattere. In Italia si continua a morire di lavoro con una frequenza inaccettabile. Ogni giorno lavoratrici e lavoratori perdono la vita nei campi, nei magazzini della logistica, nelle fabbriche, nei cantieri… Dietro ognuno di loro ci sono famiglie e comunità distrutte. Ci sono operai, braccianti, facchini, giovani precari e lavoratori migranti, cioè coloro che producono la ricchezza di questo Paese ma che troppo spesso subiscono sfruttamento, salari da fame, ricatti occupazionali e condizioni di lavoro sempre più pesanti. Nei campi come nei magazzini della logistica, nelle fabbriche come nei cantieri, il meccanismo è sempre lo stesso: aumentare la produttività, abbassare i costi, intensificare i ritmi di lavoro, anche le temperature estreme e le ondate di calore sempre più frequenti non possono essere trattate come eventi eccezionali. Chi lavora sotto il sole, nei piazzali, nei capannoni o nei cantieri non può essere lasciato solo davanti a condizioni che mettono a rischio la salute e la vita. La tutela dei lavoratori deve venire prima dei tempi di consegna, degli obiettivi aziendali e degli interessi economici. Il S.I. Cobas continuerà a organizzarsi insieme alle lavoratrici e ai lavoratori per rompere il ricatto secondo cui per avere un salario bisogna accettare sfruttamento e insicurezza. Continueremo a lottare per salari dignitosi, per la riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro, per il diritto alla salute, per la libertà di organizzazione sindacale e per condizioni di lavoro realmente umane. Dire soltanto “basta morti sul lavoro” non è più sufficiente. Serve mettere in discussione un modello economico fondato sulla competizione esasperata, sulla precarietà e sulla massimizzazione dei profitti, modello che considera inevitabilmente sacrificabile la vita di chi lavora, di chi suda. Organizzarsi, scioperare non sono soltanto strumenti sindacali: sono pratiche necessarie per difendere il diritto collettivo a una vita dignitosa. Coordinamento Provinciale S.I. Cobas Piacenza Coordinamento Nazionale S.I. Cobas L'articolo “LA NOSTRA DIGNITÀ SI CHIAMA WORKING CLASS: MA QUANTE VITTIME DA VENDICARE!” proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.