Source - S.I. Cobas – Sindacato intercategoriale

IN RICORDO DI MICHELE MICHELINO
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO UN RICORDO DEL COMPAGNO  DA PARTE DEL CIP TAGARELLI. Caro Michele, quattro anni fa, in questo giorno, ci hai lasciato proprio quando avevamo più bisogno di te, operaio comunista, rivoluzionario e intellettuale organico di classe: della tua classe, quella classe operaia che per tutta la tua vita hai difesa nelle lotte, hai organizzato nelle battaglie, hai spronato nelle sconfitte e con cui hai gioito nelle vittorie, che hai – soprattutto – saputo unire. Unità e lotta: tutte cose di cui abbiamo ancora estremo bisogno in questo terribile momento. Non solo abbiamo assistito – e abbiamo cercato di contrastare con tutte le forze in ogni possibile occasione – all’orrendo genocidio del nazi-sionismo di Israele che ha falciato più di 73.000 vite dell’eroico popolo palestinese, che continua a resistere in condizioni disumane come mai avevamo visto. In questo anno la guerra imperialista guidata dal capofila del capitalismo mondiale , gli USA, e sostenuta e foraggiata dal capitalismo europeo, sta colpendo altri popoli vicini a noi: il popolo iraniano e quello libanese e si avvicina sempre più, per ora in forme ancora“ non guerreggiate”, a noi. Miseria che avanza, salari e pensioni sempre più miserabili, morti e feriti di profitto ogni giorno, un futuro nero per gli sfruttati e gli oppressi. Ma il panorama di questo anno ha visto anche l’irrompere dei giovani: giovani operai, giovani proletari, giovani studenti in tutto il mondo -in una parola … il futuro –  che vogliono prendere in  mano il loro destino e non vogliono lasciarlo in mano ai mercanti di carne umana. Ne saresti stato felice. E noi – un po’ più affaticati e stanchi per l’età –  siamo ancora qui a cercare di portare avanti quello che ci hai insegnato e che abbiamo vissuto con te: unità di classe, organizzazione e lotta in prima persona senza quartiere a quel tritacarne di proletari che si chiama capitalismo, a lottare per un mondo più giusto che tu – e noi – chiamiamo ancora socialismo, dove vinca l’umanità e la solidarietà tra chi oggi è sfruttato e oppresso, che forse noi non vedremo ma per cui vale la pena di lottare fino all’ultimo respiro, come hai fatto tu. Con amore ti ricordiamo e ti abbracciamo perché tu sei e resti nelle nostre lotte. E, come gridavamo quando eravamo più giovani, “resisteremo un minuto più del padrone”, che si chiami capitalista o imperialista, fino alla sua scomparsa nella pattumiera della storia dell’umanità. Le compagne e i compagni del Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” e del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio L'articolo IN RICORDO DI MICHELE MICHELINO proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Solidarietà dal si cobas  ai licenziati e delegati della Cub alla Sangalli di Monza,
GIOVEDÌ 23 APRILE TUTTI ALLA SANGALLI DI MONZA! SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI DELLA CUB LICENZIATI Giovedì 23 aprile dalle ore 10:00 alle ore 13:00 saremo presenti a dare sostegno ai delegati di @CUB licenziati dall’azienda Sangalli di Monza. Uno di loro, tra l’altro è uno dei responsabili per la sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro. Noi del Si Cobas sappiamo bene di cosa si sta parlando, perché in prima persona continuamente ci troviamo sotto attacco del padronato per cui l’allontanamento di delegati dai luoghi di lavoro risulta solo una delle pratiche repressive ricorrenti. Situazione che in una fase di disciplinamento e economia di guerra è la naturale implementazione di una fase repressiva e generalizzata delle lotte e che tende a colpire anche altre sigle oltre il Si Cobas! Come sempre, il lavoro del Si Cobas è quello di collaborare e condividere situazioni di lotta uscendo dalle logiche di autoreferenzialità che molte volte affliggono anche gli apparati e gli ambienti dei sindacalismo di base, per poter rilanciare il lavoro sindacale e la lotta in maniera attiva in modo da incidere sull’obiettivo di portare dignità nei luoghi di lavoro e sicurezza per i lavoratori/trici, con i lavoratori/trici! Il Si Cobas giovedì mattina sarà presente al presidio a Monza e chiede a tutte le realtà sindacali e i lavoratori e le lavoratrici a supportare l’intervento unitario alla Sangalli!! E rilanciamo l’invito a tutte le sigle e ai lavoratori/trici di rilanciare un tavolo di confronto, successivo la data del presidio, di analisi e sviluppo di un percorso di lotta unitaria attorno a vari argomenti ed elementi, da sviluppare poi nei luoghi di lavoro e che sia una risposta effettiva alle dinamiche di sfruttamento, repressione e attacco frontale al conflitto da parte dell’interesse capitalista. Avanti con la lotta unitaria SI COBAS NAZIONALE L'articolo  Solidarietà dal si cobas  ai licenziati e delegati della Cub alla Sangalli di Monza,   proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
la logistica delle lotte
  RICEVIAMO E VOLENTIERI PROPONIAMO E PUBBLICHIAMO COME SI COBAS  IL TESTO SOTTO RIPORTATO VISTO L’ATTACCO PORTATO AL SI COBAS E AL DIRITTO DI SCIOPERO  DALLA COMMISSIONE DI GARANZIA SUGLI SCIOPERI APPENA PUBBLICATO SUL NS SITO. BUONA LETTURA. SI COBAS NAZIONALE! Il testo che proponiamo è di un compagno, tecnico della sicurezza, che collabora con la Rete Nazionale Lavoro Sicuro. Con il titolo “La logistica delle lotte” il testo è stato scritto a luglio del 2022 per l’Osservatorio Repressione ed è stato ripreso, tra gli altri, da “Contropiano”. Nell’articolo ci sono tutti i segnali di un clima fortemente repressivo che oggi, purtroppo, trova formalizzazione con delibera 26/88 del’11 marzo. 2026, ad opera della Commissione di Garanzia che vuole limitare drasticamente la libertà di sciopero. A distanza di quattro anni i segnali messi in evidenza nell’articolo, convergono nel processo di disciplinamento dei lavoratori sia nei luoghi di lavoro che nella vita sociale. Il conflitto di classe muove dall’irrigidimento del condizioni di lavoro e dalle leggi sul lavoro. Questo processo è funzionali al controllo del fronte interno, precondizione delle guerre guerreggiate del capitalismo. La logistica delle lotte. di Renato Turturro. La retata di sindacalisti a Piacenza e gli oltre cento indagati nell’ambito dell’indagine, i centinai di processi penali in questi anni a danni di sindacalisti, lavoratori, lavoratrici e solidali ci indicano che il settore della logistica è il settore che con tutti i mezzi va difeso dalla rivendicazioni operaie, perché inserisce il capitalismo nostrano nella circolazione internazionale delle merci, dei capitali e del riassetto globale in atto. Troppi sono gli interessi e gli intrecci che legano questo settore alle dinamiche del modello produttivo globale. Nell’intero sistema logistico, inteso come trasporto, smistamento, assemblaggio e distribuzione si svolgono dei conflitti dovuti all’altissimo margine di guadagno delle multinazionali che governano il settore e le condizioni di lavoro di lavoratori e lavoratrici, sotto diversi aspetti che vanno dal contrattuale/retributivo alla qualità della vita al lavoro. L’attacco da parte di Assologistica e del Governo (ora caduto ma di cui non si perderà l’essenza nel prossimo) è di usare tutti i mezzi per tenere fuori da responsabilità giuridiche e d’immagine le piattaforme committenti, smontando i principi e aumentando i rapporti di forza dal lato padronale. Con il tentativo di modificare l’art 1677 del codice civile all’interno del decreto PNRR 2, proprio qualche giorno prima delle dimissioni di Draghi e della pubblicazione dell’inchiesta della Procura di Piacenza, si è lanciato il segnale della cancellazione di alcuni principi giuridici, come quello della responsabile solidale, in un’ottica di ri-regolamentazione del settore, con conseguente peggioramento delle condizioni di lavoro lungo le catene degli appalti. Disegno che si collega a quanto dichiarato da Alessandro Alberani, il Direttore Logistica Etica Interporto Bologna, in occasione di un incontro in Prefettura (già riportato più volte), in cui ha fatto sapere che si sta lavorando per far rientrare il settore della logistica nella legge 146 che prevedere tempi più lunghi e procedure più complesse per proclamare gli scioperi. L’obiettivo è chiaro: scioperi e blocchi dei lavoratori e delle lavoratrici dei magazzini, in maggioranza migranti e richiedenti asilo. Dichiarazioni che si dimenticano volutamente dei due lavoratori morti nel 2021 ( di cui uno, Yaya Tafa con contratto interinale, assunto da tre giorni). Altro strumento di attacco politico , attraverso la magistratura è l’utilizzo del teorema-strumento dell’associazione a delinquere, che ha come intendo subdolo quello di garantire formalmente la libertà d’azione sindacale da un lato e facendo passare contemporaneamente il messaggio mediatico della presenza di “mele marce” all’interno delle organizzazioni, in modo da svalutare l’azione stessa del sindacalismo conflittuale. Questo strumento repressivo è stato già applicato più volte anche nelle lotte dei portuali ( vedi portuali Genova) e non ultimo nell’operazione che ha coinvolto il centro sociale Askatasuna a Torino. Nei porti italiani, intanto, disassemblate e in lotti diversi, vengono fatte passare armi e merci pericolose, aggirando anche le norme per la tutela dei lavoratori e della popolazione. Altri frammenti del processo della logistica integrata ci raccontano di come le condizioni di lavoro siano drammatiche, è l’esempio dei macchinisti dei cargo merci ferroviari, che il 15 luglio hanno condotto uno sciopero di 24 ore proprio sul tema delle condizioni salariali e di salute. Il sistema logistico integrato è il nodo e la punta avanzata del capitalismo moderno e si sta inserendo pienamente nella competizione globale e nell’economia di guerra in corso. Il paradosso sta nel fatto che tutte le rivendicazioni per l’applicazione di leggi e istituti, quindi della “legalità”, venga attaccata trasformandola in “associazione a delinquere”, portando le lotte reali in un gioco nebuloso e strumentale. I criminali attraverso lo stesso gioco ingrassano i loro patrimoni grazie a truffe erariali, contributive e sfruttamento, usando il vittimismo tipico delle imprese e lo scudo politico-giudiziario. Sta di fatto che le condizioni oggettive al lavoro e della vita meritano una risposta in cui il conflitto è legittimo, al di là dei termini labili di “legale” e “illegale”. Le lotte nella logistica e nei trasporti evidenziano oltre alle condizioni in cui vive la forza lavoro anche quali siano le contraddizioni del sistema economico e ai danni che esso sta compiendo a livello umano ed ecosistemico. Intanto il caldo esplode nei magazzini, nelle rotaie, sull’asfalto e nei campi, sottrae vite ed energie, che dovremmo presto riprendere con il conflitto diffuso e l’azione di difesa unitaria dentro e fuori i luoghi di lavoro contro la repressione. 28 Luglio 2022 L'articolo la logistica delle lotte proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
ATTENTATO AL SI COBAS E AL DIRITTO DI SCIOPERO!
LA COMMISSIONE DI GARANZIA FA RIENTRARE LA LOGISTICA NELLA LEGGE 146 COME SERVIZIO PUBBLICO  ESSENZIALE PENSANDO DI  INGABBIARE LE LOTTE. La delibera 26/88 dell’11 marzo 2026 della Commissione di Garanzia non è un passaggio tecnico né un intervento neutrale. È una scelta politica precisa: colpire il SI COBAS (perchè questa è la vera ragione della delibera, lo ha detto anche il ministro Piantedosi in parlamento)   per restringere  il diritto di sciopero proprio in uno dei settori in cui, negli ultimi anni, le lotte operaie hanno inciso davvero sui rapporti di forza. La Commissione sostiene che, quando si parla di approvvigionamento di energie, prodotti energetici, risorse naturali e beni di prima necessità, non conta solo il trasporto in senso stretto, ma l’intera filiera logistica: ricezione, deposito, custodia, trasferimento, spedizione e distribuzione. In un successivo chiarimento precisa che il riferimento riguarda le attività connesse ai beni di prima necessità. Ma si tratta di una formulazione ambigua, elastica e politicamente pericolosa, soprattutto dentro un’economia capitalistica privata fondata sulla libera circolazione di ogni tipo di merce. Il punto, infatti, è chiaro: allargare il perimetro dei vincoli e delle limitazioni sugli scioperi nella logistica. In pratica, basta che un’azienda tratti anche beni classificabili come essenziali perché lo sciopero debba sottostare alla legge 146/1990, con preavviso obbligatorio, procedure di raffreddamento e tutti gli strumenti utili ai padroni per riorganizzare i flussi, deviare le merci e depotenziare la forza della mobilitazione. È una forzatura evidente. Pensiamo alla logistica alimentare di un grande player che movimenta diversi marchi di pasta, riso, pelati e migliaia di altri prodotti in decine di magazzini distribuiti in tutta Italia. Davvero si può sostenere che l’intera movimentazione di questa enorme massa di merci debba essere considerata, senza distinzione, essenziale per la collettività? Davvero la sopravvivenza delle persone dipenderebbe dalla possibilità di avere sempre scaffali pieni di infiniti prodotti equivalenti, di marche diverse e provenienti da paesi diversi? La verità è un’altra. Gli scioperi nella logistica non mettono in discussione, in via generale, l’accesso della popolazione ai beni essenziali. Colpiscono piuttosto la continuità operativa delle grandi piattaforme, degli hub distributivi, dei committenti e delle multinazionali che organizzano la circolazione delle merci su scala globale. In un settore dominato dalla libera concorrenza, dalla saturazione dei magazzini, dall’intensificazione dei ritmi e dalla circolazione continua delle merci, ciò che si vuole proteggere non sono anzitutto i diritti fondamentali delle persone, ma i profitti privati. Questa è la contraddizione politica di fondo. La logistica non viene considerata essenziale quando i lavoratori rivendicano salari più alti, stabilità, sicurezza, fine degli appalti e dei subappalti, diritti sindacali e dignità. Diventa improvvisamente essenziale quando lo sciopero può interrompere la valorizzazione del capitale e inceppare la circolazione delle merci. Non siamo quindi di fronte a una tutela imparziale dell’interesse collettivo, ma alla trasformazione degli interessi economici dei grandi gruppi della logistica, della distribuzione e dei trasporti in un presunto interesse pubblico. Per questo siamo di fronte a un provvedimento gravissimo, che rischia di diventare uno dei peggiori precedenti di repressione antioperaia degli ultimi decenni. Non arriva per caso. Si inserisce in un quadro più ampio di stretta repressiva, di riduzione degli spazi di agibilità del conflitto, di contenimento sistematico di ogni forma di protesta e di dissenso. Nelle piazze come nei luoghi di lavoro, il messaggio è lo stesso: impedire che la protesta produca effetti reali e soprattutto che la logistica sia a misura preventiva  di terza guerra mondiale imprigionando gli scioperi pensando di fermare il si cobas. Nella logistica questo significa colpire il punto in cui i lavoratori possono ancora esercitare una forza concreta: la continuità dei flussi, la catena delle consegne, la circolazione delle merci. È qui che il conflitto può ancora mettere in difficoltà il sistema. Ed è proprio questo che si vuole disinnescare. Dentro questo quadro, parlare di economia di guerra non è uno slogan. È la descrizione di una tendenza materiale fatta di attacco ai diritti collettivi, subordinazione della vita, della salute e della sicurezza sul lavoro alle esigenze della produzione e della continuità dei flussi. In questo contesto la logistica diventa uno snodo strategico da mettere al riparo dal conflitto sociale. Non è un caso che questo orientamento arrivi mentre crescono il carovita, la competizione tra potenze capitaliste e gli effetti sociali della guerra, e mentre negli ultimi mesi la combattività operaia ha colpito anche la logistica bellica, bloccando snodi portuali e intermodali attraversati da un flusso crescente di armi, come negli scioperi contro il genocidio in Palestina. Anche da questo punto di vista, il tentativo di ingabbiare ulteriormente il diritto di sciopero risponde all’esigenza di impedire che la classe lavoratrice possa ostacolare concretamente i meccanismi economici e logistici della guerra. Le lotte operaie nella logistica hanno avuto in poco più di un decennio un merito enorme: rompere il muro di invisibilità che copriva evasione fiscale, appalti e subappalti, ricatti, ritmi insostenibili, precarietà e supersfruttamento sistematico di una forza lavoro quasi sempre migrante. Hanno mostrato che dietro la retorica dell’efficienza si regge in realtà un modello fondato sul ricatto permanente e sulla compressione dei diritti. Ed è proprio per questo che oggi si tenta di riportare tutto indietro. Colpire lo sciopero significa colpire il significato politico di quelle lotte e provare a rendere di nuovo normale ciò che i lavoratori hanno avuto il merito di rendere visibile e di contrastare. Sono state lotte che hanno strappato aumenti salariali, scatti di livello, indennità, ticket mensa, diritti per i lavoratori interinali, e che hanno imposto un argine al caporalato, alle discriminazioni razziali, al ricatto del permesso di soggiorno, al lavoro a cottimo e al lavoro senza garanzie. Lotte dure, pagate a caro prezzo, ma capaci di restituire dignità e forza collettiva. Per questo la delibera 26/88 non è un semplice atto amministrativo. È un tassello di una più ampia offensiva contro chi, attraverso lo sciopero, può ancora inceppare la macchina degli extraprofitti. E non è secondario che, proprio mentre si tenta questa stretta, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali abbia messo in discussione l’impianto della legge 146/1990 e la sua natura fortemente restrittiva nei confronti del diritto di sciopero. Non sarà la Commissione di Garanzia a fermare la lotta operaia e il SI COBAS. Valuteremo tutte le iniziative legali necessarie per contrastare questa misura repressiva gravissima e illegittima. Ma soprattutto è urgente unire le lotte della classe lavoratrice e rilanciare una mobilitazione permanente contro la repressione crescente e contro l’economia di guerra, che già oggi peggiora salari, condizioni di lavoro, sicurezza, stabilità e possibilità di organizzazione per milioni di lavoratrici e lavoratori. Il diritto di sciopero non si tocca. Lo difenderemo con la lotta. Si cobas nazionale L'articolo ATTENTATO AL SI COBAS E AL DIRITTO DI SCIOPERO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
TRIBUNALE DI NOVARA CONDANNA A 8 MESI DI RECLUSIONE DUE COORDINATORI PER IL PRESIDIO IN MEMORIA DI ADIL BELAKHDIM!
IL TRIBUNALE DI NOVARA HA EMESSO UNA SENTENZA DI CONDANNA A 8 MESI DI RECLUSIONE  CONTRO LA COORDINATRICE DEL SI COBAS DI NOVARA LOUBNA NOAMANE E IL COORDINATORE PROVINCIALE DI MILANO ALESSANDRO ZADRA CON L’ACCUSA DI  “INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO”. IL DUALISMO DELLA GIUSTIZIA BORGHESE NON SI SMENTISCE MAI QUANDO DEVE PUNIRE CHI LOTTA E SALVARE  CHI HA UCCISO ADIL BELAKHDIM. L’ASSASSINONIO DI ADIL E STATO DERUBRICATO A OMICIDIO STRADALE, COME UN NORMALE INCIDENTE, PERMETTENDO A CHI LO HA AMMAZZATO DI  SALVARSI DALLA GALERA,  IL GIUDICE   SI ACCANISCE, INVECE,  CONTRO I DUE DIRIGENTI DEL SI COBAS CHE PRESIDIAVANO IN SOLIDARIETA,’ INSIEME   A  UN MIGLIAIO DI  LAVORATORI E SOLIDALI GIUNTI DA TUTTO IL  CENTRO NORD, DAVANTI AL TRIBUNALE DI NOVARA  L’ULTIMO ATTO DELL’UDIENZA. L’UNICA INTERRUZIONE DI SERVIZIO  PUBBLICO LO HA PROVOCATO  LA STESSA POLIZIA E LA DIGOS  PERCHE’ SONO STATI LORO A CHIUDERE LA STRADA MENTRE NOI ABBIAMO FATTO PASSARE I PULMAN PUBBLICI. LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA SI SAPRANNO FRA 90 GIORNI E POI SI RICORRERA’ OVVIAMENTE  IN APPELLO, MA E’ EVIDENTE CHE LA CONDANNA  MIRA A COLPIRE CHI SI ORGANIZZA, COMPRESI TUTTI I MOVIMENTI SOCIALI, COME IL SI COBAS  IN OPPOSIZIONE AL GOVERNO  E   ALLLE SUE  POLITICHE REPRESSIVE. ARRIVA OGGI LA NOTIZIA, A PROPOSITO DI POLITICHE REPRESSIVE,  CHE LA COMMISSIONE DI GARANZIA HA DELIBERATO UNA CIRCOLARE SUGLI SCIOPERI  NEL  SETTORE DELLA LOGISTICA FACENDOLI RIENTARE NELLA LEGGE 146 COME BENI ESSENZIALI. QUESTA E’ UNA CIRCOLARE ANTI  SI COBAS E I SUOI SCIOPERI A DIFESA DEI LAVORATORI. IL S.I. COBAS SAPRA’  COME RISPONDERE ALLA CONDANNA E ALLA REPRESSIONE DEGLI SCIOPERI. S.I. COBAS NAZIONALE     L'articolo TRIBUNALE DI NOVARA CONDANNA A 8 MESI DI RECLUSIONE DUE COORDINATORI PER IL PRESIDIO IN MEMORIA DI ADIL BELAKHDIM! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
SCIOPERO FEDEX: PER LA TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA, PER LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO E DEL SALARIO.
Spett.le FedEx Express e p.c. alle Società in appalto operanti lungo la filiera FedEx, la scrivente Organizzazione Sindacale, con la presente, dichiara lo stato di agitazione nazionale a tutela di tutti i lavoratori e le lavoratrici operanti all’interno della filiera FedEx Express, sia dipendenti diretti sia lavoratori impiegati presso le aziende in appalto. Lo stato di agitazione è da intendersi aperto per tutti i lavoratori diretti Fedex e per quelli degli appalti , in continuità con i precedenti stati di agitazione già proclamati: sul sito di Bologna per i lavoratori diretti FedEx (facchini); sul sito di Modena per i lavoratori in appalto Moving S.r.l. (autisti). Fatte salve le specificità delle singole vertenze territoriali, emerge con assoluta chiarezza un comune denominatore, che costituisce il tema centrale e rivendicato del presente stato di agitazione nazionale: l’allontanamento, la sospensione o l’espulsione dal ciclo produttivo di lavoratori che hanno ricevuto un giudizio di idoneità parziale, con indicazione di limitazioni alla mansione. In particolare: nel caso di Modena, la risposta dell’azienda in appalto è stata il licenziamento del lavoratore; nel caso di Bologna, i lavoratori interessati sono stati immediatamente sospesi dall’attività lavorativa. Tali condotte delineano un quadro estremamente grave e inaccettabile, che evidenzia una assoluta mancanza di tutela da parte di FedEx Express nei confronti di lavoratori che, a seguito di sopravvenute limitazioni fisiche, vengono di fatto considerati non più proficui per le esigenze produttive. Si sottolinea come tali limitazioni non siano casuali, ma derivino in larga misura dalla gravosità del lavoro svolto per anni all’interno delle realtà lavorative FedEx, caratterizzate da ritmi intensi, carichi fisici elevati e condizioni operative usuranti. A Bologna, peraltro, i manager aziendali arrivano ad affermare che i casi di lavoratori con limitazioni sarebbero “troppi”, quasi si trattasse di una responsabilità individuale da imputare ai lavoratori stessi. Al contrario, FedEx dovrebbe interrogarsi seriamente su come mai proprio all’interno dei propri magazzini e delle proprie attività si accumulino nel tempo patologie analoghe e ricorrenti. In tutti questi anni FedEx ha davvero messo al primo posto la salute dei lavoratori? Ha realmente fatto tutto il possibile, sotto il profilo della prevenzione, della sicurezza e della tutela della salute, per evitare che tali situazioni si determinassero? La scrivente Organizzazione Sindacale ritiene di no. Riteniamo che i lavoratori siano stati trattati come meri strumenti da spremere e che, una volta non più funzionali alle esigenze produttive siano stati allontanati, peraltro in assenza di un serio confronto sindacale, in un contesto di sostanziale impunità che appare propria di una grande multinazionale. La salute delle lavoratrici e dei lavoratori è un diritto primario e indisponibile, non un fastidio o un ostacolo alla produttività. Per queste ragioni, lo stato di agitazione è dichiarato su tutta la filiera FedEx, a tutela della salute, della dignità e del salario dei lavoratori e delle lavoratrici. Si richiede pertanto l’apertura immediata di un confronto nazionale con FedEx Express, volto ad affrontare in maniera strutturale le tematiche sopra esposte e a interrompere pratiche che colpiscono lavoratori già duramente segnati dalle condizioni di lavoro. In assenza di risposte adeguate, lo stato di agitazione proseguirà con ogni conseguente iniziativa di mobilitazione. Si Cobas Nazionale . L'articolo SCIOPERO FEDEX: PER LA TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA, PER LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO E DEL SALARIO. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
60 lavoratori in appalto alla Fiege di Arese stanno lottando contro i licenziamenti.
60 lavoratori(maggioranza donne ) hanno iniziato una lotta, attivando il primo  sciopero alla Fiege di Arese che vede come  fornitore la soc coop Adriatica ex ucsa. I lavoratori e soprattutto lavoratrici devono essere trasferite ( e quindi quasi sicuramente licenziate) senza ancora conoscere il luogo dove dovranno essere trasferite dopo essere state sfruttate per 10-15- 20 anni. Come si cobas abbiamo attivato da subito la richiesta alla prefettura e all’ispettorato di Milano per costringere sia il fornitore che il committente a comunicare il luogo del trasferimento, ma ad oggi nessuna risposta è arrivata da queste istituzioni. La società Adriatica soc coop- ex Ucsa-  è da noi ben conosciuta,  per essere una società che ha il vizietto di evadere  i contributi PREVIDENZIALI dei lavoratori, usare metodi repressivi e provocatori verso chi   si iscrive al SI COBAS, oltre al mancato  rispetto  degli istituti contrattuali. In pratica la mancata comunicazione del luogo del trasferimento serve  al fornitore per mettere  le lavoratrici di fronte al fatto compiuto in modo da non potersi difendere. La società Adriatica Ha sbagliato i calcoli, non solo perchè c’è il SI COBAS, ma anche  perché  un gruppo compatto di dipendenti non è disposto ad accettare queste condizioni dopo essere stati sfruttati per decine di anni  con salari da fame. La lotta andrà avanti nei prossimi giorni mettendo in campo  iniziative sindacali più dure. Sì cobas Novara L'articolo 60 lavoratori in appalto alla Fiege di Arese stanno lottando contro i licenziamenti. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
CONTRO I LICENZIAMENTI ALLA PERONI A ROMA.
Gli operai PERONI E SDA non mollano !!! Ottava giornata di mobilitazione da parte dei lavoratori che per anni hanno prestato servizio all’ interno della Peroni di Roma e che ora, a causa di una procedura di licenziamento attivata dall’ azienda fornitrice Masterjobs, sono a rischio licenziamento. Momenti di tensione quando un tir ha provato ad investire i lavoratori in sciopero, per cui uno degli operai, ha dovuto richiedere l’ intervento dell’ ambulanza. Da stamattina al loro fianco decine di lavoratori anche di altri magazzini come quelli Sda del Lazio , anch’essi in sciopero dall’ alba per 4 corrieri del bancario Sda della filiale di Roma 1 licenziati . In dietro non si lascia nessuno! Come ci hanno insegnato i lavoratori della logistica in questi anni: SOLO LA LOTTA PAGA ! Avanti si cobas! Sì cobas nazionale. L'articolo CONTRO I LICENZIAMENTI ALLA PERONI A ROMA. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Gli Epstein Files: il marciume del sistema borghese a livello mondiale.
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO UNA RIFLESSIONE DEL CIP TAGARELLI SU GLI EPSTEIN FILES  CHE DIMOSTRA LA DECADENZA E LA DEGENERAZIONE DEL SISTEMA BORGHESE, UN SISTEMA CHE VA ABBATTUTO PER CREARE  UN MONDO NUOVO E LIBERARE L’UMANITA’ DALLA SCHIAVITU’ DEL CAPITALISMO. BUONA LETTURA SI COBAS NAZIONALE I particolari li abbiamo letti sui giornali. Quello che qui ci interessa è analizzare fatti orribili che però costituiscono un sistema. 1. Un gruppo di uomini (e alcune donne) facenti parte degli strati più alti del potere mondiale – finanzieri, industriali, banchieri, ministri, politici, ecc. ecc. – forti dei loro patrimoni e del loro potere sulla vita di innumerevoli milioni di persone, si fanno il loro bordello personale. Le bambine, le ragazze, le donne coinvolte diventano semplicemente pezzi di carne (umana) su cui questi porci (con tante scuse ai maiali…) sfogavano i loro istinti criminali, perversi e mentalmente distorti, certi dell’impunità dato il loro ruolo sociale. 2. Tutti questi individui rappresentano la classe dirigente mondiale del capitalismo. Sono coloro che hanno dichiarato guerre e stermini in nome dei “valori occidentali”, costati milioni di morti – sempre in nome dei “diritti umani” – calpestati allegramente invece nelle loro isole private. Gli Epstein files sono la declinazione di questi “valori””: pedofilia, pornografia, stupri, tratta di esseri umani, torture, impunità, ricatti. Nel nostro paese la vecchia Democrazia Cristiana scriveva, sui suoi manifesti, che “i comunisti mangiano i bambini”… adesso scopriamo chi davvero mangia i bambini. 1. Facciamo una piccola digressione. Chiunque abbia letto un libro o visto un film di spionaggio (tipo James Bond..) sa cosa è la “trappola al miele”. In poche parole una bella donna coinvolge in una situazione scabrosa il “nostro” eroe e ,o si rende, ricattabile dall’avversario. Se torniamo indietro nella storia, qualcuno ricorderà lo scandalo politico a sfondo sessuale detto “Affare Profumo”, che fece cadere un intero governo conservatore inglese nel lontano 1963 (John Profumo era l’allora ministro e segretario di Stato per la guerra) 2. Ora, come mai tutti i potenti coinvolti non si sono (apparentemente) resi conto che potevano essere filmati, ricattati, costretti a fornire ad Epstein informazioni riservate, persino a danno dei loro stessi paesi? La risposta è nell’assoluta impunità di cui erano certi.  Si ritengono onnipotenti e al di fuori delle “leggi” umane che noi invece – che non siamo né ricchi né potenti – dovremmo rispettare. 1. Il leone Epstein lavorava per il Mossad, il servizio segreto di Israele, grazie ai contatti della sua complice Ghislaine Maxwell, figlia di quel Robert Maxwell – uno dei più ricchi e influenti imprenditori a livello mondiale – che, morto, venne sepolto sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme. L’allora primo ministro nazi-sionista, Yitzhak Shamir lo commemorò con una frase oggi molto più chiara e comprensibile: “Ha fatto più cose per Israele di quante se ne possano dire”. Così diventano  più chiari anche l’indifferenza, la complicità, il sostegno attivo, la partecipazione al primo genocidio del nuovo secolo –  quello che lo stato nazi-fascista di Israele sta compiendo in Palestina – di questa ributtante e inumana élite capitalista mondiale.   Nota: diventato, ahimé per lui, pericoloso per il sistema che aveva creato, Epstein è stato opportunamente “suicidato” in carcere. Parola di Henry Kissinger: “Gli Stati Uniti non hanno amici ma solo interessi”: evidentemente non valgono solo per gli Stati (Vietnam, Afganistan, Siria…) ma anche per gli individui…. 1. La “giustizia” statunitense era già a conoscenza di molte delle informazioni che oggi escono sui giornali (Epstein era stato già condannato nel 2008 ma godette di un “accordo di non perseguibilità” che prevedeva l’immunità federale per lui e i suoi complici…). Se il banco è saltato, ricordiamolo, lo si deve invece al coraggio di una delle vittime di questo marcio sistema di protezione, Virginia Giuffrè, morta poi suicida. Gli Epstein Files mostrano in tutto il suo orrore la putrefazione di questo sistema mondiale che lega profitti, potere, impunità per i pochi detentori della ricchezza  mondiale e distruzione, sofferenze e morte per i tanti altri. La barbarie è tra noi e governa la nostra vita. A noi spetta – per la nostra vita, il nostro futuro, la nostra stessa umanità – organizzarci e unirci per abbattere l’ormai putrido sistema capitalistico.   L'articolo Gli Epstein Files: il marciume del sistema borghese a livello mondiale. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Sciopero autisti
Il caso Protopapa ci dimostra una cosa: il sistema degli appalti scarica i costi sulle spalle dei lavoratori. 80 camionisti lasciati da un giorno all’altro senza stipendio, senza alcuna possibilità di accedere ad ammortizzatori sociali, senza tutele, senza futuro. Nel caso specifico di Protopapa, le linee di trasporto commesse da GLS non sono state soppresse, ma ridistribuite ad altri. La committenza ha scelto di non ricollocare gli autisti pur avendone la piena possibilità. Una scelta politica precisa e che GLS tenta di giustificare nascondendosi dietro una presunta assenza di responsabilità in solido. Questa vicenda mette ancora una volta in luce le gravi lacune del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, che per anni non ha garantito alcuna clausola sociale a una parte fondamentale della categoria. Per questo da San Giuliano a Sordio, fino al resto d’Italia, diciamo ancora: sciopero. Si cobas L'articolo Sciopero autisti proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Condoglianze alla famiglia del nostro compagno di lotta
Abbiamo ricevuto notizia che un nostro compagno di lotte, operaio in Number 1 nel magazzino di Paullo sia da poco venuto a mancare. Solo pochi giorni fa, era come sempre al nostro fianco alla manifestazione a Brescia, in piazza contro sfruttatori e oppressori. Dalle strade attraversate nei cortei da Roma a Milano, dai cancelli della fabbrica dove restano i tuoi compagni fino a quello dove hai portato la tua forza e la tua solidarietà, dalla tua terra ai nostri cuori, ti ricorderemo col sorriso, Nassar. Che la terra ti sia lieve. Sì cobas L'articolo Condoglianze alla famiglia del nostro compagno di lotta proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Convocazione conferenza stampa per il divieto di presidio dei lavoratori degli hotel
VIETATO IL PRESIDIO DEI LAVORATORI DEGLI HOTEL – CONVOCHIAMO CONFERENZA STAMPA Venerdì 6 febbraio, nella Milano zona rossa per l’attraversamento dalla fiaccola olimpica, la Questura vieta il presidio dei lavoratori e delle lavoratrici degli hotel davanti alla sede dell’associazione datoriale Federalberghi di Corso Venezia 47. Gli hotel sono il settore lavorativo cittadino più precario, fatto di appalti al ribasso, precarietà asfissiante, salari poverissimi, lavoro organizzato a cottimo integrale. E’ anche quello che ha fatto più profitti negli ultimi anni e che li triplicherà durante le Olimpiadi, come i prezzi medi delle camere che secondo le indagini ormai toccano i 400 € a notte per una doppia. Da una parte c’è quindi la città turistificata, cara e del lusso, capitale mondiale dei milionari, con un turismo accessibile solo ai più abbienti, militarizzata per difendere i capi di governo e gli imprenditori; dall’altra ci sono invece lavoratori e lavoratrici costretti sempre di più nei gironi infernali del precariato e degli appalti, che non devono disturbare le sfilate dei potenti. Ma noi non vogliamo arrenderci! Convochiamo per VENERDI’6 FEBBRAIO alle ore 10.30 un presidio e conferenza stampa a Piazzale Loreto, angolo via Porpora, per denunciare l’ennesima repressione delle istanze dei lavoratori. Si cobas L'articolo Convocazione conferenza stampa per il divieto di presidio dei lavoratori degli hotel proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.