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Lotta contro le fake news, il Dalai Lama non ha mai incontrato Epstein
Mesi dopo l’approvazione da parte del Congresso degli Stati Uniti del bipartisan “Epstein Files Transparency Act” nel novembre 2025, il Dipartimento di Giustizia (DOJ) ha pubblicato oltre 3 milioni di pagine di documenti, tra cui 2.000 video e 180.000 immagini. Questa rivelazione senza precedenti offre uno sguardo agghiacciante sulle attività di Jeffrey Epstein e sulla vasta portata del suo social network di alto profilo. I documenti rivelano un’inquietante vicinanza tra Epstein e alcune delle figure più influenti al mondo. Una ricerca condotta dall’AFP nei documenti ha rilevato che il nome del Dalai Lama è stato menzionato 154 volte, senza alcun riferimento a un suo incontro o a una sua interazione con Epstein. Anadolu Agency, ad esempio, riporta che il leader tibetano compare “decine di volte” e cita email del 2012 in cui si legge, tra l’altro, “I’m working on the Dalai Lama for dinner” [“Sto lavorando per avere il Dalai Lama a cena”] e “He can get us the Dalai Lama” [“Può procurarci il Dalai Lama”]. Giovedì, l’emittente televisiva statale China Global Television Network (CGTN) ha riferito che il termine “Dalai Lama” è apparso almeno 169 volte negli Epstein Files e ha menzionato un’e-mail in cui un mittente sconosciuto diceva a Epstein che stava pensando di andare a un evento a cui avrebbe dovuto partecipare il Dalai Lama. L’email menzionata da CGTN e visionata dall’AFP è stata inviata da una persona il cui nome è stato censurato, in cui scrive a Epstein: “Riguardo all’evento, ti ho detto quasi un mese fa sull’isola che il Dalai Lama sarebbe arrivato e che volevo andare lì per incontrarlo. Ma posso saltare questo evento se hai bisogno del mio aiuto oggi”. La persona scrive in una e-mail successiva: “…ora vado all’evento con il Dalai Lama”. Nelle e-mail non si fa alcun accenno al fatto che la persona abbia effettivamente incontrato o visto il Dalai Lama, che nel corso degli anni ha fatto numerose apparizioni pubbliche in tutto il mondo. La semplice menzione del nome di qualcuno nei documenti di Epstein non implica di per sé alcuna illecito da parte di quella persona. L’AFP non ha individuato alcun riferimento o suggerimento a un incontro tra il Dalai Lama ed Epstein. La Dichiarazione dell’Ufficio di Sua Santità il Dalai Lama – redatta l’8 febbraio 2026 – respinge le accuse distorte in relazione ai Epstein Files: “Alcuni recenti resoconti dei media e post sui social media riguardanti i “dossier Epstein” tentano di collegare Sua Santità il Dalai Lama a Jeffrey Epstein. Possiamo confermare inequivocabilmente che Sua Santità non ha mai incontrato Jeffrey Epstein né ha autorizzato alcun incontro o interazione con lui da parte di nessuno per conto di Sua Santità.” Si informa dunque che, a differenza di quello che vorrebbero i detrattori, non vi è nessuna presunta crisi dell’autorità morale di Sua Santità il Dalai Lama. Il novantenne premio Nobel per la Pace fuggì dalla capitale tibetana Lhasa all’età di 23 anni, temendo per la sua vita dopo che le truppe cinesi avevano represso una rivolta nel 1959, in seguito all’annessione del Tibet nel 1951 da parte di Mao Zedong. Ora vive in esilio nella città di Dharamsala, nell’India settentrionale, e guida una campagna per una maggiore autonomia dei tibetani, condannata dalla Cina, che definisce il leader spirituale un ribelle e un separatista. Ricordiamo invece che Epstein, tra i personaggi più oscuri del capitalismo globale, è stato condannato nel 2008 per aver indotto una minorenne alla prostituzione e morì suicida nel 2019 mentre era in prigione, accusato di traffico sessuale. Diversi personaggi pubblici di alto profilo sono stati coinvolti nell’ultima pubblicazione negli Stati Uniti di documenti collegati al finanziere: alcuni si sono dimessi dai loro incarichi e sono stati sottoposti a inchieste ufficiali e interrogatori pubblici.   Fonti: > The Epstein Files: Fact-Checking the Disinformation Against the Dalai Lama > Dalai Lama never met Epstein, Tibetan spiritual leader’s office says https://savetibet.org/statement-of-the-office-of-his-holiness-the-dalai-lama-on-epstein-files/ https://savetibet.org/wp-content/uploads/2026/02/20260209-hhdl-epstein-1.pdf Lorenzo Poli
February 10, 2026
Pressenza
Sua Santità il XIV Dalai Lama: “Proseguirà l’istituzione del Dalai Lama e il suo riconoscimento spetterà al Gaden Phodrang Trust”
L’istituzione del Dalai Lama continuerà e “il processo di riconoscimento” di una nuova massima autorità spirituale del Buddismo tibetano della scuola Gelug “sarà di esclusiva competenza dei membri del Gaden Phodrang Trust, l’Ufficio di Sua Santità il Dalai Lama”, l’unico “ad avere l’autorità di riconoscere la futura reincarnazione”. Il XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, nella dichiarazione odierna, ha ribadito che “nessun altro ha la stessa autorità per interferire in questa questione”, escludendo qualsiasi ruolo di Pechino. Il governo cinese risponde affermando che il successore del Dalai deve essere “approvato dal governo centrale” cinese, come ha detto la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning, il quale ha dichiarato: “La reincarnazione del Dalai Lama, del Panchen Lama e di altre grandi figure del Buddismo devono essere scelte per estrazione a sorte da un’urna d’oro e poi approvate dal governo centrale”. Il Dalai Lama ha fornito le indicazioni sulla successione a pochi giorni dal suo 90esimo compleanno, che cade il 6 luglio, dal suo esilio in India, dove si è rifugiato dall’età di 23 anni, da quando l’Esercito Popolare di Liberazione piegò la rivolta armata in Tibet contro i comunisti di Mao Zedong nel 1959. La vicenda del successore è motivo di inquietudine per Pechino perché Tenzin Gyatso nel suo nuovo libro pubblicato a marzo 2025 (‘Voice for the Voiceless’) ha scritto che il suo successore nascerà fuori dalla Cina, nel “mondo libero”, quando in precedenza aveva detto che avrebbe potuto reincarnarsi fuori dal Tibet, forse in India. Riportiamo la Dichiarazione integrale pubblicata dal Gaden Phodrang Trust, l’Ufficio di Sua Santità il Dalai Lama: Il 24 settembre 2011, in occasione di una riunione dei capi delle tradizioni spirituali Tibetane, ho rilasciato una dichiarazione ai connazionali in Tibet e fuori dal Tibet, ai seguaci del Buddhismo Tibetano e a coloro che hanno un legame con il Tibet e i Tibetani, riguardo all’opportunità di continuare l’istituzione del Dalai Lama. Ho dichiarato: “Già nel 1969 ho detto chiaramente che le persone interessate dovrebbero decidere se le reincarnazioni del Dalai Lama debbano continuare in futuro”. Ho anche detto: “Quando avrò circa novant’anni, consulterò gli alti Lama delle tradizioni buddhiste Tibetane, il pubblico Tibetano e altre persone interessate che seguono il Buddhismo Tibetano, per rivalutare se l’istituzione del Dalai Lama debba continuare o meno”. Sebbene non abbia avuto discussioni pubbliche su questo tema, negli ultimi 14 anni leader delle tradizioni spirituali Tibetane, membri del Parlamento Tibetano in Esilio, partecipanti a un’Assemblea Generale Straordinaria, membri dell’Amministrazione Centrale Tibetana, ONG, buddhisti della regione Himalayana, della Mongolia, delle repubbliche buddhiste della Federazione Russa e buddhisti dell’Asia, compresa la Cina continentale, mi hanno scritto con ragioni, chiedendo vivamente che l’istituzione del Dalai Lama continui. In particolare, ho ricevuto messaggi attraverso vari canali dai Tibetani in Tibet che hanno lanciato lo stesso appello. In accordo con tutte queste richieste, affermo che l’istituzione del Dalai Lama continuerà. Il processo di riconoscimento di un futuro Dalai Lama è stato chiaramente stabilito nella dichiarazione del 24 settembre 2011, in cui si afferma che la responsabilità di tale riconoscimento spetta esclusivamente ai membri del Gaden Phodrang Trust, l’Ufficio di Sua Santità il Dalai Lama. Essi dovranno consultare i vari capi delle tradizioni buddhiste tibetane e gli affidabili Protettori del Dharma legati da giuramento che sono indissolubilmente collegati al lignaggio dei Dalai Lama. Dovrebbero quindi svolgere le procedure di ricerca e riconoscimento in conformità con la tradizione passata. Ribadisco che il Gaden Phodrang Trust ha la sola autorità di riconoscere la futura reincarnazione; nessun altro ha l’autorità di interferire in questa materia. Dalai Lama Dharamshala 21 Maggio 2025   Dichiarazione che afferma il proseguimento dell’istituzione del Dalai Lama https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2025/07/02/dalai-lama-esclude-la-cina-dal-riconoscimento-del-suo-successore_93682424-007c-4a91-bfb2-3de563c9d4f2.html   Lorenzo Poli
July 2, 2025
Pressenza
Il Dalai Lama conferma che il suo successore sarà scelto secondo la tradizione tibetana
Sua Santità Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama secondo la tradizione buddista tibetana, da tempo in esilio a causa dell’occupazione ed annesione del suo paese alla Cina ha confermato che il suo successore sarà scelto secondo la “tradizione passata” dalla Fondazione Gaden Phodrang da lui istituita. L’annuncio è stato fatto in un videomessaggio  pochi giorni prima del suo 90° compleanno che verrà celebrato il prossimo 6 luglio. Nella tradizione tibetana alla morte del Dalai Lama un consesso di saggi monaci effettuano gli esercizi spirituali e le ricerche tese ad individuare la reincarnazione del Maestro. Questo annuncio è un evidente sfida all’attuale governo cinese che non riconosce l’autorità del Dalai Lama e che vuole avere influenza nella scelta della  prossima guida spirituale tibetana. Pressenza IPA
July 2, 2025
Pressenza
Il Dalai Lama compie 90 anni
Riceviamo dall’Ufficio stampa Unione Buddhista Italiana L’attivismo non violento del Dalai Lama:l’Unione Buddhista Italiana racconta la figura storica e politica del grande leader spirituale in occasione dei suoi 90 anni Pace, compassione, dialogo, responsabilità etica dell’ambiente, futuro ai giovani: i valori universali di una presenza profondamente umana, anche Nobel per la pace In occasione del 90esimo compleanno di Sua Santità il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, che si celebrerà il 6 luglio prossimo, l’Unione Buddhista Italiana – attraverso le parole del presidente Filippo Scianna – riflette sulla figura di importanza storica e politica che il leader spirituale riveste a livello mondiale e sul suo ruolo nella società contemporanea di modello di attivismo non violento. Una voce ferma e gentile quella del Dalai Lama, con cui ha indicato lungo i decenni una via alternativa ai conflitti che affliggono il mondo: è la voce della pace, della compassione, del dialogo, della responsabilità condivisa verso gli esseri senzienti e verso il pianeta. Premio Nobel per la Pace, è uomo spirituale e leader politico, rifugiato e costruttore di ponti, Maestro buddhista e interlocutore delle scienze moderne. Una figura che ha sempre parlato all’umanità intera, oltre i confini geografici, culturali e religiosi. Ha infatti più volte sottolineato l’importanza di un’etica laica, condivisibile da credenti e non credenti, come base per una convivenza sostenibile, dove i “valori umani universali” come gentilezza, compassione, responsabilità etica e rispetto reciproco non appartengono a una religione o a una cultura, ma sono radici comuni dell’essere umano. È da sempre instancabile promotore del dialogo interreligioso, convinto che ogni tradizione spirituale, nella sua diversità, possa contribuire a costruire la pace, affidando con fiducia ai giovani il futuro del pianeta. Il Dalai Lama ha inoltre messo in evidenza, con largo anticipo sui tempi, il legame profondo tra la dimensione spirituale e quella ecologica: la protezione dell’ambiente non è solo una questione tecnica o politica, ma una responsabilità etica e spirituale. Il rispetto per la Terra – che nella visione buddhista è parte della stessa rete di interdipendenza che unisce tutti gli esseri – è uno dei suoi impegni principali, insieme alla promozione dei valori umani e alla difesa della cultura tibetana. Per essa, propose nel 1987 il celebre Piano di Pace in 5 punti per trasformare il Tibet in una zona di pace, offrendo al mondo un modello di resistenza fondata su principi spirituali e non sull’odio. Questo gli valse il premio Nobel per la pace nel 1989. In un’epoca attraversata da conflitti, polarizzazioni e crisi globali, l’esempio del Dalai Lama continua a ricordare che è possibile vivere con dignità e compassione anche nelle situazioni più difficili. Il suo è un invito profondamente attuale a riscoprire il potere trasformativo della bontà, ed è rivolto a tutti: non solo per chi si riconosce nel buddhismo, ma per chiunque senta l’urgenza di un’umanità più giusta, più libera e più pacifica. Redazione Italia
June 30, 2025
Pressenza