Tag - Comunicati Stampa

“Capire le migrazioni internazionali”: terzo incontro sul ritorno dei muri e dei confini in Europa
Prosegue a Trieste la terza edizione del ciclo formativo Capire le migrazioni internazionali, promosso da ICS, ASGI, Articolo 21 e Fondazione Luchetta, in collaborazione con il SAI di Trieste, l’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Assostampa FVG e il Circolo della Stampa di Trieste. Il terzo incontro, intitolato “La linea del confine: il ritorno dei muri e dei confini in Europa”, propone una riflessione sulle trasformazioni in atto nelle politiche migratorie globali ed europee, con particolare attenzione al ruolo crescente delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nei processi che determinano chi può oltrepassare i confini. Ospite principale sarà Fabio Chiusi, giornalista e ricercatore specializzato nelle conseguenze sociali dell’automazione e dell’IA, autore del saggio “La fortezza automatica. Se l’IA decide chi può varcare i confini” (Bollati Boringhieri, 2025). Nel volume Chiusi analizza come le frontiere contemporanee non siano più soltanto linee geografiche, ma veri e propri spazi di sperimentazione tecnologica, dove droni, sensori, sistemi di riconoscimento facciale e algoritmi intervengono – o ambiscono a intervenire – in decisioni tradizionalmente affidate a istituzioni e operatori umani. Tecnologie che, lungi dall’essere neutre, possono generare nuove forme di esclusione, rafforzare pratiche discriminatorie e indebolire la tutela dei diritti proprio nelle aree in cui dovrebbero essere maggiormente garantiti. Accanto a Chiusi interverrà Caterina Bove, avvocata di ASGI, che approfondirà le implicazioni giuridiche e costituzionali dell’uso di sistemi automatizzati nella gestione delle frontiere e delle politiche di asilo. L’analisi si concentrerà sull’impatto di strumenti quali la sorveglianza automatizzata, l’analisi predittiva dei dati e i processi decisionali basati su algoritmi su diritti fondamentali come la privacy, la non discriminazione e il diritto a un’effettiva tutela giurisdizionale, con riferimento alle normative nazionali ed europee. L’incontro intende offrire un quadro ragionato delle dinamiche che stanno rimodellando l’idea stessa di confine: dai muri fisici e legislativi alle cosiddette “fortezze intelligenti”, fino alle controversie normative legate all’uso crescente dell’intelligenza artificiale nei processi che regolano la mobilità delle persone. L’incontro si svolgerà martedì 10 marzo dalle ore 17 alle ore 19 presso la Sala Alessi del Circolo della Stampa di Trieste (Corso Italia 13). L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Redazione Friuli Venezia Giulia
March 8, 2026
Pressenza
Le armi ‘made in Italy’ impiegate nella guerra all’Iran
La Federazione Anarchica Livornese oggi interviene esprimendosi contro la guerra e per il ritiro delle missioni militari italiane all’estero e la chiusura delle basi Usa in Italia e segnalando che WASS Fincantieri che ha sede a Trieste e numerosi stabilimenti i Italia e nel mondo, uno anche a Livorno, fabbrica i siluri leggeri MU90 che, con un accordo da 200 milioni di euro appena stipulato con il governo italiano, il Belapese fornirà alla Marina Reale Saudita. L’attacco degli USA e di Israele all’Iran del 28 febbraio scorso ha aperto ad una nuova fase di guerra estesa dal Golfo Persico al Mediterraneo. La propaganda ha parlato di bombardamenti per liberare la popolazione dell’Iran dal regime che governa il paese, ma sappiamo bene che non sono mai interventi militari di potenze straniere a poter favorire processi di emancipazione e liberazione. Negli ultimi mesi diverse tendenze rivoluzionarie iraniane, in lotta contro il proprio governo, ci avevano messo in guardia, indicando proprio un intervento militare imperialista tra i più grandi rischi per le aspirazioni di libertà delle classi sfruttate e oppresse in Iran. L’intervento militare di USA e Israele mira a bloccare la crisi rivoluzionaria in Iran, che era esplosa con il movimento insurrezionale del dicembre e gennaio scorsi. La guerra spazza via dalla scena le masse in rivolta, già colpite duramente dalla terrificante repressione degli scorsi mesi, e rafforza invece la Repubblica Islamica che può fare appello all’unità nazionale e alla difesa del paese contro l’aggressione straniera. Anche un eventuale collasso della Repubblica Islamica, nel contesto della guerra rischierebbe di lasciare spazio ad un “cambio di regime” gestito da forze reazionarie, magari supportate da potenze globali e regionali. Le ripercussioni della reazione iraniana all’attacco statunitense e israeliano svelano un altro scenario, in cui gli USA impongono un disciplinamento degli stati della penisola arabica. Negli ultimi mesi avevamo assistito ad un avvicinamento della Arabia Saudita ai BRICS e ad un’alleanza militare dell’Arabia con il Pakistan (potenza nucleare) in funzione antiisraeliana; mentre il Qatar si era proposto come mediatore tra Israele ed Hamas e l’Oman fra Iran e USA. La guerra impone ora un riallineamento a quei paesi che sembravano muoversi anche in autonomia rispetto alla secolare subordinazione all’imperialismo angloamericano. Intanto il governo italiano dichiara “non siamo in guerra”. Ma l’Italia è pienamente coinvolta in questa guerra. Oltre al supporto politico assicurato dal governo agli USA e ad Israele, c’è il coinvolgimento negli attacchi delle basi statunitensi in Italia, a partire da Sigonella e dal MUOS, ci sono missioni militari italiane nei paesi del Golfo: solo tra Iraq e Kuwait sono presenti mille soldati italiani, divisi tra la base di Erbil, in Iraq, e Ali-al-Salem in Kuwait. Militari italiani sono già presenti in Libano, a Cipro, in Palestina, in Egitto, oltre che nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa. Pertanto i soldati italiani nell’area sono molto più numerosi dei 2500 indicati dalla stampa ufficiale. Il governo ha già inviato aiuti a Cipro, dove la scorsa settimana sono state colpite le basi sovrane inglesi, da cui sono partiti attacchi allo Yemen e voli spia su Gaza. Nel quadro di un intervento europeo l’Italia ha annunciato di voler schierare a Cipro la fregata missilistica Federigo Martinengo, e di voler inviare sistemi anti-droni e sistemi di difesa anti-missilistica SAMP-T. Il governo è pronto ad intervenire direttamente nel Golfo Persico con l’invio di una o più fregate e ad inviare armi a Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, in particolare i sistemi contro droni e missili. SILURI WASS ALL’ARABIA SAUDITA: LE ARMI PER LA GUERRA ALL’IRAN PARTONO ANCHE DA LIVORNO Proprio qui, a Livorno, saranno prodotte alcune delle armi usate in questa guerra. La WASS Fincantieri, che ha qui la sua principale sede produttiva, ha appena stretto un accordo da 200 milioni di euro per una fornitura di siluri leggeri MU90 alla Marina Reale Saudita. Questo spiegherebbe secondo varie fonti giornalistiche il tanto discusso viaggio del ministro Crosetto a Dubai. È probabile che il governo Meloni sia venuto a conoscenza in anticipo dell’attacco all’Iran e abbia spedito il ministro Crosetto come commesso viaggiatore dell’industria bellica italiana. In ogni caso è chiaro che uno degli obiettivi del governo è modificare la legge 185/90 sull’esportazione di armi. Il governo Meloni ha fatto approvare in parlamento una risoluzione che prevede il rafforzamento delle missioni in Medio Oriente, la partecipazione a missioni UE in difesa di paesi dell’UE come Cipro, inoltre conferma l’autorizzazione all’uso delle basi statunitensi. Intanto il presidente Mattarella fa appello al senso di comunità. Bisogna fermare l’aggressione imperialista, in modo che le classi sfruttate iraniane possano davvero liberarsi dai loro oppressori. Scendiamo in piazza per il ritiro immediato delle truppe italiane dal Golfo Persico e dal Mar Rosso; per la chiusura delle basi militari italiane e delle potenze globali nel Golfo Persico nel Corno d’Africa e delle basi inglesi a Cipro; per il blocco di ogni missione in partenza da Sigonella verso il Medio Oriente e il blocco dell’attività del MUOS di Niscemi. Redazione Italia
March 7, 2026
Pressenza
Cagliari: sit-in contro il Ddl Bongiorno. Senza consenso è stupro
Il consenso non si cancella e senza consenso è stupro! Realtà femministe e transfemministe, centri antiviolenza, collettivi e soggettività singole scenderanno in piazza con un sit-in contro il DDL Bongiorno, che interviene sulla definizione giuridica di violenza sessuale cancellando la parola consenso, che deve essere libero e attuale e introduce la formula del dissenso come “volontà contraria” della vittima. Non si tratta di una semplice variazione lessicale: è uno spostamento politico e giuridico che cambia il modo in cui la violenza sessuale viene riconosciuta. Il NO non deve essere “abbastanza chiaro”, ma è il SÌ a dover essere libero e volontario. Si torna indietro nel tempo, ai processi che interrogano la condotta delle donne, la loro reazione, la loro credibilità, la coerenza del loro racconto. Una cultura giuridica che giudica se la donna sia stata “abbastanza contraria”, “abbastanza resistente”. Sit-in contro il DDl Bongiorno, 9 marzo 2026, Ore 10:00 presso Consiglio Regionale, Via Roma 25 – Cagliari Organizza: Coordinamento femminista e transfemminista sardo Arestas Più info: https://associazioneliberas.org/sit-in-contro-il-ddl-bongiorno/ Redazione Cagliari
March 7, 2026
Pressenza
Possibile lancia campagna NO DDL “anticritiche”
Possibile ha lanciato una raccolta firme per fermare il cosiddetto DDL “antisemitismo”. La trovi all’indirizzo tinyurl.com/stopddl Perché firmare? Il Senato ha approvato il DDL antisemitismo. Un DDL non combatte l’odio: strumentalizza le critiche. La definizione IHRA adottata dal testo equipara l’antisemitismo alla critica politica a un governo – e lo dicono le stesse organizzazioni ebraiche antirazziste. Inoltre, le scuole verrebbero formate su una definizione politicamente contestata da giuristi e relatori speciali ONU, oltre che da alcune realtà ebraiche antirazziste. L’articolo 3 prevede, infine, il potere di bloccare manifestazioni e cortei. Trovi tutti i dettagli nel testo della raccolta. La libertà di espressione, il diritto di manifestare, la solidarietà con il popolo palestinese, il contrasto al genocidio e la critica ad un governo come quello di Israele non sono negoziabili. Firma la petizione lanciata da Possibile, a prima firma Francesca Druetti e Gianmarco Capogna e Marco Vassalotti. In poche ore la petizione ha raggiunto 15’000 firme. Possibile
March 7, 2026
Pressenza
“Tempo scaduto”: oggi ultimo giorno per revocare il contratto sull’ex Polveriera.
Le associazioni ambientaliste della provincia Rimini rilanciano il loro appello. Oggi è il giorno della scadenza. Secondo quanto emerso nel dibattito pubblico delle ultime settimane, è infatti l’ultimo momento utile perché il Comune di Riccione possa revocare a costo zero il contratto di concessione alla società Hi Riviera srl relativo all’area dell’ex Polveriera di via Piemonte. Dopo questa data, l’eventuale rescissione comporterebbe per l’amministrazione comunale il pagamento di una penale. In questo contesto cresce la mobilitazione delle associazioni ambientaliste e animaliste che nelle scorse settimane hanno espresso forte preoccupazione per la prospettiva di organizzare grandi eventi musicali nell’area naturale dell’ex Polveriera. Le associazioni hanno annunciato di essere pronte a manifestare il proprio dissenso e continuano a chiedere con fermezza la rescissione del contratto di concessione. Di seguito rilanciamo ampi stralci del loro comunicato stampa diffuso alcuni giorni fa. Il comunicato delle associazioni ambientaliste Le associazioni scrivono: “Le associazioni ambientaliste ed animaliste della provincia di Rimini prendono atto delle dichiarazioni effettuate mezzo stampa, pochi giorni fa, dall’Amministrazione Comunale di Riccione in merito alla realizzazione di eventi musicali all’ex Polveriera di via Piemonte. Apprezziamo le dichiarazioni sulla volontà di evitare eventi impattanti e di tutelare l’ecosistema dell’area. Tuttavia, riteniamo necessario chiarire alcuni punti fondamentali.” Il nodo principale, secondo le associazioni, resta l’esistenza stessa di un contratto di concessione che prevede l’organizzazione di eventi: “La presenza di un bando, di una concessione e del relativo contratto (n° 87 del 07.07.2025, prot. n° 0080615/2025 del 16.10.2025) finalizzati all’organizzazione di eventi resta, di fatto, un elemento di forte contraddizione rispetto alla dichiarata incompatibilità dell’area con manifestazioni invasive.” Le associazioni sottolineano inoltre che la questione non riguarda soltanto le dimensioni degli eventi ma il principio stesso di destinare l’area a manifestazioni con afflusso di pubblico. “Per noi il problema non è solo la dimensione ‘di massa’, ma il principio stesso di destinare un’area che negli anni è diventata un habitat naturale consolidato ad iniziative che comportano afflusso di pubblico, allestimenti, illuminazione, impianti audio e pressione antropica.” Dal loro punto di vista, la tutela dell’ecosistema deve restare la priorità assoluta. “Ribadiamo con chiarezza che, dal punto di vista della tutela ambientale ed animale, non riteniamo compatibili tali eventi con le caratteristiche di quell’area. La tutela della biodiversità, della fauna selvatica, degli equilibri ecosistemici e della funzione naturale del sito non può essere subordinata ad una gestione orientata ad attività di intrattenimento, anche se formalmente limitate.” Un altro punto critico riguarda il percorso di confronto con le associazioni, che secondo i firmatari non sarebbe stato strutturato né realmente partecipato. “Inoltre, precisiamo che non esiste ad oggi un Tavolo Ambiente strutturato, permanente e condiviso con le associazioni ambientaliste ed animaliste sul progetto specifico dell’ex Polveriera e della sua concessione. Gli incontri avvenuti non possono essere considerati un percorso partecipativo definito, né una condivisione preventiva delle scelte, tanto più che solo a contratto firmato ci è stato chiesto di fornire proposte.” Le organizzazioni insistono anche sul valore naturalistico acquisito dall’area negli ultimi anni: “Proprio perché siamo associazioni apartitiche e ci muoviamo esclusivamente su basi ambientali e scientifiche, la nostra posizione non è ideologica ma tecnica: l’ex Polveriera è un’area che ha acquisito un valore naturalistico, paesaggistico e storico che merita una destinazione coerente con gli obiettivi di rinaturalizzazione e rafforzamento della rete ecologica regionale (progetto Recore).” Da qui la richiesta esplicita rivolta al Comune di Riccione: “Per questo chiediamo nuovamente con fermezza la rescissione del contratto di concessione a privato da parte del Comune di Riccione e l’avvio di un percorso realmente partecipato, finalizzato alla tutela integrale dell’area, alla sua valorizzazione naturalistica e alla fruizione sostenibile, in coerenza con i finanziamenti regionali ottenuti (Euro 756 mila) per il potenziamento della rete ecologica.” Il comunicato è firmato dalle associazioni ambientaliste e animaliste della provincia di Rimini (in ordine alfabetico): Ambiente & Salute Riccione – Cras Rimini – Legambiente Valmarecchia – Lipu Rimini – WWF Rimini. Il nodo della concessione Al centro della vicenda c’è la concessione dell’area comunale dell’ex Polveriera. Con determinazione dirigenziale n. 804 del 3 giugno 2025 il Comune di Riccione ha infatti indetto un’asta pubblica per la concessione dell’area di proprietà comunale situata in via Piemonte. Secondo l’avviso pubblico, la concessione riguarda lo spazio verde denominato “Ex Polveriera”, destinato ad attività compatibili con l’area. Il documento completo è consultabile sul sito del Comune: https://www.comune.riccione.rn.it/it/news/147765/avviso-di-asta-pubblica-per-la-concessione-di-area-denominata-ex-polveriera-sita-nel-comune-di-riccione-in-via-piemonte Proprio l’interpretazione di cosa sia realmente “compatibile” con quell’area naturale è diventata il punto di scontro tra associazioni ambientaliste e amministrazione. Una decisione che pesa sul futuro dell’area Con la scadenza odierna si apre quindi un passaggio delicato. Se il contratto non verrà revocato entro oggi, la rescissione comporterebbe per il Comune un costo economico legato alla penale prevista. Nel frattempo le associazioni ambientaliste ribadiscono la loro disponibilità a partecipare a un percorso condiviso di tutela e valorizzazione naturalistica dell’area, ma insistono sulla necessità di fermare il progetto degli eventi. Il confronto sul futuro dell’ex Polveriera resta dunque aperto, tra esigenze di tutela ambientale, scelte amministrative e gestione del territorio.   Maggiori informazioni: Per leggere il comunicato completo delle associazioni: qui Ambiente & Salute Riccione Cras Rimini Centro Recupero Animali Selvatici Legambiente Valmarecchia Lipu Rimini WWF Rimini Coordinamento Italiano Tutela Ambienti Naturali dai Grandi Eventi C.I. – T.A.N.G.E Redazione Romagna
March 7, 2026
Pressenza
Brescia, grave atto repressivo contro Dario Filippini, coordinatore provinciale della USB
Riportiamo di seguito il comunicato stampa dell’USB Brescia sulla vicenda di Dario Filippini, coordinatore provinciale della USB. Il GIP di Brescia ha condannato ad una pesante multa Dario Filippini, coordinatore provinciale della USB. Il motivo della condanna è la manifestazione del 30 dicembre scorso in Piazza Paolo VI, dove centinaia di bresciani participarono ad una pubblica assemblea per protestare contro l’arresto di Mohammad Hannoun e di altri dirigenti palestinesi,  accusati ingiustamente di terrorismo. L’assemblea si era svolta senza il minimo incidente, ma ciò nonostante è arrivata la condanna al dirigente sindacale. L’incredibile motivo è che Dario Filippini , pur avendo notificato alla Questura la manifestazione, non avrebbe rispettato I tempi di preavviso. Sulla base del Regio Decreto del 1931 la Questura di Brescia, da tempo impegnata  in una costante e diffusa iniziativa di rappresaglia repressiva verso i movimenti e le lotte, ha denunciato il sindacalista. E il tribunale ha emesso la condanna alla multa senza aver sentito l’accusato o la sua difesa. È un fatto gravissimo , che anticipa il nuovo decreto sicurezza che commina migliaia di euro di ammenda ai manifestanti sulla base di semplici procedure di polizia. È lo Stato di polizia che si diffonde ed afferma. La USB nell’esprimere totale solidarietà e pieno sostegno a Filippini, risponderà  a questa ingiusta condanna per vie legali e con la mobilitazione democratica. È necessario reagire alla politica repressiva e Stato di polizia che il Governo Meloni sta imponendo. Per questo manifesteremo a Roma il 14 marzo. USB invita tutte le forze e le persone che si sono mobilitate  in questi mesi a Brescia a partecipare a un INCONTRO PUBBLICO CONTRO LA REPRESSIONE MARTEDÌ 10 MARZO ORE 17 Presso la sede USB di Brescia ia Corsica 142 NO ALLO STATO DI POLIZIA Redazione Sebino Franciacorta
March 7, 2026
Pressenza
Un otto marzo per ricordare il cammino verso i diritti
Alla vigilia dell’otto marzo Alba Bonetti, presidente di Amnesty International Italia, ha diffuso la seguente dichiarazione “Quella che nel 1977 le Nazioni Unite hanno istituito come Giornata internazionale delle donne non è una ‘festa’, come spesso viene proposta in termini commerciali, ma un’occasione per ricordare quanto ancora resta da fare per garantire i diritti delle donne. Tre milioni di pagine di documenti pubblicati sul caso Epstein mostrano come sessismo, patriarcato e suprematismo si intreccino e si saldino come strumenti di potere all’interno di una rete mondiale sostenuta da violenze, abusi e torture sui corpi di donne, soprattutto minorenni. La consapevolezza che questa rete abbia funzionato per decenni ci costringe a guardare all’8 marzo 2026 in modo più che mai lontano da ogni ritualità. Le donne non godono ancora di pari diritti in molti ambiti: consenso, educazione sessuo-affettiva, salute sessuale e riproduttiva sono campi in cui i diritti delle donne non sono ancora sufficientemente tutelati. Amnesty International Italia continua a chiedere una modifica del codice penale che introduca una definizione di stupro basata sull’assenza di consenso liberamente prestato, informato e revocabile, in linea con gli standard internazionali: solo un approccio basato sul consenso può garantire un accesso effettivo alla giustizia. I dati dimostrano che questo approccio migliora i tassi di denuncia, di condanna e di recupero. È inoltre necessario introdurre linee guida in materia di prevenzione, protezione e sostegno alle sopravvissute. Sappiamo che la violenza non nasce all’improvviso né dal nulla: è il risultato di pregiudizi che trovano espressione nel linguaggio, nelle battute e nei modi di dire. L’investimento sull’educazione e sulla formazione è fondamentale per contrastare gli stereotipi di genere e le diverse forme di violenza, per combattere i miti sullo stupro e la propaganda misogina online, inclusi i contenuti anti-gender e la propaganda incel che normalizzano la violenza contro le donne. Chiediamo anche una formazione specifica per agenti di polizia, giudici, pubblici ministeri, operatori sanitari e servizi in prima linea, al fine di prevenire la vittimizzazione secondaria ed eliminare gli stereotipi di genere dannosi. L’attuazione di un’educazione sessuale completa, sebbene riconosciuta dall’Unione europea come essenziale, continua a incontrare una crescente resistenza. Si tratta di un’opposizione strutturata, finanziata e transnazionale che influenza con successo il dibattito pubblico e le decisioni politiche. Questa opposizione fa parte di un più ampio movimento ‘anti-gender’ che mette in discussione i diritti a livello europeo, minando i principi di uguaglianza di genere, non discriminazione e promozione della salute e dei diritti umani, in particolare quelli delle ragazze, delle donne e delle persone Lgbtqia+. In Italia non esiste una legge nazionale che renda obbligatoria l’educazione sessuale. Le iniziative in materia restano quindi a discrezione delle scuole ed è richiesto il consenso dei genitori per la partecipazione dei figli e delle figlie a tali attività. Per quanto riguarda l’interruzione volontaria di gravidanza, in Italia il ministero della Salute è in grave ritardo nella diffusione dei dati: gli ultimi pubblicati sono relativi al 2022, sebbene il ministero sia tenuto per legge a fornirli attraverso una relazione annuale sull’attuazione della Legge 194. La mancanza di dati aggiornati non consente un’analisi completa del fenomeno, ad esempio su chi ricorre all’aborto, dove, con quale metodo e con quali difficoltà. Alcune difficoltà sono tuttavia note. Una delle principali è l’elevato numero di personale sanitario obiettore di coscienza (in media il 60 per cento, con punte dell’80 per cento in alcune regioni), che rende di fatto impossibile o molto difficile accedere all’interruzione volontaria di gravidanza per molte donne. Oltre a non intervenire su questo problema, individuando modalità per conciliare la libertà di coscienza del personale sanitario con l’accesso a un diritto sancito dalla legge per le donne, il governo italiano giustifica le limitazioni al diritto all’aborto nell’ambito della retorica sulla ‘protezione dei valori legati alla famiglia’, oppure con argomentazioni legate alla natalità. Sono state inoltre adottate iniziative legislative che consentono a gruppi antiabortisti e a ‘sostenitori della maternità’ di accedere ai consultori frequentati da persone incinte in cerca di un aborto legale. Grazie alla pressione della campagna europea My Voice, My Choice, alla quale anche Amnesty International ha collaborato, la Commissione europea ha espresso parere positivo sulla proposta di utilizzare fondi europei per sostenere il diritto all’aborto. Non sono state stanziate nuove risorse, ma la Commissione sosterrà attivamente gli stati membri nell’utilizzo dei fondi dell’Unione europea per questa importante questione di salute sessuale e riproduttiva. Se qualche risultato arriva, tuttavia, la strada è ancora lunga”. Amnesty International
March 7, 2026
Pressenza
La guerra non è mai la soluzione
Il recente attacco del 28 febbraio condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran non è un atto isolato, né un incidente della storia. È l’ennesima manifestazione ben pianificata di una logica imperiale che traveste l’aggressione da difesa, la supremazia da sicurezza, la guerra da necessità morale, l’imperialismo capitalista da democrazia. Lo sappiamo, ogni potenza, quando colpisce, invoca la prevenzione; ogni bomba viene ben avvolta da un linguaggio tecnico, chirurgico, inevitabile e perfino da parole di pace. Ma sappiamo già chi pagherà ilprezzo di tale violenza, le vittime restano sempre le stesse: bambine, lavoratori, poveri, giovani mandati a morire, famiglie che perdono casa e futuro, i popoli oppressi. E sappiamo anche che il disordine che seguirà a questa aggressione favorirà nuove guerre e ulteriori fanatismi. I regimi possono essere contrastati e abbattuti solo dai propri popoli ed è sicuro che anche i movimenti popolari che hanno contrastato in questi anni il regime iraniano saranno travolti dall’arroganza imperialista americana. Che sia chiaro, non esistono guerre umanitarie, né bombardamenti liberatori. Le guerre sono scelte politiche non fattori naturali. Esiste una struttura globale di dominio che si alimenta della paura, del nazionalismo e della sottomissione volontaria. I governi parlano di minacce esistenziali, ma l’unica minaccia permanente per i popoli è proprio il continuo e storico intreccio creato dagli Stati, tra potere militare, interessi economici, mafie e propaganda mediatica. La vera sicurezza nasce dalla giustizia sociale, dalla cooperazione tra i popoli, dalla fine del saccheggio economico che alimenta i conflitti. La vera prevenzione è smantellare le strutture Statali che producono guerra: basi militari, complessi industriali bellici, alleanze fondate sulla minaccia permanente e tutte le leggi statali repressive che colpiscono ogni forma di dissenso. Alle guerre bisogna rispondere con la diserzione. Disertare significa oggi, anzitutto, disertare la propaganda, rifiutare l’odio etnico e religioso, rifiutare la retorica della guerra inevitabile, rifiutare la paura della libertà vera. Significa sostenere l’obiezione di coscienza, proteggere chi si oppone agli imperialismi, costruire reti di solidarietà internazionali dal basso. Significa opporsi alla militarizzazione delle nostre società e dei nostri territori da Birgi fino al MUOS e a Sigonella; difendere spazi di autonomia, mutualismo, organizzazione diretta. Critichiamo senza ambiguità ogni forma di imperialismo, da qualunque bandiera e Stato provenga. Denunciamo l’ipocrisia di chi parla di diritto internazionale mentre lo calpesta. E ricordiamo che nessun popolo è nostro nemico. Se c’è una fiamma da accendere, è quella della solidarietà tra oppressi. Se c’è una diserzione da attuare, è quella dall’obbedienza cieca. Se c’è una rivoluzione da preparare, è quella che rende impossibile la guerra perché rende impossibile il dominio sulle nostre vite. Che le coscienze si sveglino. Che la paura diventi rabbia. Che il potere sappia di non poter contare più sulla nostra passività e sulla nostra paura di essere libere/i. Contro ogni Stato. Contro ogni regime. Contro la Guerra imperialista, Diserzione, Solidarietà Internazionale. Solo una società di liberi e uguali spazzerà ogni imperialismo. fas.corrispondenza@inventati.org Redazione Sicilia
March 7, 2026
Pressenza
Guerra è patriarcato
Alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna, è apparsa a Roma una nuova opera della street artist Laika dal titolo “War Is Patriarchy” (La Guerra è Patriarcato). Il poster, affisso in via Boncompagni, a pochi passi dall’Ambasciata USA, raffigura una militante transfemminista che spezza in due un missile con un calcio. L’artista spiega che questa giornata di lotta arriva in un momento terribile per l’umanità, in cui “venti di guerra su larga scala soffiano sempre più forte”. Parla di un conflitto allargato frutto di anni di investimenti per la spesa bellica e tagli a salute, istruzione e diritti civili e sociali. “Una guerra voluta da leader dispotici, che se ne infischiano del diritto internazionale e si rendono responsabili della morte di migliaia di vite, spesso donne e bambini, solo per i propri interessi economici e per le loro dinamiche di potere”, dichiara Laika. Secondo l’artista, sono gli stessi responsabili e complici del genocidio del popolo palestinese, della spartizione di Gaza, dell’attacco al Venezuela, al Rojava, delle stragi continue in Iran e della Terza Guerra del Golfo, dei massacri in Congo e Sudan, della minaccia a Cuba, delle violenze e gli omicidi dell’ICE, della repressione del dissenso, delle politiche anti-migranti. “‘La guerra è patriarcato’ perché del patriarcato è l’espressione più estrema. Con la logica del dominio, della violenza e della sottomissione, la guerra applica su scala globale la gerarchia patriarcale, dove la forza, la violenza e il controllo prevalgono su diplomazia, cooperazione e diritti”. Laika punta poi il dito contro il Governo italiano: “Guerra è anche quella che il nostro governo ha deciso di fare alle donne, alle soggettività femminilizzate, alle persone trans e non binarie attraverso il DDL Bongiorno, che ha come obiettivo minare la credibilità di chi subisce violenza e tutelare chi abusa, aggravando la vittimizzazione nei tribunali”. E cita Non Una di Meno: “’Dire no alla guerra significa rifiutare un sistema patriarcale che impone il sacrificio dei molti per il profitto di pochi’; significa rivendicare che le nostre vite non sono strumenti di morte, ma la base stessa della vita. Per eliminare la guerra è necessario scardinare le basi stesse del patriarcato e del militarismo, visti come due facce della stessa medaglia”. L’artista conclude poi con un appello: “Oggi più che mai è importante scendere in piazza domenica 8 marzo e partecipare allo sciopero di lunedì 9 marzo. Essere contro guerra e patriarcato significa stare dalla parte giusta della storia”.   Redazione Italia
March 7, 2026
Pressenza
UG: giudice archivia la querela di Coldiretti ai danni di un’attivista
Lunedì 2 marzo, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale Ordinario di Roma, ha ARCHIVIATO la querela intentata all’attivista di Ultima Generazione Miriam Falco, dal presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini e dal segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo. L’ipotesi di reato di diffamazione per cui è stata querelata Miriam Falco, è riconducibile all’intervento dell’attivista di Ultima Generazione durante il programmo televisivo “Prima di domani” del 15 febbraio 2024, condotto su Rete 4 da Bianca Berlinguer. Il PM ha chiesto l’archiviazione del procedimento, ritenendo l’intervento di Miriam Falco espressione del diritto di critica, esercitato nel rispetto dei limiti di veridicità dei fatti, della rilevanza sociale e della correttezza espositiva, più ampi rispetto a quelli del diritto di cronaca. Si legge nel decreto di archiviazione: ”Miriam Falco, nel suo intervento ha attribuito la crisi del settore ittico al fatto che gli operatori sarebbero costretti a vendere il loro prodotto alla grande distribuzione ad un prezzo non sufficiente a coprire i costi, nonché al fatto che i contributi europei sarebbero appannaggio di un’unica associazione, Coldiretti, e non sarebbero invece distribuiti agli operatori in difficoltà. (…) Fatte queste premesse si deve, allora, osservare che l’opponente ha, anche nell’atto di opposizione, ribadito di non essere diretta beneficiaria dei fondi ma di svolgere una attività costante di sostegno ad operatori, sia del settore agroalimentare che ittico, per aiutarli a ricevere i contributi europei e/o nazionali. Tale attività, come emerge anche dagli articoli di stampa depositati in udienza, assume una importanza fondamentale poiché consente di accedere a risorse, nazionali ed europee, altrimenti di difficile fruizione. Ed allora il breve intervento dell’indagata, nel corso peraltro di una trasmissione televisiva, deve essere letto come l’espressione sintetica dell’analisi di un problema e, cioè, che le piccole aziende, gli operatori non riuniti in consorzi e, in generale, tutte le realtà di piccole dimensioni, avevano avuto difficoltà ad accedere a misure di sostegno, a differenza degli operatori associati, ai quali era infine andata la gran parte dei contributi. Ma anche se, come ritiene l’opponente, l’intervistata avesse voluto muovere una critica all’operato di Coldiretti, si tratterebbe di una critica lecita ed espressa in forme continenti” Miriam Falco, 38 anni, ha dichiarato: “Mi ha fatto molto piacere leggere nella sentenza che ho esercitato il mio legittimo diritto di critica, e che le mie valutazioni non sono avulse dai fatti reali ma anzi di evidente interesse pubblico. Sono andata in TV per raccontare onestamente come stanno le cose e sono contenta che sia stato riconosciuto. Mi fa meno piacere che persone con molto potere e molti mezzi (e molto tempo libero?) si mettano a denunciare una semplice cittadina che li sta mettendo in discussione su questioni che riguardano tutte e tutti. Far passare la critica come calunnia è la nuova avanguardia del bavaglio? Nessuno di noi ha intenzione di farsi intimidire e anzi ringrazio tutte le persone che con le donazioni ci permettono di non farci schiacciare da questi giochi di potere”. L A QUERELA TEMERARIA STRUMENTO DEL POTERE PER REPRIMERE IL DISSENSO La querela temeraria è un’azione legale infondata, presentata in malafede o con colpa grave, al solo scopo di intimidire o bloccare (SLAPP – Strategic Lawsuit Against Public Participation) il soggetto querelato, spesso giornalisti o attivisti. Spesso definita “bavaglio”, mira a limitare la libertà di espressione e il diritto di cronaca. Si tratta di un abuso del diritto che mira a proteggere interessi privati contro la libera informazione. Nel 2024 Il Parlamento europeo ha approvato una direttiva per proteggere i giornalisti e attivisti da azioni legali abusive. La direttiva permette ai giudici di archiviare rapidamente le cause manifestamente infondate e prevede sanzioni pecuniarie per chi abusa del sistema giudiziario. L’IITALIA HA IL RECORD EUROPEO DI QUERELE TEMERARIE Nonostante le direttive europee, l’Italia deve recepire pienamente le nuove norme per introdurre una reale deterrenza economica (sanzioni proporzionali) contro chi utilizza la querela come strumento di molestia legale, un comportamento spesso utilizzato da esponenti politici o grandi gruppi economici. Nel 2024 sono state censite 167 azioni legali di questo tipo in Europa. Ventuno arrivano dall’Italia, che per il secondo anno consecutivo è quello più colpito. Un segnale allarmante sulla contrazione dello spazio civico e sui limiti della nuova normativa europea anti-SLAPP. Ultima Generazione
March 6, 2026
Pressenza