
Roma, identificati, portati in caserma e trattenuti per ore: chiarire le ragioni dell’intervento contro i giovani di Rabbia dal Basso
Pressenza - Wednesday, October 28, 2026I ragazzi e le ragazze del collettivo Rabbia dal Basso, protagonisti di un’iniziativa di solidarietà al Polo Civico Esquilino, sono stati identificati e trattenuti per diverse ore nella caserma dei Carabinieri di via Tasso, e non hanno potuto partecipare alla manifestazione di sabato 24 ottobre. Un episodio che solleva seri interrogativi sulle modalità dei controlli preventivi e sul rispetto delle libertà fondamentali.
Sono stati identificati, accompagnati nella caserma dei Carabinieri di via Tasso e trattenuti per diverse ore, senza che siano state finora rese pubbliche le ragioni specifiche dell’intervento e del trattenimento. Quando hanno potuto lasciare la caserma, la possibilità di partecipare alla manifestazione era ormai venuta meno. Peraltro alcuni di loro avevano dichiarato di non voler prendere parte al corteo.
Viene riferito dai ragazzi e dalle ragazze del collettivo artistico, coinvolti in un intervento delle forze dell’ordine durante la giornata di mobilitazione di sabato 24 ottobre a Roma.
Non si è trattato di una semplice identificazione conclusa in pochi minuti. I giovani sono stati accompagnati in caserma e trattenuti per diverse ore. Una misura le cui ragioni specifiche, al momento, non sono state spiegate pubblicamente né risultano verificabili dalla comunità che chiede chiarimenti.
La vicenda assume un significato particolare anche per l’identità e l’impegno sociale delle persone coinvolte. Il collettivo aveva organizzato al Polo Civico Esquilino il brunch solidale “Un Futuro per Rama”, iniziativa per sostenere una loro coetanea palestinese in attesa di poter lasciare Gaza e raggiungere Roma per studiare all’università. Per contribuire alla raccolta fondi, avevano realizzato opere artistiche coinvolgendo anche studenti internazionali.
Il nuovo Decreto Sicurezza non può diventare una licenza per portare in caserma e trattenere preventivamente giovani sulla base di sospetti generici, dell’appartenenza a un collettivo o della semplice presenza in una giornata di mobilitazione. Questo potere può essere esercitato solo in presenza di un fondato motivo, basato su specifiche e concrete circostanze, che riguardi la condotta delle singole persone.
In assenza di motivazioni chiare, atti e risposte verificabili, episodi come questo rischiano di alimentare una crescente sfiducia tra giovani e istituzioni e di produrre un effetto dissuasivo sulla partecipazione pubblica. Effetto tanto più preoccupante quando riguarda una generazione che cerca di organizzarsi, costruire esperienze collettive e impegnarsi per cause sociali, culturali e umanitarie.
Il Polo Civico Esquilino rappresenta uno spazio di libertà nel quale associazioni, collettivi, studenti e comunità di diversa provenienza possono incontrarsi e dare vita a progetti condivisi.
Quanto accaduto a questi giovani non deve passare sotto silenzio.
È necessario che vengano chiarite pubblicamente le circostanze dell’intervento, le ragioni dell’accompagnamento e trattenimento presso la caserma di via Tasso.
Non accettiamo che la prevenzione si trasformi in una pratica che colpisce giovani impegnati, li allontana dallo spazio pubblico e li esclude di fatto dalla partecipazione democratica.
Non chiediamo una formula di circostanza: chiediamo atti, orari, motivazioni e responsabilità.
La domanda è semplice: “Perché dei giovani sono stati trattenuti per ore in una caserma dei Carabinieri?”
Riguarda non solo chi è stato vittima di questa operazione, ma l’intera comunità di riferimento. Perché la tutela della sicurezza e il rispetto della libertà non possono essere separati e perché il diritto alla partecipazione democratica deve valere concretamente per tutti.
Su questo punto occorre fare piena luce.