Roma, identificati, portati in caserma e trattenuti per ore: chiarire le ragioni dell’intervento contro i giovani di Rabbia dal Basso
I ragazzi e le ragazze del collettivo Rabbia dal Basso, protagonisti di
un’iniziativa di solidarietà al Polo Civico Esquilino, sono stati identificati e
trattenuti per diverse ore nella caserma dei Carabinieri di via Tasso, e non
hanno potuto partecipare alla manifestazione di sabato 24 ottobre. Un episodio
che solleva seri interrogativi sulle modalità dei controlli preventivi e sul
rispetto delle libertà fondamentali.
Sono stati identificati, accompagnati nella caserma dei Carabinieri di via Tasso
e trattenuti per diverse ore, senza che siano state finora rese pubbliche le
ragioni specifiche dell’intervento e del trattenimento. Quando hanno potuto
lasciare la caserma, la possibilità di partecipare alla manifestazione era ormai
venuta meno. Peraltro alcuni di loro avevano dichiarato di non voler prendere
parte al corteo.
Viene riferito dai ragazzi e dalle ragazze del collettivo artistico, coinvolti
in un intervento delle forze dell’ordine durante la giornata di mobilitazione di
sabato 24 ottobre a Roma.
Non si è trattato di una semplice identificazione conclusa in pochi minuti. I
giovani sono stati accompagnati in caserma e trattenuti per diverse ore. Una
misura le cui ragioni specifiche, al momento, non sono state spiegate
pubblicamente né risultano verificabili dalla comunità che chiede chiarimenti.
La vicenda assume un significato particolare anche per l’identità e l’impegno
sociale delle persone coinvolte. Il collettivo aveva organizzato al Polo Civico
Esquilino il brunch solidale “Un Futuro per Rama”, iniziativa per sostenere una
loro coetanea palestinese in attesa di poter lasciare Gaza e raggiungere Roma
per studiare all’università. Per contribuire alla raccolta fondi, avevano
realizzato opere artistiche coinvolgendo anche studenti internazionali.
Il nuovo Decreto Sicurezza non può diventare una licenza per portare in caserma
e trattenere preventivamente giovani sulla base di sospetti generici,
dell’appartenenza a un collettivo o della semplice presenza in una giornata di
mobilitazione. Questo potere può essere esercitato solo in presenza di un
fondato motivo, basato su specifiche e concrete circostanze, che riguardi la
condotta delle singole persone.
In assenza di motivazioni chiare, atti e risposte verificabili, episodi come
questo rischiano di alimentare una crescente sfiducia tra giovani e istituzioni
e di produrre un effetto dissuasivo sulla partecipazione pubblica. Effetto tanto
più preoccupante quando riguarda una generazione che cerca di organizzarsi,
costruire esperienze collettive e impegnarsi per cause sociali, culturali e
umanitarie.
Il Polo Civico Esquilino rappresenta uno spazio di libertà nel quale
associazioni, collettivi, studenti e comunità di diversa provenienza possono
incontrarsi e dare vita a progetti condivisi.
Quanto accaduto a questi giovani non deve passare sotto silenzio.
È necessario che vengano chiarite pubblicamente le circostanze dell’intervento,
le ragioni dell’accompagnamento e trattenimento presso la caserma di via Tasso.
Non accettiamo che la prevenzione si trasformi in una pratica che colpisce
giovani impegnati, li allontana dallo spazio pubblico e li esclude di fatto
dalla partecipazione democratica.
Non chiediamo una formula di circostanza: chiediamo atti, orari, motivazioni e
responsabilità.
La domanda è semplice: “Perché dei giovani sono stati trattenuti per ore in una
caserma dei Carabinieri?”
Riguarda non solo chi è stato vittima di questa operazione, ma l’intera comunità
di riferimento. Perché la tutela della sicurezza e il rispetto della libertà non
possono essere separati e perché il diritto alla partecipazione democratica deve
valere concretamente per tutti.
Su questo punto occorre fare piena luce.
Redazione Roma