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LA RISPOSTA DEL GOVERNO MELONI ALLA RABBIA SOCIALE: VARATO L’ENNESIMO DL “SICUREZZA” CONTRO LE PROTESTE
Alle rivolte dei giovani delle periferie e alle mobilitazioni degli studenti il governo Meloni risponde con un’ulteriore stretta repressiva. Il Consiglio dei ministri di martedì 20 ottobre ha licenziato l’ennesimo decreto “sicurezza”. La norma estende il fermo preventivo (già introdotto dallo scorso ddl sicurezza) anche ai minorenni, inventa il reato di partecipazione violenta a una manifestazione, l’aggravante di aver utilizzato i social per organizzare una proteste, il dovere dei genitori di risarcire eventuali danni provocati dai figli minori e 500 militari in più dell’operazione “Strade sicure” nelle vie del centro di Milano. A questi le destre al governo avrebbero voluto dare poteri di polizia giudiziaria, quindi di intervento diretto in ambito civile, ma l’intervento di Mattarella avrebbe contribuito – per ora – a rinviare questo passaggio. Su Radio Onda d’Urto sono intervenuti per un commento: * Giovanni Russo Spena, giurista e costituzionalista, già senatore per Rifondazione Comunista. Ascolta o scarica * Susanna Marietti di Antigone Onlus, associazione che si occupa di carcere e diritti dei detenuti e che cura anche un Osservatorio specifico sulla Giustizia minorile.Ascolta o scarica  Nel frattempo restano in carcere 4 dei 5 maggiorenni fermati a Milano, per i quali i giudici hanno disposto l’arresto. Il quinto è agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Per quanto riguarda i minori, 10 sono rinchiusi nel carcere minorile Beccaria. Alcuni di loro verranno trasferiti altrove perché la struttura è già piena, mentre per altri è stato deciso per gli arresti domiciliari e potranno frequentare la scuola.  Due minori sono già stati trasferiti nel carcere minorile di Genova. Lo ha riferito la direzione del Beccaria a Luca Paladini, consigliere regionale lombardo di “Patto Civico” e vice-presidente della commissione carcere del Pirellone che si è recato ieri proprio al Beccaria, dove però non gli hanno fatto incontrare i ragazzi fermati. Ascolta o scarica il suo intervento su Radio Onda d’Urto
October 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Un altro decreto sicurezza contro giovani e manifestazioni
Il governo Meloni ha approvato ieri, 20 ottobre, un nuovo decreto sicurezza, l’ennesimo dall’inizio della legislatura. Il provvedimento arriva dopo le manifestazioni e gli scontri che hanno attraversato Milano e altre città italiane, protagonisti soprattutto giovani e giovanissimi. La risposta dell’esecutivo è ancora una volta penale: nuove fattispecie di reato, […] L'articolo Un altro decreto sicurezza contro giovani e manifestazioni su Contropiano.
October 21, 2026
Contropiano
Il governo ha risposto alle proteste con l’ennesimo decreto repressivo
Come da programma, il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto Sicurezza per rispondere alle proteste del fine settimana. Il pacchetto, l’ottavo del suo genere, introduce un’ulteriore stretta sui minori, intervenendo sulla disciplina della responsabilità penale dei giovani tra i 14 e i 18 anni, sulle norme processuali che li riguardano, e ampliando la possibilità di ricorrere al fermo preventivo. Tra le altre misure figurano nuove aggravanti per i reati commessi durante le manifestazioni, l’introduzione di una fattispecie di reato specifica per la «partecipazione violenta» alle proteste e uno snellimento delle procedure di convalida degli arresti. In continuità con i precedenti interventi, l’ennesimo pacchetto Sicurezza del governo Meloni introduce misure che si sovrappongono a fattispecie e strumenti giuridici già esistenti, rafforzando le sanzioni nei confronti di chi esercita il proprio diritto al dissenso. Le disposizioni si rivolgono in particolare ai giovani e ai movimenti di protesta, già destinatari di provvedimenti ad hoc, come la nuova disciplina penale del blocco stradale, raramente applicato contro organizzazioni diverse dai gruppi ambientalisti o dai movimenti per la Palestina. Domani il governo Meloni compirà ufficialmente quattro anni. Con il provvedimento approvato ieri, la collezione di interventi sulla sicurezza dell’esecutivo arriva a quota otto, superando la media di due pacchetti all’anno. Per approvarlo sono bastate 48 ore, durante le quali è andato in scena l’ormai tradizionale valzer governativo, con una gara a chi proponesse la misura più dura. Contrariamente a quanto era stato diffuso nelle ore precedenti alla riunione del Consiglio dei ministri, il pacchetto approvato mantiene tutte le misure più radicali, anche quelle riguardanti i minori. Per i giovani tra i 14 e i 18 anni, il decreto introduce una «presunzione di imputabilità», dando per assunta, fino a prova contraria, la capacità di intendere e di volere dei minori che abbiano compiuto 14 anni e commesso un reato; il provvedimento estende inoltre ai minorenni l’arresto in differita e modifica le norme processuali che li riguardano, anche in materia di misure cautelari. Sono previste anche sanzioni amministrative a carico dei genitori dei minori coinvolti in reati, indipendentemente dalla loro imputabilità, salvo che questi dimostrino di non aver potuto impedire il fatto; la sanzione va dai 500 ai 1.000 euro, raddoppiabili in caso di reiterazione. Sempre nell’ambito delle misure riguardanti i minori, il decreto estende loro il fermo preventivo e attribuisce al questore la facoltà di vietarne la riunione in «luoghi specificamente individuati». Il fermo preventivo viene esteso in via generale anche alle operazioni di polizia che si svolgono in luoghi «caratterizzati da un consistente afflusso di persone». Il decreto introduce poi il nuovo reato di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche», che punisce chi, durante una manifestazione, «partecipa a un gruppo di almeno cinque persone che opera in modo organizzato, anche occasionalmente, e utilizza o lancia oggetti atti a offendere o artifici pericolosi, determinando un concreto pericolo per l’incolumità delle persone»; viene inoltre introdotta una fattispecie autonoma, punita con la reclusione da 4 a 12 anni, per chiunque organizzi o promuova tali gruppi, anche attraverso strumenti telematici. Come ha precisato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il reato di «violenza organizzata» riguarda anche chi impiega o lancia gli stessi oggetti contro infrastrutture e servizi di pubblica utilità, come quelli di trasporto o di fornitura di energia, circostanza per la quale è previsto un aumento della pena. La nuova fattispecie di reato, insomma, rischia di sovrapporsi a reati già previsti dall’ordinamento, come la devastazione e il saccheggio. Per le condotte che non rientrano nel nuovo reato, il governo ha previsto un intervento specifico, introducendo un’aggravante per il danneggiamento commesso «da un gruppo organizzato di almeno cinque persone». Per tutti i reati elencati viene prevista la possibilità di procedere all’arresto in differita, analogamente a quanto già disposto per le lesioni personali ai danni di un agente o ufficiale commesse durante o a causa dell’adempimento delle sue funzioni. Più in generale, il decreto semplifica le procedure per le richieste di risarcimento e, soprattutto, per la convalida degli arresti. Qualora, nel corso di una manifestazione, venisse fermato un numero «rilevante» di persone, si legge nel comunicato del Consiglio dei ministri, «è prevista una procedura accelerata per l’applicazione di magistrati agli uffici giudiziari interessati». All’inizio della presentazione del pacchetto, Nordio ha affermato che «questo provvedimento, lungi dal costituire una limitazione alle libere manifestazioni del pensiero, ne costituisce una garanzia, tipicizzando reati e aggravanti che rendono pienamente comprensibili i limiti entro i quali la libera manifestazione del pensiero costituzionalmente garantita può e deve esplicarsi». Tra le varie misure, tuttavia, il decreto estende strumenti come il fermo preventivo e il divieto di assembramento anche ai giovanissimi e rischia di esporre a sanzioni i genitori di minori rei di essersi trovati in mezzo a contesti ressa; parallelamente, introduce fattispecie dai contorni potenzialmente sfumati, che rischiano di colpire anche chi, finito accidentalmente nell’area calda di un corteo, impugna una bandiera durante uno scontro di piazza, magari nel tentativo di difendersi da una carica della polizia. Il decreto, per usare le parole di Nordio, «tipicizza» le condotte punibili, ma lo fa introducendo misure che colpiscono in modo particolare i movimenti di protesta e i più giovani, analogamente a quanto fatto con i precedenti interventi in materia di sicurezza che hanno interessato le mobilitazioni ambientaliste e quelle a sostegno della Palestina: del resto, il reato di blocco stradale potrebbe trovare applicazione anche nelle proteste di agricoltori e trasportatori del Sud Italia, che contestano il caro vita e misure che giudicano inefficaci di affrontare i problemi reali; eppure non succede. Dopo otto decreti in meno di quattro anni, il governo continua a rispondere al dissenso dei giovani con nuove misure punitive, senza che ciò sembri sufficiente a contenere la loro rabbia; ieri, ancora una volta, ha preferito evitare di interrogare le ragioni del malcontento piuttosto che reprimerne il sintomo. 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October 21, 2026
L'INDIPENDENTE
Dopo le proteste, nel governo è iniziata la solita gara a chi propone le leggi più dure
La maggioranza sfrutta il clamore degli scontri di piazza degli ultimi giorni per accelerare con una nuova stretta sulla sicurezza. Dopo un vertice tenutosi ieri, il Consiglio dei Ministri è stato convocato per oggi pomeriggio per discutere un decreto urgente sull’ordine pubblico. La Lega spinge per estendere il fermo preventivo ai minorenni, introdurre divieti di aggregazione e prevedere l’arresto differito per i danneggiamenti di gruppo, chiedendo più libertà d’azione con taser e idranti. Il sottosegretario all’Interno Molteni propone fino a 10mila militari su strade e stazioni e ipotizza di inserire i reati contro le forze di polizia tra le cause ostative alla cittadinanza. FdI invoca la «tolleranza zero», puntando all’estensione del reato di associazione a delinquere per gli «sfascisti» che trasformano i cortei in «guerriglia urbana».  Nel giro di poche ore, la risposta dell’esecutivo alle mobilitazioni del fine settimana si è trasformata in un’asta al rialzo di proposte repressive, culminata nel primo provvedimento emergenziale, varato dal ministro Crosetto, che ha annunciato l’invio di 500 militari dell’Esercito a Milano. La risposta del governo alle proteste che hanno attraversato Milano lo scorso fine settimana segue uno schema ormai ricorrente nella prassi politica dell’esecutivo Meloni: prima la condanna dei disordini e la richiesta alle opposizioni di prendere le distanze dalle violenze; poi lo sfruttamento dell’ondata di sdegno per rilanciare una nuova stretta repressiva, tra misure emergenziali e decreti sicurezza. Nel caso delle proteste milanesi siamo ormai giunti alla seconda fase, caratterizzata dalla consueta gara al rialzo tra i partiti di governo, impegnati a contendersi il primato della proposta più repressiva. Guido Crosetto, esponente di FdI, chiede di «identificare tutti gli autori delle violenze e imporre loro di pagare i danni»; Antonio Tajani invoca una «previdenza dedicata» e chiede più agenti sul posto; il ministro della Difesa rilancia annunciando l’invio di 500 militari dell’Esercito a Milano che potranno agire con le facoltà proprie della polizia; i militari dovrebbero rimanere in città per tre mesi. Matteo Salvini e il sottosegretario leghista Nicola Molteni, dal canto loro, alzano ulteriormente la posta, rispolverando il disegno di legge anti-maranza e l’estensione del principio del «chi rompe paga» per attribuire agli organizzatori delle manifestazioni la responsabilità economica per i danni provocati durante i cortei. Dopo il vertice sulla sicurezza di ieri, al di là dell’invio di militari a Milano, sono circolate più dichiarazioni che provvedimenti concreti. Il governo, tuttavia, sembra intenzionato a intervenire rapidamente: per oggi è previsto un Consiglio dei ministri dedicato alla sicurezza, con l’obiettivo di accelerare sia sulla proposta di legge anti-maranza sia sull’annuale decreto sicurezza. Di entrambi, tuttavia, non sembrano ancora circolare bozze. Come spiegato dal sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, la prima iniziativa punta a estendere ai minorenni alcune misure già introdotte con i precedenti decreti sicurezza. Tra queste figurerebbero il fermo preventivo e il potenziamento dell’avviso orale e degli ammonimenti del questore, con l’obiettivo di imporre divieti di aggregazione in occasione di manifestazioni violente o episodi di «movida» caratterizzati da disordini anche ai minori. Molteni ha inoltre annunciato l’intenzione della Lega di presentare una proposta per includere i reati commessi contro le forze dell’ordine tra le cause che impediscono di ottenere la cittadinanza. Parallelamente, l’esecutivo starebbe valutando l’introduzione di una nuova fattispecie di danneggiamento aggravato, destinata a punire con la reclusione fino a cinque anni e una multa di 15mila euro chi commette danneggiamenti in gruppi di almeno cinque persone. The post Dopo le proteste, nel governo è iniziata la solita gara a chi propone le leggi più dure appeared first on L'Indipendente.
October 20, 2026
L'INDIPENDENTE
Carceri: di proteste e infiltrati
Le proteste nel carcere di Pisa contro le microspie Di proteste e infiltrati da “Fratture” Mercoledì 30 settembre nella Casa Circondariale “Don Bosco” di Pisa si è accesa una protesta, trasmessa attraverso il profilo Tik Tok di una persona detenuta: immagini e notizie che solitamente rimangono all’interno delle mura sono così rimbalzate fuori. Come riconosciuto anche dal Presidente della Toscana
October 15, 2026
La Bottega del Barbieri