Gaza, le prove nelle ferite dei bambiniIl reportage del de Volkskrant premiato all’European Press Prize 2026 documenta
il targeting deliberato di bambini a Gaza. Un giornalismo che supplisce
all’assenza di giornalisti. E istituzioni che fanno finta di non sentire.
Il 3 giugno 2026, a Lisbona, l’European Press Prize ha assegnato il
Distinguished Reporting Award ai giornalisti olandesi Maud Effting e Willem
Feenstra del de Volkskrant per il reportage What the wounds are telling us, in
italiano: Cosa ci dicono le ferite. La giuria lo ha definito “un lavoro
straordinario che combina raccolta di dati e ritratti profondamente umani dei
medici”, sottolineando come il pezzo costruisca intorno a questi testimoni la
cornice di “ultimi osservatori internazionali”.
Il premio più prestigioso del giornalismo europeo, selezionato tra oltre
ottocento candidature da quarantaquattro Paesi, va dunque a un’inchiesta su
Gaza.
C’è un paradosso in questo riconoscimento che vale la pena nominare con
chiarezza. L’Europa che premia è la stessa Europa che, con poche eccezioni, si è
rifiutata di vedere. I governi degli stessi Paesi da cui provengono i
medici-testimoni — Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada, Paesi Bassi —
hanno continuato a fornire armi, copertura diplomatica o semplicemente silenzio.
Il premio arriva tre anni dopo l’inizio di una guerra che ha prodotto, secondo
le autorità sanitarie di Gaza, oltre 64.000 morti, quasi 20.000 dei quali
bambini. Premiare il giornalismo che ha documentato questo è giusto. Ma il gesto
rischia di assolvere, indirettamente, l’inerzia politica che quel giornalismo ha
denunciato.
Il reportage del Volkskrant vale la pena di essere letto nella sua interezza e
di essere raccontato, nei limiti che il rispetto del lavoro altrui impone,
perché contiene qualcosa che i comunicati ufficiali e i dibattiti parlamentari
non riescono a trasmettere: la specificità concreta del male.
Effting e Feenstra hanno parlato per mesi con diciassette medici e un infermiere
che, dall’ottobre 2023, hanno lavorato in sei ospedali e quattro cliniche
attraverso Gaza, spesso tornandoci due volte. Chirurghi d’emergenza,
anestesisti, ortopedici, chirurghi plastici, intensivisti. Molti avevano
esperienza in Sudan, Afghanistan, Siria, Bosnia, Ruanda, Ucraina. Nessuno era
preparato a quello che ha trovato.
A loro, e non ai giornalisti che Israele esclude sistematicamente da Gaza, è
toccato il compito di testimoniare. Le sale operatorie, scrivono Effting e
Feenstra, sono diventate sale di redazione.
Il quadro che emerge dalle loro testimonianze, supportate da fotografie,
radiografie, appunti clinici e diari personali consegnati al giornale, ruota
attorno a un dato che i due autori hanno costruito con precisione metodologica:
quindici medici su diciassette hanno dichiarato di aver trattato bambini di
quindici anni o meno con singole ferite da arma da fuoco alla testa o al petto,
con il resto del corpo intatto. Conteggio conservativo, casi incerti esclusi:
almeno 114 bambini. La maggior parte non è sopravvissuta.
Una singola pallottola alla testa o al petto di un bambino è, sul piano della
medicina legale, un indicatore forte di targeting deliberato. Non è shrapnel.
Non è il danno da esplosione indiscriminata. È un colpo mirato, sparato da un
cecchino o da un drone armato, da lunga distanza.
Il patologo forense Wim Van de Voorde, professore emerito all’Università di
Lovanio, ha esaminato le immagini: «È molto probabile che si tratti di colpi a
lunga distanza, mirati alla testa e al collo, con munizioni militari».
Il patologo Frank van de Goot, osservando le radiografie dei crani infantili con
proiettili conficcati all’interno, ha notato che le pallottole avevano perso
molta energia lungo il percorso, segno che i bambini erano stati colpiti da
distanza considerevole. L’ex comandante delle forze di terra olandesi Mart de
Kruif ha escluso che più di cento casi analoghi possano essere attribuiti al
caso: «Se vedi un numero elevato di ferite da arma da fuoco all’area del petto e
alla testa, non si tratta di danni collaterali. Si tratta di targeting
deliberato».
Israele ha rifiutato di rispondere alle domande sui cecchini. Il governo
Netanyahu nega che i soldati sparino deliberatamente sui civili. Ma soldati
anonimi hanno confessato il contrario sul quotidiano israeliano Haaretz, e
l’organizzazione Breaking the Silence, fondata da veterani dell’esercito
israeliano, ha documentato, sulla base di centinaia di interviste, ordini di
sparare su chiunque entrasse in determinate aree.
Vi è poi un secondo piano documentato dal reportage, forse il più perturbante
perché il meno discusso: quello che i medici hanno chiamato, con un termine che
rimanda all’universo videoludico, la gamification della guerra.
I chirurghi hanno notato ondate di pazienti le cui ferite sembravano coordinate
per regione corporea: testa e collo un giorno, addome il giorno dopo, arti il
seguente, poi genitali.
Il chirurgo Nick Maynard dell’Università di Oxford ha raccontato al giornale che
un residente in urologia del Nasser Hospital ha trattato quattro ragazzi colpiti
ai testicoli in un singolo giorno. Goher Rahbour ha visto cinque o sei pazienti
in una giornata con colpi a entrambe le braccia e a entrambe le gambe.
I soldati israeliani, sempre su Haaretz, hanno ammesso di sparare sui civili in
attesa agli snodi di distribuzione alimentare, chiamando questa pratica con il
nome di un gioco infantile, il semaforo, in cui i civili “sanno” che possono
avvicinarsi solo quando il fuoco si interrompe.
Non è un dettaglio marginale. È la descrizione di un sistema che ha trasformato
l’uccisione in routine ludica, attribuendo al tiro sui corpi una struttura di
gioco con regole, punteggi, record. Nel 2020, cecchini israeliani avevano già
raccontato a Haaretz di gare per colpire il maggior numero di ginocchia in una
singola giornata: il primato era di quarantadue.
A tutto questo si aggiunge la documentazione sulle armi a frammentazione. Nove
medici hanno riferito di aver estratto dai corpi dei pazienti, bambini inclusi,
minuscoli frammenti metallici a forma di cubo o cilindro, capaci di produrre
ferite di ingresso microscopiche e devastazione interna massiccia.
Il chirurgo Mark Perlmutter, vicepresidente dell’International College of
Surgeons, afferma di aver consegnato due frammenti di tungsteno alla Corte
Penale Internazionale. L’esercito israeliano definisce questa documentazione
«una menzogna palese» e nega di possedere o impiegare tali armi.
Il 28 maggio 2025, Feroze Sidhwa, il chirurgo californiano che aveva aperto il
reportage con la scena dei quattro bambini intubati il suo primo giorno a Gaza,
ha parlato davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. «I miei
pazienti avevano sei anni, con schegge nel cuore e proiettili nel cervello».
Aveva ammorbidito il discorso originale su consiglio di un amico fidato, per non
allontanarsi troppo dalla convenzione diplomatica. Eppure quella frase è
rimasta. Ed è rimasta inascoltata.
Il reportage di Effting e Feenstra fa quello che il giornalismo deve fare quando
le istituzioni abdicano: costruisce un archivio. Fotografie, radiografie, diari,
testimonianze incrociate, perizie forensi. Un archivio che dice, con il
linguaggio della medicina trasformata in prova, ciò che la politica si rifiuta
di nominare.
Sidhwa, tornato a Stockton, ha ripreso i suoi pazienti in California. Mamode ha
strappato la tessera del Partito Laburista. Perlmutter ha consegnato i frammenti
di tungsteno alla Corte Penale Internazionale. Ognuno di loro ha fatto la
propria parte.
Il premio di Lisbona certifica che quella parte era anche giornalismo. Resta
aperta, e sempre più urgente, la domanda su quale parte tocchi a chi ha il
potere di agire e continua a non farlo.
Fonti
Maud Effting, Willem Feenstra, What the wounds are telling us, de Volkskrant,
settembre 2025 (Distinguished Reporting Award, European Press Prize 2026,
cerimonia di Lisbona, 3 giugno 2026)
https://www.volkskrant.nl/kijkverder/v/2025/gunshot-palestine-children-israel-war~v1819649/
Feroze Sidhwa et al., 65 Doctors, Nurses, and Paramedics: What We Saw in Gaza,
The New York Times, 9 ottobre 2024
https://www.nytimes.com/interactive/2024/10/09/opinion/gaza-doctors-letter.html
Breaking the Silence, The Perimeter, rapporto basato su interviste a soldati
israeliani, 2024
https://www.breakingthesilence.org.il/the-perimeter
BBC News, indagine su oltre 160 bambini feriti da arma da fuoco a Gaza, agosto
2024
https://www.bbc.com/news/articles/c7893vpy2gqo
The Lancet, gruppo di ricercatori internazionali sulla stima delle vittime a
Gaza, 2024
https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(24)01169-3/fulltext
Nizam Mamode, audizione davanti alla commissione parlamentare britannica,
autunno 2024
https://committees.parliament.uk/event/22392
Feroze Sidhwa, intervento al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, New
York, 28 maggio 2025
https://webtv.un.org/en/asset/k1m/k1m4v8a3x7
Amnesty International, rapporti sull’uso di armi a frammentazione a Gaza,
2023–2025
https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/middle-east/israel-and-occupied-palestinian-territory/
Haaretz, testimonianze anonime di soldati israeliani sul tiro sui civili e sui
punti di distribuzione alimentare, 2024–2025
https://www.haaretz.com
Haaretz, inchiesta sui cecchini israeliani e il tiro alle ginocchia, 2020
https://www.haaretz.com/israel-news/.premium.MAGAZINE-israeli-snipers-brag-about-shooting-gaza-protesters-knees-1.8632555
Francesco Russo