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Un altro morto ammanettato dal braccio della legge
Pubblichiamo un articolo di un docente aderente all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università relativo al suicidio di Mohamed Amin Bessioud, gettatosi ammanettato dal terzo piano di casa sua a Cosenza giovedì 23 luglio durante una perquisizione dei carabinieri. Mohamed soffriva di depressione, aveva già minacciato di togliersi la vita e i carabinieri erano informati della sua fragilità. Nabila è la signora che l’altro ieri pomeriggio, a Cosenza, gridava perché due carabinieri la lasciassero entrare nella camera di suo figlio, dove, alla presenza di lui, Mohamed, stavano eseguendo una perquisizione. Mohamed Amin Bessioud è un ragazzo di 25 anni, cittadino italiano, di cui i giornali riportano che nella sua vita ha conosciuto il calcio, le droghe e la depressione. Tre cose che, sebbene in misure diverse, lo accomunano a davvero tanti giovani di questo momento storico. Per cui ci si aspetta che i due carabinieri avessero un’idea di come gestire la situazione, visto che sono stati appositamente formati da un sistema “educativo” preciso. Sta di fatto che quando Nabila è riuscita a aprire la porta, Mohamed era già ammanettato. Questo perché durante quella perquisizione (da domiciliari) gli erano stati trovati 100g di hashish. Non fa nulla se voleva smettere con la droga e se non vi riusciva anche perché i carabinieri che lo “seguivano” (usando un termine preso dal welfare che non c’è) lo minacciavano che sarebbe tornato in prigione. Non fa nulla perché si stava seguendo o il protocollo o quanto imparato nella formazione o qualsiasi altra dannata cosa abbia portato quei due carabinieri, persone anche loro, a decidere di agire come hanno agito. Come i due poliziotti a Bologna. Sta di fatto che Nabila è riuscita a aprire la porta appena in tempo per vedere suo figlio gettarsi dal balcone del terzo piano. Poi i due carabinieri hanno deciso di tenerla in casa, impedendole di scendere, e Mohamed è morto mentre lo trasportavano in ambulanza. I due carabinieri probabilmente verranno spostati dalla città. Forse gli faranno fare un nuovo periodo di formazione, ma all’interno di sistema educativo che con l’Osservatorio ho imparato a conoscere e denunciare, come è da denunciare e obiettare la presenza stessa dei carabinieri nelle scuole. Quale pedagogia viene da una scuola di repressione machista e militarista? Una scuola per cui in questi giorni si indaga per capire se le sue allieve si tolgono la vita, come all’Aquila il 23 luglio, se i suoi graduati tolgono la vita, come a Bologna il 19 luglio, e se i suoi graduati inducono a togliersi la vita, come a Cosenza sempre il 23 luglio. Forse la pedagogia di cui c’era bisogno domenica pomeriggio per Bessaouid era da cercare fra le parole di una sua insegnante, non dei suoi carabinieri. Un’altra insegnante di Cosenza mi ha scritto perché sapeva che collaboro con l’Osservatorio. Chiede che l’attenzione rimanga alta a livello nazionale, dicono che c’è il rischio che questo fatto venga rinarrato. E invita a partecipare lunedì alle 18:30 alla manifestazione che partirà da casa di Mohamed e Nabila. Quanti giovani devono ancora decidere che suicidarsi è un modo per salvarsi? Quante persone devono ancora morire ammanettate da un braccio di quale legge? Di Stati che uccidono i civili ne abbiamo avuto abbastanza. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
COSENZA: MOHAMED AMIN BESSIOUD MORTO SUICIDA DURANTE UN CONTROLLO DI CARABINIERI. INTERROGATIVI SULL’INTERVENTO E SULLA TUTELA DELLE PERSONE FRAGILI
Altro caso di malapolizia dopo quello di Abderrahim Fakir. A Cosenza è morto Mohamed Amin Bessioud, 25enne italiano di origini tunisine. Già agli arresti domiciliari, si è buttato dal balcone della propria camera mentre aveva le manette ai polsi, durante una perquisizione dei carabinieri. Bessioud soffriva da anni di una grave depressione certificata e aveva un appuntamento fissato per il prossimo mese con il Dipartimento di Salute Mentale di Cosenza. “Mohamed veniva letteralmente tormentato dai carabinieri. Spesso facevano perquisizioni usando anche violenza, lo malmenavano e commettevano veri e propri abusi di potere, anche quando era con la fidanzata, in momenti di intimità. Non si trattava di semplici controlli, ci hanno mostrato anche i segni di queste violenze sulla casa” racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Vittoria, compagna de La Base. Vittoria aggiunge: “La madre ci ha raccontato di essere stata chiusa fuori dalla stanza. Mohamed è rimasto quindi da solo con i due carabinieri. È importante precisare che quella stanza l’abbiamo vista ieri ed è molto piccola. Il fatto che abbia avuto il tempo, pur essendo ammanettato, di raggiungere il balcone e lanciarsi significa che i carabinieri non hanno fatto nulla per impedirglielo”. Anche la madre di Mohamed denuncia di essere stata trattenuta nell’abitazione dopo la caduta del figlio: “Volevo solo scendere per stargli vicino nei suoi ultimi istanti, ma mi hanno tenuta ferma in casa fino all’arrivo dei soccorsi, senza permettermi di avvicinarmi neanche quando è arrivata l’ambulanza” ha dichiarato. La Procura di Cosenza ha aperto un’indagine per accertare quanto accaduto. Per lunedì 27 luglio invece è stato organizzato un corteo per chiedere giustizia per Mohamed. L’appuntamento è alle 18.30 in via dei Mille, nel quartiere in cui Bessioud viveva. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuta Vittoria, compagna de La Base. Ascolta o scarica.
July 24, 2026
Radio Onda d`Urto
#Vicenza città militarizzata. Il ruolo della Caserma #Chinotto in un mondo di #guerra Antonio Mazzeo - 2026 Quello che preoccupa è la rete tessuta dalle istituzioni militari (Arma dei #Carabinieri, #USArmy, #NATO, UE, ecc.) che operano alla “Chinotto” con innumerevoli soggetti internazionali e le relazioni costruite con la società civile vicentina.https://www.academia.edu/170396052/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_della_Caserma_Chinotto_in_un_mondo_di_guerra?auto=download&email_work_card=download-paper
July 19, 2026
Antonio Mazzeo
GENOVA: A 25 ANNI DAL G8 “NESSUN RIMORSO”. 19 LUGLIO CORTEO NAZIONALE
Genova si prepara ad una grande manifestazione nazionale in memoria del G8 del 2001 e per il rilancio delle rivendicazioni di allora che “sono più vive che mai”. Appuntamento domenica 19 luglio alle ore 15.30 in piazza Alimonda, luogo simbolico dove i carabinieri assassinarono Carlo Giuliani. Erano tante le politiche già scritte nelle agende dei “grandi del pianeta” venticinque anni fa e che sono state implementate. I risultati sono oggi evidenti, scrivono gli organizzatori di Genova Antifascista e del CPA di Firenze: la guerra come strumento di “comando e controllo”, la finanza come strumento di “coercizione e destabilizzazione”, “la rapina delle risorse a danno dei popoli del Sud Globale”. La repressione ha poi contribuito ad agevolare “la massimizzazione delle rendite e dei profitti”, rappresentando lo strumento per eccellenza che ha portato negli anni all’inasprimento delle leggi sulla cosiddetta sicurezza e anche alla “chiusura di spazi politici e sindacali per eliminare le conquiste di lavoratori e lavoratrici”. Nonostante i traumi, le divisioni e “la distinzione tra buoni e cattivi attraverso cui spaccarono anche quel movimento”, Genova rilancia l’appuntamento il 19 luglio di quest’anno con lo slogan “in nessun caso nessun rimorso”. Infatti Genova 2001 è una storia che il movimento si propone di “raccogliere e porgere alle nuove generazioni”, per contrastare “l’ondata nera che lentamente sta invadendo le nostre città” e per lottare contro chi fomenta “paure, incertezze e spaccature” sociali. 19 luglio quindi non soltanto come una ricorrenza ma un “invito ad aderire ad un nuovo percorso di lotta che non ci veda più soltanto come antagonisti ad un sistema ingiusto e sbagliato ma come protagonisti della costruzione del futuro al quale ambiamo”. La presentazione del percorso che ha portato all’organizzazione del corteo del 19 luglio con Simona del CS Buridda e di Genova Antifascista. Ascolta o scarica
July 7, 2026
Radio Onda d`Urto
Cascina Spiotta. 51 anni dopo le difese smontano il teorema e accusano
Improcedibilità per Lauro Azzolini, è stata la richiesta fatta dall’avvocato Steccanella. Riprendendo una delle eccezioni presentate ad avvio di processo, nel febbraio 2025, e rimasta in sospeso, il legale ha contestato l’annullamento richiesto dalla Dda della sentenza di proscioglimento pronunciata, senza averne mai avuto cognizione, dal gip di Torino nel […] L'articolo Cascina Spiotta. 51 anni dopo le difese smontano il teorema e accusano su Contropiano.
June 29, 2026
Contropiano
L’Aquila: cultura e natura con i carabinieri forestali
A L’AQUILA, I CARABINIERI FORESTALI PROTAGONISTI DELLA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA. UNA STORIA CHE VALE LA PENA RILEGGERE. Dal 21 al 27 maggio, negli spazi dell’Auditorium del Parco “Renzo Piano” a L’Aquila, il Comando Regione Carabinieri Forestale “Abruzzo e Molise” ha allestito il villaggio “Natura CULTURA Legalità”, inserito nel programma ufficiale de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Il pubblico previsto: famiglie, scuole, visitatori di ogni età. I contenuti esposti — biodiversità, lupo appenninico, lontra, riserve naturali, anelli degli alberi come archivio climatico — sono scientificamente solidi e importanti. Il punto che vogliamo sottolineare è chi presenta questi contenuti e in quale cornice. Il corpo forestale italiano nasce il 15 ottobre 1822, quando re Carlo Felice di Savoia istituisce l’Amministrazione forestale per la custodia e la tutela dei boschi del Regno di Sardegna. Nel 1910, con la legge Luzzatti, diventa Corpo reale delle foreste, incardinato nel Ministero dell’agricoltura: personale tecnico, ordinamento civile. Nel 1926 il fascismo lo sopprime. Con il regio decreto legge 16 maggio 1926 n. 1066, su iniziativa di Italo Balbo, nasce la Milizia nazionale forestale, specializzazione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Gli stessi compiti — boschi, caccia, difesa idrogeologica — vengono trasferiti a un corpo militare inquadrato nelle strutture del regime. Con la Repubblica, il decreto legislativo 804 del 1948 ricostituisce il Corpo forestale dello Stato come corpo civile dello Stato, con funzioni tecniche e di polizia, alle dipendenze del Ministero dell’agricoltura. La scelta è consapevole: dopo vent’anni di milizia, si torna a un ordinamento non militare. Questa condizione dura quasi settant’anni. Poi, con il d.lgs. 19 agosto 2016 n. 177 — la cosiddetta riforma Madia, governo Renzi — il Corpo forestale dello Stato viene soppresso e assorbito dall’Arma dei Carabinieri, a decorrere dal 1° gennaio 2017. Il personale, da civile, diventa militare. La Corte europea dei diritti dell’uomo rileverà successivamente che l’operazione ha privato gli appartenenti al Corpo del diritto di sciopero e indebolito quello di libera associazione. Sul piano operativo, l’accorpamento ha prodotto sovrapposizioni di competenze, costi superiori alle attese — i risparmi annunciati non si sono materializzati — e una minore efficacia nella prevenzione e gestione degli incendi boschivi. La tutela ambientale non è per sua natura una funzione militare. Esistono e sono esistiti strumenti civili per esercitarla: corpi tecnici, enti parco, agenzie ambientali, guardie ecologiche volontarie. La scelta di affidare questa funzione a un corpo militare — fatta dal fascismo nel 1926, rifatta dal governo Renzi nel 2016 — è sempre stata una scelta politica, non una necessità tecnica. Quando i Carabinieri Forestali allestiscono un villaggio sulla biodiversità in una Capitale della Cultura, con ingresso libero e pubblico scolastico tra i destinatari espliciti, il messaggio che circola non è soltanto scientifico. È anche questo: che la natura va conosciuta attraverso l’Arma, che la legalità ambientale ha un’uniforme, che le istituzioni militari sono interlocutori naturali per la formazione civica dei giovani. È una forma di militarizzazione che non si presenta come tale: si offre come divulgazione scientifica, come educazione ambientale, come cultura. Ed è esattamente per questo che merita tutta l’attenzione dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Festa del 212° Anniversario dei Carabinieri a Roma: «Possiamo aiutarvi?» Sì…ad armarci!
Non potevamo mancare ad un evento così significativo e rappresentativo della rapida militarizzazione che sta vivendo l’Italia in questi ultimi anni: la festa per il 212° anno dalla fondazione dell’Arma dei Carabinieri. “Possiamo aiutarvi” è lo slogan che campeggia in alto alle impalcature in uno dei tanti ingressi della mega fiera del “Villaggio dell’Arma” a Villa Borghese a Roma, monopolizzata dalla Fiamma dal 5 al 7 giugno. Insomma, una delle sue più imponenti “operazioni simpatia” degli ultimi anni. Ciò non sorprende perché di fronte ad un calo di partecipazione politica drastico e di sfiducia generalizzata verso la “politica” e i politici, proprio come sta avvenendo in Israele, (clicca qui) e Forze Armate, raccolgono intorno a sé quel residuo di fiducia che è direttamente proporzionale alla percezione del numero di nemici interni ed esterni, tanto che ormai possiamo parlare di processo di “israelizzazione” della società e non solo per le nostre molteplici connivenze con l’entità sionista o per le sistematiche offerte turistiche italiane a riservisti e militari dell’IDF (https://www.pressenza.com/it/2026/05/relax-post-genocidio-sempre-nelle-marche/) D’altra parte, l’Arma, come del resto tutti gli altri corpi di P.S. e polizia giudiziaria, hanno collezionato negli anni un discreto numero di scheletri nell’armadio: senza tornare troppo indietro negli anni e agli intrecci tra C.I.A., ex-SISMI, e NATO, Gladio o la strage di Alcamo Marina, possiamo citare, Carlo Giuliani, il caso Cucchi, la banda della Lunigiana, il caso CONSIP, ecc.. Target principale: famiglie con bimbi piccoli o preadolescenti, ma coincidendo con la fine delle attività didattiche nelle scuole fino a due giorni prima, la festa era ufficialmente dedicata (anche) alle scuole. Nemmeno per il bicentenario, due anni fa, è stata organizzata una quattro giorni di feste con accesso aperto addirittura fino alle 22 di sera, con un dispiegamento di forze, energie, soldi pubblici e pubblicità su tutti i massmedia, con attrezzature ingombranti sparse un po’ in tutta Italia ma con il loro pezzo forte, ovviamente, nella Capitale. Qui abbiamo visto, nello splendido palcoscenico naturale di Villa Borghese, oltre ad un elicottero, una parete per l’arrampicata, una motoslitta, una motovedetta, un mega-acquario del nucleo Carabinieri subacquei, ecc.ecc. decine e decine di stand dove si offrivano esperienze “indimenticabili” giochi di tutti i generi, molti dei quali a base di armi, spade e simulazioni di attività investigative, agli immancabili giochi e prove pratiche organizzate dai vari gruppi sportivi. Bastava, però, visitarne “solo” sei, facendosi certificare, con un timbro su una scheda l’avvenuta visita, per poter ritirare, presso lo stand più grosso, posto alla fine del percorso, il proprio premio-gadget. Per sottolineare l’imponente copertura mediatico-istituzionale presso uno dei tanti, ingressi è stata eretta anche una mega-struttura a due piani, vetro e acciaio, di RAI-Isoradio.Tutta l’organizzazioni è stata concepita, quindi, per la famiglia ma soprattutto per la prole al seguito. Abbiamo visto tantissimi bimbi, caricati da mamme entusiaste pronte per la foto ricordo, all’interno di mezzi blindati, oppure indossare il caschetto per arrampicarsi su una parete sotto l’occhio vigile del carabiniere-montanaro, pigiare le piccole dita su un foglio bianco per le impronte digitali nello stand dedicato alle indagini scientifiche, infilarsi in un tunnel di stoffa lungo e labirintico come un lungo serpentone organizzato dal reparto specializzato “Cacciatori di Calabria”, ecc.ecc. Abbiamo poi scoperto che esiste, dal 1926, un nucleo Carabinieri “Tutela del lavoro”! Non poteva mancare, quindi, l’impalcatura in miniatura e la possibilità per i bambini di salirci sopra ovviamente imbragati, col caschetto e col gancio di sicurezza ben allacciato alla struttura metallica, proprio come NON fanno, ancora oggi, molti lavoratori a volte pagati in nero e invisibili per lo Stato italiano perché “clandestini”. Questo stand, in particolare, è l’emblema del concetto-chiave trasversale che si vuole far passare, oltre a quello della protezione amorevole e paternalistica o addirittura materna dei Carabinieri che godono di una fiducia inossidabile, legata in gran parte ad uno stereotipo radicato nel tempo: deterrenza=prevenzione. «Dagli anni ’80 – afferma, infatti, un Carabiniere del Nucleo Tutela Lavoro – le morti sul lavoro sono in drastica a discesa» sottintendendo in questo caso specifico, oltre al ruolo di normative più evolute e restrittive (es.L.626), l’importanza della loro presenza sul territorio a fianco degli ispettori del lavoro. Si potrebbe pensare quindi che grazie ai controlli e quindi al potere deterrente e sanzionatorio che ciò sia avvenuto veramente grazie a loro, ma la realtà dei fatti è esattamente l’opposto: i controlli sono pochi e la prevenzione, quella vera, fatta di una “cultura” della sicurezza, è ancora di là da venire, anzi si potrebbe dire che nonostante il drastico cambiamento della struttura economica italiana e le nuove normative, le morti sul lavoro non possono essere declassate, come lo stesso carabiniere ha poi precisato, a “inevitabili fatalità”. A prescindere da tutto ciò sono sempre troppe perché non si può morire DI lavoro e/o SUL lavoro. Non è corretto, infatti, paragonare l’attuale mercato del lavoro e l’attuale struttura economica a quella di una società nel pieno del proprio sviluppo industriale, tanto portentoso quanto caotico, come quello degli anni cinquanta e sessanta fino al secondo boom edilizio degli anni tra gli anni ’60 e ’70 e dei fenomeni speculativi politico-malavitosi descritti da Francesco Rosi in Le mani sulla città dove le vicende scaturiscono proprio da una strage sul lavoro. Questo esempio però è emblematico di come le varie forze dell’ordine e le varie Forze Armate vogliono presentarsi a tutti i costi come protettori e soprattutto come presenze indispensabili per la prevenzione di calamità, morti per varie cause, fenomeni vari di devianza. Come alla festa della Polizia di Stato a Piazza del Popolo di poco tempo fa, anche i Carabinieri ci tengono, per esempio, ad auto-rappresentarsi come operatori salva-vita non solo per i loro interventi anti-suicidio a metà tra il sostegno psicologico e quello “operativo”, ma anche nelle situazioni di rischio di morte improvvisa: come se fosse lo stand della ASL o della Croce Rossa, anche qui circa quattro carabinieri/e hanno insegnato a bambini intorno ai 5-8 anni come si fa un massaggio cardiaco e come si applicano le piastre del defibrillatore: un intervento che mai si ritroveranno a fare, anche per i limiti della loro forza fisica, se non forse tra una decina d’anni ma tant’è «serve a diffondere la cultura del pronto intervento salvavita – ha prontamente ribattuto alle mie perplessità il carabiniere preposto al BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) – anche se il bambino o la bambina non sono fisicamente pronti a farlo… o non se la sentono (ovviamente! N.D.R.)». Per concludere possiamo sottolineare anche la cooptazione di artisti/e che non sono nuovi/e a queste forme di ancheggiamento, basti pensare ai vari calendari delle varie Forze Armate, di P.S. e di P.G., oppure ai fumettisti e disegnatori che sempre più spesso si prestano ad illustrare materiali cosiddetti didattici o di intrattenimento: vedere però una mostra d’arte tutta dedicata all’Arma dei Carabinieri è una novità, in questo caso realizzata da un'”affezionata” dell’Arma, Daniela Nardelli e musicisti della banda intrattenere i più piccoli in lezioni di musica estemporanee, ci fanno pensare ad una strategia di “influenza culturale” che spazia a 360 gradi anche in settori tradizionalmente distanti dal mondo delle armi e appunto della repressione. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente