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Piombino: Associazione Carabinieri UNARMA nelle scuole, quale linguaggio educativo?
Il bene contro il male, non pensiamo di incarnare l’uno o l’altro, siamo nati per denunciare nei luoghi dell’istruzione e nella società il militarismo e le sue espressioni, anche quelle apparentemente innocue, super partes e perfino invisibili. Non è una nostra fissazione ideologica, ma la necessità che ogni essere umano dovrebbe porsi come obiettivo per sconfiggere la cultura di guerra, o almeno per contrastarla. Sono queste le riflessioni che hanno accompagnato la lettura dei social a proposito dell’ennesima presenza delle Forze dell’ordine a Piombino, in provincia di Livorno, attraverso il progetto “Legalmente Ribelli – Noi la Legalità, la Sfida del Bene”, promosso dalla Segreteria Toscana dell’Associazione Sindacale Carabinieri UNARMA, con il patrocinio del Comune di Piombino (clicca qui per la notizia su Facebook). Proprio in questi giorni apprendiamo l’esclusione di sindacalisti dalle scuole in cui avrebbero dovuto partecipare ad assemblee in rappresentanza di associazioni e sindacati, la loro colpa, perché tale è considerata, è quella di essere invisi al Governo, del resto se nel caso dei nostri attivisti scatta la esclusione o l’obbligo del contraddittorio, la presenza dell’UNARMA invece non subisce alcun ostacolo. Ma per quali ragioni un sindacato dei Carabinieri, con tanto di patrocinio comunale, viene chiamato a parlare di legalità in una scuola secondaria di primo grado? I temi trattati sono sempre gli stessi: avvertenze e lezioni sull’uso di sostanze stupefacenti. Sull’alcol, su bullismo, cyberbullismo, Revenge porn. Pensiamo che gli/le insegnanti non siano in grado di sviluppare sugli stessi argomenti dei percorsi educativi? Evidentemente si se esponenti delle forze dell’ordine vengono chiamati a tenere lezioni e percorsi educativi su questi argomenti. Preoccupa il binomio forze dell’ordine e legalità come principio assoluto specie davanti a recenti fatti di cronaca, non facciamo di ogni erba un fascio ma davanti alla esclusione di intellettuali, docenti, ricercatori ed attivisti chiamati nelle scuole e lasciati fuori dalle stesse sorge spontanea una presa di coscienza della realtà. Se è sufficiente indossare una divisa per avere accesso alle scuole, quella divisa potrebbe anche significare un messaggio subliminale di assuefazione alla guerra, di traduzione delle tematiche sociali in chiave securitaria. L’iniziativa, testualmente, rappresenta un importante momento di confronto tra istituzioni e giovani, nella convinzione che la legalità non sia soltanto un principio da insegnare, ma una scelta quotidiana da condividere e costruire insieme. Noi pensiamo intanto che la legalità non sia un principio astratto e men che mai possa essere identificata con le forze dell’ordine e non in un Magistrato, in un sanitario, in un docente o in un impiegato pubblico. Tutte queste figure sono chiamate, giorno dopo giorno, a rispettare le regole e a fornire un esempio quotidiano di legalità, basta solo non dimenticarlo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Casamaggiore (CR), Carabinieri a scuola: minaccia alla sicurezza alle elementari
Sul giornale locale “primaCREMONA” del 14 febbraio scorso appare la notizia, e il commento entusiasta della redazione, sulla visita effettuata da alcune classi quinte elementari di Casalmaggiore alla locale Caserma dei Carabinieri (clicca qui per la notizia). Nel merito della notizia, nulla di nuovo: i militi della Benemerita sono ormai i nuovi esperti, in tutto il suolo patrio, del bullismo, versione semplice e versione cyber. Ovviamente, anche di altri temi scottanti legati alla sicurezza personale e sociale di infanti e adulti. Durante la visita vengono orgogliosamente mostrati armamenti e mezzi in dotazione alla Caserma, pagati dai contribuenti italiani, al momento non solo cremonesi (almeno fino a che la Lombardia non farà finanza a parte grazie alla legge sulla Autonomia Differenziata). Intanto, speriamo che di mezzi e di attrezzatura didattica sia stata dotata anche la scuola del Paese, e che i suoi muri non si sfaldino quando piove. Gli adulti che accompagnano le classi sono presumibilmente Maestre, dunque immagino assai interessate anche all’altro tema trattato ovunque dalle forze armate di ogni arma, la violenza di genere. Del resto, l’educazione affettivo-relazionale, la gestione dei conflitti di “ogni genere”, l’insegnamento della prontezza di fronte al pericolo, lo spirito di caserma spacciato per reazione allo stress e obbedienza alle consegne, il Ministero del Merito li esternalizza alle divise e alle sperimentazioni soft skills di INVALSI. Gli insegnanti assumono per buono e giusto dal punto di vista pedagogico e didattico che tali competenze sono staccate da quelle cognitive, dalle conoscenze e dai saperi di cui, anzi, sono requisito e cornice. I genitori e gli insegnanti del piccolo centro lombardo confidano che quel che serve ai bambini per un futuro laborioso e sicuro (pacifico?) lo potranno apprendere dai militari. Da parte loro le creature piccole durante la gita di istruzione fanno addirittura una promessa, non ancora giurata: da grandi vestiranno la divisa. Commenti a latere. Il giornale locale della provincia di Cremona, che con campanilismo già differenziato si chiama “primaCremona” (prima di chi, di cosa?), annotando il nome a cui è intitolato l’Istituto Scolastico, la gloria patria Guglielmo Marconi, mi offre il destro per ricordare il magnetismo fascista dello scopritore delle onde radio, e dunque del padrino dell’EIAR, la futura, odierna RAI. Sono convinta che agli alunni e alle alunne non sarà mancata in più occasioni la celebrazione del personaggio, collocato nel pantheon scientifico, ma dubito in quello politico del futurismo guerrafondaio. Queste lezioni sulla intitolazione di edifici, strade, giardini, sarebbero un importante contributo all’educazione storica, contro il risorgente militarismo. A Castelnuovo Berardenga nel senese, l’Associazione Il Muro e la Crepa, che ha segnalato la cosa anche al nostro Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (clicca qui per l’articolo), proprio per correttezza storica e precoce educazione alla pace,  ha proposto di cambiare l’intitolazione di un Istituto Comprensivo e di un suo plesso di primaria, rispettivamente, dedicati  al poeta fascista Giovanni Papini e a un tenente del famigerato corpo di spedizione coloniale in Etiopia (https://www.gazzettinodelchianti.it/lettere-e-segnalazioni/evento-anti-riarmo-a-castelnuovo-lanciato-anche-il-cambio-di-nome-di-istituto-comprensivo-e-di-una-scuola/#google_vignette). Ma in epoca di rinato spirito virilmente guerriero credo sia operazione difficile. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Le mele marciano
Nel dibattito pubblico, mediatico e istituzionale italiano, l’emersione di reati di estrema gravità commessi da appartenenti alle forze dell’ordine e di polizia penitenziaria viene invariabilmente incanalata all’interno di una precisa distopia narrativa che si intreccia irreparabilmente, da anni, con la retorica della “mela marcia”. Questa formula linguistica e concettuale, ampiamente […] L'articolo Le mele marciano su Contropiano.
February 28, 2026
Contropiano
A Roma indagati 21 tra agenti e carabinieri per furto a Coin. Altri tre per traffico di droga
Sarà una coincidenza ma la sindrome delle “mele marce” sembra voler continuare a riempire il cesto. E’ passato poco più di una settimana dagli arresti per traffico di droga nella zona del Tufello in cui sono stati arrestati anche tre agenti di polizia che, sempre a Roma, tra le 44 […] L'articolo A Roma indagati 21 tra agenti e carabinieri per furto a Coin. Altri tre per traffico di droga su Contropiano.
February 25, 2026
Contropiano
Milano. La sicurezza non è la licenza di uccidere. Lunedi presidio al Comune
Per lunedi prossimo, 23 febbraio, a Milano, è stato convocato da Potere al Popolo un presidio in piazza della Scala davanti al Comune con lo slogan: “No alla licenza di uccidere, la sicurezza è casa, salario, diritti”. Il 26 gennaio a Rogoredo un poliziotto in borghese uccideva Abderrahim Mansouri con […] L'articolo Milano. La sicurezza non è la licenza di uccidere. Lunedi presidio al Comune su Contropiano.
February 19, 2026
Contropiano
RAMY ELGAML: “ABBIAMO BRUTALIZZATO IL TESTIMONE”, INTERVISTA A NELLO TROCCHIA CHE SVELA I DEPISTAGGI DEI CARABINIERI
Omicidio stradale, ma con l’attenuante dell’”eccesso colposo nell’adempimento del dovere”. Cambia così l’imputazione, prima solo di omicidio stradale, per il carabiniere alla guida dell’ultima macchina che a Milano inseguì, il 24 novembre 2024, lo scooter guidato da Fares Bouzidi e con in sella Ramy Elgaml, che morì nello schianto al termine dell’inseguimento per 8 chilometri lungo mezza Milano, fino alla morte. Il cambiamento del capo di imputazione emerge da una nuova chiusura indagini sul caso, notificata nelle scorse ore, mentre sul quotidiano “Il Domani” sono riportati gli audio delle intercettazioni di altri carabinieri presenti quella sera in viale Ripamonti: uno dei carabinieri, chiedendosi da dove salti fuori un nuovo testimone che ha appena sentito sui mass media, afferma esplicitamente di “aver brutalizzato un testimone” assieme a un collega, intimidendolo e facendo cancellare le prove sul suo cellulare affinché non costituisse un problema per i colleghi sotto accusa. Ora è pure lui sotto accusa, per depistaggio. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Nello Trocchia, giornalista de “Il Domani” e autore dell’articolo che riporta le carte inedite sulla morte di Ramy Elgaml. Ascolta o scarica
February 17, 2026
Radio Onda d`Urto
Processo Naufragio Cutro, i Carabinieri: “Capimmo subito l’emergenza”
In aula i Carabinieri che ricevettero l’SOS. Il racconto della notte della strage Le testimonianze di due brigadieri dei Carabinieri hanno aperto l’udienza del 10 febbraio presso il Tribunale di Crotone. Si tratta della seconda tappa del processo Cutro, incentrato sui presunti mancati soccorsi al caicco Summer Love, il cui tragico naufragio provocò la morte di 94 persone e numerosi dispersi. A rispondere dei reati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo compaiono quattro appartenenti alla Guardia di Finanza e due alla Guardia Costiera. Sul banco degli imputati figurano Giuseppe Grillo, 57 anni, capo turno della sala operativa del Reparto operativo aeronavale (ROAN) della Guardia di Finanza di Vibo Valentia; Alberto Lippolis, 51 anni, comandante del ROAN di Vibo Valentia; Antonino Lopresti, 52 anni, ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza; Nicolino Vardaro, 53 anni, comandante del Gruppo aeronavale della Finanza di Taranto; Francesca Perfido, 41 anni, ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma e infine Nicola Nania, 52 anni, in servizio al V MRSC della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria. Naufragio Cutro, le voci dei testimoni in aula In aula è risuonata la voce dei primi soccorritori, chiamati come testimoni dell’accusa. Sia il collegio penale che le difese avrebbero preferito acquisire le testimonianze già agli atti per accelerare i tempi, ma sono stati gli avvocati di parte civile a opporsi. L’avvocato Verri ha sottolineato l’importanza del dibattimento affermando: “In un processo come questo è importante svolgere l’audizione dei testimoni, nel rispetto della verità e del contraddittorio. È importante che il Tribunale li ascolti e possa porgere domande. Una cosa è la fretta, altra è velocità”. La testimonianza del brigadiere Nicoletta “Ho capito subito che erano dei migranti”, ha dichiarato durante la sua deposizione il brigadiere Lorenzo Nicoletta, in servizio tra il 25 e il 26 febbraio alla centrale operativa dei Carabinieri. Fu lui a ricevere, quasi contemporaneamente, la richiesta di supporto del ROAN e la chiamata di aiuto proveniente dal caicco. Il brigadiere ha raccontato nel dettaglio quei momenti: “Alle 4.08 chiama alla centrale operativa dei carabinieri il Roan della finanza di Vibo Valentia per dirmi che non riuscivano a trovare un target segnalato loro da Frontex alle 23.55 del 25 febbraio e che la loro motovedetta era dovuta rientrare per condizioni meteo avverse. In contemporanea arriva chiamata da un numero internazionale turco. Telefonata durata pochissimi secondi durante i quali una persona diceva di essere in Italia e pronunciava parole al momento incomprensibili. Per esperienza, visto che era già capitato, ho fatto due più due e ho pensato subito che fossero migranti”. Nicoletta ha poi riferito di aver contattato la Capitaneria di Porto di Crotone: “Ho dato per scontato che se la finanza non era arrivata poteva arrivare la Guardia Costiera. La capitaneria mi dice che via terra non poteva mandare nessuno e che in mare c’era la Guardia di finanza che invece mi aveva appena detto che non aveva alcun mezzo”. Il brigadiere, trovandosi al telefono con entrambi gli enti, fece da tramite comunicando i dati meteo forniti dal ROAN alla Guardia Costiera: “Mare 4, vento 5, mi ha detto il Roan”. Nel frattempo, grazie a un applicativo in uso all’Arma, aveva localizzato il numero turco: “Era a Steccato di Cutro”. “Ho avvisato tutti in sei minuti” Il militare ha quindi allertato tutte le unità disponibili, dalla sua pattuglia a Rocca di Neto, giunta sul posto verso le 5:00, a quelle di Petilia Policastro, Cirò Marina e Sellia, chiamando anche i Vigili del Fuoco. “Al 118 già erano stati allertati, non ho chiesto chi li ha chiamati” ha precisato. “In sei minuti ho avvisato tutti”, ha ribadito Nicoletta, aggiungendo un dettaglio drammatico: “Alle 4.31 richiama lo stesso numero turco con urla in sottofondo. Chiedo se era in un’imbarcazione in mare e lui dice yes. Poi cade la linea. Informo la Capitaneria, ma avevo percepito il pericolo già quando mi ha chiamato il Roan”. All’arrivo della Radiomobile di Crotone a Steccato, il capopattuglia comunicò la tragedia alla centrale: “Qui è una strage, ci sono bambini morti, donne morte”. Rispondendo alle parti civili, Nicoletta ha concluso: “Il Roan non chiede di inviare mezzi nautici. Ho anticipato io mandando mezzi via terra. Loro non stavano andando sul luogo”. L’arrivo dei soccorsi e il dramma in spiaggia Dopo Nicoletta ha testimoniato il brigadiere Gianrocco Tievoli, il primo a giungere sulla spiaggia, il quale ha descritto la scena con parole dure: “C’erano persone incastrate sotto la barca. Con il collega ci siamo immersi in acqua per liberarle. Alcune erano in vita. Ad altre abbiamo fatto il massaggio cardiaco”. Il brigadiere ha poi riflettuto sull’intervento: “Se fossimo arrivati prima? Non so quando c’è stato lo schianto, al nostro arrivo c’erano persone che annaspavano. Posso dire che le persone rimaste in vita lo devono anche a noi”. L’udienza del processo Cutro è poi proseguita con la testimonianza del maggiore dei Carabinieri Nicola Roberto Cara. Redazione Italia
February 13, 2026
Pressenza