30 ottobre: Dalla città al Porto, Ravenna sciopera con i portuali di tutto il mondo!

Pressenza - Friday, October 23, 2026

 

 

 

 

Il 30 ottobre Ravenna si unisce allo sciopero mondiale dei portuali contro la guerra, indetto dalla rete internazionale Ports in Action composta da CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia), Water Transport Workers Federation of India (India). Nel mondo si fermeranno quasi 60 porti e nuove adesioni stanno arrivando. 

I portuali di tutto il mondo e la società civile si oppongono ai traffici di armi che alimentano guerre, genocidi ed ecocidi, si oppongono alla militarizzazione dei porti, alla corsa al riarmo e all’automazione portuale che erodono i diritti sociali e dei lavoratori.

In Italia ci sarà anche uno sciopero generale intercategoriale indetto da USB, contro il carovita e per aumenti salariali.

A Ravenna faremo una intera giornata di mobilitazione e sciopero che partirà dalla città e arriverà al porto (Marina di Ravenna). Il porto di Ravenna, già hub del fossile, è al centro di un processo di militarizzazione inquietante, tra traffici di armi, di materiale “dual use” e precursori di esplosivi come il nitrato di ammonio, verso Israele ma anche verso altre mete per nulla democratiche come Emirati Arabi Uniti ed Egitto. 

Le Dogane per oltre un anno hanno cercato di opporre il segreto sulla quantità di armi che passano, invocando anche lo stato di guerra mondiale “ibrida” e permanente. L’avvocatura di Stato che dipende direttamente da Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei Ministri, ha dichiarato che il porto di Ravenna è un porto a rilevanza militare (pur essendo classificato come civile e commerciale) e per questo vanno limitati i diritti democratici alla trasparenza.

Sconfitte in ogni grado di giudizio dal lavoro della giornalista Linda Maggiori e

dell’avvocato Andrea Maestri, le Dogane sono costrette a divulgare i dati, grazie ad una sentenza del Consiglio di Stato che farà giurisprudenza.

Dal nostro porto nel 2025 sono stati scoperti traffici di munizioni e componenti di armamenti pesanti verso Israele, nel 2026 sappiamo di altre spedizioni di dual use dirette a Elbit Systems, il più grande produttore di armi israeliano, effettuate attraverso il porto ravennate. Ma quelle scoperte sono solo punte di iceberg giganteschi. Si aggiungono anche le spedizioni di merci verso le colonie illegali israeliane in Cisgiordania violando il diritto internazionale.

Poche settimane fa a Ravenna ha fatto scalo anche la nave in uso all’esercito italiano, la Capucine.

Traffici di armi si incrociano con traffici di gas e petrolio: a Ravenna oltre al petrolchimico abbiamo il rigassificatore, il deposito di gnl, una fitta rete di gasdotti, l’impianto di cattura e stoccaggio  della CO2, tutte infrastrutture critiche che alimentano la crisi climatica ed ecologica, legano sempre di più il territorio alla dipendenza dal sistema fossile  e mettono a rischio la nostra sicurezza. 

Ravenna è snodo di tre corridoi Ten-t (reti ferroviarie e portuali europee ad uso civile ma sempre più usate per il trasporto di armi) e, con con il sostanziale avallo da parte dell’autorità portuale, del Comune e della Regione, è candidata ad essere un punto strategico anche del corridoio Imec che collegherà Europa, Israele e India e che verrà usato anche per inviare e importare armi.

Il Comune e la Regione, non si sono costituiti ad adiuvandum nella storica vertenza legale contro le dogane, e nonostante le belle parole, come azionisti pubblici di Sapir (gestore del terminal container) hanno approvato un codice etico quantomeno ambiguo, che all’art 3 comma 15 dice che Sapir “valuterà” se instaurare o mantenere rapporti “con soggetti coinvolti in attività illecite, terrorismo, criminalità organizzata, violazione di diritti umani” (!). 

Ma la lotta della società civile e dei portuali contro le guerre, contro il traffico di armi, contro genocidio ed ecocidio va avanti.  

Dobbiamo impegnarci per l’applicazione integrale (e per il miglioramento) della legge 185/1990, del regolamento europeo sul dual use (UE) 2021/821 e al contempo mettere in evidenza lo strettissimo legame esistente fra guerre e sistema fossile, lavorando per una svolta reale nel modello energetico.

Ci rifiutiamo di stare a guardare mentre tutto questo accade sotto i nostri occhi, mentre le guerre continuano a distruggere vite, risorse, salute e natura.

Invitiamo tutte e tutti a unirsi a noi il 30 ottobre!

 

Programma:

9:00 ritrovo degli studenti in piazza del Popolo e corteo verso la Darsena 

10:00  concentramento generale alla Darsena (retro stazione) e corteo verso autorità portuale 

11:00  partenza per il porto con bici-bus-auto private

Per chi va in bici: pedalata antifa (percorso Autorità portuale-ponte mobile- ciclabile verso Marina di Ravenna) 

Per chi in bus: prendere bus numero 70 (ogni 30 minuti)

12:30 Marina di Ravenna concentramento presso Piazzale della Marina (sotto la Nave Militare)  pranzo sociale (preparato da Sovversughi) a offerta libera 

Interventi, musica, arte

14:00 corteo verso il Canale 

 

Organizzano 

Coordinamento popolare contro i traffici di armi porto Ravenna (La comune, Arci brigante Pieve Cesato, Brigate di Solidarietà, Ravenna in comune, Sanitari per Gaza Ravenna, coord.No NATO, SGB Ravenna, Slai Cobas Ravenna, Potere al popolo Ravenna, Carc, Partito Comunista di Unità Popolare)

USB Romagna

OSA-Opposizione Studentesca d’Alternativa 

Cambiare Rotta

Giovani palestinesi Bologna

BDS Ravenna

Sovversughi

 

Aderiscono 

Global Sumud Flotilla

Sanitari per Gaza Italia 

Cap (comitato autonomo portuale Ravenna)

Rete no rigass no gnl

Fronte Della Gioventù Comunista 

Piceno per la Palestina

Ferrovieri contro la guerra

Fondazione Cetacea 

Coordinamento ravennate per il Clima Fuori dal Fossile 

Emergency Ravenna 

Mercoledì per la Palestina 

Arci Ravenna

Agorà 

 

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