30 ottobre: Dalla città al Porto, Ravenna sciopera con i portuali di tutto il mondo!
Il 30 ottobre Ravenna si unisce allo sciopero mondiale dei portuali contro la
guerra, indetto dalla rete internazionale Ports in Action composta da CGT Ports
and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia),
ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia), Water Transport Workers Federation of
India (India). Nel mondo si fermeranno quasi 60 porti e nuove adesioni stanno
arrivando.
I portuali di tutto il mondo e la società civile si oppongono ai traffici di
armi che alimentano guerre, genocidi ed ecocidi, si oppongono alla
militarizzazione dei porti, alla corsa al riarmo e all’automazione portuale che
erodono i diritti sociali e dei lavoratori.
In Italia ci sarà anche uno sciopero generale intercategoriale indetto da USB,
contro il carovita e per aumenti salariali.
A Ravenna faremo una intera giornata di mobilitazione e sciopero che partirà
dalla città e arriverà al porto (Marina di Ravenna). Il porto di Ravenna, già
hub del fossile, è al centro di un processo di militarizzazione inquietante, tra
traffici di armi, di materiale “dual use” e precursori di esplosivi come il
nitrato di ammonio, verso Israele ma anche verso altre mete per nulla
democratiche come Emirati Arabi Uniti ed Egitto.
Le Dogane per oltre un anno hanno cercato di opporre il segreto sulla quantità
di armi che passano, invocando anche lo stato di guerra mondiale “ibrida” e
permanente. L’avvocatura di Stato che dipende direttamente da Giorgia Meloni,
presidente del Consiglio dei Ministri, ha dichiarato che il porto di Ravenna è
un porto a rilevanza militare (pur essendo classificato come civile e
commerciale) e per questo vanno limitati i diritti democratici alla trasparenza.
Sconfitte in ogni grado di giudizio dal lavoro della giornalista Linda Maggiori
e
dell’avvocato Andrea Maestri, le Dogane sono costrette a divulgare i dati,
grazie ad una sentenza del Consiglio di Stato che farà giurisprudenza.
Dal nostro porto nel 2025 sono stati scoperti traffici di munizioni e componenti
di armamenti pesanti verso Israele, nel 2026 sappiamo di altre spedizioni di
dual use dirette a Elbit Systems, il più grande produttore di armi israeliano,
effettuate attraverso il porto ravennate. Ma quelle scoperte sono solo punte di
iceberg giganteschi. Si aggiungono anche le spedizioni di merci verso le colonie
illegali israeliane in Cisgiordania violando il diritto internazionale.
Poche settimane fa a Ravenna ha fatto scalo anche la nave in uso all’esercito
italiano, la Capucine.
Traffici di armi si incrociano con traffici di gas e petrolio: a Ravenna oltre
al petrolchimico abbiamo il rigassificatore, il deposito di gnl, una fitta rete
di gasdotti, l’impianto di cattura e stoccaggio della CO2, tutte infrastrutture
critiche che alimentano la crisi climatica ed ecologica, legano sempre di più il
territorio alla dipendenza dal sistema fossile e mettono a rischio la nostra
sicurezza.
Ravenna è snodo di tre corridoi Ten-t (reti ferroviarie e portuali europee ad
uso civile ma sempre più usate per il trasporto di armi) e, con con il
sostanziale avallo da parte dell’autorità portuale, del Comune e della Regione,
è candidata ad essere un punto strategico anche del corridoio Imec che
collegherà Europa, Israele e India e che verrà usato anche per inviare e
importare armi.
Il Comune e la Regione, non si sono costituiti ad adiuvandum nella storica
vertenza legale contro le dogane, e nonostante le belle parole, come azionisti
pubblici di Sapir (gestore del terminal container) hanno approvato un codice
etico quantomeno ambiguo, che all’art 3 comma 15 dice che Sapir “valuterà” se
instaurare o mantenere rapporti “con soggetti coinvolti in attività illecite,
terrorismo, criminalità organizzata, violazione di diritti umani” (!).
Ma la lotta della società civile e dei portuali contro le guerre, contro il
traffico di armi, contro genocidio ed ecocidio va avanti.
Dobbiamo impegnarci per l’applicazione integrale (e per il miglioramento) della
legge 185/1990, del regolamento europeo sul dual use (UE) 2021/821 e al contempo
mettere in evidenza lo strettissimo legame esistente fra guerre e sistema
fossile, lavorando per una svolta reale nel modello energetico.
Ci rifiutiamo di stare a guardare mentre tutto questo accade sotto i nostri
occhi, mentre le guerre continuano a distruggere vite, risorse, salute e natura.
Invitiamo tutte e tutti a unirsi a noi il 30 ottobre!
Programma:
9:00 ritrovo degli studenti in piazza del Popolo e corteo verso la Darsena
10:00 concentramento generale alla Darsena (retro stazione) e corteo verso
autorità portuale
11:00 partenza per il porto con bici-bus-auto private
Per chi va in bici: pedalata antifa (percorso Autorità portuale-ponte mobile-
ciclabile verso Marina di Ravenna)
Per chi in bus: prendere bus numero 70 (ogni 30 minuti)
12:30 Marina di Ravenna concentramento presso Piazzale della Marina (sotto la
Nave Militare) pranzo sociale (preparato da Sovversughi) a offerta libera
Interventi, musica, arte
14:00 corteo verso il Canale
Organizzano
Coordinamento popolare contro i traffici di armi porto Ravenna (La comune, Arci
brigante Pieve Cesato, Brigate di Solidarietà, Ravenna in comune, Sanitari per
Gaza Ravenna, coord.No NATO, SGB Ravenna, Slai Cobas Ravenna, Potere al popolo
Ravenna, Carc, Partito Comunista di Unità Popolare)
USB Romagna
OSA-Opposizione Studentesca d’Alternativa
Cambiare Rotta
Giovani palestinesi Bologna
BDS Ravenna
Sovversughi
Aderiscono
Global Sumud Flotilla
Sanitari per Gaza Italia
Cap (comitato autonomo portuale Ravenna)
Rete no rigass no gnl
Fronte Della Gioventù Comunista
Piceno per la Palestina
Ferrovieri contro la guerra
Fondazione Cetacea
Coordinamento ravennate per il Clima Fuori dal Fossile
Emergency Ravenna
Mercoledì per la Palestina
Arci Ravenna
Agorà
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