
Corte dei Conti: spesa militare italiana verso il 3% del PIL
Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Monday, September 21, 2026L’Italia raggiunge il 2% del PIL per la spesa militare? Siamo in realtà ben oltre, veleggiando verso il 3%. La richiesta (pressante) della NATO è stata accolta o no? Nella relazione della Corte dei Conti sul Rendiconto generale dello Stato del 2025, uscita a luglio 2026, ci sono alcuni passaggi importanti e per chi non volesse andare alla corposa relazione integrale suddivisa in più volumi è sufficiente consultare la sintesi disponibile a questo link.
L’Italia nel 2025 raggiunge e supera il 2%, attestandosi al 2,01% del PIL in Difesa. È in atto una riorganizzazione del settore difesa, infatti citiamo a tal riguardo un passo della relazione in oggetto: «Rafforzare la capacità di difesa e a rendere lo strumento militare sempre più agile nelle decisioni, efficace nei possibili e variegati scenari di impiego, proiettabile in ruoli di leadership nel sistema di alleanze e coalizioni nonché sinergico nelle sue componenti e multidominio. Le azioni intraprese includono la riorganizzazione interna, guidata dal principio della semplificazione, le politiche sul personale, il potenziamento delle capacità operative (prontezza, sostenibilità, interoperabilità), l’innovazione tecnologica, il rafforzamento della deterrenza e della prontezza, nonché l’investimento nella dimensione cyber, spaziale, subacquea, e la nuova politica Artica».
Nel corso dell’anno passato il Governo ha aggiunto in corsa 14 miliardi oltre ai 31 stabiliti all’inizio. Le spese militari italiane devono rispondere agli obiettivi fissati dalla NATO e le spese militari sono decisamente cresciute per svariate ragioni, dagli stipendi dei militari e delle forze dell’ordine, dal pensionamento di tante unità ai nuovi impegni per la cybersicurezza nazionale per finire con l’investimento nello spazio, nelle infrastrutture dual use che rappresentano il grosso degli investimenti.
Tuttavia, un altro aspetto rilevante è dato dalla crescita dei contributi erogati al ministero delle Imprese legato alle spese NATO (da 1,8 miliardi nel 2024 a 2,9 nel 2025). Questo dato ci conferma che le innovazioni tecnologiche e le tecnologie duali sono sempre più rilevanti anche ai fini di spesa, oltre al fatto che l’ammodernamento dei sistemi d’arma esistenti richiede tempo e investimenti rilevanti. Ed è sempre più difficile discernere tra civile e militare, specie dove si legge che obiettivo del Governo e del Ministero è favorire sempre l’integrazione tra «la dimensione militare e quella industriale, tecnologica e strategica del Paese. La quota destinata agli investimenti è decisamente in crescita, con la guerra in Ucraina la composizione della spesa militare è decisamente cambiata favorendo le nuove tecnologie, i sistemi di controllo, le catene di approvvigionamento dei metalli rari e delle materie prime fino alla cosiddetta cybersicurezza».
E la stessa Corte ci ricorda quanto sia difficile quantificare la spesa militare, se diversi capitoli di bilanci sono a carico di altre amministrazioni, dalle missioni militari all’estero fino ai programmi militari finanziati dal Ministero delle Imprese senza dimenticare quelle risorse PNRR finite al militare (Giacomo Salvini Il Fatto Quotidiano 20 Settembre 2026)
All’ultimo vertice NATO di Ankara (luglio 2026) il Governo italiano ha svelato la notizia di avere raggiunto il 2,8% del Pil. E con queste premesse non solo aumenterà la spesa militare, ma anche gli investimenti e la capacità di spesa per ridefinire i settori dove indirizzare prioritariamente i nostri soldi.
Da tempo l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università denuncia non solo la sottrazione di fondi al welfare, alla manutenzione del territorio, a scuola e sanità, ma anche la ricomposizione delle spese militari. Se un tempo le risorse destinate al personale costituivano la principale spesa, oggi le risorse vanno verso il complesso industrial militare, i sistemi di controllo e capitoli di bilancio che favoriranno nel tempo il costante aumento delle spese militari. Il nostro ruolo di denuncia si avvale, ancora una volta, di documenti inappuntabili, la cui lettura sarebbe veramente auspicabile per la classe politica e la cittadinanza.
Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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