Tag - spesa militare

Meloni: bollo e manganello: mancetta nera e faccetta feroce
di Mario Sommella (*) Dal decreto anti-rave al bollo regalato: quattro anni di governo Meloni tra mance a scadenza, codice penale più severo per chi protesta e diritti sociali rinviati a data da destinarsi. Mentre si annuncia lo sconto, il conto arriva a sanità, lavoro e cura. 1. Due decreti con lo stesso numero Ci sono coincidenze che raccontano un
October 20, 2026
La Bottega del Barbieri
Guerre dimenticate: il silenzio come seconda violenza (seconda parte)
L’articolo prosegue dalla prima parte. Il Darfur mostra in modo feroce che alcune guerre vengono rimosse proprio mentre producono conseguenze enormi. Il World Food Programme segnala per il Sudan quasi 19,5 milioni di persone in livelli critici di fame e 825.000 bambini sotto i cinque anni a rischio di malnutrizione acuta severa nel 2026. Medici Senza Frontiere ha inoltre documentato, tra gennaio 2024 e novembre 2025, migliaia di vittime e sopravvissute a violenza sessuale assistite nelle strutture supportate in Darfur, con donne e ragazze pari al 97% dei casi trattati. Qui il diritto internazionale incontra la sua prova più dura: non basta proclamare diritti, occorre renderli accessibili anche quando lo Stato crolla, le milizie dominano e l’umanitario resta l’ultima presenza visibile. La testimonianza del chirurgo di guerra restituisce un punto essenziale: neutralità e imparzialità non significano indifferenza morale. Curare il ferito, qualunque sia la sua appartenenza, non vuol dire equiparare politicamente aggressore e vittima. Vuol dire difendere l’ultimo nucleo di umanità dentro la disumanizzazione della guerra. È la stessa logica dell’articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra: anche nei conflitti non internazionali, anche quando lo Stato si frammenta, anche quando gli attori armati non rispettano nulla, resta un divieto minimo di brutalità. Il problema, però, è politico prima ancora che giuridico. Le crisi umanitarie non hanno soluzioni soltanto umanitarie. Hanno cause politiche, economiche, militari, coloniali, commerciali. In Congo, la violenza si intreccia con lo sfruttamento delle risorse. Ad Haiti, il collasso istituzionale si salda alla violenza delle gang e al traffico di armi. In Sudan, la guerra distrugge comunità già stremate da fame, sfollamento e violenza sistemica. A Gaza, la distruzione della vita civile ha assunto una dimensione tale da rendere insufficiente qualsiasi linguaggio attenuato. In questo scenario, la crescita della spesa militare mondiale non è un dettaglio contabile. Secondo il SIPRI, nel 2025 la spesa militare globale ha raggiunto 2.887 miliardi di dollari, l’undicesimo anno consecutivo di aumento. Ogni scelta di bilancio è anche una scelta costituzionale. L’articolo 11 della Costituzione italiana ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Non è una formula decorativa: è un criterio politico e giuridico che dovrebbe orientare scuola, sanità, ricerca, giustizia, diplomazia e cooperazione. La militarizzazione della società comincia spesso prima delle armi. Comincia dal linguaggio, dall’idea che la guerra sia inevitabile, dalla rappresentazione dell’esercito come unico orizzonte di sicurezza, dalla svalutazione del dissenso, dalla marginalizzazione di chi obietta. Personalmente sono sfavorevole alle guerre, ma non a qualsiasi costo: la pace non può diventare resa davanti all’aggressione, né indifferenza verso chi subisce violazioni gravi e sistematiche. Una democrazia matura, però, non educa alla rassegnazione bellica. Educa alla responsabilità, alla verifica delle fonti, alla protezione dei civili, al rifiuto della propaganda e alla difesa di chi testimonia. La domanda decisiva, allora, non è soltanto quante guerre abbiamo dimenticato. È che cosa accade a noi quando accettiamo di dimenticarle. Perché ogni guerra rimossa restringe il perimetro della nostra coscienza giuridica. Ogni giornalista zittito rende più fragile il diritto di tutti a sapere. Ogni ospedale colpito indebolisce l’idea stessa di umanità. Ogni vittima senza nome consegna un pezzo di mondo all’impunità. Parlare di guerre dimenticate significa rifiutare il campismo, cioè quella tentazione di giudicare i crimini non in base al diritto, ma in base alla convenienza dello schieramento. Il diritto internazionale vale o non vale. Non può valere soltanto contro i nemici. Gaza, Ucraina, Sudan, Congo, Haiti e Myanmar ci obbligano alla stessa disciplina morale: guardare i fatti, proteggere i civili, pretendere responsabilità, difendere medici, giornalisti, operatori umanitari, donne, bambini, dissidenti e persone in fuga. Il silenzio mediatico può diventare una seconda violenza contro le vittime. La prima distrugge i corpi, le case, gli ospedali, le famiglie. La seconda cancella il racconto, impedisce il riconoscimento, rende più difficile la giustizia. Per questo ricordare non è un gesto sentimentale. È un atto politico, giuridico e democratico. E oggi, forse, una delle forme più serie di resistenza civile. Valeria Sirigu
October 16, 2026
Pressenza
Corte dei Conti: spesa militare italiana verso il 3% del PIL
L’Italia raggiunge il 2% del PIL per la spesa militare? Siamo in realtà ben oltre, veleggiando verso il 3%. La richiesta (pressante) della NATO è stata accolta o no? Nella relazione della Corte dei Conti sul Ren­di­conto gene­rale dello Stato del 2025, uscita a luglio 2026, ci sono alcuni passaggi importanti e per chi non volesse andare alla corposa relazione integrale suddivisa in più volumi è sufficiente consultare la sintesi disponibile a questo link. L’Italia nel 2025 raggiunge e supera il 2%, attestandosi al 2,01% del PIL in Difesa. È in atto una riorganizzazione del settore difesa, infatti citiamo a tal riguardo un passo della relazione in oggetto: «Rafforzare la capacità di difesa e a rendere lo strumento militare sempre più agile nelle decisioni, efficace nei possibili e variegati scenari di impiego, proiettabile in ruoli di leadership nel sistema di alleanze e coalizioni nonché sinergico nelle sue componenti e multidominio. Le azioni intraprese includono la riorganizzazione interna, guidata dal principio della semplificazione, le politiche sul personale, il potenziamento delle capacità operative (prontezza, sostenibilità, interoperabilità), l’innovazione tecnologica, il rafforzamento della deterrenza e della prontezza, nonché l’investimento nella dimensione cyber, spaziale, subacquea, e la nuova politica Artica». Nel corso dell’anno passato il Governo ha aggiunto in corsa 14 miliardi oltre ai 31 stabiliti all’inizio. Le spese militari italiane devono rispondere agli obiettivi fissati dalla NATO e le spese militari sono decisamente cresciute per svariate ragioni, dagli stipendi dei militari e delle forze dell’ordine, dal pensionamento di tante unità ai nuovi impegni per la cyber­si­cu­rezza nazio­nale per finire con l’investimento nello spa­zio, nelle infra­strut­ture dual use che rappresentano il grosso degli investimenti. Tuttavia, un altro aspetto rilevante è dato dalla crescita dei contributi erogati al mini­stero delle Imprese legato alle spese NATO (da 1,8 miliardi nel 2024 a 2,9 nel 2025). Questo dato ci conferma che le innovazioni tecnologiche e le tecnologie duali sono sempre più rilevanti anche ai fini di spesa, oltre al fatto che l’ammodernamento dei sistemi d’arma esistenti richiede tempo e investimenti rilevanti. Ed è sempre più difficile discernere tra civile e militare, specie dove si legge che obiettivo del Governo e del Ministero è favorire sempre l’integrazione tra «la dimensione militare e quella industriale, tecnologica e strategica del Paese. La quota destinata agli investimenti è decisamente in crescita, con la guerra in Ucraina la composizione della spesa militare è decisamente cambiata favorendo le nuove tecnologie, i sistemi di controllo, le catene di approvvigionamento dei metalli rari e delle materie prime fino alla cosiddetta cybersicurezza». E la stessa Corte ci ricorda quanto sia difficile quantificare la spesa militare, se diversi capitoli di bilanci sono a carico di altre amministrazioni, dalle missioni militari all’estero fino ai programmi militari finanziati dal Ministero delle Imprese senza dimenticare quelle risorse PNRR finite al militare (Giacomo Salvini Il Fatto Quotidiano 20 Settembre 2026) All’ultimo ver­tice NATO di Ankara (luglio 2026) il Governo ita­liano ha svelato la notizia di avere raggiunto il 2,8% del Pil. E con queste premesse non solo aumenterà la spesa militare, ma anche gli investimenti e la capacità di spesa per ridefinire i settori dove indirizzare prioritariamente i nostri soldi. Da tempo l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università denuncia non solo la sottrazione di fondi al welfare, alla manutenzione del territorio, a scuola e sanità, ma anche la ricomposizione delle spese militari. Se un tempo le risorse destinate al personale costituivano la principale spesa, oggi le risorse vanno verso il complesso industrial militare, i sistemi di controllo e capitoli di bilancio che favoriranno nel tempo il costante aumento delle spese militari. Il nostro ruolo di denuncia si avvale, ancora una volta, di documenti inappuntabili, la cui lettura sarebbe veramente auspicabile per la classe politica e la cittadinanza. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Ursula VdL si incorona führer europeo
Fin dalle prime battute del “Discorso sullo stato dell’Unione Europea” letto da Ursula von der Leyen davanti al Parlamento continentale è difficile, per un cittadino-suddito di questo insieme, non provare imbarazzo e rabbia. Sentirsi dire che “Si tratta di un’Europa che sta assicurando la sua prosperità. Che si sta liberando […] L'articolo Ursula VdL si incorona führer europeo su Contropiano.
September 17, 2026
Contropiano
La guerra prepara la marea nera
L’AfD sfonda in Germania mentre l’Europa sceglie riarmo, sacrifici sociali e austerità. Se la sinistra non rompe con queste politiche, l’antifascismo rischia di ridursi a un impotente allarme elettorale. C’è …
September 7, 2026
Osservatorio Repressione
La più grande spesa militare compiuta dal dopoguerra in Italia
In data 15 luglio 2026, il governo italiano ha formalizzato la prenotazione di 14,9 miliardi di euro destinati al piano straordinario di riarmo e potenziamento della difesa nazionale, segnando il culmine di una complessa manovra finanziaria avviata nel biennio precedente. Questa cifra imponente, originariamente accantonata attraverso la rimodulazione dei fondi […] L'articolo La più grande spesa militare compiuta dal dopoguerra in Italia su Contropiano.
August 23, 2026
Contropiano
Strategie governative per gestire la spesa militare tra SAFE e clausole di salvaguardia
Si fa presto a parlare di aumento delle spese militari e sottrazione di risorse al welfare quando la propaganda di guerra quotidiana prova a dimostrare l’esatto contrario ossia la bontà degli investimenti militari e la loro funzione di traino per l’intera economia. Come ogni estate, quando i Governi preparano i documenti programmatici e le basi sulle quali costruire le manovra di Bilancio, l’Osservatorio Milex dedica ampio spazio alle iniziative intraprese dall’Esecutivo in materia di armamenti. Abbiamo già parlato del prestito SAFE, ma assai meno della flessibilità con la quale il Governo sta provando a gestire la spesa militare per i prossimi due anni, si tratta di equilibrismi contabili e tecnici nella prospettiva di accrescere progressivamente gli impegni per arrivare al 3% del PIL. In estrema sintesi facciamo riferimento ad una spesa ulteriore pari all’1,5% che non concorre al tetto di spesa “invalicabile”, con questo stratagemma è possibile aggirare le regole europee andando in deroga alle stesse, e soprattutto con la benedizione di Bruxelles che spinge per accrescere le spese militari superando anche la tradizionale idiosincrasia per l’accrescimento del debito. Il buon, si fa per dire, viatico parte dalla revisione dei conti nazionali a fine settembre con la correzione al ribasso del deficit 2025. Quasi un anno fa discutevamo del mancato rientro dell’Italia nei parametri virtuosi dell’economia europea, un indebitamento del 3,1% rispetto al 3% richiesto da Bruxelles, rientrare prima del tempo nei ranghi chiudendo in anticipo la procedura di contenimento della spesa a causa del deficit eccessivo. Questo è il primo obiettivo del Ministro Giorgetti e potrebbe anche rappresentare il biglietto da visita per il nostro paese al tavolo dei paesi virtuosi (le preoccupazioni dei governanti stridono con i messaggi di fuoco lanciati quando erano all’opposizione contro le regole capestro della UE). Il secondo passaggio invece andrebbe verso l’applicazione della clausola nazionale di salvaguardia: 0,9 punti di PIL cumulati per la difesa e 0,6 punti per l’energia tra il 2027 e il 2028 https://www.milex.org/2026/08/06/la-trappola-della-flessibilita-sui-22-miliardi-per-la-difesa/. E la prossima legge di bilancio 2027 a sua volta potrebbe prevedere il superamento del 3% di deficit giustificato con le spese consentite dalla clausola che senza cancellare il deficit permette lo sforamento della spesa con autorizzazione di Bruxelles. Superare o no il tetto del debito potrebbe presentarsi alla occorrenza come scelta virtuosa per il bene del Paese  o se preferiamo uno stratagemma per nascondere al cittadino l’aumento delle spese militari attribuendone le responsabilità non al Governo italiano, ma alla burocrazia comunitaria. Detto in altri termini, per le spese militari o ci si indebita o si costruiscono regole ad hoc per sottrarsi alle procedure di infrazione che imporrebbero invece senza remore nel caso di aumento degli investimenti per il welfare. In un modo o nell’altro il Governo presenterà a Bruxelles dei piani economici compatibili con l’aumento delle spese militari ricorrendo a tutte le regole e le deroghe previste dai Bilanci comunitari. Lasciamo al ministro Giorgetti il compito, gravoso, di far quadrare i conti. La mancata discesa del debito sotto il 3% graverà sulle scelte future dei governi e accrescere la spesa militare non sarà una passeggiata per conti già critici e traballanti. Gli impegni di spesa di 7,1 miliardi di euro del 2027 sono soldi in più per il settore militare ed è ormai evidente che queste somme considerevoli dovranno essere stanziate utilizzando gli strumenti offerti da Bruxelles al riarmo comunitario a partire dalle deroghe. Il Governo Meloni ha un problema, tuttavia, da risolvere avendo già promesso di ridurre le tasse, andando incontro ai desiderata delle imprese. Per mantenere certi impegni, utili a fini elettorali, serviranno soldi con cui costruire anche una cortina fumogena attorno alle disuguaglianze alimentate dalla mancata ridistribuzione delle ricchezze attraverso la leva fiscale. La riduzione del cuneo fiscale, fortemente voluta dai governi succedutisi, comporta innumerevoli rischi, ad esempio meno tasse determinano la riduzione dei servizi e tagli alla previdenza. I tributi non sono un furto legalizzato, specie se proporzionali alla ricchezza posseduta garantiscono benefici collettivi che superano, nella stragrande maggioranza dei casi, la perdita parziale di reddito individuale. L’obiettivo di Crosetto è indirizzare la spesa militare aggiuntiva alla realizzazione dei programmi contenuti nell’Agenda del Ministero della difesa, poi ad altri dicasteri spetterà l’onere di far quadrare il bilancio e i conti, anticipare o posticipare all’occorrenza alcuni investimenti da un anno all’altro, realizzare con una certa flessibilità tutti gli interventi previsti dal Documento programmatico pluriennale della Difesa. E su questo meglio di noi ha fatto l’Osservatorio Milex il cui pregio è stato smascherare, pochi giorni or sono, gli effetti taumaturgici del SAFE che infatti: * non riduce il deficit prodotto dalla spesa; * non cancella il debito; * non genera automaticamente 14,9 miliardi per finanziare altri interventi; * può offrire scadenze molto lunghe e condizioni potenzialmente più favorevoli rispetto all’emissione di titoli di Stato; * può facilitare la riconduzione di alcuni programmi militari alla flessibilità europea. Ancora più approfondita ed esaustiva l’analisi di Milex sulle spese militari previste per i prossimi anni. Entrare nel dettaglio delle stesse è di grande aiuto quando ogni giorno si lanciano messaggi che vanno in direzione opposta (per capirci non aumenteremmo di tanto gli investimenti per la guerra e in ogni caso sono soldi necessari per prevenire attacchi e pericoli che metterebbero in pericolo la vita e la tranquillità del Paese). La clausola di salvaguardia per essere applicata pone una condizione ben precisa ossia che “persista la grave congiuntura negativa nella zona euro o nell’Unione nel suo complesso”. Di conseguenza, a prescindere dalle dichiarazioni di circostanza, le clausole vengono adottate in caso di congiunture economiche negative, in quadro regressivo l’aumento delle spese militari è ancora più preoccupante. E la clausola è uno dei pilastri sui quali si fonda il Riarmo europeo per consentire ai singoli Paesi di accrescere la spesa militare senza correre rischio con le regole di Maastricht. E se tra il 2025 e il 2028 la crescita di spesa ammonta a 650 miliardi di euro non dimentichiamo la velocità con la quale questo meccanismo di finanziamento alla guerra sia stato predisposto in tempi abbastanza celeri se consideriamo come i prestiti siano accompagnati a una impalcatura di regole comunitarie. Le clausole di salvaguardia nazionali o National Escape Clauses (NEC)  previste dall’art. 26 sono finalizzate a consentire ai singoli Stati membri di deviare dal percorso della spesa netta stabilito dal Consiglio “a condizione che tale deviazione non comprometta la sostenibilità di bilancio nel medio termine”. La sospensione temporanea può essere attivata dal Consiglio dell’Unione  europea “su richiesta di uno Stato membro e su raccomandazione della Commissione basata sulla propria analisi”, esclusivamente “nel caso in cui circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche” (articolo 26, paragrafo 1) https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1518464.pdf Siamo certi che il SAFE, le deroghe al Bilancio, le procedure costruite a tavolino e in corso di applicazione non alimenteranno solo il riarmo, ma anche le disuguaglianze interne ai Paesi membri. Sia sufficiente attendere qualche anno per capire quali Paesi, e settori economici, usciranno rafforzati ai processi di militarizzazione. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’agenda atlantica si può strappare
Per un’istituzione che pochi anni fa Trump considerava «obsolescente» e Macron reputava affetta da «morte cerebrale», la Nato sta dando prova di inattesa resilienza. Ad Ankara i membri dell’alleanza atlantica hanno tutti ribadito l’obiettivo cruciale: la cosiddetta spesa per la difesa deve salire al 5 percento del Pil entro il […] L'articolo L’agenda atlantica si può strappare su Contropiano.
July 12, 2026
Contropiano
Meno lavatrici e più carri armati a prezzi d’inflazione
Il “fascino” del riarmo I padroni del mondo stanno modellando i mercati a loro immagine e somiglianza. E attraverso questa operazione, è ovvio, trasformano anche profondamente le società umane che alimentano il business planetario. La decisa “sterzata” delle democrazie industriali occidentali, negli ultimi 10 anni, è stata quella di riscoprire […] L'articolo Meno lavatrici e più carri armati a prezzi d’inflazione su Contropiano.
July 11, 2026
Contropiano