
Atene, Prosfygika resiste. Amnesty International chiede di fermare gli sgomberi
Pressenza - Friday, June 12, 2026130 giorni di sciopero della fame, l’ONU esamina il caso, il Parlamento Europeo si mobilita e cresce la solidarietà internazionale, ma le autorità greche confermano il piano di espulsione dei 400 residenti della storica comunità autogestita di Atene.
La battaglia di Prosfygika entra in una fase sempre più drammatica. Ad Atene, nel cuore della capitale greca, Aristotelis Chantzisha raggiunto il 130° giorno di sciopero della fame contro il progetto di sgombero e riqualificazione della storica comunità occupata, mentre cresce la pressione internazionale sulle autorità elleniche affinché fermino il piano di espulsione dei circa 400 residenti del quartiere. La protesta, iniziata il 5 febbraio, è ormai diventata uno dei più importanti conflitti urbani e sociali d’Europa. Le condizioni di salute di Chantzis sono gravemente peggiorate e la preoccupazione per la sua vita aumenta di giorno in giorno. Al suo fianco c’è Suzon Doppagne, che il 1° maggio ha avviato uno sciopero della fame in solidarietà e si avvicina ormai ai cinquanta giorni di digiuno. Altri membri della comunità, alcuni dei quali con seri problemi di salute, hanno annunciato la loro intenzione di unirsi alla protesta se le autorità continueranno a ignorare le richieste della comunità.
Al centro della vertenza vi è il piano approvato nel giugno 2025 dal governo regionale dell’Attica, che prevede lo sgombero e la cosiddetta “riqualificazione” di Prosfygika. L’intervento sarà finanziato con circa 15 milioni di euro provenienti dall’Unione Europea. Gli abitanti denunciano però che nessuna soluzione concreta è stata presentata per garantire il ricollocamento delle centinaia di persone che vivono nel quartiere: famiglie con bambini, rifugiati, anziani, pazienti oncologici, parenti di malati ricoverati nei vicini ospedali e persone inserite in programmi di recupero e disintossicazione.
Quella che viene presentata come un’operazione di edilizia sociale viene contestata da residenti, giuristi e organizzazioni per i diritti umani come un possibile caso di espulsione sociale e gentrificazione. Il timore è che dietro la retorica della rigenerazione urbana si nasconda la cancellazione di una delle più significative esperienze di autogestione, mutualismo e solidarietà presenti nella capitale greca.
Negli ultimi mesi il caso ha assunto una dimensione internazionale sempre più rilevante. Una delegazione della comunità si è recentemente recata a Bruxelles, dove ha incontrato oltre venti eurodeputati. Secondo quanto riferito dall’avvocato Nikos Kolokotronis, membro della Commissione per la Promozione e la Difesa della Comunità e della sua Memoria Collettiva, tutti gli europarlamentari incontrati si sono impegnati a sostenere la lotta di Prosfygika attraverso interrogazioni parlamentari, dichiarazioni pubbliche e iniziative politiche urgenti. Particolare attenzione è stata rivolta alle presunte irregolarità che caratterizzerebbero il contratto finanziato dall’Unione Europea, incluse possibili violazioni dei principi di partecipazione e consultazione delle comunità interessate. Anche Amnesty International è intervenuta pubblicamente. Il 27 aprile l’organizzazione ha chiesto la sospensione immediata dei piani di sgombero forzato, esprimendo forte preoccupazione per possibili violazioni di diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti. Amnesty ha invitato le autorità greche a esaminare le richieste avanzate dagli scioperanti della fame e dagli abitanti del quartiere nel rispetto degli standard internazionali sui diritti umani.
Nel frattempo la vicenda è arrivata anche alle Nazioni Unite. Una denuncia formale è stata infatti presentata al Relatore Speciale ONU sul diritto a un’abitazione adeguata, che avrebbe deciso di assumere il caso alla luce delle possibili implicazioni in materia di diritti umani derivanti dal previsto sgombero.
La comunità di Prosfygika continua intanto a mobilitarsi e ha lanciato un appello per una nuova manifestazione in piazza Syntagma, ad Atene e per iniziative di solidarietà in Grecia e nel resto del mondo. Nella dichiarazione diffusa dagli abitanti si legge che questa è una lotta che riguarda la dignità, la sopravvivenza e il diritto all’autodeterminazione di una comunità che da anni costruisce dal basso forme di sostegno reciproco, accoglienza e convivenza.
Prosfygika non è soltanto un quartiere. È un simbolo di resistenza urbana e sociale. Per i suoi abitanti il conflitto in corso non riguarda esclusivamente la difesa di alcune abitazioni, ma la sopravvivenza di un’esperienza collettiva che rappresenta un’alternativa concreta alla mercificazione delle città e alla trasformazione dello spazio urbano in terreno di profitto. Dopo 130 giorni di sciopero della fame, e con l’attenzione di Amnesty International, del Parlamento europeo e delle Nazioni Unite ormai puntata sul caso, il futuro di Prosfygika è diventato una questione che supera i confini della Grecia e interroga l’intera Europa sul diritto alla casa, alla città e all’autorganizzazione sociale.