“Cerchiamo solo di avere un futuro”: gli studenti di Marsiglia scendono in piazza contro il governo Macron-LecornuIntervista a Lilia, studentessa del liceo Thiers di Marsiglia, attiva nelle
recenti proteste contro i tagli ai fondi per l’istruzione e le condizioni
inadeguate in cui si studia nelle scuole francesi. Denuncia la violenza degli
agenti di polizia, che non portano il numero identificativo e la completa tutela
legale di cui godono con la nuova legge sulla legittima difesa.
In questi giorni molti media hanno dato ampio spazio alle vostre proteste contro
i tagli ai fondi per la scuola e le condizioni vergognose del sistema scolastico
francese. Puoi spiegarci, da una che è in prima linea, le vostre vere
motivazioni nello scendere in piazza?
Siamo scesi in piazza perché avevamo un motivo concreto e perché le condizioni
delle scuole sono vergognose. C’è Parcoursup, una piattaforma che ti assegna un
posto a seconda del tuo dossier e da questo dipende a quali percorsi
post-diploma puoi accedere. Alcuni non ci riescono affatto. Lo trovo
profondamente ingiusto e discriminatorio e vogliamo che finisca.
Poi ci sono le condizioni degli edifici. Molte scuole cadono a pezzi, con muffa
e umidità. Vogliamo che vengano ristrutturate.
Non vogliamo spaventare il governo: cerchiamo solo di avere un futuro e per
averlo dobbiamo protestare. C’è chi non scende in piazza perché non è abbastanza
politicizzato e non capisce fino in fondo cosa sia il movimento. Lottiamo anche
per loro, come per tante altre persone.
Anche i ritmi sono pesantissimi: studiamo dalle 8 di mattina alle 6 di sera. Lo
so, è assurdo. Protestiamo anche per questo, perché è una questione
fondamentale.
Scendiamo in piazza per noi, per i nostri diritti e per quelli degli altri, di
chi non comprende ancora cosa stia succedendo. Nel 2026 il nostro modo di
studiare è mediocre.
Gli studenti italiani, in particolare chi fa politica nelle scuole, vi guardano
con grande ammirazione per il coraggio con cui avete sfidato la dura repressione
di Stato e polizia. Come l’avete affrontata e come ha risposto la polizia nelle
vostre scuole a Marsiglia?
Siamo in tanti e cerchiamo di aiutarci a vicenda. Ci siamo gli uni per gli altri
ed è questo a renderci una comunità unita: ci siamo per tutti.
Ci sostengono molti sindacati, tra cui uno dei più noti in Francia, con tanti
insegnanti del sistema nazionale, delle medie e dei licei. Tantissime persone ci
danno una mano. Molti professori ci proteggono dalla polizia formando catene
umane; su TikTok e Instagram ci sono tanti video su questo.
È così che affrontiamo la repressione, che è durissima. La polizia ci lancia
contro i lacrimogeni ed è una violenza enorme. Gli agenti dovrebbero portare il
numero identificativo RIO durante il servizio, ma con noi non lo fanno, perché
non vogliono essere rintracciati. A Parigi, per esempio, usano delle luci
stroboscopiche negli scudi che li rendono impossibili da filmare e riconoscere.
Poi c’è una nuova legge, approvata non molto tempo fa, sulla legittima difesa
per i poliziotti. In sostanza, se uccidono un ragazzo, o chiunque altro, non
possono essere perseguiti se dichiarano di aver agito per legittima difesa. Se
vogliamo denunciarli e loro invocano la legittima difesa, siamo noi a dover
dimostrare che non lo era.
Ci sono tante persone che hanno perso denti, mani, occhi o che sono state
strangolate. Una violenza assurda, disgustosa. Stavolta sono particolarmente
brutali, ma lo sono da tempo. Cambia anche il modo di chiamarli: prima erano
“guardiani della pace”, ora sono “forze dell’ordine”. Si vede il cambio di
mentalità.
Molti media italiani hanno riportato un presunto episodio in cui un preside
sarebbe stato cosparso di benzina davanti al liceo Victor Hugo di Marsiglia,
seguito poi da timide smentite. Che cosa è successo davvero quel giorno? Pensi
che sia solo uno strumento usato dai media di destra per screditarvi?
Ne ho sentito parlare, ma non so cosa sia successo quel giorno, perché non c’ero
e non ho molte informazioni.
Una cosa però la so con certezza: la violenza non viene da noi liceali. Il
nostro è un movimento pacifista, senza violenza. La violenza arriva solo dalla
polizia e da altre persone, più grandi, che si infiltrano di proposito nei
blocchi e nelle manifestazioni. Non siamo noi. Non vogliamo essere rappresentati
da loro né associati a loro, non è l’immagine che vogliamo dare.
È vero che nei media di destra molti dicono che siamo ragazzi manipolati dalla
sinistra, che protestiamo solo perché non abbiamo voglia di andare a scuola. Non
è così. Vogliamo più opportunità e un futuro, perché stanno succedendo troppe
cose: tagli al bilancio e cattedre sospese di proposito.
Giustificano i tagli dicendo che la popolazione è in calo, ma non è una buona
ragione per ingrandire le classi, con quasi 40 studenti e un solo insegnante che
si trova a lavorare con quattro classi da 40 ragazzi. È insostenibile, è
terribile.
Non so cosa voglia ottenere questa stampa di destra, ma so che veniamo
infantilizzati. Poiché abbiamo 17 anni, si dice che non siamo abbastanza grandi
per pensare con la nostra testa e avere un’opinione su tutto questo ed è
completamente falso. Vogliamo lottare per tutti: per le persone, per gli
studenti.
Le proteste sono nate in Bretagna a inizio settembre e poi si sono estese alla
periferia di Parigi. Come siete riusciti a coordinarvi e a costruire una rete
tra voi? Come avete reso possibile tutto questo?
Credo che qualcuno sia in contatto con Parigi, ma in realtà non coordiniamo le
lotte da una città all’altra. Non so bene perché e sarebbe un’ottima idea.
Lavoriamo a livello locale, in modo piuttosto disorganizzato. La rete non è
ancora ben sviluppata: ci proviamo, ma è difficile.
Prima di questa mobilitazione facevamo già dei blocchi, quindi una rete di base
esisteva. Ci schieriamo tutti con tutti e cerchiamo di creare solidarietà: è
questo che ha reso possibile il movimento. Siamo tanti a lottare per la causa,
per gli studenti, per gli insegnanti e per molto altro e siamo uniti. Sono
davvero orgogliosa di noi, perché mostriamo una vera solidarietà.
Nelle piazze abbiamo visto di tutto: studenti, operai, dipendenti pubblici,
vigili del fuoco. Che cosa unisce, secondo te, categorie così diverse? Perché
siete scesi insieme contro le misure di bilancio del governo Macron-Lecornu?
Siamo in tanti a lottare contro questo governo e questo ci unisce molto: il
rifiuto del modo in cui governa e il fatto che si taglino sempre più diritti
sociali. Non so se ricordate la riforma del 2023 sulle pensioni: con quella si
può andare in pensione a 64 anni, che è veramente troppo tardi.
Oggi sono al centro dell’attenzione i tagli al bilancio dell’istruzione
nazionale, con tante cattedre soppresse di proposito. Ci sono molte scuole medie
e superiori con classi senza nemmeno un insegnante di francese, che è materia
d’esame alla maturità e così non ci si può preparare come si deve.
Per questo noi studenti lottiamo contro tutti questi tagli e queste soppressioni
di posti, ed è per questo che molti si uniscono a noi. Possiamo anche unirci ad
altre cause, come quella degli ospedali: ci aiutiamo a vicenda nelle rispettive
battaglie. È così che ci uniamo, per via di queste misure di bilancio e dello
smantellamento di tanti diritti sociali. Siamo molto solidi e cerchiamo di
restare uniti, perché è fondamentale.
Proprio mentre protestavate, Macron ha pubblicato sui social un video del lancio
di un nuovo missile nucleare. Cosa pensate dell’enorme aumento delle spese
militari in Francia e in Europa, a fronte delle politiche di austerità dei
nostri governi?
Penso che sia una vergogna: la guerra, i missili nucleari, tutto. Dimostra che a
Macron non importa della nostra causa, di niente di ciò che cerchiamo di
ottenere. Gli importano solo i suoi missili. Siamo indignati, è scandaloso,
perché non gli importa nemmeno del suo Paese, quello che guida.
Nel nostro liceo ci sono dei corsi di difesa in caso di guerra che vogliamo
eliminare: non li vogliamo. È come se ci preparassero alla guerra, a 17 anni! È
vergognoso. Cerchiamo di opporci, ma è complicato.
Teodoro Palpacelli