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L’indecenza della delazione e la tutela della sfera privata del corpo docente
L’anno scolastico appena conclusosi, caratterizzato dall’impressionante mobilitazione del mondo della scuola contro il genocidio a Gaza, è stato segnato da diversi tentativi di censura e repressione delle voci di docenti e studenti che hanno manifestato la propria solidarietà nei confronti della popolazione palestinese e condannato le politiche di riarmo del nostro governo. Il caso qui in esame rappresenta un’ulteriore e preoccupante torsione in senso illiberale della postura repressiva che gli apparati dello stato hanno adottato nei confronti del mondo della scuola, vessato negli ultimi anni dall’introduzione di norme sempre più punitive nel Codice di comportamento dei dipendenti pubblici. Riassumiano brevemente i fatti (vedi anche qui, qui e qui). Siamo a Torino, pochi giorni dopo la manifestazione del 31 gennaio a sostegno di Askatasuna a seguito dello sgombero del centro sociale e della militarizzazione del quartiere Vanchiglia. Melania Rovelli, insegnante dell’Istituto Comprensivo “Borgaretto” di Beinasco (TO), trova online una foto che ritrae i due “poliziotti-simbolo” della manifestazione, Lorenzo Birgulti e Alessandro Calista, appena dimessi dall’ospedale dopo la colluttazione avvenuta alla fine del corteo. La foto, corredata da parole che mettono in dubbio l’entità delle lesioni da loro riportate, è condivisa sul proprio “stato” WhatsApp dalla docente, che vi aggiunge un commento indignato. Qualcuno tra i contatti dell’insegnante fa uno screenshot e, sotto falso nome, lo invia al Ministero dell’Istruzione e del Merito e all’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, innescando una reazione a catena al termine della quale la docente è destinataria da parte della sua Dirigente Scolastica di un procedimento disciplinare che si conclude con un provvedimento di censura, motivato dall’aver agito con «un apprezzabile grado di imprudenza» in violazione del suddetto codice di comportamento, in quanto «il post nuoce al prestigio e al decoro della pubblica amministrazione e utilizza un linguaggio non consono al ruolo educativo del docente» (benché con tutta probabilità esso non fosse visibile da parte delle/degli allieve/i). La sanzione disciplinare irrogata alla collega si configura come un intervento fuori luogo, eccessivo, immotivato, coerente però con la grande macchina repressiva che negli ultimi mesi ha travolto il centro sociale Askatasuna e quella parte della cittadinanza che si è schierata contro lo sgombero e contro l’inasprimento delle misure di gestione dell’ordine pubblico anche a seguito degli scioperi autunnali (per la peculiarità del caso torinese si veda qui) La docente è stata sanzionata per avere espresso tramite un canale privato, non istituzionale, normalmente utilizzato in quanto cittadina e non come docente, una posizione di dissenso rispetto alla vittimizzazione degli agenti, sapientemente operata dai media mainstream nei minuti immediatamente successivi ai fatti in questione (la cui dinamica è stata immediatamente messa in discussione e chiarita dall’ottimo lavoro della giornalista Rita Rapisarda in questo articolo). La netta contrapposizione tra una piazza criminalizzata per la sua presunta “violenza” e forze dell’ordine che avrebbero agito con il solo obiettivo di garantire la sicurezza della cittadinanza è stato il mantra delle istituzioni nei mesi successivi. Evidentemente chi, come la professoressa Rovelli, si è permesso di mettere in discussione questa narrazione, è stato facile preda del tritacarne repressivo che rappresenta oggi un pericolo reale per chi esprima, pur in modo pacifico ed esercitando un diritto costituzionalmente garantito, forme più o meno aspre di dissenso nei confronti del potere. Al netto della strategia che la collega e i suoi legali adotteranno su un piano giudiziario, questa vicenda è importante per tutte/i le lavoratrici e i lavoratori del pubblico impiego e in particolare della scuola per diverse ragioni. La prima riflessione da fare riguarda l’ostilità nei confronti della docente, che è stata vittima di una delazione in puro stile fascista, evidentemente e scientemente volta a danneggiarla sul lavoro, con l’aggravante dell’anonimato dietro cui il delatore ha nascosto, tramite il ricorso a uno pseudonimo, la propria identità: al momento non è dato sapere in che modo MIM e USR abbiano verificato chi sia l’autore della segnalazione, ma sarebbe importante capirlo. La CUB SUR parla nel proprio comunicato di “grande fratello informatico” ed è questo uno degli aspetti più significativi della questione, che ci porta direttamente al cuore del problema, vale a dire i possibili profili di incostituzionalità del nuovo Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (DPR n. 81 del 13 giugno 2023) che introduce importanti modifiche rispetto al vecchio Codice (DPR n. 62 del 16 aprile 2013). L’aspetto rilevante in questa sede è il disciplinamento del «crescente fenomeno della digitalizzazione del lavoro e con l’introduzione di misure in materia di utilizzo delle tecnologie informatiche, dei mezzi di informazione e in particolare dei social media». Se si conferma che i dipendenti pubblici sono tenuti al rispetto dei doveri di «diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta» (mutuati dall’articolo 97 della Costituzione), la novità è «la precisazione che tali doveri debbano essere osservati non solo quando si è in servizio, ma anche nei comportamenti che si pongono in essere nella vita quotidiana, al fine di tutelare l’immagine della pubblica amministrazione». Nello specifico tale precisazione è contenuta nell’articolo 11-ter del Codice, di cui riportiamo i commi 1 e 2: > 1. Nell’utilizzo dei propri account di social media, il dipendente utilizza > ogni cautela affinché le proprie opinioni o i propri giudizi su eventi, > cose o persone, non siano in alcun modo attribuibili direttamente alla > pubblica amministrazione di appartenenza. > 2. In ogni caso il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o > commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine > dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in > generale. La lettura di queste poche righe ci conduce direttamente al punctum dolens della questione, che possiamo formulare così: quanto il Codice di comportamento, nella sua attuale formulazione, è compatibile con il dettato costituzionale e in particolare con l’articolo 21 sulla libertà d’espressione? Se la gerarchia delle fonti del diritto prevede che la norma suprema sia la Costituzione, è accettabile che i dipendenti pubblici vedano così limitato e minato il proprio diritto di parola e di espressione da una norma di rango inferiore? Quanto è grande il rischio che la «cautela» a cui fa riferimento l’articolo 11-ter induca nelle lavoratrici e nei lavoratori atteggiamenti di autocensura? Quanto è legittimo che, in definitiva, i pubblici dipendenti siano paradossalmente “discriminati” rispetto alle/agli altri cittadine/i per la propria condizione lavorativa che ne subordina alcune libertà fondamentali a un codice di condotta? Quanto la “fedeltà” che si richiede ai pubblici dipendenti è assimilabile a forme di obbedienza acritica e inquadramento totalizzante in una sorta di “stato etico”, che tende a sovrapporsi in quanto tale alla Repubblica democratica fondata sul lavoro, perno della Costituzione, a cui sola le e i cittadini devono fedeltà? Sono domande a cui chiaramente non è possibile dare risposta in questa sede, ma il caso della professoressa Rovelli è inquietante perché mette a nudo la violenza di un sistema che “sorveglia e punisce” non solo con i manganelli e gli idranti, ma anche in modi più sottili, subdoli, pervasivi e minacciosi per la libertà delle persone, costringendole a sperimentare forme di solitudine e sospetto nei confronti del prossimo che sono in completa antitesi con la natura dell’uomo come animale sociale. Sarebbe poi tutta da indagare la questione di cosa si intenda per “decoro” della pubblica amministrazione in un momento storico in cui il Governo italiano, complice diretto di un genocidio, partorisce a ciclo continuo decreti sicurezza finalizzati a colpire chiunque denunci il grande scandalo della guerra e dell’ingiustizia sociale. Viene in mente la provocazione di Socrate che invocò come alternativa alla pena di morte il suo mantenimento a pubbliche spese nel Pritaneo, come benefattore della polis. E invece il premio è toccato ad altri: i poliziotti Birgulti e Calista hanno ricevuto attestati di stima e solidarietà dalle istituzioni, sono stati premiati a Padova durante la festa per il 174° anno dalla fondazione della Polizia di Stato, hanno ricevuto l’attestato di civica benemerenza dal comune di Torino per l’anno 2026 (vedi qui e qui). Come Osservatorio continueremo a seguire la vicenda della collega torinese, a cui esprimiamo la nostra solidarietà, ma invitiamo chi ci legge a non piegarsi a forme di sopraffazione che in tutta evidenza tenderanno a riproporsi con sempre maggiore frequenza nell’immediato futuro e che colpiranno nel segno se troveranno individui resi fragili da silenzio e isolamento. Per questo è importante fare emergere queste storie, perchè quella che dobbiamo intraprendere è una battaglia politica e culturale che i singoli non possono affrontare da soli: contrastare il dispositivo di controllo in cui viviamo immersi richiede la difesa collettiva di spazi di libertà che anche il processo di militarizzazione delle scuole e delle università, che qui denunciamo, tende a limitare ed erodere. La traiettoria della militarizzazione incrocia la logica dell’autoritarismo, della censura, dell’obbedienza acritica, ed è per questa ragione che riteniamo fondamentale che nel mondo della scuola si diffondano gli strumenti di resistenza che qui mettiamo a disposizione di quante/i vogliano impegnarsi nella difesa della libertà di insegnamento, pensiero, parola ed espressione. Scarica qui: * vademecum per contrastare la militarizzazione delle scuole * appunti resistenti per continuare a praticare la libertà d’insegnamento Irene Carnazza e Maria Pastore, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera di Hannoun Mohammad al Tribunale del Riesame
– Al Tribunale del Riesame – All’attenzione del Signori Giudici chiamati a valutare le accuse formulate nei miei confronti e di conseguenza anche l’integrità e la rettitudine d’intenti dell’Associazione cui appartengo Il sottoscritto Hannoun Mohammad fa presente che l’Associazione A.B.S.P.P. ODV, di cui sono attualmente Presidente, ha operato sempre nella massima trasparenza e nel rispetto delle leggi italiane e internazionali, quanto di tutte le normative che regolano le attività di solidarietà e assistenza. Nel caso specifico tengo a sottolineare che l’Associazione a cui appartengo ha svolto una intensa, variegata, duratura e meritoria attività di supporto alle sofferenze del popolo Palestinese con particolare riguardo all’area della Striscia di Gaza, la più colpita dalle conseguenze delle iniziative belliche di israele. Questa attività di supporto si è concretizzata nei seguenti progetti : Adozioni a distanza, attraverso le quali è stato offerto aiuto e contemporaneamente una possibilità di futuro a migliaia di bambini orfani di genitori uccisi dalla guerra coloniale israeliana cosi come la possibilità di fornire a questi un aiuto medico e sanitario Il secondo campo di iniziativa della A.B.S.P.P. ODV si è rivolto alla necessità di mantenere vivo e funzionante il sistema scolastico palestinese, fornendo tutto quel minimo possibile di materiale scolastico atto al regolare svolgimento del processo educativo dei giovani palestinesi pur nel pieno del perdurare di un contesto di guerra. In questo campo d’intervento l’Associazione cui appartengo si è altresì prodigata in Iniziative di supporto economico per quei ragazzi che intendevano intraprendere una formazione universitaria. Il terzo campo d’iniziativa si è rivolto verso il Supporto e l’aiuto per i palestinesi più sofferenti e bisognosi attraverso l’articolazione di attività che andavano dalla distribuzione di pasti caldi, al pacchi viveri, kit igienici e un pur minimo aiuto economico per far fronte alle necessità basilari di vita. Quest’ultimo aspetto è stato possibile da concretizzare attraverso lo strumento del •Gemellaggio tra famiglie italiane e quelle Gazawi* Attività che nel complesso hanno riguardato e di cui hanno beneficiato decine se non centinaia di migliaia di palestinesi. Queste iniziative esprimono l’anima della nostra attività solidaristica. Un’anima volta anche a stimolare e sensibilizzare la fratellanza tra il popolo italiano e quello palestinese al fine dil promuovere e sviluppare insieme progetti di cooperazione e contemporaneamente far conoscere e denunciare pubblicamente il livello di sofferenze patito dal palestinesi sotto il regime di occupazione. Una dimensione questa che ci ha trovati sempre presenti nelle manifestazioni pubbliche di solidarietà, sotto la bandiera della promozione di unità o pace tra popoli e nel segno della giustizia e dell’umanità. Il Rabbino Maggiore Ovadia Josef in una dichiarazione ufficiale e pubblica dice letteralmente… i palestinesi sono scarafaggi che vanno schiacciati *, in un’altra dichiarazione dice bambini palestinesi vanno uccisi oggi, da bambini, prima che diventino grandi”. Mentre il governo israeliano esegue la mattanza contro i civili palestinesi, l’appoggio complice dell’occidente non e mai venuto a mancare, compreso quello del governo italiano sempre tra i primi fornitori di materiale bellico e di attività di supporto logistico, come ha ampiamente documentato anche la stessa relatrice ONU per i territori palestinesi. Gli ultimi tragici eventi consumati sulla vita stessa del popolo palestinese hanno dato ulteriore conferma che esistono due fronti contrapposti, segnati da profonde demarcazioni etiche, morali e politiche. Da una parte c’è chi si impegna costantemente alla salvaguardia della vita, alla promozione di uno sviluppo sociale e umano basato sulla giustizia ed uguaglianza, indirizzato al rispetto reciproco e allo sviluppo di sinceri rapporti di solidarietà, mentre dall’altro si agitano sanguinosamente i signori del privilegio e del dominio che a tal fine consumano guerre e genocidi, seminando sofferenze tali da far impallidire oggi anche le gesta dei più feroci criminali che la storia passata ha consegnato alla memoria. In conclusione, noi come Associazione abbiamo fatto la nostra scelta, come diceva Don Gallo… “quando si parla della Palestina o del popolo palestinese c’è da schierarsi. lo mi sono schierato con gli oppressi”, anche noi abbiamo fatto la nostra scelta di campo e ci siamo schierati con gli oppressi, con le vittime … con il popolo palestinese, con le sue istanze di libertà e per il riconoscimento dei suoi legittimi e sacri diritti. Se vale la logica, la vigenza, la dominanza del diritto internazionale, noi dell’Associazione, che della solidarietà, della beneficenza e dell’umanità abbiamo fatto ragione stessa di esistenza e impegno contro chi sta consumando un genocidio favorito da complici spesso silenziosi e ipocriti, di questo impegno non abbiamo che da esserne orgogliosi per quanto pienamente consapevoli di come questo sia stato solo una goccia nel mare delle tante necessità e urgenze impellenti da dover risolvere nella Striscia e nella Palestina tutta …. che non troveranno certo soluzione nella retorica complice del finto umanitarismo che gli amici dell’occupante israeliano hanno sparso a piene mani in questi ultimi anni. Una valanga di ipocrisia quest’ultima che non è riuscita però neanche minimamente a colmare il reale “doppio pesismo” praticato : il criminale genocida comunque elevato a detentore di valori di civiltà e democrazia e per questo più o meno apertamente supportato nel suoi atti, e di contro la vittima, l’oppresso che nel suo tentativo di percorrere con coerenza la strada della propria liberazione o quanti hanno ravvisato in ciò i semi di un futuro altro e migliore, vengono demonizzati, perseguitati e dipinti come “terroristi”. Quindi se vale la prassi del “doppio pesismo” in cui chi sta dalla parte dell’umanità è definito “terrorista” … allora io, Signori Giudici ,… lo sono. Voglio sperare che in questa sede prevalga la logica del diritto su quella dello schieramento alle logiche di convenienza dettate dalla realpolitik del sistema di alleanze e che esista per questo ancora una luce che voglia prevalere sulle barbarie. Restiamo umani    Mohammad Hannoun, Presidente A.B.S.P.P. ODV #hannoun #FreeThemAll #FreePalestine #Gaza التجمع الفلسطيني في ايطاليا Associazione dei Palestinesi in Italia Redazione Italia
July 22, 2026
Pressenza
33 chilometri
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Calais dista 33 chilometri dalle coste inglesi. Per alcune persone è una traversata di pochi minuti. Per altre – che arrivano da Afghanistan, Sudan, Kurdistan iracheno, Eritrea – mesi o anni di attesa tra sgomberi continui e senza diritti, in una frontiera dove si decide chi può esistere e chi no. Calais è, al pari di Ceuta e Lampedusa, di Lesbo e Bihac, una delle frontiere più dure d’Europa. Perché, anche se a tentare la traversata sono persone che nella quasi totalità dei casi hanno pieno diritto ad asilo e protezione, le istituzioni francesi e britanniche le tengono bloccate in un vergognoso rimpallo di responsabilità (e di fondi).  Dopo lo sgombero della “Jungle”, avvenuto nel 2016, migliaia di persone vivono ancora nella zona tra Calais e Dunkerque sparse nei boschi e ai margini delle strade, senza ripari stabili, in condizioni di estrema precarietà e totalmente privi di risorse. Da anni in questa zona associazioni e reti di solidarietà garantiscono ciò che le istituzioni francesi e britanniche negano: pasti, beni essenziali e supporto alle persone bloccate lungo la frontiera tra Francia e Regno Unito. Tra pochi giorni un gruppo di attiviste e attivisti di Casetta rossa, storico spazio sociale e culturale autogestito di Garbatella, a Roma, partirà per portare solidarietà, un contributo alle attività sul campo e beni di prima necessità. La loro è la scelta di campo di chi rifiuta un’Europa che respinge, alza muri e arriva a negare i più elementari diritti di base a chi fugge dall’inferno.  È in corso una raccolta di fondi e materiali a sostegno della missione, che si appoggerà a Refugee Community Kitchen e alle altre realtà che ogni giorno garantiscono pasti, beni essenziali e solidarietà a chi è in transito lungo questa frontiera. Le donazioni possono essere effettuate al link https://gofund.me/b29dd653e. I beni di prima necessità possono essere consegnati tutti i giorni dalle 16 in avanti a Casetta rossa, in via Magnaghi 14 a Roma. Servono abiti pesanti, prodotti per l’igiene personale, sacchi a pelo, tende, ma anche prodotti alimentari a lunga conservazione, guanti, mascherine, detergenti e disinfettanti.  Ogni contributo, anche piccolo, fa una differenza enorme per chi si trova bloccato lungo la frontiera, a pochi chilometri dal sogno di una vita dignitosa. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO REPORTAGE DALLA FRANCIA DEL 2015: > La chiamano la Jungle di Calais -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo 33 chilometri proviene da Comune-info.
July 20, 2026
Comune-info
Distruggere le società per consolidare il dominio
-------------------------------------------------------------------------------- Memorabilita festival (luglio 2026) promosso dal Centro Fonti San Lorenzo (“Solidarietà, mutualismo, cultura dal basso”) e i cittadini del quartiere Fonti a Recanati (Mc) -------------------------------------------------------------------------------- Per imporre il capitalismo, era necessario disciplinare i corpi dei contadini espropriati dai latifondisti, in modo che, una volta entrati nei “mulini del diavolo”, fossero disponibili allo sfruttamento. Oltre alla fame e alla repressione, il panopticon veniva utilizzato per disciplinare corpi e menti, poiché lo sfruttamento richiede una precedente sottomissione. Con il panopticon sopraffatto dalla resistenza, il controllo prende il suo posto per neutralizzare le moltitudini e consentire la continua accumulazione di capitale su altre scale e in altri spazi. In questi tempi di declino imperiale, di aspro conflitto tra potenze capitalistiche, di irruzione di popoli indigeni e di donne in lotta, le strategie del sistema si sono mutate: per appropriarsi dei beni comuni, principale modalità di accumulazione in questo periodo, è necessario distruggere le società. Si tratta di spezzare il legame sociale, la solidarietà tra le persone, che è ciò che ci permette di affermare di vivere in una società con norme, culture, tradizioni e obiettivi condivisi. Le lotte di classe si verificano all’interno di una singola società, ma ora ci troviamo a un altro livello: la fase genocida del sistema. La distruzione dei rapporti sociali permette l’eliminazione sistematica di interi settori della società con totale impunità, con la passività della maggioranza. Come vengono distrutti i rapporti sociali? Le classi dominanti ne sono diventate esperte, poiché il loro dominio è minacciato se le società mantengono rapporti di solidarietà tra le persone, perché è questo che permette loro di ostacolare o prevenire l’espropriazione. Un breve e incompleto elenco dei modi in cui il sistema distrugge le società getta luce sulle attuali modalità di oppressione che, per perpetuarsi, necessitano di demolire i rapporti umani. Il primo e più potente strumento è la paura, la violenza indiscriminata contro chiunque, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Non è più necessario assassinare o far sparire chi partecipa alle organizzazioni, chi lotta contro il sistema, come accadeva decenni fa. Per quanto terribile, quella violenza aveva uno scopo: disorganizzare chi combatteva. Ora si diffonde in ogni direzione, ma sempre dall’alto verso il basso. La distruzione e lo sfollamento delle comunità per il controllo delle risorse comuni, la cosiddetta Quarta Guerra Mondiale dell’EZLN, implica anch’essa l’uso e l’abuso della violenza. La guerra contro i popoli e le comunità indigene, considerati un ostacolo all’accumulazione tramite espropriazione, mira a distruggere la comunione tra le persone e tra queste e la natura; da qui lo sfollamento forzato. Questo metodo è diverso e complementare al precedente: utilizza metodi simili e ha obiettivi analoghi, ma è mirato, mentre la guerra in corso colpisce l’intera popolazione. La fase finale emerge quando individui e comunità perdono ogni speranza, soccombendo alla disperazione, come quella vissuta dai prigionieri nei campi di concentramento nazisti. Questa modalità di annientamento dei popoli, analizzata dal filosofo Giorgio Agamben, ha oltrepassato i confini delle campagne per inglobare intere porzioni dei territori che il capitale cerca di controllare. Un quarto modo in cui le relazioni umane vengono distrutte è attraverso i programmi sociali governativi che, individualizzando i sussidi, lacerano le comunità urbane e rurali, rendendo le persone vulnerabili al sistema finanziario che le rende schiave del consumismo e del debito. Oltre agli Stati, anche i gruppi paramilitari e la criminalità organizzata svolgono un ruolo significativo nell’enorme distruzione delle relazioni sociali a cui stiamo assistendo. Tutti gli attori sistemici convergono nel saccheggio delle comunità e della natura, a prescindere dal fatto che i governi siano progressisti o conservatori. I proprietari delle fabbriche avevano bisogno di persone nelle fabbriche e nella società, come operai e come consumatori. Ecco perché Henry Ford aumentò i salari dei suoi operai da due a cinque dollari al giorno nel 1914 e limitò la giornata lavorativa a otto ore, cinque giorni alla settimana. In un certo senso, quel datore di lavoro sfruttatore si “prendeva cura” dei suoi lavoratori perché dipendeva da loro. Ora, noi che ci troviamo in fondo alla scala sociale siamo completamente sacrificabili e, in molti casi, ostacoli per il capitale. Come possiamo resistere e lottare per cambiare il mondo quando gli agenti del cambiamento sono sacrificabili? Stiamo appena iniziando a intravedere la risposta, grazie ai molteplici movimenti di resistenza che stanno attraversando questo continente. Contadini, operai, insegnanti e studenti, comunità indigene e nere, periferie urbane e territori colpiti dalle industrie estrattive stanno difendendo la vita e i beni comuni, l’acqua e la terra, con le proprie mani, come madri in cerca di aiuto. Solo aderendo a queste forme di resistenza possiamo invertire la tremenda crisi della sinistra e del pensiero critico: camminando al fianco del popolo. -------------------------------------------------------------------------------- Inviato anche a La Jornada Raúl Zibechi ha aderito alla campagna Un tetto Comune: “Non esiste un nuovo mondo senza spazi di incontro. Senza territori abitati da coloro che sognano ma al tempo stesso costruiscono le relazioni sociali e il legame con la natura che ci permetteranno sia di sopravvivere al Collasso sia di dare vita al nuovo. Un nuovo mondo che deve essere diverso da quello che conosciamo, costruito con altri materiali. Il più importante di questi, quello che deve plasmare il nuovo mondo, è la fraternità, il legame tra coloro che sono in basso”. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Distruggere le società per consolidare il dominio proviene da Comune-info.
July 20, 2026
Comune-info
BRESCIA: PRESIDIO AL CARCERE [25 LUGLIO]
Diffondiamo: Giornata di chiusura estiva del circolo anarchico Bonometti. Presidio al carcere di Brescia, sabato 25 luglio sabato 25 luglio , Giornata di chiusura estiva del circolo anarchico Bonometti ORE 11- Presidio al carcere di Brescia ORE 13- Paninata benefit al circolo ORE 15- Musica e caciara Nelle scorse torride giornate, dentro le mura di … Leggi tutto "BRESCIA: PRESIDIO AL CARCERE [25 LUGLIO]"
July 20, 2026
Brughiere
A Lecco multe di migliaia di euro a chi protesta contro i neofascisti
La Rete #NOBAVAGLIO Lombardia si schiera al fianco della Rete Antifascista Lecchese per le multe comminate dalla Questura a 31 persone coinvolte nella contestazione delle commemorazioni dei sedici repubblichini di Salò fucilati il 28 aprile 1945 a Lecco. A quasi tre mesi dagli avvenimenti del 27 aprile scorso, sono cominciate a pervenire ai manifestanti della Rete Antifascista le sanzioni – che ammontano a diverse centinaia di migliaia di euro – per aver “protestato e disturbato” l’omaggio dei nostalgici neofascisti ai caduti repubblichini, in forza delle normative introdotte dal recente “Decreto Sicurezza” che ha modificato il Testo unico delle leggi di P.S. Le sanzioni, che vanno dai 3 ai 10 mila euro, potrebbero addirittura aumentare in caso di recidiva entro tre anni, in un tentativo di intimidire ogni forma di dissenso, anche se pacifico. Malgrado le sanzioni, la Rete Antifascista ha annunciato di voler continuare la propria mobilitazione e troverà la Rete #NoBavaglio al suo fianco. È un triste precedente che in Italia si possano infliggere multe così elevate per il semplice esercizio di opinioni a difesa della democrazia e in osservanza della Costituzione.   Rete #NOBAVAGLIO
July 19, 2026
Pressenza
SULL’OPERAZIONE ANTIANARCHICA DEL 16 GIUGNO 2026
Riceviamo e diffondiamo dall’Assemblea NO CPR Milano: L’operazione del 16 giugno 2026 non può lasciarci indifferenti. In quanto persone che si organizzano contro i CPR, ci fa rabbia e ci spinge all’azione ogni strumento che lo stato adopera per bloccare i corpi dentro le strette maglie di ciò che è permesso e di ciò che … Leggi tutto "SULL’OPERAZIONE ANTIANARCHICA DEL 16 GIUGNO 2026"
July 19, 2026
Brughiere
AGGIORNAMENTI IPOGEO: X COMPAGNX SONO FUORI DAL CARCERE!
Diffondiamo: Dopo il rinvio a giudizio al 15 settembre deciso dal giudice all’ultima udienza del 14 luglio, gli avvocati hanno richiesto istanza di scarcerazione per x nostrx compagnx. Siamo felici di comunicare che Luigi è stato scarcerato, con obbligo di firma e di dimora e restrizioni notturne. Ad Ale, è stata revocata la misura dei … Leggi tutto "AGGIORNAMENTI IPOGEO: X COMPAGNX SONO FUORI DAL CARCERE!"
July 19, 2026
Brughiere
AGGIORNAMENTO OPERAZIONE IPOGEO: BAK E LUIGI SONO FUORI DAL CARCERE
Diffondiamo: Dopo il rinvio a giudizio al 15 settembre deciso dal giudice, gli avvocati hanno richiesto istanza di scarcerazione per i nostrx compagnx, siamo felici di comunicare che Bak e Luigi sono statx scarceratx, con obbligo di firma, di dimora e restrizioni notturne. Ad Alessio, è stata revocata la misura dei domiciliari con obbligo di … Leggi tutto "AGGIORNAMENTO OPERAZIONE IPOGEO: BAK E LUIGI SONO FUORI DAL CARCERE"
July 17, 2026
Brughiere
PALERMO: PRESENTAZIONE DELLA RIVISTA “IL MOVENTE”
Diffondiamo: «Chiedendo “cosa ci muove?” impariamo cosa ci paralizza e costringe – i loro come. Chiedendo “cosa ci muove?” sperimentiamo e mettiamo alla prova chi siamo e chi possiamo essere – i nostri come. Nel porci la domanda, evadiamo la banalità mortifera delle certezze e apriamo alla condivisione di intuizioni, strumenti e tentativi di risposta. … Leggi tutto "PALERMO: PRESENTAZIONE DELLA RIVISTA “IL MOVENTE”"
July 17, 2026
Brughiere