Due attivistə di Palestine Action hanno intrapreso uno sciopero della fame di 73 giorniSi chiamano Kamran Ahmed e Heba Muraisi lə tre attivistə del collettivo
britannico Palestine action accusatə di aver praticato un’azione di sabotaggio
contro una fabbrica di armi israeliana e una base militare della Royal air
force. Lə attivistə, che si dichiarano innocenti, denunciano una condizione
carceraria punitiva e ingiusta, che li vede affrontare per motivi non chiari un
allungamento fuori legge del periodo di detenzione preventiva. La custodia
cautelare, che non dovrebbe superare i sei mesi di detenzione, si sta
prolungando ormai da più di 18 mesi senza nessuna giustificazione legale.
Lo scorso 14 gennaio lə attivistə hanno interrotto lo sciopero della fame
portato avanti da 73 giorni dopo che alcune delle loro richieste sono state
realizzate. Di seguito l’articolo pubblicato su Novara media in precedenza
all’interruzione del digiuno.
Muraisi, 31 anni, soffre di spasmi muscolari incontrollabili che potrebbero
indicare danni neurologici e deve «ricordarsi di respirare», secondo il gruppo
di attivistə Prisoners For Palestine. Ahmed, 28 anni, soffre di forti dolori al
petto, affanno, difficoltà nel parlare e perdita dell’udito all’orecchio
sinistro, secondo quanto riferito dalla sorella maggiore, ma rimane «mentalmente
lucido» e «andrà fino in fondo».
«La morte è una possibilità molto concreta per Heba in questo momento», ha
dichiarato a Novara Media Hinda, amicizia d’infanzia di Muraisi, che ha
preferito non rivelare il proprio cognome. Descrive Muraisi come una persona
amorevole, gentile e altruista che «mette sempre gli altri prima di sé».
Nove attivistə di Palestine Action in custodia cautelare hanno intrapreso uno
sciopero della fame l’anno scorso dopo che la ministra dell’Interno Shabana
Mahmood non ha risposto a una lettera in cui venivano espresse preoccupazioni
sulle loro condizioni.
Muraisi e Ahmed sono due delle tre persone detenute appartenenti a Palestine
Action che continuano a rifiutare il cibo. Il terzo è Lewie Chiaramello, 22
anni, che digiuna a intermittenza da 44 giorni perché affetto da diabete.
Teuta “T” Hoxha ha interrotto il suo sciopero della fame di 58 giorni (il
secondo intrapreso in meno di un anno) il 5 gennaio. Hoxha è stata ricoverata in
ospedale più volte e la sua salute rimane significativamente a rischio di
sindrome da rialimentazione, a meno che la sua guarigione non venga gestita
correttamente. Qesser Zuhrah e Amu Gib hanno interrotto il loro sciopero dopo 51
giorni il 23 dicembre 2025. Jon Cink e Umer Khalid hanno concluso i loro
scioperi della fame di 41 e 13 giorni all’inizio di dicembre.
Il gruppo di attivistə chiede il rilascio immediato su cauzione, il diritto a un
processo equo, la revoca della messa al bando di Palestine Action, la chiusura
degli stabilimenti dell’azienda israeliana produttrice di armi Elbit Systems sul
suolo britannico e la fine delle presunte interferenze da parte delle autorità
carcerarie nelle loro lettere e altre comunicazioni.
Il governo laburista guidato dal primo ministro Keir Starmer ha rifiutato
costantemente di aprire un dialogo o incontrare chiunque rappresenti le persone
in sciopero della fame.
Muraisi ha iniziato a rifiutare cibo il 3 novembre e ha riferito sintomi quali
incapacità di formulare frasi, dolore quando si sdraia su un fianco e dolori
muscolari costanti.
Ahmed è stato ricoverato in ospedale per la quinta volta la settimana scorsa.
Sua sorella, la farmacista Shahmina Alam, ha dichiarato a Novara Media di vivere
nella paura costante che suo fratello possa avere un infarto.
La preoccupazione per la sopravvivenza di queste persone in sciopero della fame
non è infondata. Il rifiuto del cibo per più di 40 giorni è considerato fase
critica dal personale medico, con potenziali danni permanenti o morte per
collasso cardiovascolare e infezioni. Esiste anche un forte rischio di
complicazioni neurologiche dovute alla carenza di vitamine.
Il dottor James Smith, medico di pronto soccorso qualificato e docente presso lo
University College di Londra, ha dichiarato a Novara Media che Muraisi è «giunta
alla fase critica dello sciopero della fame, in cui è probabile che l’organismo
venga danneggiato in modo irreversibile e il rischio di morte aumenta di giorno
in giorno».
Smith ha aggiunto: «Il rischio che squilibri elettrolitici provochino aritmie
cardiache e arresto cardiaco è elevato, così come la vulnerabilità a infezioni e
sepsi. Tutti gli organi – fegato, reni, cuore – sono sottoposti a uno stress
enorme e potrebbero smettere di funzionare in qualsiasi momento».
Il personale carcerario non può procedere con l’alimentazione forzata quando le
persone detenute rifiutano cibo o liquidi.
Alam descrive se stessa e la sua famiglia «come zombie». «Ogni ora che passa
senza avere sue notizie [di Ahmed] è un momento di panico», ha detto. «Sei in
uno stato di ansia costante. Senti il tuo cuore andare in pezzi e non puoi farci
niente».
Muraisi e Ahmed fanno parte di Filton 24 e sono in custodia cautelare senza
alcun processo da più di 13 mesi, ben oltre il limite di circa sei mesi previsto
per la custodia cautelare. Il loro processo è previsto al più presto nel maggio
di quest’anno, il che significa che a quel punto saranno in carcere da 18 mesi
senza condanne, senza che sia stato formulato alcun tipo di reato.
Lo scorso ottobre Muraisi è stata trasferita dall’HMP Bronzefield nel Surrey
all’HMP New Hall di Wakefield, in una mossa che secondo lə attivistə ha avuto lo
scopo di isolarla e separarla dalle sue reti di sostegno, compresa sua madre.
Secondo quanto riferito, lei è determinata a continuare lo sciopero della fame
fino a quando non verrà riportata a Bronzefield.
Hinda ha raccontato a Novara Media che lei e altrə, tra cui Jon Trickett,
deputato laburista di Normanton e Hemsworth, non hanno ottenuto il permesso di
visitare Muraisi «nonostante la direzione del carcere sostenga il contrario», e
che ciò ha avuto un impatto significativo sulla salute mentale di Muraisi.
Dei dieci prigionieri politici, appartenenti all’IRA e all’INRA, morti nel Maze
durante lo sciopero della fame del 1981, solo tre avevano resistito senza cibo
per più giorni rispetto a Muraisi.
Un portavoce di Prisoners For Palestine ha dichiarato a Novara Media: «Dopo più
di due mesi senza cibo e nel totale disinteresse delle autorità, la vita di Heba
è in grave pericolo. Perché si rifiutano di trasferirla all’HMP di Bronzefield,
vicino alla madre disabile che non può vedere da mesi?».
La sorella di Ahmed ha affermato di provare «profonda delusione» verso il
governo proprio perché è un governo laburista e Starmer, in quanto ex-avvocato
specializzato in diritti umani, «dovrebbe vergognarsi».
«Ignorare le persone che stanno mettendo a rischio la propria vita per garantire
il rispetto dei diritti di cittadini e cittadine britanniche e del diritto
internazionale è follia», ha dichiarato Alam a Novara Media. «Si pensa a torto
che queste persone vogliano un trattamento speciale o una corsia preferenziale
verso il processo, ma niente è più lontano dalla verità. Tutto ciò che chiedono
è quanto previsto dalle nostre costituzioni democratiche e dal sistema
giudiziario».
«Non avrei mai pensato che mio fratello sarebbe finito in prigione per motivi
politici. Non avrei mai pensato che mio fratello avrebbe fatto uno sciopero
della fame. Erano cose che leggevamo nei libri di storia e pensavamo: ‘Wow, ci
vuole un gran coraggio per fare una cosa del genere’. Poi ho capito che si
tratta solo di persone comuni che si affidano alla loro umanità e si rendono
conto che non sono libere finché tutti non lo sono».
Hinda ha dichiarato che il governo mette «gli interessi delle potenze straniere
al di sopra di quelli dei propri cittadini» e lo ha definito un «precedente
pericoloso».
A Novara Media ha detto: «Heba è in carcere da più di un anno e si prevede che
vi rimarrà ancora a lungo senza una condanna per quello che la legge definisce
danno penale. Heba lo fa affinché le sue richieste vengano ascoltate, la legge
applicata in modo proporzionato e le sia concesso di tornare a casa e tornare a
essere una figlia».
Lə nove detenutə in sciopero della fame sono in carcere per il presunto
coinvolgimento in irruzioni nelle fabbriche di proprietà della Elbit Systems, la
più grande azienda produttrice di armi di Israele, e nella base aerea RAF Brize
Norton. Tuttə loro negano queste accuse.
Il mese scorso esperti ed esperte delle Nazioni Unite hanno esortato il governo
britannico ad adottare «misure urgenti» per salvaguardare la vita dei detenuti
in sciopero della fame. Sette esperti ed esperte indipendenti, tra cui la
relatrice speciale per i Territori palestinesi occupati Francesca Albanese,
hanno affermato: «Lo Stato ha la piena responsabilità della vita e del benessere
delle persone detenute».
A dicembre, Starmer ha dichiarato alla Camera dei Comuni che regole e procedure
erano state rispettate, dopo che erano state sollevate domande sul motivo per
cui il suo governo non avesse incontrato i familiari degli avvocati dei detenuti
in sciopero della fame.
Il ministro del carcere Lord James Timpson ha dichiarato: «Benché molto
preoccupanti, gli scioperi della fame non sono una novità nelle nostre carceri.
Negli ultimi cinque anni ne abbiamo registrati in media oltre 200 all’anno e
disponiamo di procedure consolidate per garantire la sicurezza delle persone
detenute».
«Le équipe sanitarie penitenziarie forniscono assistenza sanitaria nazionale e
monitorano costantemente la situazione. L’HMPPS [His Majesty’s Prison and
Probation Service, Servizio penitenziario e di libertà vigilata di Sua Maestà]
afferma chiaramente che le accuse secondo cui l’assistenza ospedaliera viene
negata sono del tutto fuorvianti: essa viene sempre fornita quando necessario e
alcuni di questi detenuti sono già stati curati in ospedale.
Queste persone sono accusate di reati gravi, tra cui furto aggravato e
danneggiamento. Le decisioni sulla custodia cautelare spettano a giudici
indipendenti e avvocati e avvocate possono presentare ricorsi al tribunale per
conto dellə propriə assistitə.
Nessunə ministrə li incontrerà: abbiamo un sistema giudiziario basato sulla
separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura è il fondamento del
nostro sistema. Sarebbe assolutamente incostituzionale e fuori luogo se ministri
e ministre intervenissero in procedimenti giudiziari in corso».
Harriet Williamson è redattrice e giornalista per Novara Media. Questo articolo
è stato pubblicato il 6 gennaio su Novara Media, la traduzione è a cura di
Benedetta Rossi (DinamoPress)
La copertina è stata pubblicata su Novara media
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