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Ancora detenuti in Libia gli attivisti del Convoy per Gaza. Sono in sciopero della fame
Sono ormai da 13 giorni detenuti in Libia, con pochissime informazioni chiare e nessuna possibilità di comunicare liberamente con le proprie famiglie. Questo è il trattamento riservato dalle autorità libiche dell’ovest agli attivisti disarmati e pacifici che trasportavano aiuti umanitari destinati alla popolazione palestinese di Gaza negoziando un passaggio che, […] L'articolo Ancora detenuti in Libia gli attivisti del Convoy per Gaza. Sono in sciopero della fame su Contropiano.
June 6, 2026
Contropiano
I detenuti del Global Sumud Land Convoy in sciopero della fame in un sito di detenzione segreto in Libia
La Global Sumud Flotilla lancia un appello urgente e vitale per gli 11 volontari umanitari arbitrariamente detenuti in Libia. Dieci degli undici detenuti sono giunti al quarto giorno consecutivo di un duro sciopero della fame e della sete, rifiutando sia il cibo sia l’acqua, per protestare contro la loro detenzione illegittima, il diniego di assistenza legale, il prolungamento della custodia e i maltrattamenti subiti. Ad oggi, le condizioni di salute dei volontari in sciopero stanno peggiorando rapidamente. Nella giornata di ieri sono stati segnalati diversi episodi di svenimento, che hanno colpito in particolare le donne. Nonostante la gravità del deterioramento fisico, le autorità libiche continuano a negare qualsiasi monitoraggio medico indipendente. Nessun team sanitario esterno è stato autorizzato a visitare i detenuti. I medici presenti all’interno della delegazione stessa sono costretti a monitorare e assistere i propri compagni in condizioni critiche, pur essendo essi stessi estremamente debilitati. Reclusi in “siti neri” e sottoposti a guerra psicologica I volontari sono attualmente detenuti in una struttura carceraria isolata e non civile gestita dal Ministero dell’Interno, nota localmente come “black site” (sito nero). Privati dei loro diritti fondamentali, i delegati stanno affrontando una sistematica campagna di pressione psicologica e interrogatori intensivi. Queste sono le informazioni che provengono dalla struttura dove sono sequestrati:  Isolamento totale: i detenuti rimangono completamente tagliati fuori dal mondo esterno, senza alcun contatto con le proprie famiglie e senza accesso a una rappresentanza legale indipendente. False speranze strumentalizzate: le autorità stanno deliberatamente sommergendo i volontari di informazioni contraddittorie, promettendo ripetutamente il rilascio ogni due giorni per minarne la resistenza psicologica. Manipolazione giudiziaria: ai detenuti è stato comunicato che compariranno davanti a un tribunale il prossimo martedì. Tuttavia, alla luce di una costante serie di inganni amministrativi, i volontari ritengono che si tratti dell’ennesima tattica volta a destabilizzarli emotivamente e a prolungare la loro detenzione arbitraria. Le origini della crisi La crisi è iniziata il 24 maggio, quando una delegazione negoziale composta da dieci membri si è avvicinata a Sirte in buona fede per discutere con le autorità libiche il passaggio sicuro del convoglio umanitario. Invece di essere accolta per il dialogo, la delegazione è stata caricata con la forza su furgoni senza contrassegni e fatta sparire. Ai dieci delegati si aggiunge Mehdi Bouzguenda, volontario tecnico tunisino di 24 anni, arrestato il 19 maggio mentre rientrava nel proprio Paese. Il 2 giugno la loro detenzione arbitraria è stata prorogata di ulteriori dieci giorni con il pretesto di presunte violazioni delle norme sull’immigrazione, nonostante tutti i volontari fossero in possesso di visti validi e fossero entrati legalmente nel Paese. La Global Sumud Flotilla avverte le autorità libiche e il Ministero dell’Interno che esse portano la piena responsabilità giuridica e morale per la vita e l’integrità fisica di questi operatori umanitari internazionali. Uno sciopero della fame e della sete può avere conseguenze rapidamente fatali; senza un intervento immediato, questa crisi umanitaria rischia di trasformarsi in una tragedia. Chiediamo con urgenza: * L’immediato accesso di osservatori medici indipendenti * L’accesso dei rappresentanti consolari internazionali * Il rilascio immediato e incondizionato degli 11 volontari detenuti   * Global Sumud Flotilla
June 5, 2026
Pressenza
BOLOGNA: PAROLA AD ALFREDO
Diffondiamo da Brughiere: Trascrizione della testimonianza. Bologna, 18 maggio 2026 Qui in versione pdf In occasione della seconda udienza del processo a carico di sei compagnx, imputati per una serie di episodi…
June 4, 2026
No CPR torino
USA, immigrati detenuti in un centro dell’ICE in sciopero della fame
A Newark, nel New Jersey, oggi ricorre l’undicesimo giorno da quando centinaia di immigrati incarcerati nel centro di detenzione dell’ICE di Delaney Hall hanno dato il via a uno sciopero della fame e a un boicottaggio del lavoro per chiedere il proprio immediato rilascio. Attivisti hanno continuato a radunarsi nei pressi della struttura domenica, dopo che la Polizia di Stato del New Jersey ha eretto una barricata lunga circa mezzo miglio attorno al perimetro di Delaney Hall. Giovedì, le famiglie degli immigrati detenuti hanno denunciato le ritorsioni dell’ICE contro gli scioperanti della fame, con gli attivisti che hanno riferito di aver ricevuto diverse chiamate da immigrati all’interno di Delaney Hall secondo cui le guardie avrebbero spruzzato spray al peperoncino e picchiato i detenuti. Secondo quanto riferito, almeno sei persone sono state arrestate nella tarda serata di mercoledì mentre attivisti e familiari dei detenuti formavano una barricata fuori da Delaney Hall, nonostante i ripetuti tentativi da parte dell’ICE e delle forze dell’ordine di disperdere violentemente le manifestazioni. Il centro di detenzione di Delaney Hall è gestito dalla società carceraria a scopo di lucro GEO Group. Gli attivisti hanno denunciato il governatore del New Jersey Mikie Sherrill per aver schierato la polizia di Stato contro i manifestanti, con alcuni agenti in tenuta antisommossa. Il sindaco di Newark, Ras Baraka, ha imposto un coprifuoco notturno intorno a Delaney Hall fino a nuovo avviso. Sono stati segnalati altri arresti domenica sera, poiché alcuni manifestanti hanno sfidato il coprifuoco. La mossa di Baraka è arrivata dopo un altro fine settimana di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Il governatore del New Jersey Sherrill ha dichiarato che le visite dei familiari a Delaney Hall sono state parzialmente ripristinate domenica, dopo che il Dipartimento della Sicurezza Interna le aveva sospese, citando le proteste. Molti attivisti e parenti dei detenuti hanno affermato che è stato loro negato l’ingresso alla struttura dopo aver atteso per ore. “Mio zio sta morendo di fame lì dentro. Gli sono caduti i molari. C’è il caos lì dentro. È un inferno. … È proprio come Auschwitz. È la storia che si ripete. … Mio zio si trova in una delle unità di detenzione in sciopero della fame. È lì per sostenere questa causa, ma si sente molto debole e ho la sensazione che stia morendo lì dentro. … Si trova nell’unità di detenzione dove le guardie hanno picchiato e aggredito i detenuti” ha dichiarato Karen Merino, il cui zio Gabriel Merino è detenuto al Delaney Hall dall’agosto dello scorso anno. Gabriel ha vissuto negli Stati Uniti per gran parte della sua vita dopo essere emigrato da Oaxaca, in Messico, da adolescente.       Democracy Now!
June 1, 2026
Pressenza
La Comunità di Prosfygika occupata da Atene a Bruxelles
Dal 2 al 5 giugno una delegazione della Comunità di Prosfygika occupata si recherà al Parlamento europeo per chiedere la cancellazione dei finanziamenti UE destinati al progetto realizzato mediante lo sgombero dei residenti da quartiere. Oltre agli incontri con diversi deputati e funzionari sono in programma una manifestazione internazionale il 3 giugno e una conferenza stampa pubblica il 4 giugno. Ad oggi hanno confermato la propria partecipazione numerose organizzazioni provenienti da Berlino, Colonia, Augusta, Amsterdam, Lovanio e in particolare Liegi, città natale di Suzon Doppagne, residente alla Comunità di Prosfygika occupata che il 1° maggio ha cominciato uno sciopero della fame in solidarietà con Aristotelis Chantzis, in digiuno volontario ininterrotto da quasi 120 giorni. Spiegando la propria decisione, Suzon Doppagne ha dichiarato: “Inizio questo sciopero della fame a oltranza basandomi sulla nostra decisione collettiva, come comunità, di portare avanti questa lotta fino alla fine. Nel rispetto della vita e in difesa della comunità, delle sue strutture, delle sue persone, delle sue relazioni, della giustizia e della nostra più ampia visione sociale”. I 400 residenti che vivono nella comunità includono “rifugiati e persone appartenenti a gruppi vulnerabili, soggetti a discriminazione ed emarginazione, tra cui persone prima senzatetto e molte in cura di riabilitazione dalla tossicodipendenza”, aveva evidenziato Amnesty International Grecia il 27 aprile scorso chiedendo di fermare i piani di sgombero forzato di Prosfygika. Nel quartiere infatti la “Comunità di Prosfygika occupata” amministra diverse strutture di assistenza sociale a beneficio sia dei suoi residenti che della popolazione di Atene e fornisce gratuitamente alloggi a persone in cura per il cancro presso il vicino ospedale. Nel giugno 2025 il governo regionale dell’Attica ha approvato un accordo programmatico per il “restauro”, con un progetto a cui dall’UE verrebbe assegnato un finanziamento di circa 15 milioni di euro, e deliberato lo sgombero di Prosfygika. L’avvocato della comunità, Nikos Kolokotronis, ha rilevato che il progetto di evacuazione sia stato ripetutamente presentato dalle autorità come un’iniziativa di “edilizia sociale”, mentre a suo avviso la comunità di Prosfygika è l’unico progetto di edilizia sociale in Grecia che di fatto soddisfa tutti i criteri di tale definizione: «Rappresenta un sistema funzionale a combattere l’esclusione sociale e garantire il diritto all’abitazione, come previsto dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e dalle politiche di coesione europea. Per molti anni la comunità dei residenti ha gestito le strutture grazie al lavoro collettivo e all’autogestione e, mentre che lo Stato per quasi un secolo ne ha trascurato la manutenzione, senza tale impegno dei cittadini gli edifici storici e posti sotto tutela ambientale sarebbero crollati». La campagna per la difesa della comunità di Prosfygika ha coinvolto nella solidarietà realtà molto eterogenee: in dichiarazioni e lettere aperte centinaia di accademici e artisti hanno chiesto l’annullamento dell’ordine di sgombero della comunità e manifestazioni e azioni di solidarietà si sono svolte in oltre 29 città di diversi paesi, tra cui Messico, Cile, Colombia, Rojava, Turchia, Stati Uniti, Australia, Italia, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Serbia, Bulgaria, Austria, Danimarca, Germania, Polonia, Portogallo, Spagna, Slovenia e Irlanda. Inoltre, nel centesimo giorno di digiuno di Aristotelis Chantzis hanno praticato uno sciopero della fame di 3 giorni altre 40 persone a Liegi e per un intero giorno 393 persone in tutta Europa e, comunicando con messaggi contenenti la parola #saveprosfygika, persone in tutto il mondo continuano ad annunciare la propria adesione. Redazione Italia
May 26, 2026
Pressenza