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Allarme critico: gli scioperi della fame dei “Sumud 4” hanno raggiunto un livello di gravità che mette a rischio la loro vita nel carcere tunisino
La Global Sumud Flotilla (GSF) ha lanciato un grave allarme poiché le condizioni fisiche dei “Sumud 4”, quattro attivisti per i diritti umani ingiustamente detenuti in Tunisia per aver coordinato un’operazione di soccorso marittimo civile a favore di Gaza, hanno raggiunto un livello critico che potrebbe avere conseguenze gravissime. Domenica 27 settembre, l’attivista della GSF Ghassan Boughdiri ha intensificato la sua protesta passando a uno sciopero della fame e della sete. È ormai al ventesimo giorno senza cibo e al terzo senza acqua. Boughdiri è svenuto nella sala visite del carcere di Mornaguia prima di poter incontrare sua madre. Non è in grado di camminare né di parlare chiaramente, le sue condizioni sono critiche e il rifiuto di bere lo espone al rischio imminente di danni organici acuti e di morte. Contemporaneamente, l’attivista Ghassan El Henchiri, anch’egli al ventesimo giorno di sciopero della fame, ha perso 20 chilogrammi. El Henchiri ha disturbi alla vista, gravi difficoltà cognitive e un sistema immunitario compromesso che non risponde alle terapie farmacologiche di base. Nel frattempo, Wael Naouar, membro del comitato direttivo del GSF, che secondo i medici è stato trasportato d’urgenza in ospedale 8 giorni fa a seguito di uno sciopero della fame durato 38 giorni, rimane ricoverato in ospedale sotto un rigoroso blackout informativo imposto dal governo. Le autorità continuano a negare alla sua famiglia e alla sua difesa legale qualsiasi possibilità di verificare le sue condizioni o di accedere alla sua cartella clinica. In seguito a interventi medici, tra cui la somministrazione di flebo salvavita, e agli appelli a salvaguardare la propria vita, Naouar e Nabil Chennoufi hanno temporaneamente sospeso lo sciopero della fame, mentre El Henchiri e Boughdiri lo continuano. Lo Stato tunisino sta permettendo che attivisti della società civile vadano incontro a insufficienza organica e morte in stato di detenzione per il solo “reato” di aver organizzato aiuti civili per contrastare l’assedio di Gaza. Consideriamo il Presidente della Repubblica, il Ministero della Giustizia e la Direzione Generale delle Carceri pienamente e direttamente responsabili della loro incolumità, del loro accesso alle cure mediche urgenti e delle loro vite. Questo aggravarsi della situazione, che mette a rischio la vita degli attivisti, fa seguito a una decisione del tribunale dell’11 settembre di prorogare di quattro mesi la custodia cautelare del gruppo, nonostante gli avvocati della difesa abbiano dimostrato l’assenza di prove fondate di reati penali dopo sei mesi di detenzione. La mancanza di un giusto processo ha scatenato una crescente indignazione a livello globale. Una lettera aperta internazionale intitolata “FREE THE SUMUD 4” ha raccolto le firme di artisti, studiosi e personalità di spicco, tra cui l’attivista per il clima Greta Thunberg, il leader anti-apartheid Chief Nkosi Zwelivelile Mandela, il trio hip-hop irlandese Kneecap, l’attore Liam Cunningham, l’analista legale Dott.ssa Shola Mos-Shogbamimu e la personalità pubblica malese Tiz Zaqyah Razak. I firmatari avvertono che «la solidarietà stessa viene criminalizzata» e chiedono un intervento immediato prima che un detenuto muoia in stato di detenzione. La Global Sumud Flotilla chiede con estrema urgenza: 1. L’accesso immediato a cure mediche d’emergenza e la somministrazione immediata di liquidi e cure specialistiche a Ghassan Boughdiri e Ghassan El Henchiri. 2. L’informativa completa e dettagliata sulle condizioni di salute attuali di Wael Naouar e il diritto immediato di visita per la sua famiglia e il suo team legale. 3. Il rilascio immediato e incondizionato di tutti e quattro i membri dei “Sumud 4”. 4. Il completo proscioglimento da tutte le accuse arbitrarie mosse contro gli organizzatori della GSF e la fine degli arresti a seguito delle proteste che prendono di mira i sostenitori pacifici e gli attivisti solidali con la Palestina a Tunisi. La GSF invita le organizzazioni per i diritti umani, le reti della società civile, gli organismi delle Nazioni Unite e i corpi diplomatici internazionali a intervenire con urgenza presso le autorità tunisine, a esigere l’immediato accesso alle cure mediche e a esercitare pressioni per il rilascio dei “Sumud 4”. Chiediamo inoltre una mobilitazione internazionale coordinata e pressioni dirette sulle ambasciate tunisine in tutto il mondo. Global Sumud Flotilla
September 30, 2026
Pressenza
Lettera aperta internazionale per il rilascio degli attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti in Tunisia
La Global Sumud Flotilla (GSF) ha lanciato l’allarme in seguito al ricovero in condizioni critiche di Wael Naouar, membro del comitato direttivo, che sta conducendo uno sciopero della fame a tempo indeterminato da quasi 40 giorni nel carcere di Mornaguia. Le autorità tunisine stanno ora mantenendo un blackout informativo totale, rifiutandosi di fornire qualsiasi aggiornamento riguardo alle condizioni di salute di Naouar o alle circostanze relative al suo trasferimento d’urgenza. Questo silenzio allarmante arriva mentre decine di artisti di spicco, studiosi di diritto e leader politici – tra cui l’attivista per il clima Greta Thunberg, il leader anti-apartheid Capo Nkosi Zwelivelile Mandela, il gruppo hip-hop irlandese Kneecap, l’attore Liam Cunningham e l’esperta legale Dott.ssa Shola Mos-Shogbamimu  e l’attrice maltese Tiz Zaqyah Razak – hanno lanciato una lettera aperta in cui esortano il governo tunisino a liberare immediatamente Naouar e i suoi tre coimputati. “La vita e la salute di Wael Naouar sono sotto la diretta responsabilità delle autorità che lo tengono in custodia”, ha dichiarato la Global Sumud Flotilla. “Questo silenzio preoccupante e il totale rifiuto di fornire informazioni alla sua famiglia o alla sua difesa sollevano gravi timori per la sua incolumità. Riteniamo il Presidente della Repubblica, la Direzione Generale delle Carceri e della Riabilitazione e il Ministero della Giustizia pienamente responsabili della sua vita e di qualsiasi danno possa subire.” Naouar ha iniziato il suo sciopero della fame il 16 agosto per protestare contro la prolungata detenzione senza processo. Il 10 settembre, gli altri organizzatori della GSF Nabil Channoufi, Ghassan El Henchiri e Ghassan El Boughdiri si sono uniti allo sciopero della fame a tempo indeterminato poco prima che un tribunale tunisino prorogasse  la loro detenzione preventiva di quattro mesi, nonostante la totale assenza di prove. Tutti e quattro gli uomini sono detenuti da più di sei mesi per aver contribuito a coordinare una missione di aiuto civile nonviolenta a Gaza. Nella loro lettera aperta, intitolata «FREE THE SUMUD 4», i firmatari dichiarano:  “Un uomo è in     sciopero  della fame da più di un mese in una prigione tunisina perché si rifiuta di accettare che la solidarietà con la Palestina sia un crimine. Il suo cuore potrebbe fermarsi da un momento all’altro… La Tunisia è da tempo al fianco del popolo palestinese e ha resistito al colonialismo. Chiediamo al suo governo di ricordare quella storia e di agire prima che un altro prigioniero paghi con la vita.” La lettera aperta definisce cinque richieste non negoziabili: 1. Il rilascio immediato e incondizionato dei «Sumud 4». 2. Cure mediche immediate e urgenti per Wael Naouar e tutti gli attivisti in sciopero della fame. 3. L’archiviazione di tutte le accuse a carico di tutti gli attivisti della GSF. 4. La revoca delle restrizioni arbitrarie imposte agli attivisti della GSF precedentemente rilasciati. La Global Sumud Flotilla ribadisce che i movimenti della società civile, i difensori dei diritti umani e i leader culturali di tutto il mondo non resteranno a guardare mentre attivisti civili affrontano la detenzione politica per aver coordinato iniziative pacifiche volte a contrastare l’assedio illegale di Gaza da parte di Israele.           Global Sumud Flotilla
September 24, 2026
Pressenza
Il leader della flotilla tunisina Wael Naouar inizia lo sciopero della fame. Quattro attivisti sono al sesto mese di detenzione
La Global Sumud Flotilla (GSF) esprime profonda indignazione e grande preoccupazione in seguito all’annuncio che Wael Naouar, membro del Comitato direttivo, ha ufficialmente iniziato lo “sciopero della fame Sumud” domenica 16 agosto. Come confermato dal Comitato nazionale per la difesa degli attivisti della Sumud Flotilla durante una conferenza stampa a Tunisi, lo sciopero della fame di Naouar segna una nuova e pericolosa fase nella sua protesta contro la detenzione preventiva in corso, nonché contro quella di altri tre organizzatori: Ghassen Henchiri, Ghassen Boughdiri e Nabil Channoufi. La decisione di Naouar di mettere a rischio la propria vita è l’espressione in continuità di una vita dedicata alla giustizia. Dai suoi primi anni alla guida del movimento studentesco tunisino e dal suo impegno all’interno del Partito dei Lavoratori, fino al ruolo centrale svolto nelle campagne internazionali di boicottaggio e nelle flottiglie della libertà, Naouar ha sempre scelto di porsi al centro dello scontro. Anche quando è stato minacciato direttamente per nome dai funzionari israeliani prima della partenza della prima Sumud Flotilla, Naouar ha rifiutato di lasciarsi intimidire, scegliendo invece di unirsi alla flottiglia che sfidava il blocco per consegnare aiuti e stare al fianco di Gaza. Giunto ormai al sesto mese di detenzione nel carcere di El Mornaguia, Naouar si trova ad affrontare un nuovo fronte nella stessa lotta. Lui e i suoi tre compagni sono stati arrestati nel marzo 2026, poco dopo che le autorità tunisine avevano bloccato la prevista partenza della Global Sumud Flotilla dal porto di Sidi Bou Said. Rimangono detenuti con accuse di natura finanziaria che la GSF denuncia come inventate e motivate politicamente, nel tentativo di criminalizzare l’azione umanitaria e la solidarietà organizzata con la Palestina in Tunisia. Mentre tre co-organizzatori sono stati rilasciati a condizioni restrittive che vietano l’attività politica, i “4 di Sumud” rimangono dietro le sbarre in condizioni di sovraffollamento e degrado, con ritardi nell’accesso alle cure mediche essenziali. Naouar è padre di due figli (Yasar e Sumud) ed è noto ai suoi compagni e alleati per la sua calma determinazione e per la sua presenza inconfondibile alle manifestazioni, dove indossa magliette raffiguranti potenti eroi degli anime che affrontano sfide impossibili. Naouar sta ora vivendo proprio quella prova nella realtà. Oggi, quella stessa determinazione viene messa alla prova in carcere, dove lo sciopero della fame è diventato il suo ultimo mezzo per protestare contro la detenzione prolungata e per chiedere giustizia. I principali sindacati, le organizzazioni per i diritti umani e altre associazioni che sostengono la causa palestinese, nonché vari parlamentari di tutto il mondo, hanno espresso la loro piena solidarietà ai detenuti di Sumud, considerando il protrarsi della loro detenzione una macchia vergognosa sulla storia del sostegno tunisino alla lotta palestinese. La Global Sumud Flotilla ritiene le autorità tunisine pienamente responsabili dell’incolumità fisica e della vita di Wael Naouar e dei suoi compagni detenuti. La GSF esige il rilascio immediato e incondizionato dei “4 di Sumud”, l’archiviazione di tutte le accuse a loro carico e la revoca di tutte le restrizioni imposte agli organizzatori rilasciati. In attesa del loro rilascio, le autorità devono garantire immediatamente cure mediche complete e condizioni di detenzione conformi ai loro diritti fondamentali. Le vessazioni da parte dello Stato non riusciranno mai a cancellare l’imperativo morale di porre fine al genocidio a Gaza, né a scoraggiare coloro che si schierano in solidarietà con il popolo palestinese. GSF rimane irremovibile al fianco di Wael Naouar, della sua famiglia e dei nostri compagni in carcere e invita la società civile di tutto il mondo a chiedere il loro immediato rilascio.     Global Sumud Flotilla
August 20, 2026
Pressenza
[Marousi, Atene – Grecia] Estratto della rivendicazione di responsabilità da parte di anarchici per aver dato fuoco ai veicoli della Regione dell’Attica in solidarietà con la comunità Prosfygika
Da Act For Freedom, 12.07.26 Prosfygica è uno spazio di vita collettiva dove la vita quotidiana è reinventata in termini di solidarietà e auto-organizzazione. Delle persone di diverse età, di orizzonti politici e sociali differenti, venute dal tutto il mondo, hanno trasformato questo spazio in cucine comuni, in strutture di sostegno sociale e psicologico autogestito, in case per i prossimi a persone malate di cancro, in strutture di salute, in rifugio per gli animali, in luoghi di incontro e laboratori per bambini. La dove il mercato vuole che l’affitto e i bisogni sociali siano una merce, la comunità ha tessuto delle relazioni che hanno risposto e continuano a rispondere a dei bisogni concreti: alloggio, cure, manutenzione degli immobili, spazi liberi, mutuo aiuto. Là dove il capitalismo produce impoverimento e privazioni, l’auto-organizzazione del basso da una risposta. Questa pratica funziona come una prova del fatto che l’organizzazione collettiva dal basso è realizzabile e funziona, come realtà quotidiane, gestibile, che da protezione e vita. Là dove il ci sarebbero decine di persone senzatetto, rifugiatx, immigratx, tossicx e in generale dex poverx, la comunità fornisce una risposta. Ora abbiamo bisogno di stare unitx, tuttx noi, a fianco dellx nostrx compagnx che rischiano la loro salute e la loro vita, per fare pressione e organizzare delle azioni comuni nelle strade, nei quartieri, nei centri dove si prendono le decisioni, per forzare la Regione e le istituzioni coinvolte a revocare le decisioni che minacciano la comunità. Difendere Prosfygika è difendere la vita, la dignità e la capacità di organizzarsi dal basso. Una vittoria è una vittoria per tuttx, per tutto e per chiunque subisca la pressione degli affitti, i salari bassi, la sorveglianza e la criminalizzazione della solidarietà. Le lotte hanno un senso e ora bisogna agire per salvare delle vite e mantenere viva la prospettiva di un altro immaginario, collettivo. Per questa ragione, alle prime ore di venerdì 5 giugno, al momento in cui in compagno Aristos ha raggiunto in quarto mese di sciopero della fame, dopo aver perso 43 chili e con la sua salute in pericolo, e che la compagna Suzon era a 36 giorni di sciopero della fame, anche lei abbastanza esausta, abbiamo attaccato dando fuoco a dei veicoli della regione Attica, fuori dai palazzi della loro sede centrale, a Marousi, sotto il naso della polizia che stava pattugliano la zona. Questa azione si aggiunge al mosaico di azioni di solidarietà e vogliamo che sia un appello all’intensificazione e all’escalation della lotta. E’ urgente mantenere vivo il fuoco della lotta. GIU’ LE MANI DALLA COMUNITA’ PROSIGIKA VITTORIA DELLO SCIOPERO DELLA FAME DI ARISTOS HANTZIS, DAL 5 FEBBRAIO 2026, E SUZON DOPPAGNE, DAL 1° MAGGIO 2026 LIBERTÀ PER GLI ANARCHICI MARIANNA MANOURA E DIMITRA ZARAFETA, PER I SEI COMPAGNX TENUTX IN OSTAGGIO PER L’ESPROPRIAZIONE DI UNA BANCA A KATO TITORÉA, PER DIMITRIS KOUFONDINAS, NIKO MAZIOTIS, DIMITRIS HATZIVASILIADIS, PER I COMPAGNI YIANNIS KARATSOLIS E SOFOKLΙS TOUTZIARAKIS, PER GLI ANARCHICI FOTIS TZIOTZIS E PER IL COMPAGNO AKIS DIMAKOPOULOS KYRIAKOS XYMITIRIS IMMORTALE anarchichx
Puntata del 28/07/2026@0
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia di Fabio del SiCobas Torino sulla loro giornata di mobilitazione del 20 luglio, che ha compreso ben tre manifestazioni nella stessa giornata. Il filo conduttore purtroppo è quello del decesso, infatti si è trattato di 3 vittime di quella che si può definire come guerra di classe: “Lunedì 20 luglio a Torino abbiamo promosso tre manifestazioni in una sola giornata: tre manifestazione per tre morti. La prima davanti all’Ispettorato del Lavoro con gli autisti e i camionisti delle azienda in appalto BRT, in seguito alla morte del loro compagno di lavoro Antonino Gala sul piazzale del magazzino di Settimo Torinese, schiacciato dal suo stesso camion. Dalle prime ricostruzioni pare non avesse inserito correttamente il freno a mano. Quello che raccontano però i i suoi compagni di lavoro, anche delle numerose altre aziende appaltatrici che operano per il colosso dei corrieri, è una condizione diffusa di stress, sovraccarico di lavoro, oppressione di capi e responsabili, paura di incorrere in sanzioni e addebiti di danni per qualsivoglia sinistro possa accadere nelle lunghe ore di lavoro. Condizione che non è affatto terminata dopo la morte di Antonino Gala. Anzi, soprattutto nei confronti dei lavoratori iscritti al Si Cobas, i comportamenti oppressivi (“Bartolini non vi vuole”, “siete indesiderati” solo alcune delle frasi pronunciate) e le discriminazioni, inclusi demansionamenti illegittimi e spostamenti di giri e turni, sono sempre più frequenti. La seconda manifestazione è stata davanti al tribunale di Torino, sempre con la nutrita partecipazione degli autisti appalti BRT; dove nel pomeriggio è arrivata la storica sentenza – la prima in Italia – che condanna l’azienda Af Logistics e il suo preposto Pasquale Martucci per il suicidio nel 2023 di un camionista della piattaforma GS Carrefour di Rivalta. Il camionista Renato Fesce si era tolto la vita tartassato e prigioniero oltre ogni limite del lavoro, dell’aggressività del capo, dei turni massacranti, e della parallela paura di perdere il lavoro. La sentenza è arrivata anche grazie alla costituzione come parte civile del SI Cobas (rappresentato dall’avvocato D’Amico), che ha permesso di celebrare con serietà e fino in fondo un processo che altrimenti rischiava di finire anzi tempo. Il Si Cobas è presente da anni nell’azienda e da anni lotta con un gruppo di autisti per aumenti di salario, condizioni di sicurezza dei viaggi e delle consegne e serenità sul lavoro. Davanti alla piattaforma Carrefour di Rivalta si erano svolti anche gli scioperi della logistica dell’ottobre 2021 e lo sciopero contro il genocidio in Palestina del 23 febbraio 2024. La terza manifestazione è stata il corteo nel quartiere proletario di Barriera di Milano per rivendicare GIUSTIZIA PER FAKIR, il facchino ammazzato domenica a Bologna dalla polizia di Stato, sotto gli occhi di tutti. Una violenza inaudita, frutto anche del senso di impunità delle forze dell’“ordine” rafforzato dai decreti sicurezza del governo Meloni e dal clima di propaganda anti-immigrati spinto dall’economia di guerra. Una violenza che resterà impunita senza la mobilitazione massiccia di tutti noi lavoratori e lavoratrici, italiane e immigrate.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello del licenziamento per motivi chiaramente pretestuosi della storica coordinatrice RSU dell’Ospedale San Raffaele di Milano, Margherita Napoletano. L’avevamo giusto sentita qualche settimana fa per il provvedimento disciplinare che le era stato inflitto dalla direzione dell’ospedale come chiaro atto intimidatorio rispetto all’instancabile azione sindacale da lei svolta; oggi, dopo una conferenza stampa avvenuta lunedì e promossa dal sindacato di cui Margherita fa parte, la CUB, l’abbiamo intervistata mentre è in corso il suo sciopero della fame da incatenata nella struttura dell’ospedale. Ci siamo fatti raccontare dalla sua voce come sono andati i fatti che hanno portato al licenziamento e le risposte che sono state messe in campo, con la solidarietà delle altre sigle sindacali, utenza dell’ospedale e colleghe e colleghi. Una risposta forte e necessaria per un attacco vergognoso alla rappresentanza sindacale e al diritto di sciopero, che l’ospedale San Raffaele spera di infliggere senza conseguenze. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia telefonica di Clem dell’Assemblea Pdm/Pdb sullo sciopero del personale ferroviario al quale hanno aderito con CUB e SGB che lo hanno lanciato. Da lui ci siamo fatti ricordare le rivendicazioni di chi lavora in ferrovia e che è costretto periodicamente a rinunciare a giorni di paga per cercare di farsi ascoltare da azienda ed istituzioni con gli scioperi, per quanto la Commissione di Garanzia dello Sciopero (paradossalmente) cerchi puntualmente di mettergli i bastoni tra le ruote. L’adesione a questo ultimo sciopero sono state infatti molto alte non a caso, tra morti sul lavoro che si susseguono, organizzazione degli orari lavorativi e non solo insostenibili e la piaga delle mansioni appaltate a ditte esterne, si vuole dare un chiaro messaggio a chi continua a gettare fumo negli occhi rispetto ai problemi reali del pase, con grandi opere e messaggi xenofobi. Buon ascolto
Puntata del 28/07/2026@1
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia di Fabio del SiCobas Torino sulla loro giornata di mobilitazione del 20 luglio, che ha compreso ben tre manifestazioni nella stessa giornata. Il filo conduttore purtroppo è quello del decesso, infatti si è trattato di 3 vittime di quella che si può definire come guerra di classe: “Lunedì 20 luglio a Torino abbiamo promosso tre manifestazioni in una sola giornata: tre manifestazione per tre morti. La prima davanti all’Ispettorato del Lavoro con gli autisti e i camionisti delle azienda in appalto BRT, in seguito alla morte del loro compagno di lavoro Antonino Gala sul piazzale del magazzino di Settimo Torinese, schiacciato dal suo stesso camion. Dalle prime ricostruzioni pare non avesse inserito correttamente il freno a mano. Quello che raccontano però i i suoi compagni di lavoro, anche delle numerose altre aziende appaltatrici che operano per il colosso dei corrieri, è una condizione diffusa di stress, sovraccarico di lavoro, oppressione di capi e responsabili, paura di incorrere in sanzioni e addebiti di danni per qualsivoglia sinistro possa accadere nelle lunghe ore di lavoro. Condizione che non è affatto terminata dopo la morte di Antonino Gala. Anzi, soprattutto nei confronti dei lavoratori iscritti al Si Cobas, i comportamenti oppressivi (“Bartolini non vi vuole”, “siete indesiderati” solo alcune delle frasi pronunciate) e le discriminazioni, inclusi demansionamenti illegittimi e spostamenti di giri e turni, sono sempre più frequenti. La seconda manifestazione è stata davanti al tribunale di Torino, sempre con la nutrita partecipazione degli autisti appalti BRT; dove nel pomeriggio è arrivata la storica sentenza – la prima in Italia – che condanna l’azienda Af Logistics e il suo preposto Pasquale Martucci per il suicidio nel 2023 di un camionista della piattaforma GS Carrefour di Rivalta. Il camionista Renato Fesce si era tolto la vita tartassato e prigioniero oltre ogni limite del lavoro, dell’aggressività del capo, dei turni massacranti, e della parallela paura di perdere il lavoro. La sentenza è arrivata anche grazie alla costituzione come parte civile del SI Cobas (rappresentato dall’avvocato D’Amico), che ha permesso di celebrare con serietà e fino in fondo un processo che altrimenti rischiava di finire anzi tempo. Il Si Cobas è presente da anni nell’azienda e da anni lotta con un gruppo di autisti per aumenti di salario, condizioni di sicurezza dei viaggi e delle consegne e serenità sul lavoro. Davanti alla piattaforma Carrefour di Rivalta si erano svolti anche gli scioperi della logistica dell’ottobre 2021 e lo sciopero contro il genocidio in Palestina del 23 febbraio 2024. La terza manifestazione è stata il corteo nel quartiere proletario di Barriera di Milano per rivendicare GIUSTIZIA PER FAKIR, il facchino ammazzato domenica a Bologna dalla polizia di Stato, sotto gli occhi di tutti. Una violenza inaudita, frutto anche del senso di impunità delle forze dell’“ordine” rafforzato dai decreti sicurezza del governo Meloni e dal clima di propaganda anti-immigrati spinto dall’economia di guerra. Una violenza che resterà impunita senza la mobilitazione massiccia di tutti noi lavoratori e lavoratrici, italiane e immigrate.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello del licenziamento per motivi chiaramente pretestuosi della storica coordinatrice RSU dell’Ospedale San Raffaele di Milano, Margherita Napoletano. L’avevamo giusto sentita qualche settimana fa per il provvedimento disciplinare che le era stato inflitto dalla direzione dell’ospedale come chiaro atto intimidatorio rispetto all’instancabile azione sindacale da lei svolta; oggi, dopo una conferenza stampa avvenuta lunedì e promossa dal sindacato di cui Margherita fa parte, la CUB, l’abbiamo intervistata mentre è in corso il suo sciopero della fame da incatenata nella struttura dell’ospedale. Ci siamo fatti raccontare dalla sua voce come sono andati i fatti che hanno portato al licenziamento e le risposte che sono state messe in campo, con la solidarietà delle altre sigle sindacali, utenza dell’ospedale e colleghe e colleghi. Una risposta forte e necessaria per un attacco vergognoso alla rappresentanza sindacale e al diritto di sciopero, che l’ospedale San Raffaele spera di infliggere senza conseguenze. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia telefonica di Clem dell’Assemblea Pdm/Pdb sullo sciopero del personale ferroviario al quale hanno aderito con CUB e SGB che lo hanno lanciato. Da lui ci siamo fatti ricordare le rivendicazioni di chi lavora in ferrovia e che è costretto periodicamente a rinunciare a giorni di paga per cercare di farsi ascoltare da azienda ed istituzioni con gli scioperi, per quanto la Commissione di Garanzia dello Sciopero (paradossalmente) cerchi puntualmente di mettergli i bastoni tra le ruote. L’adesione a questo ultimo sciopero sono state infatti molto alte non a caso, tra morti sul lavoro che si susseguono, organizzazione degli orari lavorativi e non solo insostenibili e la piaga delle mansioni appaltate a ditte esterne, si vuole dare un chiaro messaggio a chi continua a gettare fumo negli occhi rispetto ai problemi reali del pase, con grandi opere e messaggi xenofobi. Buon ascolto