MuBasta: il Rione Pilastro non vi vuole!ll MuBa, “Museo delle bambine e dei bambini”, è un progetto faraonico voluto dal
Comune di Bologna, i cui costi totali attesi ammontano a 6.355.599 euro. Le
specifiche tecniche, e i render, vengono presentate sul sito del Comune stesso.
Il 30 Dicembre nasce il “Comitato MuBasta”, costituito da residenti del
Pilastro, il cui obbiettivo, dichiarato fin da subito, è impedire la
privatizzazione, e la cementificazione, dei restanti spazi verdi pubblici del
quartiere.
Uno degli elementi centrali evidenziati in svariati comunicati è il rifiuto di
progetti calati dall’alto, inefficaci a rispondere alle reali necessità di chi
abita il Rione Pilastro. La mobilitazione ha saputo delineare una coesistenza
tra tematiche sociali, quali le contraddizioni della gentrificazione e della
marginalizzazione, ed ambientali. Ed è proprio per questo carattere
intersezionale che numerosx solidali sono giuntx in aiuto nel corso dei mesi
successivi.
Di Andrea Bellafoto
Il Comitato, nella speranza di poter bloccare il progetto sul nascere, ha più
volte organizzato presidi sotto Palazzo d’Accursio, sede del Consiglio Comunale,
richiedendo un appuntamento urgente con la Giunta. Nonostante i tentativi,
lunedì 23 febbraio, alle sei di mattina, l’impresa edile, scortata da otto
camionette dei reparti anti-sommossa e una ventina di agenti della digos, ha
iniziato i lavori all’interno dell’area prevista, recintata da novembre.
Il 25, dunque, il Comitato ha deciso di recarsi all’alba al parco, ed unx delle
persone presenti è riuscitx ad arrampicarsi sull’unico platano rimanente. Sono
quindi intervenuti i reparti anti-sommossa, tentando di allontanare con scudi e
manganelli lx residenti e lx solidali presenti. La situazione è rimasta in
stallo per diverso tempo, fin quando diversx giovani del quartiere non sono
giunte al parco, iniziando a colpire ripetutamente le recinzioni del cantiere.
La folla presente, a questo punto altamente variegata in composizione, ha quindi
allontanato gli operai e divelto le recinzioni.
> Gli agenti antisommossa, accerchiati, hanno dovuto retrocedere, fino ad
> abbandonare il parco
Quella sera è stato quindi instaurato il presidio permanente all’interno
dell’area di cantiere. Le giornate successive sono state caratterizzate dalla
creazione di momenti di socialità spontanea, creatività, ed immaginazione di un
parco diverso. Si è delineata una partecipazione altamente diversificata:
famiglie, bambinx e ragazzx del Rione, persone giunte da quartieri diversi e
membri del Comitato. Quest’ultimoè diventato un’entità unica, comprensiva sia
dellx residenti che dellx solidali, il cui ruolo attivo nel mantenimento del
presidio è stato di centrale rilevanza in quelle giornate, durante le quali
elcunx residenti hanno anche realizzato una struttura abitabile in legno attorno
al platano.
LA REPRESSIONE DEL COMITATO
La permanenza nel “parco liberato” è durata fino a lunedì 2 marzo, interrotta da
un violento sgombero, al quale il Comitato, malgrado l’organizzazione
preventiva, non ha potuto opporsi. La questura di Bologna ha disposto uno
schieramento inverosimile di forze dell’ordine: 14 camionette, 2 idranti e 2
blindati.
L’incursione all’interno del presidio è stata anticipata dagli agenti della
Digos, che hanno aperto le tende dove si trovavano lx attivistx e strattonato
con forza chi dormiva sulla struttura in legno, costruita appositamente attorno
al platano nei giorni prima. Nonostante i tentativi di resistenza da parte di
chi si trovava sul posto, sei persone sono state arrestate e portate, nel giro
di un’ora, in questura.
Da quel momento in poi lo scenario è cambiato completamente: è stato impiantato
un controllo permanente del reparto celere, tuttora in vigore, anche nelle ore
notturne. Affinché questa turnazione possa essere garantita, ancora adesso a
Bologna sono presenti in pianta stabile unità di polizia inviate da Milano e
Padova.
Di Andrea Bellafoto
Una volta diffusa la notizia degli arresti, è stato chiamato un presidio
solidale sotto alla Questura, fino a quando, nelle prime ore del pomeriggio, non
sono state ottenute informazioni precise: tre dellx arrestatx verranno
rilasciate in giornata, con diverse accuse a carico, e altrx tre invece saranno
trasferite al carcere della Dozza, in attesa di un processo “in direttissima”.
La repressione subita dal Comitato non ne ha leso la determinazione, e la sera
del giorno stesso è stata indetta un’assemblea urgente, alla quale hanno
partecipato circa 200 persone. Al termine è stata realizzata una “battitura”
sulle nuove recinzioni e la risposta della polizia non si è fatta attendere:
celere schierata e fitto lancio di lacrimogeni, anche ad altezza uomo. Nel giro
di pochi minuti, sono state effettuate alcune cariche a freddo, che hanno
portato all’arresto di altre tre persone.
In questo momento di confusione, sono giuntx lx giovani del Rione, che si sono
unitx nel respingere le forze dell’ordine. Nonostante la polizia abbia tentato
di effettuare dei fermi, la conoscenza del territorio dellx ragazzx del Pilastro
ha impedito che ciò potesse avvenire.
> Qualche ora dopo, due dellx tre arrestatx sono statx rilasciatx dalla
> questura, mentre l’ultimx, giuntx all’ospedale, con un braccio rotto, è stata
> dimessa la mattina seguente
La repressione è continuata fino al 4 marzo: mentre larga parte del Comitato si
era recata alla Dozza in attesa del rilascio dellx arrestatx, la Questura,
approfittando della scarsa presenza al parco, ha tentato di sequestrare i
materiali del presidio. La polizia locale, recatosi sul posto, ha emanato tre
verbali, appellandosi all’articolo 18 TULPS, il quale prevede una pena
pecuniaria per gli organizzatori di una “riunione in luogo pubblico in assenza
di preavviso di tre giorni” che, aggravata dal Pacchetto Sicurezza, ammonta da
1000 a 10.000 euro.
Il presidio, nonostante sia assente una struttura stabile, perdura tutt’oggi, le
attività di coinvolgimento della cittadinanza e di socialità continuano prendere
vita, in vista del “Corteo Rionale” programmato per sabato 7 marzo.
BOLOGNA LABORATORIO DELL’(IN)SICUREZZA MELONIANA
La risposta della questura al percorso MuBasta prosegue la stretta repressiva
nel capoluogo emiliano inaugurata contro il movimento per la Palestina. Il
cambio di passo è avvenuto sia nella violenza poliziesca di piazza che nella
violenza giudiziaria nelle aule del tribunale, forte della copertura creata dai
recenti Ddl Sicurezza.
Negli ultimi mesi a Bologna si sono verificati svariati casi di lesioni gravi
subite dallx manifestantx (caso emblematico quello di Lince), sono stati
recapitati oltre 100 avvisi di inizio indagini, e decine di denunce a
partecipanti del movimento cittadino. Allo stesso modo, il dispiegamento di
forze di polizia contro il Comitato è stato smisurato, con cariche a freddo e
lacrimogeni sparati ad altezza uomo sullx abitanti del quartiere.
La repressione del dissenso risulta ancora più evidente sul piano giuridico: nel
corso di tre giorni sono stati effettuati nove fermi, conclusi con tre detenutx
per due notti in carcere, un “foglio di via” da Bologna, e un insieme di altre
denunce per resistenza, inoltre tre sanzioni amministrative con pene pecuniarie
aggravate dal Pacchetto Sicurezza.
La repressione del percorso è finalizzata a interrompere un percorso di lotta
ecologista e sociale che, nelle settimane scorse, è stato partecipato dal Rione
nella sua interezza: adultx, genitori con figlix piccolx, ragazzx d’ogni età. È
forse questa eterogeneità la più grande novità rispetto ai recenti percorsi
ecosociali a difesa del parco Don Bosco, portata avanti dal Comitato Besta tra
il 2023 ed il 2024, e la nascita del Comitato Giardini San Leonardo nel 2025 in
tutela dell’omonima area verde. Il quartiere tornerà in piazza questo sabato,
con il corteo contro la gentrificazione e la repressione del rione popolare.
La copertina è di Andrea Bellafoto
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