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Quando arriva la noche
A cinque anni dallo sgombero violento del presidio No Tav, viene descritta come una notte frizzante quella tra il 14 e il 15 aprile al cantiere di San Didero, in […] The post Quando arriva la noche first appeared on notav.info.
April 16, 2026
notav.info
Villaggio delle Rose: cronaca di una resistenza urbana tra fango, burocrazia e identità – di Dijana Pavlovic e Paolo Cagna Ninchi
Milano da un po' di tempo a questa parte è preso sempre ad esempio negativo di gentrificatione urbana, quasi fosse il faro della speculazione urbana. Ma Milano, ovviamente, non è solo questo, anzi: è anche specchio di creazione, invenzione e resistenza della marginalità urbana. È questo il caso del Villaggio delle Rose, nella periferia [...]
April 9, 2026
Effimera
ROMA: ENNESIMO ATTACCO AGLI SPAZI SOCIALI. “LOA ACROBAX” SOTTO MINACCIA DI SGOMBERO
Non si fermano gli attacchi agli spazi sociali autogestiti, portando avanti il piano del governo Meloni di criminalizzare e eliminare le esperienze di autorganizzazione, in un ottica repressiva e securitaria. Dopo lo sgombero di spazi storici in tutta Italia, come il Leoncavallo di Milano e l’Askatasuna di Torino, l’ennesima minaccia arriva dritta al quartiere Marconi di Roma, dove dal 2002, l’ex cinodromo abbandonato è tornato libero come LOA Acrobax. Lì hanno preso attività culturali, sport popolare, iniziative antifasciste, di lotta al precariato e musica indipendente. “È necessario parlare di “noi”. Un noi collettivo e cittadino che tra piazze e strade, relazioni decennali e nuove generazioni, tra quartieri distanti km e milioni di persone, costituisce una comunità vitale e un’intelligenza collettiva potentissima” scrivono compagne e compagni invitando all’assemblea cittadina che si terrà mercoledì 25 marzo, alle ore 18.30 presso Acrobax. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervento di Valerio, compagno di Acrobax. Ascolta o scarica. Di seguito il comunicato diffuso: “Ci dicono che abbiamo molto da perdere Noi rispondiamo che abbiamo ancora tanto da realizzare! E’ necessario parlare di “𝙣𝙤𝙞”. Un noi collettivo e cittadino che tra piazze e strade, relazioni decennali e nuove generazioni, tra quartieri distanti km e milioni di persone, costituisce una comunità vitale e un’intelligenza collettiva potentissima. Per questo vi invitiamo 𝙢𝙚𝙧𝙘𝙤𝙡𝙚𝙙ì 25 𝙢𝙖𝙧𝙯𝙤 𝙤𝙧𝙚 18.30 𝙖𝙙 𝘼𝙘𝙧𝙤𝙗𝙖𝙭 𝙥𝙚𝙧 𝙪𝙣’𝙖𝙨𝙨𝙚𝙢𝙗𝙡𝙚𝙖 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖𝙙𝙞𝙣𝙖 su sgomberi e minacce repressive ma, sopratutto, su possibilità, alternative e lotta. 🗣️ LINK GANCIO Per questo 𝙨𝙖𝙗𝙖𝙩𝙤 28 𝙢𝙖𝙧𝙯𝙤 𝙨𝙖𝙧𝙚𝙢𝙤 𝙞𝙣 𝙥𝙞𝙖𝙯𝙯𝙖 𝙘𝙤𝙣 𝙜𝙡𝙞 𝙀𝙦𝙪𝙞𝙥𝙖𝙜𝙜𝙞 𝙙𝙞 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙡𝙖 𝙜𝙪𝙚𝙧𝙧𝙖 𝙙𝙚𝙞 𝙧𝙚 𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙧𝙚𝙜𝙞𝙣𝙚! 👑 Per questo vi aspettiamo 𝙙𝙤𝙢𝙚𝙣𝙞𝙘𝙖 29 𝙢𝙖𝙧𝙯𝙤 𝙥𝙚𝙧 “𝘼𝙘𝙧𝙤𝙗𝙖𝙭 𝙘𝙞𝙩𝙩à 𝙖𝙥𝙚𝙧𝙩𝙖” – una (stra)ordinaria giornata dentro e fuori dall’ex cinodromo della Capitale. 🌞 Mentre nel mondo, sopra le nostre teste, si giocano battaglie di potere e venti di guerra spirano in tutte le latitudini, il piano del governo italiano, che evidentemente ha bisogno di nemici interni per avere carte in più da giocare nella sfida elettorale, va avanti. Come se fosse un gioco di ruolo si stabiliscono gli obiettivi di quella che è una rivincita personale, ma anche una necessità: eliminare le “sacche di resistenza”, togliere di mezzo chi si permette ancora di esprimere il proprio dissenso, chi costruisce quotidianamente una alternativa e la rende possibile. QualcunƏ in questi anni l’ha definita anomalia romana, quel complesso ecosistema di spazi sociali e case occupate, associazionismo dal basso, comitati di quartiere che come piccoli(grandi)neurotrasmettitori costruiscono connessioni, generano impulsi, attivano percorsi, costruiscono possibilità per tuttɜ, in una metropoli complessa e indebitata, laddove ci sarebbe solo cemento, degrado o abbandono. In questi primi mesi dell’anno questa anomalia romana comincia ad essere messa sotto pressione, e dopo aver puntato il faro su Spin Time ed L38 e aver sgomberato ZK, ora lo spazio LOA Acrobax viene identificato come il prossimo tassello di quella guerra alle occupazioni che ha preso il via la scorsa estate con il Leoncavallo, è continuata con Askatasuna, il presidio del Pilastro di Bologna, minaccia Officina99 a Napoli e adesso punta su Roma. Articoli di giornale con illazioni su presunte indagini giudiziarie, la lista degli immobili da sgomberare (redatta dall’allora prefetto Piantedosi ora ministro dell’interno) che ricompare su giornaletti e giornalacci; influencer prezzolati che ci dedicano i loro sproloqui; giornaliste d’assalto alla ricerca di scoop che si insinuano di nascosto; pattuglie in borghese fuori dallo spazio; pressioni relative alla gestione dell’ordine pubblico in vista delle prossime mobilitazioni nazionali e della ripartenza della Global Sumud Flotilla. In questo quadro, una realtà come Acrobax, diventa di slancio una priorità da colpire. Una realtà che ha spinto e continuerà a spingere sempre in direzione ostinata e contraria al Governo neo fascista di Fratelli d’Italia. E lo facciamo con determinazione insieme a tutto quel tessuto sociale che ha riconosciuto e combatte un indirizzo nazionale e internazionale che vuole fascistizzare la società. Da Israele all’Ungheria, dall’Italia all’Argentina, fino ad arrivare agli Stati Uniti. Perché? Perché siamo contro l’economia di guerra che ci stanno imponendo. Perché? Perché siamo consapevoli della precarietà che permea il mercato del lavoro e le nostre vite; consapevoli della pressione fiscale che aumenta, erodendo sempre di più un welfare già impoverito che non permette alle nuove generazioni neanche di immaginarlo, un futuro stabile. Perché? Perché abbiamo ben presente l’idea di città che vogliamo, contro speculazioni, studentati di lusso e consumo di suolo. Perché? Perché laddove chiudono spazi noi li apriamo, spalancando orizzonti e tracciando percorsi di liberazione. Ci vogliono precariɜ perché sanno che laddove manchi un baricentro stabile la reazione è inibita, il timore di non avere il tempo cresce e la forza di immaginare altro si affievolisce, fino a spegnersi. Ma noi acrobatɜ da anni abbiamo imparato a camminare sul filo, da anni abbiamo chiaro il nostro di obiettivo che è costruire e non distruggere: costruire una comunità larga, solidale e accessibile, fatta di relazioni, di sport popolare, di musica, di cultura, di elaborazione e riflessione politica, di condivisione. Capace di trasformare, persino migliorare e supportare la vita di chi lo attraversa. Capace di mettersi in rete con altre realtà per dare corpo e sentimenti alla possibilità, oltre l’utopia, di un mondo dove il fascismo non abbia più ragion d’essere. Conosciamo il nostro valore politico e sociale. Conosciamo quello che si articola e mobilita nei differenti territori di Roma. Siamo, insieme a tante, tantissime realtà vive e attive, spazio del possibile, antidoto all’avanzata di un capitalismo mortifero, fatto di guerre e genocidio e portato avanti incondizionatamente dagli uomini bianchi eterocis che quel potere lo incarnano nel più viscido dei modi. Siamo antidoto all’azzeramento dei diritti, antidoto alla povertà educativa e sociale la cui forbice si allarga sempre di più a discapito di quelle soggettività che occupano le fasce più basse della piramide dei diritti e dei privilegi. E in questo momento, invece di immaginare una chiusura difensiva, vogliamo rilanciare e chiamare a raccolta tutte le intelligenze, le lotte e la fantasia collettiva di questa città, non soltanto per noi ma per tuttɜ. Perché sotto attacco non ci sono solo quattro mura, bensì un’idea di città e di vita che non si può sgomberare, né qui né altrove. Perché la campagna elettorale non si giocherà sulla pelle dell’idea di città e di vita che quotidianamente rendiamo possibile. Perché vogliamo essere argine alla deriva in cui ci vogliono trascinare. Vogliamo essere un’esplosione infestante di forza, determinazione e bellezza. “Non si sgombera un’idea” dicevamo qualche anno fa. E, a distanza di più di 5 anni, lo confermiamo convintamente perché avevamo e abbiamo chiara l’indicazione degli zapatisti: Niente per noi, tutto per tutti! Pensiamo che non si possa accettare di cadere unə alla volta, sarebbe ferita troppo profonda per noi stessɜ e per la nostra città. Sappiamo invece quello che ci hanno insegnato le maree: possiamo trasformare Roma, e non solo, avanzando tuttɜ insieme.”
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
Centinaia in corteo al Pilastro, ora rimettere in discussione il progetto
Si sta concludendo ora il corteo rionale del Pilastro con centinaia di persone, a cui abbiamo partecipato come Potere al Popolo dopo aver contriuito alla mobilitazione e al presidio di questi mesi. Il Pilastro ha dato una risposta di comunità, con serenità e determinazione, all’operazione di militarizzazione messa in campo […] L'articolo Centinaia in corteo al Pilastro, ora rimettere in discussione il progetto su Contropiano.
March 7, 2026
Contropiano
MuBasta: il Rione Pilastro non vi vuole!
ll MuBa, “Museo delle bambine e dei bambini”, è un progetto faraonico voluto dal Comune di Bologna, i cui costi totali attesi ammontano a 6.355.599 euro. Le specifiche tecniche, e i render, vengono presentate sul sito del Comune stesso. Il 30 Dicembre nasce il “Comitato MuBasta”, costituito da residenti del Pilastro, il cui obbiettivo, dichiarato fin da subito, è impedire la privatizzazione, e la cementificazione, dei restanti spazi verdi pubblici del quartiere. Uno degli elementi centrali evidenziati in svariati comunicati è il rifiuto di progetti calati dall’alto, inefficaci a rispondere alle reali necessità di chi abita il Rione Pilastro. La mobilitazione ha saputo delineare una coesistenza tra tematiche sociali, quali le contraddizioni della gentrificazione e della marginalizzazione, ed ambientali. Ed è proprio per questo carattere intersezionale che numerosx solidali sono giuntx in aiuto nel corso dei mesi successivi. Di Andrea Bellafoto Il Comitato, nella speranza di poter bloccare il progetto sul nascere, ha più volte organizzato presidi sotto Palazzo d’Accursio, sede del Consiglio Comunale, richiedendo un appuntamento urgente con la Giunta. Nonostante i tentativi, lunedì 23 febbraio, alle sei di mattina, l’impresa edile, scortata da otto camionette dei reparti anti-sommossa e una ventina di agenti della digos, ha iniziato i lavori all’interno dell’area prevista, recintata da novembre. Il 25, dunque, il Comitato ha deciso di recarsi all’alba al parco, ed unx delle persone presenti è riuscitx ad arrampicarsi sull’unico platano rimanente. Sono quindi intervenuti i reparti anti-sommossa, tentando di allontanare con scudi e manganelli lx residenti e lx solidali presenti. La situazione è rimasta in stallo per diverso tempo, fin quando diversx giovani del quartiere non sono giunte al parco, iniziando a colpire ripetutamente le recinzioni del cantiere. La folla presente, a questo punto altamente variegata in composizione, ha quindi allontanato gli operai e divelto le recinzioni. > Gli agenti antisommossa, accerchiati, hanno dovuto retrocedere, fino ad > abbandonare il parco Quella sera è stato quindi instaurato il presidio permanente all’interno dell’area di cantiere. Le giornate successive sono state caratterizzate dalla creazione di momenti di socialità spontanea, creatività, ed immaginazione di un parco diverso. Si è delineata una partecipazione altamente diversificata: famiglie, bambinx e ragazzx del Rione, persone giunte da quartieri diversi e membri del Comitato. Quest’ultimoè diventato un’entità unica, comprensiva sia dellx residenti che dellx solidali, il cui ruolo attivo nel mantenimento del presidio è stato di centrale rilevanza in quelle giornate, durante le quali elcunx residenti hanno anche realizzato una struttura abitabile in legno attorno al platano. LA REPRESSIONE DEL COMITATO La permanenza nel “parco liberato” è durata fino a lunedì 2 marzo, interrotta da un violento sgombero, al quale il Comitato, malgrado l’organizzazione preventiva, non ha potuto opporsi. La questura di Bologna ha disposto uno schieramento inverosimile di forze dell’ordine: 14 camionette, 2 idranti e 2 blindati.  L’incursione all’interno del presidio è stata anticipata dagli agenti della Digos, che hanno aperto le tende dove si trovavano lx attivistx e strattonato con forza chi dormiva sulla struttura in legno, costruita appositamente attorno al platano nei giorni prima. Nonostante i tentativi di resistenza da parte di chi si trovava sul posto, sei persone sono state arrestate e portate, nel giro di un’ora, in questura. Da quel momento in poi lo scenario è cambiato completamente: è stato impiantato un controllo permanente del reparto celere, tuttora in vigore, anche nelle ore notturne. Affinché questa turnazione possa essere garantita, ancora adesso a Bologna sono presenti in pianta stabile unità di polizia inviate da Milano e Padova. Di Andrea Bellafoto Una volta diffusa la notizia degli arresti, è stato chiamato un presidio solidale sotto alla Questura, fino a quando, nelle prime ore del pomeriggio, non sono state ottenute informazioni precise: tre dellx arrestatx verranno rilasciate in giornata, con diverse accuse a carico, e altrx tre invece saranno trasferite al carcere della Dozza, in attesa di un processo “in direttissima”.  La repressione subita dal Comitato non ne ha leso la determinazione, e la sera del giorno stesso è stata indetta un’assemblea urgente, alla quale hanno partecipato circa 200 persone. Al termine è stata realizzata una “battitura” sulle nuove recinzioni e la risposta della polizia non si è fatta attendere: celere schierata e fitto lancio di lacrimogeni, anche ad altezza uomo. Nel giro di pochi minuti, sono state effettuate alcune cariche a freddo, che hanno portato all’arresto di altre tre persone.  In questo momento di confusione, sono giuntx lx giovani del Rione, che si sono unitx nel respingere le forze dell’ordine. Nonostante la polizia abbia tentato di effettuare dei fermi, la conoscenza del territorio dellx ragazzx del Pilastro ha impedito che ciò potesse avvenire.  > Qualche ora dopo, due dellx tre arrestatx sono statx rilasciatx dalla > questura, mentre l’ultimx, giuntx all’ospedale, con un braccio rotto, è stata > dimessa la mattina seguente La repressione è continuata fino al 4 marzo: mentre larga parte del Comitato si era recata alla Dozza in attesa del rilascio dellx arrestatx, la Questura, approfittando della scarsa presenza al parco, ha tentato di sequestrare i materiali del presidio. La polizia locale, recatosi sul posto, ha emanato tre verbali, appellandosi all’articolo 18 TULPS, il quale prevede una pena pecuniaria per gli organizzatori di una “riunione in luogo pubblico in assenza di preavviso di tre giorni” che, aggravata dal Pacchetto Sicurezza, ammonta da 1000 a 10.000 euro.  Il presidio, nonostante sia assente una struttura stabile, perdura tutt’oggi, le attività di coinvolgimento della cittadinanza e di socialità continuano prendere vita, in vista del “Corteo Rionale” programmato per sabato 7 marzo. BOLOGNA LABORATORIO DELL’(IN)SICUREZZA MELONIANA  La risposta della questura al percorso MuBasta prosegue la stretta repressiva nel capoluogo emiliano inaugurata contro il movimento per la Palestina. Il cambio di passo è avvenuto sia nella violenza poliziesca di piazza che nella violenza giudiziaria nelle aule del tribunale, forte della copertura creata dai recenti Ddl Sicurezza. Negli ultimi mesi a Bologna si sono verificati svariati casi di lesioni gravi subite dallx manifestantx (caso emblematico quello di Lince), sono stati recapitati oltre 100 avvisi di inizio indagini, e decine di denunce a partecipanti del movimento cittadino. Allo stesso modo, il dispiegamento di forze di polizia contro il Comitato è stato smisurato, con cariche a freddo e lacrimogeni sparati ad altezza uomo sullx abitanti del quartiere. La repressione del dissenso risulta ancora più evidente sul piano giuridico: nel corso di tre giorni sono stati effettuati nove fermi, conclusi con tre detenutx per due notti in carcere, un “foglio di via” da Bologna, e un insieme di altre denunce per resistenza, inoltre tre sanzioni amministrative con pene pecuniarie aggravate dal Pacchetto Sicurezza. La repressione del percorso è finalizzata a interrompere un percorso di lotta ecologista e sociale che, nelle settimane scorse, è stato partecipato dal Rione nella sua interezza: adultx, genitori con figlix piccolx, ragazzx d’ogni età. È forse questa eterogeneità la più grande novità rispetto ai recenti percorsi ecosociali a difesa del parco Don Bosco, portata avanti dal Comitato Besta tra il 2023 ed il 2024, e la nascita del Comitato Giardini San Leonardo nel 2025 in tutela dell’omonima area verde. Il quartiere tornerà in piazza questo sabato, con il corteo contro la gentrificazione e la repressione del rione popolare. La copertina è di Andrea Bellafoto SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo MuBasta: il Rione Pilastro non vi vuole! proviene da DINAMOpress.
March 7, 2026
DINAMOpress
Dopo i lacrimogeni, multe al Pilastro contro il presidio
Come Potere al Popolo pensiamo che lo “scontro” interno alla maggioranza non dica nulla nel merito della questione del Pilastro, dica tutto su una maggioranza comunale totalmente irregimentata, dove non c’è nessun margine di discussione anche quando una zona popolare viene investita con tutta la forza della repressione, fisica ed […] L'articolo Dopo i lacrimogeni, multe al Pilastro contro il presidio su Contropiano.
March 5, 2026
Contropiano
Bologna. Il Comune affida al governo Meloni la militarizzazione del Pilastro
Le giornate del Pilastro sono diventate una questione nazionale: un rione abbandonata dalla giunta comunale che chiede di ridiscutere un progetto di cementificazione, che chiede collegamenti, servizi e dignità al pari di ogni altra zona di Bologna è stato consegnato alla militarizzazione del governo Meloni. In questo senso, nessuno tra […] L'articolo Bologna. Il Comune affida al governo Meloni la militarizzazione del Pilastro su Contropiano.
March 4, 2026
Contropiano