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Milano, il mattone e l’inclusione: i rom devono andarsene, gli interessi immobiliari possono restare
A Milano ci sono case che esistono da oltre vent’anni ma devono scomparire e case che esistono soltanto nei progetti, ma hanno già un posto nel futuro della città. Le prime appartengono ai rom del Villaggio delle Rose a Chiesa Rossa. Le seconde compaiono nei progetti immobiliari intorno a Cascina Basmetto, poco distante. Mettere queste due storie una accanto all’altra permette di guardare la vicenda di Chiesa Rossa da un’angolazione rimasta fuori dal dibattito. Il Villaggio delle Rose è un insediamento autorizzato e allestito dal Comune. Le famiglie hanno acquistato le proprie abitazioni prefabbricate, le hanno sistemate, ci hanno cresciuto figli e nipoti. Quando, nel dicembre 2024, l’amministrazione ha deciso il «superamento» del campo, gli abitanti hanno proposto una cooperativa a proprietà indivisa: mettere in comune le case, assumersi la gestione del villaggio, realizzare gli adeguamenti necessari con risorse proprie. Sessantatré famiglie hanno formalizzato il proprio interesse. È stato coinvolto l’architetto Giovanni La Varra, è stato elaborato un progetto e sono stati raccolti fondi. Festa di compleanno al Villaggio delle Rose Una proposta che prende sul serio proprio l’obiettivo dichiarato dal Comune: superare il campo. Trasformare un luogo amministrato come un problema sociale in una comunità che governa il proprio abitare. Il Comune ha aperto il confronto. Poi il percorso si è arenato sulla questione ambientale. La presenza di contaminanti nel sottosuolo è stata presentata come ragione per sgomberare l’intera area, ma nella risposta ricevuta dalla comunità, ARPA ha chiarito che non esiste un divieto generale di effettuare la caratterizzazione in presenza di persone, purché siano garantite le condizioni di sicurezza. Bisogna dunque stabilire come eseguire le indagini e quali precauzioni adottare. L’obbligo tecnico di mandare via tutti non esiste. Gli abitanti chiedono di conoscere i dati prima di perdere le case. Fare la caratterizzazione, valutare il rischio, capire se e dove occorra intervenire, riprendere il progetto della cooperativa sulla base dei risultati. Nel frattempo, il Comune assegna con insistenza 60 alloggi temporanei a famiglie che un’abitazione la possiedono già. In una città attraversata dall’emergenza abitativa, con quasi 500 famiglie in attesa di un alloggio SAT, anche questa scelta merita una spiegazione. Nel racconto pubblico tornano criminalità, degrado, bambini che non vanno a scuola. Gli episodi di criminalità vanno affrontati individuando i responsabili. È folle pensare che un criminale smetta di essere criminale se lo si mette in una casa popolare. Le difficoltà scolastiche vanno ricostruite insieme alla soppressione dello scuolabus, alle richieste delle famiglie di ripristinarlo e ai molti progetti inutili e strafinanziati negli anni, che sono serviti a tutti meno che ai bambini e ai genitori. Le condizioni ambientali vanno lette anche attraverso le denunce formali degli abitanti contro gli sversamenti intorno al campo commessi da quelli che arrivano da fuori e i solleciti per ottenere interventi sulle fogne. La storia documentata del Villaggio contiene tutto questo. Ridurla a quelle poche parole d’ordine, oltre a esprimere razzismo, rende più facile sgomberare e più difficile capire. Poi c’è il territorio intorno. Lo studio AG&P pubblica un progetto del 2011 intitolato «Urbanizzazioni Cascina Basmetto»: superficie indicata di 30.000 metri quadrati, cliente URBAM, progetto architettonico di Dante O. Benini & Partners. Nel 2017 l’Associazione per il Parco Sud Milano descriveva una proposta della cooperativa CMB da 435 appartamenti in edifici di sette piani. Sono documenti di una lunga vicenda progettuale, non la prova di un cantiere imminente, ma l’interesse a costruire in quella zona ha nomi, numeri e una storia. E ha una cornice urbanistica. Il PA4 Basmetto prevede diritti edificatori e ne disciplina l’utilizzo, consentendo anche il trasferimento parziale in altre aree della città. Le modifiche del 2019 hanno introdotto tutele e possibilità di diversa localizzazione, senza cancellare quei diritti. Nella proposta comunale per il superamento di Chiesa Rossa compare, inoltre, una formula che merita attenzione: «mancata valorizzazione delle proprietà comunali». Il patrimonio e il suo valore fanno dunque parte delle motivazioni scritte dall’amministrazione. Non abbiamo documenti che dimostrino che lo sgombero sia stato deciso per favorire un operatore immobiliare. Abbiamo però elementi sufficienti per porre una questione: quali interessi economici possono beneficiare della scomparsa del Villaggio? Non occorre costruire sulle sue case. Se la presenza rom viene considerata un ostacolo alla vendita delle abitazioni vicine, il pregiudizio può diventare un vantaggio economico per chi riesce ad allontanarla. A Chiesa Rossa le famiglie rischiano di perdere un patrimonio reale: case acquistate, risparmi investiti, relazioni costruite. Intorno a Cascina Basmetto esiste una prospettiva di valorizzazione immobiliare. Prima di chiamare tutto questo «inclusione», sarebbe necessario spiegare quale valore si vuole proteggere, quale si accetta di distruggere e a beneficio di chi. Redazione Milano
October 22, 2026
Pressenza
Villaggio delle Rose, lettera aperta degli abitanti a Beppe Sala, sindaco di Milano
Siamo i Rom italiani del “campo di via Chiesa Rossa” che noi chiamiamo Villaggio delle Rose perché per noi non è un campo. Siamo Rom di origini croate – 70 famiglie, 250 persone dai fascisti durante la Seconda Guerra Mondiale nei campi di internamento in Sardegna. Tra i nostri nonni e genitori ci sono partigiani come Tzigari della brigata Osoppo. Abbiamo avuto internati nei campi di sterminio di Dachau e altri. Siamo arrivati a Milano negli anni ’60 e abbiamo lavorato alla costruzione della montagnetta di San Siro. Dopo diversi spostamenti in città nel 2000 il Sindaco Albertini decise di assegnarci questo spazio con un regolamento a tempo indeterminato. Ci sembrava un sogno: a ogni famiglia è stata data una piazzola e un bagno dicendoci che potevamo posizionare roulotte, case mobili o case prefabbricate. Abbiamo pensato: “Finalmente un posto per il nostro futuro dove far crescere i figli!” Sono passati 26 anni, le cose sono andate un po’ bene, un po’ male. Non neghiamo che ci siano stati problemi, ma ci sono state anche cose belle. Abbiamo costruito un monumento al Porrajmos, il genocidio di rom e sinti durante la seconda guerra mondiale, il primo in Italia. Ogni 27 gennaio le associazioni di zona, come l’ANPI, depongono una corona di fiori sul monumento il preside della scuola vicina partecipa con più di 100 bambini alla cerimonia. Da Pisapia in poi abbiamo preso una posizione politica chiara, abbiamo scelto e votiamo a ogni elezione il centro sinistra perché lo credevamo più attento a rispettare le identità e le differenze. Abbiamo ospitato dibattiti politici nel nostro villaggio con figure come Emanuele Fiano e Cecilia Strada, oltre a candidati sindaci, presidenti di zona e consiglieri. Non vogliamo idealizzare il Villaggio. Ci sono stati problemi, anche gravi, ma le responsabilità individuali non possono diventare una condanna collettiva. Disperdere le famiglie in diversi quartieri non risolve quei problemi, ma ne crea altri più gravi: a parte la reazione ostile degli altri abitanti – “arrivano gli zingari” – si rompono i legami familiari, i rapporti con la scuola e perderemo la nostra lingua, patrimonio della nostra minoranza. Non comprendiamo perché una comunità che chiede di assumersi responsabilità anziché dipendere dall’assistenza pubblica debba essere dispersa proprio in nome dell’inclusione. Quando la Giunta ha deciso di “superare” il campo nel dicembre 2024, abbiamo proposto un’alternativa concreta: una cooperativa di abitanti a proprietà indivisa, con un progetto urbanistico per trasformare il Villaggio, adeguare le strutture e assumere direttamente la responsabilità della gestione. Il Comune ha aperto un tavolo ufficiale e riconosciuto il valore della proposta, ci siamo organizzati, abbiamo costruito il progetto con lo studio La Varra, preparato lo statuto, raccolto fondi. Intanto il Comune proponeva alle famiglie degli alloggi provvisori (case SAT). Molti hanno firmato per paura di finire in mezzo una strada e comunque hanno mantenuto l’adesione alla cooperativa. Nel 2025 in previsione dell’uso residenziale del terreno il Comune ha fatto una verifica parziale sull’inquinamento, in base alla quale ha poi chiesto ad Arpa un esame completo, dicendoci che dovevamo allontanarci e che dopo la bonifica saremmo potuti tornare. Noi abbiamo chiesto di fare la verifica, la caratterizzazione del terreno, senza espulsione delle famiglie che non vanno nelle case SAT e in base ai risultati si sarebbe saputo che fare. Gli assessori ci hanno detto che in base alle prescrizioni di ARPA era “imprescindibile” sgomberare completamente l’area per effettuare la caratterizzazione del terreno e che dopo i sondaggi non sarebbe stato possibile rientrare. Abbiamo chiesto chiarimenti direttamente ad ARPA, che ci ha detto che loro eseguono le caratterizzazioni senza allontanare nessuno, purché siano garantite le condizioni di sicurezza degli operatori e il terreno sia sgombero dai “rifiuti”,  non dai rom. ARPA non ha prescritto lo sgombero generalizzato che ci è stato presentato come tecnicamente obbligatorio. Abbiamo chiesto un incontro di chiarimento con gli assessori, ma non abbiamo avuto risposta. Abbiamo incontrato consiglieri e capi gruppo, per spiegare la situazione e trovare una soluzione di buon senso. Ci fanno sapere che è stata chiesto al prefetto di Milano lo sgombero delle nostre famiglie. Noi siamo sempre stati in buona fede nel lungo percorso della trattativa, abbiamo creduto alla condivisione del progetto di cooperativa come una soluzione innovativa e positiva per la nostra comunità e per l’amministrazione. Perché dirci cose non vere? Lo sgombero significa che due anni di discussione sulla cooperativa coprivano solo la volontà di chiudere il “campo”? Quando si parla di Rom, basta dire criminalità, sicurezza, bambini che non vanno a scuola e tutti fanno un passo indietro. Siamo abituati a essere tutti colpevoli degli errori dei singoli, ma non siamo tutti uguali e vogliamo rispetto per quello che ciascuno di noi è. E poi,  se fossimo tutti criminali è meglio tenerci in un posto controllabile o disperderci nelle periferie milanesi? Signor sindaco, se è ancora valida la soluzione cooperativa, perché non si fa la caratterizzazione del terreno senza sgomberare nessuno e dopo, in base a risultati certi, si decide cosa fare di noi e del nostro progetto? Milano vive una gravissima emergenza abitativa. Perché destinare 70  alloggi SAT a famiglie che hanno già una casa regolare e hanno proposto di realizzare autonomamente la propria soluzione abitativa, mentre tante altre famiglie aspettano un alloggio? Quale vantaggio ne ricava la città? Infine ci sono le nostre case. Sono abitazioni mobili e prefabbricate, acquistate e migliorate negli anni, sulle piazzole assegnate dal Comune. Rappresentano il principale patrimonio economico costruito in una vita. Nell’ordinanza si prevede che i beni lasciati nell’area siano considerati abbandonati e smaltiti. Ma come si può considerare abbandonato un bene che il proprietario è costretto a lasciare? Signor Sindaco, non chiediamo privilegi e non ci opponiamo al cambiamento. Chiediamo che venga riconosciuta la nostra capacità di scegliere e costruire il nostro futuro,  senza dover rinunciare alla nostra identità e alla vita comunitaria. Le chiediamo di aiutarci, di sospendere lo sgombero e, se può, di incontrarci per verificare concretamente le alternative, la tutela della nostra comunità, delle nostre abitazioni e la possibilità di realizzare la cooperativa non con soluzioni violente, ma di buon senso. Gli abitanti del Villaggio delle Rose Redazione Milano
October 12, 2026
Pressenza
Askatasuna vuol dire libertà: operazione di polizia a seguito della manifestazione del 31 gennaio 2026
Questa mattina sono state effettuate 12 perquisizioni ai danni di compagni e compagne per un totale di 19 richieste di misure cautelari che vanno dal carcere all’obbligo di firma, tutte prevedono il passaggio preliminare all’interrogatorio di garanzia. Un’operazione a firma Paolo Scafi, pm dalla penna facile quando c’è da fare […] L'articolo Askatasuna vuol dire libertà: operazione di polizia a seguito della manifestazione del 31 gennaio 2026 su Contropiano.
October 11, 2026
Contropiano
REGGIO EMILIA: LA QUESTURA VIETA IL PRESIDIO PERMANENTE IN DIFESA DEL BOSCO OSPIZIO, ATTIVISTE E ATTIVISTI IN CONSIGLIO COMUNALE
La Questura di Reggio Emilia ha deciso di negare – da oggi, martedì 6 ottobre 2026 – lo spazio per il presidio permanente in corso ormai da agosto a Campo di Marte 2 in difesa dell’adiacente Bosco Ospizio, devastato dalle ruspe tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, dopo lo sgombero poliziesco del presidio permanente, per fare spazio a unsupermercato Conad. Per attiviste e attivisti rimane, invece, la possibilità di radunarsi sulla via Emilia, per poche ore e circondati dalle forze di polizia. Intanto, ieri sera, lunedì 5 ottobre, si è svolto un nuovo presidio sotto e dentro il Municipio, in occasione del Consiglio comunale reggiano, per protestare contro il divieto imposto dalla Questura. Domenica 4 ottobre, invece, attiviste e attivisti sono entrati in un altro supermercato Conad in città per una “carrellata” simbolica: sono entrai e usciti, in un centinaio di persone, con i carrelli vuoti e intonando cori contro la devastazione del Bosco Ospizio. Su Radio Onda d’Urto gli aggiornamenti con Alessia, dell’Assemblea del Bosco Ospizio di Reggio Emilia. Ascolta o scarica.
October 6, 2026
Radio Onda d`Urto
Iniziati i lavori di abbattimento di Bosco Ospizio, continuano i blocchi dei lavori
Bosco Ospizio è un’area di quarantacinquemila metri quadrati collocata all’interno del quartiere di Ospizio di Reggio Emilia. Venticinque anni fa era uno ospizio, una volta demolito ha lasciato spazio all’avanzare di una nuova natura, andando nel tempo a creare un vero e proprio bosco urbano. A partire dal 2024 Conad ha individuato un interesse, palesemente economico, nella costruzione di un nuovo supermercato (in aggiunta alle 62 già presenti in città) e una palazzina multiservizi. Si è iniziato a parlare di un potenziale progetto, da qui nasce spontaneamente l’Assemblea di Bosco Ospizio. Il 30 ottobre, è avvenuto lo sgombero del presidio permanente di Bosco Ospizio e sono iniziati i lavori di cementificazione per fare spazio al supermercato Conad. Il giorno seguente, sin dalle sei del mattino, centinaia di persone si sono radunate davanti ai cantieri per fermare le ruspe e difendere l’area verde dall’ennesima colata di cemento. Nonostante l’ampio dispiegamento di polizia, che ha cinto l’area, decine di attivisti sono riusciti a entrare nei cantieri e fermare temporaneamente i lavori mentre un corteo bloccava la via Emilia. Dopo qualche ora, le persone introdottosi nell’area sono state allontanate e i lavori sono ripresi. Ne parliamo con Ilaria di Bosco Ospizio, in collegamento da Reggio Emilia. Per lunedì 5 ottobre sono chiamati due appuntamenti a Reggio Emilia: h 17 e 30 davanti alla sede (spostata) del consiglio comunale e poi h 19 in piazza Prampolini per l’assemblea plenaria.
October 5, 2026
Radio Blackout - Info
Reggio Emilia. La battaglia a difesa del Bosco Ospizio. Dopo le ruspe e i blindati arrivano i fogli di via
All’alba del 30 settembre Bosco Ospizio ha smesso di essere soltanto il luogo di una controversia urbanistica e ambientale. Le ruspe sono entrate nell’area di via Emilia Ospizio accompagnate da un consistente schieramento di forze dell’ordine. Polizia in assetto antisommossa, Digos, carabinieri e polizia locale hanno presidiato gli accessi mentre […] L'articolo Reggio Emilia. La battaglia a difesa del Bosco Ospizio. Dopo le ruspe e i blindati arrivano i fogli di via su Contropiano.
October 2, 2026
Contropiano
Roma. Sabato la manifestazione nazionale per Spin Time
Contro lo sgombero dell’occupazione Spin Time sabato 19 settembre a Roma è stata convocata una manifestazione nazionale. L’appuntamento è alle ore 14 a Piazza della Repubblica, fine corteo a Piazza Vittorio Emanuele. Secondo gli organizzatori la manifestazione del 19 vuole essere un corteo animato e unitario che metta al centro […] L'articolo Roma. Sabato la manifestazione nazionale per Spin Time su Contropiano.
September 18, 2026
Contropiano
SpinTime: continua la mobilitazione\Manifestazione nazionale
Dopo l’incendio dello scorso 29 luglio e l’evacuazione dell’immobile di via Santa Croce in Gerusalemme, la comunità di Spin Time continua infatti la propria mobilitazione sui temi del diritto all’abitare, della solidarietà e della costruzione di una città inclusiva e accessibile. Con un militante di SpinTime abbiamo ripercorso quanto successo negli scorsi mesi e le prospettive di lotta a partire dal weekend di mobilitazione del 19|20 settembre. Il 19 settembre è previsto un corteo nazionale, con partenza da via Santa Croce in Gerusalemme. Il 20 settembre si terrà un’assemblea, per proseguire il confronto tra realtà sociali, associazioni, reti e movimenti.
September 18, 2026
Radio Blackout - Info