Atene, Prosfygika resiste. Amnesty International chiede di fermare gli sgomberi
130 giorni di sciopero della fame, l’ONU esamina il caso, il Parlamento Europeo
si mobilita e cresce la solidarietà internazionale, ma le autorità greche
confermano il piano di espulsione dei 400 residenti della storica comunità
autogestita di Atene.
La battaglia di Prosfygika entra in una fase sempre più drammatica. Ad Atene,
nel cuore della capitale greca, Aristotelis Chantzisha raggiunto il 130° giorno
di sciopero della fame contro il progetto di sgombero e riqualificazione della
storica comunità occupata, mentre cresce la pressione internazionale sulle
autorità elleniche affinché fermino il piano di espulsione dei circa 400
residenti del quartiere. La protesta, iniziata il 5 febbraio, è ormai diventata
uno dei più importanti conflitti urbani e sociali d’Europa. Le condizioni di
salute di Chantzis sono gravemente peggiorate e la preoccupazione per la sua
vita aumenta di giorno in giorno. Al suo fianco c’è Suzon Doppagne, che il 1°
maggio ha avviato uno sciopero della fame in solidarietà e si avvicina ormai ai
cinquanta giorni di digiuno. Altri membri della comunità, alcuni dei quali con
seri problemi di salute, hanno annunciato la loro intenzione di unirsi alla
protesta se le autorità continueranno a ignorare le richieste della comunità.
Al centro della vertenza vi è il piano approvato nel giugno 2025 dal governo
regionale dell’Attica, che prevede lo sgombero e la cosiddetta
“riqualificazione” di Prosfygika. L’intervento sarà finanziato con circa 15
milioni di euro provenienti dall’Unione Europea. Gli abitanti denunciano però
che nessuna soluzione concreta è stata presentata per garantire il
ricollocamento delle centinaia di persone che vivono nel quartiere: famiglie con
bambini, rifugiati, anziani, pazienti oncologici, parenti di malati ricoverati
nei vicini ospedali e persone inserite in programmi di recupero e
disintossicazione.
Quella che viene presentata come un’operazione di edilizia sociale viene
contestata da residenti, giuristi e organizzazioni per i diritti umani come un
possibile caso di espulsione sociale e gentrificazione. Il timore è che dietro
la retorica della rigenerazione urbana si nasconda la cancellazione di una delle
più significative esperienze di autogestione, mutualismo e solidarietà presenti
nella capitale greca.
Negli ultimi mesi il caso ha assunto una dimensione internazionale sempre più
rilevante. Una delegazione della comunità si è recentemente recata a Bruxelles,
dove ha incontrato oltre venti eurodeputati. Secondo quanto riferito
dall’avvocato Nikos Kolokotronis, membro della Commissione per la Promozione e
la Difesa della Comunità e della sua Memoria Collettiva, tutti gli
europarlamentari incontrati si sono impegnati a sostenere la lotta di Prosfygika
attraverso interrogazioni parlamentari, dichiarazioni pubbliche e iniziative
politiche urgenti. Particolare attenzione è stata rivolta alle presunte
irregolarità che caratterizzerebbero il contratto finanziato dall’Unione
Europea, incluse possibili violazioni dei principi di partecipazione e
consultazione delle comunità interessate. Anche Amnesty International è
intervenuta pubblicamente. Il 27 aprile l’organizzazione ha chiesto la
sospensione immediata dei piani di sgombero forzato, esprimendo forte
preoccupazione per possibili violazioni di diritti fondamentali e
costituzionalmente garantiti. Amnesty ha invitato le autorità greche a esaminare
le richieste avanzate dagli scioperanti della fame e dagli abitanti del
quartiere nel rispetto degli standard internazionali sui diritti umani.
Nel frattempo la vicenda è arrivata anche alle Nazioni Unite. Una denuncia
formale è stata infatti presentata al Relatore Speciale ONU sul diritto a
un’abitazione adeguata, che avrebbe deciso di assumere il caso alla luce delle
possibili implicazioni in materia di diritti umani derivanti dal previsto
sgombero.
La comunità di Prosfygika continua intanto a mobilitarsi e ha lanciato un
appello per una nuova manifestazione in piazza Syntagma, ad Atene e per
iniziative di solidarietà in Grecia e nel resto del mondo. Nella dichiarazione
diffusa dagli abitanti si legge che questa è una lotta che riguarda la dignità,
la sopravvivenza e il diritto all’autodeterminazione di una comunità che da anni
costruisce dal basso forme di sostegno reciproco, accoglienza e convivenza.
Prosfygika non è soltanto un quartiere. È un simbolo di resistenza urbana e
sociale. Per i suoi abitanti il conflitto in corso non riguarda esclusivamente
la difesa di alcune abitazioni, ma la sopravvivenza di un’esperienza collettiva
che rappresenta un’alternativa concreta alla mercificazione delle città e alla
trasformazione dello spazio urbano in terreno di profitto. Dopo 130 giorni di
sciopero della fame, e con l’attenzione di Amnesty International, del Parlamento
europeo e delle Nazioni Unite ormai puntata sul caso, il futuro di Prosfygika è
diventato una questione che supera i confini della Grecia e interroga l’intera
Europa sul diritto alla casa, alla città e all’autorganizzazione sociale.
Osservatorio Repressione