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Conflitto all’Iran. L'Aeronautica militare italiana vola in Medio Oriente
Sette volte avanti e indietro dalla grande base di Pratica di Mare (Roma) alle infrastrutture aeroportuali di Riyadh (Arabia Saudita), Dubai e Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti). Da mercoledì 4 ad oggi 7 marzo, l’Aeronautica Militare italiana ha effettuato diverse missioni nell’area del Golfo dove si estende a macchia d’olio il conflitto bellico generato dall’attacco USA e Israele contro l’Iran. Secondo quanto rivelato dagli analisti di ItaMilRadar ci sono stati perlomeno 14 voli (sette di andata e sette di ritorno) tra l’Italia ed Arabia Saudita ed Emirati. Nello specifico sono stati impiegati due grandi aerei cisterna Boeing KC-767A (numeri di registrazione MM62227 ed MM62229) in forza al 14° Stormo dell’Aeronautica Militare di Pratica di Mare. Gli scopi delle missioni non sono stati specificati dalla Difesa italiana ma è presumibile che con i velivoli si sia consentito il trasferimento e/o il rimpatrio di una parte dei militari italiani dislocati in alcune basi militari del Golfo, sotto attacco dei droni e dei missili iraniani. “Il tracciato delle rotte dei voli degli ultimi due giorni mostra un consistente movimento a navetta operato da due aerei cisterna KC-767A”, scrive ItaMilRadar. “Fin dall’inizio della settimana, l’aereo aveva effettuato diversi viaggi di andata e ritorno da Pratica di Mare a diverse destinazioni del Golfo Persico, principalmente Riyadh, Dubai ed Abu Dhabi. La flotta degli aerei KC-767A dell’Aeronautica italiana è normalmente impiegata per missioni di rifornimento in volo e trasporto strategico. Tuttavia, oltre alle operazioni di rifornimento di carburante, questo aereo può trasportare anche passeggeri e carichi vari, rendendolo adatto per la movimentazione rapida del personale durante situazioni di emergenza”. Data la frequenza dei voli, gli analisti ritengono che si sia trattato di uno sforzo operativo di natura logistica più che di un’attività di trasporto rutinaria. “L’Italia mantiene diverse presenze militari nell’area e periodi altissima tensione regionale possono aver condotto ad una movimentazione precauzionale del personale”, conclude ItaMilRadar. Intanto stamani è atterrato nello scalo di Trapani Birgi un aereo C130 dell’Aeronautica con a bordo alcuni piloti italiani provenienti dal Kuwait. Dalla fine di gennaio, i militari erano impegnati in attività di addestramento presso la base aerea di Ali al Salem, colpita dagli attacchi iraniani che avevano danneggiato due edifici e due hangar che ospitavano alcuni caccia Eurofighter Typhoon in dotazione al 37° Stormo, reparto delle forze aeree di stanza proprio nello scalo siciliano.
March 7, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Leonardo, affari di guerra: delegazione nigeriana supervisiona la maxi commessa di 1,2 miliardi
Il ministro della Difesa del Paese africano è stato ospite della Divisione elicotteri della società italiana a Vergiate e di quella aerea a Venegono Inferiore Supermarket Leonardo SpA per le forze armate della Nigeria. Il 17 ottobre 2025 il ministro della difesa nigeriano Mohammed Badaru Abubakar si è recato in visita a due stabilimenti lombardi della holding produttrice di sistemi bellici. Badaru Abubakar è giunto in Italia con la delegazione governativa guidata dal presidente Bola Ahmed Tinubu, in visita ufficiale a Roma per partecipare all’AQABA Process Meeting, l’iniziativa di cooperazione internazionale anti-terrorismo in Africa occidentale promossa dalla Presidenza del consiglio italiana e dal Regno di Giordania. Nello specifico il ministro della difesa nigeriano è stato ospite della Divisione elicotteri di Leonardo a Vergiate e di quella aerea a Venegono Inferiore (Varese). Nei due stabilimenti sono in via di realizzazione gli elicotteri d’attacco AW109 “Trekker” e i caccia-intercettori M-346 destinati all’Aeronautica militare della Nigeria. A Vergiate il ministro Badaru Abubakar ha avuto modo di ispezionare le operazioni di assemblaggio dei “Trekker”: tre di questi velivoli sono già pronti per la consegna; altri tre saranno completati entro la fine dell’anno e gli ultimi quattro nei primi mesi del 2026. Grazie agli elicotteri AW-109 di Leonardo, l’Aeronautica militare nigeriana punta a rafforzare le sue capacità di supporto al combattimento, trasporto aereo tattico ed evacuazione medica. A Venegono Inferiore è stato possibile assistere alle operazioni di assemblaggio dei caccia M-346. Si tratta di una versione modificata dell’addestratore avanzato del tipo “light combat”, con capacità multiruolo per missioni di supporto aereo avanzato e ricognizione tattica. La Nigeria ne ha ordinati 24. Il valore stimato della commessa è di 1,2 miliardi di euro; oltre alla fornitura dei velivoli, Leonardo assicurerà la loro manutenzione in Nigeria per 25 anni. Tre caccia sono in avanzata fase di produzione, mentre per altri tre prenderanno il via a breve i test di volo. La consegna sarà completata in quattro tranche di sei velivoli ciascuno, comprensivi di sistemi d’arma e componenti elettroniche. Secondo le autorità nigeriane, grazie alle caratteristiche delle missioni aria-aria e aria-terra, l’M-346 rafforzerà significativamente le capacità di combattimento delle forze armate nigeriane. “La visita ai due stabilimenti di Leonardo riflette l’attenzione dell’amministrazione Tinubu per le acquisizioni strategiche militari, l’addestramento congiunto e le partnership internazionali in modo da rendere più sicuro lo spazio aereo della Nigeria”, riporta il comunicato emesso dal ministero della Difesa. Negli ultimi anni si sono particolarmente rafforzate le relazioni militari e la cooperazione industriale tra Italia e Nigeria. Un accordo è stato sottoscritto nel 2017 dai rispettivi governi per migliorare l’interscambio di intelligence e operare congiuntamente nel settore navale e anti-terrorismo. Lo scorso anno, ad aprile, le autorità nigeriane hanno annunciato l’intenzione di acquistare da Leonardo i 24 caccia d’attacco M-346 e i 10 elicotteri AW109 “Trekker”. La firma del contratto è stata stipulata a metà ottobre 2024 in occasione della visita in Italia di una delegazione dei ministeri della Difesa e delle Finanze di Abuja, guidata dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Hasan Abubakar. L’accordo con Leonardo prevede che una parte della formazione dei piloti nigeriani sia svolta presso l’International Flight Training School dell’Aeronautica Militare italiana, nella base aerea di Galatina (Lecce) e nello scalo di Decimomannu (Sardegna). Secondo Africa Intelligence, per la selezione dei fornitori dei sistemi di munizionamento degli M-346 di Leonardo, le forze armate nigeriane si sono rivolte ad una società israeliana di gestione della logistica e delle infrastrutture informatiche e di telecomunicazione, Ebony Enterprises Ltd., con quartier generale a Herzliya Pituach, distretto di Tel Aviv. “Tra le principali aziende di difesa contattate per l’armamento dell’aereo M-346 Master della Nigeria ci sono la francese Thales, l’israeliana Elbit Systems e l’europea Nexter”, aggiunge Military Africa. Ancora Elbit Systems e un’altra azienda leader del comparto industriale-militare israeliano, Rafael Advanced Defense Systems Ltd, forniranno componenti cruciali per i caccia, tra cui il sistema radar PESA e varie tipologie di munizioni guidate di precisione. Gli M-346 di Leonardo – secondo Analisi Difesa – saranno dotati inoltre di pod Litening per il puntamento laser degli obiettivi e Reccelite per ricognizione e sorveglianza. Anche i Litening e i Reccelite sono prodotti dalla società israeliana Rafael Advanced Defense Systems. Gli elicotteri AW-109 “Trekker” sono già in dotazione delle forze armate nigeriane. Il 12 novembre 2024 tre di questi velivoli sono stati consegnati alla Marina militare. La cerimonia si è svolta presso l’hangar della Caverton Helicopters Limited (CHL) a Ikeja, Lagos. I tre elicotteri sono stati dotati di un pattino di atterraggio che assicura una migliore capacità di carico e la possibilità di atterrare sui ponti delle unità da guerra. Essi sono utilizzati per effettuare voli di trasporto a lungo raggio e - grazie a sofisticate videocamere FLIR - per svolgere missioni di intelligence e riconoscimento in mare e in terra. Anche l’Aeronautica militare nigeriana si è dotata lo scorso anno di due elicotteri AW109 “Trekker”. I velivoli utilizzano per le attività di manutenzione, riparazione e revisione gli impianti della divisione elicotteri del gruppo Cavetron a Lagos. Leonardo SpA spera di poter fornire alle forze armate nigeriane anche il sistema radar avanzato RAT 31DL/M nell’ambito dell’ambizioso programma MITRACON (Military Total Radar Coverage of Nigeria) promosso dal governo per modernizzare i sistemi di sorveglianza e potenziare la copertura dello spazio aereo. Progettato per rispondere alle esigenze belliche NATO, il radar RAT 31DL/M è un sistema tattico a lungo raggio che opera in L-Band contro le “minacce” rappresentate da aerei, missili e droni.   Articolo pubblicato in Africa ExPress il 15 novembre 2025, https://www.africa-express.info/2025/11/15/leonardo-affari-di-guerra-delegazione-nigeriana-supervisiona-la-maxi-commessa-di-12-miliardi/
February 21, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Trapani Birgi base strategica degli aerei radar AWACS e dei droni AGS della NATO
La Sicilia in guerra raddoppia: dopo Sigonella anche lo scalo aereo di Trapani Birgi assume il ruolo di avamposto strategico per le operazioni militari delle forze armate NATO nello scacchiere russo-ucraino. Martedì 3 febbraio 2026, dopo il fallimento dell’accordo per una “tregua” e la ripresa degli attacchi aerei russi contro le città ucraine, il sito specializzato ItalMilRadar ha tracciato la simultanea ed inedita missione d’intelligence, riconoscimento e sorveglianza (ISR) dello spazio aereo dell’Europa orientale e del Mar Nero da parte di due velivoli decollati dalla Sicilia. Nello specifico, un aereo radar E-3A “Sentry” AWACS della NATO (denominato in codice MAGICS), dopo aver lasciato la base di Trapani ha raggiunto la Polonia orientale per svolgere una lunga attività di monitoraggio dei cieli dell’Ucraina. Nelle stesse ore è decollato da Sigonella un drone RQ-4B “Global Hawk” in dotazione all’US Air Force (denominazione FORTE) che si è poi posizionato in volo sul Mar Nero. “Insieme, i due velivoli segnano un netto passaggio dalla modalità standby al monitoraggio per una rinnovata consapevolezza della situazione in tutto il teatro delle operazioni militari”, spiegano gli analisti di ItaMilRadar. “L’aereo E-3A “Sentry” della NATO era nella posizione ideale per monitorare l’attività aerea e le dinamiche di comando e controllo legate alle operazioni all’interno dell’Ucraina, mentre sorvolava all’interno dello spazio aereo NATO. Queste missioni non sono limitate all’osservazione passiva: l’E-3 fornisce un quadro aereo in tempo reale, traccia le attività dei velivoli e dei missili in volo e opera come nodo chiave per comprendere quanto accade nei periodi di elevata tensione”. Sempre ItaMilRadar ha rilevato che il drone RQ-4B “Global Hawk” dell’Aeronautica Militare USA è decollato da Sigonella per operare nell’area del Mar Nero dopo un’assenza di alcune settimane. “Le missioni di FORTE sul Mar Nero sono divenute di recente meno frequenti, mostrando una temporanea riduzione dell’escalation”, scrivono gli analisti. “Il suo ritorno, giorno 3 febbraio, suggerisce che i rinnovati attacchi russi sono stati immediatamente valutati assai più di un evento isolato”. “La combinazione di questi due assetti aerei è particolarmente significativo”, annota ItaMilRadar. “Mentre FORTE si focalizza su una persistente sorveglianza aerea in profondità dell’asse meridionale — monitorando le regioni costiere, i sistemi di difesa aerea e i modelli operativi — il velivolo radar E-3 lo completa fornendo un quadro aereo dinamico più vicino al confine orientale della NATO. Insieme, i due velivoli coprono sia la profondità strategica che l’immediato contesto dello spazio aereo del conflitto russo-ucraino”. In conclusione ItaMilRadar sottolinea quanto sia “cruciale” il tempismo della doppia missione di US Air Force e NATO. “L’attivazione quasi simultanea dell’E-3 AWACS dall’Italia e del drone FORTE sul Mar Nero indica fortemente che la tregua del fine settimana precedente era stata considerata da tutti come temporanea”, commentano gli analisti. “La postura operativa ISR della NATO sembra essere pronta a crescere rapidamente, anticipando la ripresa delle ostilità più che a reagire ad un’escalation a sorpresa”. (1) Gli AWACS a Birgi per rafforzare la postura NATO in Est Europa   I grandi aerei Boeing E-3A “Sentry” AWACS (Airborne Warning & Control System) della NATO sono stati rischierati a Trapani Birgi a partire della mattina del 18 dicembre 2025 per concorrere alle operazioni di comando, controllo, intelligence e sorveglianza delle forze armate NATO nel sanguinoso scacchiere di guerra russo-ucraino. La decisione di trasferire in Sicilia alcuni dei velivoli dotati di radar a lungo raggio e sensori passivi capaci di rilevare contatti aerei o di superficie su grandi distanze è stata assunta dall’Alleanza Atlantica per rafforzare le attività di vigilanza nei rigidi mesi invernali nel Mediterraneo e in Europa orientale. “Da Trapani Birgi l’E-3A può supportare con maggiore efficienza i compiti di sorveglianza e comando e controllo in tutto il bacino mediterraneo, nei Balcani e nelle più lontane aree orientali di interesse, così come mantenere rapido accesso ai teatri operativi meridionali ed orientali della NATO”, spiegano ancora gli analisti di ItaMilRadar. “La location siciliana offre anche vantaggi logistici e minori tempi di transito in comparazione con le basi del Nord, consentendo ai velivoli di trascorrere meno tempo in volo”. “Il dislocamento si inserisce in uno schema ben consolidato”, annota ItaMilRadar. “L’Italia ha ripetutamente ospitato gli aerei AWACS della NATO durante i periodi di maggiore attività o con limiti stagionali, sottolineando il ruolo centrale di Roma all’interno dell’architettura di difesa aerea e missilistica e di intelligence dell’Alleanza. Poiché si intensificano le operazioni invernali, Trapani diviene ancora una volta un centro nevralgico delle capacità di preavviso e pronto intervento aereo della NATO, assicurando prontezza operativa in tempi critici per la sicurezza regionale”. (2) La prima operazione dallo scalo siciliano è stata lanciata la sera di sabato 20 dicembre, alle ore 20.30: un E-3A “Sentry” identificato con il codice NATO05 (registrazione LX-90448), dopo la partenza da Trapani ha puntato in direzione nord-est attraversando l’Italia e l’Europa centrale per poi raggiungere lo spazio aereo della Polonia. Sui cieli polacchi l’aereo ha svolto una lunga missione di nove ore, svolgendo una rotta di volo tipica di un mezzo militare predisposto allo svolgimento di missioni di preallarme e comando e controllo. “Il tempo di sorvolo sulla Polona indica che si è trattato di una missione focalizzata sul mantenimento della consapevolezza situazionale in una delle aree più sensibili della NATO”, ha spiegato ItaMilRadar. “Fin dall’inizio della guerra in Ucraina, la Polonia è divenuta una pietra angolare del Fianco orientale dell’Alleanza, quale hub logistico e come paese in prima linea confinante con l’area più estesa di confronto con la Russia”. “Ciò che distingue la missione del 20 dicembre è la scelta della base operativa”, aggiungono gli analisti. “Lanciare una sortita così lunga da Trapani sottolinea come il sud Italia sia sempre più impiegato come hub strategico che come semplice avamposto mediterraneo. Dalla Sicilia, gli AWACS NATO possono raggiungere l’Europa orientale mentre beneficiano di più stabili condizioni climatiche e di una minore congestione del traffico aereo in comparazione con le basi settentrionali, specialmente durante i mesi invernali. Ciò accresce sia la flessibilità operativa che l’efficienza delle missioni”.    Nei giorni precedenti alla missione dell’aereo radar decollato da Trapani verso la Polonia, nei cieli dell’Europa orientale si era registrato un intenso traffico di velivoli con e senza pilota delle forze aeree dei paesi membri dell’Alleanza, specie in quelli confinanti con l’Ucraina. In particolare erano stati monitorati i voli verso il Mar Nero dei grandi aerei ISR “Poseidon 8A” di US Navy e dei droni “Global Hawk” di US Air Force, tutti operativi dalla Stazione aeronavale siciliana di Sigonella. “La NATO sta continuando a generare un flusso costante di missioni lungo le proprie frontiere orientali”, spiega ItaMilRadar. “Il volo di nove ore da Trapani si adatta perfettamente a questo schema, evidenziando come l’Alleanza sia in grado di proiettare la copertura aerea persistente delle operazioni di comando e controllo sul Fianco Est anche quando opera a centinaia di chilometri di distanza. Più di una sortita di routine, la missione del velivolo AWACS è un modo di far presente, e Trapani in particolare, che esse restano un fattore chiave dell’architettura di sorveglianza aerea della NATO in un momento in cui il monitoraggio dell’Europa orientale resta una priorità strategica”. (3) Gli AWACS della NATO vengono impiegati in operazioni di sorveglianza e riconoscimento sul fronte orientale a partire del marzo 2014, dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia e l’escalation bellica in Donbass, nell’ambito delle misure adottate dall’Alleanza a supporto delle forze armate ucraine. Il ruolo dei velivoli radar NATO è ovviamente cresciuto dopo l’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022. “Gli AWACS hanno condotto centinaia di voli per pattugliare i cieli lungo tutto il fianco orientale dell’Alleanza, incluso sul Mar Baltico e sul Mar Nero e hanno anche monitorato i cieli sull’Ucraina”, riporta l’ufficio stampa della NATO. “Durante questi voli gli AWACS sono stati in grado di monitorare gli aerei da guerra russi, individuare missili e osservare qualsiasi movimento delle unità navali, dei droni e dei carri armati. Queste attività consentono ai leader militari e politici dell’Alleanza di avere un quadro chiaro di ciò che sta accadendo in Ucraina e di poter osservare le minacce che interessano il territorio NATO”. (4)   A Birgi pure i grandi droni AGS della NATO A sancire le sempre più strette relazioni logistico-operative tra le due maggiori installazioni militari siciliane, c’è la decisione della NATO Intelligence, Surveillance and Reconnaissance Force (NISRF) di utilizzare lo scalo di Trapani Birgi come base di supporto dei nuovi droni RQ-4D “Phoenix” del sistema AGS (Alliance Ground Surveillance), il cui hub di comando e controllo è stato insediato proprio a Sigonella. L’AGS con i suoi cinque velivoli a pilotaggio remoto RQ-4D “Phoenix” consente alla NATO di condurre ricognizioni aeree autonome in qualsiasi condizione atmosferica, giorno e notte, in una vastissima aera geografica che comprende l’Europa, il nord Africa e il Mediterraneo orientale. Il primo rischieramento di un drone “Phoenix” AGS nella base trapanese risale al 10 dicembre 2024. “Ciò ha rappresentato un passo significativo nell’ampliamento della portata operativa e dell’adattabilità della NISR Force all’interno della cornice d’intelligence della NATO”, ha dichiarato il generale Andrew Clark, comandante della forza di sorveglianza interalleata. “Questo riuscito impiego a Trapani è una prova evidente dell’impegno e della professionalità del nostro personale e di quello del 37° Stormo dell’Aeronautica Militare italiana di stanza in questa installazione, nonché dei militari della forza AWACS NATO di Trapani. Espandendo la nostra presenza operativa, rafforziamo la nostra flessibilità nel fornire intelligence critica e supporto alle attività di sorveglianza della NATO e dei suoi stati membri, in qualsiasi momento e ovunque sia necessario”. Sempre secondo i massimi vertici della NISR Force, l’inclusione dello scalo di Trapani all’interno del proprio dispositivo di intelligence militare ha consentito il potenziamento delle funzioni e delle capacità operative. “La diversificazione delle basi consente a NISRF di svolgere ininterrottamente le attività di sorveglianza in tutte le regioni più critiche, via via che si evolvono le situazioni sul campo (…) L’uso di Trapani rende ancora più solide le missioni vitali ISR a supporto degli obiettivi collettivi alla sicurezza della NATO”. (5)   Una piattaforma avanzata per gli aerei radar AWACS Trapani Birgi è una delle basi operative avanzate (Forward Operations Bases) della NAEW&C (NATO Airborne Early Warning & Control) fin dalla sua costituzione nei primi anni Ottanta del secolo scorso. La NAEW&C è una delle forze di pronto intervento dell’Alleanza, insieme alla Very High Readiness Joint Task Force (VJTF) e alla NATO Response Force (NRF). Il quartier generale della struttura di pronto allarme NATO è a Geilenkirchen, Germania. Le altre FOB sorgono ad Oerland (Norvegia), Aktion (Grecia) e Konya (Turchia). Complessivamente sono 17 i paesi membri NATO che contribuiscono al programma NAEW&C: Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Spagna, Turchia, Ungheria e Stati Uniti d’America. Canada, Finlandia, Francia e Lituania assegnano proprio personale militare a supporto dei velivoli radar E-3A “Sentry” AWACS. Attualmente la flotta AWACS è composta da 14 aerei. Si tratta di velivoli modello Boeing 707 appositamente modificati con l’installazione di un’ampia antenna radar sulla fusoliera. Radar e relativi sensori sono in grado di tracciare ogni contatto terrestre e/o areo su larghe distanze. I sistemi di bordo possono intercettare, identificare e seguire gli aerei potenzialmente ostili che operano a basse altitudini ed assicurare le operazioni di comando e controllo degli aerei alleati. Gli apparati radar possono tracciare ed identificare simultaneamente i contatti navali, fornendo il coordinamento a supporto delle forze di superficie. Le informazioni raccolte dagli AWACS possono essere trasmesse direttamente – via link digitali –agli utenti che operano in ambienti terrestri, aerei e navali. Gli E-3A operano normalmente ad un’altitudine di circa 10 km.; ciò consente loro di monitorare costantemente uno spazio aereo con una copertura di oltre 312.000 km², individuando target fino a 520 km. o a 280 miglia nautiche di distanza. (6) Enfaticamente denominati gli occhi del cielo della NATO, gli E-3A AWACS conducono un ampio raggio di missioni: dalla sorveglianza aerea in tempo di pace, il supporto anti-terrorismo, gli interventi di evacuazione di personale militare e di vigilanza di embarghi, ecc., fino a tutte le missioni di guerra. Essi assicurano il comando e il controllo dei velivoli aerei e dei cacciabombardieri durante le loro operazioni ed esercitazioni; il coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso (SAR); il controllo delle unità di difesa missilistica con base terrestre; il supporto alle operazioni navali dentro definite aree marittime. (7) In passato gli AWACS hanno avuto un ruolo chiave in alcuni dei più sanguinosi conflitti che le forze armate USA e NATO hanno lanciato in diverse aree del pianeta. Dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq nell’agosto del 1990, alcuni di questi velivoli sono stati trasferiti in basi aeree della Turchia orientale per controllare il confine turco-iracheno e il traffico navale nel Mediterraneo orientale (Operation Anchor Guard). Le attività sono proseguite fino al marzo 1991. Nel corso degli anni Novanta, gli AWACS NATO e i velivoli radar di Francia, USA e Regno Unito hanno operato congiuntamente sullo spazio aereo dei Balcani a supporto delle missioni dell’Alleanza in Bosnia ed Erzegovina e in Kosovo (Operazioni Deliberate Force e Allied Force). Determinante l’impiego della NAEW&C Force dopo l’11 settembre 2001 a sostegno delle operazioni lanciate dagli Stati Uniti d’America e dalla NATO in Medio oriente. Dal 2007 al 2016 gli aerei radar sono stati impiegati per le attività “anti-terrorismo” che l’Alleanza ha svolto in tutto il bacino mediterraneo (Operation Active Endeavour). Ancora più rilevante il ruolo degli AWACS nella campagna bellica scatenata da USA e alleati contro la Libia nel 2011 (Operation Unified Protector). “La NAEW&C Force ha assunto la funzione cruciale di comando e controllo di tutti gli assetti aerei alleati che hanno operato sulla Libia”, ricordano i vertici NATO. “Ciò ha incluso l’emanazione degli ordini tattici e dei compiti in tempo reale per i caccia da combattimento alleati, per i velivoli di sorveglianza e riconoscimento e quelli di rifornimento in volo, nonché per gli aerei senza pilota UAV. Gli AWACS hanno inoltre fornito supporto alle unità navali e ai sottomarini alleati rafforzando il sistema di embargo militare contro la Libia e le capacità di sorveglianza navale. Per la cronaca, la maggior parte degli attacchi aerei in territorio libico partirono al tempo proprio dallo scalo aereo di Trapani Birgi. Dal 2011 fino al 2014, alcuni aerei radar NATO sono stati trasferiti nella base di Mazar-e Sharif in Afghanistan, a supporto dell’International Security Assistance Force (ISAF), assicurando la copertura dello spazio aereo del paese e il sostegno alle attività da combattimento, interdizione del campo di battaglia, ricerca e soccorso del personale militare, trasporto aereo tattico. (8) Come abbiamo già visto, dal 2014 ad oggi i velivoli radar della forza di “pronto allarme” NATO vengono impiegati sul fronte di guerra russo-ucraino. Una scuola di guerra mondiale per i piloti degli F-35 A Trapani Birgi, agli E-3A “Sentry” AWACS e ai droni RQ-4B “Global Hawk” AGS della NATO si aggiungeranno presto anche i cacciabombardieri di quinta generazioneF-35 “Lightining II”. Il Ministero della Difesa italiano ha annunciato infatti l’avvio dei lavori di ampliamento della grande base siciliana in vista della realizzazione di un Centro di formazione dei piloti dei paesi che si sono dotati o intendono dotarsi di questi velivoli a capacità nucleare. La Direzione degli Armamenti Aeronautici e per l’Aeronavigabilità (DAAA) ha impegnato 112,6 milioni di euro su un arco temporale quinquennale, per la creazione del centro di addestramento avanzato, destinato a diventare un punto di riferimento non solo per l’Aeronautica Militare, ma per tutti i partner mondiali del programma JSF (Joint Strike Fighter, così come viene indicato il velivolo da guerra F-35). Secondo il periodico specializzato Ares, il Ministero della Difesa realizzerà a Trapani Birgi la terza Main Operating Base (MOB) per la flotta F-35 in dotazione all’Aeronautica Militare, affiancandola alle basi di Amendola (Foggia) e Ghedi (Brescia). “Il progetto su Trapani è però più ambizioso e mira a istituire un vero e proprio ecosistema operativo e formativo”, aggiunge Ares. “Il piano prevede infatti la coesistenza di tre realtà distinte ma integrate: un Gruppo Volo Operativo nazionale (ITAF OPS Squadron), un Gruppo Volo Internazionale Addestrativo (PTC Squadron) e il Centro di Addestramento Comune (LTC) oggetto dell’attuale contratto (…) L’obiettivo è intercettare la crescente domanda di addestramento dei paesi NATO ed europei, istituendo in Italia il primo Pilot Training Center per F-35 al di fuori dei confini statunitensi”. Ad oggi i Paesi che hanno acquistato o hanno espresso l’intenzione di dotarsi del caccia F-35, oltre a Stati Uniti d’America e Italia sono: Arabia Saudita, Australia, Belgio, Canada, Corea del Sud, Danimarca, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Finlandia, Germania, Giappone, Grecia, Israele, Marocco, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Qatar, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Singapore, Spagna, Svizzera, Thailandia e Turchia. Sotto il profilo amministrativo, il Ministero della Difesa ha affidato i lavori di realizzazione del Pilot Training Center al Raggruppamento Temporaneo di Imprese formato dall’italiana Leonardo S.p.A. e dal colosso statunitense Lockheed Martin. “La scelta – spiega ancora Ares - è dettata da vincoli tecnologici e normativi stringenti. Lockheed Martin è infatti l’unico soggetto titolato a distribuire i simulatori del programma JSF, mentre Leonardo è stata individuata dal costruttore americano come l’unica realtà industriale nazionale in possesso delle competenze e delle autorizzazioni (tramite accordi approvati dal governo USA) per gestire i dati ingegneristici classificati necessari all’opera”. La Difesa ha già predisposto il cronogramma per il completamento del progetto nell’installazione siciliana: la prima capacità di training a bordo degli F-35 prenderà il via entro dicembre 2028, mentre il completamento dell’edificio che ospiterà il centro scuola è previsto entro il 1° luglio 2029. (9)   Note 1)      https://www.itamilradar.com/2026/02/03/nato-e-3-and-usaf-rq-4b-forte-reappear-as-russian-strikes-resume-signalling-renewed-allied-focus-on-ukraine/ 2)      https://www.itamilradar.com/2025/12/21/nato-e-3a-flies-a-nine-hour-mission-over-poland-from-trapani/ 3)      https://www.stampalibera.it/2025/12/22/trapani-birgi-avamposto-per-le-operazioni-di-intelligence-nato-proucraina/?fbclid=IwY2xjawO3CCtleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeZMFG0gvzP4cvBm720ijVRwqXK9DPqSN7ZX-Thk0uhiDfQL3gzhpbdt6Vwcw_aem_pyNgubxa5xezU4i9qV-OFg 4)      https://www.nato.int/en/what-we-do/deterrence-and-defence/awacs-natos-eyes-in-the-sky 5)      https://defence-industry.eu/nato-isr-force-expands-capabilities-with-first-live-diversion-to-trapani-air-base/ 6)      https://awacs.nato.int/organisation/awacs-fleet-2 7)      https://awacs.nato.int/organisation/roles-and-operations 8)      https://www.nato.int/en/what-we-do/deterrence-and-defence/awacs-natos-eyes-in-the-sky 9)      https://www.stampalibera.it/2026/01/07/cacciabombardieri-nucleari-f-35-a-trapani-birgi-la-difesa-stanzia-oltre-100-milioni-di-euro/
February 20, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Strani connubi. Quale educazione alla pace e al disarmo nei percorsi formativi dei giovani?
 Per celebrare la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, le istituzioni nazionali, regionali e locali e gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, possono promuovere e organizzare cerimonie ed incontri sui temi della difesa della Patria, nonché sul ruolo delle Forze armate nell’ordinamento della Repubblica (…) Al fine di sensibilizzare gli studenti sul ruolo quotidiano che le Forze armate svolgono per la collettività in favore della realizzazione della pace, della sicurezza nazionale e internazionale e della salvaguardia delle  libere istituzioni e nei campi della pubblica utilità e della tutela ambientale, le  iniziative degli istituti scolastici sono volte a far conoscere le attività alle quali esse concorrono nell’ambito del servizio nazionale della protezione civile, per fronteggiare situazioni di pubblica calamità e di  straordinaria necessità e urgenza, in ambito umanitario, in caso di conflitti armati e nel corso delle  operazioni di mantenimento e ristabilimento della pace e della sicurezza internazionale, e negli ambiti di prevenzione e di contrasto della criminalità e del terrorismo nonché di cura e soccorso ai rifugiati e ai profughi. E’ infarcito di retorica bellicista e di inaccettabili falsità storiche il 2° articolo della legge n. 27 del 1° marzo 2024 che istituisce la Giornata delle Forze armate ogni 4 novembre, legittimando un pericoloso ed eversivo modello istruzione-caserma. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha ritenuto doveroso disobbedire e in collaborazione con il CESTES - Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali ha promosso un convegno formativo per il personale scolastico dal titolo “La scuola non si arruola”. Oltre un migliaio le iscrizioni sulla piattaforma del Ministero dell’Istruzione ma la mattina del 31 ottobre il corso è stato soppresso d’autorità. “L’iniziativa non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti, così come definite nel CCNL scuola e nella Direttiva 170/2016”, spiega in nota il Ministero. Mai parlar male, dunque, in ambito scolastico, del sistema militare e dei suoi intrecci con l’economia e la finanza, della cultura militarista tanto in voga nella società e nell’istruzione e del genocidio in atto alle porte di casa, il primo del terzo millennio, crimine collettivo transnazionale. “Per la prima volta si vieta in Italia un corso su tematiche giudicate non formative mentre vengono celebrate pagine nostalgiche e di mero revisionismo storico attraverso le rievocazioni delle guerre mondiali nel secolo scorso”, denuncia l’Osservatorio. “Allo stesso tempo si verifica l’ennesima contrazione degli spazi di libertà e democrazia. Le mobilitazioni e gli scioperi di questi ultimi mesi, a partire dall’iniziativa del minuto di silenzio per Gaza il primo giorno di scuola, hanno subito evidenti tentativi di boicottaggio e intimidazione tramite comunicazioni riservate degli uffici scolastici, delegittimazione dei collegi docenti, precettazioni”. A fine settembre è stato presentato dal sen. Maurizio Gasparri un disegno di legge che equipara antisemitismo e antisionismo e che vorrebbe imporre alle istituzioni scolastiche obblighi formativi su cultura ebraica, Israele e antisemitismo con pesanti sanzioni, compreso il licenziamento, per i docenti “disobbedienti”. Tutto ciò mentre si assiste all’accelerazione del processo di militarizzazione dell’istruzione: forze armate italiane e straniere ed aziende produttrici di armi occupano ogni sfera della didattica per fini ideologici assolutamente in contrasto con i valori costituzionali della difesa delle libertà, della democrazia e della giustizia sociale. Si moltiplicano le visite guidate degli studenti a caserme, aeroporti, poligoni militari e ad industrie belliche o le attività didattico-culturali affidate a generali-docenti (dalla lettura e interpretazione della Costituzione e della Storia all’educazione ambientale, alla salute, alla lotta alla droga e alla prevenzione dei comportamenti classificati come “devianti”, bullismo, cyberbullismo, ecc.). Sempre più istituti promuovono corsi di orientamento e l’alternanza scuola-lavoro a fianco delle forze armate o nelle aziende produttrici di armi; le strutture scolastiche subiscono la progressiva trasformazione a fini sicuritari con l’installazione di videocamere e dispositivi elettronici identificativi e di controllo. Fioccano i divieti di riunione e delle attività autogestite degli studenti e i locali scolastici vengono dichiarati off-limits in orario pomeridiano, mentre viene esercitata l’azione penale e civile contro ogni forma di occupazione. Al rafforzamento del processo di militarizzazione del sistema scolastico concorrono poi l’approvazione di leggi che hanno conferito ai presidi poteri illimitati e istituzionalizzato gerarchie e discriminazioni tra gli insegnanti; la precarizzazione de iure e de facto della figura e delle funzioni del docente; l’esautoramento degli organi collegiali; l’uso indiscriminato dei procedimenti amministrativi contro il personale della scuola. Test di valutazione e strumenti didattici riproducono nelle scuole logiche e dinamiche mutuate dal mondo militare. “L’Invalsi o il passaggio dalle conoscenze alle competenze (tra le soft skills appaiono il sostenere lo stress, l’adattabilità, l’imprenditorialità e a breve troveremo la preparazione e la prontezza), il clima competitivo, la meritocrazia sono tutti fattori che hanno contribuito a mutare il senso della scuola e capovolgere il dettato costituzionale”, spiega l’Osservatorio. Il registro elettronico oltre a generare conflitti e stati di ansia da prestazione permanenti tra gli allievi e un’insostenibile clima divisivo-competitivo nelle classi, viene assunto come strumento di controllo orwelliano da docenti e genitori, minando le stesse relazioni educative e la fiducia adulti-minori. Il soffocante connubio tra istituzioni scolastiche e apparato militare non può essere imputato però solo all’odierno governo di estrema destra. Il processo di militarizzazione dell’istruzione è stato avviato in Italia perlomeno dalla fine degli anni ’90 per essere poi istituzionalizzato nel settembre 2014 con un protocollo d’intesa firmato dalle ministre all’Istruzione Stefania Giannini (Scelta Civica) e, alla Difesa, Roberta Pinotti (Pd). L’accordo ha promosso l’attivazione di percorsi didattici ed iniziative finalizzati alla promozione della Cultura della Difesa. A declinarne significato e funzioni ci ha pensato il subentrante titolare del dicastero a capo delle forze armate, Lorenzo Guerini (Pd). “L’obiettivo della Cultura della Difesa è facilitare i cittadini a comprendere i temi di interesse strategico, acquisire sistemi ed equipaggiamenti militari, valorizzare le capacità dell’industria nazionale e sostenere la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica”, ha spiegato Guerini. Lo scopo, cioè, è quello di estendere a tutte le fasce sociali e generazionali l’incondizionato consenso per le forze armate, le missioni di guerra internazionali, il complesso militare-industriale e l’intervento dei reparti in attività di controllo dell’ordine pubblico e repressione. In particolare, tra i giovani, si punta ad affermare la legittimità dell’uso della violenza bellica e l’ineluttabilità della guerra come strumento di risoluzione di ogni crisi o conflitto. Con l’educazione dello studente-soldato si punta a dominare le menti, ad imporre l’arruolamento e la cieca obbedienza all’establishment, il massimo consenso per il modello socio-economico dominante. Con l’insediamento del governo Meloni, si è data un’ulteriore impronta ideologica ai processi in atto. “Adottando la formula Ministero dell’Istruzione e del Merito si è inteso cancellare il servizio pubblico a favore di una meritocrazia fittizia, per promuovere una scuola che non considera le differenze socio-economiche ed è sempre più lontana dal tutelare uguaglianza e diritti”, commenta Roberta Leoni dell’Osservatorio contro la militarizzazione di scuole e università. “Con Giuseppe Valditara si afferma una scuola che privilegia la conoscenza dell’Occidente rispetto alle altre civiltà e che nega la società inclusiva ed interculturale piegandosi ad una visione bellicista. Ecco allora le nuove Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, le Indicazioni 2025 per la Scuola dell’infanzia e del primo ciclo (bocciate dal Consiglio di stato per forma e contenuto), il voto in condotta, il divieto dei cellulari, i tentativi di censura dei libri di testo (i casi Zanichelli e Laterza) e dei singoli insegnanti, l’introduzione del codice disciplinare e di condotta del MIM (con conseguente creazione di uffici per i procedimenti disciplinari), ecc.”. Il 7 novembre il ministro Valditara ha chiesto con una circolare il rispetto della par condicio nella scelta di ospiti di “specifica competenza e autorevolezza” in caso di eventi pubblici all’interno delle istituzioni scolastiche, quando le tematiche trattate abbiano “ampia rilevanza politica o sociale”. Alla luce del peggioramento degli spazi di agibilità democratica e di libertà di espressione e insegnamento, alcuni analisti già parlano di israelizzazione della società, dell’economia e del sistema d’istruzione in Italia. Sarebbe in atto cioè la riproduzione del sistema-modello su cui si fonda lo Stato sionista di Israele: forze armate, apparati sicuritari, forze politiche, centri accademici e di ricerca, start-up e industrie militari che cooperano in simbiosi, militarizzando ogni segmento della società, a partire dal mondo dell’infanzia e della scuola.   Articolo pubblicato in Mosaico di Pace, n. 1, Gennaio 2026
February 17, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Trump autorizza forniture d’armi per 7 miliardi di dollari: destinazione Israele
Affari d'oro per Leonardo e aziende americane del settore. Bisogna proteggere Gaza, che sarà trasformata in un mega Resort-Casinò pluristellato per facoltosi turisti Nuove forniture di sistemi d’arma USA per i prossimi interventi bellici di Israele a Gaza e in Medio oriente. E qualche buon affare anche per il gruppo Leonardo SpA.. A fine gennaio, il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America ha approvato un piano di oltre 7 miliardi di dollari per il trasferimento ad Israele di elicotteri d’attacco, veicoli leggeri terrestri e componenti per elicotteri leggeri nell’ambito della Foreign Military Sale (FMS), il programma di assistenza USA per l’acquisto di armi da parte dei paesi partner. Si tratta del maggiore pacchetto di aiuti militari dell’amministrazione Trump dopo l’accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, sistematicamente violato dalle forze armate israeliane. Coincidenza vuole che la decisione del Pentagono giunge subito dopo la formalizzazione del Board of Peace, il consiglio di amministrazione guidato da Washington che punta alla trasformazione di Gaza in un mega Resort-Casinò pluristellato per facoltosi turisti nordamericani, europei e mediorientali. Il piano di “aiuti” sarà sottoposto nei prossimi giorni al Congresso per la definitiva approvazione. La tranche più rilevante del valore di 3,8 miliardi di dollari è destinata al trasferimento di 30 elicotteri d’attacco “Apache AH-64E” e relative attrezzature (motori, sistemi radar, sensori avanzati, piattaforme addestrative e interventi logistici e di manutenzione). Gli “Apache” saranno prodotti dai colossi militari-industriali Boeing e Lockheed Martin e consentiranno ad Israele di rafforzare ulteriormente le proprie capacità d’attacco aereo di precisione. Una tranche del valore di 2 miliardi dollari andrà all’acquisto di 3.250 veicoli tattici leggeri congiunti (JLTV) e relativi sistemi d’arma, munizioni e attrezzature tecniche. I veicoli saranno prodotti da AM General LLC., mentre il personale militare statunitense e alcuni contractor assicureranno la formazione e il supporto logistico in Israele per sei anni dopo la loro consegna. Il Dipartimento della difesa prevede inoltre un intervento del valore di 740 milioni di dollari per ammodernare i veicoli da trasporto truppe “Namer” in dotazione alle forze israeliane dal 2008. Dulcis in fundo, sono previsti 150 milioni di dollari in equipaggiamenti, pezzi di ricambio, addestramento e supporto ingegneristico per la flotta di elicotteri leggeri AW-119Kx prodotti da Leonardo Helicopters USA, società interamente controllata dalla holding italiana Leonardo SpA.. Gli Agusta Westland AW119Kx, denominati da Leonardo come “Koala” e da Israele “Ofer” (cerbiatto), sono elicotteri impiegati in ambito militare per differenti missioni: dall’addestramento e la formazione dei piloti dei velivoli d’attacco, al trasporto VIP, ai servizi di assistenza medica e SAR (ricerca e soccorso), alla vigilanza e sicurezza, ecc.. I velivoli sono in dotazione dei reparti israeliani dalla primavera del 2024. Leonardo Helicopters (stabilimenti a Filadelfia, Pennsylvania) li ha consegnati alla Flight Training School dell’Aeronautica militare, ospitata nella base aerea di Hatzerim, nel deserto del Negev. Il contratto per la fornitura del modello AW119Kx è stato firmato nel dicembre 2019 dal gruppo Leonardo con il Dipartimento della Difesa Usa. Inizialmente era prevista la consegna a Tel Aviv di sette elicotteri AW119Kx, unitamente a un pacchetto di servizi, attività addestrative, simulatori di volo e altri equipaggiamenti, più il supporto tecnico per venti anni. Il 6 aprile 2022 è stato sottoscritto un nuovo accordo con l’US Army Contracting Command che ha elevato a dodici il numero degli AW119Kx, con l’opzione per altri quattro velivoli. Il contratto prevede la presenza di personale dell’azienda italiana nella base aerea del Negev per la formazione dei piloti israeliani e la manutenzione degli elicotteri. I sistemi d’arma per 7 miliardi di dollari che il Pentagono intende trasferire ad Israele si sommano ai 25 cacciabombardieri F-15 ordinati dalle autorità di Tel Aviv a fine dicembre 2025. Nello specifico, ancora nell’ambito della Foreign Military Sale, l’Aeronautica Militare USA ha affidato a Boeing un contratto del valore di 8,57 miliardi di dollari per la produzione dei velivoli da guerra negli stabilimenti di St. Louis, Missouri.  La consegna sarà completata nel 2035. Israele si conferma il maggiore destinatario di aiuti militari statunitensi al mondo dopo la Seconda guerra mondiale. Ad oggi si calcola che lo stato sionista abbia ricevuto sistemi bellici per il valore di oltre 158 miliardi di dollari. Dal 7 ottobre 2023, la data dell’attacco di Hamas e dell’avvio del genocidio della popolazione palestinese di Gaza, Israele ha ricevuto da Washington più di 21 miliardi di dollari in “assistenza militare d’emergenza addizionale”.   Articolo pubblicato in Africa ExPress il 4 febbraio 2026, https://www.africa-express.info/2026/02/04/trump-autorizza-forniture-darmi-per-7-miliardi-di-dollari-destinazione-israele/  
February 11, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Sorgerà in Bulgaria la prima base militare italiana in Est Europa
Il 29 gennaio il Parlamento bulgaro ha ratificato l’accordo sottoscritto dal governo di Sofia e da quello italiano per la realizzazione e l’uso congiunto di una grande infrastruttura bellica nei pressi del villaggio di Yambole, Kabile, nel sud-est del paese. La nuova base sarà simile all’area addestrativa bulgaro-statunitense di Novo Selo che viene impiegata dal Battle Group NATO operativo in Bulgaria in funzione anti-Russia. A Yambole sarà insediata un’intera brigata multinazionale con la possibilità di ospitare fino ad ‘intera divisione di 3.000 unità. La ratifica dell’accordo è stata votata a larghissima maggioranza; contrari solo il gruppo di minoranza filo-russo Vuzrazhdane e due piccoli partiti nazional-populisti, Mech e Velichie. Secondo quanto dichiarato dal ministro della difesa bulgaro, Atanas Zapryanov, la progettazione dell’installazione sarà affidata alla Nato Support and Services Agency. “A Kabile saranno realizzate solo le facility per alloggiare ed addestrare i reparti militari, più alcuni impianti sportivi”, ha aggiunto Zapryanov. “I depositi di armi e munizioni per le esercitazioni saranno invece dislocati a distanza dalle aree abitate dalla popolazione e dalle caserme. Si esclude dunque lo stoccaggio di munizioni o di altri materiali pericolosi”. Ad oggi non è noto l’ammontare delle spese previste per la base. Il testo dell’accordo di cooperazione con le autorità italiane era stato approvato dal gabinetto dei ministri il 13 agosto 2025. “La costruzione delle infrastrutture militari nel territorio del distretto di Kabile è un passo strategico in vista del rafforzamento delle capacità di difesa della Repubblica di Bulgaria e della Nato”, riportava il testo sottoscritto dal governo di Sofia. “Il programma è svolto per adempiere agli impegni della Repubblica di Bulgaria quale membro della North Atlantic Treaty Organization, e consentirà di ospitare e supportare il Multinational Battle Group della NATO, con la possibilità di una sua espansione”. L’accordo bilaterale italo-bulgaro è stato sottoscritto il 24 dicembre 2025 in occasione della visita in Bulgaria del ministro della Difesa Guido Crosetto. La firma è avvenuta all’interno della 22nd Air Base di Bezmer, scalo strategico dell’Aeronautica militare bulgara e della NATO. Secondo quanto riportato dagli organi di stampa locali, “l’accordo sancisce le responsabilità dell’Italia per l’assemblaggio e l’insediamento degli edifici residenziali, degli uffici, delle infrastrutture, degli alloggi e dei relativi servizi, e l’opportunità di intraprendere i lavori di costruzione necessari, anche con l’impiego delle sue forze armate”. Le opere saranno realizzate in due fasi: nella prima si assicureranno quelle per il dislocamento temporaneo delle truppe, mentre nella seconda si costruiranno le infrastrutture per lo stazionamento permanente del Multinational Battle Group. “Anche la Bulgaria contribuirà finanziariamente al progetto attraverso specifici investimenti”, ha dichiarato il portavoce del governo bulgaro. “Accordi tecnici aggiuntivi e annessi tra le due parti saranno sviluppati successivamente”. Nel corso della sua visita in Bulgaria, il ministro Crosetto ha discusso con il collega Atanas Zapryanov le modalità di un ulteriore rafforzamento della cooperazione in campo militare. “Soddisfazione è stata espressa dal ministro per la firma dell’Accordo per realizzare e gestire congiuntamente le infrastrutture nell’area di Kabile”, riporta la nota stampa della Difesa. “Crosetto ha ringraziato per il supporto fornito al contingente italiano presso la Novo Selo Training Area, dove l’Italia opera al comando del Multinational Battle Group. Condivisa la volontà di rafforzare la collaborazione in ambito operativo, addestrativo e formativo, con particolare attenzione alle minacce ibride anche nell’ottica di un’auspicata cooperazione strategica nel settore dell’industria della difesa. Positiva la valutazione del dispositivo sul fianco Est dell’Alleanza, con conferma di una postura ferma e orientata alla prevenzione delle escalation”. Dopo l’incontro con la controparte, Guido Crosetto ha partecipato alla messa e al pranzo natalizio con i militari italiani presso la base di Novo Selo. Dal 2022 l’Esercito Italiano è impegnato in Bulgaria nella missione NATO “Enhanced Vigilance Activity (eVA)”, guidando il Multinational Battle Group, iniziativa voluta dall’Alleanza per “rafforzare la deterrenza e la difesa sul fianco est a seguito dello scoppio delle ostilità tra Russia ed Ucraina”. Nell’ambito della missione NATO le unità italiane Italiano svolgono anche attività addestrative congiunte con l’Esercito bulgaro e di altri paesi alleati. Attualmente l’Italia schiera in Bulgaria 740-750 militari dell’82° Reggimento di fanteria “Torino” della Brigata Pinerolo dell’Esercito. Il Battle Group inter-alleato schiera complessivamente 1200-1300 militari. Nei piani NATO il battaglione dovrebbe essere elevato a brigata, con 5.000 unità. Da qui l’esigenza di realizzare una nuova grande base a Kabile.   Articolo pubblicato in Pagine Esteri il 2 novembre 2026, https://pagineesteri.it/2026/02/02/medioriente/sorgera-in-bulgaria-la-prima-base-militare-italiana-in-est-europa/
February 9, 2026
Antonio Mazzeo Blog
La Sicilia va alla Guerra in Ucraina… oggi doppia missione simultanea di US Air Force e NATO
  Doppia missione simultanea di US Air Force e NATO dalla Sicilia stamani martedì 3 febbraio 2026. Un aereo radar E-3A Sentry AWACS della NATO dopo essere decollato dalla base di Trapani Birgi ha raggiunto la Polonia orientale per monitorare lo spazio aereo ucraino. Nelle stesse ore è decollato da Sigonella un drone RQ-4B Global Hawk in dotazione all'Aeronautica Militare degli Stati Uniti d'America che si è poi posizionato in volo sul Mar Nero. Non era mai accaduto che le due maggiori installazioni militari USA e NATO esistenti in Sicilia operassero congiuntamente per attività di intelligence e sorveglianza anti-Russia a sostegno delle forze armate ucraine.   Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 3 febbraio 2026, https://www.stampalibera.it/2026/02/03/la-sicilia-va-alla-guerra-in-ucraina-oggi-doppia-missione-simultanea-di-us-air-force-e-nato-dalla-sicilia/
February 4, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Trump ora vuole l’attacco all’Iran. Gli Usa rafforzano la presenza in Medio Oriente
  Si rafforza l’ipotesi di un’opzione militare USA anti-Iran. Il Comando Centrale unificato delle forze armate degli Stati Uniti (U.S. Centcom) con un laconico comunicato ha reso noto che nella giornata di lunedì 18 gennaio sono stati trasferiti i cacciabombardieri F-15 “Strike Eagle” del 494th Expeditionary Fighter Squadron di US Air Force, dallo scalo britannica di Lakenhealth ad una base aerea del Medio oriente. “La presenza degli F-15 rafforza la prontezza al combattimento e promuove la sicurezza e la stabilità regionale”, conclude U.S. Centcom. Grazie al monitoraggio dei tracciati radar nello spazio aereo mediterraneo, la rivista specializzata Defense Security Asia ha accertato che i cacciabombardieri sono stati trasferiti nella base militare di Muwaffaq Salti ad Azraq, Giordania. “Sono perlomeno dodici gli F-15 “Strike Eagle” USA giunti nella base aerea giordana”, aggiunge Defense Security Asia. “Insieme ad essi hanno volato dal Regno Unito anche quattro aerei cisterna KC-135 “Stratotanker” di US Air Force per il rifornimento in volo”. I cacciabombardieri F-15 includono le due varianti recentemente rinnovate per la superiorità aerea e le missioni d’attacco in profondità, mentre i velivoli tanker assicureranno l’estensione geografica e temporale delle attività aeree USA fino all’Iraq e al nord della Penisola Arabica, rafforzando le capacità di pattugliamento aereo e di strike. La base giordana di Muwaffaq Salti è stata già impiegate dalle forze armate statunitensi nelle più recenti campagne militari contro Teheran per contrastare le operazioni aeree, missilistiche e dei velivoli senza pilota. Un ufficiale delle forze armate USA ha confermato a Defense Security Asia il dislocamento degli assetti da guerra nel Regno di Giordania ma ha negato che esso rappresenti un “cambio della postura di Washington in Medio oriente a seguito delle proteste scoppiate a Teheran”. Secondo l’interlocutore statunitense il trasferimento degli F-15 nella regione mediorientale è solo una “rotazione di routine” e non “accresce la forza USA nella regione”. Di diverso avviso gli analisti della testata giornalistica. “Il movimento degli F-15 e degli aerei cisterna rappresenta un’escalation nella presenza militare di Washington in Medio oriente, delle sue capacità di deterrenza e di prontezza operativa in un momento in cui si intensificano le tensioni con l’Iran e cresce l’instabilità regionale”, commenta Defense Security Asia. “Il dislocamento dei caccia F-15 in Giordania rafforza in modo significativo la potenza di combattimento aereo USA ai confini occidentali dell’Iran, rende ancora più rapido l’accesso allo spazio aereo dell’Iraq, della Siria e dell’Iran, pur mantenendo una distanza sufficiente a mitigare i rischi rappresentati dai missili balistici e dai droni a lungo raggio iraniani”. Oltre all’invio in Giordania dei velivoli d’attacco e degli aerei cisterna di US Air Force, è stato documentato nei giorni scorsi un intenso traffico aereo da alcune basi degli Stati Uniti d’America e da quella britannica di Mildenhall verso il Medio oriente. In particolare sono stati tracciati i voli dei grandi aerei da trasporto C-17 “Globemaster” III e C-5M “Galaxy”, impiegati di norma per trasferire mezzi e veicoli da guerra, armi, munizioni e reparti di pronto intervento. “Questi transiti sono un ulteriore segnale che Washington sta rafforzando non solo le proprie capacità belliche ma anche quelle logistiche, di sostentamento e comando e controllo nel teatro mediorientale”, aggiungono gli analisti militari. Tra i velivoli USA monitorati in volo nella regione ci sono anche i temibili quadrimotori AC-130J “Ghostrider” impiegati come cannoniere volanti (per questo noti anche come Angeli della morte). Il Dipartimento della Difesa ha accresciuto pure le operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza dello spazio aereo, terrestre e marittimo mediorientale impiegando in particolare i pattugliatori P-8A “Poseidon” di US Navy schierati stabilmente nella base siciliana di Sigonella. Nell’area del Golfo Persico si sta anche rafforzando la presenza navale USA: al gruppo da combattimento guidato dalla portaerei nucleare USS Theodore Roosevelt già operativo nel Mar Rosso, si sta per sommare anche quello con a capo la portaerei USS Abraham Lincoln. Nei giorni scorsi il Pentagono ha ordinato il trasferimento del gruppo d’attacco composto dalla “Lincoln” e da cacciatorpediniere lanciamissili della classe “Arleigh Burke” dal Mar Cinese Meridionale alle acque mediorientali. Il 12 gennaio, l’U.S. Central Command (CENTCOM) ha reso nota la costituzione nella base aerea Al Udeid in Qatar di un nuovo Centro di difesa anti-missile (Middle Eastern Air Defense – Combined Defense Operations Cell (MEAD-CDOC) per “rafforzare il coordinamento e la difesa integrata in Medio Oriente”. La nuova struttura vede operare fianco a fianco militari USA e dei principali paesi della regione. Nello scalo qatariota è operativo da più di vent’anni il Combined Air Operations Center (CAOC), centro per le operazioni aeree combinate in uno scacchiere di guerra che comprende Siria, Iraq ed Iran. Al CAOC Al Udeid sono assegnati reparti militari di 17 paesi tra cui l’Italia con una “cellula nazionale interforze” (Esercito, Aeronautica, Marina e Carabinieri). “Il MEAD-CDOC crea una struttura affidabile per lo scambio di informazioni sulle minacce incombenti in modo da poter prevedere soluzioni collettive insieme ai nostri partner regionali”, ha dichiarato il generale Derek France, comandante dell’U.S. Air Force Central – AFCENT. L’inaugurazione del MEAD-CDOC in Qatar fa seguito all’apertura, nel corso del 2025, di altre due postazioni di comando combinati bilaterali per la “difesa” aerea e missilistica da parte delle forze USA con Qatar e Bahrein. Le nuove strutture fungono da hub per la pianificazione, il coordinamento e le operazioni di difesa aerea integrata. Articolo pubblicato in Pagine Esteri il 22 gennaio 2026, https://pagineesteri.it/2026/01/22/medioriente/trump-ora-vuole-lattacco-alliran-gli-usa-rafforzano-la-presenza-in-medio-oriente/
January 27, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Come e perché il Rugby italiano va alla guerra…
 Per l’Italia della palla ovale le migliori alleate si confermano le forze armate e le grandi aziende produttrici di armi e sistemi bellici. Venerdì 23 gennaio lo Stato Maggiore dell’Esercito e la Federazione Italiana Rugby (FIR) hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa volto a “rafforzare la collaborazione tra le due istituzioni, fondata su valori condivisi quali coraggio, disciplina, spirito di squadra, rispetto delle regole e impegno al servizio della collettività”. A firmare l’accordo il sottocapo di Stato maggiore dell’Esercito, generale Salvatore Cuoci, e il vice presidente vicario della Federazione Rugby, Paolo Vaccari. “L’intesa riconosce il valore dello sport, e in particolare del rugby, quale strumento formativo ed educativo, parte integrante dell’addestramento militare e della crescita personale dei giovani”, riporta l’ufficio stampa dell’Esercito italiano. “Le caratteristiche proprie del rugby, basate su lealtà, sacrificio e lavoro di squadra, trovano una naturale convergenza con i principi e le pratiche della professione militare”. Sport e guerra tornano ad essere, così come ai tempi del Ventennio, due facce della stessa medaglia. Il Protocollo d’Intesa prevede in particolare che la FIR “dedichi all’Esercito” una delle partite del Torneo Sei Nazioni, “assicurando una significativa visibilità internazionale alla Forza Armata” attraverso specifiche iniziative, tra cui il cerimoniale pre-partita, la presenza all’interno del Villaggio Terzo Tempo e attività di rappresentanza istituzionale. È inoltre prevista la realizzazione di operazioni di comunicazione congiunte per valorizzare le attività. “L’Esercito Italiano, compatibilmente con le prioritarie esigenze istituzionali, fornirà il proprio concorso mediante assetti promozionali in occasione degli eventi sportivi, il supporto di unità della Forza Armata per attività addestrative e di team building a favore degli atleti delle Nazionali di rugby, nonché la messa a disposizione di sedi militari per seminari, workshop e iniziative formative”, aggiunge lo Stato Maggiore. “L’accordo, della durata di tre anni, si inserisce nel quadro delle iniziative volte a promuovere la cultura dei valori, dello sport e del servizio al Paese, rafforzando il legame tra Forze Armate e società civile. Si prevede inoltre il sostegno allo sviluppo del rugby dilettantistico di base attraverso l’utilizzo di idonee strutture militari”. L’intesa punta infine a “consolidare” le attività di cooperazione già avviate tra la Federazione Rugby e l’Esercito nel gennaio 2023, quando prese il via la partnership alla vigilia delle gare in Italia del “Guinness Sei Nazioni” e della preparazione della squadra in vista della Rugby World Cup 2023. Prima dei mondiali di rugby in Francia, gli atleti convocati effettuarono uno stage dal 13 al 16 luglio a Corvara (Dolomiti), presso il Villaggio Alpino “Tempesti”, base dell’Esercito italiano. “Istruttori delle truppe alpine e di altre unità specialistiche dell’Esercito si sono impegnati in intense attività addestrative di Team Building in favore della nazionale di Rugby”, spiegò l’ufficio stampa della Federazione sportiva. “Gli atleti della Nazionale iniziano la loro giornata alle 6 del mattino schierati per l’alzabandiera. Divisisi in tre gruppi è stata raggiunta la vetta del Monte Lagazuoi. A seguire il gruppo al completo si è spostato presso Col Gallina dove ha seguito altre attività di addestramento fino alla costruzione del bivacco per il pernotto in quota”. “Tutti gli atleti – aggiungeva la FIR - sono stati seguiti da personale qualificato dell’Esercito in varie attività di addestramento tipicamente militare, apprendendo nozioni di base per la sopravvivenza in montagna e confrontandosi con attività quali le marce con affardellamento, il primo soccorso, il mascheramento, l’arrampicata e la topografia con esercizi specifici e attività di orienteering ponendo il focus anche su attività che avevano come obiettivo di lavorare su Team Working, leadership e comunicazione efficace”. Nonostante la dura preparazione psico-fisica a cui sono stati sottoposti i rugbisti sotto la supervisione delle truppe alpine, i risultati in campo sono stati a dir poco disastrosi. Alla Rugby World Cup 2023 l’Italia è uscita di scena dopo il girone eliminatorio, collezionando due striminzite vittorie con Uruguay e Namibia e due pesantissime batoste con Francia e Nuova Zelanda. Questi due ultimi incontri si sono conclusi con un 60 a 7 (Francia-Italia) e un 96 a 17 (Nuova Zelanda-Italia): gli Azzurri con le stellette hanno subito cioè un punto per ogni minuto di gioco (156 punti in 160 minuti). Non è andata meglio la partnership FIR-forze armate il 24 febbraio 2025, in occasione dell’incontro a Roma tra le nazionali di Italia e Francia, nell’ambito del “Guinness Six Nations”. “Alla presenza del Capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale Carmine Masiello e dell’omologo francese, general Pierre Schill, il tricolore Italiano e quello d’oltralpe, seguiti dalle insegne dell’Esercito e della Federazione Italiana Rugby sono arrivati dall’alto con i paracadutisti della brigata Folgore”, ricordano i vertici militari italiani. “Le note dell’inno nazionale, eseguito dalla Banda dell’Esercito, precedute dall’ingresso in campo della fanfara dei bersaglieri e degli atleti militari che hanno portato in campo l’ovale della partita, hanno trasportato giocatori e spettatori nel clima competitivo dell’incontro. Fuori dal campo di gioco, i tanti tifosi hanno avuto la possibilità di avvicinarsi ai vari stand messi a disposizione dall’Esercito Italiano, tra questi una mostra di veicoli, il simulatore di volo dell’Aviazione dell’Esercito, una palestra di roccia, una stazione con istruttori del Metodo di Combattimento Militare e un percorso ginnico dedicato al military fitness”. Uno sfoggio di potenza bellica che non ha per nulla intimidito gli atleti d’oltralpe. Il punteggio finale dell’incontro non lascia dubbi: Francia 73, Italia 24. Federazione Rugby ed Esercito insieme anche per gli incontri della nazionale femminile. In occasione della partita tra Italia e Scozia del “Guinness Six Nations”, svoltosi a Parma il 24 aprile 2024, la bandiera tricolore, le insegne della FIR, della Scozia e la palla ovale sono stati portati sul campo da gioco da una rappresentanza di allievi e ufficiali dell’Accademia Militare dell’Esercito, con tanto di inni nazionali eseguiti dalla banda dei parà della “Folgore”. “Il calcio d’invio è stato anticipato al mattino da una partita ufficiale del “Trofeo del Ducato”, tappa ufficiale del campionato nazionale di Rugby Touch, alla quale ha partecipato la squadra del gruppo sportivo dell’Accademia Militare che ha avuto l’opportunità di confrontarsi con altre realtà sportive rugbistiche del nord Italia”, ricorda lo Stato Maggiore. Per la cronaca l’incontro Italia-Scozia si è concluso con una sconfitta di misura per le Azzurre di 10 a 17. Il 28 luglio 2023 in occasione del triangolare Under 20 delle rappresentative femminili di Italia, Irlanda e Scozia tenutosi a L’Aquila, la collaborazione della FIR si è estesa alle grandi aziende del comparto militare industriale. L’evento è stato organizzato infatti insieme a Thales Alenia Space Italia, la joint venture tra due gruppi europei leader del settore aerospaziale militare, la francese Thales (67%) e l’italiana Leonardo SpA (33%). “Thales Alenia Space opera dal 1983 sul territorio di L’Aquila e dopo il terremoto del 2009 ha ricostruito un nuovo stabilimento che ha inaugurato nel 2013, simbolo di una rinascita industriale nonché del proseguimento di un cammino nell’alta tecnologia, con nuove opportunità e nuove ambizioni industriali che pongono l’azienda in assoluto primo piano nel comparto spaziale europeo”, ricorda enfaticamente l’ufficio stampa della Federazione Rugby. “Quest’anno Thales Alenia Space celebra 40 anni di attività spaziale e 10 anni dall’inaugurazione del nuovo stabilimento”. Le Azzurrine hanno vinto il triangolare in terra abruzzese, anche se il torneo “non era valido per il riconoscimento della presenza internazionale”, come ha specificato la stessa Federazione Rugby. Poca importa. Quel che è necessario è invece rimarcare in ogni occasione che la palla ovale in Italia si è affidata ormai agli artigli delle forze armate. “La collaborazione con la FIR – enfatizza lo Stato Maggiore - è volta a promuovere attivamente su tutto il territorio nazionale i valori che il mondo del rugby e l’Esercito condividono, sinonimo di impegno, disciplina e rispetto: aspetti che mettono alla prova le nuove generazioni, le aiutano a superare limiti, nutrire speranze e realizzare sogni, contribuendo alla crescita individuale e collettiva”. Il rugby per affermare la cultura della “difesa” e legittimare e normalizzare la guerra in un paese sempre più armato e belligerante.
January 25, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Italia-Israele. Le mani insanguinate. Le responsabilità italiane nel massacro dei palestinesi
  Antonio Mazzeo è un attivista per la pace e i diritti umani. Da anni denuncia le responsabilità italiane nel conflitto israelo palestinese, che oggi ha la forma del genocidio. Non parla solo di armi, ma anche di cyber security, banche, energia, università e ricerca, shock economy. L’abbiamo intervistato. «L’Italia ha le mani sporche di sangue. E non soltanto le mani, direi anche il corpo e il volto: sporchi del sangue del popolo palestinese». Antonio Mazzeo, insegnante di educazione fisica in una scuola media di Messina, è un attivista per la pace e i diritti umani da 40 anni. Scrive inchieste giornalistiche sul disarmo, i conflitti, l’ambiente, la lotta alle mafie. È uno dei fondatori dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Nel luglio scorso ha navigato sulla Freedom flotilla per portare aiuti alla striscia di Gaza e denunciare il blocco navale israeliano e la condanna a morte per fame di migliaia di palestinesi. È stato arrestato, detenuto due giorni ed espulso. Le parole che pronuncia sono frutto delle sue ricerche sulle responsabilità dell’Italia nel genocidio del popolo palestinese attraverso l’industria delle armi, la cyber security, la finanza, le aziende energetiche, ma anche il mondo della ricerca universitaria, della formazione militare e, prossimamente, l’industria della ricostruzione. Contro la cultura della morte Lo contattiamo tramite videochiamata: nello schermo compare il suo volto sottile, capelli ricci brizzolati. Ci saluta sorridendo, ma fin dalla nostra prima domanda il suo sguardo diventa serio: «Sono antimilitarista da sempre – dice -, dai tempi della lotta contro le testate nucleari Usa a Comiso (Ragusa, ndr), a inizio anni 80, quando avevo 20 anni e mi trasferii per un anno e mezzo al campo internazionale per la pace contro l’installazione dei missili Cruise. Da quel momento ho operato sempre nei settori della pace, del disarmo, dei diritti umani. Sono stato per 12 anni cooperante internazionale, prima nei Balcani, e poi in America Latina. Nei Balcani, negli anni 90 ho lavorato in ex Jugoslavia. A Spalato aiutavo chi fuggiva dal conflitto a inserirsi in un progetto di accoglienza diffusa in Italia. In seguito, sono stato in Albania, per un progetto di sostegno ai giovani, a Valona. Poi ho lavorato a Medellín, in Colombia: per tre anni con donne vittime di tratta o che esercitavano la prostituzione. Ho operato anche con i giovani e le comunità indigene. L’ultimo progetto è stato in un centro giovanile a Belém, in Brasile». Negli anni Antonio Mazzeo ha scritto diverse inchieste giornalistiche e volumi sui processi di militarizzazione del territorio, sui conflitti nell’area mediterranea, sugli interessi mafiosi nelle grandi opere. I suoi libri più recenti sono La scuola va alla guerra, sulla penetrazione ideologica e fisica delle forze armate e del complesso militare industriale nel sistema formativo italiano, e Petrolmafie, sulla penetrazione dei gruppi criminali nella gestione dei prodotti petroliferi in Italia. Entrambi pubblicati nel 2024. Freedom flotilla Il suo attivismo, di recente, l’ha portato a trovarsi faccia a faccia con la marina militare israeliana nel Mediterraneo, e con i cannoni di produzione italiana montati su motovedette manovrate da militari addestrati anche dal, e nel, nostro Paese. È partito il 20 luglio scorso da Gallipoli (Le) sulla nave Handala della Freedom flotilla. Insieme a lui c’erano altri 20 operatori internazionali: avvocati, difensori dei diritti umani e giornalisti. La nave è stata fermata illegalmente la notte del 26 luglio a 40 miglia marittime da Gaza, in acque internazionali, e trascinata sino al porto di Ashdod, in Israele. Lì gli attivisti sono stati arrestati, e poi, dopo due giorni di detenzione, espulsi. Quella della Freedom flotilla non è stata per Mazzeo la prima azione di interposizione in un conflitto. «La prima esperienza di azione diretta nonviolenta risale al 1992 con la marcia dei 500 promossa da monsignor Tonino Bello». Partita da Ancona, la marcia aveva l’obiettivo di arrivare a Sarajevo, sotto assedio da nove mesi. «C’erano dieci pullman. Io ero su quello che portava monsignor Bello. Era l’ultimo anno della sua vita: era già molto provato dal cancro. È stato una figura straordinaria». Riguardo alla flotilla, racconta: «Sono partito con l’obiettivo di denunciare il blocco navale che Israele esercita nel Mediterraneo orientale, in violazione del diritto internazionale, da 18 anni a questa parte. E poi per consegnare cibo e farmaci che adesso sono ancora sotto sequestro insieme alle imbarcazioni». Handala, il bambino di spalle A bordo dell’Handala, c’erano anche centinaia di peluche offerti dai bambini di Siracusa e Gallipoli. «È stato un gesto non richiesto: una processione nei porti di chi ci chiedeva di consegnarli ai bambini palestinesi. Mi ha ferito il fatto di aver tradito le attese dei bambini. Non solo di quelli italiani, ma anche di quelli palestinesi». Mazzeo ci spiega che il nome della barca, Handala, è quello di un personaggio dei fumetti palestinesi molto presente nell’immaginario di quelle zone: inventato negli anni 70 dall’artista Naji al-Ali, è un bambino palestinese di 10 anni, un rifugiato, rappresentato sempre di spalle, con le mani giunte dietro la schiena. Indossa vestiti rattoppati, ha i piedi nudi e capelli ispidi. Per il suo autore, Handala avrà sempre 10 anni, non crescerà e non mostrerà il suo volto fintanto che non verrà riconosciuta dignità, umanità e giustizia ai palestinesi, finché non potrà tornare alla sua casa. «I bambini di Gaza – continua Mazzeo – aspettavano Handala». Genocidio, crimine collettivo «Ho partecipato alla Freedom flotilla – spiega Antonio Mazzeo arrivando al nodo centrale del suo impegno attuale – perché l’ho ritenuto uno strumento utile per raccontare la responsabilità dell’Italia nel genocidio. Quello che oggi viene denunciato come un crimine collettivo da Francesca Albanese (relatrice speciale Onu sui territori palestinesi, ndr) che, nella sua relazione del 20 ottobre scorso, indica il coinvolgimento di una trentina di Paesi: Governi, forze politiche sociali, mondo dell’informazione, complesso militare, gruppi bancari e finanziari». In seguito alle sue ricerche, Antonio Mazzeo ha pubblicato diverse inchieste sulle relazioni bilaterali militari tra Italia e Israele. E proprio su questo tema verteva il suo intervento al corso di formazione per docenti del 4 novembre scorso, intitolato «La scuola non si arruola», prima presente sul portale Sofia del ministero dell’Istruzione e del merito e poi rimosso quattro giorni prima con un atto definito di «censura» dagli organizzatori, il Cestes e l’Osservatorio militarizzazione delle scuole. La giornata di formazione per docenti si è trasformata in un convegno online aperto a tutti, e ora visionabile sul sito e sul canale YouTube dell’Osservatorio. Nel suo intervento, Antonio Mazzeo ha approfondito il tema delle responsabilità dell’Italia nel massacro dei palestinesi, sottolineando che il genocidio, nel contesto del diritto internazionale, impone non solo l’embargo militare, ma la rottura di qualsiasi relazione politica, diplomatica, accademica, scientifica, sportiva, come è successo per la Russia, che pure non è accusata di genocidio. L’Italia, invece, dice con amarezza, non solo non ha interrotto le sue relazioni con Israele, ma le mantiene floride. Armi e addestramento Circa l’industria delle armi, Mazzeo al convegno ha parlato di quelle pesanti che vanno ancora oggi all’esercito israeliano permettendo gli omicidi di massa dei palestinesi, e di quelle leggere, che, partendo dalle province di Brescia e Lecco, arrivano con ogni probabilità ai coloni che uccidono impunemente i palestinesi in Cisgiordania. «In questi mesi – ha detto nel suo intervento – lo stabilimento britannico di Leonardo (società italiana a controllo pubblico attiva nei settori difesa, aerospazio e sicurezza, ndr), ha continuato a inviare componenti per i caccia F15 ed F35, che sono stati determinanti nella devastazione di Gaza. Una parte delle bombe usate hanno il marchio Mbda, il consorzio europeo nella produzione di missili e bombe, controllato per il 25% da Leonardo. Tra l’altro Roberto Cingolani, ex ministro per la Transizione ecologica del Governo Draghi, consigliere per l’energia del Governo Meloni, amministratore delegato di Leonardo dal 12 aprile 2023, in un’intervista al Corriere della Sera, ha ammesso che c’è del personale italiano in Israele per la manutenzione dei velivoli e per l’addestramento dei militari israeliani. Inoltre, Leonardo, attraverso la controllata statunitense Drs technologies, ha acquistato, alla vigilia del 7 ottobre ‘23, l’azienda israeliana Rada, produttrice di sistemi elettronici per cacciabombardieri: gli stessi che sono montati sul muro di 800 km che ha riprodotto a Gaza e in West Bank il modello dell’apartheid dei bantustan del Sudafrica, e che oggi sono centrali per il controllo del territorio di Gaza. Un altro sistema d’arma – ha proseguito Mazzeo -, prodotto a La Spezia da Leonardo, è il cannone Super rapido che arma le corvette della marina militare israeliana. Si chiama così perché spara 120 colpi al minuto. Per conferma diretta dello Stato maggiore della marina israeliana, è il cannone usato per distruggere il porto di Gaza e i quartieri adiacenti». Durante la nostra intervista, Mazzeo aggiunge che non c’è solo l’export dall’Italia verso Tel Aviv – in violazione della legge 185/90 che vieta di vendere armi a Paesi belligeranti -, ma anche l’importazione da Israele per le nostre forze armate. «L’Italia sta acquistando giubbotti antiproiettile e caschi israeliani per Carabinieri e Polizia, sta acquisendo due aerei di intelligence con apparecchiature israeliane, e ha comprato una nuova partita di missili anticarro Spike. Attenzione però – prosegue -: le relazioni non si fermano solo all’import export di armi. L’Italia ha un ruolo determinante nella formazione militare: la nave Handala è stata assaltata da una forza d’élite che due anni e mezzo fa si addestrava a Brindisi con la Brigata San Marco. In autunno, abbiamo temuto che si ripetesse con la Sumud flotilla quanto era accaduto nel 2010 a una nave turca, quando furono uccisi dieci attivisti». Un altro esempio, racconta Mazzeo, è l’accoglienza riservata dall’Italia al capo di Stato maggiore dell’aeronautica militare israeliana un anno fa nella base di Amendola (Fg), dove si trovano i caccia bombardieri F35: «È stato l’ospite d’onore nel summit dei Paesi che hanno gli F35, perché Israele è il primo che li usa sistematicamente». Cyber security Un altro legame tra il nostro Paese e Israele è quello nel campo della cyber security, la sicurezza cibernetica, che non riguarda solo le forze armate, ma la vita quotidiana di tutti i cittadini. «Sono i controlli fatti da aziende private, pubbliche, enti locali nel nostro Paese affidandosi ad aziende israeliane – spiega Antonio Mazzeo -. Il caso dei giornalisti e operatori umanitari italiani “spiati” dai nostri servizi segreti tramite l’azienda israeliana Paragon è l’evento più eclatante, ma gli apparati cyber oramai sono presenti ovunque. C’è stata una fiera ai primi di ottobre a Roma, organizzata da Cybertech Europe, un gruppo israeliano. C’erano più di 400 espositori. La fiera è stata ospitata a Roma, da aziende italiane, e c’è stata una fila enorme di rappresentanti del Governo, delle agenzie governative, degli enti locali, c’è stato anche Mike Pompeo, ex capo della Cia». Banche, media, energia Mazzeo ci parla delle responsabilità nel commercio delle armi di tre banche: Intesa San Paolo, Unicredit e Bnl, che è proprietà al 100% di Bnp Paribas. Dice: «Questi tre gruppi sono coinvolti nella copertura finanziaria del commercio di armi. Non solo italiano, ma internazionale». E poi lega agli interessi delle aziende energetiche italiane – tra i maggiori sponsor del sistema mediatico mainstream – la difficoltà di chiamare per nome il genocidio da parte della nostra opinione pubblica. «Nel nostro Paese, molte forze politiche e sociali hanno un problema a tossire la parola “genocidio”. I motivi sono gli stessi che ci impediscono di interrompere le relazioni con Israele: gli interessi del settore delle energie fossili». «Faccio un esempio – ha detto Mazzeo su questo argomento durante il convegno del 4 novembre -: l’Eni è proprietaria di un terzo di Ithaca Energy, un’impresa britannica che controlla buona parte delle fonti energetiche nei Mari del Nord. Ithaca è controllata per il 50% da Delek group, che è una società israeliana fondamentale nella ricerca di fonti energetiche nel Mediterraneo orientale. È una delle più grandi aziende turistico immobiliari di Israele. Controlla la maggioranza dei distributori di benzina nel Paese e nei territori occupati. Possiamo dire che, oggi, se a Gaza si attacca con carri armati e poi si passa con le ruspe distruggendo e seppellendo corpi di palestinesi che non sono stati più recuperati, questo lo si fa con le fonti energetiche di Delek. Spero che non siano quelle estratte nei mari del Nord insieme al gruppo Eni. Eni – ha aggiunto Mazzeo nella sua relazione al convegno -, un mese dopo il 7 ottobre ‘23, ha ottenuto due licenze di ricerche ed estrazione nel Mediterraneo orientale, di cui una all’interno delle 12 miglia che sono considerate per il diritto internazionale acque interne palestinesi. Detto questo, io penso che non ci sia forza politica in Italia, né testata giornalistica, emittente televisiva, o grandi eventi come, ad esempio, il “concertone” del 1° maggio, che non veda il logo di Eni come sponsor o cofinanziatore. Ecco perché in Italia si balbetta la parola genocidio». Università e ricerca Rispetto alle università e alla ricerca, Antonio Mazzeo afferma: «Le maggiori università israeliane con cui quelle italiane hanno relazioni, hanno un ruolo importante nel sostegno alle forze armate, nella ricerca scientifica e tecnologica per lo sviluppo di sistemi d’arma da guerra e cyber security. Le università sono responsabili anche della costruzione ideologica del sionismo, della costruzione dell’idea del nemico per giustificare la politica securitaria e bellicista, lo stato di apartheid del popolo palestinese e le operazioni di pulizia etnica. Bisognerebbe interrompere le relazioni con queste università. Questo non significa che i nostri atenei non debbano ospitare figure di israeliani come, ad esempio, lo storico Ilan Pappè, che spiega dove e come è nata l’ideologia della Grande Israele e del bisogno di liberarsi della presenza araba “dal fiume al mare”. Penso al regista del film “Innocence” che denuncia le distorsioni pedagogiche del sistema formativo israeliano, dall’infanzia all’università, per affermare la cultura del nemico, per normalizzare la guerra». Al convegno del 4 novembre, Mazzeo ha parlato dell’influenza del complesso militare industriale anche nel sistema formativo italiano: «Il modello che mette insieme gruppi economici, forze armate e università, si sta riproducendo anche da noi. L’esempio più evidente è, in questo momento, a Torino, dove si sta realizzando una cittadella aerospaziale. I tre soggetti promotori sono la Regione Piemonte, il Politecnico e Leonardo. È un progetto che assorbe buona parte della ricerca scientifica, in cui entrano diverse aziende private, e anche la Nato che, sempre più, promuove progetti di ricerca tecnologica. In modo simile a Torino, sta sorgendo un polo per la ricerca subacquea a La Spezia, dove esistono strutture Nato. Ma il connubio tra ricerca e complesso militare si attua a Capua in Campania, attorno a Napoli e in Puglia. In due scuole professionali dell’aeronautica militare per la formazione di piloti da guerra a Galatina (Le) e Decimomannu in Sardegna. Anche in Sicilia si è deciso di realizzare all’aeroporto di Trapani una scuola di formazione, la prima fuori degli Usa, per i piloti dei Paesi che hanno gli F35. Per cui i piloti di Israele si addestreranno in Sicilia. Questi poli di formazione che mettono insieme pubblico e privato in funzione del profitto del privato, hanno una grande capacità attrattiva sul mondo della ricerca e dell’università. Ad esempio a Lecce, Cagliari e Sassari. Le università siciliane sono sempre state coinvolte accanto al dipartimento di Stato Usa nel fornire know how. Le università, invece di studiare gli effetti devastanti dei processi di militarizzazione sui territori, forniscono aiuti ai militari». Shock economy Infine, Antonio Mazzeo accenna al tema della shock economy: «Le grandi aziende di costruzione italiane, dopo aver assistito alla desertificazione di Gaza, oggi sono in prima linea per ricostruire. Ovviamente non quello di cui il popolo palestinese ha diritto, cioè la casa che gli è stata distrutta, i servizi che gli sono stati cancellati. No. La ricostruzione che vuole trasformare quei luoghi, secondo il modello Trump, in una Gaza a 5 stelle per le petromonarchie e per i ricchi occidentali». E conclude: «Queste credo che siano le responsabilità dell’Italia che dobbiamo continuare a denunciare. Un giorno dovremo rispondere al diritto internazionale e alla nostra coscienza per quanto siamo responsabili. Hanno ragione gli studenti quando scendono in piazza, occupano le università e urlano che abbiamo le mani sporche di sangue. L’Italia ha le mani sporche del sangue del popolo palestinese. Più vado avanti nel lavoro di denuncia, più me ne convinco, e me ne vergogno».   Intervista a cura di Luca Lorusso, pubblicata l’1 gennaio 2026 su Missioni Consolata, https://www.rivistamissioniconsolata.it/2026/01/01/le-mani-insanguinate/
January 23, 2026
Antonio Mazzeo Blog
USA-Leonardo-Israele: nuovi sistemi di intercettazione droni
Sono fabbricati dall’azienda israeliana Axon Vision e dalla Leonardo DRS, società controllata dall’holding industriale italiana con quartier generale in Virginia Nuovi sistemi di intercettazione anti-drone per le forze armate degli Stati Uniti d’America. A sperimentarli e produrli insieme l’azienda israeliana Axon Vision e Leonardo DRS, società controllata dall’holding industriale italiana con quartier generale in Virginia. Secondo quanto rivelato dalla testata specialistica Israel Defense, Axon Vision ha ricevuto un primo ordine da Leonardo DRS per il valore di 350.000 dollari per un set iniziale di un sistema dimostrativo per l’individuazione, tracciamento e intercettazione di droni aerei ad alta velocità (C-UAS). I sistemi anti-droni saranno sperimentati durante alcuni test a favore delle forze armate statunitensi per provarne l’efficacia in un loro pronto uso in scenari bellici. Le nuove tecnologie sono pensate per contrastare l’impiego di minacce aeree a pilotaggio remoto contro piattaforme terrestri (carri armati, blindati, ecc.), grazie all’impiego di processori e applicazioni basati sull’Intelligenza Artificiale (AI). “L’ordine rappresenta una pietra miliare nella partnership strategica stabilita alla fine del 2025, che integra l’esperienza operativa di Leonardo DRS con le tecnologie AI già provate sul campo da Axon Vision”, ha dichiarato il presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda israeliana, l’ex generale dell’esercito Roy Ritfin. “Siamo lieti che Leonardo DRS, una società leader nel settore militare negli Stati Uniti d’America, abbia riconosciuto il nostro sistema come uno dei più efficaci per proporlo alle forze armate USA”, ha aggiunto Roy Riftin. “Quest’ordine riflette la naturale evoluzione della nostra collaborazione e la crescente domanda di soluzioni globali militari basate sull’Intelligenza Artificiale”. L’accordo di cooperazione industriale tra Axon Vision e la controllata di Leonardo era stato annunciato ai primi di dicembre 2025 dall’azienda israeliana. “Offriremo soluzioni congiunte per sistemi avanzati caratterizzati da consapevolezza situazionale, letalità e capacità di sopravvivenza con particolare enfasi sui Counter-UAS (anti-droni) per il mercato militare USA”, ha dichiarato il management israeliano. “Il memorandum di collaborazione appena sottoscritto prevede la fornitura da parte di Leonardo DRS di sensori e sistemi avanzati e da Axon Vision di tecnologie automatizzate basate sull’Intelligenza Artificiale. Insieme, le due società intendono produrre sistemi da combattimento che supportino sensori e processori dati a bande elevate e bassa latenza, per essere impiegati principalmente nel contrasto anti-droni”. Le attività di collaborazione tra Axon Vision e Leonardo DRS erano state avviate in verità già alcuni anni prima. Applicazioni AI dell’azienda israeliana erano state adottate dalla controllata di Leonardo per i sistemi radar e i sensori ottici di propria produzione. Come ricorda ancora Israel Defense, in occasione dell’ultima esposizione dell‘Association of the United States Army (AUSA), le due società avevano presentato piattaforme terrestri a pilotaggio remoto equipaggiate con payload modulari di Leonardo DRS integrate da soluzioni con Intelligenza Artificiale di Axon Vision. Con quartier generale a Tel Aviv, la società partner di Leonardo è stata fondata nel 2017 da tre veterani delle unità tech delle forze armate israeliane, Ido Rozenberg, Raz Roditti e Michael Zolotov, Axon Vision è specializzata nella fornitura di soluzioni automatizzate per piattaforme terrestri, aeree e marittime militari, in particolari droni aerei Edge e loitering munitions (droni kamikaze) già in dotazione delle IDF (Israel Defense Forces). Tra i suoi maggiori clienti, oltre al ministero della Difesa israeliano compaiono le due maggiori corporation industriali-militari dello Stato ebraico, IAI - Israel Aerospace Industries ed Elbit Systems. Importanti commesse sono state ottenute anche nel vecchio continente. Recentemente Axon Vision ha ricevuto un ordine del valore di 800.000 dollari da un’agenzia militare europea per il suo sistema EdgeSA (Situational Awareness). Complessivamente nel 2025 la società israeliana ha ottenuto ordini in Europa per più di 1,2 miliardi di dollari. Sono state fornite in particolare applicazioni per i carri armati tedeschi “Leopard” e per i veicoli da combattimento CV90 della fanteria svedese. Le applicazioni di guerra AI prodotte da Axon Vision sono impiegate dai mezzi israeliani che perpetuano il genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza. Nello specifico il sistema Edge 360 di Axon è stato installato sui blindati israeliani che occupano la Striscia di Gaza. “Il sistema identifica eventuali minacce provenienti da tutte le direzioni, velocizzando il processo decisionale e consentendo al guidatore di analizzare nel migliore dei modi quanto accade”, enfatizzano i manager della società di Israele. L’Edge 360 è stato consegnato all’IDF alla vigilia dell’escalation militare contro Gaza avviata dopo l’attacco di Hamas (7 ottobre 2023).   Articolo pubblicato in Africa ExPress il 18 gennaio 2026, https://www.africa-express.info/2026/01/18/usa-israele-nuovi-sistemi-di-intercettazione-droni/
January 21, 2026
Antonio Mazzeo Blog
Pentagono: sistema anti-droni da Leonardo in partnership con start up di Israele
 La holding delle armi Leonardo consolida i propri affari con il Pentagono grazie alla partnership con una delle start up israeliane coinvolte nel genocidio dei palestinesi nella Striscia di Gaza. A fine 2025, Italian Defense Tecnologies, testata in lingua inglese che segue la produzione bellica italiana, ha reso noto che Leonardo DRS ha ottenuto il primo posto nella competizione lanciata dal Dipartimento della Difesa per lo sviluppo di un innovativo sistema elettronico anti-droni per le forze armate USA. Durante una serie di test che si sono svolti presumibilmente nel mese di giugno 2025 presso il poligono di Yuma (Arizona) con il coordinamento del Joint Counter-small Unmanned Aircraft Systems Office di US Army (1), la controllata di Leonardo che ha sede ad Arlington, Virginia, ha presentato il sistema avanzato “Ring C-UxS” che sfrutta un sofisticato apparato elettronico con radio frequenze in grado di intercettare, identificare e distruggere droni “nemici” provenienti da terra, dall’aria e dal mare. “I sistemi anti-droni di difesa aerea testati rafforzano la capacità di protezione negli odierni campi di battaglia, dinamici e complessi”, spiegano i manager di Leonardo DRS. “Insieme al nostro partner tecnologico, Regulus, abbiamo primeggiato nel test incentrato sulla capacità di rilevare-identificare-tracciare-distruggere due gruppi di droni aerei”. Il sistema “Ring” fa leva sull’individuazione di radio frequenze grazie ai sistemi di navigazione globale satellitare e sulla manipolazione dei data link per contrastare le minacce di velivoli a pilotaggio remoto sia “civili” che militari. (2) Fino ad oggi le dichiarazioni di Leonardo DRS sulla potenziale commessa con il Pentagono per la fornitura del “Ring C-UxS” e la stretta collaborazione con la start up Regulus sono state riprese solo da Italian Defense Tecnologies, quasi tre mesi dopo un comunicato emesso dall’ufficio stampa dell’azienda italo-statunitense. La nota sul “successo” dei test del sistema anti-droni con l’Esercito USA risale infatti al 9 ottobre 2025, data che coincide casualmente con la firma dell’accordo tra Hamas e lo Stato di Israele sul fittizio “cessate il fuoco” a Gaza, imposto dall’amministrazione Trump. (3) E appunto il partner strategico di Leonardo DRS per questo affare, Regulus Cyber, ci riporta alle tragedie consumatesi nella Striscia di Gaza e alle responsabilità genocidiarie del complesso militare industriale israeliano.   Con quartier generale a Tel Aviv, Regulus Cyber è una delle maggiori start up israeliane impegnate nella ricerca e sviluppo di tecnologie impiegate nel campo della cybersecurity e dei droni di guerra. Fondata nel 2016 da Yonathan Zur e Yoav Zangvil (già manager di importanti gruppi industriali aerospaziali israeliani), Regulus Cyber ha raccolto fondi per oltre 4 milioni di dollari da società finanziarie internazionali come Sierra Ventures (California, Stati Uniti d’America) e F2 Venture Capital (uno dei maggiori fondi di investimento di Israele). Tra i finanziatori di Regulus compare poi l’Istituto tecnologico ed ingegneristico Technion di Haifa, all’avanguardia nella sperimentazione e produzione dei più innovativi sistemi di guerra di Israele. “Siamo partner di tutte le maggiori aziende del settore difesa israeliani, inclusi Rafael, Elbit Systems (Elisra) e Israel Aerospace Industries IAI (ELTA)”, riporta Regulus Cyber sul sito internet istituzionale. “Negli Stati Uniti d’America siamo partner di Leonardo DRS e stiamo lavorando con l’Irregular Warfare Support Sirectorate Office (IWTSD) del Dipartimento della Difesa”. (4) In Israele Regulus Cyber vanta pure una stretta collaborazione con SkyLock, azienda di Avnon Group (Petah Tiqwa), all’avanguardia nel campo dei velivoli a pilotaggio remoto e dell’Intelligenza Artificiale applicata ai sistemi da combattimento. In Europa il partner più rilevante è Hensoldt AG, società tedesca attiva nel campo dei sensori per applicazioni nel settore difesa e sicurezza. (5) Per la cronaca, all’inizio del 2022 Leonardo DRS ha acquisito il 25,1% del capitale sociale di Hensoldt AG. Nello stesso anno, ancora Leonardo DRS si è fusa con la società israeliana Rada Electonics Industries, leader nella produzione di sistemi elettronici e apparati radar militari (sede centrale e stabilimenti a Netanya). (6) Tra le applicazioni belliche più sviluppate da Regulus Cyber c’è proprio il sistema antidroni “Ring C-UxS”. “Ring” è una delle soluzioni per distruggere i droni più efficace e flessibile”, spiegano i ricercatori della start up israeliana. “Sono già centinaia i sistemi attualmente operativi nei campi di battaglia, in varie piattaforme e località, in quanto possono essere installati rapidamente e facilmente. I “Ring” sono stati testati in combattimento contro minacce aeree, terrestri e navali: hanno fermato di tutto, dai singoli droni commerciali, agli stormi di droni dark e di attacco”. (7)  Gli anti-droni “Ring“ si integrano facilmente con i vari sistemi di comando e controllo (C2), radar ed altri sensori elettronici. Pesano meno di 7 kg e possono essere trasportati senza problemi o telecomandati da un singolo soldato. (8) Il sistema “Ring” è stato adottato dalle forze armate israeliane e da quelle di alcuni paesi NATO. Regulus Cyber è tra le start up che più ha beneficiato degli ingenti finanziamenti che il ministero della Difesa di Tel Aviv ha stanziato subito dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e l’avvio delle sanguinose operazioni militari dell’IDF (Israel Defence Force) contro la Striscia di Gaza. Nello specifico la start up ha sviluppato soluzioni cyber per i sistemi di navigazione satellitare GNSS/GPS adottati dalle forze armate israeliane. Un paio di mesi prima del fatidico 7 ottobre, Regulus aveva lanciato il sistema “Ring ARM-V” per la “protezione” di carri armati e blindati dagli attacchi dei droni, fino ad una distanza di 1,000-5.000 metri. Anche questo sistema ha avuto il battesimo di fuoco nelle operazioni belliche a Gaza. (9) Il ruolo chiave di Regulus Cyber nel genocidio in atto contro il popolo palestinese è enfatizzato sul magazine online della società di investimenti F2 Venture Capital. “L’industria globale della difesa vede nella guerra di Israele contro Hamas una vetrina per mostrare le migliori soluzioni contro le moderne minacce alla sicurezza”, esordisce f2vc.com. “L’uso di droni da parte dei terroristi ha sottolineato la necessità di un’efficiente tecnologia anti-droni da indirizzare su scenari del mondo reale. Il sistema “Ring GPS” di Regulus Cyber, che utilizza tecnologie uniche GPS per annullare le minacce, è emerso come una soluzione a cui ricorrere. Le sue dimensioni compatte e la facilità nell’impiego ne fanno il sistema ideale per gli scenari oggi in atto ai confini di Israele ed oltre”. La testata online di F2 Venture Capital ricorda inoltre che Regulus ha condotto “molteplici test e valutazioni” in partnership con il Ministero della Difesa e le forze armate di Israele “prima del 7 ottobre”. “Regulus ha anche fornito loro alcuni sistemi di minore dimensione che hanno già dimostrato la loro efficacia in tempi antecedenti allo scoppio della guerra”, aggiunge f2vc.com. “In risposta alla improvvisa crescita della domanda, il team di Regulus che include operatori che lavorano da remoto, ha adottato un approccio ancora più agile. Essi si sono adattati operativamente per offrire componenti in ordini molto più ampi e per viaggiare in tutto il paese per installare i sistemi e fornire il supporto tecnico. Il team sta anche lavorando 24 ore al giorno, sette giorni la settimana, per andare incontro alle nuove commesse”. (10) Lo scorso mese di agosto una ricerca pubblicata da The Irish Times ha documentato come l’Unione Europea ha continuato a finanziare direttamente o indirettamente il complesso militare industriale israeliano, nonostante le sempre più evidenti prove dei crimini compiuti nella Striscia di Gaza. Tra i maggiori beneficiari dei fondi UE compare proprio F2 Venture Capital, attraverso l’European Investment Fund. “F2 Capital ha investito in Regulus Cyber, azienda coinvolta nella fornitura delle più importanti componenti militari alle forze armate israeliane”, riporta The Irish Times. “F2 ha annunciato che i sistemi anti-drone di Regulus sono stati impiegati massicciamente negli attacchi non provocati del giugno 2025 contro obiettivi militari e nucleari iraniani”. (11)   Note 1)    https://www.army.mil/article/278404/joint_counter_small_uas_office_conducts_successful_counter_drone_swarm_demonstration   2)    https://www.italiandefencetechnologies.com/leonardo-drs-wins-first-place-in-dod-counter-uas-competition-reinforcing-leadership-in-air-defense-capabilities-for-the-u-s-military/ 3)    https://www.leonardodrs.com/news/press-releases/leonardo-drs-wins-first-place-in-dod-counter-uas-competition-reinforcing-leadership-in-air-defense-capabilities-for-the-u-s-military/ 4)    https://regulus.com/about-regulus/ 5)    https://www.edrmagazine.eu/regulus-cyber-of-israel-unveils-its-ring-r1-c-uas-system 6)    https://www.analisidifesa.it/2022/06/leonardo-drs-annuncia-la-fusione-dellisraeliana-rada-electronics-industries/ 7)    https://regulus.com/ 8)    https://www.enforcetac.com/en/exhibitors/regulus-2476107 9)    https://en.globes.co.il/en/article-israeli-startups-provide-idf-with-vital-tech-advantage-1001486873 10) https://www.f2vc.com/insights/regulus-cyber-the-israeli-startup-that-created-an-irone-dome-for-drones 11) https://english.almayadeen.net/news/Economy/how-eu-funding-continues-to-support-israeli-military-technol   Articolo pubblicato in Pagine Esteri il 13 gennaio 2025, https://pagineesteri.it/2026/01/13/in-evidenza/commesse-dipartimento-difesa-usa-la-leonardo-al-primo-posto-sistemi-anti-droni/
January 14, 2026
Antonio Mazzeo Blog