Basi aeree USA in Italia: è guerra! C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria
“Rispettare gli accordi sulle basi Usa in Italia non significa essere coinvolti
in una guerra, ma adempiere con responsabilità a impegni previsti dalla legge.
L’Italia non è in guerra, ma è parte della NATO e agisce nel pieno rispetto
della Costituzione e dei trattati internazionali. L’utilizzo delle basi militari
si inserisce in una linea di continuità seguita da tutti i governi, che negli
anni hanno sempre applicato questi accordi senza metterli in discussione”. E’
quanto dichiarato il 7 aprile dal ministro della Difesa Guido Crosetto, nel
corso del dibattito alla Camera dei Deputati sull’uso del territorio italiano
per le operazioni di guerra all’Iran. Crosetto ha chiesto un atto di fede ai
parlamentari e agli italiani: fidatevi, è tutto ok e nel pieno rispetto degli
accordi tra Italia e Stati Uniti. Sì, perché quegli accordi sono top secret da
quasi ottant’anni e, come ricorda Crosetto, non c’è stato governo della storia
della Repubblica che abbia pensato di desecretarli e magarli di ridiscuterli.
Ergo, in continuità e contiguità con il passato, il belpaese continuerà a fare
da piattaforma per le campagne di morte dell’alleato d’oltreoceano, oggi in Iran
e nel Golfo Persico, domani chissà, in Corno d’Africa, nel Sahel e
nell’indopacifico.
Al ministro della guerra va però riconosciuto il merito di aver snocciolato una
serie di dati, parziali, sull’uso di due delle installazioni militari messe a
disposizione delle forze armate Usa, gli scali di Aviano (Pordenone) e Sigonella
(Sicilia orientale). Aviano è una delle principali basi in Europa di US Air
Force con tanto di depositi per le bombe nucleari tattiche B-61-12. E’ sede del
31st Fighter Wing con due squadroni di cacciabombardieri F-16 “Fighting Falcon”
a doppia capacità, convenzionale e nucleare, e del 56th Rescue Squadron, dotato
di elicotteri da ricerca e soccorso in combattimento “Sikorsky” HH-60W. Secondo
quanto riferito da Crosetto, negli anni compresi tra il 2018 e il 2022, da
Aviano sono transitati 2.795 grandi aerei da trasporto e 315 tra caccia ed
elicotteri statunitensi. Quasi il 10% degli aerei cargo (251), è stato
classificato “hot”: trasportavano cioè armi, munizioni ed esplosivi e,
potenzialmente anche testate atomiche. Numeri imponenti dato che il periodo
temporale è stato segnato da una forte riduzione delle operazioni e delle
esercitazioni Usa e NATO per la pandemia da Covid e che solo dal 2022 è esploso
il primo conflitto internazionale di grande intensità, quello russo-ucraino.
Inspiegabilmente Crosetto non ha fornito informazioni su quanto accaduto negli
ultimi tre anni ad Aviano. Considerati però l’escalation bellica in Europa
orientale, la campagna genocida di Israele contro i palestinesi a Gaza, gli
attacchi militari di Tel Aviv contro Libano, Siria e Yemen e le due guerre
scatenate contro l’Iran nell’ultimo anno, possiamo immaginare che lo scalo
friulano abbia giocato un ruolo chiave per la proiezione avanzata delle forze
armate statunitensi. L’Italia non è in guerra e nessuno utilizza le nostre basi
per fare la guerra! ripete instancabilmente il governo. Le bugie però hanno nasi
lunghi e gambe corte. Il costante via vai da Aviano di aerei da trasporto di US
Air Force è sotto gli occhi di tutti in queste settimane. Il Fatto Quotidiano ha
documentato non meno di cinque transiti dal 21 febbraio fino al 3 marzo scorso
dei Lockheed C-5M “Super Galaxy” del Pentagono, in grado di trasportare fino a
127.000 kg di sistemi d’arma e munizioni, compresi carri armati ed elicotteri
d’attacco. Dal 27 marzo al 13 aprile ancora il Fatto Quotidiano ha tracciato 23
voli di aerei cargo Lockheed Martin C-130J “Hercules”, da Aviano alla base
inglese di Fairford, utilizzata dai bombardieri strategici USA B1 e B52 per gli
strike contro il territorio iraniano.
“La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni dell’US
Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento dei caccia a lungo
raggio impiegati per bombardare in Iran”, ha riportato l’autorevole The Wall
Street Journal in un lungo articolo su come l’Europa stia giocando
“silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran, pubblicato il 23 marzo.
Un aereo tanker Boeing KC-135 di US Air Force ha sorvolato lo spazio aereo
friulano l’11 marzo per rifornire in volo una decina di caccia F-16 del 31st
Fighter Wing decollati verso una destinazione sconosciuta, forse proprio in
Medio oriente. E’ certo invece il trasferimento da Aviano a due basi in Arabia
Saudita e Giordania, il 16 febbraio, di dodici cacciabombardieri “Fighting
Falcon”. Durante il loro passaggio sul Mediterraneo, i velivoli sono stati
riforniti in volo da due Boeing KC-135 decollati da Ramstein e Spangdahlem
(Germania) e atterrati poi a Souda Bay, Creta. Dal 28 febbraio i dodici F-16 del
31st Fighter Wing sono stati impiegati per colpire l’Iran.
C’è poi Sigonella, la più importante installazione di US Navy in Europa e nel
Mediterraneo. Secondo il ministro Crosetto, dallo scalo siciliano sono
transitati dal 2019 al 2022 ben 9.501 aerei cargo (917 classificati “hot”), 33
caccia e 205 elicotteri da guerra. Imponente il numero delle missioni che hanno
visto protagonisti i droni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza
schierati a Sigonella dalle forze armate statunitensi: 3.751, quasi un migliaio
l’anno. Nell’ultimo triennio (2023-25) le attività dei droni si sarebbero
ridotte complessivamente a 1.050. Sigonella è dunque estranea al conflitto nel
Golfo? Proprio per nulla, anzi. Anche lo scalo siciliano è utilizzato dai Boeing
KC-135 “Stratotanker” di US Air Force per rifornire in volo i bombardieri
strategici diretti dagli Usa e il nord Europa verso Il Medio oriente. Gli ultimi
due sono atterrati rispettivamente il 19 e il 26 marzo.
Il 21 marzo, secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5S (ma smentito dal
governo), sulla base siciliana sono atterrati alcuni caccia F-15 “Strike Eagle”
“in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate”.
Gli aerei, partiti da Sigonella qualche ora dopo, si sarebbero diretti verso il
teatro di guerra. Ci sono poi i velivoli senza pilota e i pattugliatori
marittimi che, quotidianamente, dalla Sicilia si dirigono verso il Golfo Persico
per individuare i potenziali obiettivi da colpire in Iran. L’attacco del 14
marzo contro alcune infrastrutture nell’isola di Kharg da cui viene esportato
l’80% del petrolio iraniano, è stato preceduto da una missione-spia di un drone
MQ-4C “Triton” di US Navy. Come rilevato dagli analisti militari, senza il
preventivo monitoraggio dell’area e il “riconoscimento” dei target, non sarebbe
stato possibile effettuare con successo i bombardamenti sull’isola.
Nel corso della sua missione dell’8 marzo, il “Triton” ha sorvolato anche le
coste nordorientali iraniane, in particolare il distretto di Bushehr che ospita
un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Anche quest’ultimo è stato oggetto
di un massiccio bombardamento la notte del 14 marzo. Lo stesso drone è poi
decollato da Sigonella il 9 aprile (qualche ora dopo la firma del cessate il
fuoco) per dirigersi verso lo Stretto di Hormuz, dove però è sparito
improvvisamente dai controlli radar. Abbattuto dalla controaerea iraniana o
precipitato al suolo per un guasto tecnico? Ad oggi il Pentagono non ha fornito
alcuna spiegazione, però lo ha prontamente sostituito trasferendo il 16 aprile a
Sigonella dalla Florida, un drone MQ-4C “Triton” gemello.
La base siciliana ha avuto un ruolo fondamentale nel conflitto fin dalla vigilia
dell’attacco scatenato la notte del 28 febbraio. Qualche ora prima dei raid, un
velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P8A “Poseidon” è decollato da
Sigonella per dirigersi verso lo spazio aereo mediorientale. Anche il “Poseidon”
viene impiegato per l’intelligence e l’individuazione di potenziali obiettivi
nemici.
In Sicilia c’è un’altra installazione militare di proprietà ed uso esclusivo
delle forze armate USA che ha assunto un ruolo chiave per le operazioni di
guerra, soprattutto per la trasmissione degli ordini di attacco o di immagini
video e informazioni top secret alle unità combattenti. Si tratta del MUOS
(Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni
satellitari di US Navy. Uno dei quattro terminali terrestri sorge a Niscemi
(Caltanissetta), all’interno della stazione di trasmissione radio NRTF, che
dipende operativamente da Sigonella. Il MUOS permette il collegamento della rete
militare (centri di comando, droni, cacciabombardieri, unità navali,
sommergibili, reparti operativi, ecc.). Altrettanto rilevanti dal punto di vista
geostrategico le comunicazioni che transitano dalle innumerevoli antenne della
NRTF. Operativa dal 1991, questa assicura il collegamento radio tra le forze di
superficie, sottomarine, aeree e terrestri e i centri C4I della Marina Usa.
Essendo l’unica struttura nel Mediterraneo con caratteristiche, attrezzature e
tecnologie specifiche, la stazione di Niscemi è fondamentale per le
comunicazioni con i sommergibili nucleari operanti nell’Oceano Atlantico, nel
Mediterraneo, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano.
Articolo pubblicato in Umanità Nova, il 22 aprile 2026.