Source - Antonio Mazzeo Blog

USA-Leonardo-Israele: nuovi sistemi di intercettazione droni
Sono fabbricati dall’azienda israeliana Axon Vision e dalla Leonardo DRS, società controllata dall’holding industriale italiana con quartier generale in Virginia Nuovi sistemi di intercettazione anti-drone per le forze armate degli Stati Uniti d’America. A sperimentarli e produrli insieme l’azienda israeliana Axon Vision e Leonardo DRS, società controllata dall’holding industriale italiana con quartier generale in Virginia. Secondo quanto rivelato dalla testata specialistica Israel Defense, Axon Vision ha ricevuto un primo ordine da Leonardo DRS per il valore di 350.000 dollari per un set iniziale di un sistema dimostrativo per l’individuazione, tracciamento e intercettazione di droni aerei ad alta velocità (C-UAS). I sistemi anti-droni saranno sperimentati durante alcuni test a favore delle forze armate statunitensi per provarne l’efficacia in un loro pronto uso in scenari bellici. Le nuove tecnologie sono pensate per contrastare l’impiego di minacce aeree a pilotaggio remoto contro piattaforme terrestri (carri armati, blindati, ecc.), grazie all’impiego di processori e applicazioni basati sull’Intelligenza Artificiale (AI). “L’ordine rappresenta una pietra miliare nella partnership strategica stabilita alla fine del 2025, che integra l’esperienza operativa di Leonardo DRS con le tecnologie AI già provate sul campo da Axon Vision”, ha dichiarato il presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda israeliana, l’ex generale dell’esercito Roy Ritfin. “Siamo lieti che Leonardo DRS, una società leader nel settore militare negli Stati Uniti d’America, abbia riconosciuto il nostro sistema come uno dei più efficaci per proporlo alle forze armate USA”, ha aggiunto Roy Riftin. “Quest’ordine riflette la naturale evoluzione della nostra collaborazione e la crescente domanda di soluzioni globali militari basate sull’Intelligenza Artificiale”. L’accordo di cooperazione industriale tra Axon Vision e la controllata di Leonardo era stato annunciato ai primi di dicembre 2025 dall’azienda israeliana. “Offriremo soluzioni congiunte per sistemi avanzati caratterizzati da consapevolezza situazionale, letalità e capacità di sopravvivenza con particolare enfasi sui Counter-UAS (anti-droni) per il mercato militare USA”, ha dichiarato il management israeliano. “Il memorandum di collaborazione appena sottoscritto prevede la fornitura da parte di Leonardo DRS di sensori e sistemi avanzati e da Axon Vision di tecnologie automatizzate basate sull’Intelligenza Artificiale. Insieme, le due società intendono produrre sistemi da combattimento che supportino sensori e processori dati a bande elevate e bassa latenza, per essere impiegati principalmente nel contrasto anti-droni”. Le attività di collaborazione tra Axon Vision e Leonardo DRS erano state avviate in verità già alcuni anni prima. Applicazioni AI dell’azienda israeliana erano state adottate dalla controllata di Leonardo per i sistemi radar e i sensori ottici di propria produzione. Come ricorda ancora Israel Defense, in occasione dell’ultima esposizione dell‘Association of the United States Army (AUSA), le due società avevano presentato piattaforme terrestri a pilotaggio remoto equipaggiate con payload modulari di Leonardo DRS integrate da soluzioni con Intelligenza Artificiale di Axon Vision. Con quartier generale a Tel Aviv, la società partner di Leonardo è stata fondata nel 2017 da tre veterani delle unità tech delle forze armate israeliane, Ido Rozenberg, Raz Roditti e Michael Zolotov, Axon Vision è specializzata nella fornitura di soluzioni automatizzate per piattaforme terrestri, aeree e marittime militari, in particolari droni aerei Edge e loitering munitions (droni kamikaze) già in dotazione delle IDF (Israel Defense Forces). Tra i suoi maggiori clienti, oltre al ministero della Difesa israeliano compaiono le due maggiori corporation industriali-militari dello Stato ebraico, IAI - Israel Aerospace Industries ed Elbit Systems. Importanti commesse sono state ottenute anche nel vecchio continente. Recentemente Axon Vision ha ricevuto un ordine del valore di 800.000 dollari da un’agenzia militare europea per il suo sistema EdgeSA (Situational Awareness). Complessivamente nel 2025 la società israeliana ha ottenuto ordini in Europa per più di 1,2 miliardi di dollari. Sono state fornite in particolare applicazioni per i carri armati tedeschi “Leopard” e per i veicoli da combattimento CV90 della fanteria svedese. Le applicazioni di guerra AI prodotte da Axon Vision sono impiegate dai mezzi israeliani che perpetuano il genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza. Nello specifico il sistema Edge 360 di Axon è stato installato sui blindati israeliani che occupano la Striscia di Gaza. “Il sistema identifica eventuali minacce provenienti da tutte le direzioni, velocizzando il processo decisionale e consentendo al guidatore di analizzare nel migliore dei modi quanto accade”, enfatizzano i manager della società di Israele. L’Edge 360 è stato consegnato all’IDF alla vigilia dell’escalation militare contro Gaza avviata dopo l’attacco di Hamas (7 ottobre 2023).   Articolo pubblicato in Africa ExPress il 18 gennaio 2026, https://www.africa-express.info/2026/01/18/usa-israele-nuovi-sistemi-di-intercettazione-droni/
Pentagono: sistema anti-droni da Leonardo in partnership con start up di Israele
 La holding delle armi Leonardo consolida i propri affari con il Pentagono grazie alla partnership con una delle start up israeliane coinvolte nel genocidio dei palestinesi nella Striscia di Gaza. A fine 2025, Italian Defense Tecnologies, testata in lingua inglese che segue la produzione bellica italiana, ha reso noto che Leonardo DRS ha ottenuto il primo posto nella competizione lanciata dal Dipartimento della Difesa per lo sviluppo di un innovativo sistema elettronico anti-droni per le forze armate USA. Durante una serie di test che si sono svolti presumibilmente nel mese di giugno 2025 presso il poligono di Yuma (Arizona) con il coordinamento del Joint Counter-small Unmanned Aircraft Systems Office di US Army (1), la controllata di Leonardo che ha sede ad Arlington, Virginia, ha presentato il sistema avanzato “Ring C-UxS” che sfrutta un sofisticato apparato elettronico con radio frequenze in grado di intercettare, identificare e distruggere droni “nemici” provenienti da terra, dall’aria e dal mare. “I sistemi anti-droni di difesa aerea testati rafforzano la capacità di protezione negli odierni campi di battaglia, dinamici e complessi”, spiegano i manager di Leonardo DRS. “Insieme al nostro partner tecnologico, Regulus, abbiamo primeggiato nel test incentrato sulla capacità di rilevare-identificare-tracciare-distruggere due gruppi di droni aerei”. Il sistema “Ring” fa leva sull’individuazione di radio frequenze grazie ai sistemi di navigazione globale satellitare e sulla manipolazione dei data link per contrastare le minacce di velivoli a pilotaggio remoto sia “civili” che militari. (2) Fino ad oggi le dichiarazioni di Leonardo DRS sulla potenziale commessa con il Pentagono per la fornitura del “Ring C-UxS” e la stretta collaborazione con la start up Regulus sono state riprese solo da Italian Defense Tecnologies, quasi tre mesi dopo un comunicato emesso dall’ufficio stampa dell’azienda italo-statunitense. La nota sul “successo” dei test del sistema anti-droni con l’Esercito USA risale infatti al 9 ottobre 2025, data che coincide casualmente con la firma dell’accordo tra Hamas e lo Stato di Israele sul fittizio “cessate il fuoco” a Gaza, imposto dall’amministrazione Trump. (3) E appunto il partner strategico di Leonardo DRS per questo affare, Regulus Cyber, ci riporta alle tragedie consumatesi nella Striscia di Gaza e alle responsabilità genocidiarie del complesso militare industriale israeliano.   Con quartier generale a Tel Aviv, Regulus Cyber è una delle maggiori start up israeliane impegnate nella ricerca e sviluppo di tecnologie impiegate nel campo della cybersecurity e dei droni di guerra. Fondata nel 2016 da Yonathan Zur e Yoav Zangvil (già manager di importanti gruppi industriali aerospaziali israeliani), Regulus Cyber ha raccolto fondi per oltre 4 milioni di dollari da società finanziarie internazionali come Sierra Ventures (California, Stati Uniti d’America) e F2 Venture Capital (uno dei maggiori fondi di investimento di Israele). Tra i finanziatori di Regulus compare poi l’Istituto tecnologico ed ingegneristico Technion di Haifa, all’avanguardia nella sperimentazione e produzione dei più innovativi sistemi di guerra di Israele. “Siamo partner di tutte le maggiori aziende del settore difesa israeliani, inclusi Rafael, Elbit Systems (Elisra) e Israel Aerospace Industries IAI (ELTA)”, riporta Regulus Cyber sul sito internet istituzionale. “Negli Stati Uniti d’America siamo partner di Leonardo DRS e stiamo lavorando con l’Irregular Warfare Support Sirectorate Office (IWTSD) del Dipartimento della Difesa”. (4) In Israele Regulus Cyber vanta pure una stretta collaborazione con SkyLock, azienda di Avnon Group (Petah Tiqwa), all’avanguardia nel campo dei velivoli a pilotaggio remoto e dell’Intelligenza Artificiale applicata ai sistemi da combattimento. In Europa il partner più rilevante è Hensoldt AG, società tedesca attiva nel campo dei sensori per applicazioni nel settore difesa e sicurezza. (5) Per la cronaca, all’inizio del 2022 Leonardo DRS ha acquisito il 25,1% del capitale sociale di Hensoldt AG. Nello stesso anno, ancora Leonardo DRS si è fusa con la società israeliana Rada Electonics Industries, leader nella produzione di sistemi elettronici e apparati radar militari (sede centrale e stabilimenti a Netanya). (6) Tra le applicazioni belliche più sviluppate da Regulus Cyber c’è proprio il sistema antidroni “Ring C-UxS”. “Ring” è una delle soluzioni per distruggere i droni più efficace e flessibile”, spiegano i ricercatori della start up israeliana. “Sono già centinaia i sistemi attualmente operativi nei campi di battaglia, in varie piattaforme e località, in quanto possono essere installati rapidamente e facilmente. I “Ring” sono stati testati in combattimento contro minacce aeree, terrestri e navali: hanno fermato di tutto, dai singoli droni commerciali, agli stormi di droni dark e di attacco”. (7)  Gli anti-droni “Ring“ si integrano facilmente con i vari sistemi di comando e controllo (C2), radar ed altri sensori elettronici. Pesano meno di 7 kg e possono essere trasportati senza problemi o telecomandati da un singolo soldato. (8) Il sistema “Ring” è stato adottato dalle forze armate israeliane e da quelle di alcuni paesi NATO. Regulus Cyber è tra le start up che più ha beneficiato degli ingenti finanziamenti che il ministero della Difesa di Tel Aviv ha stanziato subito dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e l’avvio delle sanguinose operazioni militari dell’IDF (Israel Defence Force) contro la Striscia di Gaza. Nello specifico la start up ha sviluppato soluzioni cyber per i sistemi di navigazione satellitare GNSS/GPS adottati dalle forze armate israeliane. Un paio di mesi prima del fatidico 7 ottobre, Regulus aveva lanciato il sistema “Ring ARM-V” per la “protezione” di carri armati e blindati dagli attacchi dei droni, fino ad una distanza di 1,000-5.000 metri. Anche questo sistema ha avuto il battesimo di fuoco nelle operazioni belliche a Gaza. (9) Il ruolo chiave di Regulus Cyber nel genocidio in atto contro il popolo palestinese è enfatizzato sul magazine online della società di investimenti F2 Venture Capital. “L’industria globale della difesa vede nella guerra di Israele contro Hamas una vetrina per mostrare le migliori soluzioni contro le moderne minacce alla sicurezza”, esordisce f2vc.com. “L’uso di droni da parte dei terroristi ha sottolineato la necessità di un’efficiente tecnologia anti-droni da indirizzare su scenari del mondo reale. Il sistema “Ring GPS” di Regulus Cyber, che utilizza tecnologie uniche GPS per annullare le minacce, è emerso come una soluzione a cui ricorrere. Le sue dimensioni compatte e la facilità nell’impiego ne fanno il sistema ideale per gli scenari oggi in atto ai confini di Israele ed oltre”. La testata online di F2 Venture Capital ricorda inoltre che Regulus ha condotto “molteplici test e valutazioni” in partnership con il Ministero della Difesa e le forze armate di Israele “prima del 7 ottobre”. “Regulus ha anche fornito loro alcuni sistemi di minore dimensione che hanno già dimostrato la loro efficacia in tempi antecedenti allo scoppio della guerra”, aggiunge f2vc.com. “In risposta alla improvvisa crescita della domanda, il team di Regulus che include operatori che lavorano da remoto, ha adottato un approccio ancora più agile. Essi si sono adattati operativamente per offrire componenti in ordini molto più ampi e per viaggiare in tutto il paese per installare i sistemi e fornire il supporto tecnico. Il team sta anche lavorando 24 ore al giorno, sette giorni la settimana, per andare incontro alle nuove commesse”. (10) Lo scorso mese di agosto una ricerca pubblicata da The Irish Times ha documentato come l’Unione Europea ha continuato a finanziare direttamente o indirettamente il complesso militare industriale israeliano, nonostante le sempre più evidenti prove dei crimini compiuti nella Striscia di Gaza. Tra i maggiori beneficiari dei fondi UE compare proprio F2 Venture Capital, attraverso l’European Investment Fund. “F2 Capital ha investito in Regulus Cyber, azienda coinvolta nella fornitura delle più importanti componenti militari alle forze armate israeliane”, riporta The Irish Times. “F2 ha annunciato che i sistemi anti-drone di Regulus sono stati impiegati massicciamente negli attacchi non provocati del giugno 2025 contro obiettivi militari e nucleari iraniani”. (11)   Note 1)    https://www.army.mil/article/278404/joint_counter_small_uas_office_conducts_successful_counter_drone_swarm_demonstration   2)    https://www.italiandefencetechnologies.com/leonardo-drs-wins-first-place-in-dod-counter-uas-competition-reinforcing-leadership-in-air-defense-capabilities-for-the-u-s-military/ 3)    https://www.leonardodrs.com/news/press-releases/leonardo-drs-wins-first-place-in-dod-counter-uas-competition-reinforcing-leadership-in-air-defense-capabilities-for-the-u-s-military/ 4)    https://regulus.com/about-regulus/ 5)    https://www.edrmagazine.eu/regulus-cyber-of-israel-unveils-its-ring-r1-c-uas-system 6)    https://www.analisidifesa.it/2022/06/leonardo-drs-annuncia-la-fusione-dellisraeliana-rada-electronics-industries/ 7)    https://regulus.com/ 8)    https://www.enforcetac.com/en/exhibitors/regulus-2476107 9)    https://en.globes.co.il/en/article-israeli-startups-provide-idf-with-vital-tech-advantage-1001486873 10) https://www.f2vc.com/insights/regulus-cyber-the-israeli-startup-that-created-an-irone-dome-for-drones 11) https://english.almayadeen.net/news/Economy/how-eu-funding-continues-to-support-israeli-military-technol   Articolo pubblicato in Pagine Esteri il 13 gennaio 2025, https://pagineesteri.it/2026/01/13/in-evidenza/commesse-dipartimento-difesa-usa-la-leonardo-al-primo-posto-sistemi-anti-droni/
Gli USA intensificano i bombardamenti in Siria con il supporto dell’Aeronautica italiana
  “Alle ore 12.30 locali di sabato 10 gennaio 2026, le unità aeree del Comando Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (CENTCOM), insieme alle forze dei paesi partner, hanno condotto attacchi in larga scala contro multipli obiettivi ISIS attraverso la Siria”. Con una nota ufficiale, il Dipartimento della Difesa USA ha confermato i vasti bombardamenti effettuati ieri nel paese mediorientale. A partire dal 19 dicembre 2025, l’amministrazione Trump ha dato il via in Siria alla cosiddetta operazione “Hawkeye Strike” in risposta ad un attacco sferrato cinque giorni prima da presunte milizie filo-ISIS nei pressi della città di Palmira, in cui hanno perso la vita due militari e un interprete civile statunitensi. “Gli odierni bombardamenti che hanno colpito l’ISIS in tutto il territorio siriano sono parte del nostro costante impegno per sradicare il terrorismo Islamico contro i nostri combattenti, prevenire futuri attacchi e proteggere le forze americane e dei partner nella regione”, aggiunge il Pentagono. “Le forze armate USA e della coalizione rimangono risolute nel perseguire i terroristi che cercano di fare del male agli Stati Uniti d’America”. “Il nostro messaggio vuole essere forte: se tu colpisci i nostri militari, ti troveremo e ti uccideremo in qualsiasi parte del mondo, non importa quanto duramente tu provi ad eludere la giustizia”. Fin qui la nota truce e minacciosa dei vertici militari USA. Washington ha esplicitato come le operazioni militari in Siria vengano svolte in stretta collaborazione con i propri partner, ma non ha voluto indicare la loro identità. E’ certo però che ai bombardamenti USA in Siria stia dando il proprio supporto logistico l’Aeronautica Militare italiana. Il giorno precedente al massiccio strike rivendicato dal Pentagono (venerdì 9 gennaio), il sito specializzato ItaMilRadar che traccia il traffico aereo militare nell’area mediterranea e mediorientale, ha documentato il prolungato volo di un aereo tanker Boeing KC-767A dell’Aeronautica Militare (codice di registro, MM62229 – c/s GOSSIP12), impegnato nelle operazioni di rifornimento in volo, in particolare sullo spazio aereo della Siria centrale, nella regione di Palmira. Il velivolo italiano è decollato dalla base militare di Ali Al Salem, in Kuwait, dove ha quartier generale il Comando della task force dell’Aeronautica Militare che coordina le operazioni nazionali anti-ISIS in Iraq e Siria. “A differenza delle precedenti sortite limitate allo spazio aereo più sicuro, questa missione si è svolta nelle profondità del teatro siriano e appare strettamente legata alle operazioni in atto da parte della coalizione militare contro l’ISIS”, commentano gli analisti di ItaMilRadar. “Ciò rappresenta una notevole evoluzione rispetto le numerose missioni precedenti dei velivoli per il rifornimento in volo dell’Aeronautica Militare italiana in connessione con lo sforzo della coalizione internazionale”, aggiunge ItaMilRadar. In passato, infatti, le attività italiane erano state condotte sullo spazio aereo iracheno e lungo i suoi confini con la Siria. “Il rifornimento in volo direttamente sopra l’area di Palmira posiziona il tanker italiano molto più vicino al cuore operativo delle odierne attività aeree della coalizione”, annotano gli analisti. “Posizionare gli aerei cisterna sopra l’area di Palmira, ripetutamente impiegata nei mesi scorsi come corridoio logistico ed operativo dell’ISIS, consente ai cacciabombardieri e ai velivoli d’intelligence della coalizione di estendere i tempi di permanenza in volo, ridurre i vincoli di transito e mantenere una pressione costante sugli obiettivi nemici”, spiega ItaMilRadar. “Per l’Italia, tutto ciò conferma la rilevanza pratica ed operativa della sua flotta di rifornimento aereo, che rimane uno degli attori più richiesti all’interno delle campagne aeree multinazionali”. “Mentre l’Italia non conduce strike cinetici in Siria, il suo contributo alle operazioni di rifornimento costituisce un moltiplicatore di forze critico”, concludono gli analisti di ItamilRadar. “Missioni come quella del 9 gennaio consentono agli aerei alleati di operare più a lungo, raggiungere obiettivi più profondi e mantenere una presenza persistente su aree contese senza doversi basare esclusivamente su basi regionali (…) La flotta italiana dei KC-767A rimane un elemento indispensabile delle campagne aeree, consentendo una pressione sostenuta contro ciò che resta delle milizie jihadiste”. L’Italia è in guerra in Siria senza che nessuno lo abbia mai detto agli italiani.
Marocco arricchisce il suo arsenale bellico made in Israel
Industrie di sistemi militari dello Stato ebraico fanno affari d'oro con Rabat. Sistemi missilistici di ultima generazioni pronti per colpire i "ribelli" saharawi Missili terra-aria made in Israel per le forze armate del Marocco. Fonti militari di Rabat confermano che è diventato pienamente operativo il sistema di “difesa” aerea e antimissile BARAK MX prodotto dalla holding industriale bellica IAI - Israel Aerospace Industries. Rabat aveva ordinato in Israele il sistema missilistico nel 2023. Valore presunto della commessa 540 milioni di dollari. Il BARAK MX è stato progettato per contrastare un ampio ventaglio di minacce aeree fino ad una distanza di 150 km.: velivoli senza pilota, cacciabombardieri, missili da crociera e balistici. Secondo la testata specializzata Israel Defense, le forze armate marocchine impiegheranno il sistema missilistico come una specie di “Iron Dome” (scudo di ferro) nel deserto del Sahara, specialmente nelle aree più “sensibili” del sud del Paese. La piena operatività del BARAK MX è stata raggiunta in tempi record perché le autorità di Rabat temono le “crescenti attività ostili” nella regione meridionale da parte di attori non statali che utilizzano droni e altre armi d’attacco guidate da remoto. “Uno di questi gruppi armati è rappresentato dal Fronte Polisario, organizzazione separatista che opera dai campi profughi presenti nella confinante Algeria”, riporta Israel Defense, omettendo di ricordare che in quei campi vive da più di 50 anni la popolazione Saharawi espulsa con la forza dopo l’occupazione militare dell’ex Sahara spagnolo da parte del Marocco. L’acquisto del sistema BARAK MX si inquadra all’interno delle sempre più strette relazioni diplomatico-militari tra il Marocco e Israele. La partnership si è sviluppata a seguito della firma dei cosiddetti “Accordi di Abramo” nel 2020 e non si è incrinata dopo l’attacco genocida di Tel Aviv contro i palestinesi della Striscia di Gaza. Secondo il SIPRI, l’autorevole istituto internazionale di ricerca sui temi della pace di Stoccolma, lo Stato di Israele è divenuto il terzo esportatore di armi e apparecchiature militari al Marocco, conquistando una fetta del mercato pari al 10% di tutte le acquisizioni del Regno. Lo scorso mese di agosto, nella regione orientale del paese nordafricano, l’esercito ha testato il nuovo missile supersonico “Extra” prodotto da Elbit Systems Ltd, altra importante azienda israeliana del settore aerospaziale, con quartier generale ad Haifa. Le forze marocchine hanno dichiarato che con l’adozione di questo nuovo sistema d’arma, saranno rafforzate le capacità di strike in profondità. Gli “Extra” di Elbit System sono razzi di artiglieria da 306 mm; possono trasportare testate esplosive da 120 kg e colpire centri di comando e comunicazione ed installazioni protette. Sempre con la stessa azienda di Haifa, le autorità militari marocchine hanno firmato di recente un contratto per la fornitura di 36 semoventi ruotati di artiglieria ATMOS (Autonomous Truck Mounted Howitzer System). Gli ATMOS, avio trasportabili, sono dotati di cannoni da 155 mm, in grado di sparare fino ad otto colpi al minuto ed ingaggiare bersagli entro un raggio di circa 40 km. Anche la Marina del Regno del Marocco è intenzionata a dotarsi di sistemi missilistici di produzione israeliana. Le proprie unità navali potrebbero armarsi fin dai prossimi mesi di missili “Spike NLOS” (Non-Line-of-Sight) realizzati da Rafael Advanced Defense Systems. Gli “Spike NLOS” sono in grado di colpire obiettivi navali o terrestri con un raggio d’azione di 32 Km. A bordo delle unità marocchine è già operativa una versione meno sofisticata degli “Spike”, nota con la sigla “LR II”, la cui consegna è stata completata nel giugno 2025. La Marina Militare di Rabat sta pure valutando la possibilità di acquisire una versione navale del sistema missilistico sviluppato da IAI - Israel Aerospace Industries, il BARAK 8. Si tratta di un’arma superficie-aria a lungo raggio, anch’essa in grado come il BARAK MX di intercettare e distruggere in volo aerei, droni e missili. Il Marocco non è solo un cliente del complesso militare-industriale israeliano. Lo scorso mese di novembre, a Benislmane, nell’area industriale di Casablanca, è stato inaugurato uno stabilimento per la produzione dei droni kamikaze SPY X. Lo stabilimento è di proprietà dell’azienda aerospaziale BlueBird Aero Systems Ltd. con quartier generale nel parco industriale di Emek-Hefer, distretto centrale di Israele, interamente controllata da IAI. Buona parte della produzione a Benislmane avrà come acquirenti le forze armate marocchine; il resto finirà nel mercato africano. Gli SPY X possono essere impiegati senza la necessità di disporre di ampie piste di decollo. Hanno un duplice uso: possono fare da velivoli a pilotaggio remoto per attività di intelligence, sorveglianza e riconoscimento, o da veri e propri droni killer/kamikaze per colpire target fino a 50 km di distanza. Nel settembre 2022, dal gruppo BlueBird Aero Systems il Marocco aveva acquistato pure i droni WanderB e ThunderB.   Articolo pubblicato il 9 gennaio 2026 in Africa ExPress, https://www.africa-express.info/2026/01/09/marocco-arricchisce-il-suo-arsenale-bellico-made-in-israel/
Cacciabombardieri nucleari F-35 a Trapani Birgi. La Difesa stanzia oltre 100 milioni di euro
La rivista specializzata Ares rende noto stamani che Il Ministero della Difesa ha dato un colpo di acceleratore al programma di realizzazione del primo Centro internazionale di formazione dei piloti dei cacciabombardieri F-35 fuori dal territorio degli Stati Uniti d'America. Con una Determinazione a Contrarre (DAC) la Direzione degli Armamenti Aeronautici e per l’Aeronavigabilità (DAAA) ha impegnato 112,6 milioni di euro su un arco temporale quinquennale, per la creazione del centro di addestramento avanzato, destinato a diventare un punto di riferimento non solo per l’Aeronautica Militare, ma per tutti i partner mondiali del programma JSF (joint Strike Fighter, così come viene indicato il velivolo da guerra di quinta generazione). Secondo Ares, il Ministero della Difesa realizzerà nello scalo di Trapani Birgi la terza Main Operating Base (MOB) per la flotta F-35 in dotazione all’Aeronautica Militare, affiancandola alle basi di Amendola (Foggia) e Ghedi (Brescia). “Il progetto su Trapani è però più ambizioso e mira a istituire un vero e proprio ecosistema operativo e formativo”, aggiunge la testata specializzata. “Il piano prevede infatti la coesistenza di tre realtà distinte ma integrate: un Gruppo Volo Operativo nazionale (ITAF OPS Squadron), un Gruppo Volo Internazionale Addestrativo (PTC Squadron) e il Centro di Addestramento Comune (LTC) oggetto dell’attuale contratto”. “L’obiettivo – aggiunge Ares - è intercettare la crescente domanda di addestramento dei paesi NATO ed europei, istituendo in Italia il primo Pilot Training Center per F-35 al di fuori dei confini statunitensi”. Ad oggi i Paesi che hanno acquistato o hanno espresso l’intenzione di dotarsi del caccia di quinta generazione F-35 (a doppia capacità di armamento, convenzionale e nucleare), oltre a Stati Uniti d’America e Italia sono: Arabia Saudita, Australia, Belgio, Canada, Corea del Sud, Danimarca, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Finlandia, Germania, Giappone, Grecia, Israele, Marocco, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Qatar, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Singapore, Spagna, Svizzera, Thailandia e Turchia. Sotto il profilo amministrativo, il Ministero della Difesa ha affidato i lavori di realizzazione del Pilot Training Center al Raggruppamento Temporaneo di Imprese formato dall’italiana Leonardo S.p.A. e dal colosso statunitense Lockheed Martin. “La scelta – spiega ancora Ares - è dettata da vincoli tecnologici e normativi stringenti. Lockheed Martin è infatti l’unico soggetto titolato a distribuire i simulatori del programma JSF, mentre Leonardo è stata individuata dal costruttore americano come l’unica realtà industriale nazionale in possesso delle competenze e delle autorizzazioni (tramite accordi approvati dal governo USA) per gestire i dati ingegneristici classificati necessari all’opera”. Leonardo e Lockheed Martin operano congiuntamente nello stabilimento di Cameri (Novara) dove vengono assemblati i cacciabombardieri F-35 acquistati da Aeronautica e Marina Militare italiana e da alcuni paesi europei. La Difesa ha già predisposto il cronogramma per il completamento del progetto nella base militare siciliana. Il documento programmatico prevede che la prima capacità di training a bordo degli F-35 prenda il via entro dicembre 2028, con il completamento definitivo dell’edificio LTC entro il 1° luglio 2029. La spesa sarà ripartita progressivamente, passando dagli 8,2 milioni per l’anno 2026 fino a raggiungere il picco di spesa nel biennio 2028-2029, periodo in cui si concentreranno oltre 87 milioni di euro di investimenti. Dalla fine di dicembre 2025, lo scalo di Trapani Birgi è stato elevato ad avamposto per le operazioni di intelligence e guerra elettronica della NATO, con il trasferimento dei grandi aerei radar E-3A AWACS. I velivoli concorrono quotidianamente alle operazioni di comando, controllo, intelligence e sorveglianza delle forze armate NATO nel sanguinoso scacchiere di guerra russo-ucraino. Dalla Sicilia l’aereo radar E-3A supporta con maggiore efficienza i compiti di sorveglianza in tutto il Mediterraneo, nei Balcani e nelle più lontane aree orientali di interesse, “così come mantiene un rapido accesso ai teatri operativi meridionali ed orientali della NATO”, come spiegano gli analisti di ItaMilRadar. “La location di Trapani offre anche vantaggi logistici e minori tempi di transito in comparazione con le basi del Nord, consentendo ai velivoli di trascorrere meno tempo in volo”.     Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 7 gennaio 2025,  https://www.stampalibera.it/2026/01/07/cacciabombardieri-nucleari-f-35-a-trapani-birgi-la-difesa-stanzia-oltre-100-milioni-di-euro/?fbclid=IwY2xjawPLfEZleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEePJDobW506uU3feJeaupxVIckynR1tbOFXT7SbIYy8o_32Lz2KZ7OxfLEwp4_aem_jG-T33zIxcFjrx3swA3xQg
Trapani Birgi avamposto per le operazioni di intelligence NATO pro Ucraina
  Rischierati in Sicilia i grandi aerei radar E-3A AWACS per concorrere alle operazioni di comando, controllo, intelligence e sorveglianza delle forze armate NATO nel sanguinoso scacchiere di guerra russo-ucraino. La sera di sabato 20 dicembre, alle ore 20.30, un velivolo AWACS prodotto dal colosso aerospaziale Boeing è decollato dalla base aerea di Trapani Birgi per svolgere una lunga missione di nove ore sui cieli della Polonia. L’aereo ha operato sotto il codice NATO05 (registrazione LX-90448). Dopo la partenza dalla base siciliana, l’E-3A AWACS ha puntato in direzione nord-est attraversando l’Italia e l’Europa centrale. Raggiunto lo spazio aereo della Polonia, il velivolo radar ha effettuato una rotta di volo tipica di un mezzo militare predisposto per lo svolgimento di missioni di preallarme e comando e controllo. “Il tempo di sorvolo sulla Polona indica che si è trattata di una missione focalizzata sul mantenimento della consapevolezza situazionale in una delle aree più sensibili della NATO”, commentano gli analisti del sito specializzato ItaMilRadar che hanno tracciato le operazioni dell’AWACS NATO. “Sin dall’inizio della guerra in Ucraina, la Polonia è divenuta una pietra angolare del Fianco orientale dell’Alleanza, quale hub logistico e come paese in prima linea confinante con l’area più estesa di confronto con la Russia”. “Ciò che distingue la missione odierna è la scelta della base operativa”, aggiungono gli analisti di ItaMilRadar. “Lanciare una sortita così lunga da Trapani sottolinea come il sud Italia sia sempre più impiegato come hub strategico che come semplice avamposto mediterraneo. Dalla Sicilia, gli AWACS NATO possono raggiungere l’Europa orientale mentre beneficiano di più stabili condizioni climatiche e di una minore congestione del traffico aereo in comparazione con le basi settentrionali, specialmente durante i mesi invernali. Ciò accresce sia la flessibilità operativa che l’efficienza delel missioni”. Nei giorni precedenti alla missione dell’aereo radar NATO decollato da Trapani Birgi verso la Polonia, è stato registrato un intenso traffico di velivoli con e senza pilota delle forze aeree dei paesi membri dell’Alleanza nei cieli dell’Europa orientale, specie in quelli confinanti con l’Ucraina. In particolare sono stati monitorati i voli verso il Mar Nero dei grandi aerei di intelligence, sorveglianza e riconoscimento “Poseidon 8A” di US Navi e dei droni “Global Hawk” di US Air Force, tutti operativi dalla Stazione aeronavale siciliana di Sigonella. “La NATO sta continuando a generare un flusso costante di missioni lungo le proprie frontiere orientali”, spige ItaMilRadar. “Il volo di nove ore da Trapani di sabato 20 si adatta perfettamente a questo schema, evidenziando come l’Alleanza sia in grado di proiettare la copertura aerea persistente delle operazioni di comando e controllo sul Fianco Est anche quando opera a centinaia di chilometri di distanza. Più di una sortita di routine, la missione del velivolo AWACS è un modo di far presente, e Trapani in particolare, che esse restano un fattore chiave dell’architettura di sorveglianza aerea della NATO in un momento in cui il monitoraggio dell’Europa orientale resta una priorità strategica”. Lo schieramento avanzato in Italia della flotta dei velivoli E-3A AWACS in dotazione all’Alleanza Atlantica per rafforzare le attività di vigilanza pianificate per i mesi invernali, ha preso il via con l’arrivo - la mattina di giovedì 18 dicembre del primo aereo (indicato con il codice LX-N904489) presso la Forward Operating Base (base operativa avanzata) di Trapani. “Dalla Sicilia l’aereo radar E-3A può supportare con maggiore efficienza i compiti di sorveglianza e comando e controllo in tutto il Mediterraneo, nei Balcani e nelle più lontane aree orientali di interesse, così come mantenere rapido accesso ai teatri operativi meridionali ed orientali della NATO”, spiegano gli analisti. “La location di Trapani offre anche vantaggi logistici e minori tempi di transito in comparazione con le basi del Nord, consentendo ai velivoli di trascorrere meno tempo in volo”. “Il dislocamento si inserisce in uno schema ben consolidato”, conclude ItaMilRadar. “L’Italia ha ripetutamente ospitato gli aerei AWACS della NATO durante i periodi di maggiore attività o con limiti stagionali, sottolineando il ruolo centrale di Roma all’interno dell’architettura di difesa aerea e missilistica e di intelligence dell’Alleanza. Poiché si intensificano le operazioni invernali, Trapani diviene ancora una volta un centro nevralgico delle capacità di preavviso e pronto intervento aereo della NATO, assicurando prontezza operativa i tempi critici per la sicurezza regionale”. Nei mesi scorso il ministero della Difesa italiano ha reso noto l’avvio dei lavori di ampliamento della grande base aerea di Trapani in vista della realizzazione di un Centro di formazione dei piloti dei paesi che si sono dotati o intendono dotarsi del cacciabombardiere di quinta generazione F-35 (a capacità nucleare), il primo fuori dal territorio degli Stati Uniti d’America.   Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 22 dicembre 2025, https://www.stampalibera.it/2025/12/22/trapani-birgi-avamposto-per-le-operazioni-di-intelligence-nato-proucraina/?fbclid=IwY2xjawO3CCtleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeZMFG0gvzP4cvBm720ijVRwqXK9DPqSN7ZX-Thk0uhiDfQL3gzhpbdt6Vwcw_aem_pyNgubxa5xezU4i9qV-OFg
Alla faccia di Giulio Regeni, si rafforza la collaborazione militare Italia – Egitto
Nonostante gli screzi e le tensioni (più formali che sostanziali) dovute all’irrisolto caso di Giulio Regeni, la collaborazione militare tra Italia ed Egitto prosegue e si rafforza imperterrita. A metà novembre, nell’ambito degli scambi bilaterali di esperienze e conoscenze nel settore dell’artiglieria controaerei, si è conclusa la visita della delegazione di militari appartenenti alla difesa aerea delle forze armate della Repubblica Araba d’Egitto, con attività dimostrative organizzate dal 17° Reggimento Artiglieria Controaerei “Sforzesca” di stanza a Sabaudia (Latina). “Il comandante del Reggimento, colonnello Nicola Capozzolo, ha ricevuto la delegazione e illustrato le capacità esprimibili dalla specialità controaerei dell’esercito”, rende noto lo Stato Maggiore della Difesa. L’attività è proseguita con la visita della caserma “Santa Barbara”, sede del Comando dell’Artiglieria controaerei, dove gli ufficiali egiziani hanno assistito alle attività addestrative dello “Sforzesca”. Successivamente la delegazione nel vicino poligono di tiro di Foce Verde, dove si è svolta un’esercitazione militare con l’impiego di mini e micro aeromobili a pilotaggio remoto. “La visita si è conclusa con il saluto del generale di brigata Mattia Zuzzi, comandante della specialità controaerei, che ha auspicato l’intensificazione delle attività di cooperazione bilaterale”, conclude lo Stato Maggiore italiano. La missione degli ufficiali della Repubblica d’Egitto nella provincia di Latina è avvenuta alla vigilia di EDEX 2025, una delle più grandi esposizioni di sistemi bellici mai realizzata nel continente africano e nell’area mediorientale. La kermesse è prevista dall’1 al 4 dicembre al Cairo e sarà inaugurata dal Presidente della Repubblica Abdel Fattah Al Sisi, Comandante supremo delle forze armate egiziane. Ad EDEX 2025 parteciperanno le maggiori aziende del comparte militare industriale italiano. Tra gli espositori “eccellenti” spiccano le holding a capitale statale Fincantieri SpA (gold sponsor di EDEX 2025) e Leonardo SpA (leading brand dell’esposizione). Ci sono poi ELT Group (Elettronica SpA di Roma), C.E.I.A. SpA di Arezzo, Panaro di Modena e il maggiore consorzio europeo produttore di sistemi missilistici, MBDA (platinum sponsor), di cui Leonardo controlla il 25% del capitale azionario. Il 2025 ha segnato il rafforzamento delle relazioni militari industriali tra Italia e Repubblica d’Egitto. Il 30 e 31 luglio il ministro della Difesa Guido Crosetto ha effettuato una visita ufficiale nello Stato nord africano, incontrando il presidente Abdel Fattah Al-Sisi e il ministro della Difesa e Comandante in capo delle forze armate, generale Mageed Saqr. Dall’1 al 10 settembre, nelle acque antistanti la città di Alessandria si è svolta invece Bright Star 25, una grande esercitazione militare a cui hanno partecipato le forze armate di 43 Paesi, 30 in qualità di osservatori e 13 impegnati direttamente nell’esercitazione: tra questi spiccano Stati Uniti d’America, Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Grecia, Cipro ed Italia. A Bright Star 25, la Marina Militare italiana ha schierato l’unità d’assalto anfibio multiruolo “Trieste”, la fregata missilistica Fremm “Fasan”, nave ammiraglia dell’operazione Mediterraneo Sicuro e alcune unità della Brigata “San Marco” di Brindisi. Le attività della Bright Star sono state condotte in due fasi: la prima, dall’1 al 6 settembre, in porto ad Alessandria d’Egitto, con incontri e conferenze su temi come la guerra elettronica, la cyber security, le attività anfibie, le procedure di abbordaggio, le minacce asimmetriche. La seconda fase ha preso il via il 7 settembre con quattro giorni di intense attività addestrative in mare aperto con simulazioni di lotta anfibia, anti-aerea e subacquea, Electronic Warfare Exercise, prove di tiro in poligono.   Articolo pubblicato in Africa ExPress il 28 novembre 2025, https://www.africa-express.info/2025/11/28/alla-faccia-di-giulio-regeni-si-rafforza-la-collaborazione-militare-italia-egitto/
Armi e appalti: l’Italia mantiene aperto il canale con l’industria militare israeliana
Nonostante la campagna di sterminio contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, Arma dei Carabinieri e Polizia di Stato continuano ad equipaggiare i propri reparti di pronto intervento rifornendosi presso le più importanti aziende israeliane. L’11 novembre 2025, in occasione di “Milipol”, l’esposizione internazionale delle attrezzature per le forze di polizia che si tiene annualmente in Francia, l’azienda SOURCE Tactical Gear di Tirat Carmel (distretto di Haifa) ha annunciato che fornirà ai Carabinieri italiani 15.000 giubbotti antiproiettile predisposti specificatamente per il personale femminile. I giubbotti saranno dotati di particolari tasche ad accesso rapido e da combattimento ACCS per “migliorare la protezione dei militari e le prestazioni operative”. Secondo quanto riportato dalla testata specializzata IsraelDefense, il valore della commessa è di 8.685.000 euro. I giubbotti saranno acquistati con fondi del Ministero dell’Interno italiano per essere poi consegnati all’Arma dei Carabinieri. SOURCE Tactical Gear assicura che i giubbotti antiproiettile offriranno la “piena copertura balistica e la protezione dalle coltellate mantenendo la superiorità ergonometrica ed il comfort”. “I nostri giubbotti sono appositamente realizzati per adattarsi all’anatomia femminile: sono sagomati sul petto, sulla vita, sui fianchi e sulle spalle”, afferma il manager del settore marketing di SOURCE, Dovik Gal. “Il risultato conferisce un’ottima protezione, ventilazione e sicura performance in ogni scenario operativo, dai pattugliamenti e le missioni a bordo di veicoli al controllo della folla. L’equipaggiamento consente tempi di reazione rapidissimi, una maggiore resistenza e la sicurezza del personale durante le operazioni di ordine pubblico in ambito urbano”. Quella annunciata a Parigi non è purtroppo la prima fornitura alle forze di polizia militare italiane di equipaggiamento made in Israel. Da quanto verificato nell’archivio on line dell’Arma dei Carabinieri, il 13 marzo 2024 l’Ufficio approvvigionamento del Comando generale ha avviato l’iter di gara per l’acquisizione di 5.000 giubbotti antiproiettile in conformazione femminile con una spesa presunta di 5.569.300 euro, IVA compresa. Il bando prevedeva il diritto di opzione, limitatamente al biennio successivo al contratto iniziale, per l’approvvigionamento di ulteriori 3.000 giubbotti. Il 20 agosto 2024 il lotto da 5.000 giubbotti è stato aggiudicato alla SOURCE Vagabond Systems Ltd., società dell’omonimo gruppo SOURCE di Tirat Carmel, che ha offerto lo sconto percentuale del 7% sul prezzo posto a base di gara. La Source Vagabond Systems Ltd. è nota a livello internazionale per la produzione di sandali e attrezzature da trekking e sportive e di zaini e vestiario destinati al personale militare (in particolare il SOURCE Virtus Soldier System, venduto alle forze armate israeliane e al ministero della Difesa del Regno Unito per il British Army). Il Gruppo SOURCE è stato fondato nel 1989 dagli imprenditori israeliani Yoki Gill e Daniel Benoziliyo. Attualmente fornisce sistemi di protezione tattica e balistica, idratazione corporea in ambienti CBRN (chimici-batteriologici-radiologici-nucleari) e soluzioni modulari per il trasporto del carico. I prodotti SOURCE sono progettati da ex ufficiali dei reparti speciali delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e sono stati venduti alle forze armate e di sicurezza di Corea del Sud, Francia, Germania, Gran Bretagna, Israele, Singapore, Svezia e Stati Uniti d’America (il Corpo dei Marines ha acquistato 250.000 sacchi idratanti da 3 litri). I manager SOURCE rivendicano di aver equipaggiato le forze da combattimento israeliane con i propri zaini da 90 litri e con le sacche d’acqua tattiche da tre litri, in occasione della sanguinosa campagna “Piombo Fuso” del 2008-2009 contro la Striscia di Gaza. La rivista IsraelDefense ha pure riportato che “parallelamente alla commessa recentemente vinta da SOURCE, la società israeliana Marom Dolphin consegnerà 500 elmetti balistici alle forze di pronto intervento della Polizia italiana”. La rivelazione trova riscontro documentale nell’archivio on line del Ministero dell’Interno. Il 26 marzo 2025 la Direzione Centrale dei Servizi tecnico logistici della Polizia di Stato ha infatti aggiudicato l’acquisizione di “500 caschi antiproiettile (6° lotto) completi di visiera per U.O.P.I.” (si tratta delle Unità Operative di Primo Intervento, le squadre speciali della Polizia addestrate per intervenire in situazioni ad alto rischio, come minacce terroristiche, attacchi violenti o criminalità con soggetti armati e barricati). La commessa è stata affidata alla Prima Armi Srl in qualità di “ausiliaria” della società israeliana Marom Dolphin Ltd., per il valore di 318.250 euro, IVA esclusa. Al bando di gara avevano partecipato anche due aziende italiane, la Raleri Srl di Bologna e la Protos Srl di Taranto, ambedue escluse dalla Commissione aggiudicatrice per non aver prodotto i documenti “coerenti” alla richiesta (la prima) e per la “non conformità del campione presentato” (la seconda). In prima battuta l’offerta della Prima Armi Srl era risultata “anomala” in quanto sia il punteggio ottenuto relativo al prezzo offerto, che quello ottenuto dalla valutazione dell’offerta tecnica “avevano superato i quattro quinti dei punteggi massimi ottenibili tecnici ed economici”. Poi però la Commissione della Polizia di Stato, “alla luce delle giustificazioni prodotte dalla Società relativamente all'offerta formulata”, aveva ritenuto la medesima “congrua, seria, sostenibile e realizzabile”. La Prima Armi Srl ha sede a Pinasca (Torino) e ha registrato un fatturato nel 2024 di 3.660.000 euro. La società è “distributrice unica” in Italia della israeliana Marom Dolphin. Con sede e stabilimenti nella zona industriale di Alon Tavor di Afula (distretto settentrionale di Israele, nella piana di Esdraleon, al confine con la West Bank), la società è stata fondata nel 1993 da un gruppo di esperti con l’obiettivo di sviluppare soluzioni avanzate per il settore della sicurezza e della difesa, in “stretta collaborazione con le forze armate e di polizia israeliane, utilizzando il loro feedback per migliorare continuamente i propri prodotti”. Ad oggi la Marom Dolphin ha fornito equipaggiamenti alle forze di sicurezza, militari e alle agenzie governative di una cinquantina di paesi. Realizza in particolare giubbotti antiproiettile, zaini militari, cinture tattiche, elmetti, sistemi automatizzati e robot armati.   Articolo pubblicato in Pagine Esteri il 25 novembre 2025, https://pagineesteri.it/2025/11/25/medioriente/armi-e-appalti-litalia-mantiene-aperto-il-canale-con-lindustria-militare-israeliana/
Voto bipartisan in Parlamento per la nuova Base di Guerra Navale di Messina
Il potenziamento bellico della Base Navale di Messina è stato deciso con voto bipartisan del Parlamento. Il devastante piano di “ammodernamento” infrastrutturale del Comando della Marina Militare nella Zona falcata della Città dello Stretto, area di straordinario pregio storico-architettonico e paesaggistico, è stato approvato all’unanimità dalle Commissioni Difesa della Camera dei Deputati e del Senato, rispettivamente il 7 e 14 febbraio 2024. Maggioranza ed “opposizioni” (Pd e M5S), sempre insieme quando c’è da finanziare l’acquisto di nuovi sistemi d’arma o progetti di ampliamento e/o rafforzamento di basi, porti e aeroporti militari. Con l’aggravante che questi provvedimenti strategici ed ultra onerosi vengono deliberati in tempi record. Il ricercatore William Domenichini di La Spezia (autore del volume “No Base Blu”) ricorda che il piano per le basi navali è stato approvato in soli 8 minuti dalla Camera dei Deputati e in 10 minuti dal Senato. La realizzazione del Grande Hub di Guerra a Messina è stata inserita nel cosiddetto Programma “Basi Blu”, relativo all’adeguamento e ammodernamento delle basi navali della Marina Militare predisposto dallo Stato Maggiore della Difesa. “Il programma in esame - si legge nella scheda tecnica del Governo - nasce dall’esigenza, di adeguare le capacità di supporto logistico delle principali Basi navali italiane (Taranto, La Spezia e Augusta), nonché di quelle delle Basi secondarie e di supporto logistico presenti nel Paese (Brindisi, Messina, Cagliari, Ancona, Venezia, Napoli e Livorno), in termini di spazio disponibile per l’ormeggio in banchina e di impianti preposti alla fornitura dei servizi”. Oltre alla realizzazione delle opere marittime, funzionali ad ampliare le banchine disponibili per l’ormeggio delle nuove unità da guerra e dei sottomarini in via d’acquisizione, il Programma “Basi Blu” prevede il “potenziamento dei servizi essenziali di base, come lo scarico e il trattamento di acque nere e grigie, il miglioramento delle capacità di distribuzione dei combustibili e l’adeguamento delle reti elettriche sulla base delle maggiori esigenze di carico”. La realizzazione di tali opere – si legge ancora nella scheda del Governo - consentirà alle basi della Marina Militare di “adeguarsi ai nuovi standard della NATO, consentendo di ospitare gruppi navali dell’Alleanza o di altri Paesi alleati”. Tra gli interventi di potenziamento e trasformazione delle infrastrutture portuali militari è previsto a Taranto il dragaggio dei fondali e il consolidamento strutturale delle banchine della Stazione Navale Mar Grande, nonché l’ampliamento della stessa, con la realizzazione di due nuovi moli. A La Spezia sarà incrementata la capacità ricettiva della base navale grazie alla ristrutturazione degli approdi e all’ampliamento del numero di ormeggi disponibili. Per quanto riguarda la base di Augusta (Siracusa) saranno invece ammodernate le opere marittime e dei servizi in banchina presso le aree tecnico-operativa (banchina “Tullio Marcon”) e tecnico-logistica (tra cui l’Arsenale). Nel capitolo relativo alle “Basi secondarie e di supporto logistico” è stato finanziato l’ammodernamento delle infrastrutture, delle opere marittime e dei servizi in banchina della stazione navale di Brindisi, “finalizzato all’ormeggio principalmente delle unità navali maggiori di nuova generazione impiegate per operazioni anfibie”. È inoltre previsto “l’adeguamento delle opere e delle infrastrutture di supporto logistico e abitative presso le basi destinate a ospitare il naviglio minore di nuova costruzione (Cagliari, Messina, Ancona, Venezia, Napoli e Livorno)”. Il Programma “Basi Blu” è stato concepito secondo un piano di sviluppo pluriennale che dovrebbe concludersi entro il 2033, con una spesa prevista in 1.760 milioni di euro. Ad oggi sono già stati finanziati 559,36 milioni con voto unanime del Parlamento. “Il completamento del programma, per il restante valore previsionale complessivo di circa 997,64 milioni di euro, sarà realizzato attraverso successivi provvedimenti di finanziamento”, riporta il Ministero della Difesa. “Il programma potrà beneficiare di ulteriori finanziamenti per mezzo dei Fondi di sviluppo e coesione, disponibili nell’ambito del Contratto interministeriale di sviluppo (CIS) per l’area di Taranto, per complessivi 203 milioni di euro”. Cioè soldi letteralmente rubati dai programmi di sviluppo territoriale e riduzione dei gap infrastrutturali Nord-Sud per accrescere la militarizzazione delle aree del Mezzogiorno. Il progetto dello Stato Maggiore della Marina Militare prevede per Messina la realizzazione di una nuova Banchina Comando presso la Base Navale della Zona Falcata, “con una nuova lunghezza utile di attracco, in prossimità del waterfront, pari a 210 ml., ed una larghezza di 15 mt., nonché la realizzazione di un nuovo piazzale, attraverso l’utilizzo della piccola porzione di specchio d’acqua, con profondità pari a 1,5 mt, situato tra la Banchina Comando ed il pontile Commissariato”. L’ampliamento della banchina consentirà l’ormeggio fino a quattro pattugliatori d’altura di nuova generazione PPX, la cui realizzazione è stata affidata alla società OSN - Orizzonte Sistemi Navali, joint venture dei colossi del comparto militare-industriale Fincantieri SpA (51%) e Leonardo SpA (49%). Le nuove unità da guerra saranno lunghe 95 metri, larghe 14,2 e avranno un dislocamento di 2.400 tonnellate. Relativamente alle opere a terra, il progetto per l’Hub Navale prevede la “ristrutturazione degli edifici, la riqualificazione ambientale delle aree contermini e dei sottoservizi (fognature, depurazione, ecc.), necessari a garantire un sufficiente supporto operativo e logistico”. Più specificatamente saranno “risanati” gli edifici che attualmente ospitano la “Palazzina I” (Villa Ammiraglio da destinare ad alloggi per gli Ufficiali) e il Cinema – sala congressi. Verranno invece demoliti e ricostruiti ex novo le Palazzine ex Lante, De Lutti, “N” (destinate tutte ad alloggi per il personale militare); l’ex Magazzino doganale; i magazzini SCC64 e SCC65; la mensa di servizio; l’infermeria presidiaria; il complesso sportivo; lo spogliatoio tennis; la palestra; i campi da calcio e basket; l’officina S.E.N.; la cabina elettrica. “In questa fase di progettazione non è ancora stato definito un preciso cronoprogramma delle attività, tenuto conto che le opere a mare e le opere a terra potrebbero essere avviate secondo stralci funzionali”, riporta lo Stato Maggiore della Marina. “Si evidenzia comunque che le opere a mare avranno una durata massima di 12 mesi (pertanto di entità lieve), mentre è presumibile che le opera a terra una durata di due anni”. Opere infrastrutturali – in verità - tutt’altro che “lievi” e che modificheranno irrimediabilmente il volto di un’area che potrebbe fare invece da polmone verde e museo storico-artistico all’aperto per una Città finalmente liberatasi dal ricatto del Ponte-Mostro sullo Stretto.   Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 26 novembre 2025, https://www.stampalibera.it/2025/11/26/linchiesta-voto-bipartisan-in-parlamento-per-la-nuova-base-di-guerra-navale-di-messina/
Dal febbraio 2022 la decisione di potenziare la Base Navale della Marina a Messina. Chi sapeva lo ha tenuto nascosto…
  E’ stato avviato quasi quattro anni fa l’iter progettuale finalizzato al potenziamento infrastrutturale della Base navale della Marina Militare nella Zona Falcata di Messina. Dai documenti predisposti dal Segretariato generale della difesa e Direzione Nazionale degli Armamenti Navali (NAVARM) dello Stato Maggiore della Difesa relativo alla realizzazione del grande Hub bellico-marittimo della Città dello Stretto si evince che già il 25 febbraio 2022 il Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) aveva individuato Messina per accogliere “prevedibilmente dal 2026” i Pattugliatori di nuova generazione O.P.V. PPX, la cui realizzazione è stata affidata alla società OSN - Orizzonte Sistemi Navali, joint venture dei colossi del comparto militare-industriale Fincantieri SpA (51%) e Leonardo SpA (49%). Il 9 marzo 2022 si è poi tenuta una specifica riunione, convocata dal 4° Reparto dello Stato Maggiore della Marina Militare per definire gli adeguamenti da attuare nella Base di Messina per assicurare il supporto logistico necessario alle nuove unità da guerra. L’Ufficio del Genio Militare di Messina è stato così incaricato a redarre uno Studio di Fattibilità rispondente alle richieste di CINCNAV che prevede la possibilità di ormeggiare quattro pattugliatori PPX, di cui due dislocate permanentemente e due temporaneamente/di passaggio, previo “ampliamento della banchina Comando con impalcato su pali”. “Alla luce delle sopraccitate considerazione oggettive, si è individuata una soluzione progettuale che accrescerà notevolmente la capacità di ormeggio (di punta) delle Unità Navali, incrementando di fatto, le dimensioni longitudinali e trasversali della banchina Comando”, riporta il Genio Militare. “L’idea progettuale restituirà una nuova Banchina Comando, con una nuova lunghezza utile di attracco, in prossimità del waterfront, pari a 210 ml., ed una larghezza di 15 mt., nonché la realizzazione di un nuovo piazzale, attraverso l’utilizzo della piccola porzione di specchio d’acqua, con profondità pari a 1,5 mt, situato tra la Banchina Comando ed il pontile Commissariato, tutto senza l’ausilio di opere di dragaggio”. L’ampliamento della banchina è reso necessario dalle dimensioni dei pattugliatori d’altura di nuova generazione in via di realizzazione da OSN - Orizzonte Sistemi Navali: essi saranno lunghi 95 metri, larghi 14,2 e avranno un dislocamento di 2.400 tonnellate. Lo studio di fattibilità del Genio Militare è stato esteso pure alle opere di aderenza a terra, “le quali si rendono necessarie sotto il profilo, logistico per il personale, dei servizi di mantenimento delle unità dislocate, nonché per il rifornimento tecnico-operativo (alimentazione elettrica, idrica e propulsione), oltre al naviglio già presente in Base Navale, fra Unità Navali minori e non (…) anche alla luce della presenza in Banchina di imbarcazioni della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera, ormeggiate nelle proprie porzioni di banchina dedicata, e di futura dislocazione giusta progettazione inoltrata in data 11 Febbraio 2021 del Comando Generale delle Capitanerie di Porto”. Parallelamente alle opere marittime saranno realizzati magazzini, depositi, uffici, nonché le necessarie infrastrutture logistiche per gli equipaggi dei nuovi pattugliatori d’altura (alloggi, mense, attività ricreative, uffici per il personale ecc.). Previsti pure un nuovo impianto di conferimento acque reflue di bordo (nere e grigie); il rifacimento dei sottoservizi per le fognature fino all’allaccio comunale; “in subordine, qualora ritenuto efficace al costo, anche gli impianti di rifornimento combustibile e/o smaltimento acque oleose di sentine”. Possibile che in questi quattro anni e il numero dei soggetti coinvolti nella fase di realizzazione, nessuno a Messina fosse a conoscenza dell’intenzione della Marina Militare di trasformare ex novo il volto della Zona Falcata, area di interesse paesaggistico e storico-artistico di valore inestimabile? Difficile crederlo, specie per ciò che riguarda l’amministrazione comunale e le maggiori forze politiche, sociali e sindacali della città. Va segnalato in particolare che il pomeriggio del 4 giugno 2025 è stato firmato a Palazzo Zanca l’Accordo di Programma tra il Segretariato Generale della Difesa, la Marina Militare e l’Amministrazione comunale per la “riqualificazione di alcuni immobili della Marina Militare all’interno della base navale di Messina”. Secondo quanti riportato dall’Ufficiuo Stampa del Comune, “l’intesa raggiunta consentirà la realizzazione di una nuova scuola dell’infanzia e asilo nido all’interno dell’area militare attraverso la demolizione di manufatti preesistenti, a beneficio della collettività locale, non solo di quella militare”. Dunque demolizioni, edificazioni e “riqualificazioni”, in linea con quanto previsto dal Genio Militare. A sottoscrivere l’Accordo di Programma del 4 giugno, il generale Mario Sciandra, Direttore Generale della Direzione Generale dei Lavori del Ministero della Difesa (GENIODIFE); l’ammiraglio Andrea Cottini, Comandante Marittimo Sicilia, in rappresentanza dello Stato Maggiore della Marina; l’architetto Silvano Arcamone, Direttore Regionale dell’Agenzia del Demanio; il Sindaco di Messina, Federico Basile. “L’iniziativa è stata presentata dal colonnello Pasqualino Iannotti di GENIODIFE, che ha curato l’intero iter tecnico-amministrativo mentre il progetto di fattibilità tecnico economica è stato illustrato dal capitano di vascello Donato Orlando, Direttore della Direzione dei Lavori per la Marina Militare di Augusta”, aggiunge l’Ufficio Stampa di Palazzo Zanca. “Grande soddisfazione è stata espressa anche dal Vicesindaco Salvatore Mondello, che ha seguito con particolare attenzione l’iter dell’accordo: Riqualificare un’area strategica come quella della Base navale e restituirla in parte alla collettività attraverso un’opera educativa di qualità rappresenta una concreta risposta alle esigenze del presente e un investimento sul futuro”. Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 21 novembre 2025, https://www.stampalibera.it/2025/11/21/esclusiva-dal-febbraio-2022-la-decisione-di-potenziare-la-base-navale-della-marina-a-messina-chi-sapeva-lo-ha-tenuto-nascosto/?fbclid=IwY2xjawORf4BleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeYRhQaL_g1vTIDEDPXLEFnWPpAblihxYia1ZJIkUBMgtOVfVQsSNHWWqkGqY_aem_TlzXnKTgkNrNyWtE0q13lA 
Egitto, al via la più grande fiera d’armi d’Africa: l’Italia tra i principali espositori e sponsor
Sarà una delle più grandi esposizioni di sistemi bellici mai realizzata nel continente africano e nell’area mediorientale: dall’1 al 4 dicembre l’Egitto ospiterà EDEX 2025, evento biennale organizzato dai ministeri della Difesa e della Produzione militare, con il patrocinio del Presidente della Repubblica Abdel Fattah Al Sisi, Comandante supremo delle forze armate egiziane.   La IV edizione della Fiera delle armi sarà ospitata presso l’International Exhibition Centre del Cairo e vedrà la partecipazione di oltre 400 espositori, primi fra tutti i colossi mondiali del comparto militare industriale e del settore aerospaziale. Ospiti d’onore i ministri della Difesa e i Capi di Stato maggiore delle forze armate di diversi paesi. Negli stand della kermesse faranno bella mostra di sé le nuove tecnologie per le guerre aeree, terrestri e navali prodotte in Italia. Gli organizzatori hanno già diffuso una brochure con un primo elenco degli espositori “eccellenti”: tra essi spiccano le maggiori holding a capitale statale Fincantieri SpA (gold sponsor di EDEX 2025) e Leonardo SpA (leading brand dell’esposizione). Ci sono poi ELT Group (Elettronica SpA di Roma), C.E.I.A. SpA di Arezzo, Panaro di Modena e il maggiore consorzio europeo produttore di sistemi missilistici, MBDA (platinum sponsor), di cui Leonardo controlla il 25% del capitale azionario. Nelle prossime settimane sarà diffuso l’elenco definitivo degli espositori bellici ed è più che prevedibile che il numero delle aziende italiane sarà imponente. L’Egitto è storicamente uno dei maggiori clienti del complesso militare industriale nazionale: solo nell’ultimo quinquennio sono state esportate armi al regime di Al Sisi per un valore superiore ai due miliardi di euro, nonostante lo stato nord-africano sia all’indice per la violazione sistematica dei diritti umani e si sia macchiato del sequestro, tortura e assassinio del giovane ricercatore universitario Giulio Regeni e dei depistaggi per impedire l’identificazione dei mandanti e degli esecutori del crimine. L’invito formale alle aziende del made in Italy per una partecipazione qualificata ad EDEX 2025 è stata fatta dal ministro della Produzione militare, Mohamed Salah El-Din, in occasione dell’incontro tenutosi al Cairo il 7 settembre scorso con l’ambasciatore italiano in Egitto, Michele Quaroni. All’ordine del giorno il rafforzamento della cooperazione industriale in ambito civile e (soprattutto) militare. “Esprimo tutto il mio entusiasmo per la possibilità di migliorare la nostra collaborazione e aprire nuove direzioni per una partnership strategica che porterà benefici ad entrambe le nazioni”, ha esordito Mohamed Salah El-Din al vertice con il diplomatico italiano. “La missione primaria del nostro dicastero è quella di supportare le Forze armate e la Polizia nella produzione di un’ampia gamma di sistemi d’arma, incluse munizioni leggere, medie e pesanti, carri armati, blindati, equipaggiamenti e sistemi elettronici avanzati, impiegando sempre le più moderne tecnologie”. In Egitto il Ministero della Produzione militare è a capo di 15 aziende industriali, un Centro di ricerca scientifico e tecnologico, un complesso addestrativo ed uno sanitario, alcuni poligoni per la sperimentazione ed i test di armi e munizioni e un’Accademia di Ingegneria avanzata e Tecnologia. Altrettanta enfasi è stata espressa dall’ambasciatore Quaroni. “Guardiamo all’Egitto come un promettente destinatario di investimenti, specie per la sua posizione geografica di connessione tra Africa, Europa ed Asia”, ha dichiarato il diplomatico. “C’è grande interesse delle industrie italiane a lavorare in multipli settori con le entità che operano nella produzione militare in Egitto. Dobbiamo continuare a dare impulso alle nostre relazioni bilaterali e chiedere una crescita negli scambi delle visite delle delegazioni tecniche ed industriali per esplorare le opportunità di collaborazione sul campo”. Mentre al Cairo era in corso il meeting tra il ministro della Produzione militare e l’ambasciatore italiano, nello specchio d’acqua antistante la città di Alessandria era in corso Bright Star 25, una delle più grandi esercitazioni militari mai effettuate in nord Africa ed in Medio Oriente. Ai war games a guida congiunta statunitense ed egiziana, hanno partecipato dall’1 al 10 settembre le forze armate di 43 Paesi, 30 in qualità di osservatori e 13 impegnati direttamente nell’esercitazione: tra questi spiccano, oltre ad USA ed Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Grecia, Cipro ed Italia. A Bright Star 25, la Marina militare italiana ha schierato l’unità d’assalto anfibio multiruolo “Trieste”, la fregata missilistica Fremm “Fasan”, nave ammiraglia dell’operazione Mediterraneo Sicuro e alcune unità della Brigata “San Marco” di Brindisi. Le attività della Bright Star sono state condotte in due fasi: la prima, dall’1 al 6 settembre, in porto ad Alessandria d’Egitto, con incontri e conferenze su temi come la guerra elettronica, la cyber security, le attività anfibie, le procedure di abbordaggio, le minacce asimmetriche. La seconda fase ha preso il via il 7 settembre con quattro giorni di intense attività addestrative in mare aperto con simulazioni di lotta anfibia, anti-aerea e subacquea, Electronic Warfare Exercise, prove di tiro in poligono. A metà agosto 2025 era stato il cacciatorpediniere lanciamissili “Francesco Mimbelli”, anch’esso impegnato nell’operazione Mediterraneo Sicuro, a fare una sosta tecnico-diplomatica ad Alessandria d’Egitto. “La visita a bordo del ministro consigliere presso l’ambasciata d’Italia al Cairo, Maria Michela Laroccia, e di ospiti di alto profilo della comunità locale, ha suggellato, in un clima di grande cordialità e fruttuoso confronto, l’importanza della diplomazia navale e del ruolo della marina militare come strumento di cooperazione, proiezione e presenza, a salvaguardia degli interessi nazionali e promozione del sistema Paese all’estero”, si legge nella nota stampa emessa dallo Stato maggiore della Marina. Il 30 e 31 luglio si è svolta invece la visita ufficiale in Egitto del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Al Cairo, Crosetto ha incontrato il presidente Abdel Fattah Al-Sisi e il ministro della Difesa e Comandante in capo delle forze armate, generale Abdel Magid Ahmed Abdel Mageed Saqr. “E’ stata una preziosa occasione per rafforzare i rapporti di collaborazione tra i nostri due Paesi, accomunati dall’obiettivo di garantire la sicurezza tanto nella regione mediorientale quanto nel Mediterraneo allargato”, ha dichiarato il ministro. “Abbiamo consolidato una visione condivisa sulla delicatissima situazione in Medio Oriente e su ogni altra area di crisi internazionale. E abbiamo sottolineato la volontà di lavorare in stretta sinergia per promuovere la stabilità regionale”. A riprova delle sempre più strette relazioni militari Italia-Egitto vanno infine ricordate le due missioni realizzate al Cairo nel corso del 2025 dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, la prima il 16 gennaio e la seconda il 27 maggio. Nel corso del “bilateral cooperation meeting” di inizio anno, Luciano Portolano ha incontrato il generale Kamal Wafaa Radwan, Capo della segreteria armamenti del regime Al Sisi. A fine maggio, il Capo di Stato maggiore della Difesa italiano ha incontrato invece il generale Ahmed Khalifa, Comandante delle forze armate egiziane. In ambedue gli incontri, le parti si sono impegnate a rafforzare i rapporti militari e ad accrescere l’inter-scambio di “esperti” e di sistemi d’armi e apparati bellici.   Articolo pubblicato in Pagine Esteri il 12 novembre 2025, https://pagineesteri.it/2025/11/12/africa/egitto-al-via-la-piu-grande-fiera-darmi-dafrica-litalia-tra-i-principali-espositori-e-sponsor/?fbclid=IwY2xjawOMCkdleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeU5xQIZJQpaDISob1xgA2IYAdnXPuGtizF4182-WEWJlTrHMVqf-wKCMXdrg_aem_D1v3NBK_i0ulNMEwfsTi_Q
Sorgerà a Messina l’Hub di Guerra della Marina Militare italiana
A Messina, nella più totale disattenzione delle istituzioni, dell’amministrazione comunale e delle forze politiche, sociali e sindacali, il ministero della Difesa sta per portare a termine un programma multimilionario che rafforzerà i processi di militarizzazione del territorio devastando irrimediabilmente la Zona Falcata, area di immenso valore paesaggistico e storico-architettonico. Il Segretariato generale della difesa e Direziona Nazionale degli Armamenti - Direzione degli Armamenti Navali (NAVARM) dello Stato maggiore della Difesa ha infatti avviato l’iter per l’avvio dei “Lavori di adeguamento infrastrutturale della Base Navale di Messina per garantire l’ormeggio di nuove unità navali tipo PPX”. Nelle intenzioni dei Signori della Guerra, la base della Marina Militare della Città dello Stretto è destinata ad ospitare “prevedibilmente” dal 2026 i pattugliatori d’altura di nuova generazione in via di realizzazione dalla società OSN - Orizzonte Sistemi Navali, joint venture dei colossi del comparto militare-industriale Fincantieri SpA (51%) e Leonardo SpA (49%). La realizzazione dell’Hub militare del Mare di Messina vede come general contractor l’Associazione temporanea di imprese (ATI) composta da Fincantieri Infrastrutture Opere Marittime di Genova e FINSO (Fincantieri Infrastrutture Sociali) SpA di Firenze e come progettista F&M Ingegneria SpA di Mirano (Venezia). Il progetto prevede la realizzazione, “in ampliamento a quella attuale, che verrà comunque conservata sul lembo lato terra”, di una nuova banchina della lunghezza totale di 210 metri ad integrazioni delle attuali banchine del Forte, Pontile Comando e Pontile Commissariato. Parallelamente alle opere marittime si realizzeranno interventi a terra da “destinare al mantenimento tecnico/operativo delle navi attraverso la realizzazione di magazzini/depositi, uffici, edifici destinati alla logistica quali alloggi, mense, attività ricreative ed uffici per il personale”. Più specificatamente le opere a mare prevedono l’“ampliamento della sola banchina Comando con impalcato su pali, interessando anche porzioni di banchina adiacenti, così da poter ospitare quattro navi tipo O.P.V. di nuova generazione di cui due dislocate permanentemente e due temporaneamente/di passaggio; tale attività non comporterà scavi di dragaggio”.   Relativamente alle opere a terra, i progettisti prevedono la “ristrutturazione (o risanamento conservativo ove possibile) degli edifici, la riqualificazione ambientale delle aree contermini e dei sottoservizi (fognature, depurazione, ecc), necessari a garantire un sufficiente supporto operativo e logistico”. In verità il “risanamento conservativo” interesserà solo gli edifici che attualmente ospitano la “Palazzina I” (Villa Ammiraglio da destinare ad alloggi per gli Ufficiali) e il Cinema – sala congressi. Verranno invece demoliti e ricostruiti ex novo le Palazzine ex Lante, De Lutti, “N” (destinate tutte ad alloggi per il personale militare); l’ex Magazzino doganale; i Magazzini SCC64 e SCC65; la Mensa di servizio; l’Infermeria presidiaria; il Complesso sportivo; lo Spogliatoio tennis; la Palestra; i Campi da calcio e basket; l’Officina S.E.N.; la Cabina elettrica. Come dire sarà pesantemente modificata l’urbanistica e la stessa skyline della Zona Falcata di Messina. Del programma di trasformazione urbana e rafforzamento dei dispositivi militari sembra che non se ne siano accorti nessuno in città. Nessun ostacolo è stato frapposto alla furia devastatrice del Ministero della Difesa e dello Stato maggiore della Marina. Fortunatamente con nota del 10 novembre del 2025, la Direzione Generale delle Valutazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha sollevato più di un dubbio sull’impatto ambientale delle opere in via di realizzazione. “Sulla base delle informazioni fornite con la documentazione trasmessa – scrive la Direzione del MASE - in considerazione dell’entità e della complessità delle opere in progetto, come più diffusamente illustrato nella nota tecnica allegata, si ritiene che per i Lavori di adeguamento infrastrutturale della Base Navale di Messina per garantire l'ormeggio di nuove unità navali tipo PPX, non sia possibile escludere la sussistenza di potenziali impatti significativi e negativi legati alla realizzazione e all’esercizio delle opere previste. Si propone pertanto che lo stesso debba essere sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale ai sensi dell’art. 23 del D.Lgs. 152/2006 comprendente la Valutazione di Incidenza ambientale ai sensi dell’art. 10 co. 3 del D.Lgs. 152/2006”. Il programma PPX (noto anche come programma "OPV - Offshore Patrol Vessel") è stato lanciato dallo Stato maggiore della Marina Militare per rafforzare le capacità di sorveglianza navale delle acque nazionali ed internazionali e di proiezione avanzata delle forze armate italiane in ambito NATO ed extra-NATO. Quattro pattugliatori d’altura sono in fase di costruzione nei cantieri navali di Riva Trigoso e del Muggiano di OSN - Orizzonte Sistemi Navali e dovrebbero essere consegnati alla Marina tra il 2030 e il 2032. Nei deliri di grandezza degli ammiragli tricolore ci sarebbe l’intenzione di finanziare la realizzazione di altri sei pattugliatoti PPX. Il costo di ogni unità all’avvio del programma navale era stimato in 236 milioni di euro circa. I pattugliatori avranno una lunghezza di 95 metri ed una larghezza di 14,2 e il loro dislocamento sarà di 2.400 tonnellate. Potranno raggiungere la velocità di 24 nodi (44,45 Km/h) con un’autonomia di navigazione di 3.500 miglia. L’equipaggio sarà composto da una novantina di uomini e donne, mentre le unità saranno armate dal cannone multiruolo OTO Melara “Super Rapido” da 76/62mm in versione Davide/Strales (costruito da Leonardo SpA negli stabilimenti di La Spezia) e da un cannone navale leggero “Lionfish” anch’esso prodotto da Leonardo.