Affari Ecclesiastici in Palestina: la dichiarazione di Huckabee è deviante e rappresenta il sionismo cristiano
Gerusalemme occupata. Il Comitato presidenziale superiore per gli Affari
Ecclesiastici in Palestina ha descritto le politiche di occupazione israeliane
attraverso la giustificazione religiosa come una “deviazione pericolosa”,
mettendo in guardia dal trasformare il conflitto politico in un “confronto di
natura religiosa e dottrinale” che minaccia la pace e la stabilità
internazionali.
In un comunicato diffuso domenica, a commento delle dichiarazioni televisive
dell’ambasciatore statunitense a Tel Aviv, Mike Huckabee, riguardo
all’espansione dell’occupazione israeliana in Medio Oriente, il Comitato ha
sottolineato che “giustificare le politiche di occupazione o l’espansione degli
insediamenti attraverso un discorso religioso rappresenta una grave deviazione
morale e teologica”.
Il Comitato ha condannato “nei termini più forti” le dichiarazioni di Huckabee
sull’esistenza di un presunto “diritto biblico” per Israele di controllare
l’intera regione che si estende “dal Nilo all’Eufrate”, descrivendo ciò come un
“pericoloso ricorso a interpretazioni religiose utilizzate per giustificare
progetti politici coloniali ed espansionistici”.
In un’intervista condotta con il famoso giornalista statunitense Tucker Carlson,
Huckabee ha dichiarato di non vedere alcun problema nel fatto che Israele si
impadronisca dell’intero Medio Oriente, basando tale posizione su
interpretazioni religiose e rivendicazioni di un “diritto biblico che si estende
dal fiume Nilo al fiume Eufrate”.
Il comitato ha aggiunto che le dichiarazioni di Huckabee contraddicono gli
sforzi internazionali volti a raggiungere una pace giusta e globale fondata
sulla fine dell’occupazione e sul “rispetto dei diritti dei popoli e della
dignità umana.”
Il Comitato ha affermato che tale discorso è in conflitto con le norme del
diritto internazionale e con la Carta delle Nazioni Unite: “I testi religiosi
sono compresi nel loro contesto storico e teologico e non possono essere
impiegati per giustificare l’esclusione dei popoli o la confisca dei loro
diritti nazionali”.
Ha ritenuto che la rivendicazione di quello che viene chiamato un “diritto
biblico” costituisca “un abuso della religione e una distorsione del suo
messaggio spirituale e morale” e rifletta un’estensione di “correnti teologiche
politicizzate legate a ciò che è noto come sionismo cristiano, che cerca di
utilizzare la fede religiosa per servire agende politiche a scapito della
giustizia e dei diritti umani”. Ha aggiunto che tale approccio “contribuisce a
trasformare il conflitto politico in un confronto di carattere religioso e
dottrinale, costituendo una minaccia diretta alla pace civile e alla stabilità
regionale e internazionale, e aumentando i rischi di alimentare l’estremismo
religioso e di compromettere le opportunità di pace”.
Ha avvertito che negare i diritti del popolo palestinese “minaccia direttamente
la storica presenza cristiana palestinese, mina il pluralismo religioso e
culturale e concede una copertura ideologica alle politiche di occupazione,
annessione e sfollamento che colpiscono musulmani e cristiani”, affermando che
il destino della Palestina è determinato in conformità con le norme del diritto
internazionale e le risoluzioni della legittimità internazionale.
Ha invitato l’amministrazione statunitense a “chiarire esplicitamente la propria
posizione riguardo a queste dichiarazioni, in modo coerente con i principi del
diritto internazionale e con la responsabilità morale che incombe sulle
leadership politiche e religiose di evitare l’uso della religione nei conflitti
politici”.
Ha inoltre rinnovato l’appello alle chiese e ai cristiani di tutto il mondo
affinché “ascoltino la voce dei cristiani palestinesi, quali figli di questa
terra e testimoni viventi della sua storia e della sua fede, e respingano
qualsiasi teologia che utilizzi la religione per giustificare l’ingiustizia o
per consolidare la realtà dell’occupazione”.
Le dichiarazioni di Huckabee si inseriscono nel contesto delle rivendicazioni
espansionistiche israeliane: il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato
il 12 agosto 2025, durante un’intervista con il canale ebraico i24, di essere
“fortemente legato alla visione della Grande Israele”, in risposta a una domanda
sul suo sentimento di essere “in missione per conto del popolo ebraico”.
Tale visione include, secondo le rivendicazioni israeliane, i territori
palestinesi occupati e parti di Stati arabi, dal fiume Eufrate al fiume Nilo,
una questione che ha suscitato un’ampia ondata di condanna in tutta la regione.