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Genocidio a Gaza: giorno 838. Due palestinesi feriti dal fuoco israeliano, tra continue violazioni del cessate il fuoco. Un altro neonato muore per il freddo: i decessi infantili legati all’inverno salgono a 9
Gaza -InfoPal. La situazione nella Striscia di Gaza è devastante, tra
bombardamenti israeliani in un cessate il fuoco continuamente violato da parte
del regime di Tel Aviv, i crolli delle poche strutture ancora in piedi, le
piogge e il forte vento. Nel frattempo, il mainstream ha distolto la già scarsa
attenzione da Gaza, avallando un accordo di pace coloniale e a danno della
popolazione indigena, e l’ha posta sugli attivisti pro-Pal in Europa e in
Italia. Una vergogna nella vergogna.
Due palestinesi feriti dal fuoco israeliano, tra continue violazioni del cessate
il fuoco.
Mercoledì, due civili palestinesi sono rimasti feriti dal fuoco israeliano, tra
diverse violazioni del cessate il fuoco che persistono per il 102° giorno
consecutivo in tutta la Striscia di Gaza.
I due cittadini sono stati colpiti a est di Khan Yunis, mentre un terzo è
rimasto ferito a est del campo di al-Bureij nella Striscia di Gaza centrale.
In precedenza, fonti locali avevano riferito che l’esercito israeliano ha fatto
esplodere edifici residenziali a est di Beit Lahia nella Striscia settentrionale
e ha bombardato aree a est di Khan Yunis e intorno al campo di al-Bureij.
Un elicottero israeliano ha successivamente aperto il fuoco nell’area di Deir
al-Balah nella Gaza centrale, mentre un bombardamento di artiglieria ha colpito
Rafah occidentale.
Un altro neonato muore per il freddo, i decessi infantili legati all’inverno
salgono a 9.
Martedì, una neonata palestinese di sette mesi è morta a causa del freddo
estremo. Si tratta del nono bambino a soccombere alle dure condizioni invernali
nell’enclave costiera in questa stagione.
La piccola, Shada Abu Jarad, del quartiere al-Daraj, della città di Gaza, ha
subito un arresto cardiaco dopo una prolungata esposizione alle basse
temperature, ha detto una fonte medica.
La sua morte sottolinea le condizioni di vita catastrofiche che affrontano le
famiglie sfollate a Gaza, dove decine di migliaia di persone si rifugiano in
tende, edifici danneggiati o strutture sovraffollate senza un adeguato
riscaldamento, coperte o indumenti invernali.
L’assenza di un riparo adeguato, unita all’accesso limitato all’assistenza
sanitaria, all’acqua pulita e a cibo nutriente, lascia la popolazione più
vulnerabile di Gaza, in particolare bambini e anziani, esposta a rischi
potenzialmente letali.
Nonostante il cessate il fuoco nominale, l’accesso umanitario rimane gravemente
limitato, ritardando la consegna di aiuti vitali e delle necessità per
l’inverno.
(Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute
di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network,
PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori).
Per i precedenti aggiornamenti:
https://www.infopal.it/category/genocidio-e-pulizia-etnica-a-gaza
Criminalizzazione delle vittime e della Solidarietà: la deriva italiana made in Israel
InfoPal. Di Angela Lano. “Se non state attenti, i media vi faranno odiare le
persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”. Malcom X diceva
bene, ma questo si adatta anche al mondo politico e istituzionale occidentale:
la manipolazione della percezione della realtà, invertendo i ruoli di oppressi e
oppressori, è un concetto ancora tragicamente molto attuale. Quanto sta
accadendo a me e agli altri inquisiti e arrestati nell’ambito dell’Operazione
Domino non è lontano da questa visione. Anzi, è vicinissimo. Ed è parte della
barbarie che sta colpendo il mondo, dalla Palestina a tutta l’Asia Occidentale,
Iran compreso, dall’America Latina alla deriva totalitaria di cui siamo vittime
e testimoni in Europa e negli USA. E’ un Sistema-mondo, una colonialità di
potere che si è trasformata in deriva securitaria, dove i cittadini, ormai da
anni, sono considerati nemici a prescindere, dove i dissidenti, gli oppositori a
tale Sistema sono perseguitati, e i territori sono occupati e colonizzati.
Gli Stati-nazione stanno perdendo le loro funzioni a favore di governi/strutture
estere e sovra/paranazionali che ne decidono le scelte politiche, economiche,
istituzionali, sociali e geopolitiche, aiutati magistralmente, quanto
sinistramente, dai media mainstream/egemonici, da sempre grancassa
informativamente squalificata del Potere.
Recepire materiale di intelligence costruito, inventato di sana pianta o estorto
in scenari di genocidio, attraverso torture e stupri di prigionieri, è illegale
secondo il diritto internazionale, ma anche secondo il diritto penale
italiano…Eppure, è esattamente ciò che è stato fatto…
Ricordo che Israele ha messo al bando 37 organizzazioni umanitarie
internazionali, tra cui la Caritas international, e che ieri ha distrutto la
sede UNRWA di Gerusalemme. Tutte queste realtà che sostenevano i nativi
palestinesi colonizzati dalla peggior forma di colonialismo di insediamento in
atto in questa epoca attuale, sono considerate “terroriste” e di “Hamas”.
E’ evidente che tale paradigma va applicato anche a ABSPP e API e all’agenzia
stampa InfoPal: tutto ciò che dà voce e supporto ai Palestinesi è terrorismo,
per Israele, per gli USA e per i disinformati dalla propaganda israeliana, per i
razzisti e suprematisti bianchi islamofobici e anti-arabi, e così via.
Mettere al bando agenzie umanitarie, come sta facendo Israele, e mettere alla
berlina, perseguitare, screditare, accusare di terrorismo, ecc., rappresentanti
di organizzazioni di beneficenza, in questo scenario di GENOCIDIO, denunciato da
ONU, Corti Penale e di Giustizia, Amnesty e tante altre realtà internazionali, è
mostruoso. E’ disumano, anti-etico, immorale e complice di genocidio. Può
piacere o meno che associazioni umanitarie siano musulmane e non cristiane o
laiche (per quanto abbiano anche tanti sostenitori laici e cristiani), e che
raccolgano questue dai fedeli nelle moschee, che si riuniscono in preghiera il
venerdì, come gli ebrei il sabato e i cristiani la domenica, ma questo NON FA DI
LORO DEI TERRORISTI, per il solo fatto di essere musulmani. Tale visione è,
ripeto, RAZZISTA, EUROCENTRICA E SUPREMATISTA BIANCA.
Tutto l’impianto accusatorio verso di noi è basato su NON CONOSCENZA minima
della geopolitica, della Storia, degli Studi etnici e religiosi, e su una
visione suprematista occidentocentrica: Islam=terrorismo a prescindere,
musulmani=terroristi a prescindere, palestinesi=terroristi a prescindere, ecc.
Inoltre, NON tiene conto che, da oltre due anni, è in corso un GENOCIDIO, da 20
un assedio totale alla Striscia di Gaza, e da 80 una colonizzazione esponenziale
della Palestina storica, in violazione di tutte le Risoluzioni ONU e del diritto
internazionale; e che 1,8 milioni di gazawi (gli altri 400mila sono stati
STERMINATI da ottobre 2023), ma anche i palestinesi di Cisgiordania, oggetto di
pulizia etnica, hanno bisogno di TUTTO: cibo, coperte, medicine, attrezzature
mediche, assorbenti, pannolini… Tutta roba comprata e inviata dalle
associazioni, organizzazioni e enti di beneficenza di tutto il mondo, Italia
compresa, e che Israele (e anche l’Italia, con questa Operazione made in Israel)
ha messo al bando.
Ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando?? Di sterminio di un popolo e di
divieto di assistenza umanitaria perché il carnefice acclarato, lo sterminatore
acclarato, il genocidario acclarato, il colonizzatore acclarato stabilisce che
NON si può fare beneficenza, NON si può aiutare Gaza o la Cisgiordania perché
sono tutti terroristi, bambini compresi, e chi li aiuta PURE. E allora stila un
faldone pieno di menzogne, quelle che spaccia da decenni, e dice a uno stato,
l’Italia, e alle sue istituzioni, che cosa bisogna fare con i solidali, con gli
attivisti, con i giornalisti che sostengono i legittimi diritti alla VITA dei
Palestinesi.
Ed ecco che InfoPal ed io siamo accusati di “concorso in terrorismo”, un’accusa
gravissima, infame, resa ancora più vergognosa, appunto, in questo scenario di
sterminio dei Palestinesi.
L’Italia è più volte complice del genocidio: 1) fornendo armi e sostegno di
tutti i tipi a Israele; 2) violando le disposizioni delle Corti internazionali;
3) perseguendo, come sta facendo, chi denuncia i crimini israeliani e il
genocidio, e impedendo l’invio di aiuti umanitari.
Come la guerra al terrore ha preparato la repressione di oggi
Internazionale.it. Di Alessio Marchionna. La repressione in corso a Minneapolis
andrebbe analizzata come la fase finale di un processo di militarizzazione della
polizia cominciato molti anni fa. Si tende infatti a dimenticare che molte delle
tattiche e dei comportamenti che ci scandalizzano e ci sembrano eccezionali
hanno radici precise nelle politiche di sicurezza adottate dopo l’11 settembre
2001.
Per anni alcuni giornalisti hanno raccontato l’evoluzione delle forze
dell’ordine statunitensi – l’uso di armi e mezzi da guerra, il perimetro sempre
più ampio della loro capacità d’intervento, la crescente impunità – non solo per
denunciare gli effetti nell’immediato sulle persone prese di mira ma anche per
avvertire di potenziali scenari futuri, in cui un governo con tendenze
autoritarie avrebbe potuto usare un apparato del genere per reprimere il
dissenso interno.
Uno di quei giornalisti è Radley Balko, che in Rise of the warrior cop (L’ascesa
del poliziotto guerriero, 2013) ha ricostruito il processo che ha portato la
polizia americana a somigliare sempre di più, per mezzi e mentalità, a un
esercito domestico.
La prima svolta ci fu con la cosiddetta guerra alla droga, una serie di
politiche di contrasto al traffico di stupefacenti avviata a partire dagli anni
settanta e intensificata negli anni ottanta. La crescente diffusione di sostanze
e dipendenze negli Stati Uniti fu trattata non come un problema sanitario o
sociale ma come una guerra interna: più arresti, pene più dure, carcerazione di
massa e un’enorme espansione dei poteri e delle risorse per polizie e forze
federali. Le autorità cominciarono a usare strumenti tipici dell’emergenza –
raid, irruzioni, task force, unità speciali, equipaggiamento militare, meno
supervisione e controllo sugli abusi – per colpire non solo grandi traffici ma
anche reati minori e consumo, con effetti profondi su comunità povere e
minoranze.
La militarizzazione ha preso ulteriormente piede negli anni ottanta e novanta,
il periodo della retorica legge e ordine, e ha subìto un’accelerazione decisiva
dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Le esigenze di sicurezza nazionale
hanno normalizzato la cultura dell’emergenza permanente e alzato l’asticella di
quello che si poteva fare a livello di ordine pubblico. Balko ha spiegato che il
vero salto non è stato solo materiale (armi, mezzi) ma anche culturale: il
poliziotto si è trasformato in “guerriero”, vedendo sempre più spesso il
territorio come ostile e il cittadino come potenziale nemico, cosa che
inevitabilmente ha fatto crescere errori, abusi e vittime collaterali.
Tutto questo succedeva mentre i soldati statunitensi combattevano all’estero in
guerre avviate da Washington nel quadro della guerra al terrore, presentate come
operazioni di sicurezza e, almeno nella retorica ufficiale, come interventi per
esportare stabilità e democrazia in “stati falliti”.
Sul New York Times, David Wallace-Wells ha citato la teoria dell’imperial
boomerang, l’effetto boomerang imperiale: la violenza sperimentata e
normalizzata all’estero torna indietro e si applica in patria, erodendo libertà
e diritti. Un po’ alla volta equipaggiamenti militari comprati per l’Iraq e
l’Afghanistan sono finiti alle forze dell’ordine americane, mentre la logica
paranoica della forever war ha inasprito sorveglianza e repressione e portato a
leggere ogni conflitto come scontro esistenziale.
Secondo un processo che conosciamo bene anche in Europa, il primo campo di
applicazione di questa nuova mentalità iperaggressiva è stato quello
dell’immigrazione. L’amministrazione Bush ha imposto di raddoppiare gli organici
della polizia di frontiera, e la corsa alle assunzioni ha portato nei vari
dipartimenti molti reduci dell’Iraq e dell’Afghanistan: persone formate a vedere
il territorio come zona ostile, a individuare minacce, a muoversi in assetto
militare.
Nel frattempo si verificava uno slittamento anche a livello legislativo. In
entrambi i partiti le voci più moderate, quelle che da anni si spendevano per
proporre e approvare una riforma sensata dell’immigrazione, sono state
schiacciate da una retorica in cui c’era spazio quasi solo per la repressione.
Come ha spiegato Wallace-Wells, “molte delle attività attuali dell’Immigration
and customs enforcement (Ice) si svolgono dentro i confini inquietantemente ampi
del diritto statunitense sull’immigrazione. Anche la forma di quel diritto, e
l’intero apparato che è cresciuto per farlo rispettare, sono il risultato della
guerra al terrore. L’Ice è stata creata in tempi relativamente recenti, come
parte dell’iniziativa legislativa del 2002 che istituì anche il dipartimento per
la sicurezza interna, in base alla logica secondo cui, data la minaccia
terroristica imminente, l’applicazione delle leggi sull’immigrazione avrebbe
dovuto diventare più ampia e aggressiva”.
Negli ultimi mesi abbiamo visto Trump prendere il controllo di questo sistema e
usarlo non solo contro gli immigrati ma contro quelli che considera “nemici
interni”. Di fatto ha spostato la frontiera dal sud all’interno del paese, nelle
città a guida democratica.
Si è capito presto che l’enorme potenziamento dell’Ice non serviva solo a
raggiungere l’obiettivo (probabilmente impossibile) di espellere un milione di
persone all’anno, ma anche e soprattutto a creare una forza separata dal
controllo democratico e sempre più fedele al presidente. In questo senso l’Ice –
nata nel 2003 per far rispettare le leggi sull’immigrazione e contrastare alcune
forme di criminalità internazionale, soprattutto legate al terrorismo – è
l’evoluzione estrema del warrior cop: non più polizia militarizzata per
combattere un’emergenza, ma un apparato paramilitare usato per produrre paura
nelle comunità considerate ostili.
I fatti di questi giorni a Minneapolis sembrano condensare tutto questo
processo nella figura di Jonathan Ross, veterano dell’Iraq che il 7 gennaio ha
ucciso Renee Nicole Good, una donna disarmata. Ross e i suoi colleghi dello
Special response team, un’unità dell’Ice addestrata per operazioni ad alto
rischio, erano stati mandati in città per rispondere a uno scandalo di frodi nei
servizi sociali che ha coinvolto soprattutto la comunità di origine somala. Una
vicenda che nell’ecosistema della destra era diventata il pretesto ideale per
raccontare le “città blu” (governate dal Partito democratico) come territori
allo sbando e per riattivare l’islamofobia del dopo 11 settembre, trasformando
una minoranza in un simbolo di minaccia interna.
Wallace-Wells ha scritto: “L’intervento a Minneapolis equivaleva a spedire
l’esercito a ripulire uno stato fallito, con ‘blu’ che ormai è, di fatto, un
sinonimo di ‘fallito’ per l’amministrazione Trump. E gli immigrati accusati di
aver messo in atto lo schema di frode erano somali – molti dei quali ex
residenti dello stato fallito per eccellenza, un paese musulmano in Africa che è
stato colpito da più di 130 attacchi statunitensi da quando Trump si è
insediato. Proprio il giorno in cui Good è stata uccisa, il conduttore di Fox
News Jesse Watters ha suggerito al vicepresidente JD Vance che i democratici in
Minnesota hanno ‘un piccolo problema somalo’. Il vicepresidente ha risposto
ridendo: ‘L’America ha un problema somalo’”.
Questo testo è tratto dalla newsletter Americana.
Leggi anche:
La violenza dell’Ice
Gruppo per i diritti: oltre 7.700 ordini di detenzione amministrativa emessi nel 2025
Cisgiordania. Il Centro Palestinese per gli Studi sui Prigionieri ha confermato
che le autorità di occupazione israeliane hanno continuato a intensificare l’uso
della detenzione amministrativa per tutto il 2025, emettendo oltre 7.715 ordini,
tra nuovi provvedimenti e rinnovi, senza accusa né processo.
Il centro ha affermato che Israele utilizza sistematicamente la detenzione
amministrativa come forma di punizione collettiva contro i palestinesi. Migliaia
di persone sono state detenute senza conoscere le accuse a loro carico,
basandosi esclusivamente su rapporti di intelligence segreti redatti dallo Shin
Bet, che supervisiona tutti i fascicoli di detenzione amministrativa.
Secondo il direttore del centro, il ricercatore Riyad Al-Ashqar, l’occupazione
israeliana ha drasticamente intensificato l’uso della detenzione amministrativa
dall’inizio della guerra genocida contro Gaza il 7 ottobre 2023. Da allora sono
stati emessi oltre 17.000 ordini di detenzione amministrativa, senza
incriminazioni o condanne legali, prolungando la detenzione arbitraria di alcuni
prigionieri fino a tre anni consecutivi.
Gli arresti diffusi in tutta la Cisgiordania occupata e a Gerusalemme occupata
hanno portato a un aumento dei detenuti amministrativi, con oltre 3.400
attualmente reclusi, pari a circa il 35% di tutti i prigionieri nelle carceri
israeliane (per un totale di 9.500). Ciò rappresenta un forte aumento rispetto
ai 1.300 detenuti amministrativi prima della guerra, triplicando di fatto il
numero.
Al-Ashqar ha sottolineato che la politica ha colpito un’ampia fascia della
società palestinese, inclusi attivisti, educatori, studenti universitari,
bambini, donne e funzionari eletti.
Anche i minori sono sottoposti alla detenzione amministrativa. Attualmente,
circa 80 minorenni sono detenuti.
Al-Ashqar ha evidenziato che molti prigionieri liberati vengono nuovamente
arrestati poco dopo il rilascio con nuovi ordini di detenzione amministrativa, e
decine di detenuti vengono mantenuti in carcere dopo aver completato le pene
stabilite dai tribunali.
La politica prende di mira persino ex prigionieri rilasciati nell’ambito
dell’ultimo accordo di scambio di prigionieri. Molti di loro sono stati
nuovamente arrestati e posti sotto nuovi ordini amministrativi, alcuni dopo aver
trascorso anni nelle carceri israeliane.
Inoltre, il numero dei detenuti amministrativi non include oltre 1.200
prigionieri di Gaza, che Israele classifica come “combattenti illegali”, uno
status simile alla detenzione amministrativa, detenuti senza accuse, processo o
limiti di tempo, in violazione del diritto internazionale. Secondo la Quarta
Convenzione di Ginevra, i civili di Gaza dovrebbero beneficiare di protezione
legale.
Il numero dei detenuti di Gaza etichettati come “combattenti illegali” è
diminuito dopo il rilascio di oltre 2.000 prigionieri nell’accordo di scambio
dello scorso anno. Prima dell’accordo, Israele affermava di detenere oltre 2.800
persone con tale status. Tuttavia, questa cifra esclude molti prigionieri di
Gaza detenuti in regime di sparizione forzata.
Al-Ashqar ha accusato Israele di utilizzare la detenzione amministrativa come
un’arma per privare i palestinesi della loro vita dietro le sbarre senza
giustificazione legale. Ha sottolineato che la politica viola il diritto
internazionale, con accuse segrete che impediscono ai detenuti di conoscere o
contestare le imputazioni contro di loro, privandoli degli standard di un giusto
processo.
Ad oggi, 11 detenuti amministrativi sono morti in custodia israeliana, l’ultimo
dei quali è Sakher Zaoul di Betlemme, deceduto a causa di negligenza medica.
Colonialismo terrorista israeliano in Cisgiordania: continuano le invasioni, le aggressioni e gli sfollamenti dei nativi
Cisgiordania. Le forze israeliane (IOF) e i coloni hanno intensificato gli
attacchi e scatenato una nuova ondata di violenza contro i palestinesi,
chiudendo scuole, ferendo bambini e bruciando case in tutta la Cisgiordania
occupata.
Secondo funzionari palestinesi e fonti locali, domenica, le IOF hanno continuato
le incursioni su larga scala in tutta la Cisgiordania occupata.
Nel villaggio di al-Mughayyir, a nord-est di Ramallah, le IOF hanno continuato a
effettuare incursioni da sabato pomeriggio, costringendo alla sospensione delle
lezioni scolastiche e all’interruzione delle attività quotidiane a causa della
prolungata presenza militare.
Marzouq Abu Naim, vice capo del consiglio del villaggio di al-Mughayyir, ha
affermato che le truppe israeliane hanno attaccato una tenda funebre per
Mohammad al-Nasan, un ragazzino di 14 anni ucciso due giorni prima.
Ha aggiunto che i soldati del regime hanno fatto irruzione in diverse abitazioni
e hanno trasformato la casa di Hamza Abu Aliya in una postazione militare dopo
aver espulso con la forza la famiglia a causa delle rigide condizioni invernali.
Il funzionario locale ha inoltre affermato che le forze israeliane hanno
aggredito anche Nader Abu Aliya, un bambino disabile, picchiandolo e tentando di
costringerlo a camminare nonostante la sua disabilità fisica.
Al-Mughayyir e i villaggi circostanti a est di Ramallah sono stati oggetto di
ripetute aggressioni da parte di israeliani e coloni nelle ultime settimane.
Le forze israeliane hanno inoltre effettuato ulteriori attacchi e arresti in
diverse città e campi profughi.
A Ramallah, le truppe hanno arrestato Qusai Hamad al-Salmi durante un’invasione
prima dell’alba nel quartiere di al-Tireh.
A Nablus, agenti israeliani sotto copertura hanno arrestato Asil Munir al-Tayti,
un ex prigioniero, e Mohammad Bashir Barakat durante i raid nei campi profughi
di Balata e al-Ein, oltre alle incursioni nel villaggio di Kafr Qalil.
A Betlemme, le forze del regime israeliano hanno arrestato otto palestinesi di
Khalayel al-Louz e del villaggio di Artas.
Questo mentre quattro giovani erano detenuti a Saida, a nord di Tulkarem.
Le truppe israeliane hanno anche preso d’assalto Qalqilya e la città di Azzun,
sparando proiettili letali indiscriminatamente nei quartieri residenziali,
ferendo un bambino con schegge.
Hanno anche causato diversi casi di soffocamento sparando gas lacrimogeni nelle
aree residenziali.
Nella zona occupata di al-Quds/Gerusalemme Est, le IOF hanno fatto irruzione nel
quartiere di al-Bustan, a Silwan, mentre coloni hanno condotto attacchi
coordinati contro le comunità palestinesi nelle aree vicine, bruciando case e
veicoli e ferendo i residenti.
Coloni armati hanno lanciato un violento attacco notturno contro la comunità
beduina di Khallet al-Sidra, vicino alla città di Mikhmas, a nord-est di
al-Quds.
La Mezzaluna Rossa Palestinese ha dichiarato che quattro palestinesi, tra cui
due attivisti stranieri solidali, sono rimasti feriti nell’assalto.
Un gruppo di coloni ha dato fuoco ad almeno otto case, veicoli e strutture
agricole.
Le forze di occupazione israeliane hanno assaltato il campo profughi di Jenin.
Le IOF hanno anche invaso il quartiere di Khillat al-Souha a Jenin, effettuando
raid in diverse abitazioni palestinesi.
Dall’inizio della guerra di Gaza, le forze armate e i coloni israeliani hanno
intensificato drasticamente gli attacchi in Cisgiordania e ad al-Quds, con
gruppi per i diritti umani palestinesi che hanno documentato migliaia di
incursioni, arresti di massa, demolizioni di case e aggressioni da parte dei
coloni.
I coloni israeliani hanno effettuato oltre 4.700 attacchi in Cisgiordania solo
nel 2025, provocando morti, feriti e lo sfollamento forzato di intere comunità
beduine.
L’intensificarsi della violenza in Cisgiordania si verifica mentre Israele
continua la sua guerra genocida contro Gaza, che ha ucciso oltre 71.500
palestinesi e devastato la Striscia assediata dall’ottobre 2023.
(Fonti: PressTV, Quds Press, Al Jazeera, agenzie).
Genocidio a Gaza: giorno 834. Continuano gli attacchi e i bombardamenti israeliani. Neonata muore di freddo
Gaza -InfoPal. La situazione nella Striscia di Gaza è devastante, tra
bombardamenti israeliani in un cessate il fuoco continuamente violato da parte
del regime di Tel Aviv, i crolli delle poche strutture ancora in piedi, le
piogge e il forte vento. Nel frattempo, il mainstream ha distolto la già scarsa
attenzione da Gaza, avallando un accordo di pace coloniale e a danno della
popolazione indigena, e l’ha posta sugli attivisti pro-Pal in Europa e in
Italia. Una vergogna nella vergogna.
Sabato mattina, aerei da guerra israeliani hanno lanciato una serie di attacchi
aerei, parallelamente a continui colpi di artiglieria e spari.
Secondo fonti locali, aerei israeliani hanno preso di mira diverse aree del
quartiere di al-Tuffah, nella parte orientale della città di Gaza, mentre
elicotteri israeliani hanno aperto il fuoco sulle aree orientali del campo
profughi di Jabalia, nel nord della Striscia.
Ulteriori attacchi aerei sono stati segnalati a est di Deir al-Balah, nella
parte centrale della Striscia di Gaza. Contemporaneamente, elicotteri e forze di
terra israeliane hanno aperto il fuoco indiscriminatamente verso Khan Yunis
orientale e Rafah settentrionale.
Nonostante l’annuncio dell’amministrazione statunitense dell’inizio della fase 2
dell’accordo di cessate il fuoco, Israele continua a violare l’accordo.
Giovedì, l’ufficio stampa del governo di Gaza ha riferito che Israele ha
commesso 1.244 violazioni del cessate il fuoco durante la prima fase, con
conseguenti uccisioni, ferimenti e arresti di 1.760 palestinesi dall’entrata in
vigore dell’accordo.
Bimbi muoiono di freddo.
La neonata di 27 anni Aisha Al-Agha è l’ultima vittima del genocidio israeliano
a Gaza, morta di freddo estremo, questa mattina.
La guerra israeliana ha privato le famiglie palestinesi di riparo, calore e
possibilità di sopravvivenza. La sua morte fa salire a cinque il numero dei
bambini morti per assideramento nell’enclave dal novembre 2025 e a 18
dall’inizio del genocidio nell’ottobre 2023.
(Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute
di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network,
PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori).
Per i precedenti aggiornamenti:
https://www.infopal.it/category/genocidio-e-pulizia-etnica-a-gaza
Genocidio a Gaza: giorno 833. Attacchi aerei israeliani uccidono civili a Deir al-Balah, mentre i carri armati avanzano
Gaza -InfoPal. La situazione nella Striscia di Gaza è devastante, tra
bombardamenti israeliani in un cessate il fuoco continuamente violato da parte
del regime di Tel Aviv, i crolli delle poche strutture ancora in piedi, le
piogge e il forte vento. Nel frattempo, il mainstream ha distolto la già scarsa
attenzione da Gaza, avallando un accordo di pace coloniale e a danno della
popolazione indigena, e l’ha posta sugli attivisti pro-Pal in Europa e in
Italia. Una vergogna nella vergogna.
Secondo fonti locali, una ragazzina è stata uccisa dal fuoco di un drone
israeliano nei pressi di un centro di accoglienza a Beit Lahia, nella Striscia
di Gaza settentrionale.
L’ex detenuto palestinese Mohammed Al-Basyouni è morto per le ferite riportate
dopo che la sua tenda è stata spazzata via dal tetto di un edificio a Deir
Al-Balah, nella Striscia centrale di Gaza, a causa dei forti venti.
Questa mattina, i carri armati dell’esercito israeliano si sono spinti in
profondità a Deir Al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale, tra pesanti
sparatorie, segnando l’ennesima violazione dell’accordo di cessate il fuoco.
L’incursione avviene mentre si intensificano le discussioni sulla seconda fase
dell’accordo di cessate il fuoco, alimentando il timore di un’ulteriore
escalation nell’enclave già devastata.
16 Palestinesi uccisi giovedì.
> Photos show the aftermath of a deadly Israeli strike last night on the
> Al-Khatib family home in the Nuseirat refugee camp, in the central Gaza Strip.
> pic.twitter.com/CZ6Hm5Pvia
>
> — Quds News Network (@QudsNen) January 16, 2026
Almeno otto palestinesi sono stati uccisi e diversi altri feriti, giovedì
mattina, quando attacchi aerei israeliani hanno preso di mira due abitazioni
nella città di Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale, secondo fonti
mediche della Striscia.
Tre persone sono state uccise e altre ferite in un attacco contro la casa della
famiglia al-Houli nella parte occidentale di Deir al-Balah.
Altri due corpi sono stati recuperati dopo che un attacco aereo israeliano ha
colpito il cortile della casa della famiglia al-Jarro, anch’essa situata nella
parte occidentale della città.
In precedenza, l’Ufficio Media del Governo di Gaza ha rivelato che l’occupazione
israeliana ha continuato a commettere gravi e sistematiche violazioni
dell’accordo di cessate il fuoco, entrato in vigore il 10 ottobre 2025.
L’Ufficio ha dettagliato 1.244 violazioni documentate del cessate il fuoco da
parte delle forze israeliane, tra cui 402 episodi di fuoco diretto contro
civili, 66 incursioni di veicoli militari in aree residenziali, 581 attacchi
aerei e di artiglieria contro civili disarmati e le loro abitazioni, e 195
demolizioni e distruzioni di case civili, istituzioni ed edifici.
Queste violazioni sistematiche hanno causato l’uccisione di 449 civili i cui
corpi sono giunti negli ospedali e il ferimento di altri 1.246. Inoltre, sono
stati segnalati 50 casi di arresti arbitrari da parte delle forze israeliane.
(Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute
di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network,
PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori).
Per i precedenti aggiornamenti:
https://www.infopal.it/category/genocidio-e-pulizia-etnica-a-gaza
Genocidio a Gaza: giorno 832. 1.200 violazioni israeliane del cessate il fuoco. UNICEF: oltre 100 bambini uccisi a Gaza dal cessate il fuoco
Gaza -InfoPal. La situazione nella Striscia di Gaza è devastante, tra
bombardamenti israeliani in un cessate il fuoco continuamente violato da parte
del regime di Tel Aviv, i crolli delle poche strutture ancora in piedi, le
piogge e il forte vento. Nel frattempo, il mainstream ha distolto la già scarsa
attenzione da Gaza, avallando un accordo di pace coloniale e a danno della
popolazione indigena, e l’ha posta sugli attivisti pro-Pal in Europa e in
Italia. Una vergogna nella vergogna.
L’ufficio stampa governativo di Gaza (GMO) ha dichiarato che oltre mezzo milione
di persone vivono per strada a causa del genocidio e dell’olicidio in corso,
sottolineando che le condizioni umanitarie continuano a deteriorarsi.
L’ufficio ha spiegato che l’occupazione ha violato l’accordo estendendo la linea
gialla, inasprendo l’assedio e limitando ulteriormente la popolazione della
Striscia di Gaza, aggravando le sofferenze degli sfollati e ostacolando
qualsiasi miglioramento umanitario o sul campo.
Ha aggiunto che l’occupazione ha commesso circa 1200 violazioni dall’entrata in
vigore dell’accordo di cessate il fuoco, provocando morti, feriti e distruzioni
diffuse, in palese violazione delle sue disposizioni e degli accordi annunciati.
UNICEF: oltre 100 bambini uccisi a Gaza dal cessate il fuoco.
Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) ha riferito che più di 100
bambini sono stati uccisi nella Striscia di Gaza dall’inizio del cessate il
fuoco, lo scorso ottobre.
Martedì, il portavoce dell’UNICEF, James Elder, ha dichiarato ai giornalisti,
durante un aggiornamento video delle Nazioni Unite da Gaza, che «oltre 100
bambini sono stati uccisi a Gaza dal cessate il fuoco, il che significa che un
bambino o una bambina è stato ucciso quasi ogni giorno durante questa presunta
pausa delle ostilità».
Ha aggiunto che la sopravvivenza a Gaza resta incerta e che, sebbene i
bombardamenti e le sparatorie siano rallentati, non si sono fermati.
Secondo Elder, quasi tutte le vittime, 60 bambini e 40 bambine, sono state
uccise in operazioni militari israeliane, tra cui attacchi aerei, attacchi con
droni, bombardamenti con carri armati, colpi d’arma da fuoco e incursioni con
quadricotteri. Un numero limitato di casi è stato causato da ordigni inesplosi.
Ha osservato che il numero reale delle vittime è probabilmente sottostimato,
poiché i dati includono solo i casi per i quali erano disponibili informazioni
sufficienti.
Le tragedie del freddo si aggiungono alle sofferenze di Gaza.
Nel frattempo, l’Ufficio stampa governativo di Gaza ha annunciato martedì che il
freddo ha causato la morte di altre 7 persone dall’inizio dell’inverno, portando
il totale a 24 decessi, inclusi 21 bambini, dall’inizio della guerra genocida di
Israele.
La dichiarazione ha evidenziato che quasi 7.000 tende sono state spazzate via
dal recente maltempo intenso.
L’Ufficio ha avvertito di una situazione umanitaria catastrofica, poiché le
temperature gelide colpiscono gli sfollati che vivono in campi improvvisati, in
mezzo al continuo blocco e alla distruzione di abitazioni e infrastrutture.
Oltre 1,5 milioni di palestinesi sono stati sfollati con la forza in campi privi
dei bisogni umani di base.
Funzionario ONU: l’inverno è ora una minaccia mortale a Gaza.
Ajit Sunghay, capo dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per
i Diritti Umani (OHCHR) nei Territori Palestinesi Occupati, ha descritto la
situazione attuale a Gaza come «estremamente pericolosa».
Ha avvertito che l’inverno è diventato un ulteriore killer, insieme ai
bombardamenti e agli sfollamenti in corso da oltre due anni.
In una dichiarazione ad Al Jazeera, Sunghay ha affermato che i gazawi avevano
già affrontato inverni rigidi in passato, ma questo è molto peggiore a causa di
tende strappate, zone allagate e infrastrutture distrutte, che trasformano
qualsiasi tempesta in una minaccia diretta alla vita.
Sunghay ha confermato che bambini sono già morti a causa del freddo e ha
sottolineato che queste perdite non possono essere separate dallo sfollamento
forzato, dalla mancanza di alloggi adeguati e dal blocco dell’ingresso dei
materiali essenziali necessari a proteggere i civili dalle condizioni
meteorologiche estreme.
Ha enfatizzato che questo disastro era prevedibile: le tempeste invernali sono
un fenomeno stagionale, ma lasciare centinaia di migliaia di persone in tende
«disumane e insufficienti» sta trasformando eventi naturali in tragedie
provocate dall’uomo.
Sunghay ha affermato che il vero bisogno non è solo di più tende, ma di rifugi
di alta qualità, che Israele attualmente proibisce. Ha sottolineato la necessità
di passare alla Fase Due del cessate il fuoco per consentire l’ingresso dei
materiali per la ricostruzione.
Sunghay ha avvertito che le continue restrizioni su attrezzature e forniture
edili rappresentano un grave collo di bottiglia che blocca un’efficace
assistenza umanitaria e mette i civili a rischio di morire assiderati, di essere
schiacciati dal crollo degli edifici e di morire a causa dei continui attacchi
aerei.
Le recenti tempeste hanno causato il crollo di oltre 20 edifici, con più di 150
che hanno subito crolli parziali, uccidendo 24 persone, 21 delle quali bambini,
e ferendone molte altre.
La protezione civile di Gaza ha inoltre avvertito che una tempesta polare in
arrivo rappresenta una grave minaccia per 1,5 milioni di sfollati che vivono in
tende, con il rischio di nuove vittime, ulteriori crolli di edifici e
l’allagamento di interi campi a causa di piogge e forti venti.
La comunità internazionale sta fallendo Gaza.
Sunghay ha attribuito la situazione a un fallimento collettivo internazionale,
affermando che il problema non riguarda solo le agenzie ONU, ma anche gli Stati
membri, in particolare quelli con il potere di fare pressione su Israele
affinché consenta l’accesso umanitario.
Ha sottolineato che Israele ha bloccato decine di ONG internazionali, negato
visti a gruppi per i diritti umani (incluso l’OHCHR) e limitato l’accesso alle
agenzie ONU, paralizzando gli sforzi di risposta umanitaria.
Sunghay ha anche evidenziato che i camion di aiuti sono accumulati ai valichi,
ma il problema non è la mancanza di forniture; è che Israele non ne permette
l’ingresso.
Ha messo in guardia il mondo dal perdere l’attenzione dopo l’inizio del cessate
il fuoco, sottolineando che «i bombardamenti non si sono fermati. Le persone
continuano a essere uccise, da attacchi aerei, colpi d’arma da fuoco vicino alle
zone cuscinetto, dal freddo e dal crollo dei rifugi».
Ha concluso ribadendo che «le Nazioni Unite e le agenzie internazionali non
rinunceranno, ma non possiamo agire da sole. Gli Stati membri devono assumersi
la responsabilità, esercitare una reale pressione e garantire responsabilità per
ciò che sta accadendo nei Territori Palestinesi Occupati».
(Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute
di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network,
PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori).
Per i precedenti aggiornamenti:
https://www.infopal.it/category/genocidio-e-pulizia-etnica-a-gaza