I traffici di armi nei porti italiani. Appello di Weapon Watch

Pressenza - Friday, November 6, 2026

Riceviamo e pubblichiamo dalla associazione “The Weapon WATCH – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei”

APPELLO DI WEAPON WATCH

Siamo in un momento favorevole per la lotta democratica contro l’opacità dei traffici di armi nei porti italiani.

È favorevole non per il cambiamento della cornice internazionale, ma per tre tendenze sostanziali e tutto sommato nuove:

1. la mobilitazione contro la guerra cresce, sebbene il movimento non sia così brillante e forte come un anno fa. Cresce perché è ormai chiarissimo chi pagherà le guerre, e quali saranno le conseguenze generali sul piano economico, in Italia e in Europa

2. le istituzioni dello stato hanno compreso che secretare e militarizzare insieme non è possibile, e hanno dato recentemente piccoli segnali di limitata trasparenza (sentenze dei TAR dell’Emilia Romagna e della Puglia), faticosamente ottenuti dal gruppo dei giuristi democratici contro la guerra

3. la proposta di un osservatorio sul movimento delle armi nel porto di Genova sta procedendo verso una forma definitiva. Caratteristiche principali: sarà un osservatorio permanente (quindi non soggetto al cambiamento delle giunte), e sarà un osservatorio del Consiglio comunale (quindi con maggioranza e opposizione entrambe rappresentate). Il regolamento è stato scritto, non è ancora nella forma definitiva (lo sarà dopo l’approvazione della delibera, prevista entro dicembre) ma ha superato lo scoglio del rifiuto a parteciparvi da parte di Prefettura, Agenzia delle dogane, Autorità portuale e Capitaneria di Porto (tranne la Prefettura, le altre si sono dette disponibili a una collaborazione “tecnica”): l’osservatorio si avvarrà di esperti e collaborazioni provenienti dal mondo delle imprese, del lavoro portuale, delle associazioni della società civile, e ne metterà a disposizione i materiali raccolti su una piattaforma comunale online.

Tutti e tre questi punti, prevedibilmente, sembrano potersi rafforzare ed estendersi nel futuro più prossimo, peraltro assecondando la crescita costante del movimento marittimo di armamenti (per non parlare delle altre modalità, su strada, su ferro, via aerea, che teniamo sotto osservazione).

Sia l’azione dei giuristi democratici, che le proposte di dar vita a osservatori sui traffici necessitano di essere organizzate e strutturate per poter raggiungere qualche risultato di informazione / controinformazione e contribuire ad allargare il fronte dell’opposizione alla guerra.

Le due organizzazioni oggi più impegnate nel lavoro di organizzazione sono il sindacato USB e il movimento BDS, ovviamente non senza problemi interni e di relazione con altri potenziali alleati.

Colpisce però che da ambienti vicini alla Chiesa cattolica e dagli stessi Vescovi ci stiano arrivando prese di posizione assai favorevoli alle iniziative 1., 2. e 3, e ci sia una grande attenzione al tema dell’obiezione di coscienza dei lavoratori, a cominciare dalla logistica.

Come Weapon Watch siamo impegnati su tutti i punti con un intento dichiaratamente federatore, poiché nel rispetto delle reciproche differenze ci si possa avvicinare a organizzazioni e lavoratori che avvertono l’urgenza di agire contro l’ondata militarista europea e contro la partecipazione – diretta e indiretta – alle guerre da parte del nostro paese, in violazione delle leggi e della Costituzione.

Prendiamo come ulteriore elemento positivo che oltre a Genova, anche in altre città portuali (Marina di Carrara, Livorno, Salerno, Bari, Ravenna, al momento) sindaci e consigli comunali si siano pronunciati con forza per la trasparenza di ciò che passa per i rispettivi porti.

Su questo aspetto, la circolazione delle esperienze reciproche e degli strumenti istituzionali più adatti e funzionali può essere elemento importante per trasformare semplici affermazioni pubbliche in concrete azioni politiche.

Genova 5 novembre 2026

Redazione Italia