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Verso il 30 ottobre: sciopero generale in Italia e internazionale dei porti
Per il 30 ottobre è stata convocata una giornata di sciopero internazionale dei porti. All’interno di una mobilitazione che si sta ampliando sempre di più negli ultimi mesi, arrivando ad oltre 100 porti in tutto il mondo dall’India al Messico, l’intento è bloccare il flusso delle armi e la catena logistica della guerra. In Italia la giornata si è trasformata in uno sciopero generale, lanciato dalla stessa USB, come data che possa legare le lotte contro il caro vita e contro il riarmo che stanno attraversando il paese. Ne parliamo con Riccardo del Coordinamento Nazionale Porti USB.
October 23, 2026
Radio Blackout - Info
I lavoratori portuali non lavorano per la guerra: 30 ottobre seconda Giornata internazionale di azione. 100 porti, 17 Paesi e 4 continenti
Le adesioni alla seconda Giornata internazionale di azione dei lavoratori portuali, in programma il 30 ottobre, sono in aggiornamento: continuano ad arrivare manifestazioni di sostegno da parte dei sindacati di vari Paesi, portando il totale a oltre 100 porti in quattro continenti, una cifra impensabile fino a pochi mesi fa. Tra gli ultimi a unirsi all’iniziativa figurano la sezione locale 10 dell’ILWU nei porti di San Francisco e Oakland, negli Stati Uniti, l’Unión de Estibadores e Jornaleros nel porto di Veracruz, in Messico, e la sezione dei lavoratori portuali di Amburgo del sindacato ver.di, in Germania. Mercoledì, inoltre, abbiamo ricevuto l’importante notizia che il Consiglio europeo dei lavoratori portuali (EDC) ha deciso di partecipare all’azione. Al momento, gli scioperi interesseranno un tratto di costa che va dalla Francia sud-occidentale al Pireo, per un totale di quasi 1.100 miglia nautiche, mentre i sindacati coinvolti sin dall’inizio gestiscono il 40% di tutto il traffico di container nel Mediterraneo. Sono coinvolti alcuni dei più grandi hub di trasbordo, come Tangeri, Marsiglia, il Pireo, Gioia Tauro, Genova e Mersin, oltre ai principali porti del Nord Europa, del Messico e dell’India. Secondo un primo calcolo lo sciopero potrebbe bloccare 40.000 container per un giorno. Questa giornata di mobilitazione dimostra il potere della classe operaia organizzata nell’opporsi alla guerra. Condanniamo il genocidio del popolo palestinese, perpetrato dallo Stato di Israele con il sostegno degli Stati Uniti, della NATO, dell’UE e dei governi che collaborano con esso, nonché il vergognoso blocco contro Cuba e le altre aggressioni imperialiste. Basta con la militarizzazione delle banchine e l’automazione che causa tagli occupazionali. In molti Paesi sono stati proclamati scioperi per il 30 ottobre, in Italia sarà uno sciopero generale contro guerra e carovita. I lavoratori portuali non lavorano per la guerra! Nessun lavoratore dovrebbe lavorare per la guerra! Lotta unitaria dei lavoratori di ogni Paese e settore contro la guerra e lo sfruttamento! La giornata internazionale è stata promossa da CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e Orsa Porti (Italia) contro i traffici di armi nei porti. In Italia al momento le città portuali in cui si terrà la mobilitazione sono: Genova, Livorno, Trieste, Civitavecchia, Ancona, Ravenna e Gioia Tauro, ma ci aspettiamo ulteriori adesioni prima della giornata di sciopero. Ecco la mappa con tutte le mobilitazioni previste ad oggi. Unione Sindacale di Base
October 21, 2026
Pressenza
La scommessa dello sciopero generale del 30 ottobre
Siamo già da diverso tempo in campagna elettorale ed ora, con l’approvazione dello Stabilicum alias “nuova legge truffa”, ci siamo dentro fino al collo. Eppure non c’è in giro una discussione sui temi che stanno a cuore alla stragrande maggioranza delle persone che vivono nel nostro Paese. Non si parla […] L'articolo La scommessa dello sciopero generale del 30 ottobre su Contropiano.
October 13, 2026
Contropiano
Guerra e austerità: lo sciopero che spegne la logistica
Marsiglia. Tutto è pronto. Venerdì 30 ottobre i portuali congelano i grandi scali. Niente merci. Banchine vuote. I lavoratori di decine di hub internazionali incrociano le braccia e staccano la spina alla logistica globale. Non si tratta solo di difendere i salari e i contratti, già sotto attacco, questa volta […] L'articolo Guerra e austerità: lo sciopero che spegne la logistica su Contropiano.
October 12, 2026
Contropiano
“INCEPPARE LA MACCHINA BELLICA”. I PORTUALI DI 40 SCALI DEL MEDITERRANEO SI ORGANIZZANO PER UNA NUOVA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE
Il prossimo 30 ottobre in oltre 40 porti del Mediterraneo e dell’Europa si svolgerà una giornata internazionale di mobilitazione contro la guerra, il genocidio, il riarmo e la militarizzazione dei porti, lanciata dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali. Per questo motivo sabato scorso, 3 ottobre, a Genova si è tenuta una partecipatissima assemblea generale in preparazione della mobilitazione, per decidere collettivamente le forme e le modalità con cui allargare e rafforzare la mobilitazione e lo sciopero. All’appuntamento erano presenti comitati, associazioni, organizzazioni sindacali e studentesche e collettivi. La giornata del 30 ottobre 2026 rappresenta la seconda tappa di lotta internazionale dei lavoratori portuali contro la guerra, dopo lo sciopero dello scorso 6 febbraio 2026. Alla data aderiscono varie organizzazioni sindacali con rappresentanze in almeno 40 porti distribuiti su 6 paesi tra Europa e Nord Africa, con l’obiettivo di estendere ulteriormente la rete. Su Radio Onda d’Urto Riccardo del Collettivo Autonomo Lavorati Portuali (Calp) di Genova. Ascolta o scarica.
October 5, 2026
Radio Onda d`Urto
Armi italiane all’Arabia Saudita e il porto di Piombino. La denuncia dei portuali dell’Usb
Abbiamo riempito l’Arabia Saudita di armi. E oggi ci chiediamo perché la guerra arrivi fin dentro i nostri confini. Da circa un anno i carichi di armi, mezzi militari ed esplosivi movimentati attraverso il porto di Piombino sono aumentati in maniera significativa. Quello che per molto tempo è apparso come […] L'articolo Armi italiane all’Arabia Saudita e il porto di Piombino. La denuncia dei portuali dell’Usb su Contropiano.
September 24, 2026
Contropiano
No all’uso dei porti per la guerra. Il 22 assemblea a Ravenna, il 30 ottobre sciopero internazionale dei portuali
L’Avvocatura dello Stato, difendendo l’Agenzia delle Dogane davanti al Consiglio di Stato, ha scritto nero su bianco ciò che da anni denunciamo: il porto di Ravenna ha una “rilevanza militare” tale da giustificare il segreto sui traffici d’armi che vi transitano. La motivazione addotta è che saremmo dentro una guerra […] L'articolo No all’uso dei porti per la guerra. Il 22 assemblea a Ravenna, il 30 ottobre sciopero internazionale dei portuali su Contropiano.
September 8, 2026
Contropiano
Comunicare i dati delle esportazioni di armi dai porti italiani. Il parere della Regione Emilia-Romagna
Da tempo su Pressenza stiamo dando notizia (a differenza di altri media) delle esportazioni di armi dai porti italiani, sia per i sequestri che in alcuni casi sono stati effettuati dalla Finanza, sia per la specifica richiesta di accesso ai dati avanzati da una giornalista di inchiesta alla Agenzie delle Dogane di Ravenna. Per un’inquadramento dei problemi rinviamo al recentissimo articolo di Gianni Alioti di Weapon Watch https://www.pressenza.com/it/2026/09/sorpresa-secondo-lavvocatura-dello-stato-siamo-in-una-guerra-mondiale-a-pezzi/ Nei giorni scorsi la Regione e il Sindaco di Ravenna hanno preso una importante posizione sulla questione, richiedendo di avere una risposta e un accesso ai dati dell’export armiero nel merito non solo locale ma di livello nazionale, cioè per tutti i porti. Si tratta di una proposta di grande rilievo nel chiedere accesso ai dati e trasparenza. Ecco i comunicato stampa integrale della Regione e del Comune. Porto di Ravenna. Armi, de Pascale e Barattoni scrivono al direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: “Garantire uniformità di comportamento e fornire i dati sui transiti di tutti gli scali italiani” Il presidente della Regione Emilia-Romagna e il sindaco di Ravenna in merito alla richiesta di accesso agli atti sul transito di armamenti dallo scalo ravennate Bologna – “Siamo consapevoli della complessità della materia e della difficoltà di conciliare le esigenze di trasparenza della Pubblica amministrazione con quelle di sicurezza pubblica. In tal senso, ci era apparso che la pronuncia della giustizia amministrativa, che chiede di rendere pubblici i quantitativi, tutelando invece le informazioni relative a provenienze e destinazioni, avesse tenuto ampiamente conto della necessità di garantire questo equilibrio”. Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, in una lettera inviata al direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Roberto Alesse, intervengono sulla vicenda giudiziaria relativa a un’istanza di accesso agli atti presentata all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Ravenna, riguardante la trasparenza dei traffici di materiale bellico e componenti di armamenti attraverso il porto della città. All’istanza, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Ravenna si è opposta e il Tar di Bologna ha censurato, seppur parzialmente, tale decisione, ora sottoposta al giudizio del Consiglio di Stato. Parallelamente, un’altra articolazione territoriale dell’Agenzia, quella di Livorno, a fronte di un’analoga richiesta ha fornito una risposta di diverso tenore, comunicando i quantitativi annui di transito. “Posto che conosciamo la professionalità e la competenza delle donne e degli uomini dell’Agenzia delle Dogane e il loro preziosissimo contributo a tutela del traffico portuale, e che riteniamo sbagliato che in questo momento si trovino, loro malgrado, al centro di una polemica nazionale di cui non hanno alcuna responsabilità diretta- sottolineano de Pascale e Barattoni- siamo consapevoli della complessità della materia e della difficoltà di conciliare le esigenze di trasparenza della Pubblica amministrazione con quelle di sicurezza pubblica. In tal senso, ci era apparso che il pronunciamento della giustizia amministrativa, che chiede di rendere pubblici i quantitativi proteggendo invece provenienze e destinazioni, avesse tenuto in ampio conto tale equilibrio”. Da qui la richiesta di garantire uniformità di comportamento dell’Agenzia su base nazionale, “anche al fine di evitare il moltiplicarsi delle richieste e la diffusione di dati parziali che, in assenza di elementi di confronto, rischiano di distorcere la percezione del singolo scalo rispetto alle sue vocazioni distintive. Chiediamo pertanto alla sede centrale di fornire direttamente i dati quantitativi complessivi dei transiti di armamenti in ogni singolo scalo italiano, in coerenza con quanto già diffuso per il porto di Livorno- concludono de Pascale e Barattoni-. Riteniamo che tali dati possano contribuire ad accrescere la conoscenza di cittadine e cittadini per un dibattito pubblico improntato alla serietà e alla correttezza, senza pregiudizio per la sicurezza nazionale”. Redazione Italia
September 3, 2026
Pressenza
Sorpresa ! Secondo l’Avvocatura dello Stato siamo in una ‘guerra mondiale a pezzi’
Riceviamo e pubblichiamo da Gianni Alioti (The Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei). L’articolo integrale è stato pubblicato sulla rivista ‘La porta di vetro’ https://www.laportadivetro.com/post/sorpresa-l-italia-%C3%A8-dentro-una-guerra-mondiale-a-pezzi-e-ibrida Se la cooptazione dell’ex-ministro di Zelensky, Mykhailo Fedorov, come consulente del Ministero della Difesa italiano per l’innovazione in campo militare, è la conferma della svolta “definitiva” del nostro paese verso l’economia di guerra e della linea di Guido Crosetto verso lo scontro con la Russia, quanto ha scritto l’Avvocatura di Stato a nome dell’Agenzia delle Dogane – affinché sia sospesa la sentenza del TAR Emilia Romagna che riconosce il diritto di accesso ai dati quantitativi sul transito di materiale d’armamento dal porto di Ravenna – si spinge oltre. Per l’organo della pubblica amministrazione dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con compiti di consulenza giuridica e di tutela e rappresentanza dello Stato nelle controversie legali, il nostro Paese sarebbe “già dentro a una guerra mondiale a pezzi e ibrida”. Ma, mentre la mossa di Guido Crosetto non è passata inosservata e tutti i media mainstream ne hanno dato notizia, l’altro fatto è rimasto finora confinato solo nelle prime pagine dei giornali romagnoli e in qualche blog, sito o comunicato dell’attivismo contro la guerra, per la difesa dei diritti o del sindacalismo di base. Un chiaro segnale di “rimozione” istituzionale e mediatico estremamente grave, su cui abbiamo il dovere di non far cadere il silenzio. Il Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi sul ricorso dell’Agenzia delle Dogane, ha scelto – nella prima udienza del 27 agosto – di rinviare la decisione. In attesa degli sviluppi, ricostruiamo qui brevemente, la sequenza degli eventi che hanno portato nell’arco di un anno alla situazione attuale. La prima denuncia nel 2025 L’anno scorso l’azione di monitoraggio di The Weapon Watch sul transito di armi nei porti e le puntuali inchieste della rivista Altreconomia realizzate dalla giornalista investigativa Linda Maggiori, portano alla luce come il porto italiano di Ravenna, una volta usato principalmente per la gestione di carichi di granaglie e generi alimentari, sia diventato un po’ alla volta uno scalo del traffico illegale di armi ed esplosivi diretti in Israele. Il materiale d’armamento, caricato principalmente su navi container della compagnia di navigazione israeliana ZIM, è regolarmente diretto ai porti di Haifa e Ashdod. L’episodio che scoperchia il vaso di Pandora è il sequestro, a inizio febbraio 2025, di tredici tonnellate di pezzi forgiati prodotti da aziende italiane, destinati alla IMI Sistems, un’azienda militare israeliana di proprietà della Elbit Systems. I pezzi forgiati, spacciati per manufatti civili, in realtà sono utilizzati per la fabbricazione di cannoni da carro armato. Il sequestro non sarebbe stato possibile se non ci fosse stata la segnalazione coraggiosa di un lavoratore della compagnia di navigazione. Questo traffico ha lo scopo di aggirare il divieto imposto dalla legge italiana 185/90 sulle nuove autorizzazioni di armi a Israele, in vigore dal 7 ottobre 2023. Nel settembre 2025 sono bloccati due container di munizioni diretti in Israele. Il sindaco Alessandro Barattoni e le autorità locali vietano l’imbarco, esercitando i loro poteri di azionisti del terminal portuale, dopo le proteste dei portuali contro il transito di armi verso zone di guerra. I tir provenienti dalla Repubblica Ceca che trasportano il carico sono respinti all’ingresso del terminal dove li attende una nave della compagnia israeliana Zim diretta ad Haifa. L’allarme scatta alcuni giorni prima, quando i portuali segnalano l’arrivo del carico mentre i mezzi pesanti si trovano ancora al confine tra Austria e Italia. A inizio del 2026 Linda Maggiori chiede all’Agenzia delle Dogane “la quantità di materiale bellico e componenti di armamenti partiti dal porto di Ravenna nel 2025, divisi per quadrimestre, per export e transito e, se possibile, per destinazione e provenienza”. Le Dogane oppongono il loro diniego, sottolineando che questi dati causerebbero un “pregiudizio per l’ordine pubblico e la politica estera” del nostro paese nonché “un danno concreto all’operatività commerciale dei soggetti potenzialmente contro-interessati” e che “l’interesse pubblico non sempre coincide con l’interesse del pubblico”. Il ricorso al Tar dell’Emilia Romagna e la replica dell’Agenzia delle Dogane Contro il diniego, Linda Maggiori e l’avvocato ravennate Andrea Maestri presentano un ricorso amministrativo al Tar dell’Emilia Romagna. Il primo luglio 2026 è depositata la sentenza che accoglie parzialmente il ricorso, segnando un passaggio importante nella lotta per la trasparenza che ha alimentato manifestazioni, cortei e iniziative pubbliche contro il transito di materiale bellico dallo scalo ravennate, con particolare riferimento alle forniture destinate a Israele nel contesto del genocidio a Gaza. La sentenza è importante non solo per il porto di Ravenna, ma anche sul piano nazionale, costituendo un precedente giuridico per tutti quei casi in cui l’Agenzia delle Dogane e le Autorità portuali rifiutano l’accesso agli atti e alla conoscenza dei dati quantitativi dei materiali d’armamento che transitano dai diversi scali italiani. L’Agenzia delle Dogane nelle seguenti settimane reagisce presentando un appello al Consiglio di Stato, con la richiesta di sospensiva dell’efficacia del provvedimento contenuto nella sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna, che obbliga le Dogane a rendere pubblici i dati quantitativi su esportazioni e transito di armamenti nell’ambito di competenza del porto di Ravenna. Il 27 agosto è fissata l’udienza a Roma. Nell’occasione il Consiglio di Stato non accoglie la richiesta di sospensiva della sentenza del Tar, rinviando la questione al giudizio di merito, fissato per l’8 ottobre 2026. Ma, dopo che l’udienza del 27 agosto ha reso nota la memoria difensiva depositata dall’Avvocatura dello Stato a supporto del ricorso presentato dall’Agenzia delle Dogane, la questione diventa molto più ampia e, per diversi aspetti, più inquietante. Nell’atto si sostiene che il porto di Ravenna è un’infrastruttura dotata di una specifica “rilevanza militare”, per cui la diffusione dei dati potrebbe incidere sulla sicurezza nazionale, sugli interessi strategici militari e sulle relazioni internazionali dell’Italia (tra cui il sostegno a Israele). Non solo. Nell’atto c’è scritto che l’Italia sarebbe già dentro una «guerra mondiale a pezzi e ibrida». Credo che queste affermazioni – l’ultima mutuata peraltro da una frase di Papa Francesco, cioè dal Capo di uno Stato straniero, il Vaticano – debbano suscitare una forte preoccupazione sia nella società civile, sia nelle istituzioni, anche perché non mi risulta che ad oggi ci sia mai stato un dibattito pubblico e democratico e, tantomeno, che lo “stato di guerra” per il nostro paese sia stato deliberato dalla Camera dei Deputati e dal Senato come prevede la nostra Costituzione. La questione non finisce qui… Redazione Italia
September 2, 2026
Pressenza
La fine dell’impero
In un mondo dove il novanta per cento delle merci viaggia via mare, gli Stati Uniti rappresentano ormai un paradosso geopolitico, provando ad agire come l’unico soggetto militare che controlla la navigazione globale mentre le fondamenta economiche di tale primato si sgretolano sotto il peso di contraddizioni strutturali insanabili. Da […] L'articolo La fine dell’impero su Contropiano.
September 2, 2026
Contropiano