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CALABRIA, SICILIA, CAMPANIA, PUGLIA, BASILICATA, MOLISE. AGRICOLTORI E TRASPORTATORI BLOCCANO IL SUD. CHI SONO E COSA CHIEDONO?
Contro il caro-carburanti protestano da giorni, al Sud, agricoltori e autotrasportatori, che minacciano un blocco nazionale dopo quelli in Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia, in corso fino a martedì. Da venerdì intanto la mobilitazione è arrivata anche in Molise e Campania; chiusa prima l’uscita dell’A30 a Nola, poi quella di Nocera-Pagani. In Calabria mezzi pesanti e trattori stazionano a bordo strada senza attuare blocchi totali ma provocando forti rallentamenti in punti nevralgici. La protesta degli autotrasportatori ha interessato ieri, per la prima volta, anche il territorio della Locride, oltre a essersi registrati blocchi e presidi ovunque a Sud, in provincia di Campobasso, poi da Eboli a Gela, da Brindisi a Catania. Bloccata anche l’entrata del Porto di Palermo. Una convergenza di lotte tra studenti e lavoratori si è registrata a Corigliano Rossano dove gli studenti delle scuole superiori sono scesi in corteo al fianco degli agricoltori sulla SS 106. Stessa cosa per Trebisacce, Cosenza, uno dei luoghi scelti per l’attuazione dei presidi dei Tir che stanno provocando disagi alla circolazione, dove gli studenti sono scesi in strada al fianco di autotrasportatori e agricoltori nelle loro proteste contro il caro carburante. Il governo prova a correre ai ripari convocando un tavolo per il 27 ottobre. Intanto in Calabria, Puglia e Basilicata manca già il carburante in diverse stazioni di servizio, dopo il blocco alla raffineria Eni di Taranto. Radio Onda d’Urto ha intervistato il giornalista e scrittore Pietro Comito, che segue da giorni le proteste in Calabria. Ascolta o scarica.
October 17, 2026
Radio Onda d`Urto
NATO-Sardegna: combattenti di terra, mare e cielo
Iniziate le mega- esercitazioni militari Steadfast Noon 2026* e Joint Stars 2026** *Steadfast Noon si tiene ogni anno in uno dei Paesi europei che ospitano ordigni nucleari statunitensi. L’edizione precedente si è svolta nel 2025, sempre a ottobre. Quest’anno, l’area di volo principale sarà tra Trapani e la Sardegna orientale. Gli F-35 italiani non parteciperanno, poiché non ancora certificati per
October 15, 2026
La Bottega del Barbieri
Autostrade bloccate e presidi: al sud la protesta di camion e trattori si allarga
Nella notte tra martedì e mercoledì, nel Foggiano, i tir sono rimasti dov’erano da domenica 11 ottobre: ai caselli di Poggio Imperiale e di Cerignola, sulla Statale 17 all’altezza di Lucera, nelle aree di servizio lungo la 16. Accanto a loro agricoltori con i loro trattori, olivicoltori, ambulanti e armatori, uniti contro il prezzo del gasolio, che dal 6 ottobre ha perso anche l’ultimo sconto fiscale e alla pompa viaggia intorno ai 2,25 euro al litro. La Capitanata è oggi il cuore di una mobilitazione nata a fine settembre tra Calabria e Sicilia, arrivata in Puglia, Basilicata e con i primi episodi in Campania, e che ha già toccato l’A14 e l’A2. Il momento più duro è stato lunedì, quando la Prefettura di Campobasso ha chiuso in via cautelativa l’A14 tra Termoli e Poggio Imperiale, con mezzi pesanti in sosta e materiali sulla carreggiata. Il tratto è stato riaperto all’ora di pranzo, ma il casello di Poggio Imperiale è ancora presidiato. A Brindisi un autoarticolato messo di traverso sulla tangenziale, all’altezza dello svincolo per Bozzano, ha fermato a intermittenza la circolazione anche dopo l’incontro tra una delegazione di camionisti e il prefetto Guido Aprea. «Lo Stato deve vedere che se si ferma il trasporto si ferma il mondo», ha evidenziato la portavoce Cinzia Turco, titolare di un’impresa di trasporti. In Calabria i trattori occupano da giorni lo svincolo di Falerna, nel Lametino, e l’accesso all’A2 dalla Statale 18. A Castrovillari una cinquantina di trattori e una ventina di camion sono fermi sullo snodo di contrada Bianchino. A inizio ottobre, a Pizzo, un uomo seduto sull’asfalto dello svincolo autostradale, in lacrime davanti alle forze dell’ordine, era diventato l’immagine di tutta la protesta. La stessa quantità di gasolio che prima costava circa millecinquecento euro oggi ne costa duemilacinquecento: mille euro in più ogni quattro giorni di lavoro, spiegano i camionisti brindisini, mentre in Sicilia gli autotrasportatori stimano perdite tra settecento e novecento euro al giorno per ogni mezzo. Le richieste vanno da un tetto al prezzo del gasolio riservato alla categoria a pedaggi più bassi, passando per i costi minimi di sicurezza per arrivare allo sblocco immediato dei crediti d’imposta. Gli agricoltori aggiungono concimi, energia e la concorrenza di prodotti importati da Paesi dove lavoro e controlli costano meno. Ridurre tutto al caro benzina, ha scritto il comitato nato tra Cassano, Castrovillari, Cerchiara e Firmo, significa «non aver capito nulla». Le risposte del governo sono ritenute insufficienti, perché il taglio delle accise è scaduto e il decreto annunciato sulle accise mobili in Gazzetta Ufficiale non si è mai visto. Le associazioni di categoria avevano chiesto un incontro urgente già il primo ottobre e Salvatore Bella, alla guida degli autotrasportatori siciliani, racconta di aver chiesto un incontro a Salvini e al viceministro Rixi senza ricevere risposta. Nel frattempo Eni ha applicato uno sconto del venti per cento anche al gasolio agricolo e per la pesca venduto all’ingrosso, fuori dalla rete dei distributori, lasciando però fuori i camionisti. Martedì undici sigle nazionali dell’autotrasporto hanno scritto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi denunciando che, tra Foggia e Brindisi, alcuni autisti che non aderivano alla protesta sarebbero stati costretti a entrare nelle aree di servizio e lì trattenuti da mezzi messi di traverso. Chiedono più forze dell’ordine sulle strade e una risposta entro ventiquattro ore, ma, nella stessa lettera, sono concordi nel definire esorbitante il costo del gasolio. E nel frattempo le proteste aumentano: oggi la CIA ha portato gli agricoltori davanti a Montecitorio, mentre dal 16 al 20 ottobre si fermeranno gli autotrasportatori siciliani, con i camion nei piazzali e i semirimorchi immobili nei porti, oltre a quelli calabresi, con blocchi parziali lungo la Statale 18. Dal 21 il Movimento Popolare Nazionale annuncia un’azione congiunta con il trasporto, il 22 tocca ai pescatori, il 27 si torna in piazza a Roma. Sullo sfondo c’è lo Stretto di Hormuz, dove il traffico petrolifero arranca da quando, a fine febbraio, Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran e mentre il governo ragiona su accise, crediti d’imposta e possibili tavoli tecnici, nei piazzali di Brindisi e Foggia il ragionamento è molto semplice: le singole misure non bastano, serve un intervento strutturale per cambiare la situazione. The post Autostrade bloccate e presidi: al sud la protesta di camion e trattori si allarga appeared first on L'Indipendente.
October 14, 2026
L'INDIPENDENTE
Bambini e giovani dinamici: la ginnastica militare nelle scuole
Siamo una società dinamica, anzi capace di accelerazioni spettacolari, di superamenti dei limiti umani e di una protervia senza confini nell’uso delle tecnologie. Il corpo, la sua armonia complessa ne fa le spese. Non va accompagnato nella crescita come si annaffia e si cura un germoglio, ma spinto, incurvato, teso verso la prestazione eccellente; il corpo – soprattutto quello dei più giovani – diventa l’icona della bellezza patinata delle pubblicità, magrezza atletica, setosità della pelle, muscolatura ben disegnata. Allora si deve iniziare presto ad allenare questi corpi poveri di anima, bisogna fin da subito far capire che non si sta parlando del gioco, dello sport come gioco, del movimento come essenziale aspetto del vivere e dello stare in relazione, ma del competere per essere soli al traguardo. Ogni coach (e già, così, in inglese d’obbligo), allenatore, preparatore, maestro di discipline, è soprattutto il mentore del corpo competitivo. Allora, ecco l’ennesima segnalazione arrivata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sulla ginnastica in stile militare per uomini, donne, bambini: siamo con la Sezione Lecce dei gruppi che, dalla fine degli anni Settanta, curano la pratica sportivo-militare, in collaborazione con il CONI (clicca qui). Non che i vecchi non debbano anche loro andare in palestra, anzi, sono proprio loro che devono dimostrare quanto è bello invecchiare sani e vigorosi perché tanto si è lavorato in palestra da bambini e da giovani. La morte avrà i nostri occhi alla fine, ma non le apparterranno le nostre muscolature ancora tese. Ironia macabra e amara, lo so, ma sembra proprio che a vedere le pubblicità e gli inviti pressanti alla ginnastica, si tratti proprio di scongiurare la morte, di pensarla come un affare di altri. Sì, anche questo lo sappiamo è tutt’altro che ironico, visto l’infuriare delle guerre. Ginnastica è un termine che era diventato desueto. Come sappiamo viene dalle parole ginnasio e ginnasta, il luogo dove praticare l’esercizio del corpo, e la persona che lo frequentava esponendosi nudo, come avveniva nella lotta e nei giochi greci. Finita l’era dell’ISEF (Istituto Superiore di Educazione Fisica ) che preparava gli insegnanti di ginnastica per le scuole superiori, si cominciò a usare altri modi di designare il movimento: la psicomotricità, l’educazione motoria, le arti motorie, le varie specialità sportive che si ibridano fra loro e nuove ne inventano, per non parlare delle diverse branche delle medicina sportiva. E perché serve oggi ripristinare la ginnastica accostandovi l’aggettivo militare? La risposta sta al cuore del nostro lavoro come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Siamo una società malata, risentita, costantemente allertata contro un ipotetico nemico, contro il barbaro alle porte della città, le cui mure sono sempre più alte, robuste, elettrificate. Su questo vasto sentire collettivo che ci avvelena, prosperano i corpi militari che, ad ascoltare ministri, sottosegretari, ex generali prestati alla politica e politici del male minore, ci dovrebbero difendere. Se il volantino che è arrivato a noi appare ricco di iniziative anche più gentili, meno orientate alla possanza muscolare che pure molte immagini nel sito espongono, il mantra della Sezione di Lecce è esplicito, la scuola è ginnica, si tratta di mettersi alla prova con attività ad alta intensità. La danza e la musica si possono del resto praticare in molti modi, non sono solo allietanti e festivi. Anche al Conservatorio oggi si deve essere performanti, è un costume acquisito la competizione, prima del piacere, della giocosità del gesto. In tutte le attività in cui ci si occupa del corpo, proprio e altrui, sano, giovane, vecchio, malato «Quando la tensione non viene tenuta si trasforma in altro», scrive la filosofa Giusi Venuti, e il tenere qui allude al contenere e al ben indirizzare, senza forzature, anzi a risanare il trauma che spesso il vivere comporta e il corpo patisce. «Il corpo sa prima che la mente articoli. È da questo sapere del corpo […] che una riconfigurazione diventa possibile» (G. Venuti Il vero si tocca. Del gesto che pensa Orthotes, Napoli 2026 p.109). Se un istruttore, un allenatore, un ginnasta non mette a tema il sapere del corpo nell’insieme cooperativo con gli altri corpi, può mostrare pratiche perfette ma dannose per sé, per gli altri. Quando eravamo bambine e bambini, nelle periferie delle città e nelle campagne, solo i figli dei ricchi andavano in piscina, a giocare a tennis, in palestra si andava per curare la scoliosi e la lordosi giovanili, oppure se si intraprendeva una disciplina sportiva, la danza per le bambine, i maschi non erano ben visti alla sbarra di fronte al grande specchio e giocavano a calcio. Ma per tutte e tutti il movimento vero era quello fuso con il gioco, la palla, la corda, la bicicletta erano i protagonisti nei cortili e nelle strade, nei pratoni spogli fra le case. Dinamici fino allo sfinimento e forse, nello squallore dei luoghi, più felici. Fonti: https://osservatorionomilscuola.com/?s=puleo+ginnastica+militare; https://osservatorionomilscuola.com/2026/08/04/sport-militarizzazione-generazioni-giocano-guerra-ginnastica-dinamica-militare/; https://osservatorionomilscuola.com/2024/12/01/luoghi-comuni-e-meglio-se-lo-sport-lo-insegnano-istruttori-militari-la-ginnastica-dinamica-militare-italiana-gdmi/; https://osservatorionomilscuola.com/2025/09/21/monza-sport-city-day-2025-partita-pace-ginnastica-dinamica-militare-ambiguita/; https://osservatorionomilscuola.com/2023/07/14/ginnastica-dinamica-militare-gdm-la-militarizzazione-dello-sport-intervista-ad-antonio-mazzeo-su-radio-onda-durto/ Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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la Repubblica: “Armi ai bambini per gli spot dell’Esercito nelle scuole”, la rivolta dei prof: “Retorica bellica”
DI DAVIDE CARLUCCI SU REPUBBLICA DEL 7 OTTOBRE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Davide Carlucci, pubblicato su la Repubblica il 7 ottobre 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia ormai da diversi anni, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «In Puglia circolano immagini con bambini che imbracciano un fucile durante un open day. La replica: “Foto diffuse in maniera strumentale per attaccare il nostro lavoro”. La nota della scuola “Mons. Bello – G. Salvemini” di Molfetta…continua a leggere su www.bari.repubblica.it -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Puglia militarizzata: dai missili Jupiter alla scuola in divisa. Le ragioni della Marcia Gravina-Altamura
«Educare i bambini al senso della pace dovrebbe essere obbligatorio in un Paese civile. Eppure, una volta all’anno i ragazzini sono invitati a giocare con i cannoni veri». Con queste parole esordisce il giornalista nel servizio che qui abbiamo pubblicato risalente al 1963, durante il quale egli assiste attonito ai bambini e bambine frequentanti un collegio internazionale di Roma mentre salgono e scendono da mezzi militari. Questo frammento di cinegiornale risale al 1963 ed è un documentario girato e firmato da Cesare Zavattini in occasione della prima Marcia per la pace Gravina-Altamura del 13 gennaio 1963. In quella circostanza migliaia di persone si misero in cammino per manifestare contro l’installazione delle basi militari con missili Jupiter in tutta la Murgia. La militarizzazione della Murgia con le basi militari e i “sistemi d’arma Jupiter” era cominciata il 5 settembre 1959 e si era conclusa il 20 giugno 1961, periodo durante il quale il sud Italia venne armato con dieci campi di lancio, due in Basilicata e otto in Puglia (Spinazzola, Gravina, Altamura, Acquaviva, Gioia del Colle, Laterza, Mottola) su una superficie cerealicola un tempo incontaminata e oggi sempre più devastata non solo dalle servitù militari, ma anche da rifiuti di ogni tipo e perfino dal tentativo di iniettarla di scorie nucleari. Furono intellettuali come Tommaso Fiore, figura di spicco del meridionalismo democratico e socialista e fermo oppositore del regime fascista, e Fabrizio Canfora, filosofo e antifascista attivo nelle Brigate Giustizia e Libertà, padre del più noto Luciano, a stilare un Appello per costituire un Comitato Promotore per la Marcia della Pace. A supporto dell’iniziativa svoltasi il 13 gennaio 1963 giunsero anche messaggi di sostegno da parte di Carlo Levi, Aldo Capitini e Bertrand Russel (cfr. Piero Castoro, La Murgia nella guerra fredda: dalle basi missilistiche agli itinerari di pace, Torre di Nebbia, Altamura 2010). Se a distanza di 63 anni torniamo a chiedere di smilitarizzare la Puglia con una nuova marcia per pace prevista per il 24 ottobre 2026, probabilmente, vuol dire che in questi anni grandi passi in avanti non sono stati compiuti, come sostiene il giornalista del cinegiornale, per «Educare i bambini al senso della pace». Anzi, ciò che in questi anni registriamo con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è esattamente il contrario, cioè un massiccio investimento in armi e un pernicioso coinvolgimento delle nostre forze armate in teatri di guerra internazionali, il tutto corredato e sostenuto da una martellante propaganda militarista nelle nostre scuole e nelle università. Oggi, come mostrano le inequivocabili immagini che raccogliamo nel nostro quotidiano lavoro di denuncia, dalla Fiera del Levante di Bari fino a Taranto, passando dalla stessa Altamura, Gioia del Colle e Trani, la militarizzazione della nostra terra è piuttosto evidente nella miriade di iniziative che vedono coinvolte le forze armate nelle scuole. L’educazione alla pace, se non viene considerata sospetta perché politicamente compromettente e, quindi, censurata (come accaduto al nostro convegno del 4 novembre 2025), viene spesso trascurata all’interno delle scuole oppure diventa marginale, trattata negli anfratti di ore residuali da dedicare all’educazioni civica. Bari, Fiera del Levante Taranto Altamura Gioia del Colle militari-scuola Trani Oggi vedere bambini e bambine che salgono e scendono dai carri armati e che imbracciano le armi non fa nemmeno più tanto effetto, considerando che per la gente del sud quello sbocco lavorativo potrebbe essere addirittura un vanto per genitori che vedono affermarsi e sistemarsi figli e figlie destinate/i all’inoccupazione. Stando, infatti, ai dati raccolti qualche anno fa dal network trmtv.it, dopo la Campania, con il 28% del totale degli arruolati, la Puglia occupa la seconda posizione con il 16,7% di militari. Si tratta, del resto, di dati confermati anche da Michele Emiliano, ex governatore della Puglia, il quale nel 2020 affermava con motivo di vanto: «più di un terzo delle forze armate italiane è fatta da pugliesi, quindi noi sappiamo obbedire!»…evidentemente siamo lontani anni luce dalla cultura nonviolenta di don Lorenzo Milani, per cui l‘obbedienza già nel 1965 non era più considerata una virtù. Quei dati sull’arruolamento dei meridionali vengono ancora confermati per tutto il 2024 (clicca qui), per cui è chiaro che in tempi come i nostri, caratterizzati da instabilità internazionale, corsa al riarmo e nazionalismo montante (gli stessi eventi scatenanti la Prima guerra mondiale), la riserva di 40.000 unità per le guerre da combattere sarà ovviamente ricercata nelle nostre scuole del sud con iniziative di orientamento, carriere in divisa e Formazione scuola-lavoro. Dati TRMTV Dati TRMTV Se, dunque, a distanza di 63 anni da quel lontano 1963 siamo ancora qui in Puglia a chiedere alla cittadinanza pacifista, nonviolenza e antimilitarista di partecipare alla Marcia per la pace Gravina-Altamura del 24 ottobre 2026 è perché bisogna ancora ribadire con chiarezza e senza ambiguità politica o elettorale alcuni punti chiave delle richieste che la società civile muove alle istituzioni, come si desume dal Dossier e dall’Appello, ad esempio: NO al riarmo europeo; NO all’invio di armi in Ucraina; NO alle basi militari NATO e americane sul nostro territorio; NO alla militarizzazione delle scuole e delle università; NO alle scorie nucleari sul nostro territorio; NO alle industrie di guerra Leonardo SpA e Avio Aero GE Aviation sul nostro territorio; NO alle complicità con l’entità sionista di Israele che commette genocidio ai danni della popolazione palestinese. SÌ ALLA PACE, AL LAVORO, ALL’AMBIENTE, ALLA LIBERTÀ DI MOVIMENTO E ALL’AUTODETERMINAZIONE DEI TERRITORI. PRIMA DI TUTTO LA PACE MARCIA GRAVINA-ALTAMURA 24 OTTOBRE 2026 Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Taranto spartana: open day militare in caserma, bambini tra armi, navi e sommergibili
> All’epoca in cui vivranno i nostri nipoti, > qui nascerà una città. > Ovidio A settembre è arrivata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, corredata da inequivocabili immagini fotografiche, una segnalazione di un genitore, relativa all’open day svoltosi il 14 dello stesso mese presso il Centro di Addestramento Aeronautico della Marina Militare di Taranto, il Maricendatt, sito nella bella borgata San Vito (clicca qui per le informazioni). Come si legge sul sito del Ministero della Difesa, il Maricentadd è un grande complesso, ben sette Reparti Speciali, parecchi uffici amministrativi e, all’interno della struttura una sede distaccata del COBAR. Se cerchiamo in rete cos’è questo ultimo ufficio in elenco, troviamo due informazioni. La prima, di carattere prettamente militare sembrerebbe riferita alla sigla della Sezione Studi e Rappresentanza della Difesa, con tanto di casa editrice di riviste specializzate, di fascicoli di propaganda per l’arruolamento, di testi sulla storia e sulle attività dei diversi corpi armati. La seconda – e si direbbe più attinente al Maricentadd – è riferita al nome di una società per azioni che restaura e costruisce edifici di grandi dimensioni, in genere ad uso pubblico (teatri, musei, caserme) e importanti infrastrutture: fatturato dichiarato 340 milioni di euro. Vocata alla bellezza come recita il sito, è attualmente impegnata nella costruzione di una nuova caserma, la Farinati di Taranto, ad uso della Flottiglia Sommergibili (clicca qui). Inutile dire che i denari sono dei contribuenti, forse del PNRR che non è un cortese regalo europeo all’Italia. Ma, come dice, in uno dei pochi dialoghi apprezzabili in Minerva: la scuola (mini serie Netflix), il comandante in capo e preside del liceo militare a una professoressa, «se i soldi vanno alle accademie militari, al bilancio della difesa e non alla sanità e all’istruzione, è perché rappresentano una priorità. Infatti, grazie alla educazione all’ordine, alla disciplina, all’obbedienza e all’onore nella difesa della patria, si preparano cittadini migliori, e in migliori condizioni fisiche» (cito a memoria). Così, rincuorati da questa convinzione e abbagliati dalla bellezza del complesso Maricendatt, entriamo – come ha fatto il genitore che segnala – con i nostri bambini e le nostre bambine all’open day organizzato dai marinai, nonché aviatori. Cos’è un open day a scuola lo sappiamo bene. Si tratta di mostrare le strutture, le materie prime (culturali, disciplinari e dispositivi tecnologici) e presentare l’offerta di prodotto finale di un istituto scolastico perché le famiglie lo scelgano per i loro figli e figlie. L’americanata del giorno aperto arriva in Italia con l’Autonomia Scolastica. La mostra di mercanzia di competenze professionali impiegata a ottenere migliori competenze scolastiche da parte degli alunni è, nei fatti, concorrenza fra i migliori, è lotta per le iscrizioni. Ormai uno squallido rituale annuale. Quale mercanzia sui banconi del Maricendatt si offrono alle famiglie in visita? Ovviamente armi, modellini di aerei, navi, sommergibili. Forze giovanili da arruolare per la guerra, che è già qui, per cui è meglio abituare anche i più piccoli al futuro che li aspetta, se non in divisa, almeno a supporto civile durante e dopo il disastro. Gli Spartani bellicosi sono utilissimi, anche solo per mostrare le spade affilate al nemico eventuale, al barbaro che stiamo aspettando attacchi la fortezza Italia. Le foto inviate sono chiarissime, e sono fra le tantissime che, nei nostri tre anni di vita come associazione, quotidianamente riceviamo. Una domanda mi sorge spontanea: il/la genitrice/tore che le ha scattate perché non ha prontamente allontanato il suo bambino da un luogo dove, sicuramente in buona fede, lo ha portato in visita? La parola chiave è responsabilità, che non è l’accountability con cui si ha a che fare in una logica procedurale di ottenimento di risultato, ma è etica, è la chiamata rivolta all’adulto affinché, con il suo habitus quotidiano di comportamento e con la sua capacità di allontanare dal pericolo il minore, sia esempio e riferimento nella sua crescita. Quando Ovidio scrisse le parole in esergo si riferiva ad altre città dell’Egeo, perché Taranto era già vecchia di oltre 700 anni. Vecchiezza che mostrano le sue rovine, rughe e cicatrici che segnano il suo aspetto ancora superbo, il meraviglioso affaccio sui due mari. Dal porto, portando lo sguardo sulla destra si vedono le ciminiere e i fumi dell’Italsider, paesaggio surreale, come lo è Marghera vista dal campanile di San Marco. Sembra che lo sviluppo industriale italiano abbia dovuto, per una qualche ragione irragionevole, collocare le aziende più inquinanti e dannose nei luoghi più magici del paese, tentando poi, dopo anni di disastri economici, svendite del capitale nazionale e avvelenamenti, di disfarsene. E allora, Taranto è anche il Quartiere Tamburi, la città a-normale, dove per lavorare si muore e si fa morire spesso proprio quell’infanzia che di cui siamo responsabili. Ma il discorso si allargherebbe oltre gli scopi di questo commento. Magari chi legge dia un’occhiata al Piano Taranto elaborato da un comitato di cittadini con collaborazioni professionali eccellenti, costantemente rinnovato con nuove ricerche e nuovi elementi di contesto. Altrettanto costantemente ignorato da TUTTI i governi negli ultimi anni (clicca qui). E, visto che l’immaginario collettivo è fatto anche di storie, servirebbe vedere il film Palazzina Laf del regista e attore tarantino Michele Riondino. Fra nazionalizzazioni striscianti e strani connubi con proprietà straniere, arresti eccellenti, sentenze della magistratura, silenzio dei sindacati, vige sempre il ricatto fra perdita del lavoro (anche cassa integrazione,ovviamente) e il rischio di malattia e morte. In una acciaieria che, come dice amaramente un operaio nel film, non ha mai prodotto nemmeno una forchetta, ma forse, aggiungo io, si riconvertirà in produzioni di armi. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Puglia: 229 tartarughe neonate raggiungono il mare grazie all’aiuto dei volontari
Il volontario più giovane si chiama Marco: a nove anni, per non perdersi il momento della schiusa, è rimasto sveglio fino alle quattro del mattino. Il più anziano, Pasquale, ne ha settantacinque. In mezzo, oltre settanta persone tra residenti e turisti, affiancate dai volontari del WWF, che quest’estate si sono date il cambio accanto ai nidi di Caretta caretta sparsi lungo la costa adriatica, da Ostuni fino a Casalabate. Il bilancio lo ha diffuso il Consorzio di gestione di Torre Guaceto, l’ente autorizzato dal ministero dell’Ambiente alla tutela delle tartarughe marine: 229 piccole sono arrivate al mare. I numeri della stagione raccontano il resto del lavoro portato avanti con dieci gli eventi monitorati: cinque nidi andati a buon fine, quattro tentativi di deposizione interrotti, uno con uova non fecondate. Il primo nido è stato trovato il 30 giugno, l’ultimo il 15 agosto. Dal 13 agosto al 21 settembre la sorveglianza non si è mai fermata, a turni di tre o quattro ore, notti comprese. Tra chi li ha coperti c’è anche una famiglia arrivata dalla Repubblica Ceca per una normale vacanza al mare, che ha finito per stravolgere i propri piani e allungare il soggiorno. Appena due anni fa, nel 2024, la riserva festeggiava il suo primo nido documentato, con 102 nascite. Nel 2025 i nidi seguiti dal Consorzio sono stati cinque, quest’anno sei. E questo mentre nel resto del Paese la stagione è stata avara: alla prima settimana di agosto il progetto europeo LIFE Turtlenest, coordinato da Legambiente, contava circa 280 nidi, meno della metà dei seicento censiti nello stesso periodo del 2025. Niente di allarmante, spiegano i ricercatori: dopo una stagione riproduttiva le femmine impiegano di norma due o tre anni per tornare a deporre. Il perché della crescita locale? Al Consorzio non si sbilanciano perché per saperlo, racconta il direttore Alessandro Ciccolella, bisognerebbe guardare alle nidificazioni in tutto il Mediterraneo. Le piccole, che per istinto seguono la luce, sarebbero morte sotto i lampioni pubblici e le insegne dei lidi se il Consorzio non ne avesse chiesto lo spegnimento. I Comuni di Ostuni e Brindisi hanno dovuto firmare ordinanze per vietare l’accesso ai siti, e Brindisi ha sostituito la pulizia meccanica del litorale con quella manuale, come il Consorzio Rosa Marina sulle sue spiagge. È anche per questo che, già lo scorso anno, Legambiente indicava come priorità una tutela legale stabile per le spiagge dove la specie ha cominciato a deporre. The post Puglia: 229 tartarughe neonate raggiungono il mare grazie all’aiuto dei volontari appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 25, 2026
L'INDIPENDENTE
“On the Road” arriva a Bari: quando l’educazione alla legalità passa dalla divisa
L’INIZIATIVA A Bari è stata lanciata la candidatura per “On the Road – La svolta consapevole”, tappa locale del progetto nazionale “Ragazzi On the Road”. Il bando, rivolto a ragazze e ragazzi sopra i 16 anni, propone un’esperienza sul campo per osservare da vicino il lavoro quotidiano della Polizia Locale cittadina. Bari compare già tra i comuni aderenti al progetto nazionale, con due comuni della provincia coinvolti secondo i dati dell’associazione promotrice. Il format non è nuovo, né isolato: nasce nel 2007 in Valle Seriana (Bergamo) e in quasi vent’anni ha coinvolto, secondo i dati dell’associazione, oltre 1.700 giovani in più di 160 comuni. Prevede che i partecipanti trascorrano una settimana affiancando in turni reali Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Locale, Vigili del Fuoco, Guardia Costiera e altri corpi, a bordo di pattuglie e mezzi di soccorso. Nel 2025 un protocollo interministeriale tra Ministero dell’Interno e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ne ha fatto una sperimentazione nazionale coordinata dalle Prefetture, con la prima edizione post-protocollo svolta a Cantù (CO) alla presenza di un sottosegretario del Viminale. Ciò che arriva a Bari, dunque, non è un’iniziativa estemporanea della Polizia Locale, ma il tassello territoriale di un modello ormai istituzionalizzato a livello nazionale. PERCHÉ CONTINUIAMO A PORRE IL PROBLEMA Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo già scritto, a proposito di questo stesso progetto e continuiamo a porci sempre la stessa domanda: perché il modello di riferimento proposto ai giovani è quasi sempre in divisa? Perché non si costruiscono percorsi altrettanto strutturati, sostenuti da protocolli interministeriali e raccontati con lo stesso risalto mediatico, che portino nelle scuole l’operatrice ecologica, l’operatore sanitario, l’addetta alla sicurezza sul lavoro nei dipartimenti ASL, o che riconoscano all’insegnante — la figura che i ragazzi incontrano ogni giorno — lo status di modello di cittadinanza che le è proprio? Non è una domanda retorica, ma la domanda che definisce che tipo di sicurezza si sta insegnando: quella che nasce dalla cura reciproca e dal riconoscimento del bisogno altrui, o quella che nasce dall’identificazione con chi esercita controllo e repressione. UN MODELLO CHE NON REGGE AL CONFRONTO CON I DATI Chi promuove “On the Road” lo presenta come avvicinamento tra giovani e istituzioni, accompagnato da supporto psicologico ed educativo. È una lettura che va presa sul serio, ma che va anche misurata su ciò che sappiamo, con dati verificabili, del modo in cui le stesse istituzioni operano fuori dal contesto protetto di una settimana di affiancamento. La profilazione non è un’opinione, è un problema documentato da organismi terzi. Il rapporto 2024 della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri, Consiglio d’Europa) ha rilevato in Italia una pratica diffusa di controlli di polizia basati su colore della pelle, origine etnica o religione percepita, rivolti in particolare verso persone di origine Rom o africana, e ha raccomandato al governo uno studio indipendente sul fenomeno — raccomandazione ribadita nel 2025 e finora respinta dall’esecutivo, che ha bollato le conclusioni come ingiuriose nei confronti delle Forze dell’Ordine invece di aprire un’indagine. Un monitoraggio sul campo dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (progetto Medea, 2021-2022) alla stazione di Ventimiglia ha rilevato che, su 247 persone fermate per controllo, solo 7 avevano fenotipo bianco. Sono gli stessi organismi a segnalare che l’Italia non raccoglie dati sistematici sui controlli di polizia: la mancanza di trasparenza non è un dettaglio tecnico, è essa stessa parte del problema che denunciamo. Il caso Ramy Elgaml mostra cosa può accadere quando l’inseguimento prevale sulla proporzionalità. Il diciannovenne di origine egiziana è morto il 24 novembre 2024 a Milano in un incidente al termine di un inseguimento dei Carabinieri, dopo che il mezzo su cui viaggiava aveva evitato un posto di blocco. Tre carabinieri sono indagati: il conducente dell’auto che guidava l’inseguimento per omicidio colposo stradale, altri due per falso e depistaggio, in relazione a filmati che mostrerebbero un contatto tra l’auto e lo scooter non riportato nel verbale. Il procedimento è tuttora in corso e le perizie tecniche finora raccolte sono contrastanti: non c’è quindi un accertamento giudiziario definitivo. Ma è precisamente questa incertezza, insieme alle proteste che ne sono seguite nei quartieri periferici, a mostrare quanto sia fragile la narrazione di Forze dell’Ordine come interlocutore univocamente rassicurante per tutti i giovani, e in particolare per quelli di seconda generazione. Non ignoriamo che le rilevazioni statistiche — l’ultimo Rapporto Italia di Eurispes, le serie storiche Istat — collocano le Forze dell’Ordine tra le istituzioni più accreditate presso i cittadini italiani, con livelli di fiducia superiori al 68% per Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza. Ma la fiducia media della popolazione non è la stessa cosa dell’esperienza di chi viene fermato in modo sproporzionato per il colore della pelle, né risponde alla domanda su quale modello di cittadinanza si stia costruendo nelle scuole. Sono due piani diversi, e chi promuove “On the Road” li sovrappone. NON È UN CASO ISOLATO, È UN IMPIANTO TEORICO Che l’espansione del linguaggio securitario nelle politiche pubbliche tenda a sostituire, più che integrare, gli strumenti di redistribuzione e di coesione sociale, non è una tesi che formuliamo per la prima volta come Osservatorio. È un impianto analitico consolidato nella criminologia critica e nella sociologia del controllo sociale. Alessandro Baratta ha impostato già nel 2001 la contrapposizione tra una sicurezza intesa come ordine pubblico e una sicurezza intesa come garanzia dei diritti (Diritto alla sicurezza o sicurezza dei diritti?); Giovanni Mosconi ha analizzato le torsioni retoriche della legislazione italiana in materia. Alessandro Dal Lago ha mostrato come il discorso sull’insicurezza costruisca l’esclusione di intere categorie di persone dal linguaggio dei diritti (Non-persone, 1999); Salvatore Palidda ha studiato in chiave critica il rapporto tra polizia e controllo delle migrazioni. Il sociologo francese Loïc Wacquant ha sostenuto, con dati comparativi internazionali, che l’espansione degli apparati penali sostituisce le politiche di welfare nelle società a redistribuzione ridotta, traducendosi in criminalizzazione della povertà più che della devianza (Punire i poveri, 2006). Più di recente, Vincenzo Marchio ha descritto gli strumenti di prevenzione coercitiva come elemento strutturale — non eccezionale — del controllo sociale nelle democrazie occidentali (La prevenzione coercitiva, Meltemi, 2025). “On the Road” si inserisce in questo quadro non perché i suoi promotori abbiano cattive intenzioni, ma perché propone un’unica chiave di lettura della sicurezza — quella della divisa, del pattugliamento, dell’emergenza — in un’età, quella adolescenziale, in cui i modelli di riferimento si formano anche per esposizione ripetuta, non solo per convinzione argomentata. COSA CHIEDIAMO L’adesione delle scuole a un format sostenuto da un protocollo interministeriale non può diventare un’acquiescenza automatica a un’idea di sicurezza che, i dati lo mostrano, non è affatto neutra né priva di criticità. La comunità educante ha gli strumenti per porre queste domande prima di firmare un’adesione. È il momento di usarli, anche a Bari. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente