Narrazioni di pace: le voci che trasformano la memoria in impegno civile

Pressenza - Thursday, October 29, 2026

Quali storie raccontiamo quando parliamo di pace? E, soprattutto, come possiamo trasformarle in azioni concrete? Sono le domande che hanno accompagnato l’incontro online di martedì 27 ottobre, dedicato alla presentazione di Narrazioni di pace. Voci, idee e pratiche per un mondo senza guerra, il libro di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, pubblicato da Tau Editrice con prefazione di Giorgio Cremaschi. Alla serata, promossa da MSGSV Argonauti per la Pace, hanno partecipato Tiziana Volta, Giorgio Mancuso, Giorgio Cremaschi e Paolo Ferrero.

Il volume raccoglie interviste, riflessioni, racconti e contributi critici di protagonisti provenienti da ambiti diversi, tra cui il cardinale Matteo Maria Zuppi, Alex Zanotelli, Vittorio Agnoletto, Moni Ovadia, Giorgio Cremaschi, Paolo Ferrero e Salvatore Izzo. Le loro voci affrontano la pace da prospettive differenti, mettendo in relazione memoria storica, educazione, disarmo, giustizia sociale e responsabilità civile.

Laura Tussi, docente, giornalista, scrittrice e pedagogista, è impegnata nell’educazione alla pace, nella pedagogia nonviolenta e interculturale e nelle campagne per il disarmo nucleare. Fabrizio Cracolici, presidente dell’ANPI di Nova Milanese, è ricercatore nell’ambito della storia contemporanea, attivista per la pace e videomaker. Il suo lavoro audiovisivo si affianca all’impegno nella conservazione e nella diffusione della memoria storica, documentando testimonianze e avvenimenti legati alla Resistenza e alla cultura antifascista. Il percorso comune dei due autori unisce ricerca storica, attività editoriale, comunicazione e iniziative pubbliche. La memoria non viene intesa come semplice commemorazione, ma come strumento per leggere il presente e interrogarsi sulle condizioni culturali e sociali che rendono possibili la guerra, la discriminazione e la disumanizzazione dell’altro. Ricordare le tragedie del Novecento e l’esperienza della Resistenza significa anche trasmettere alle nuove generazioni strumenti critici per comprendere il mondo e affrontare i conflitti senza ricorrere alla violenza. Il titolo Narrazioni di pace richiama il valore delle testimonianze e delle parole: il modo in cui raccontiamo la realtà contribuisce a definire ciò che consideriamo inevitabile e ciò che, invece, possiamo cambiare. La frase del cardinale Matteo Maria Zuppi scelta per accompagnare il volume sintetizza questa responsabilità: «La pace non è un sogno sentimentale ma una scelta difficile e necessaria: l’unica alternativa alla distruzione». La pace, dunque, non è soltanto un auspicio. Richiede conoscenza, partecipazione e la capacità di mettere in discussione la normalizzazione della guerra.

Le presenze di Giorgio Cremaschi, autore della prefazione, e di Paolo Ferrero contribuiscono ad ampliare la riflessione sulla dimensione politica e sociale della pace. Cremaschi, sindacalista e protagonista di numerose mobilitazioni sociali, è da tempo impegnato nel dibattito sul riarmo, sui conflitti e sulle conseguenze della militarizzazione. Il suo percorso richiama l’attenzione sul rapporto tra scelte economiche, risorse destinate agli armamenti e priorità della società. Paolo Ferrero, già ministro della Solidarietà sociale e dirigente politico, porta nel dibattito una lunga esperienza nella sinistra e nei movimenti sociali. Il suo percorso richiama il legame tra pace, diritti, giustizia sociale e partecipazione democratica. Le prospettive di questi due protagonisti invitano a considerare la pace anche attraverso le scelte collettive: quale modello di società vogliamo costruire? Quale rapporto esiste tra spesa militare, diritti sociali e risorse destinate al benessere delle comunità? Sono questioni che aiutano a comprendere come la pace non sia separata dalla vita quotidiana, dal lavoro, dall’istruzione e dalla possibilità delle persone di partecipare alle decisioni che incidono sul proprio futuro.

Tra le partecipanti all’incontro, Tiziana Volta rappresenta un collegamento diretto con la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. È impegnata nel coordinamento italiano della Marcia e fa parte del coordinamento mondiale di Mondo senza Guerre e senza Violenza. Il suo percorso si inserisce nel lavoro di costruzione di reti tra associazioni, cittadini, scuole e comunità, con l’obiettivo di promuovere la nonviolenza, il disarmo nucleare e una cultura della pace capace di superare i confini nazionali. La sua presenza alla presentazione del libro mette in relazione le testimonianze raccolte dagli autori con un’esperienza di mobilitazione internazionale che cerca di coinvolgere i territori e dare continuità alle iniziative locali. Il collegamento tra Narrazioni di pace e la Marcia Mondiale nasce dalla necessità di trasformare la consapevolezza in azione.

Se il libro raccoglie e trasmette esperienze, idee e testimonianze, la Marcia le porta nello spazio pubblico, mettendo in relazione persone, associazioni, scuole e comunità. Camminare insieme significa rendere visibile un’alternativa alla rassegnazione e affermare che la pace è una responsabilità condivisa. Il rapporto tra il volume e la Marcia non è soltanto tematico, ma riguarda due modalità complementari di impegno: la diffusione di una cultura della pace e la partecipazione collettiva. Una marcia non può fermare da sola una guerra, così come un libro non può risolvere tutte le contraddizioni del mondo. Entrambi, tuttavia, possono contribuire a contrastare l’idea che la violenza sia inevitabile e a creare occasioni di dialogo e partecipazione. La Marcia può essere intesa non soltanto come un evento, ma come un processo che continua nei territori, nelle scuole, nelle associazioni e nelle comunità anche dopo la conclusione della manifestazione.

Nel corso dell’incontro, Giorgio Mancuso, umanista e collaboratore di Pressenza dal 2015, ha raccontato esperienze di partecipazione sociale, cooperazione e impegno concreto per la pace.

Il suo percorso comprende il Movimento Umanista, l’esperienza del Social Forum di Torino, i progetti di cooperazione in Senegal e il lavoro territoriale nella Casa Umanista, nel quartiere Aurora di Torino. Un cammino che mette al centro la costruzione di relazioni, la partecipazione e la presenza attiva nelle comunità. Mancuso ha richiamato anche l’esperienza di AGiTe, coordinamento di cittadine e cittadini, associazioni, enti e istituzioni locali contro l’atomica, tutte le guerre e i terrorismi. A Torino, questo impegno si esprime attraverso le Presenze di Pace, appuntamenti pubblici che mantengono viva l’attenzione sul disarmo, sui conflitti e sulla necessità di costruire alternative nonviolente. L’esperienza restituisce il senso della continuità dell’impegno civile: non una mobilitazione isolata, ma una presenza che si rinnova nel tempo e porta nello spazio pubblico la richiesta di pace e disarmo. La sua esperienza si collega inoltre al Festival della Nonviolenza e della Resistenza Civile – Eirenefest Torino, occasione d’incontro tra libri, informazione, associazionismo e pratiche di trasformazione sociale. Queste iniziative mostrano come la cultura possa diventare uno strumento di partecipazione e come le esperienze territoriali possano entrare in relazione con percorsi più ampi, come la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza.

La dimensione internazionale acquista concretezza quando trova corrispondenza nelle comunità; allo stesso tempo, le iniziative locali possono rafforzarsi attraverso il confronto e la collaborazione con altre realtà impegnate nella costruzione della pace.

Il filo che unisce Narrazioni di pace, le testimonianze raccolte nel volume e le esperienze raccontate durante l’incontro è la necessità di trasformare la pace da aspirazione generale a responsabilità concreta. La memoria aiuta a comprendere le conseguenze della violenza; l’educazione offre strumenti per affrontare i conflitti; la riflessione sociale e politica invita a interrogarsi sulle scelte collettive; le iniziative pubbliche trasformano queste consapevolezze in partecipazione. Non basta raccontare la pace, così come non basta manifestare una volta per essa. Occorre mantenere aperti gli spazi di confronto, sostenere le reti territoriali e promuovere pratiche quotidiane di nonviolenza. Il libro dà voce alla pace, le esperienze sul territorio le danno continuità e la Marcia Mondiale la mette in movimento. Perché la pace non si costruisce soltanto quando le armi tacciono. Si costruisce anche prima, nel modo in cui educhiamo, raccontiamo il mondo, affrontiamo le divergenze e scegliamo di agire insieme.

 

Tiziana Volta