Narrazioni di pace: le voci che trasformano la memoria in impegno civile
Quali storie raccontiamo quando parliamo di pace? E, soprattutto, come possiamo
trasformarle in azioni concrete? Sono le domande che hanno accompagnato
l’incontro online di martedì 27 ottobre, dedicato alla presentazione di
Narrazioni di pace. Voci, idee e pratiche per un mondo senza guerra, il libro di
Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, pubblicato da Tau Editrice con prefazione di
Giorgio Cremaschi. Alla serata, promossa da MSGSV Argonauti per la Pace, hanno
partecipato Tiziana Volta, Giorgio Mancuso, Giorgio Cremaschi e Paolo Ferrero.
Il volume raccoglie interviste, riflessioni, racconti e contributi critici di
protagonisti provenienti da ambiti diversi, tra cui il cardinale Matteo Maria
Zuppi, Alex Zanotelli, Vittorio Agnoletto, Moni Ovadia, Giorgio Cremaschi, Paolo
Ferrero e Salvatore Izzo. Le loro voci affrontano la pace da prospettive
differenti, mettendo in relazione memoria storica, educazione, disarmo,
giustizia sociale e responsabilità civile.
Laura Tussi, docente, giornalista, scrittrice e pedagogista, è impegnata
nell’educazione alla pace, nella pedagogia nonviolenta e interculturale e nelle
campagne per il disarmo nucleare. Fabrizio Cracolici, presidente dell’ANPI di
Nova Milanese, è ricercatore nell’ambito della storia contemporanea, attivista
per la pace e videomaker. Il suo lavoro audiovisivo si affianca all’impegno
nella conservazione e nella diffusione della memoria storica, documentando
testimonianze e avvenimenti legati alla Resistenza e alla cultura antifascista.
Il percorso comune dei due autori unisce ricerca storica, attività editoriale,
comunicazione e iniziative pubbliche. La memoria non viene intesa come semplice
commemorazione, ma come strumento per leggere il presente e interrogarsi sulle
condizioni culturali e sociali che rendono possibili la guerra, la
discriminazione e la disumanizzazione dell’altro. Ricordare le tragedie del
Novecento e l’esperienza della Resistenza significa anche trasmettere alle nuove
generazioni strumenti critici per comprendere il mondo e affrontare i conflitti
senza ricorrere alla violenza. Il titolo Narrazioni di pace richiama il valore
delle testimonianze e delle parole: il modo in cui raccontiamo la realtà
contribuisce a definire ciò che consideriamo inevitabile e ciò che, invece,
possiamo cambiare. La frase del cardinale Matteo Maria Zuppi scelta per
accompagnare il volume sintetizza questa responsabilità: «La pace non è un sogno
sentimentale ma una scelta difficile e necessaria: l’unica alternativa alla
distruzione». La pace, dunque, non è soltanto un auspicio. Richiede conoscenza,
partecipazione e la capacità di mettere in discussione la normalizzazione della
guerra.
Le presenze di Giorgio Cremaschi, autore della prefazione, e di Paolo Ferrero
contribuiscono ad ampliare la riflessione sulla dimensione politica e sociale
della pace. Cremaschi, sindacalista e protagonista di numerose mobilitazioni
sociali, è da tempo impegnato nel dibattito sul riarmo, sui conflitti e sulle
conseguenze della militarizzazione. Il suo percorso richiama l’attenzione sul
rapporto tra scelte economiche, risorse destinate agli armamenti e priorità
della società. Paolo Ferrero, già ministro della Solidarietà sociale e dirigente
politico, porta nel dibattito una lunga esperienza nella sinistra e nei
movimenti sociali. Il suo percorso richiama il legame tra pace, diritti,
giustizia sociale e partecipazione democratica. Le prospettive di questi due
protagonisti invitano a considerare la pace anche attraverso le scelte
collettive: quale modello di società vogliamo costruire? Quale rapporto esiste
tra spesa militare, diritti sociali e risorse destinate al benessere delle
comunità? Sono questioni che aiutano a comprendere come la pace non sia separata
dalla vita quotidiana, dal lavoro, dall’istruzione e dalla possibilità delle
persone di partecipare alle decisioni che incidono sul proprio futuro.
Tra le partecipanti all’incontro, Tiziana Volta rappresenta un collegamento
diretto con la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. È impegnata nel
coordinamento italiano della Marcia e fa parte del coordinamento mondiale di
Mondo senza Guerre e senza Violenza. Il suo percorso si inserisce nel lavoro di
costruzione di reti tra associazioni, cittadini, scuole e comunità, con
l’obiettivo di promuovere la nonviolenza, il disarmo nucleare e una cultura
della pace capace di superare i confini nazionali. La sua presenza alla
presentazione del libro mette in relazione le testimonianze raccolte dagli
autori con un’esperienza di mobilitazione internazionale che cerca di
coinvolgere i territori e dare continuità alle iniziative locali. Il
collegamento tra Narrazioni di pace e la Marcia Mondiale nasce dalla necessità
di trasformare la consapevolezza in azione.
Se il libro raccoglie e trasmette esperienze, idee e testimonianze, la Marcia le
porta nello spazio pubblico, mettendo in relazione persone, associazioni, scuole
e comunità. Camminare insieme significa rendere visibile un’alternativa alla
rassegnazione e affermare che la pace è una responsabilità condivisa. Il
rapporto tra il volume e la Marcia non è soltanto tematico, ma riguarda due
modalità complementari di impegno: la diffusione di una cultura della pace e la
partecipazione collettiva. Una marcia non può fermare da sola una guerra, così
come un libro non può risolvere tutte le contraddizioni del mondo. Entrambi,
tuttavia, possono contribuire a contrastare l’idea che la violenza sia
inevitabile e a creare occasioni di dialogo e partecipazione. La Marcia può
essere intesa non soltanto come un evento, ma come un processo che continua nei
territori, nelle scuole, nelle associazioni e nelle comunità anche dopo la
conclusione della manifestazione.
Nel corso dell’incontro, Giorgio Mancuso, umanista e collaboratore di Pressenza
dal 2015, ha raccontato esperienze di partecipazione sociale, cooperazione e
impegno concreto per la pace.
Il suo percorso comprende il Movimento Umanista, l’esperienza del Social Forum
di Torino, i progetti di cooperazione in Senegal e il lavoro territoriale nella
Casa Umanista, nel quartiere Aurora di Torino. Un cammino che mette al centro la
costruzione di relazioni, la partecipazione e la presenza attiva nelle comunità.
Mancuso ha richiamato anche l’esperienza di AGiTe, coordinamento di cittadine e
cittadini, associazioni, enti e istituzioni locali contro l’atomica, tutte le
guerre e i terrorismi. A Torino, questo impegno si esprime attraverso le
Presenze di Pace, appuntamenti pubblici che mantengono viva l’attenzione sul
disarmo, sui conflitti e sulla necessità di costruire alternative nonviolente.
L’esperienza restituisce il senso della continuità dell’impegno civile: non una
mobilitazione isolata, ma una presenza che si rinnova nel tempo e porta nello
spazio pubblico la richiesta di pace e disarmo. La sua esperienza si collega
inoltre al Festival della Nonviolenza e della Resistenza Civile – Eirenefest
Torino, occasione d’incontro tra libri, informazione, associazionismo e pratiche
di trasformazione sociale. Queste iniziative mostrano come la cultura possa
diventare uno strumento di partecipazione e come le esperienze territoriali
possano entrare in relazione con percorsi più ampi, come la Marcia Mondiale per
la Pace e la Nonviolenza.
La dimensione internazionale acquista concretezza quando trova corrispondenza
nelle comunità; allo stesso tempo, le iniziative locali possono rafforzarsi
attraverso il confronto e la collaborazione con altre realtà impegnate nella
costruzione della pace.
Il filo che unisce Narrazioni di pace, le testimonianze raccolte nel volume e le
esperienze raccontate durante l’incontro è la necessità di trasformare la pace
da aspirazione generale a responsabilità concreta. La memoria aiuta a
comprendere le conseguenze della violenza; l’educazione offre strumenti per
affrontare i conflitti; la riflessione sociale e politica invita a interrogarsi
sulle scelte collettive; le iniziative pubbliche trasformano queste
consapevolezze in partecipazione. Non basta raccontare la pace, così come non
basta manifestare una volta per essa. Occorre mantenere aperti gli spazi di
confronto, sostenere le reti territoriali e promuovere pratiche quotidiane di
nonviolenza. Il libro dà voce alla pace, le esperienze sul territorio le danno
continuità e la Marcia Mondiale la mette in movimento. Perché la pace non si
costruisce soltanto quando le armi tacciono. Si costruisce anche prima, nel modo
in cui educhiamo, raccontiamo il mondo, affrontiamo le divergenze e scegliamo di
agire insieme.
Tiziana Volta