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Testimonianza di Antonella Bundu: L’esperienza con la Freedom Flotilla
Siamo qui con Antonella Bundu, attivista da poco tornata dalla missione con la Global Freedom Flotilla, intercettata dalla Marina Militare israeliana. Antonella è una persona da sempre impegnata in cause sociali e faceva parte degli equipaggi attaccati durante la navigazione. Il video integrale dell’intervista in fondo a quest’articolo. Per prima cosa, come stai? Sto relativamente bene. A livello fisico ho subito percosse, ma molti altri attivisti e attiviste della flotilla hanno riportato danni peggiori, per non parlare di quello che subiscono quotidianamente i palestinesi. Diciamo che sto bene ‘storicamente’ bene. Racconta un po’ come è andata… Il progetto della flotilla non riguarda solo l’atto finale di tentare di rompere il blocco navale illegale di Gaza, ma parte da un lungo percorso di condivisione. Io e altri compagni, tra cui Dario Salvetti, siamo arrivati in Sicilia il 15 aprile, circa un mese prima dell’intercettazione. Ad Augusta c’erano persone che lavoravano alle imbarcazioni già da mesi. Io mi sono stabilita a Siracusa, dove abbiamo partecipato a corsi di formazione sulla nonviolenza, sulla cura collettiva e sulla gestione degli approcci per minimizzare i pericoli. L’obiettivo era portare aiuti umanitari e supporto attivo alla resistenza palestinese, non sostituirci a loro. Abbiamo anche fatto un lavoro di sensibilizzazione nei paesini siciliani, coinvolgendo quello che chiamiamo ‘l’equipaggio di terra’: persone che ci hanno sostenuto dal basso, facendo ciò che i governanti non fanno. Siamo partiti da Augusta intorno al 27 aprile. Io ero a bordo della nave Tin Ching con un equipaggio di sette persone. Dopo sole tre ore di navigazione, abbiamo avuto un guasto al motore e siamo dovuti tornare in porto, mentre il resto della flotilla proseguiva. Il mattino seguente siamo ripartiti sulla Trinidad. Eravamo in cinque (quattro italiani e uno svizzero) e costituivamo la coda della flotilla. Mentre eravamo ancora in acque internazionali — a oltre 500 miglia nautiche da Gaza, praticamente tra l’Italia e la Grecia — è avvenuto il primo attacco. Abbiamo visto i droni e sentito i messaggi radio della marina israeliana che intimava di tornare indietro. Ventidue imbarcazioni sono state attaccate e gli equipaggi rapiti. In molti casi hanno tagliato le vele e manomesso i motori, lasciando alcune persone alla deriva. Noi siamo arrivati sul luogo dell’intercettazione il mattino dopo. C’era un mare calmo ma inquietante, con barche vuote che galleggiavano a un miglio l’una dall’altra. Abbiamo iniziato a cercare i compagni della nave Tam Tam. In quel momento siamo stati affiancati dalla nave di Open Arms. Dato che stava arrivando il maltempo, Open Arms ci ha preso a rimorchio. Durante la burrasca notturna, alcune delle barche salvate hanno iniziato a imbarcare acqua e affondare; abbiamo dovuto tagliare le cime per sicurezza e siamo rimasti a bordo della Open Arms. Siamo stati portati a Creta come naufraghi. Lì abbiamo incontrato altri 175 attivisti che erano stati già rilasciati da Israele: molti erano feriti, con ossa rotte, ematomi o segni di colpi d’arma da fuoco. I cittadini cretesi sono stati incredibilmente ospitali, portandoci vestiti e cibo. Dopo alcuni giorni ci siamo spostati a Marmaris, in Turchia. Lì la nostra flotta si è ricongiunta con altre imbarcazioni, arrivando a circa 60 barche. Nonostante la paura e i rischi, abbiamo deciso quasi all’unanimità di continuare la missione verso Gaza. La mattina del secondo attacco, eravamo ancora in acque internazionali. Sono spuntate tre navi da guerra e due navi prigione. Dai ponti sono scesi i RIB (gommoni potentissimi) carichi di soldati armati fino ai denti, vestiti di grigio e col volto coperto. Sulla nostra barca, la Don Juan, abbiamo cercato di seguire il protocollo di non-escalation imparato nei corsi: abbiamo messo in una busta e buttato in mare qualsiasi oggetto che potesse essere usato come scusa per accusarci di essere terroristi (coltellini da cucina, forbici, attrezzi). Quando ci hanno abbordato, avevamo le mani alzate e i passaporti in vista. Nonostante questo, hanno usato subito il Taser sul collo di uno dei nostri compagni senza motivo. Ci hanno costretti a stare sulla prua e hanno iniziato a prenderci in giro, mettendo canzoni come Africa dei Toto a tutto volume. Sembrava una scena grottesca, fuori dal mondo. Una volta portati sulla nave da guerra, sono stata separata dagli altri. Mi hanno costretta a spogliarmi per perquisirmi. Altre attiviste hanno subito trattamenti peggiori: a una ragazza è stata strappata la maglietta lasciandola seminuda, a donne malesiane è stato strappato l’hijab. Ci hanno ammanettati con fascette di plastica e portati in spazi comuni simili a container per il trasporto del bestiame. Sopra di noi, i soldati facevano la guardia con le armi puntate 24 ore su 24. Ci hanno sparato addosso con cannoni ad acqua un liquido giallo schiumoso e sparavano colpi in aria o proiettili di gomma per non farci dormire o per disperderci se provavamo a parlare. I bagni erano chimici, senza acqua, e il pavimento era costantemente allagato. Abbiamo dormito uno sopra l’altro per proteggerci dal freddo. Siamo arrivati al porto di Ashdod. Ci hanno fatto passare in un tunnel dove i soldati ci colpivano; io sono stata sollevata di peso e piegata in due, tanto da non riuscire a respirare. In un’area presidiata dal ministro Ben-Gvir, ci hanno tenuti inginocchiati a testa bassa con l’inno israeliano in loop per ore. Successivamente ci hanno portato in una prigione (la stessa dove vengono detenuti i minori palestinesi). Il trasporto è avvenuto in celle di metallo piccolissime, buie e gelide per l’aria condizionata. In carcere ci spostavano di cella ogni venti minuti per impedirci di riposare. Non ci davano acqua né medicinali (una ragazza epilettica è rimasta senza cure, così come una signora con problemi cardiaci). Io e Dario Salvetti abbiamo iniziato lo sciopero della fame. Infine, ci hanno caricato su dei furgoni e portati all’aeroporto. Ci hanno fatto sfilare davanti alle telecamere della TV israeliana. All’interno dell’aeroporto, i passeggeri civili ci insultavano e ci facevano gesti minacciosi. Solo una volta saliti sull’aereo ci hanno ridato l’acqua e un kit di prima necessità. Erano passate tra le 48 e le 72 ore dal nostro sequestro. Dato che a livello mediatico la notizia tende a sparire, cosa dobbiamo fare adesso, sia politicamente che umanamente, per mantenere alta l’attenzione sulla questione palestinese, sull’apartheid e su tutto ciò che sta accadendo? Prima di rispondere, vorrei aggiungere un paio di dettagli importanti e chiederti anche il permesso di condividere questa intervista con il nostro team di legali, perché rappresenta un resoconto fedele che mi evita di dover ricordare e ripetere ogni volta questi traumi. Ci tengo a precisare che, sebbene io tenda a mettere da parte la mia esperienza personale rispetto a chi ha subito fratture o ferite da arma da fuoco, anche io sono stata presa a calci mentre eravamo inginocchiati davanti al ministro Ben-Gvir. Abbiamo subito tutti violenze e privazione d’acqua senza aver fatto nulla. Desidero denunciare questo, così come voglio accendere i riflettori sulla Marcia Globale verso Gaza che sta partendo dalla Mauritania e sta cercando di raggiungere Rafah. Proprio recentemente il convoglio è stato attaccato e picchiato in Libia, e due attivisti italiani sono stati prima fermati e poi deportati. Parliamo di movimenti assolutamente nonviolenti. Questa è una delle volte in cui la giustizia coincide perfettamente con la legalità: navigare in acque internazionali per portare aiuti umanitari non è illegale sotto nessun aspetto, né per la Convenzione di Ginevra né per i trattati internazionali. Sequestrarci, rapirci e torturarci in acque internazionali, invece, lo è. Tra gli attivisti della flotilla c’erano persone con passaporti forti e altre con passaporti deboli, ma i palestinesi un passaporto non ce l’hanno proprio, perché il loro Stato non è riconosciuto da tutti. Io sono di origine sierra-leonese e sono grata alla Sierra Leone per essere stata uno dei primi Paesi a riconoscere lo Stato di Palestina. L’Italia, invece, è tra quelli che ancora non lo hanno fatto. Il riconoscimento politico è il primo passo fondamentale, perché restituisce dignità a un popolo riconoscendolo, innanzitutto, dal punto di vista umano. Le istituzioni italiane e i governi internazionali devono muoversi subito in questa direzione, anziché limitarsi a chiedere semplici chiarimenti formali agli ambasciatori.” Cosa può fare la società civile, cosa dobbiamo fare dalla base della società? Dal basso non dobbiamo fermarci a un momento passeggero di indignazione o alle sole manifestazioni di piazza; serve un movimento strutturato che porti avanti un boicottaggio economico reale. Quando ad esempio chiediamo che le navi da crociera israeliane non attracchino a Livorno, non abbiamo nulla contro i singoli cittadini, ma contestiamo le politiche di uno Stato che si fonda strutturalmente sulla repressione e sull’espansione illegale. Questo sistema non è iniziato oggi con Netanyahu o Ben-Gvir, ma è insito nel sionismo. Rivendicare l’autodeterminazione del popolo palestinese significa stare dalla parte di chi resiste a un’occupazione, proprio come i nostri partigiani che hanno combattuto il nazifascismo. Chi difende la propria terra e la propria casa non è un terrorista. La parola chiave è Sumud, la fermezza e la resilienza di un popolo che non vuole vedere il proprio territorio occupato dai coloni. Dobbiamo essere chiarissimi su un punto, per non dare adito a strumentalizzazioni: l’antisemitismo non c’entra nulla. Una delle figure a cui mi ispira è Alessandro Sinigaglia — ebreo, nero e comunista. Noi commemoriamo l’orrore della Shoah senza alcun revisionismo; eravamo dalla parte degli ebrei nel secolo scorso quando erano loro i perseguitati, e oggi siamo dalla parte dei palestinesi. Siamo contro il sionismo, non contro gli ebrei. “Dobbiamo agire concretamente sul territorio. A Firenze, grazie al lavoro di Dmitrij Palagi in Consiglio Comunale, siamo riusciti a far approvare un atto per escludere i farmaci dell’azienda israeliana Teva dalle farmacie comunali. Questo è il tipo di boicottaggio che serve. E le cose sono tutte collegate. Mentre noi eravamo in mare, in un’altra zona del Mediterraneo la Guardia Costiera libica sparava contro una nave ONG che aveva appena tratto in salvo novanta naufraghi, nel tentativo di riportarli nei lager che noi stessi finanziamo. Tutto questo avviene in base agli accordi stretti dall’Italia con la Libia quasi dieci anni fa (all’epoca del ministro Minniti), accordi sostenuti trasversalmente sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Nel frattempo, Frontex non salva le persone e permette che navi da guerra pattuglino uno dei mari più controllati al mondo per andare a rastrellare e rapire attivisti che agiscono nella piena e totale legalità. La strada da seguire è questa: 1. Boicottare Israele dal basso in ogni modo possibile. 2. Spingere le istituzioni locali e nazionali a votare atti concreti. 3. Interrompere ogni rapporto economico e commerciale con Israele, poiché la sua forza si basa su quello. 4. Pretendere il riconoscimento immediato dello Stato di Palestina e della dignità del suo popolo. 5. Video integrale dell’intervista Olivier Turquet
June 1, 2026
Pressenza
Morto Edgar Morin: la sua lettura della complessità come approccio all’interdipendenza
E’ morto ieri, a  poco meno di 105 anni di età, Edgar Morin, epistemologo e sociologo, tra gli ideatori del paradigma della complessità, insieme a Ilja e Isabel Prigogine, attento sempre a un approccio transdisciplinare, aperto a tutte le differenze e le interrelazioni tra i viventi. Nel 2007 aveva tenuto “a battesimo” le Indicazioni nazionali del primo ciclo della scuola italiana. Nel canale youtube dell’associazione “Gessetti Colorati” è disponibile una intervista fatta al pedagogista Italo Fiorin in occasione dei  100 anni del Maestro. Redazione Italia
May 30, 2026
Pressenza
Don Nandino Capovilla al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di don Nandino Capovilla, parroco a Marghera e autore con Betta Tusset del volume Sotto il cielo di Gaza, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Il quarto contributo all’incontro è stato ad opera di don Nandino Capovilla, parroco a Marghera. Portando sulle spalle una kefiah palestinese, Capovilla ha costruito il suo intervento partendo da una foto (in basso) che aveva comprato anni fa nella libreria di Gerusalemme, già allora bersaglio di ripetuti attacchi israeliani. La foto ritraeva due bambine a scuola in un Campo di Rafah nel 1979, entrambe con una mano alzata a chiedere la parola, perché hanno qualcosa da dire. L’immagine evoca un diritto alla scuola brutalmente calpestato, da cui traspare la durezza di una realtà dove le scuole e le università vengono appositamente colpite e poi riempite di mine, in un atto ragionato e deliberato che porta don Nandino a parlare di scolasticidio. Anche don Nandino, come altre relatrici e relatori, mostra la volontà di rinascita e resistenza in questa realtà, infatti, tenendo una “mano alzata”, anche lui come le bambine, e leggendo qualche riga di Hanno ucciso Habibi di Shrouq Aila narra di un popolo che, nonostante tutto, continua a studiare e crescere. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Nei files Epstein ci sono molti POLITICI ITALIANI, che ora sono RICATTATI da Israele a danno del popolo italiano. Vogliamo sapere chi sono, perché hanno consegnato l’Italia al MOSSAD
Da Stefania Ascari. Negli Epstein Files compaiono anche nomi di politici italiani. Per questo ho presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo che vengano resi pubblici. Quando esponenti politici diventano vulnerabili al ricatto, smettono di rappresentare gli interessi dei cittadini e delle cittadine e finiscono per servire equilibri di potere costruiti sull’orrore, contribuendo a nascondere crimini indicibili. È così che si erode la democrazia. Oggi abbiamo approfondito questi temi in un importante evento nell’Aula dei Gruppi parlamentari, che ha visto la partecipazione di circa 300 persone. Ringrazio la collega Alessandra Maiorino , Eleonora Sgaravatti (ideatrice di Artists for Gaza), la divulgatrice Virginia Veludo (Rossa Perpendicolare), il professor Sergio Petrella, e ancora Rula Jebreal, Veronica Gentili, Francesca Albanese e Tomaso Montanari per i loro contributi preziosi. È possibile rivedere l’intero evento a questo link: https://www.youtube.com/live/tEgHxW2_ofc
May 29, 2026
InfoPal
Maurizio Bonati al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Maurizio Bonati, medico dell’Istituto Mario Negri di Milano, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Il terzo intervento ha visto protagonista Maurizio Bonati, medico dell’Istituto Mario Negri di Milano. Attraverso ampi passi del suo lavoro scientifico, pubblicato nel volume Il cronico trauma della guerra, Bonati ha evidenziato con drammatica abbondanza di dati quantitativi le conseguenze di lungo periodo dei conflitti armati, soffermandosi sugli effetti di malnutrizione e carestia sui civili, in particolare sui bambini e le bambine, e mettendo in evidenza il tema della cronicizzazione dei danni dovuti a questi fenomeni. L’intervento ha permesso di aprire un’importante riflessione sulla fame come arma di guerra, fenomeno che risulta di tragica attualità nella striscia di Gaza. (In fondo trovate le slide dell’intervento). Il-trauma-della-guerra_Torino-2026Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Carlo Greppi al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Nel secondo intervento della giornata Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, ha affrontato il tema della guerra nella sua declinazione di resistenza armata al nazifascismo nel corso della Seconda guerra mondiale e, in particolare, si è soffermato sulla dimensione internazionale della resistenza stessa, così come viene delineata in maniera più circostanziata nel volume Storia internazionale della Resistenza italiana. Greppi ha evidenziato il nesso tra la lotta antifascista della prima ora e la strutturazione della resistenza armata. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Ogni domenica, dalle 11:30 alle 12:30, un gruppo di attiviste e attivisti si ritrova in una piazzetta di Modica per il presidio ProPal. Siamo pochi — mai meno di tre, a volte fino a dieci — ma presenti, con continuità, dal novembre 2025. Un giorno, qualcuno tra noi ha lanciato un’idea: dare nuovo impulso al presidio organizzando una camminata per la pace a Pozzallo per il 6 giugno alle 17.30. Abbiamo allargato l’invito a realtà diverse del territorio, provenienze ed estrazioni differenti — unite però da una visione comune: contro la guerra, per il disarmo. La questione palestinese non è solo una delle tante crisi geopolitiche. È l’agnello sacrificale di una cloaca di interessi che appartiene a pochi. Le cui radici affondano in un patriarcato vecchio quanto il mondo — fatto di uomini bianchi che non distinguono tra un corpo e un territorio, perché il loro unico istinto è lo stesso: colonizzare, sfruttare, distruggere. A questo sistema noi opponiamo l’autodeterminazione dei popoli — il diritto fondamentale di ogni comunità di scegliere il proprio destino, senza che una bomba firmata da un presidente di repubblica, che si definisce democratica, venga a cambiarlo. Qui il video  “Un corpo un cartello” che racconta gli scorsi mesi di presidio  Redazione Sicilia
May 28, 2026
Pressenza
Bruna Bianchi al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Bruna Bianchi, docente di storia contemporanea e storia delle donne presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Sala delle 3E del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Il primo contributo del convegno è arrivato da Bruna Bianchi, docente di storia contemporanea e storia delle donne presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. La professoressa ha dimostrato quali furono le risposte di coloro che, durante la Prima Guerra Mondiale, una volta ritrovatisi al fronte, presero coscienza del loro rifiuto alla guerra. Attraverso una elegante collezione di documentazioni manicomiali, fotografie e estratti di diari, l’intervento è andato via via riabilitando la figura del disertore. Un’interessante evoluzione, a livello collettivo, che partendo dalle psicosi e passando per forme di disobbedienza e diserzione individuale (e relativa repressione) arriva a una delle ultime foto, in cui una squadra intera (meno uno) di soldati sorride. Essi hanno disertato insieme e inviano la foto al loro (ex) comandante! (In fondo trovate le slide dell’intervento). In-fuga-dalla-guerraDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Cuba. Sueno con serpientes
Condividiamo questo video che hanno pubblicato Silvio Rodríguez e Chico Buarque. I fondi raccolti saranno donati alla Sala di Pediatria dell’Istituto di Oncologia di Cuba, quindi se potete vederlo, graziarlo e condividerlo con altre persone, è un piccolo granello di sabbia per alleviare la difficile situazione in cui si trova […] L'articolo Cuba. Sueno con serpientes su Contropiano.
May 23, 2026
Contropiano
Ancora sull’UnPerCentoEquo
La ricchezza prodotta socialmente deve tornare alla società. Perché la proposta dell’1% Equo è necessaria e, soprattutto, sostenibile? Ce lo spiega l’economista Andrea Fumagalli. Spesso ci dicono che tassare le grandi fortune sia un’eresia, ma è il contrario: è una necessità economica. La ricchezza estrema non nasce nel vuoto; è il frutto di infrastrutture, ricerca pubblica, forza lavoro istruita e mercati protetti. È una ricchezza “sociale” che oggi viene estratta e accumulata in poche mani, mentre il sistema che l’ha generata — la sanità, la scuola, i servizi pubblici — sta collassando. Non stiamo parlando di una patrimoniale sui risparmi delle famiglie o sul ceto medio. Stiamo parlando di un intervento mirato su patrimoni immensi, la cui tassazione non intacca in alcun modo il benessere di chi vive del proprio salario, ma permette di finanziare massicciamente la Sanità, per uscire dalla logica dell’aziendalismo sanitario e rimettere al centro la cura, e Scuola e Ricerca, per smettere di formare cervelli in fuga e investire finalmente sul capitale umano del nostro Paese. I numeri parlano chiaro: non siamo soli. La risposta del Paese è stata travolgente: abbiamo già superato le 18.000 firme in meno di una settimana! È la dimostrazione che l’idea di una giustizia fiscale non è più solo una proposta tecnica, ma un sentimento diffuso e una volontà collettiva che chiede un cambio di rotta. Importa scegliere l’analisi contro la propaganda. Ascoltare le ragioni di chi studia l’economia per farla funzionare davvero per tutti. Firmare con SPID o CIE richiede solo 1 minuto: https://firmereferendum.giustizia.it/…/dettagli…/6500014 #AndreaFumagalli #UnPerCentoEquo #TaxTheRich #TassateiMilionari #EconomiaPolitica qui l’intervento di Andrea Fumagalli in video Maurizio Acerbo
May 23, 2026
Pressenza