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No Kings! No alle guerre! No all’ICE! a Firenze : le foto
Come a Roma ed in altre città italiane anche a Firenze questo pomeriggio gli Satunitensi contro la guerra hanno animato un presidio davanti a Palazzo Vecchio, con cartelli canti e lettura di poesie. Dopo la primavera dell’anno scorso e il marzo di questo anno il movimento No Kings ha  dato appuntamento negli USA e fuori dal paese  in qusto 18 ottobre ad  una giornata di protesta ed un invito   ad andare a votare anche in anticipo per strappare  il Congresso degli Stati Unisti ai Repubblicani di Trunp. Nel volantino distribuito sono  molte le voci e le rivendicazioni che rivendica il movimento : vanno dal no alle guerre illegali, all’espulsione dell’Ice il corpo di polizia che ferma arresta e deporta con la violenza  i presunti cittadini immigrati essenzialmente neri e ispanici, alla promozione di una giustizia economica,alla difesa dei diritti umani, alla protezione del pianeta. Richieste  radicali che sono rivolte anche al partito Democratico che se  nelle sue componenti liberal si contrappone alle destre estreme che sostengono Trump non ha raccolto e non raccoglie ancora  se non in alcuni personaggi le istanze sociali no kings in Florence no kings in Florence no kings in Florence no kings in Florence no kings in Florence no kings in Florence no kings in Florence no kings in Florence no kings in Florence no kings in Florence no kings in Florence no kings in Florence no kings in Florence no kings in Florence no kings in Florence di massa. Cesare Dagliana
October 17, 2026
Pressenza
No Meloni day a Torino
Migliaia di studenti hanno partecipato al corteo studentesco di Torino a cui si è unito il corteo organizzato da Fridays for future; la manifestazione, a carattere nazionale, ha chiuso una settimana in cui diversi istituti superiori torinesi sono stati occupati. Gli istituti occupati erano presenti nel corteo con i loro striscioni. Durante il corteo ci sono stati dei momenti di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine che sono stati mitigati dall’intervento di un cordone di professori e genitori: frapponendosi con i loro corpi fra studenti e la polizia sull’esempio francese hanno ridotto sensibilmente i danni che un generoso utilizzo di idranti e manganelli avrebbe potuto provocare. Le richieste degli studenti di potenziare lo stato sociale (soprattutto la scuola, ma anche la sanità pubblica) piuttosto che bruciare risorse nel riarmo sono condivisibili, soprattutto perché vengono da una generazione che vede davanti a sé lo spettro di diventare carne da cannone, una prospettiva che mancava all’orizzonte da alcuni decenni. Condivisibile anche l’attenzione per il genocidio palestinese da parte di una generazione cresciuta con il mito della giustizia internazionale ed una prospettiva mondialista che mal sopporta il doppio standard nelle relazioni tra popoli e nazioni. Solo qualche anno fa, i coetanei delle ragazze e dei ragazzi di oggi hanno riempito le piazze per promuovere la giustizia climatica, con forza e metodi nonviolenti, in movimenti poco ascoltati che hanno perso in parte la speranza di poter cambiare qualcosa; quando la speranza comincia a mancare cresce la rabbia e lo scontro diviene più duro. Quello che non è comprensibile è l’astio e l’odio nei confronti di questi ragazzi e ragazze da parte di alcuni media che puntano gli obiettivi sugli estintori e sui piccoli gruppi di incappucciati piuttosto che sulle altre migliaia che hanno messo in gioco la propria fantasia rischiando conseguenze civili e penali nelle occupazioni delle scuole, mossi da un elementare senso di giustizia sociale; ci vuole coraggio per intraprendere queste azioni considerando che gli ultimi decreti sicurezza sembrano fatti apposta per trasformare qualsiasi protesta in un problema di ordine pubblico. In questo coraggio rinasce quella speranza che rende possibile immaginare un altro mondo possibile e necessario. Foto Daniele Mancuso Idranti in piazza Castello Il cordone a difesa degli studenti Giorgio Mancuso
October 17, 2026
Pressenza
Studenti in piazza contro gli Stati Generali della Scuola Siciliana: i loro corpi, le loro voci
Mentre ai Cantieri Culturali alla Zisa iniziano i lavori delle due giornate destinate agli Stati generali della scuola  della Regione Sicilia, con la presenza delle istituzioni, centinaia di studenti si concentrano dietro la cattedrale di Palermo e a Piazza Politeama per partire in corteo ed esprimere il loro dissenso nei confronti di quella scuola che lì viene celebrata e delle istituzioni, Comune, Regione e Stato, che la celebrano. Con i loro corpi le loro voci, tra slogan, interventi, striscioni e cartelli. > LOTTA SOCIALE RIVOLUZIONE > VALDITARA ATTENTO ANCORA FISCHIA IL VENTO > CI VOGLIONO PIÙ SCUOLE E NON PIÙ BOMBE > SI VEDE SI SENTE LA SCUOLA È QUI PRESENTE > EHI TU SCENDI GIÙ MANIFESTA ANCHE TU > CI CHIAMANO BANDITI CI CHIAMANO TEPPISTI IERI PARTIGIANI OGGI ANTIFASCISTI > GLI STUDENTI SCRIVONO LA STORIA SCIOPERO SCIOPERO FINO ALLA VITTORIA > CONTRO LA SCUOLA DELLA REPRESSIONE DIECI CENTO MILLE MANIFESTAZIONI > DA PALERMO AD AGRIGENTO ANCORA FISCHIA IL VENTO > FASCISMO SIONISMO NESSUNA DIFFERENZA ORA E SEMPRE RESISTENZA > GIÙ LE MANI DA CUBA SOCIALISTA “Gli stati generali della scuola che dovrebbero essere pubblici sono blindati perché il ministro ha paura delle contestazioni.” Dicono. “Ha paura di noi perché ci siamo ribellati e questo è solo l’inizio.” “Siamo qui a manifestare contro gli stati generali dell’istruzione che assomigliano sempre più a Palermo Comix.” “Il ministro dovrebbe occuparsi degli studenti e invece gli interessa solo privatizzare.” “Non siamo qui per chiedere il permesso di parlare ma siamo qui per farci sentire.” “Basta alla scuola che rischia di dare più spazio alla repressione che all’ascolto.” “Rispetto non significa obbedienza cieca, la scuola deve educarci alla democrazia non all’obbedienza.” ” Vogliamo una scuola che consegni i nostri diritti e ci permetta di sbagliare.” “Scuola pubblica finanziata perché studiare è un diritto e deve essere garantito a tutti senza distinzione.” “Vogliamo una scuola pubblica democratica antifascista inclusiva e libera.” E, arrivati alla fine del percorso autorizzato il corteo si ferma, discute, esprime differenti posizioni, contratta per mandare una delegazione. E continua a parlare. “Siamo in piazza accanto ai nostri compagni francesi, accanto ai nostri compagni italiani che vengono arrestati.” “Vogliamo i fondi per la scuola e non per finanziate la guerra in Ucraina e in Russia e le guerre in tutto il mondo e il genocidio in Palestina.” “Contrastiamo la scuola che ci impedisce di sviluppare il pensiero critico per farci lavoratori pronti ad essere sfruttati.” “Nessun rappresentante delle consulte provinciali è entrato e questa è repressione.” “Siamo noi il futuro di questo paese.” “Noi la guerra non la vogliamo.” “La lotta nelle scuole non ci fa paura.” “Ogni scuola sarà occupazione, ogni piazza sarà rivoluzione.” “Il presente si cambia con la lotta.” “In guerra non ci voglio andare per questo continuo a lottare.” “Oggi il ministro è scappato ma noi lo vogliamo incontrare e lo vogliamo guardare in faccia.” Poi, mentre l’assemblea permanente appena proclamata si disperde pacificamente per riconvocarsi da domani mattina in ogni scuola della città, ascoltiamo dalla voce e dagli appunti di uno studente che è riuscito ad intrufolarsi, quello che pare si siano detti dentro, nello spazio riservato unicamente ai e alle docenti. Il presidente della Regione Schifani parla, poco, delle risorse economiche e dei finanziamenti destinati alla scuola durante il suo mandato, delle palestre e dei fuori sede. Dei 364 cantieri aperti parla l’Assessore regionale alla scuola e alla cultura. Ci tengono molto, tutti, a ripetere più volte come si registri una forte diminuzione della dispersione scolastica, a partire dal sindaco della città, l’ex rettore dell’Università La Galla, UDC. Poi parla Valditara, quello che non vuole ascoltare la piazza, fuori, e che la piazza invita ad andarsene, tra un coro e l’altro. Cita l’assessore nel racconto della maestra eroina di Marsala e gli studi di Pisa, ricordando che l’Italia fa riferimento alla Finlandia che, secondo le ultime statistiche, abbiamo superato in qualità del sistema di istruzione. Oggi, dice, fascismo e comunismo stanno fuori dall’Occidente e fanriferimento a Gerusalemme, Roma e Atene legate alle origine della Sicilia. Siamo il paese che ha conquistato il mondo, incalza. Pare, dentro i Cantieri, che la Sicilia stia superando la Germania per contenimento della dispersione e che la struttura scolastica italiana abbia superato ampiamente per qualità quella francese, americana e svedese. Fuori una ragazza alza un cartello invocando il tetto del trenta per cento alle “minchiate” del governo mentre la deputata regionale Valentina Chinnici, PD, uscendo dagli Stati Generali, li definisce una vomitevole propaganda elettorale del governo. Pare che alla fine una delegazione sia riuscita a dare un documento (forse per mano della Digos) al segretario di Valditara che intanto se ne era andato, ma io non l’ho visto: mi è stato raccontato mentre tornavo per strada.     Maria La Bianca
October 14, 2026
Pressenza
R-Esistenze e pratiche per la difesa dell’ambiente
La penultima sessione dell’Eirenefest è stata dedicata all’ambiente, ospitata giovedì 8 ottobre nella Sala Poli del Centro Studi Sereno Regis. R-esistenze e pratiche per la difesa dell’ambiente, questo il titolo dell’evento dedicato ad un argomento che sta diventando sempre più attuale. Inserire le guerre in un sistema-mondo, non circoscritto al campo di battaglia per quanto ampio possa essere, e in una scala temporale che non finisce con un trattato di pace, rende più chiaro ed evidente quanto sia veramente necessario evitare i conflitti armati. L’evento è stato dedicato ad Elena Camino, già “docente di Fondamenti di Sostenibilità a Scienze Naturali nell’Università di Torino. Ha intrecciato il lavoro universitario con la collaborazione (ormai trentennale) con una Associazione gandhiana indiana, l’ASSEFA, e con il Centro Studi Sereno Regis, impegnati a connettere i temi dell’ambiente e della sostenibilità in una prospettiva nonviolenta” per presentarla con le parole usate dal Sereno Regis sul loro sito. La docente, venuta recentemente a mancare, aveva però fatto in tempo a iniziare a organizzare lo stesso incontro che le è stato poi dedicato. Non una semplice dedica: quelli raccontati in quella sala sono stati ricordi vivi, ringraziamenti sentiti, riconoscenza per un’eredità spirituale che ha dato i suoi frutti.  Riconoscenza è senza dubbio quella provata da Alba L’Astorina, Alessandra Pugnetti e Laura Colucci Gray, le tre ricercatrici che hanno presentato il testo Natura e ricerca: pratiche, narrazioni e visioni, secondo volume della Collana Scienziatinaffanno? (CNR Edizioni). La presentazione è stata arricchita da racconti di vicende che hanno dato alla professoressa il ruolo di madre spirituale, una guida stimolante e propositiva, non solo in antefatti più lontani ma anche più evidenti per noi lettori visto che la stessa Camino è co-responsabile con Laura Colucci-Gray del capitolo Conversare in cammino: metodologie di ricerca in equilibrio tra stabilità e volo. Il volume riporta “diciassette tappe nel corso delle quali mari, laghi, montagne, foreste, caldere vulcaniche, cave d’argilla, campi agricoli e parchi cittadini diventano luoghi privilegiati da cui riflettere sulla complessità delle crisi ecologiche, sui loro intrecci con quelle sociali, culturali, etiche, economiche, politiche e sulla necessità di affrontarle generando forme di conoscenza aperte ad altri saperi e ispirate a valori di giustizia ambientale e sociale per tutti i viventi”. Sono conversazioni con ricercatori e ricercatrici che nel loro lavoro incontrano o hanno incontrato nodi e connessioni a partire da domande quali: “cosa studia la ricerca ecologica?”, “come viene declinato il vivente non umano nelle ricerche?” Il volume racconta le esperienze di stutiosi e studiose attivi in vari campi e che operano a partire da soggettive esperienze umane e professionali. Queste esperienze sono fondamentali. La Scienza, sostantivo femminile, è sempre stata declinata in bianco maschio ed eterosessuale. Allo scienziato, isolato nel suo laboratorio, sono state chieste risposte verificabili e sicure. La ricerca è però portata avanti da persone a partire dal presupposto che tutti noi siamo centri di relazione e possessori di storie individuali diverse, anche lo scienziato. Questo è un cambio di paradigma quasi epocale, nuovo ma liberante. Liberante per lo scienziato che sceso dal suo piedistallo può proseguire le proprie ricerche libero dall’obbligo di risposte e aperto alla collaborazione con altre discipline in precedenza private di autorevolezza. Questo è il riferimento all’affanno citato nel titolo della Collana Scienziatinaffanno. Titolo che prende spunto da un volume pubblicato nel 2018 Scienziati in Affanno? Ricerca e Innovazione Responsabili (RRI) in teoria e nelle pratiche anche se la Collana vera e propria nacque nel 2022 con il primo volume Scienza, politica e società: l’approccio post-normale in teoria e nelle pratiche. Un cambiamento a cui Elena Camino ha partecipato e collaborato. Più mirato alla questione guerra e natura è stato l’intervento di Giovanni Pagliero e Andrea Griseri rispettivamente segretario e membro del consiglio direttivo di Pro Natura Piemonte. L’intervento di Andrea Griseri ha avuto come traccia l’articolo intitolato La guerra è bella(?) ma inquina in Il mondo sull’orlo del baratro numero monografico di Natura e società del febbraio 2026 Perché questo titolo a prima lettura così ambiguo? Perché l’autore ha voluto parafrasare un libro scritto nel 1929 da due reduci della prima guerra mondiale: Novelli, geniale illustratore e Monelli che riuscirono in quel volume a raccontare con ironia le vicende belliche vissute. I dati riportati, alcuni dei quali presi dal sito del Ceobs, Confilct and Environment Observatory, forniscono un quadro desolante. Un esempio? Sono 280mila gli ettari di foresta perduti in Ucraina ogni anno di guerra, senza parlare di Gaza dove sono stati distrutti i sistemi di depurazione dell’acqua le macerie sono inimmaginabili, dell’Iraq, dove colpirono sistemi idrici e di depurazione acque e sempre di Iraq e Kuwait dove vennero incendiati i pozzi petroliferi causando un inquinamento dell’aria pesantissimo e non circoscritto visto che l’aria è velocissima a diffondere i veleni anche in luoghi lontani dal punto di emissione. Guerra che non fa danni solo nel momento attivo, durante le operazioni belliche ma anche in modo indiretto. Su 5 vittime solo una dipende dalle guerra attiva le altre derivano da un effetto indiretto. In altri termini negli eventi bellici dall’11 settembre in poi ci sono stati 930mila morti diretti ma sono 3milioni quelli indiretti. Cosa causa queste morti posteriori? Proprio l’inquinamento causato dalle operazioni militari: innanzitutto l’anidride carbonica: “Un rapporto di Emergency stima che tra il 2001 e il 2017 le operazioni militari coordinate dal solo Dipartimento di Stato americano siano responsabili dell’emissione di 1,2 miliardi di tonnellate di CO2 (paragonabile alle emissioni annue di 257 milioni di automezzi). Si calcola che in Ucraina nei primi 7 mesi di conflitto le emissioni ammontassero già ad almeno 100 milioni di tonnellate di CO2.” Tra gli inquinanti dei terreni toviamo poi metalli pesanti, idrocarburi, solventi organici, fenoli sintetici, cianuro, arsenico e l’uranio impoverito “uno scarto della raffinazione dell’uranio (base del fuel per le centrali nucleari) e viene utilizzato per rendere le corazzature dei carri armati particolarmente resistenti e costruire munizioni anticarro. I proiettili all’uranio impoverito sono chiamate API, Armor Piercing Incendiary, (munizioni perforanti incendiarie), proprio per la loro elevata proprietà penetrante. Hanno effetti radioattivi e una lunga persistenza ambientale”. I virgolettati sono citazioni dell’articolo già citato. Citiamo ancora il napalm in Vietnam e le armi al fluoro. Uno studio del Segretariato della Dichiarazione di Ginevra stima che solo l’1,5% dei suoli agricoli della Striscia di Gaza resti coltivabile, 232 ettari contro i quindicimila di prima della guerra. Anche la bonifica inquina: smaltire le tonnellate di macerie da Gaza creerà un aggravio importante pur inevitabile. Oltre tutto questo un’altra questione rende tutto ancor più preoccupante. A distanza di 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale sul nostro territorio ritroviamo ancora vecchi ordigni bellici. Per la bonifica e rimozione di questi residuati ancora oggi operano per Il Ministero per la Difesa alcune divisioni che si stima eseguano circa 2500 interventi ogni anno. Ordigni che hanno continuato a sversare i loro veleni nei terreni, poi nelle falde acquifere avvelenando tutta la catena alimentare. I terreni hanno memoria e Verdun ne è un esempio. In una delle più cruente battaglie della Prima Guerra Mondiale tra tedeschi e francesi, oltre all’impiego massiccio di cannoni e artiglieria varia, vennero usati lanciafiamme e fosgene. Al quasi milione di morti tra entrambi gli eserciti, va aggiunta la distruzione di una grandissima zona resa inabitabile dove, per esempio, il livello di arsenico è di 35 mila volte maggiore rispetto alla media dei terreni europei. Insomma, il quadro è preoccupante e porre rimedio non così semplice. Al proposito l’incontro si è concluso con la proiezione del video LLIURES DE CONTAMINACIO’ – Sfide ambientali in Siria a cura di Un Ponte Per, il racconto dell’organizzazione della raccolta rifiuti in una cittadina della Siria del nord. Sara Panarella
October 13, 2026
Pressenza
Catania con la Palestina
Il Nobel per la pace a Navi Pillay, la giurista e magistrata sudafricana che ha contribuito a definire genocidio quello che sta accadendo a Gaza, ricorda a tutti che l’occupazione israeliana continua, nel silenzio complice del cosiddetto ‘mondo occidentale’. Ancora una volta sono le manifestazioni dal basso a denunciare questa situazione e a ricordare il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Sabato 10 si sono svolte manifestazioni in oltre 50 città italiane ed in diversi paesi auropei. Ecco alcune immagini del corteo catanese. Redazione Sicilia
October 12, 2026
Pressenza
Firenze per la Palestina : le foto
Imponente manifestazione ieri pomeriggio , la più numerosa degli ultimi tempi , a Firenze per la Palestina. Chiamati dai Giovani Palestinesi moltissimi giovani si sono raccolti i piazza SS.ma Annunziata  ed un corteo di molto di più di un migliaio di persone che si è andato ulteriormente  ingrossando lungo il percorso, ha attraversato il centro storico per raggiungere piazza S.M. Novella. Cartelli con foto che documentavano gli “effetti collaterali ” e quelli indiretti  per fame a Gaza provocati criminalmente  da Israele e  scriscioni eloquenti che denunciavano il sionismo e il suo processo di colonizzazione in Medio Oriente testimoniavano quando ormai è diffusa la consapevolezza che le azioni del governo Israeliano non possono giustificarsi con una semplice necessità di ” difesa  dall’antisemitismo”. propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 propal fi 1010026 Cesare Dagliana
October 11, 2026
Pressenza
Sarà un “Autunno Caldo”?
Ieri pomeriggio si è tenuta a Roma, così come in molte città italiane e del mondo, una grande manifestazione di solidarietà con il popolo Palestinese. Il concentramento era al Colosseo e da lì il corteo si è sempre più ingrandito con l’arrivo di cortei provenienti da alcune scuole e da diversi quartieri di Roma superando così alla fine abbondantemente le diecimila persone. I manifestanti erano soprattutto giovani studenti universitari e giovanissimi ed agguerriti studenti delle superiori con i loro collettivi e la loro determinazione a cambiare il modo ed una Storia che sembra già irreversibilemte segnata da precarietà, disasti ambientali e dal terribile moloc della guerra. La manifestazione Romana è stata indetta dagli Studenti Palestinesi e da altre sigle della diaspora palestinese con la parola d’ordine “La fine del genocidio è la Fine del sionismo. Stop accordi. Embargo a “Israele”. Hanno partecipato al corteo alcuni partiti politici “extraparlamentari” : Rifondazione Comunista, PCI, Sinistra Anticapitalista, Partito Comunista dei Lavoratori. Presente anche il Movimento 5 stelle. Oltre ai diversi collettivi studenteschi delle diverse scuole di Roma, c’erano i giovani di Osa, di Cambiare Rotta, del Fronte della Gioventù Comunista e dei 5 stelle. 7 Il corteo è terminato pacificamente nel piazzale Aldo Moro, antistante l’Università la Sapienza. Mauro Carlo Zanella
October 11, 2026
Pressenza
Francia, manifestazioni degli studenti delle scuole superiori
Dalla fine di settembre si stanno moltiplicando gli scioperi delle scuole. Gli studenti delle scuole superiori si stanno mobilitando contro la mancanza di risorse e le pessime condizioni di studio che ne conseguono. Le rivendicazioni riguardano in particolare la carenza di posti di insegnante, il deterioramento delle condizioni didattiche, la vetustà degli edifici scolastici e la pressione esercitata dal sistema Parcoursup, il cui funzionamento è criticato per la lentezza, il carattere ansiogeno e l’opacità di alcune delle sue procedure algoritmiche. (Nel 2019 e nel 2020, il Difensore dei diritti, la Corte dei conti e il Consiglio costituzionale ne hanno denunciato la mancanza di trasparenza.) Si pone anche la questione della precarietà degli studenti, così come quella del deterioramento della salute mentale dei giovani, che costituisce un segnale allarmante. In risposta a questo movimento di studenti delle scuole superiori che esigono migliori condizioni per studiare, il governo reagisce inviando la polizia. Va quindi ricordato che sotto Emmanuel Macron (2017–2026), i ministri dell’Istruzione nazionale sono stati: Jean-Michel Blanquer (2017–2022), Pap Ndiaye (2022–2023), Gabriel Attal (2023–2024), Amélie Oudéa-Castéra (gen.–feb. 2024), Nicole Belloubet (feb.–set. 2024), Anne Genetet (sett.–dic. 2024), Élisabeth Borne (dic. 2024–ott. 2025) ed Édouard Geffray (da ott. 2025). La domanda è: questa successione di ministri non è forse all’origine dell’impoverimento delle istituzioni pubbliche? Una situazione del resto simile si riscontra anche nel settore sanitario, che batte ogni record con 10 ministri consecutivi e un livello di deterioramento delle condizioni di lavoro allarmante!!!! Un’instabilità ministeriale che si riscontra anche nel settore sanitario, dove i successivi avvicendamenti ai vertici ministeriali sollevano interrogativi sulla continuità delle politiche pubbliche e sulle condizioni di lavoro del personale. > La classifica PISA 2026, pubblicata l’8 settembre 2026, conferma questo > impoverimento e un crollo storico. La Francia si mantiene nella media OCSE ma > scivola al 27°-28° posto su 91 paesi, largamente distanziata dal blocco > asiatico guidato da Cina, Singapore, Macao e Taiwan. > > Mentre nel 2015 la Francia si trovava a metà classifica insieme ad Austria, > Stati Uniti e Svezia. > > L’OCSE e diversi esperti di istruzione individuano una combinazione di > fattori: le successive riforme del sistema educativo, l’impatto duraturo della > crisi Covid sull’apprendimento e un divario crescente tra un polo di > eccellenza preservato e un accesso alla conoscenza sempre meno democratico, > legato in particolare alle disuguaglianze sociali. Di fronte alla portata della mobilitazione, martedì sera il capo dello Stato presiederà all’Eliseo una riunione per fare il punto sulla mobilitazione degli studenti delle scuole superiori.   Brigitte Cano
October 8, 2026
Pressenza
R-esistere non è importante…è l’unica cosa che conta!
Nel secondo giorno del Festival della Nonviolenza/Eirenefest emerge la molteplicità delle forme torinesi di lotta. Alcune considerazioni molto interessanti sono state elaborate sabato 3 ottobre alla tavola Rotonda “R-esistenze in città” che si è svolta presso la sede di Volere La Luna di Via Trivero, nell’ambito del Festival della Nonviolenza e della resistenza civile/Eirenefest Torino 2026. Sono intervenuti i rappresenti di diverse realtà locali: Maria Cariota (Assemblea Pellerina), Ortensia Romano (Vanchiglia Insieme), Maria Teresa Silvestrini (Scuola per la Pace), Sara Munari (Torino per Gaza), Maria Matteo (Assemblea Antimilitarista) con il saluto di Giovanni Limone (Volere la luna) e coordinati dal professor Dario Padovan (sociologo, Università di Torino). Dopo l’apertura di Giovanni Limone, proprio il sociologo, nel suo incipit, ha indagato il significato della parola resistenza, partendo da quello più immediato: fare quello che qualcuno non vuole che si faccia (una persona, una categoria sociale, un popolo) e, applicandolo al periodo attuale, chiedendosi cosa voglia dire resistere al giorno d’oggi. Diventa anzitutto necessario mettere in relazione il pensiero (cioè l’identificazione chiara e precisa dell’oggetto) con la pratica di resistenza. Padovan coglie la continuità con il passato nelle pratiche di genocidio e di ecocidio, essenza dei processi di deumanizzazione e denaturalizzazione, annichilimento e distruzione progressiva di esseri umani e di ambienti. Il primo atto di r-esistenza diventa quindi “ri-umanizzare le relazioni personali”, economiche, ecologiche, reintegrando il rapporto dell’Umanità con la natura. Subito dopo, la rappresentante dell’Assemblea Pellerina No Ospedali ha posto l’accento sulla difficoltà di confronto con degli interlocutori, in primis le istituzioni, che agiscono spesso ignorando le leggi che dovrebbero vincolarle nei rapporti con i cittadini, ad esempio non rispettando l’obbligo di produrre valutazioni ambientali e strategiche e privando la cittadinanza del dibattito pubblico e del confronto. Alle azioni intraprese dal Comitato quali l’approfondimento delle tematiche, con ricorso ad esperti del settore, interrogazioni, osservazioni ed integrazioni, non ci sono state risposte che, invece, ai sensi della legge sull’amministrazione trasparente, sarebbero dovute arrivare nel breve periodo. Un altro aspetto di violenza, stavolta economica, è il ricatto con cui viene prospettata la possibilità, in caso il ricorso al Tar venga respinto, che il Comitato venga condannato al pagamento di tutte le spese processuali. Da questa situazione si può uscire solo con “condivisione e solidarietà”. La rappresentante di Torino per Gaza sottolinea la matrice comune di tutte le realtà presenti nella lotta e nella resistenza contro il sistema oppressivo. La lotta del popolo palestinese è il paradigma di una lotta tra oppressi che lottano per la libertà ed oppressori che lottano per la supremazia totale. Ci insegna che la resistenza è anche adattamento, come la capacità del popolo palestinese di squarciare il velo di omertà (e la sistematica eliminazione fisica dei giornalisti) imposto da Israele e dall’informazione mainstream, semplicemente iniziando a riprendere gli orrori della vita quotidiana e metterli su Instagram. Altri aspetti interessanti da lei evidenziati sono il progressivo riconoscersi come Umanità resistente ad un sistema cancerogeno e la crescente diffidenza nei confronti dei media, con la ricerca da parte delle persone, anche se non schierate politicamente, di fonti attendibili ed alternative alla narrazione di regime a cui ormai si inizia a non credere più. Questo porta ad una riflessione sul significato di libertà: è ormai piuttosto evidente che essere liberi non significa vivere in Europa, avere potere d’acquisto ed andare a votare, ma che il senso sia ben altro, in primis vivere con dignità e costruire relazioni solidali con i propri simili. La delegata di Scuola per la pace denuncia la “Controriforma” in atto da più di 30 anni, che ha portato al progressivo smantellamento della scuola pubblica, depauperata di risorse materiali ed intellettuali, ormai costruita per “formattare” le soggettività di insegnanti e studenti, trasformati rispettivamente in piccoli burocrati ed in piccoli automi obbedienti. Come conseguenza della mancanza di senso critico, rischia di passare quasi inosservato il tentativo di preparare le nuove generazioni al bellicismo, strutturando anche nella scuola il concetto di “guerra come normalità”. Anche la scuola, come tutta la società, viene bombardata da messaggi bellicisti, sviluppati attraverso un’invasione di forze dell’ordine e forze armate a tutti i livelli, dai pattugliamenti esterni alle aree scolastiche all’utilizzo di militari e poliziotti nel ruolo di “formatori” o, per i più piccoli, con attività ludiche quali la visita a mezzi militari (tra cui carri armati). La strategia comunicativa del Ministero della Difesa è piuttosto esplicita (si trovano online i Piani Annuali di Comunicazione) e punta a far “interiorizzare” nella popolazione italiana la necessità della difesa armata e violenta come “architettura cognitiva di resistenza nazionale”. L’esempio è quello dello Stato di Israele che, fin dalla sua nascita, ha lavorato su tutti i livelli sociali e culturali al fine di creare una società bellicosa, violenta e guerrafondaia. Le voci critiche nelle scuole esistono, ma il problema è il collegamento tra i gruppi e la pubblicizzazione delle iniziative che possono creare esempi virtuosi “di imitazione”. Passando al comitato Vanchiglia Insieme, la sua evoluzione si può forse sintetizzare con un commento della sua rappresentante, verso la fine dell’intervento: “Siamo nati per organizzare le feste per bambini, stiamo acquisendo una consapevolezza politica”. Vanchiglia Insieme nasce infatti per rispondere alla necessità di ricreare legami sociali nel quartiere, quando ad un certo punto viene loro tolto lo spazio fisico di relazione e di organizzazione. L’attività diventa la necessità di riconquistare, in maniera non violenta, gli spazi negati, ri-abitando il quartiere occupato dai militari, con l’obiettivo di restituirne gli spazi agli abitanti, primi tra tutti i bambini . Diventa dunque necessario acquisire competenze e conoscenze, costruendo riflessioni e visioni alternative a quell’immagine artificiale di pericolosità che rende necessari controlli accurati, da parte delle forze dell’ordine, anche sui partecipanti ad una sessione collettiva di filatura con l’uncinetto. Un’attività importante diventa impostare una narrazione “diversa”, coinvolgendo e creando reti di cittadini, evitando la polarizzazione delle posizioni come invece sta tentando di fare la stampa mainstream. Viene preso ad esempio il “caso” delle piste ciclabili scoppiato recentemente e purtroppo a causa di eventi luttuosi, in cui i media stanno cercando di criminalizzare e mettere gli uni contro gli altri gli automobilisti, i ciclisti ed i pedoni che invece hanno l’interesse comune di avere strade sicure e quindi tutto l’interesse a collaborare tra loro. L’Assemblea antimilitarista, sottolineando la vocazione internazionalista del movimento contro la guerra, richiama l’attenzione sulla necessità di decostruire il luogo comune “Italiani brava gente”, ricordando che l’Italia, nel suo trascorso coloniale, si è comportata esattamente come tutti gli altri Stati, compiendo stragi efferate nei confronti di Slavi, Trentini, Ladini, Sloveni, Croati, Libici, Eritrei, Somali ma che non ha fatto i conti con il suo passato genocida. In tempi più recenti, la missione in Somalia Restore Hope del 1996 (in cui era presente, tra gli altri, Roberto Vannacci) ha visto i soldati italiani protagonisti di diversi atti violenti sulle popolazioni. Con la stessa indifferenza di allora, oggi gli Italiani stanno compiendo delle azioni spietate nel Mediterraneo nei confronti dei migranti. Come reagire? Secondo l’Assemblea obiettivo prioritario è lottare per la chiusura delle fabbriche di armi a Torino e contro il ripristino della leva obbligatoria. Qualcuno dal pubblico ha poi sottolineato la mancanza nel dibattito di una componente della r-esistenza sui luoghi di lavoro. Ciononostante, come evidenziato dal grande sciopero del 3 ottobre 2025, ci sembra doveroso mettere in rilievo che questo incontro ha percepito e valorizzato la presenza di mille rigagnoli di r-esistenti che scorrono dalla stessa parte, purtroppo quasi sempre paralleli tra loro. La grande scommessa sarà riuscire a farli confluire in uno stesso, unico, poderoso fiume che segni un confine ed un argine alla “deumanizzione” ed alla “denaturalizzazione” che imperversano bruciando territori, persone e coscienze. Gianluca Gabriele
October 8, 2026
Pressenza
Ora e sempre R-Esistenze. Al via il Festival della nonviolenza e della resistenza civile
L’evento iniziale di Eirenefest Torino|Festival della Nonviolenza e della Resistenza Civile, VIII edizione 2026 si è svolto venerdì due ottobre presso la Sala Poli del Centro Studi Sereno Regis a partire dalle ore 1730. Alla tavola rotonda Ora e sempre R-esistenze, coordinata da Alessandra Algostino (costituzionalista, Università di Torino, Volere la luna) sono intervenuti Carlo Mezzalama (Fridays For Future), Claudio Borsello (Ultima Generazione), Riccardo Olivieri (Metamorfosi pedagogiche), Luca Mastrosimone (sociologo, Università di Torino) ed Eleonora Priori (ricercatrice precaria). Alessandra Algostino parte dalla centralità della violenza nel panorama internazionale a tutti i livelli; a partire dai conflitti attivi in cui la violenza è manifesta per arrivare al concetto di pace attraverso la forza centrale nell’impostazione strategica attuale dell’Unione Europea. Questa impostazione si ripercuote a cascata in tutti i contesti sociopolitici attraverso la militarizzazione delle democrazie e delle società, democrazie che diventano “campi di battaglia” per vincere il potere secondo una strabordante logica di guerra. Questa impostazione compatta i popoli ed espelle violentemente i divergenti; solo per citare alcuni esempi: guerra ai migranti, esternalizzazione delle frontiere, necropolitica, esercizio della sovranità che produce morte, guerra sperimentata verso i poveri, DIASPO urbano, criminalizzazione della solidarietà, negazione del diritto alla casa, guerra contro il dissenso, violenza contro la natura, violenza economica, sociale, politica, coloniale (es Palestina e migranti), l’uso del diritto come strumento di coercizione. Questo processo si può datare all’inizio di questo millennio con un punto di accelerazione nel 2001 (in Italia con la repressione di Genova 2001, nel mondo con la guerra al terrorismo). Occorre tornare ad altre parole, ridefinire i limiti del potere economico e politico; a questo scopo sono fondamentali azioni resistenza a tutti i livelli per invertire il processo. Coniugare le forma di resistenza nei diversi campi di azione diventa il filo conduttore per gli interventi degli altri relatori. Carlo Mezzalama racconta che Friday for Future nasce nel 2019 per evidenziare la crisi climatica in quanto urgenza che impone la necessità di agire; il limite di aumento delle temperature di 1.5 gradi fissato negli accordi di Parigi per il 2030 è stato superato, sostituire le sorgenti fossili è sempre più urgente, ma chi si oppone a questa necessità è forte e potente. In questa azione sono fondamentali due principi guida: la nonviolenza come approccio strategico, perché occorre mettere in difficoltà il sistema fossile sfruttando le sue debolezze e la forza non è una di queste, ed un’abitudine al conflitto, sfruttando tutte le situazioni conflittuali che il sistema genera. Claudio Borsello descrive le attività di Ultima Generazione attraverso tra parole chiave: nonviolenza, repressione, resistenza. Nell’azione sociale la nonviolenza paga, soprattutto se accompagnata da una formazione specifica per affrontare le situazioni di tensione che le azioni di disobbedienza civile (blocchi stradali, azioni dimostrative ecc.) possono provocare. La repressione è selettiva in base alle caratteristiche dei singoli attivisti (età, condizione sociale, contesto); alcuni reati, come il blocco stradale, sono stati reintrodotti per contrastare queste forme di disobbedienza civile. Non sempre però le nuove regole sono applicabili a livello giudiziario: su 100 processi a carico di attivisti di Ultima Generazione ci sono state 80 assoluzioni e due condanne. I nuovi decreti sicurezza ci hanno costretto a cambiare le forme di azione e lanciare campagne contro le banche armate e l’industria bellica che è nella sua totalità il quarto produttore mondiale di CO2. Un’altra strategia è quella di costruire comunità locali formate e la formazione di organizzatori. Riccardo Olivieri porta due esempi di progetti resistenti dal basso, il collettivo informale Metamorfosi Pedagogiche, nato nel maggio 2026 all’interno del festival Altri Mondi, altri modi e l’impianto Sportivo autogestito Regaldi a Barriera di Milano. Il collettivo Metamorfosi Pedagogiche nasce dal desiderio di un gruppo di insegnanti di pensare una scuola che non sia un progettificio a partire da una domanda semplice: cos’è il benessere a scuola? Per rispondere a questa domanda e sognare una scuola differente bisogna uscire dalle aule ed attivare una comunità educante orizzontale in cui i ragazzi abbiano un ruolo attivo. L’impianto sportivo autogestito Regaldi a Barriera di Milano, quartiere complesso di Torino, consente di fare attività sportiva a basso costo costruendo, attraverso lo sport, relazioni possibili tra culture diverse; Olivieri cita l’esempio dell’almanacco Popolarissimo che raccoglie le squadre di calcio popolari che si riconoscono in una approccio antirazzista, antisessista ed antifascista; il successo dell’almanacco è stato così oltre le aspettative che è stato necessario definire una seconda edizione per includere le squadre escluse nella prima edizione. Nel suo intervento Olivieri racconta anche delle conseguenze dello sgombero del centro sociale Askatasuna e della militarizzazione del quartiere Vanchiglia, soffermandosi su alcuni aspetti surreali: ad esempio sull’operazione di polizia spropositata per sgomberare sei ragazzi e due gatti e sulle reazioni scomposte all’articolo Vanchiglia come Belfast apparso sul Guardian qualche mese fa; senza dimenticare la risposta oceanica allo sgombero vista nei cortei di dicembre e gennaio che hanno riunito un attivismo carsico imprevedibile ed imprevisto come era già successo nelle manifestazioni di ottobre per la Palestina. Luca Mastro Simone si chiede come un sociologo possa intervenire sul tema delle r-esistenze e se lo chiedono quotidianamente i colleghi del suo gruppo di lavoro coordinato dal professor Dario Padoan che studiano nello specifico le questioni legate a guerra e cambiamento climatico. Nel 2025 abbiamo raggiunto il record di spesa militare mondiale di 2887 miliardi di dollari con un incremento del 41% negli ultimi dieci anni, incremento trainato soprattutto dall’Europa che ha aumentato la propria spesa del 104% nello stesso periodo raggiungendo gli 860 miliardi di dollari, cifra molto vicina a quanto speso dagli Stati Uniti. Queste cifre, che sono inimmaginabili, incidono nella nostra vita quotidiana e lo vediamo nelle nostre ricerche sul campo. Il legame tra guerra ed ecologia è piuttosto stretto tanto che alcuni autori parlano di ecologia di guerra parallelamente all’economia di guerra come presupposto per rendere possibile le guerre vere e proprie. Eleonora Priori, ricercatrice precaria, considera l’Università uno spazio da difendere perché crea anticorpi per r-esistere a tutte le brutture di cui si è parlato.  Due anni fa è nata l’Assemblea Precaria Universitaria come reazione al taglio dei fondi per l’università del 15% con una perdita di più di 20.000 posizioni (mille a Torino) e questi fondi sono stati spostati al riarmo, a dimostrazione ulteriore del legame tra destrutturazione del welfare ed aumento delle spese militari. L’assemblea nasce anche per opporsi all’atomizzazione e alla competizione esasperata dell’ambiente universitario e si avvale di tre pratiche di operative: ·         Definire un’idea di sciopero adatto all’ambiente universitario ·         Costruire un osservatorio sulla precarietà, recuperando ed organizzando i dati ·         Organizzare l’evento L’università che vogliamo il 15 ottobre prossimo Eirenefest Torino – Festival della Nonviolenza e della Resistenza Civile è una delle iniziative della quarta edizione della Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza. Gli interventi dei vari relatori sono stati molto sintetizzati per esigenze editoriali. Si invita a vedere il video della conferenza per una descrizione più dettagliata. Giorgio Mancuso
October 6, 2026
Pressenza