
Data center … eppur si muove! Presidio a Milano
Pressenza - Monday, October 12, 2026Una giornata significativa quella di sabato 10 ottobre. Ben due manifestazioni indette a livello nazionale hanno visto la partecipazione di migliaia di persone a Milano: quella in Piazza della Scala, per dire Stop alla realizzazione sconsiderata di Data Center sul territorio nazionale, in particolare su quello lombardo e milanese e la manifestazione per la giornata mondiale di mobilitazione per la Palestina.
In una piazza gremita come in poche altre occasioni, si sono ritrovati cittadini richiamati e sollecitati dai numerosi comitati che si sono costituiti in questi ultimi mesi intorno all’emergenza conclamata relativa alla costruzione di mega Data Center; alcuni dei quali si stanno per realizzare, altri sono in procinto e numerosi sono in fase di valutazione da parte delle amministrazioni comunali.
Circa sei mesi fa, grazie a un gruppo di cittadini particolarmente attivi, un mega vaso di Pandora si è scoperchiato, lasciando intravedere quello che ha allarmato gli abitanti dei vari Comuni: la scoperta della costruzione, sui loro territori, di enormi infrastrutture di calcolo, parchi di generatori di emergenza funzionanti a gasolio, giganteschi sistemi di raffreddamento ad aria o ad acqua, consumo sconsiderato di suolo anche agricolo, costruzione di mega centrali elettriche per il funzionamento di questi colossi energivori. Tutto senza che le amministrazioni comunali abbiano sentito la necessità di consultare la cittadinanza, grazie a una legge approvata alla Camera in febbraio con soli 6 astenuti e in corso di esame al Senato. Alla Regione Lombardia è stata approvata lo scorso maggio, con il voto contrario del Movimento 5 Stelle e di altri esponenti dell’opposizione.
Nessuna regolamentazione, ma solo la nefasta classificazione a infrastrutture di interesse strategico nazionale che ha aperto la strada al manifestarsi di una giungla di richieste alle amministrazioni e autorizzazioni anche in aree di Comuni confinanti, senza alcuna attenzione alla creazione di isole di calore e alla sovrapposizione di impianti altamente inquinanti. La legge ha infatti offerto la possibilità alle amministrazioni comunali di svendere i propri territori e i reali interessi dei cittadini alle big tech, velocizzando i tempi di insediamento anche senza le necessarie e puntuali verifiche di impatto ambientale, sociale e sanitario.
Questa manifestazione di piazza ha fatto seguito al convegno regionale organizzato a Milano il 26 settembre, sempre dalla rete dei comitati cittadini STOP DATA CENTER. Il video del convegno fa comprendere le dimensioni del problema che abbiamo davanti. Al convegno sono intervenuti tecnici altamente qualificati, sono stati presentati dati incontestabili e portate esperienze circostanziate.
Al presidio del 10 ottobre in Piazza Scala, oltre a diversi dei soggetti già intervenuti al convegno, erano presenti comitati di molti Comuni dell’hinterland milanese (Rho, Bollate, Trezzano, Cornaredo, Lacchiarella…), insieme a comitati provenienti da altre provincie quali Siziano, Certosa etc… Ciascuna di queste realtà ha portato lo stato di fatto dei propri territori, gli stati di avanzamento dei progetti e la diffusa sensazione di essere più o meno ovunque scavalcati dalle amministrazioni che non sembrano considerare gli impatti dei data center sulla popolazione e vedono principalmente, nei cospicui oneri che possono derivarne, la possibilità di soddisfare esigenze della comunità relative a servizi che diversamente non riuscirebbero a soddisfare. Il classico cane che si morde la coda, dove non spicca certo il coraggio di opporsi e quello di affrontare con decisione una politica a livello nazionale che genera solo guerre fra poveri.
Purtroppo gioca in tutto questo anche una discreta ignoranza di quello che è il rovescio della medaglia, ignoranza che la rete sta provando a colmare non solo presso le amministrazioni comunali, ma anche tra i cittadini che si stanno sensibilizzando e mobilitando come non succedeva da tempo.
Alcune delle principali figure di questo movimento sono Enrico Duranti di Lacchiarella (dove è previsto uno dei maggiori e impattanti impianti di data center in Italia e in Europa), attivista che fra i primi, circa sei mesi fa, ha mosso la sensibilità sul tema attraverso una ricerca certosina di dati, Pietro Cataldi, consigliere comunale di minoranza di Zibido San Giacomo (Comune limitrofo), Sergio Manera, fisico e ricercatore dell’Università di Pavia, il Prof. Marco Mazzotti del Politecnico di Zurigo e numerosi altri. Partendo dalla consapevolezza di non essere salvaguardati e ascoltati dalle istituzioni, si sono rivolti ai cittadini sensibili; questi hanno risposto costituendosi in comitati che si scambiano dati, conoscenze, buone pratiche e assumendo un ruolo che spetterebbe agli amministratori pubblici a questo delegati. Ma ormai è chiaro che queste deleghe sono necessariamente da riprendere in mano.
Il lavoro infaticabile di tutti questi soggetti ha prodotto una moratoria (https://drive.google.com/file/d/1TiV2kTbfJXbmn_1SQt7VUNmwa2PEg2cL/edit), che sarà a breve oggetto di una massiccia raccolta di firme con l’obbiettivo di mettere in discussione l’attuale modello di sviluppo tecnologico e dei suoi impatti, sospendere ogni lavoro e autorizzazione in attesa di un Piano nazionale che stabilisca quali siano i reali bisogni di nuove infrastrutture e quale sia l’impatto che queste hanno sinergicamente sul territorio.
Più volte è stato ribadito che non si tratta di una battaglia ideologica contro la tecnologia e l’intelligenza artificiale, ma di una necessaria valutazione dei rischi e dei benefici, degli interessi, dei reali bisogni, degli impatti e della sicurezza dei territori.
Dato l’enorme consumo di energia di questi impianti è già stata ipotizzata e paventata la possibilità di affiancare piccole centrali nucleari.
Sembra di assistere, come è stato detto, a una corsa all’oro dove, a quanto pare ai cittadini è stato riservato il ruolo dei nativi americani.
Dalla piazza è salito un invito forte a stare uniti di fronte a questi colossi. Si è percepita la sensazione confortante che di qui non si passerà!





