Data center … eppur si muove! Presidio a Milano
Una giornata significativa quella di sabato 10 ottobre. Ben due manifestazioni
indette a livello nazionale hanno visto la partecipazione di migliaia di persone
a Milano: quella in Piazza della Scala, per dire Stop alla realizzazione
sconsiderata di Data Center sul territorio nazionale, in particolare su quello
lombardo e milanese e la manifestazione per la giornata mondiale di
mobilitazione per la Palestina.
In una piazza gremita come in poche altre occasioni, si sono ritrovati cittadini
richiamati e sollecitati dai numerosi comitati che si sono costituiti in questi
ultimi mesi intorno all’emergenza conclamata relativa alla costruzione di mega
Data Center; alcuni dei quali si stanno per realizzare, altri sono in procinto e
numerosi sono in fase di valutazione da parte delle amministrazioni comunali.
Circa sei mesi fa, grazie a un gruppo di cittadini particolarmente attivi, un
mega vaso di Pandora si è scoperchiato, lasciando intravedere quello che ha
allarmato gli abitanti dei vari Comuni: la scoperta della costruzione, sui loro
territori, di enormi infrastrutture di calcolo, parchi di generatori di
emergenza funzionanti a gasolio, giganteschi sistemi di raffreddamento ad aria o
ad acqua, consumo sconsiderato di suolo anche agricolo, costruzione di mega
centrali elettriche per il funzionamento di questi colossi energivori. Tutto
senza che le amministrazioni comunali abbiano sentito la necessità di consultare
la cittadinanza, grazie a una legge approvata alla Camera in febbraio con soli 6
astenuti e in corso di esame al Senato. Alla Regione Lombardia è stata approvata
lo scorso maggio, con il voto contrario del Movimento 5 Stelle e di altri
esponenti dell’opposizione.
Nessuna regolamentazione, ma solo la nefasta classificazione a infrastrutture di
interesse strategico nazionale che ha aperto la strada al manifestarsi di una
giungla di richieste alle amministrazioni e autorizzazioni anche in aree di
Comuni confinanti, senza alcuna attenzione alla creazione di isole di calore e
alla sovrapposizione di impianti altamente inquinanti. La legge ha infatti
offerto la possibilità alle amministrazioni comunali di svendere i propri
territori e i reali interessi dei cittadini alle big tech, velocizzando i tempi
di insediamento anche senza le necessarie e puntuali verifiche di impatto
ambientale, sociale e sanitario.
Questa manifestazione di piazza ha fatto seguito al convegno regionale
organizzato a Milano il 26 settembre, sempre dalla rete dei comitati cittadini
STOP DATA CENTER. Il video del convegno fa comprendere le dimensioni del
problema che abbiamo davanti. Al convegno sono intervenuti tecnici altamente
qualificati, sono stati presentati dati incontestabili e portate esperienze
circostanziate.
Al presidio del 10 ottobre in Piazza Scala, oltre a diversi dei soggetti già
intervenuti al convegno, erano presenti comitati di molti Comuni dell’hinterland
milanese (Rho, Bollate, Trezzano, Cornaredo, Lacchiarella…), insieme a comitati
provenienti da altre provincie quali Siziano, Certosa etc… Ciascuna di queste
realtà ha portato lo stato di fatto dei propri territori, gli stati di
avanzamento dei progetti e la diffusa sensazione di essere più o meno ovunque
scavalcati dalle amministrazioni che non sembrano considerare gli impatti dei
data center sulla popolazione e vedono principalmente, nei cospicui oneri che
possono derivarne, la possibilità di soddisfare esigenze della comunità relative
a servizi che diversamente non riuscirebbero a soddisfare. Il classico cane che
si morde la coda, dove non spicca certo il coraggio di opporsi e quello di
affrontare con decisione una politica a livello nazionale che genera solo guerre
fra poveri.
Purtroppo gioca in tutto questo anche una discreta ignoranza di quello che è il
rovescio della medaglia, ignoranza che la rete sta provando a colmare non solo
presso le amministrazioni comunali, ma anche tra i cittadini che si stanno
sensibilizzando e mobilitando come non succedeva da tempo.
Alcune delle principali figure di questo movimento sono Enrico Duranti di
Lacchiarella (dove è previsto uno dei maggiori e impattanti impianti di data
center in Italia e in Europa), attivista che fra i primi, circa sei mesi fa, ha
mosso la sensibilità sul tema attraverso una ricerca certosina di dati, Pietro
Cataldi, consigliere comunale di minoranza di Zibido San Giacomo (Comune
limitrofo), Sergio Manera, fisico e ricercatore dell’Università di Pavia, il
Prof. Marco Mazzotti del Politecnico di Zurigo e numerosi altri. Partendo dalla
consapevolezza di non essere salvaguardati e ascoltati dalle istituzioni, si
sono rivolti ai cittadini sensibili; questi hanno risposto costituendosi in
comitati che si scambiano dati, conoscenze, buone pratiche e assumendo un ruolo
che spetterebbe agli amministratori pubblici a questo delegati. Ma ormai è
chiaro che queste deleghe sono necessariamente da riprendere in mano.
Il lavoro infaticabile di tutti questi soggetti ha prodotto una moratoria
(https://drive.google.com/file/d/1TiV2kTbfJXbmn_1SQt7VUNmwa2PEg2cL/edit), che
sarà a breve oggetto di una massiccia raccolta di firme con l’obbiettivo di
mettere in discussione l’attuale modello di sviluppo tecnologico e dei suoi
impatti, sospendere ogni lavoro e autorizzazione in attesa di un Piano nazionale
che stabilisca quali siano i reali bisogni di nuove infrastrutture e quale sia
l’impatto che queste hanno sinergicamente sul territorio.
Più volte è stato ribadito che non si tratta di una battaglia ideologica contro
la tecnologia e l’intelligenza artificiale, ma di una necessaria valutazione dei
rischi e dei benefici, degli interessi, dei reali bisogni, degli impatti e della
sicurezza dei territori.
Dato l’enorme consumo di energia di questi impianti è già stata ipotizzata e
paventata la possibilità di affiancare piccole centrali nucleari.
Sembra di assistere, come è stato detto, a una corsa all’oro dove, a quanto pare
ai cittadini è stato riservato il ruolo dei nativi americani.
Dalla piazza è salito un invito forte a stare uniti di fronte a questi colossi.
Si è percepita la sensazione confortante che di qui non si passerà!
Loretta Cremasco