22 luglio 2026 – Ci siamo stati, nonostante tutto, e ci saremoCi siamo stati, nonostante tutto. Ci siamo stati, nonostante le mille furbizie
ed i colpi di
mano che un governo, incurante della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale
e – ancor di più – della vita dei e delle cittadini/e di questo Paese, ha
inferto alla Repubblica. Un tempo c’era il “prima gli italiani”; ora la parola
d’ordine della destra è prima i veneti, i liguri, i piemontesi e i lombardi
(ricchi). Dopo – come sempre – i fanalini di coda del (loro) interesse,
nonostante i proclami: i meridionali e le classi popolari.
Con una visione proprietaria del Paese e delle istituzioni e pur di mantenere
parallelamente in piedi il percorso della legge elettorale e dell’approvazione
delle Intese preliminari stipulate tra Veneto, Liguria, Lombardia e Piemonte e
Governo, in tempi contingentatissimi e bloccando – con un uso spregiudicato dei
regolamenti parlamentari – qualsiasi reazione dell’opposizione, sono state
approvate anche alla Camera le Risoluzioni per consegnare alla potestà
legislativa di quelle Regioni professioni, previdenza complementare, protezione
civile e sanità.
Ci siamo stati a Roma e a Milano (dove si è manifestato sotto il Palazzo della
Regione),
nonostante le temperature infernali; ci siamo stati, nonostante la data – il 21
luglio – equivalga a vacanze. Il presidio che si è tenuto a Roma tra piazza
Capranica e piazza Montecitorio ha avuto il significato di questa resistenza,
che dura da 8 anni: un no alla prevaricazione, alla violenza istituzionale,
all’indifferenza nei confronti non solo della sentenza della Corte
Costituzionale, ma – al tempo stesso – degli innumerevoli pronunciamenti – tra
cui Ufficio Parlamentare di Bilancio, Banca di Italia, CGIL, Gimbe, Svimez e
molti altri qualificatissimi esperti, costituzionalisti ed economisti, oltre,
naturalmente, a noi dei Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata –
che hanno dimostrato – dati, calcoli, ragionamenti, leggi alla mano – che
l’approvazione delle Intese preliminari porterà ad un peggioramento delle
condizioni dei più, alla perdita dell’uguaglianza dei diritti e alla distruzione
dell’unità della Repubblica: la “secessione dei ricchi”, come l’ha chiamata nel
2018, all’inizio di questa storia – triste e scandalosa – Gianfranco Viesti.
Loro, le destre al governo, non hanno necessità di dimostrare niente, usano il
potere per randellare la Costituzione come fa il ministro Calderoli che in Aula,
il 20 luglio si è spinto a giustificare il suo secessionismo puro, sciorinando
tutto il repertorio, dalla questione settentrionale al residuo fiscale, dal
Titolo V voluto dalle ‘sinistre’ ai paragoni sprezzanti tra il Veneto e la
Campania.
Per chi si candida a governare il Paese nella prossima legislatura, il nostro
auspicio e la nostra nell’opposizione. Il presidio di Roma è stato attraversato
dagli interventi di parlamentari del M5S, PD e AVS: davanti ad una situazione
così drammatica, è necessario dialogare tra piazza e istituzioni. Proprio per
questo, i Comitati plaudono alle dichiarazioni dei presidenti delle Regioni
Puglia e Campania, che hanno annunciato il ricorso alla Consulta; invitano –
fiduciosi nel presidente De Pascale, con cui già da tempo dialogano
fruttuosamente – il presidente stesso e la Regione Emilia-Romagna ad unirsi ad
esse, così come le altre Regioni governate da Pd e M5S.
Alla prepotenza, all’aggressività, all’arbitrio si può rispondere con un’unica
voce, convergente nei principi della Carta Costituzionale. Dei quali la
maggioranza, in questa come in altre occasioni, sta facendo carta straccia.
Ma noi ci siamo stati e ci saremo.
Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei
diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Milano chiama Roma: interviste dai presidi – 21 luglio 2026