Tag - Tecnologia

#02 Apocalypse Prompt | Il futuro è solo una storia che raccontiamo a noi stessi – di Alessandro Verna
Un nuovo appuntamento, il numero #2, con il diario di auto-analisi di Alessandro Verna che sta uscendo a puntate su Effimera. Il progetto esplora le profonde trasformazioni nella soggettività e nel lavoro cognitivo generate dall'interazione quotidiana e dalla dipendenza dall'Intelligenza Artificiale generativa.In questo episodio, il protagonista si confronta con le differenze tra le soluzioni umane e [...]
July 20, 2026
Effimera
#01 Apocalypse Prompt | L’inno di lode di un uomo si trasformò nelle maledizioni di altri uomini – di Alessandro Verna
Ed eccoci al nostro appuntamento settimanale con la serie scritta da Alessandro Verna, Apocalypse Prompt, che si propone di scandagliare, passo dopo passo, le trasformazioni della soggettività e del lavoro nel rapporto con l'AI. Un diario in presa diretta, un'auto-inchiesta, un'indagine sui fatti e sui sintomi che si generano nell'inedita interazione tra essere umano [...]
July 13, 2026
Effimera
Quando i dati spariscono: l’opacità dell’editoria sotto la lente degli strumenti open
Un’analisi pubblicata nel 2025 sulla diminuzione della copertura dei metadati di affiliazione nell’infrastruttura aperta OpenAlex, basata su oltre 13 milioni di articoli pubblicati da grandi editori commerciali tra il 2018 e il 2025, conclude che il fenomeno è “probabilmente” dovuto al fatto che alcuni editori non hanno fornito a Crossref metadati di affiliazione sufficienti e vengono citati esplicitamente editori come Elsevier e Springer Nature. Tradotto: non basta dire che “mancano i dati”; bisogna ammettere che spesso qualcuno ha scelto di non depositarli in modo completo. Il problema, allora, non è semplicemente che “OpenAlex ha buchi”. Il problema è che una parte rilevante dell’ecosistema editoriale internazionale continua a beneficiare dell’uso pubblico dei risultati della ricerca senza restituire al pubblico metadati completi, aggiornati e interoperabili. E quando gli strumenti aperti fanno emergere questa carenza, il bersaglio polemico diventa il tool che la mostra, non l’attore che la produce. È il solito gioco: privatizzare il controllo dell’informazione e socializzare i costi dell’opacità. Se oggi si prova a costruire una lettura critica della comunicazione scientifica usando infrastrutture aperte, ci si imbatte subito in due strumenti interessanti: Journal Trends e Author Trends di cui si parla anche in un recente articolo su Nature. Il primo è un tool che visualizza, per una rivista, l’andamento delle pubblicazioni nel tempo, le distribuzioni per paese, istituzione e autore, e aggiunge segnali di integrità come i flag del Problematic Paper Screener (PPS) e lo stato di indicizzazione o delisting in Scopus. Il secondo fa qualcosa di analogo sul versante dei singoli ricercatori: mostra statistiche di pubblicazione anno per anno, citazioni, collaborazioni, geografia, temi, retractions e altri segnali di rischio, sempre a partire da dati aperti (OpenAlex). Entrambi si presentano, correttamente, come strumenti di visualizzazione e analisi costruiti su dati aperti, non come oracoli infallibili. Ed è proprio qui che comincia il problema vero. Perché quando questi strumenti mostrano buchi, coperture incomplete o metadati mancanti, la reazione più comune è sempre la stessa: “vedete? gli strumenti aperti non sono affidabili”. Il punto, però, non è solo che il dato manca. Il punto è capire perché manca. Su questo la letteratura recente è molto meno indulgente di quanto non siano molti commentatori. Un’analisi pubblicata nel 2025 sulla diminuzione della copertura dei metadati di affiliazione in OpenAlex, basata su oltre 13 milioni di articoli pubblicati da grandi editori commerciali tra il 2018 e il 2025, conclude che il fenomeno è “probabilmente” dovuto al fatto che alcuni editori non hanno fornito a Crossref metadati di affiliazione sufficienti, pur segnalando anche possibili problemi tecnici nella transizione a una nuova versione di OpenAlex. Nel testo vengono citati esplicitamente editori come Elsevier e Springer Nature. Dunque: non solo limiti dell’infrastruttura aperta, ma anche — e in modo rilevante — limiti nella condivisione a monte dei metadati da parte degli editori. Questo punto è essenziale, perché ribalta una narrazione diventata quasi automatica. Gli editori raccolgono informazioni sulle affiliazioni, sugli autori, sui finanziamenti, sulle versioni, sui DOI e sugli apparati editoriali nei loro flussi di submission e produzione. Eppure, quando si tratta di restituire queste informazioni in forma aperta, interoperabile e riutilizzabile, la completezza evapora. Non sempre, certo. Non allo stesso modo per tutti. Ma abbastanza spesso da produrre effetti strutturali sui sistemi che poi quei metadati dovrebbero usare per il monitoraggio, la valutazione e l’analisi. Uno studio del 2026 su PLOS One osserva che è ampiamente noto come molti editori rendano disponibili alcuni metadati ma non altri, e mostra che editori che usano lo stesso sistema di submission possono avere livelli di completezza molto diversi: segno che il problema non è soltanto tecnologico e che “sono in gioco anche altre considerazioni”. Tradotto: non basta dire che “mancano i dati”; bisogna ammettere che spesso qualcuno ha scelto di non depositarli in modo completo. A rendere il quadro ancora più istruttivo è la posizione di Crossref* stessa. Nella documentazione ufficiale, Crossref ricorda ai propri membri che far parte della comunità significa condividere i metadati con il mondo della ricerca, che i record devono essere mantenuti “clean, complete and up-to-date”, che è possibile correggere omissioni o errori e che non ci sono costi per aggiornare i metadati dopo la registrazione iniziale (basta volerlo). Raccomanda inoltre di depositare metadati ricchi e di completare anche i record retrospettivi. Insomma: la scusa dell’inevitabilità tecnica regge poco. Se i metadati mancano, non è perché il sistema aperto non li vuole; molto spesso è perché chi controlla i contenuti non li ha depositati, non li ha aggiornati o non li ha resi disponibili in forma adeguata. La stessa documentazione di OpenAlex è sorprendentemente esplicita. Quando un’istituzione non trova le proprie pubblicazioni correttamente collegate, OpenAlex indica tra le cause più comuni il fatto che i metadati di affiliazione nel record dell’opera siano inaccurati o incompleti, e suggerisce di farlo presente all’editore, che potrebbe dover aggiornare i record registrati presso un’agenzia DOI come Crossref. È un’ammissione importante: il problema dei metadati mancanti non nasce nel momento in cui OpenAlex li usa, ma in quello in cui la filiera editoriale li deposita male, parzialmente o non li deposita affatto. A questo punto diventa più chiaro anche il valore reale di Journal Trends e Author Trends. Non sono interessanti soltanto perché producono grafici eleganti o aggiungono segnali di integrità. Sono interessanti perché rendono visibile il non detto. Journal Trends mostra che una rivista può avere una quantità significativa di articoli per cui i dati geografici sono assenti, e proprio per questo ha introdotto una categoria “unknown” per evitare che il grafico simuli una copertura completa che non esiste. Author Trends, dal canto suo, visualizza per i ricercatori non solo citazioni e collaborazioni, ma anche retractions, segnali provenienti dal Problematic Paper Screener e pubblicazioni in riviste dismesse da Scopus, presentandosi come un tool beta che dipende dai dati di OpenAlex e che mette in guardia sugli errori di attribuzione dei profili. In entrambi i casi il merito non è l’illusione della perfezione, ma la trasparenza sull’imperfezione. Ed è proprio questa trasparenza a risultare scomoda. Perché per anni il sistema della valutazione ha tollerato, e spesso interiorizzato, l’idea che i database commerciali fossero una sorta di natura fatta sistema: opachi, costosi, poco contestabili, ma considerati affidabili per definizione. Le infrastrutture aperte come OpenAlex spezzano questo automatismo non perché siano magicamente prive di problemi, ma perché espongono i problemi alla vista. Uno studio del 2024 su otto banche dati accademiche aperte rileva che i database di terza parte, tra cui OpenAlex, hanno in generale più metadati e una maggiore completezza rispetto ai motori accademici, ma soffrono anche di perdite di informazione dovute all’integrazione di fonti diverse. Questo non è un argomento contro l’open; è un argomento contro la favola secondo cui si possa fare valutazione seria ignorando come i dati vengono prodotti, depositati e trasformati. Il problema, allora, non è semplicemente che “OpenAlex ha buchi”. Il problema è che una parte rilevante dell’ecosistema editoriale internazionale continua a beneficiare dell’uso pubblico dei risultati della ricerca senza restituire al pubblico metadati completi, aggiornati e interoperabili. E quando gli strumenti aperti fanno emergere questa carenza, il bersaglio polemico diventa il tool che la mostra, non l’attore che la produce. È il solito gioco: privatizzare il controllo dell’informazione e socializzare i costi dell’opacità. Bisognerebbe dirlo con chiarezza: l’assenza di metadati non è una fatalità naturale del mondo aperto; è spesso il prodotto di una scelta, di una trascuratezza o di una gerarchia di interessi dentro la filiera editoriale. Journal Trends e Author Trends non risolvono questo problema. Ma hanno almeno il merito di renderlo finalmente visibile. E in un sistema abituato a chiamare “qualità” ciò che in realtà è solo opacità ben confezionata, non è poco * Crossref è un’infrastruttura no‑profit che raccoglie e collega i metadati delle pubblicazioni scientifiche e assegna i DOI per renderle identificabili, citabili e interoperabili
July 3, 2026
ROARS
Gazaweb ed appuntamenti tech di giugno
HOD23giugno Gazaweb: per sostenere il progetto: https://aiutagazaweb.vado.li/ per gli aggiornamenti: https://gazaweb.noblogs.org/ Sito completo https://www.acs-ong.it/gazaweb/ Appuntamenti: 23 giugno, martedì: vag61 La talpa, visioni sotterranee 24 giugno, mercoledì: circolo anarchico Berneri, hackoglienza dalle 21:00 27 giugno, sabato: fare design transfemminista 10:30-18:30 CDD via del piombo 7 https://women.it/agenda/design-transfemminista/ 30 giuno, martedì ofpcina alla casa del mondo! https://ofpcina.net Trovi più info nei rispettivi siti web e su balotta.org
June 24, 2026
hack or die
Israele ha chiesto a Facebook di censurare i contenuti relativi alla guerra contro l’Iran
I documenti aziendali esaminati da The Intercept mostrano che Israele ha sollecitato Facebook e Instagram a rimuovere i post a sostegno dell’Iran. Dai registri aziendali emerge che Israele ha chiesto a Meta di rimuovere da Facebook e Instagram i post che esprimevano sostegno all’Iran, opposizione a Israele e persino immagini […] L'articolo Israele ha chiesto a Facebook di censurare i contenuti relativi alla guerra contro l’Iran su Contropiano.
June 23, 2026
Contropiano
[Le Dita nella Presa] Chi ci mette le mani dentro e chi chiude le porte (1/5: Puntata completa)
In questa puntata abbiamo parlato dell'hackmeeting appena concluso, con alcune interviste registrate a caldo. Abbiamo proseguito con le vicissitudini di OpenAI e delle altre grandi imprese produttrici di Intelligenza Artificiale generativa. Infine abbiamo cercato di capire le motivazioni che sottostanno all'ennesima chiusura di spazi degli utenti e degli sviluppatori messa in atto da Google nel meccanismo di distribuzione delle app negli smartphone Android. Il 12, 13, 14 giugno si è tenuto a Firenze la 29a edizione di Hackmeeting, l'incontro annuale delle comunità che si pongono in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo delle tecnologie all’interno della nostra società. Abbiamo raccontato il clima che si è respirato durante i 3 giorni e dato conto di alcuni laboratori e seminari anche con l'aiuto delle interviste registrate al Centro Sociale Next Emerson. Cosa unisce Bernie Senders e Sam Altman (CEO di Open AI)? Entrambi vogliono che il governo USA partecipi agli utili di OpenAI. Ma quali utili? Guardiamo il bilancio del 2025 dell'azienda di Altman che è in perdita di circa 35 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto allo scorso anno. Non sarà che i signori dell'AI stanno preparando il terreno per sfuggire al proprio fallimento finanziario? Riprendiamo, visto l'avvicinarsi della scadenza, la notizia dell'imposizione di Google a tutti gli sviluppatori di App per Android di registrarsi presso l'azienda di Mountain View. Quali sono le ragioni apparenti e quali quelle nascoste che hanno indotto l'azienda ad imporre questa misura? Parliamo anche delle forme di resistenza, come quella messa in campo da KeepAndroidOpen.    In extremis un aggiornamento sulla situazione dei nuovi data-center e della legge regionale in Lombardia.        
June 21, 2026
Radio Onda Rossa
Vertenza ACI Informatica
Uno spazio di approfondimento sulla vertenza di ACI Informatica, esemplare esperienza di lotta e autorganizzazione sotto attacco del governo in accordo con CGIL-CISL-UIL sia nelle categorie metalmeccaniche che dei trasporti.
June 20, 2026
Radio Onda Rossa
Presentato ad Hackmeeting il primo GaSH a Gaza
Uno dei molti e interessanti laboratori e seminari dell’Hackmeeting annuale è stato la presentazione in diretta da Gaza city e Khan Younis dei GaSH! (Gazaweb Social Hub). Erano collegati in diretta persone che hanno costruito i due centri. E’ stato molto emozionante il dialogo tra due comunità, quella di Hackmeeting e quella dei Gazawi che resistono e ricostruiscono le proprie strutture e la propria vita. I Gazaweb Social Hub (GASH) sono due centri siti nei pressi delle università di Gaza City e a Khan Younis. Il contesto è devastato: infrastrutture accademiche e reti di comunicazione distrutte, migliaia di studenti senza internet né spazi per studiare. Dopo l’intervento di emergenza degli “Alberi della rete” che hanno mostrato che la connettività è vita – per l’educazione, per gli aiuti, per i legami familiari ora l’obiettivo è restituire accesso stabile allo studio e alla comunicazione. I GASH vogliono essere ambienti sicuri, connessione stabile per lezioni online ed esami, gestiti da tecnici e tecniche locali. Perché gli studenti sono il cuore della ricostruzione culturale e professionale del paese. * Per contribuire a rendere sostenibili nel tempo i due centri puoi sottoscrivere per Gazaweb * Per rimanere aggiornato sulle sorti del progetto puoi seguire il sito di Gazaweb ospitato dal collettivo Autistici/Inventati Qui il video dell’inaugurazione del centro di Khan Younis.
June 13, 2026
Gazaweb
ROR - Hackmeeting 2026 a Firenze, dal 12 al 14 giugno.
L’hackmeeting è l’incontro (o in breve, hackit) annuale delle controculture digitali italiane, di quelle comunità che si pongono in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo delle tecnologie all’interno della nostra società. Ma non solo, molto di più. Lo sussurriamo nel tuo orecchio e soltanto nel tuo, non devi dirlo a nessuno: l’hackit è solo per hackers, ovvero per chi vuole gestirsi la vita come preferisce e sa s/battersi per farlo. Anche se non ha mai visto un computer in vita sua. Tre giorni di seminari, giochi, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo, per analizzare assieme le tecnologie che utilizziamo quotidianamente, come cambiano e che stravolgimenti inducono sulle nostre vite reali e virtuali, quale ruolo possiamo rivestire nell’indirizzare questo cambiamento per liberarlo dal controllo di chi vuole monopolizzarne lo sviluppo, sgretolando i tessuti sociali e relegandoci in spazi virtuali sempre più stretti. L’evento è totalmente autogestito: non esiste chi organizza o fruisce, esiste solo chi partecipa. Leggi qui per capire cosa ti puoi aspettare; clicca qui per sapere come raggiungerci.
June 9, 2026
Radio Onda Rossa
Magnifica Humanitas, un enciclica che forse vale la pena leggere
«Il rischio non è solo che alcune tecnologie siano usate male, ma che il paradigma tecnocratico in cui siamo immersi faccia sembrare giusta e normale una visione antiumana, secondo cui la pienezza della vita consisterebbe nell’avere di più, nel ridurre la fragilità, eliminare l’imprevisto, controllare ogni cosa.» — Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 112   Quando è stato eletto Papa Leone XIV subito mi è salito lo sconforto. Dopo il papato innovatore e lungimirante di Papa Francesco (un nome un programma), vedere un pontefice che scegli come nome papale “Leone” mi fatto fare un salto nel passato: un passato abbastanza controverso e discusso come quello della Chiesa pre-Concilio Vaticano II che evoca gli antri più oscuri e reazionari della Chiesa di Roma. Scegliere il nome di “Leone” è stato percepito come un riferimento all’enciclica ‘Rerum Novarum’ (1) di Leone XIII che, per quanto fosse stato il fondatore della moderna Dottrina Sociale della Chiesa, è stato il papa che ha ammonito la classe operaia e le “idee di rivoluzione” durante il biennio rosso (1918-1920), contribuendo a dividere la stessa classe lavoratrice martoriata. La stessa enciclica, infatti, ispirò le “leghe bianche”, i primi sindacati e cooperative di ispirazione cattolica nati per difendere i lavoratori su basi di collaborazione di classe e giustizia, anziché di lotta rivoluzionaria, provocando una scissione nelle “leghe rosse” di stampo socialista e quindi un suo indebolimento. Insomma un’evidente marcia indietro rispetto a Francesco che è stato tra i maggiori esponenti della Teologia del Pueblo ed è stato influenzato dai grandi della Teologia della Liberazione (Gustavo Gutierrez, Oscar Romero, Evaristo Ars, Leonardo Boff, Frei Betto, Ernesto Cardenal…). Il fatto di aver reintrodotto la mozzetta rossa durante l’incoronazione papale e durante gli eventi (assolutamente mai usata da Francesco), che ha scelto collana ed anello d’oro come Ratzinger piuttosto che un argento sobrio alla Francesco, mi ha portato a pensare di essere di fronte ad un papa come Woityla: papa giovane eletto dalle gerarchie vaticane per durare. In un anno di pontificato, oltre allo slogan lanciato durante la nomina – “pace disarmata e disarmante” – non ci sono state delle forti prese di posizione a tal punto da rompere lo schermo mediatico, come invece era successo con Francesco (con cui purtroppo è inevitabile il paragone). Silenti sono state le sue condanne in questo anno sulle persecuzioni dei cristiani ortodossi russofoni in Ucraina, sulle morti dei cristiani in Iran per mano delle bombe USA e israeliane, e sulle persecuzioni e le morti dei cristiani arabi palestinesi a Gaza e Cisgiordania. Ho iniziato a ricredermi sulla personalità di Prevost, dopo l’interessante ed innovativa – sulle tracce del predecessore – esortazione apostolica ed “umanistica” dal titolo Dilexi te sull’ “amore verso i poveri”. Poi, quando Donald Trump senza freni si è scagliato contro Leone XIV, il primo papa nordamericano della storia, lui ha replicato con parresia e fermezza disarmante: «I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire». Leone XIV parla dei «masters of war», come nella canzone di Bob Dylan, quelli che nel mondo «fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare». Ed ha aggiunto: «Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni(«a handful of tyrants») ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!». Ora arriva Magnifica Humanitas, la sua prima enciclica da papa che tratta della “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Che dire: vale la pena leggerla! Sebbene abbia posizioni molto più critiche nei confronti dell’IA e dello sviluppo ipertecnologico, credo che l’enciclica di Papa Leone XIV sia un ottimo strumento per aprire il dibattito, per sfondare il muro dell’indifferenza nei confronti degli impatti di questi nuovi strumenti, per rompere al muro dell’ormai incriticabile azione tecno-scientifica; per “alfabetizzare” al dibattito chi ancora non è alfabetizzato. Sebbene possa peccare di tecnottimismo, Magnifca Humanitas fa un’analisi completa del fenomeno dell’intelligenza artificiale, dei rapporti di forza che la determinano e dell’implicazione etiche ed umane di una tecnologia simile. Non è labile e lassista, ma un’analisi cosciente, seria e consapevole di cosa sta analizzando che parte da una cognizione di causa. Interessante è stato il commento a caldo su Facebook della filosofa e storica italiana Ida Dominijanni sulla recente enciclica che riporto di seguito: “Stanotte ho letto l’enciclica di papa Leone. Disordine mondiale, cultura della guerra, progresso tecnologico irresponsabile, disuguaglianze sistemiche, neocolonialismo estrattivo. Non si tratta solo (solo?) di AI: c’è tutto, ma proprio tutto, quello che serve per una contro-narrazione del presente. La scelta di Prevost si conferma una scelta politica nel senso più alto del termine, da parte dell’unica istituzione sovranazionale rimasta nelle macerie del diritto internazionale, ovvero la Chiesa cattolica. Che da un lato si installa come massima autorità culturale e morale nel vuoto di autorità della politica, dall’altro fa la sua mossa egemonica nei confronti delle altre religioni. E punta con grande intelligenza a spaccare il fronte dell’accelerazionismo tecnologico e del trumpismo puntando non sul rifiuto o la maledizione ma sull’umanizzazione della AI. Il mondo intero ha adesso a disposizione questa politicissima contronarrazione del presente e delle sue derive disastrose. Mi domando come mai un documento di tale forza e coerenza non sia mai uscito negli ultimi lustri da quella parte politica che sarebbe deputata a criticare e combattere l’ordine dominante.” Nonostante io creda che ogni umanizzazione dell’IA sia vana poichè nata con scopi ben diversa dal fatto di lasciarsi “umanizzare”, credo che forse sia un’enciclica che vada la pena leggere nella speranza che possa far prendere consapevolezza sul fenomeno dell’IA e delle digitalizzazione, instillando almeno qualche dubbio pedagogico ed antropologico in chi invece si ostina a ridurre il dibattito dualista tra passato e futuro, arretratezza e progresso, primitivismo e progressismo, tecnofobia e tecnofilia.   (1) Promulgata il 15 maggio 1891, l’enciclica prese posizione sulla “questione operaia” condannando sia il liberismo sfrenato sia il socialismo, difendendo la proprietà privata ma richiedendo tutele concrete per i lavoratori e il “giusto salario”.   Prima enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica Humanitas”: https://ewtn.it/wp-content/uploads/2026/05/Lettera-Enciclica-_Magnifica-Humanitas_-di-Papa-Leone-XIV-sulla-custodia-della-persona-umana-nel-tempo-dellintelligenza-artificiale-15-maggio-2026.pdf Il Nobel Parisi: «La tecnologia non è neutra. Siamo noi a decidere quali valori incorpora» intervista a Giorgio Parisi oggi sul Corriere della sera e corriere.it https://www.corriere.it/esteri/26_maggio_25/nobel-parisi-intervista-tecnologia- 1e2cf273-60cf-4051-bf06-0793c98e0xlk.shtml Lorenzo Poli
May 27, 2026
Pressenza