
Nandino Capovilla: “Non il permesso di poter denunciare, bensì il dovere di farlo”
Pressenza - Friday, October 2, 2026Oggi a Marghera tre palestinesi appena arrivate dai villaggi devastati dai coloni e dall’esercito israeliani presenziano al ‘memoriale del genocidio’, il presidio svolto ogni mese in una piazza della città.
In procinto di partecipare all’iniziativa, don Nandino Capovilla ha proclamato:
Non avevo bisogno di vedere Naza per convincermi non solo che è giusto poter criticare lo stato d’Israele, ma che è sempre più necessario denunciare chi sta portando avanti il piano di cancellazione del popolo palestinese.
Se venisse approvato questo decreto bavaglio, il previsto organo di controllo sul territorio sappia che dovrà interrogare più di 60.000 cittadini ritenuti antisemiti per decreto, che in un solo giorno hanno riempito i cinema di tutta Italia, uscendo muti e sconvolti dalle sale. Le loro lacrime erano esaurite ma la loro coscienza era ancora più convinta: non possiamo tacere.
Non avevo bisogno di tornare in Israele per constatare quello che l’ebreo israeliano Gideon Levy ha denunciato in questi giorni, cioè che: “Israele è lanciato verso il baratro e si fermerà solo se costretto. Spetta alla comunità internazionale imporre sanzioni per fermare il delirio criminale di Israele”.
Se approveranno la legge antidissenso chiederò ai miei numerosi amici e amiche ebree israeliani che da anni frequento, di denunciare con più forza il loro Paese, visto che in Italia verrebbe scambiato per antisemita chi, come lo stesso Levy, dichiara che “è impossibile sfuggire alla responsabilità del Genocidio. Chiedetelo ai turchi. Questo senso di colpa non ci darà mai pace. Sarà per noi israeliani una vergogna eterna”.
Non avevo bisogno di andare a vedere il documentario, proibito in Israele, The Bibi Files, impressionante prova del sistema di corruzione che dal primo ministro si allarga alla famiglia e a mezzo paese. È la descrizione di uno dei principali motori delle sanguinarie scelte politiche che Netanyahu ha fatto per rimanere al potere ed evitare la prigione al prezzo di un genocidio.
Se approveranno il famigerato Decreto 1004, riposterò le foto delle manifestazioni che ho scattato, attonito, nell’estate del 2024 lungo le strade strapiene di Tel Aviv. Evidentemente, nella logica di questa legge, quei milioni di israeliani sarebbero tutti antisemiti e se fossimo in Italia andrebbero denunciati e fermati tutti.
Non avevo bisogno di leggere tanti articoli e approfondimenti per comprendere che il progetto sionista di “eliminazione del popolo palestinese” – come definito dall’Ong israeliana B’TSelem – non può più essere confuso con l’ebraismo. Sono qui perché sono persone che conosco da tempo, a chiedermi di non tacere.
Amina, Bassima e Daneen sono arrivate proprio ieri a Venezia dai villaggi palestinesi devastati da coloni ed esercito israeliani. Al memoriale del genocidio che ogni mese porta in una piazza di Marghera il dolore del mondo le loro parole rimbomberanno in città come un drammatico SOS.
Se questa legge passerà, con il divieto di usare le parole ‘apartheid’, ‘pulizia etnica’ e ‘genocidio’, diffonderò con i megafoni i racconti di Daneen, Bassima e Amina, che il significato racchiuso in quei termini portano inciso nella loro carne e sui volti dei familiari feriti e uccisi.
Non avevo bisogno di guardare le mappe aggiornate di Google Earth, che danno a chiunque la prova tangibile della desertificazione realizzata da Israele a Gaza, per avere le prove della responsabilità del governo israeliano in questa alterazione definitiva della topografia della Striscia, che riduce in macerie un popolo.
Se approveranno la censura di stato del DDL 1004, rispolvereremo il dovere di obiezione di coscienza, visto che chi riesce perfino ad oscurare la legittima, democratica protesta, non riuscirà mai ad oscurare la coscienza di un cittadino e di un cristiano. A proposito,
Non avevo bisogno di rileggere tutti i testi ecclesiali composti da decenni nelle comunità palestinesi, da battezzati, preti e vescovi che, dal giorno in cui sono nati, subiscono uno dei più crudeli e longevi sistemi di apartheid e controllo totale della vita. Le loro limpide accuse ed esplicite denunce non potranno certo essere censurate come antisemite.
Se la legge tenterà di cancellare perfino la voce dei cristiani di terra santa, quelle riflessioni e preghiere che riceviamo da Gerusalemme ogni giorno, noi faremo nuove pubblicazioni, le diffonderemo nei foglietti parrocchiali, senza cambiare una sola parola di quelle suppliche che nascono sul baratro del genocidio in atto. Diffonderemo i loro pronunciamenti ufficiali perché dopo la pulizia etnica dell’intera Palestina, non vengano fatti sparire dalla faccia della terra.
Per questo dò lettura del recente appello dei cristiani palestinesi (Kairos Palestina, Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio, 3 agosto 2025):
Condanniamo tutti coloro che sfruttano e sostengono l’accusa di antisemitismo per mettere a tacere la voce palestinese della verità.
Respingiamo ogni tentativo di confondere l’antisemitismo con l’opposizione all’apartheid e con la pressione esercitata affinché Israele sia chiamato a rispondere delle proprie responsabilità ai sensi del diritto internazionale,
in particolare, attraverso l’uso di definizioni e documenti concepiti per servire le ideologie e gli interessi sionisti con il pretesto di combattere l’antisemitismo.
L’uso improprio del termine antisemitismo distorce e oscura la realtà del vero antisemitismo che ancora esiste nel nostro mondo e che condanniamo con forza insieme a tutte le forme di razzismo, esclusione e pregiudizio, compresa l’islamofobia.
L’ideologia sionista sostiene di rappresentare e proteggere il popolo ebraico, ma così facendo ha confuso “ebreo” e “sionista” come se fossero la stessa cosa.Per questo non chiediamo il permesso di poter criticare lo stato di Israele, ma sentiamo di doverlo fare, nelle scuole e nelle chiese, nelle università, nei media e ovunque, come un dovere di umanità, usando il virgolettato delle centinaia di rapporti delle Nazioni Unite, delle sentenze della Corte internazionale di giustizia, della Corte penale internazionale e di tutti quei baluardi di democrazia che, secondo questo mostruoso DDL sarebbero tutti da condannare come antisemiti.