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Ancora su antisionismo-antisemitismo in …
… in una prospettiva di libertà critica. di Maurizio Fantoni Minnella …Sono terroristi ebrei… Avete allevato dei mostri… Una giornalista americana aggredita dai coloni in Cisgiordania DDL sull’antisemitismo? Una grave limitazione della libertà di pensiero e di giudizio fortemente voluta dalla comunità ebraica italiana, la stessa, ma non è la sola, che ha preso accordi con l’ANPI nazionale sulla gestione
October 22, 2026
La Bottega del Barbieri
K. Stern: “Il ddl antisemitismo alimenterà un nuovo maccartismo”
Kenneth S. Stern, 73 anni, è un giurista statunitense, direttore del Bard Center for the Study of Hate e principale figura del gruppo che, nel 2004, ha redatto la “famigerata” definizione operativa di antisemitismo poi adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Già in passato aveva messo in guardia dall’uso lesivo […] L'articolo K. Stern: “Il ddl antisemitismo alimenterà un nuovo maccartismo” su Contropiano.
October 16, 2026
Contropiano
Lo psicodramma del PD davanti al Ddl Antisemitismo
Non bastavano i problemi in seno al campo largo, ancora privo di un programma a meno di un anno dalle elezioni. A mettere a dura prova la segreteria Schlein è ora la discussione interna al Partito Democratico sul Ddl Antisemitismo, proposto dal leghista Massimiliano Romeo e in attesa di approvazione alla Camera, dopo il primo sì incassato al Senato. A Palazzo Madama Elly Schlein aveva optato per la linea dell’astensione, lasciando l’onere del voto contrario agli alleati del M5S e AVS, che insieme a una vasta rete composta da accademici e ong denunciano la natura liberticida della legge. L’indirizzo della segreteria è stato boicottato da 6 senatori dem, tra cui Graziano Delrio, firmatario di una proposta analoga assorbita dal Ddl Romeo, a cui hanno espresso il proprio voto favorevole. Ora, nel tentativo di ricompattarsi per evitare una nuova spaccatura a Montecitorio, i dirigenti del PD hanno lavorato per ottenere il rinvio del voto in aula, trovando l’assenso della maggioranza che dal canto suo potrà contingentare i tempi dell’esame e scavalcare le richieste delle opposizioni. Astensioni, voti contrari (per ora solo annunciati) e favorevoli, aule abbandonate: in pochi mesi il Partito Democratico ha percorso tutte le strade possibili, cambiando più volte itinerario, di fronte all’esame del Ddl Antisemitismo. Il provvedimento adotta la definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), contestata a livello internazionale perché equipara all’antisemitismo le critiche alle politiche del governo d’Israele, attaccando di fatto la libertà di espressione. La misura ha comunque trovato un centrodestra compatto, passando a marzo in Senato con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti. Tra questi, i 6 senatori dem: Alfredo Bazoli, Pier Ferdinando Casini, Graziano Delrio, Filippo Sensi, Walter Verini e Sandra Zampa, che hanno ignorato la direttiva dell’astensione proveniente dal Nazareno. Non proprio la vetrina ideale per un partito impegnato nelle trattative sugli equilibri politici del campo largo, ancora alla ricerca di un leader condiviso da tutte le forze. Elly Schlein non vuole cedere così facilmente lo scettro a Giuseppe Conte, volto del M5S post-Grillo; così è corsa ai ripari, per ricompattare il partito e rilanciare l’immagine della sua leadership. In vista del voto in Commissione Affari costituzionali della Camera, è stata adottata la nuova linea sul Ddl Antisemitismo: il voto contrario. Sembrava fatta, poi è arrivato l’aut aut di Emanuele Fiano, che ha minacciato di uscire dal partito in caso di opposizione alla proposta di legge. A un possibile effetto domino si è aggiunto l’invito della senatrice a vita Liliana Segre a ripensare la posizione sul ddl. Lo psicodramma ha così ripreso a serpeggiare, portando i deputati dem ad abbandonare l’aula prima del voto in Commissione. Ieri, all’ordine del giorno dei lavori parlamentari, avrebbe dovuto figurare anche il Ddl Antisemitismo. Ma a seguito di un accordo raggiunto tra i capigruppo, la discussione è slittata a novembre. A guadagnarne è sia il PD, che dovrà continuare i suoi lavori di mediazione interna, sia la maggioranza, che con il cambio di calendarizzazione potrà contingentare i tempi dell’esame, limitando interventi e modifiche. Che il Partito Democratico abbia ereditato quella divisione in correnti tipica dei partiti-massa della prima repubblica non è un mistero. Così come non è un mistero che queste divisioni comportino evidenti spaccature su temi politici rilevanti, a partire dai rapporti con Israele. Quello del Ddl Antisemitismo non è un caso isolato. Nel PD c’è chi parla di genocidio a Gaza, e chi lo nega. Chi chiede sanzioni nei confronti di Tel Aviv e chi si oppone, perché le inquadra come una punizione collettiva, nonostante il pieno appoggio alle sanzioni verso Mosca per l’invasione dell’Ucraina, configurando il doppiopesismo europeo. L’invio di armi a Kiev è un altro argomento scottante in casa Nazareno, registrando tensioni tra la base e la dirigenza. Un punto che tiene in scacco il campo largo, ancora orfano di un programma a meno di un anno dalle elezioni. The post Lo psicodramma del PD davanti al Ddl Antisemitismo appeared first on L'Indipendente.
October 14, 2026
L'INDIPENDENTE
Manifestazioni per la Palestina in Abruzzo
L’Abruzzo ha risposto con determinazione all’appello della Global Alliance for Palestine per una mobilitazione internazionale che si è tenuta il 10 ottobre 2026, dopo 1.099 giorni di genocidio a Gaza. La protesta si inserisce in un contesto internazionale sempre più allarmante. Gli ultimi tre anni per i palestinesi a Gaza hanno significato milioni di vite umane distrutte. In assenza di un cessate il fuoco, in questo bagno di sangue i bambini ammazzati sono circa 300, e dall’inizio del genocidio più di 21.700, a cui bisogna aggiungere i 240 minori ammazzati in Cisgiordania. Ci sono 59.000 orfani oggi in Palestina. Questi dati provengono da fonti accreditate quali UNICEF, Save the Children, Euro-Med Human Rights Monitor e UN OCHA. L’accanimento organizzato contro i bambini rappresenta una delle forme di violenza più abominevoli: colpire l’infanzia significa tentare di compromettere il futuro stesso di un intero popolo. Di fronte a questo scenario, cosa hanno fatto i governi occidentali? In Palestina si muore ancora, silenziosamente. Intanto si cerca di contrastare la critica a tali immani violenze, anche con il DDL 1004, che assume la definizione di antisemitismo dell’IHRA. L’autore di tale definizione, Kenneth Stern, in un’intervista rilasciata a Federica D’Alessio ha dichiarato: “E’ pericoloso che possa entrare in una legge, alimenterà il maccartismo”. Sabato mattina, a partire dalle 10:30, la storica cornice di Piazza G.B. Vico a Chieti ha ospitato un seminario di approfondimento pubblico promosso dal movimento per l’ecologia sociale Chieti Bene Comune. L’incontro si è articolato in un percorso in quattro tempi volto a sviscerare le complessità storiche e politiche della questione palestinese. Ad aprire la discussione è stata Rita De Petra con una relazione su “Le radici culturali e religiose del sionismo”, seguita dall’intervento di Gianni Scarsi intitolato “Palestina: una spartizione mai nata”. Spazio poi all’analisi storica con Roberto Leombroni, che ha ripercorso “I movimenti contro la guerra e l’imperialismo dal ’68 in poi”, prima della chiusura affidata a Elsa Flacco con un focus drammaticamente attuale: “Ottobre ’23 – ottobre ’26: tre anni di genocidio”. Nel pomeriggio, presso il circolo Arci Statt di Città Sant’Angelo, si sono tenuti laboratori per grandi e piccini, con aquiloni e un’introduzione alla lingua araba. Alle 18:00 c’è stata la proiezione di un documentario con successivo dibattito. Per finire, si è tenuta una cena sociale. Il ricavato della giornata è stato devoluto a Gazzella Onlus, presente all’iniziativa con una propria delegazione. È stato inoltre possibile sostenere i produttori palestinesi attraverso l’acquisto di datteri coltivati in Palestina e Gaza Cola. Nel pomeriggio si sono tenuti anche due presidi molto partecipati, uno a L’Aquila e l’altro a Villa Rosa di Martinsicuro. La mobilitazione si è accesa in serata in Piazza Muzii a Pescara, dove è andata in scena una forte azione simbolica organizzata dall’assemblea Disarmare la pace, disertare la guerra: i manifestanti hanno abbattuto un enorme muro di scatoloni su cui erano scritte le parole che denunciano la complicità dei governi occidentali. Il crollo del muro ha scosso la piazza, lasciando il posto a un imponente striscione di 10 metri con la scritta “STOP AL GENOCIDIO”. Il messaggio emerso dalla piazza è chiaro: la città chiede l’interruzione di ogni forma di complicità con lo Stato d’Israele e un cambio radicale della linea politica del nostro governo rispetto all’impunità di Tel Aviv. Davanti a una platea di circa 700 partecipanti, l’unico intervento è stato quello di uno studente palestinese, il quale ha testimoniato ancora una volta la totale distruzione di Gaza, lanciando un accorato appello all’azione concreta. Un primo passo, suggerisce, potrebbe essere quello di prendere spunto dai Verdi inglesi, che hanno recentemente approvato una mozione in cui il sionismo viene equiparato a una forma di razzismo. “Non ci sono più parole, bisogna agire” è stato il coro unanime dei manifestanti, che hanno rilanciato con forza l’invito a sostenere le campagne di boicottaggio e si sono trattenuti in piazza oltre l’orario previsto, dando vita ad un presidio spontaneo, allietato anche da musica dal vivo. Redazione Abruzzo
October 11, 2026
Pressenza
Rinviate le elezioni in Palestina
Elezioni palestinesi Il presidente palestinese Abbas ha rinviato le elezioni politiche e presidenziali, convocate per il 28 novembre. La data indicata sarebbe l’11 settembre 2027. Nel decreto non è indicata la motivazione del rinvio, ma si dice semplicemente “per decisione dell’esecutivo dell’OLP”. I motivi reali invece sono la coincidenza di un boicottaggio annunciato di diverse organizzazioni politiche, per denunciare le regole restrittive introdotte nella legge elettorale, e dall’altra parte il divieto israeliano di far votare i cittadini palestinesi di Gerusalemme est occupata. Il FDLP ha espresso la sua opposizione a questo passo, “che blocca il rinnovo della rappresentanza popolare palestinese sottomettendola alle decisioni della forza occupante”. All’inizio di questo mese, 4 organizzazioni palestinesi, Fatah, Hamas, Jihad islamica e FPLP, hanno deciso il rinvio delle elezioni, “per rafforzare la concordia nazionale con un dialogo complessivo”. Yemen/Arabia Saudita Di nuovo bombe e missili sauditi su Sanaa, capitale dello Yemen sotto il controllo delle milizie Houthi. La risposta delle milizie non è tardata colpendo l’aeroporto di Riad con due missili balistici. Schegge dei missili hanno colpito l’aeroporto, causando 12 morti e 309 feriti e bloccando il traffico aereo. È il più grave attacco subito dal regno saudita e non passerà senza una risposta. Una spirale di violenza che non ha sbocchi. Il conflitto di terra in Yemen è una carneficina nascosta dietro le dichiarazioni militari di vittorie auspicate dalle due parti. I governativi hanno affermato di aver preso il controllo della costa sul mar Rosso, ma poi leggendo tra le righe dei comunicati si è scoperto che sono molto lontani. Le loro retroguardie invece sono bloccate a Taez e Maarib assediate dalle milizie Houthi, che bombardano le due città, con vittime tra i civili e soprattutto la fuga dalla guerra di centinaia di migliaia di persone. Libano Mentre continua il genocidio a Gaza e in Cisgiordania, ieri, sabato, l’esercito israeliano ha lanciato un raid aereo e bombardato con l’artiglieria diverse aree del Libano meridionale, in concomitanza con voli a bassa quota di droni sull’est e sul sud del Paese. Ciò è avvenuto il giorno dopo che sei persone sono rimaste ferite in un attacco israeliano nel governatorato di Hermel. Un nostro contatto a Beirut ha riferito di un raid aereo israeliano alla periferia di Kfar Tebnit, nel distretto di Nabatieh, nel Libano meridionale. Un drone israeliano ha lanciato due missili contro il quartiere di Al-Hariq, tra le città di Nabatieh al-Fawqa e Kfar Tebnit. I cieli del Libano sono sotto il controllo totale di Israele. Droni israeliani hanno sorvolato ieri Baalbek, nel centro orientale del paese. Premio letterario teatrale per Gaza «Non ho mai scritto per un premio. Scrivo perché credo che la morte non abbia voce, ma le nostre voci non muoiono mai». Con queste parole, il drammaturgo di Gaza Ali Abu Yassin ha ricevuto la notizia di aver vinto il premio “Scrittore Coraggio” per il 2026. Ha dedicato il premio al popolo di Gaza e a «ogni scrittore che difende la libertà e la verità», secondo una dichiarazione di PEN England. La scrittrice britannica Jacqueline Rose ha annunciato il nome di Abu Yassin giovedì sera, 8 ottobre, durante un discorso alla British Library di Londra. Rose è la vincitrice del Premio PEN Pinter di quest’anno, istituito nel 2009 in memoria del drammaturgo britannico Harold Pinter. L’organizzazione conferisce annualmente il titolo di “Scrittore Coraggioso” a uno scrittore che difende attivamente la libertà di espressione, spesso a costo della propria incolumità, e poi condivide il premio con il vincitore. Rose ha descritto Abu Yassin come “il cronista eterno della crudeltà e della brutalità dell’esistenza palestinese”, causata dall’occupazione israeliana della sua terra, e ha dichiarato che la sua opera è “un appello alla giustizia, un grido di indignazione e una ricerca spirituale”. DDL antisemita contro i palestinesi Ieri è stata la giornata di mobilitazione per la Palestina e contro il DDL bavaglio e sono in preparazione altre per il giorno 13 ottobre, dopodomani. Migliaia di persone hanno partecipato alle oltre 200 manifestazioni in tutta Italia. Con parole d’ordine molto chiare: stop genocidio, riconoscimento dei diritti nazionali del popolo palestinese e sanzioni contro Israele e fine delle esportazioni di armi. Nessuna menzione nei TG nazionali. Le notizie sono state relegati in fondo ai TG locali, dopo la cronaca di incidenti stradali e sport. Ieri, 10 ottobre, è stata, infatti, una giornata di mobilitazioni per la Palestina a livello mondiale. L’Alleanza Globale per la Palestina ha invitato tutti e tutte a mobilitarsi per chiedere ai governi un embargo sulle armi, sanzioni contro lo stato di Israele e la fine della complicità internazionale con questo stato genocidario. Oltre 200 città italiane hanno organizzato presidi e manifestazioni. [Video] Giornata mondiale di mobilitazione per la Palestina – Anbamed     ANBAMED
October 11, 2026
Pressenza
Crema, Castelleone e Cremona si mobilitano per la Palestina
3 ottobre 2026, una protesta silenziosa percorre la provincia di Cremona: siamo scesi nelle piazze e nelle strade di Crema, Castelleone e Cremona per manifestare contro il genocidio in corso in Palestina e contro il DDL 1004 con cui il governo italiano vuole silenziare le critiche a Israele, facendole passare per antisemitismo. A Crema eravamo una cinquantina in via Mazzini, immobili con cartelli di denuncia, bandiere della Palestina e kefiah. Alcuni di noi avevano la bocca scocciata con un nastro, a simboleggiare il silenzio a cui vorrebbe costringerci il DDL Antisemitismo. C’erano anche rappresentanti di diversi gruppi Anpi locali, a ricordare i valori della Costituzione che il DDL minaccia. Abbiamo deciso di non usare la voce, ma di lasciar parlare le scritte e i simboli. Con la nostra presenza siamo stati come tanti piccoli scogli che hanno costretto il flusso di persone lungo la frequentatissima via a rallentare, buttare un occhio, a leggere e a pensare. Qualcuno si è voltato dall’altra parte; altri hanno borbottato infastiditi. Alcuni però si sono fermati e hanno chiesto informazioni; dei genitori hanno spiegato ai figli cosa stavamo facendo. Qualcuno si è unito a noi. In particolare un ragazzo tunisino ha tenuto un cartello e ha fatto una diretta con la Palestina. Alcuni ci hanno chiesto chi siamo, se siamo legati a un’associazione o a un partito. Siamo liberi cittadini e cittadine uniti dal desiderio di sostenere la causa palestinese; crediamo che sia importante unirci alle grandi manifestazioni – sabato 10 ottobre saremo a Milano – ma sentiamo anche il bisogno di essere presenti nel nostro territorio, nella dimensione provinciale, dove a volte è più difficile aprire lo sguardo.  Scenderemo in piazza ogni mese per provare a interrompere la tranquillità quotidiana che continua a scorrere come se nulla stesse accadendo. Speriamo che altre persone si uniscano a noi per costruire una barriera sempre più grande contro le ingiustizie.   Redazione Italia
October 5, 2026
Pressenza
Per strada a Longare e in piazza a Livorno sulla ‘via della pace’ tracciata da Gandhi
La Giornata Internazionale della Nonviolenza viene celebrata dal 2007 nella ricorrenza di una data emblematica, il 2 ottobre, perché il giorno in cui nel 1869 in India nacque il mahatma Gandhi, la cui eredità è condensata nelle sue ultime parole: «La nonviolenza è la più grande forza a disposizione del genere umano. È più potente della più potente arma di distruzione che il genere umano possa concepire». Persino Wikipedia riferisce che la valenza del suo lascito “In Italia è stata diffusa con la prima Marcia Mondiale per la pace e la nonviolenza e oggi è sostenuta da diverse associazioni e alcune scuole che si sono costituite in rete per promuovere pratiche di nonviolenza nell’educazione”. Per la Rete Italiana Pace e Disarmo la nonviolenza politica è da sempre la stella polare delle nostre azioni e campagne, e la strada concreta per costruire la pace attraverso il disarmo… Lo abbiamo dimostrato con i fatti. Il 25 settembre, insieme a CNESC e Sbilanciamoci!, abbiamo depositato al Senato 57˙136 firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare Un’altra difesa è possibile, ben oltre il quorum di 50˙000 adesioni. Un risultato storico, ottenuto nonostante le difficoltà iniziali e il silenzio dei grandi media, grazie all’impegno di gruppi locali, associazioni ed enti di servizio civile in tutto il Paese – 2 OTTOBRE 2026 Alla memoria di Gandhi è dedicato il monumento posto nel giardino del ‘Palazzo di Vetro’ a New York, la sede principale delle Nazioni Unite, che lo ritrae e con incisa la scritta Non esiste una via per la pace, la pace è la via, cioè la frase a lui attribuita perché espressiva della sua concezione di nonviolenza, che lui mise in pratica in molti modi, tra cui conducendo la ‘marcia del sale’ e praticando lo sciopero della fame. Un’idea che ha spiegato in numerose occasioni, in particolare nel 1926 – cent’anni fa… – nel suo discorso contro la guerra in cui esordì affermando “La via della pace è la via della verità…”. > la menzogna è la madre della violenza… Non esiste una via di mezzo tra la > verità e la nonviolenza da un lato, e la menzogna e la violenza dall’altro… La > verità di pochi conterà; la menzogna di milioni svanirà come pula al soffio > del vento. [War or Peace ? / My Non-violence, M.K. Gandhi / 1960] La verità a cui il mahatma si riferiva un secolo fa, nel presente viene testimoniata dalle vittime dei conflitti bellici e delle ingiustizie e persecuzioni, cioè dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità documentati nelle indagini svolte da associazioni e organizzazioni non governative e da funzionari e relatori dell’ONU. La stessa verità viene cercata, accertata e descritta o illustrata dai reporter, cronisti e film-maker, indipendenti, cioè non ‘imbavagliati’, che la rivelano facendo inchieste e, così, scoprendo i segreti di stato malcelati nei traffici d’armi e svelando le ipocrisie e le menzogne di governanti, generali e imprenditori corruttori o corrotti… mandanti o esecutori, insieme ‘soci’ in affari lucrosi illeciti e complici di interventi ferali o letali e operazioni belliche micidiali. Affari, interventi e operazioni ‘giustificati’ anche con tesi demagogiche – come la teoría de los dos demonios asserita dai dittatori argentini negli anni ’70 del XX secolo – che però, purtroppo, convincono molte persone ad assecondare e persino a ‘legittimare’ provvedimenti e decreti, come quelli recentemente adottati in molti stati per lo stanziamento di fondi pubblici al riarmo degli eserciti e alla ‘conversione’ delle produzioni industriali per la fabbricazione di armi e mezzi militari e in Italia – dopo il fallimento dell’abrogazione dal codice penale degli articoli 613-bis e 613-ter sul reato di tortura e di una riforma costituzionale – sulle norme per la sicurezza dei cittadini e di contrasto all’antisemitismo che, in realtà, sono repressive del dissenso politico e della protesta sociale. La stessa verità a cui Gandhi si riferiva nel 1926 a distanza di cent’anni viene proclamata dai numerosi gruppi pacifisti e nonviolenti che manifestano costantemente, ogni giorno o settimana, nelle piazze delle città italiane: i gruppi che praticano il silenzio per la pace, le Donne in Nero che si radunano all’insegna del motto Fuori la guerra dalla storia coniato da Lidia Menapace… il collettivo di antimilitaristi che, come ogni domenica mattina dal 21 dicembre 1986 e dal 1997 anche nelle giornate del 6 e 9 agosto, alla ricorrenze del bombardamento di Hiroshima e di Nagasaki, oggi, 4 ottobre, ha presidiato la base americana Pluto a Longare esponendo le bandiere arcobaleno. La prima presenza all’ingresso del sito dell’AFI / American Force Italy – allora un deposito di armi tattiche nucleari – è stata organizzata da Bruno Matteo Bonato consegnando alla Questura di Vicenza la lettera in cui comunicava lo svolgimento dell’iniziativa in concomitanza alla “presenza nonviolenta dei pacifisti a Comiso”. Il testimone della staffetta è stato raccolto da numerosi altri, in seguito coordinati con gli attivisti che nell’area vicentina si sono opposti all’insediamento dell’esercito USA nell’aeroporto Dal Molin. Il gruppo pratica il presidio settimanale per chiedere che: il Governo italiano rispetti la Costituzione e in particolare l’art. 11; metodi nonviolenti e diplomazia vengano utilizzati per dirimere questioni internazionali; una commissione indipendente faccia chiarezza sui fatti dell’11 settembre 2001, a partire dal crollo dell’Edificio 7 (WTC-7); le basi militari USA su territorio italiano vengano riconvertite ad uso civile; l’Italia esca dalla NATO e aderisca al Trattato ONU sulla proibizione delle armi nucleari e ne rispetti gli obblighi che ne derivano; la Commissione Difesa metta a calendario la proposta di legge su difesa civile e nonviolenta Un’altra difesa è possibile. Donne in Nero a Livorno: “Ieri, sabato 3 ottobre, è stato il nostro 40° presidio: 30 donne schierate CONTRO TUTTE LE GUERRE CONTRO IL GENOCIDIO. Abbiamo stretto in braccio i nostri sudari come fossero figli…”     Maddalena Brunasti
October 4, 2026
Pressenza
Palestina: effetto collaterale?
Con aggiornamenti di Anbamed e Radio Onda d’Urto; appuntamenti; articoli e analisi di Awad Abdelfattah, di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, di Ilaria de Bonis, di Claudio Geymonat, di Gaurav Kumar, di Lavinia Marchetti, di Tamer Nafar, di Enrico Semprini e altre/i Prefazione di Enrico Semprini. In questo dossier si parla di eccidi, di solidarietà e…del punto di vista palestinese
Nandino Capovilla: “Non il permesso di poter denunciare, bensì il dovere di farlo”
Oggi a Marghera tre palestinesi appena arrivate  dai villaggi devastati dai coloni e dall’esercito israeliani presenziano al ‘memoriale del genocidio’, il presidio svolto ogni mese in una piazza della città. In procinto di partecipare all’iniziativa, don Nandino Capovilla ha proclamato: > Non avevo bisogno di vedere Naza per convincermi non solo che è giusto poter > criticare lo stato d’Israele, ma che è sempre più necessario denunciare chi > sta portando avanti il piano di cancellazione del popolo palestinese. > > Se venisse approvato questo decreto bavaglio, il previsto organo di controllo > sul territorio sappia che dovrà interrogare più di 60.000 cittadini ritenuti > antisemiti per decreto, che in un solo giorno hanno riempito i cinema di tutta > Italia, uscendo muti e sconvolti dalle sale. Le loro lacrime erano esaurite ma > la loro coscienza era ancora più convinta: non possiamo tacere. > > Non avevo bisogno di tornare in Israele per constatare quello che l’ebreo > israeliano Gideon Levy ha denunciato in questi giorni, cioè che: “Israele è > lanciato verso il baratro e si fermerà solo se costretto. Spetta alla comunità > internazionale imporre sanzioni per fermare il delirio criminale di Israele”. > > Se approveranno la legge antidissenso chiederò ai miei numerosi amici e amiche > ebree israeliani che da anni frequento, di denunciare con più forza il loro > Paese, visto che in Italia verrebbe scambiato per antisemita chi, come lo > stesso Levy, dichiara che “è impossibile sfuggire alla responsabilità del > Genocidio. Chiedetelo ai turchi. Questo senso di colpa non ci darà mai pace. > Sarà per noi israeliani una vergogna eterna”. > > Non avevo bisogno di andare a vedere il documentario, proibito in Israele, The > Bibi Files, impressionante prova del sistema di corruzione che dal primo > ministro si allarga alla famiglia e a mezzo paese. È la descrizione di uno dei > principali motori delle sanguinarie scelte politiche che Netanyahu ha fatto > per rimanere al potere ed evitare la prigione al prezzo di un genocidio. > > Se approveranno il famigerato Decreto 1004, riposterò le foto delle > manifestazioni che ho scattato, attonito, nell’estate del 2024 lungo le strade > strapiene di Tel Aviv. Evidentemente, nella logica di questa legge, quei > milioni di israeliani sarebbero tutti antisemiti e se fossimo in Italia > andrebbero denunciati e fermati tutti. > > Non avevo bisogno di leggere tanti articoli e approfondimenti per comprendere > che il progetto sionista di “eliminazione del popolo palestinese” – come > definito dall’Ong israeliana B’TSelem – non può più essere confuso con > l’ebraismo. Sono qui perché sono persone che conosco da tempo, a chiedermi di > non tacere. > > Amina, Bassima e Daneen sono arrivate proprio ieri a Venezia dai villaggi > palestinesi devastati da coloni ed esercito israeliani. Al memoriale del > genocidio che ogni mese porta in una piazza di Marghera il dolore del mondo le > loro parole rimbomberanno in città come un drammatico SOS. > > Se questa legge passerà, con il divieto di usare le parole ‘apartheid’, > ‘pulizia etnica’ e ‘genocidio’, diffonderò con i megafoni i racconti di > Daneen, Bassima e Amina, che il significato racchiuso in quei termini portano > inciso nella loro carne e sui volti dei familiari feriti e uccisi. > > Non avevo bisogno di guardare le mappe aggiornate di Google Earth, che danno a > chiunque la prova tangibile della desertificazione realizzata da Israele a > Gaza, per avere le prove della responsabilità del governo israeliano in questa > alterazione definitiva della topografia della Striscia, che riduce in macerie > un popolo. > > Se approveranno la censura di stato del DDL 1004, rispolvereremo il dovere di > obiezione di coscienza, visto che chi riesce perfino ad oscurare la legittima, > democratica protesta, non riuscirà mai ad oscurare la coscienza di un > cittadino e di un cristiano. A proposito, > > Non avevo bisogno di rileggere tutti i testi ecclesiali composti da decenni > nelle comunità palestinesi, da battezzati, preti e vescovi che, dal giorno in > cui sono nati, subiscono uno dei più crudeli e longevi sistemi di apartheid e > controllo totale della vita. Le loro limpide accuse ed esplicite denunce non > potranno certo essere censurate come antisemite. > > Se la legge tenterà di cancellare perfino la voce dei cristiani di terra > santa, quelle riflessioni e preghiere che riceviamo da Gerusalemme ogni > giorno, noi faremo nuove pubblicazioni, le diffonderemo nei foglietti > parrocchiali, senza cambiare una sola parola di quelle suppliche che nascono > sul baratro del genocidio in atto. Diffonderemo i loro pronunciamenti > ufficiali perché dopo la pulizia etnica dell’intera Palestina, non vengano > fatti sparire dalla faccia della terra. > > Per questo dò lettura del recente appello dei cristiani palestinesi (Kairos > Palestina, Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio, 3 agosto > 2025): > > Condanniamo tutti coloro che sfruttano e sostengono l’accusa di antisemitismo > per mettere a tacere la voce palestinese della verità. > Respingiamo ogni tentativo di confondere l’antisemitismo con l’opposizione > all’apartheid e con la pressione esercitata affinché Israele sia chiamato a > rispondere delle proprie responsabilità ai sensi del diritto internazionale, > in particolare, attraverso l’uso di definizioni e documenti concepiti per > servire le ideologie e gli interessi sionisti con il pretesto di combattere > l’antisemitismo. > L’uso improprio del termine antisemitismo distorce e oscura la realtà del vero > antisemitismo che ancora esiste nel nostro mondo e che condanniamo con forza > insieme a tutte le forme di razzismo, esclusione e pregiudizio, compresa > l’islamofobia. > L’ideologia sionista sostiene di rappresentare e proteggere il popolo ebraico, > ma così facendo ha confuso “ebreo” e “sionista” come se fossero la stessa > cosa. > > Per questo non chiediamo il permesso di poter criticare lo stato di Israele, > ma sentiamo di doverlo fare, nelle scuole e nelle chiese, nelle università, > nei media e ovunque, come un dovere di umanità, usando il virgolettato delle > centinaia di rapporti delle Nazioni Unite, delle sentenze della Corte > internazionale di giustizia, della Corte penale internazionale e di tutti quei > baluardi di democrazia che, secondo questo mostruoso DDL sarebbero tutti da > condannare come antisemiti. Maddalena Brunasti
October 2, 2026
Pressenza
Anche le critiche della Senatrice Liliana Segre al governo di Israele saranno considerate espressione di antisemitismo?
Continuo a non capire le critiche gratuite mosse alla Senatrice a vita Liliana Segre, che si basano sul fatto di non utilizzare la parola “genocidio”, parola che, ovviamente, io uso, ma non è questo il punto. Ecco cosa ha dichiarato più volte la Senatrice Segre, è stata sempre molto dura nei suoi giudizi e sempre tenendo distinta la sua identità ebraica dallo Stato di Israele: Ha detto di provare _”una profonda repulsione verso il governo di Benjamin Netanyahu e verso la destra estremista, iper-nazionalista e con componenti fascistoidi e razziste al potere oggi in Israele”. Ha ribadito più volte, anche in questi giorni per il ddl antisemitismo, di aver “spesso criticato aspramente le posizioni e le scelte degli attuali governanti israeliani, arrivando ad esprimere un sentimento di ‘repulsione'” Sulla guerra a Gaza e sull’esercito: “È chiaro che, dopo un trauma come quello del 7 ottobre, qualunque governo israeliano avrebbe reagito con durezza. Ma la guerra a Gaza ha avuto connotati di ferocia inaccettabili e non è stata condotta secondo i principi umanitari e di rispetto del diritto internazionale che dovrebbero guidare Israele” “Israele è andato ben oltre i limiti del diritto di difesa, facendo stragi di civili e distruzioni immani” In un’intervista dell’agosto 2025 ha parlato di rischio di arrivare “all’indicibile” quando “si arriva ad affamare una popolazione”, e ha definito “straziante vedere Israele sprofondato in un simile abominio con alcuni ministri fanatici che, con gli occhi fuori dalle orbite, gridano propositi di virulenta disumanità, oppure con gruppi di coloni che compiono vergognose azioni squadristiche ai danni di palestinesi inermi in Cisgiordania”. Segre tiene separati i piani: “Io non penso di dover rispondere, di dovermi discolpare, in quanto ebrea, di quello che fa lo Stato di Israele”. È pertanto evidente, a tutte le persone intellettualmente oneste, che le stesse parole della Senatrice Liliana Segre, se il DDL non sarà emendato, come lei stessa auspica, sarebbero considerate come espressione di antisemitismo. Mauro Carlo Zanella
October 2, 2026
Pressenza