Le infografiche che illustrano l’inchiesta sulla hasbara nel quarto potere degli USA
LA SERIE DI ‘PANNELLI’ COMPOSTI DAI GRAFICI DEL TEAM VISUALIZING PALESTINA
SINTETIZZA LE INFORMAZIONI ELABORATE DALLE REPORTER DI PRISM, MEDIA E
MEDIA-SERVICE INDIPENDENTE FEMMINILE MULTIETNICO.
Ogni infografica mostra – e dimostra – come negli USA le notizie sulla
persecuzione dei palestinesi siano filtrate o manipolate: quelle divulgate da
uffici e agenzie stampa filo-sionisti sono pubblicate e divulgate; quelle con
materiali e dati che documentano vessazioni, prevaricazioni, apartheid e
genocidio invece vengono ‘bloccate’ da un sistema di ostruzioni molto efficace…
… una barriera che si può, e deve, riuscire ad abbattere, perciò serve sapere e
capire come ‘funzioni’.
LA HASBARA NEL MONDO DEI MEDIA ‘MADE IN USA’
Da sempre, ma recentemente di più e anche più esplicite, tante subdole pressioni
e coercizioni impediscono a redattori, corrispondenti e collaboratori che
lavorano in e con i quotidiani e periodici main-stream statunitensi di
pubblicare reportage contenenti informazioni sulle violazioni dei diritti umani
pianificate e compiute dai coloni sionisti e dai governanti e militari
israeliani e sui crimini di guerra orditi e perpetrati dalle forze armate dello
stato israeliano.
Così nell’opinione pubblica americana si sono formate idee e consolidate
convinzioni basate su fake-news, cioè su delle versioni dei fatti mendaci e
mistificatorie, plasmate ad arte per accreditare tesi e ideologie demagogiche
divulgate mediante la hasbara, una parola ebraica che letteralmente significa
‘spiegazione’ e recentemente usata per indicare il sistema di strategie e
tattiche della propaganda dei sionisti israeliani.
Ovviamente questa “sofisticata architettura narrativa” [Hasbara: l’arte della
narrazione strategica israeliana – ISLA / 8 settembre 2025] ha uno scopo… che è
il ‘fine’ perseguito in molti modi, anche mediante ogni media, con tanti
‘mezzi’, anche non leciti: ‘giustificare’ l’efferatezza di interventi, azioni e
operazioni delle forze armate e forze dell’ordine di Israele contro i
palestinesi abitanti nella Striscia di Gaza, nei territori in Cisgiordania, a
Gerusalemme… nelle terre dal fiume (Giordano) al mare (Mediterraneo).
Nel 2011 sulla rivista scientifico-accademica Israel Studies edita dall’Indiana
University Press e sponsorizzata dal Ben-Gurion Research Institute for the Study
of Israel and Zionism della Ben-Gurion University di Negev e dal Schusterman
Center for Israel Studies della Brandeis University, un ateneo privato del
Massachusetts, è stata pubblicata la ricerca – intitolata “Palestine’s Best”:
The Jewish Agency’s Press Relations, 1946-1947 – in cui l’autore, Giora Goodman,
docente al e direttore del Dipartimento di studi multidisciplinari del Kinneret
College sito sulle rive del Mar di Galilea, trattava per la prima volta nella
storia un argomento oggi ‘scottante’…
Il pioneristico saggio storiografico esamina come sia stata costruita la Jewish
Agency (Agenzia Ebraica), cioè la ‘macchina propagandistica’ dei sionisti, usata
“in Palestina e all’estero durante i due anni cruciali che hanno preceduto la
fondazione dello Stato di Israele”, ovvero negli anni immediatamente successivi
alla fine della seconda guerra mondiale e dell’olocausto.
Fino al 2011, l’anno della primavera araba e scandito da “mutamenti politici e
culturali, da global revolution, da tragedie naturali sconfinate,… e da grandi
eventi mediatici” [Fanpage, 30 dicembre 2011], nessuno aveva mai affrontato
questo argomento. Perché?
Chi non è esperto di storia dei mass-media e sociologia della comunicazione non
lo può sapere.
Chi non conosce (bene) la storia di Israele e degli Stati Uniti non può capire
(bene!!!) le dinamiche del presente nel mondo dei media della nazione
mediorientale, della super-potenza americana e ‘occidentale’ e, di riflesso, di
tutto il mondo.
Chi invece è un giornalista – cronista, editorialista o redattore – o un
pubblicista professionista, oppure un mediattivista, blogger o influencer deve
saperlo e capirlo.
Chi lavora nei media non può non avere conoscenza di cosa siano e come agiscano
le ‘agenzie’ di muckraking (giornalismo scandalistico), quali ‘trucchi’
retorici, ovvero sofismi e demagogie, usano per far ‘esplodere’ o attizzare
scandali e polemiche che fomentano rabbia, odio e fanatismi, per convincere
tante persone a pensare ciò che altrimenti ciascuna non concepirebbe o a cui non
crederebbe (bias cognitivi), per far sembrare verosimili le falsità e, così,
false le verità,… per fare propaganda politica.
Chi lavora nelle ‘stanze’ – reali o virtuali – del quarto potere deve conoscere
e sempre ricordare gli studi, e ammonimenti, degli statunitensi John Dewey («la
società è comunicazione») e Walter Lippmann (primo ad analizzare a fondo il
fenomeno del giornalismo scandalistico e nel 1922 autore di L’opinione pubblica,
«La creazione del consenso non è un’arte nuova… La persuasione è diventata
un’arte… la conoscenza dei modi per creare il consenso altererà tutti i calcoli
politici e modificherà tutte le premesse politiche»), dell’anglista e sociologo
canadese Herbert Marshall McLuhan (“il medium è il messaggio”), del cosmopolita
– che si dichiarava un ‘marrano’ – Edgar Nahoum noto con lo pseudonimo ‘Morin’
(vedi bibliografia) e, oltre a leggere (bene!!!) tutto il testo, rammentare
quando, come e perché la – allora reporter corrispondente del settimanale The
New Yorker – Johanna ‘Hannah‘ Arendt scrisse La banalità del male (Eichmann in
Jerusalem – A Report on the Banality of Evil), un libro oggi tanto attuale.
Eppure finalità, caratteristiche e funzionamento dell’Agenzia Ebraica sono stati
ignorati fino al 2011 e, sebbene il 7 ottobre 2023 la ‘macchina’ della
propaganda sionista fosse già in moto, oggi – dopo tre anni dall’inizio
dell’assedio della Striscia di Gaza, oltre che tanti – ma non tutti – israeliani
e alcuni – non tutti – potenti, che cosa sia la hasbara lo sanno solo i
palestinesi e chi si indigna delle atrocità a loro inferte e si erge in loro
difesa.
A chi vuole assolvere coloro che sono responsabili o complici dei crimini di
guerra e dei crimini contro l’umanità di cui sono vittime i palestinesi la
hasbara fornisce tanti ‘strumenti’ e ‘attrezzi’ con cui fare in modo che la
gente creda che “A Gaza non c’è la carestia. Le foto dei bambini denutriti sono
manipolate o mostrano gli effetti di malattie rare. Tutti i giornalisti di Gaza
(solo palestinesi, poiché Israele vieta l’ingresso alla stampa) sono al soldo di
Hamas. I terroristi fanno incetta del cibo e banchettano nei tunnel. I
tredicimila dipendenti dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) sono
tutti membri di Hamas. Negli ospedali di Gaza si nascondono i terroristi. I
medici sono terroristi. Gli infermieri sono terroristi. Il numero delle vittime
civili a Gaza, in proporzione ai combattenti uccisi, è inferiore a quello di
altre guerre” [Anna Maria Brogi – Cos’è la “hasbara” e come Israele sta
combattendo una guerra parallela sul web / Avvenire, 7 settembre 2025].
‘I’M SO DEHUMANIZED’
Il titolo della pagina online dal 9 settembre scorso in cui Prism presenta il
reportage e le infografiche elaborate da Visualizing Palestine che lo illustrano
cita la frase detta da Nadia, una giornalista specializzata in cronaca locale,
in specifico che si occupa di vicende e questioni inerenti alla vita quotidiana
delle comunità etniche che popolano il Northeast, la macro-zona che si estende
negli stati del cosiddetto New England – primi insediamenti coloniali inglesi
(Connecticut, Maine, Massachusetts, New Hampshire, Rhode Island e Vermont) e
altre ex-colonie sulla ‘costa orientale’, o atlantica (New Jersey, New York e
Pennsylvania, inoltre Delaware, Maryland e Virginia del Nord) – e nell’area
metropolitana di Washington, il District of Columbia.
Nadia quindi conosce bene la realtà dei territori abitati, oltre che dai nativi
americani che popolano soprattutto le Woodlands (territori boschivi), cioè delle
etnie, o tribù, Wampanoag, Mohegan (moichani), Pequot, Narragansett e Penobscot
e delle Six Nations della Iroquois Confederacy (irochesi), e molti immigrati e
tanti esuli di varie origini e ‘generazioni’, tra cui numerosi ebrei fuggiti
dall’Europa soggiogata al nazifascismo e palestinesi scappati da Israele…
Le testimonianze della giornalista che vive e lavora in questa realtà e dei 5
suoi colleghi di altre testate intervistati dalle reporter di Prism e l’indagine
– i 44 casi di retaliation (repressione) rilevati e riscontrati
dall’associazione sindacale di giornalisti, cronisti, editorialisti e
pubblicisti – National Writers Union (NWA) – dal 7 ottobre 2023 fino al febbraio
2024 [Retaliation in the media industry during the war on Gaza] documentano
tanti fatti inconfutabili, alcuni eclatanti, apparentemente singolari o
eccezionali, nell’insieme invece non straordinari, anzi: tutti collegati l’uno
all’altro e ciascuno una tattica connessa a una strategia, la hasbara.
* PRISM – ‘I’m so dehumanized’: Journalists say U.S. newsrooms treat Palestine
with fear and contempt
* VISUALIZING PALESTINE – What Happens to Stories About Palestine in U.S.
Newsrooms
Maddalena Brunasti