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Nandino Capovilla: “Non il permesso di poter denunciare, bensì il dovere di farlo”
Oggi a Marghera tre palestinesi appena arrivate  dai villaggi devastati dai coloni e dall’esercito israeliani presenziano al ‘memoriale del genocidio’, il presidio svolto ogni mese in una piazza della città. In procinto di partecipare all’iniziativa, don Nandino Capovilla ha proclamato: > Non avevo bisogno di vedere Naza per convincermi non solo che è giusto poter > criticare lo stato d’Israele, ma che è sempre più necessario denunciare chi > sta portando avanti il piano di cancellazione del popolo palestinese. > > Se venisse approvato questo decreto bavaglio, il previsto organo di controllo > sul territorio sappia che dovrà interrogare più di 60.000 cittadini ritenuti > antisemiti per decreto, che in un solo giorno hanno riempito i cinema di tutta > Italia, uscendo muti e sconvolti dalle sale. Le loro lacrime erano esaurite ma > la loro coscienza era ancora più convinta: non possiamo tacere. > > Non avevo bisogno di tornare in Israele per constatare quello che l’ebreo > israeliano Gideon Levy ha denunciato in questi giorni, cioè che: “Israele è > lanciato verso il baratro e si fermerà solo se costretto. Spetta alla comunità > internazionale imporre sanzioni per fermare il delirio criminale di Israele”. > > Se approveranno la legge antidissenso chiederò ai miei numerosi amici e amiche > ebree israeliani che da anni frequento, di denunciare con più forza il loro > Paese, visto che in Italia verrebbe scambiato per antisemita chi, come lo > stesso Levy, dichiara che “è impossibile sfuggire alla responsabilità del > Genocidio. Chiedetelo ai turchi. Questo senso di colpa non ci darà mai pace. > Sarà per noi israeliani una vergogna eterna”. > > Non avevo bisogno di andare a vedere il documentario, proibito in Israele, The > Bibi Files, impressionante prova del sistema di corruzione che dal primo > ministro si allarga alla famiglia e a mezzo paese. È la descrizione di uno dei > principali motori delle sanguinarie scelte politiche che Netanyahu ha fatto > per rimanere al potere ed evitare la prigione al prezzo di un genocidio. > > Se approveranno il famigerato Decreto 1004, riposterò le foto delle > manifestazioni che ho scattato, attonito, nell’estate del 2024 lungo le strade > strapiene di Tel Aviv. Evidentemente, nella logica di questa legge, quei > milioni di israeliani sarebbero tutti antisemiti e se fossimo in Italia > andrebbero denunciati e fermati tutti. > > Non avevo bisogno di leggere tanti articoli e approfondimenti per comprendere > che il progetto sionista di “eliminazione del popolo palestinese” – come > definito dall’Ong israeliana B’TSelem – non può più essere confuso con > l’ebraismo. Sono qui perché sono persone che conosco da tempo, a chiedermi di > non tacere. > > Amina, Bassima e Daneen sono arrivate proprio ieri a Venezia dai villaggi > palestinesi devastati da coloni ed esercito israeliani. Al memoriale del > genocidio che ogni mese porta in una piazza di Marghera il dolore del mondo le > loro parole rimbomberanno in città come un drammatico SOS. > > Se questa legge passerà, con il divieto di usare le parole ‘apartheid’, > ‘pulizia etnica’ e ‘genocidio’, diffonderò con i megafoni i racconti di > Daneen, Bassima e Amina, che il significato racchiuso in quei termini portano > inciso nella loro carne e sui volti dei familiari feriti e uccisi. > > Non avevo bisogno di guardare le mappe aggiornate di Google Earth, che danno a > chiunque la prova tangibile della desertificazione realizzata da Israele a > Gaza, per avere le prove della responsabilità del governo israeliano in questa > alterazione definitiva della topografia della Striscia, che riduce in macerie > un popolo. > > Se approveranno la censura di stato del DDL 1004, rispolvereremo il dovere di > obiezione di coscienza, visto che chi riesce perfino ad oscurare la legittima, > democratica protesta, non riuscirà mai ad oscurare la coscienza di un > cittadino e di un cristiano. A proposito, > > Non avevo bisogno di rileggere tutti i testi ecclesiali composti da decenni > nelle comunità palestinesi, da battezzati, preti e vescovi che, dal giorno in > cui sono nati, subiscono uno dei più crudeli e longevi sistemi di apartheid e > controllo totale della vita. Le loro limpide accuse ed esplicite denunce non > potranno certo essere censurate come antisemite. > > Se la legge tenterà di cancellare perfino la voce dei cristiani di terra > santa, quelle riflessioni e preghiere che riceviamo da Gerusalemme ogni > giorno, noi faremo nuove pubblicazioni, le diffonderemo nei foglietti > parrocchiali, senza cambiare una sola parola di quelle suppliche che nascono > sul baratro del genocidio in atto. Diffonderemo i loro pronunciamenti > ufficiali perché dopo la pulizia etnica dell’intera Palestina, non vengano > fatti sparire dalla faccia della terra. > > Per questo dò lettura del recente appello dei cristiani palestinesi (Kairos > Palestina, Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio, 3 agosto > 2025): > > Condanniamo tutti coloro che sfruttano e sostengono l’accusa di antisemitismo > per mettere a tacere la voce palestinese della verità. > Respingiamo ogni tentativo di confondere l’antisemitismo con l’opposizione > all’apartheid e con la pressione esercitata affinché Israele sia chiamato a > rispondere delle proprie responsabilità ai sensi del diritto internazionale, > in particolare, attraverso l’uso di definizioni e documenti concepiti per > servire le ideologie e gli interessi sionisti con il pretesto di combattere > l’antisemitismo. > L’uso improprio del termine antisemitismo distorce e oscura la realtà del vero > antisemitismo che ancora esiste nel nostro mondo e che condanniamo con forza > insieme a tutte le forme di razzismo, esclusione e pregiudizio, compresa > l’islamofobia. > L’ideologia sionista sostiene di rappresentare e proteggere il popolo ebraico, > ma così facendo ha confuso “ebreo” e “sionista” come se fossero la stessa > cosa. > > Per questo non chiediamo il permesso di poter criticare lo stato di Israele, > ma sentiamo di doverlo fare, nelle scuole e nelle chiese, nelle università, > nei media e ovunque, come un dovere di umanità, usando il virgolettato delle > centinaia di rapporti delle Nazioni Unite, delle sentenze della Corte > internazionale di giustizia, della Corte penale internazionale e di tutti quei > baluardi di democrazia che, secondo questo mostruoso DDL sarebbero tutti da > condannare come antisemiti. Maddalena Brunasti
October 2, 2026
Pressenza
‘Settimana Mondiale per la Pace in Palestina e Israele 2026’
IN SVOLGIMENTO DAL 20 AL 26 SETTEMBRE E DEDICATA AI BAMBINI E ALLE BAMBINE DELLA STRISCIA DI GAZA, È PROMOSSA DAL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE (CEC-WCC). Nel periodo che include la Giornata Internazionale della Pace, il 21 settembre, il Consiglio Ecumenico delle Chiese (World Council of Churches – comunità di 356 chiese di oltre 120 nazioni che aggrega oltre 580 milioni di cristiani) invita le persone di tutto il mondo a pregare, sostenere e mostrare solidarietà al popolo della Terra Santa e organizza la Settimana mondiale per la pace in Palestina e Israele focalizzando l’attenzione sulla protezione dei bambini. Il tema della ‘settimana’ è tratto da un verso del Salmo 127-3: > Ecco, i bambini sono un dono del Signore Settimana mondiale per la pace in Palestina e Israele 2026 DallapartediAbele vi aderisce mettendo a disposizione di tutti alcuni materiali informativi: > Il CEC ha indetto la Settimana per la pace in Palestina e Israele dedicandola > in special modo ai bambini e alle bambine palestinesi. > > Questa scelta è conseguente anche alla pubblicazione del Rapporto della > Commissione Internazionale Indipendente di inchiesta delle Nazioni Unite nelle > cui conclusioni è affermato che “la distruzione da parte israeliana > dell’infanzia nella Striscia di Gaza è un atto intenzionale e voluto” e > definisce la Striscia di Gaza il posto più pericoloso al mondo dove essere > bambini oggi. * “The essence of childhood has been destroyed”: Israel’s deliberate targeting of Palestinian children in the Occupied Palestinian Territory since 7 October 2023 – A/HRC/62/CRP.2, 23 giugno 2026 > Anche in continuità con le indicazioni emerse dall’ultimo Sinodo delle chiese > metodiste e valdesi e in particolare in riferimento a due ordini del giorno – > il primo, che tra le altre cose invita le comunità alla lettura e allo studio > del documento ecumenico Kairos II, e il secondo che fa propria la proposta di > dare il prossimo Nobel per la Pace ai bambini palestinesi – ci è sembrato > fosse utile per i singoli e per le comunità diffondere e mettere a > disposizione nella traduzione italiana il testo del CEC, che suggerisce una > grande varietà di esempi a cui le comunità possono ispirarsi per agire e > mettere in campo azioni diverse, durante questa settimana e anche oltre. > > Inoltre due pannelli informativi utili per riassumere i più significativi dati > emersi dalla testé ricordata inchiesta della Commissione speciale ONU sullo > stato dell’infanzia nella Striscia di Gaza. I materiali fanno parte di > Crescere la speranza, una mostra fotografica sulle scuole-tenda grazie alle > donazioni a Gazzella OdV allestite negli ultimi mesi in diverse tendopoli > della Striscia di Gaza * allo scopo di supplire in qualche modo alla > distruzione del sistema scolastico e alla violenza quotidiana a cui sono > sottoposti bambine e bambini. * Crescere la speranza – La mostra fotografica curata da Hilda Girardet illustra le attività delle scuole-tende a Gaza: immagini di “normalità” quotidiana, inviate dalle maestre, le madri, i volontari che hanno chiesto aiuto a Gazzella OdV per costruire scuole e supplire in qualche modo a quelle ormai distrutte dalla violenza spropositata a cui continua ad essere sottoposta una popolazione di oltre 2 milioni di persone. Una violenza che non si è fermata e che continua. Le conclusioni della Commissione speciale ONU per le Violenze israeliane contro i bambini palestinesi dello scorso 23 giugno parlano chiaro: i bambini sono stati intenzionalmente presi di mira e Gaza è uno dei posti più pericolosi al mondo dove essere bambini. Una trentina di fotografie documentano le attività didattiche giornaliere che, con l’aiuto di Gazzella Odv, vengono svolte nelle 7 scuole dislocate in diverse tendopoli della Striscia e frequentate da oltre 900 alunni. Le immagini testimoniano l’impegno a “fare scuola” che coinvolge i bambini e le bambine insieme ai loro insegnanti affrontando le difficoltà del contesto in cui vivono. Presentata il 20 agosto a Torre Pellice, all’esterno della Fondazione-Centro Culturale valdese, dove è stata esposta durante la settimana del sinodo delle chiese metodiste e valdesi – la mostra è composta da 10 pannelli in forex (50×70) già predisposti per essere appesi con piccoli fori ai quattro angoli. Chi fosse interessato alla mostra, può rivolgersi a * DallapartediAbele – dallapartediabele@gmail.com * Hilda Girardet – 339 6157653 e hildagirardet@gmail.com Redazione Italia
September 19, 2026
Pressenza
#NODDL1004 – Nandino Capovilla: “Voi, per legge… Noi…”
Il referente della campagna ‘Ponti non muri’ di Pax Christi oggi è intervenuto sul tema delle iniziative in svolgimento nella giornata odierna, il presidio-maratona dalle 13:00 a Roma davanti a Montecitorio e le manifestazioni organizzate in tante città. Le dichiarazioni di don Nandino Capovilla sono espresse nel testo pubblicato sul blog Bocche Scucite e in un video divulgato con i social-media: PER LEGGE “LA SOLIDARIETÀ NON SI PROCESSA, IL DISSENSO NON SI SILENZIA” VOI…PER LEGGE proverete ad impedirci di criticare lo stato genocida d’Israele? Ma il mondo l’ha già condannato e le Corti internazionali hanno già emesso gli ordini di cattura per i responsabili dei crimini da loro perpetrati contro. PER LEGGE proverete a censurare scritti, articoli e documenti ritenendoli ingiustamente antisemiti? Allora dovrete stracciare montagne di denunce e di rapporti delle Nazioni Unite. PER LEGGE proibirete le parole ‘apartheid’, ‘pulizia etnica’ e ‘genocidio’? Sappiate che sono già incise nelle coscienze di tutta l’umanità e nei libri di storia. PER LEGGE minaccerete i docenti e gli studenti per indurli a rinunciare agli incontri nelle scuole, alle discussioni, agli eventi e ai corsi accademici? Sappiate che aumentano i professori pronti a fare obiezione di coscienza e gli studenti colpiti dalla repressione del dissenso. PER LEGGE passerete al setaccio il nostro parlare, giudicandolo come espressione di odio per gli ebrei? Sarà ridicolo perché molto più esplicite di noi sono centinaia di dichiarazioni degli stessi leader israeliani sulle intenzioni genocidarie della Nakba in atto. PER LEGGE ci impedirete di criticare il sionismo? Dovrete colpire migliaia di persone di fede ebraica che in tutto il mondo hanno smesso di tacere e manifestano ovunque per custodire la loro fede. PER LEGGE arriverete ad entrare perfino nelle chiese accusando tutti di antisemitismo? Noi cristiani non tradiremo le comunità cristiane palestinesi che da anni criticano Israele, loro che vivono fianco a fianco con persone ebree, pregheremo con le suppliche che loro compongono sul baratro del genocidio in atto, diffonderemo i loro pronunciamenti ufficiali perché dopo la pulizia etnica dell’intera Palestina non vengano fatti sparire dalla faccia della terra: > Condanniamo tutti coloro che sfruttano e sostengono l’accusa di antisemitismo > per mettere a tacere la voce palestinese della verità. > > Respingiamo ogni tentativo di confondere l’antisemitismo con l’opposizione > all’apartheid e con la pressione esercitata affinché Israele sia chiamato a > rispondere delle proprie responsabilità ai sensi del diritto internazionale, > in particolare attraverso l’uso di definizioni e documenti concepiti per > servire le ideologie e gli interessi sionisti con il pretesto di combattere > l’antisemitismo. > > L’uso improprio del termine antisemitismo distorce e oscura la realtà del vero > antisemitismo che ancora esiste nel nostro mondo e che condanniamo con forza > insieme a tutte le forme di razzismo, esclusione e pregiudizio, compresa > l’islamofobia. > > L’ideologia sionista sostiene di rappresentare e proteggere il popolo ebraico, > ma così facendo ha confuso “ebreo” e “sionista” come se fossero la stessa > cosa. > > Kairos Palestina, Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio, > 3.8.2025 https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/09/NANDINO-CAPOVILLA-9-9-2026.mp4 Nandino Capovilla – post Facebook, 9/9/2026: > PER LEGGE ci impedirete di criticare uno stato genocida? Ma dovrete stracciare > montagne di Rapporti delle Nazioni Unite. E se arriverete nelle chiese > accusandoci di antisemitismo, noi cristiani non tradiremo le comunità > palestinesi virgolettando le loro preghiere e i documenti che ripetono: “con > l’accusa di antisemitismo vogliono mettere a tacere la verità confondendolo > con l’opposizione all’apartheid” (KAIROS, la fede in tempo di genocidio Bocche Scucite, 9 settembre 2026: * blog – PER LEGGE “La solidarietà non si processa, il dissenso non si silenzia” * post Instagram – VOI… PER LEGGE proverete a impedirci di criticare Israele? Non sarà una legge a cancellare le parole apartheid, pulizia etnica, genocidio, né a mettere a tacere le denunce delle Nazioni Unite, delle Corti internazionali, dei docenti, degli studenti e di chi continua a chiedere giustizia per il popolo palestinese. E oggi la risposta arriva dalle piazze: manifestazioni sono previste in 46 città italiane, con una grande mobilitazione a Roma e iniziative diffuse in tutta Italia contro il cosiddetto “Ddl Antisemitismo”. Oltre 250 organizzazioni hanno aderito. Non sarà una legge a trasformare ogni critica al governo israeliano o al sionismo in antisemitismo. Criticare uno Stato e le sue politiche non significa odiare un popolo o una religione. Condanniamo l’antisemitismo, come ogni forma di razzismo, islamofobia, esclusione e pregiudizio. Ma rifiutiamo che l’accusa di antisemitismo venga usata per mettere a tacere chi denuncia violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale e chiede giustizia per il popolo palestinese. Non ci farete tacere. La libertà di parola, la giustizia e la dignità umana non si censurano per legge. Maddalena Brunasti
September 9, 2026
Pressenza
La testimonianza di Munther Isaac, cristiano palestinese in una chiesa italiana
Intervenuto al Sinodo delle chiese metodiste e valdesi e all’incontro sul tema “Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio“,  il reverendo Munther Isaac ha descritto la propria esperienza a Torre Pellice nel testo intitolato “Come una chiesa è diventata un luogo dove la coscienza è chiamata a risvegliarsi“. Nato nel 1979 a Beit Sahour (la città sorta nel luogo dove, secondo i Vangeli, gli angeli annunciarono ai pastori la nascita di Gesù), il pastore delle chiese evangeliche luterane di Beit Sahour e di Betlemme, rettore del Bethlehem Institute for Peace and Justice (BIPJ) e direttore di Christ at the Checkpoint (CATC) è anche un co-autore del documento A Moment of Truth: Faith in a Time of Genocide approvato da Kairos Palestine al convegno del novembre 2025 e a cui recentemente hanno aderito numerose organizzazioni e accademie protestanti, tra cui la Chiesa Presbiteriana degli USA (PCUSA), l’American Academy of Religion, la Conferenza della Chiesa Metodista di Gran Bretagna e il Sinodo Generale della Chiesa di Inghilterra. Alle proprie riflessioni sull’incontro svolto nella chiesa valdese di Torre Pellice il 20 agosto scorso, il reverendo Munther Isaac ha premesso una frase del pastore della comunità locale, Michel Charbonnier: «Una chiesa non può essere semplicemente un luogo di culto, ma deve essere anche un luogo in cui la coscienza è chiamata a risvegliarsi, e la chiesa deve imparare a lasciarsi turbare dal dolore del mondo».  > Questa settimana ho avuto l’opportunità unica di parlare a Torre Pellice, un > borgo storico nel nord Italia, ricco di storia e profondamente legato alla > comunità valdese, una comunità che ha subito gravi oppressioni, persecuzioni e > ingiustizie nel corso dei secoli, per poi emergere come una comunità impegnata > nella guarigione e nella riconciliazione. > > Oggi, questo piccolissimo villaggio di circa 4.500 abitanti ospita una delle > espressioni più memorabili di testimonianza cristiana profetica che io abbia > mai incontrato. > > Sono stato invitato a tenere una conferenza nel villaggio nell’ambito del > Sinodo della Chiesa Valdese e Metodista, che si svolge a Torre Pellice. > > Ho parlato a una chiesa gremita, piena di persone venute ad ascoltare, > imparare e mostrare solidarietà. > > Ciò che mi ha colpito davvero è stata l’esposizione che ho trovato all’interno > della chiesa: migliaia di fogli di carta con migliaia di nomi di persone > uccise nel genocidio di Gaza, una testimonianza di riconoscimento e di lutto, > e un grido di giustizia. > > Ho iniziato il mio intervento con un commosso riconoscimento > dell’installazione. Mi ha ricordato, almeno in parte, ciò che abbiamo fatto > nella nostra chiesa di Betlemme più di due anni fa con il presepe “Cristo tra > le macerie”. Tra le tante cose che volevamo dire c’era questa: in un momento > in cui assistevamo alla giustificazione e alla razionalizzazione > dell’uccisione dei nostri figli, noi abbiamo soffermato la nostra attenzione > nell’immagine di Cristo in ogni bambino estratto dalle macerie. Mentre il > mondo disumanizzava i palestinesi, noi abbiamo mostrato la dignità e il valore > di ogni essere umano, compresi i palestinesi, avvolgendo Gesù in una kefiah e > dicendo al mondo: “Questa è la realtà in Palestina“. > Ho anche fatto notare che, durante tutto questo genocidio, mi è stato spesso > chiesto: “Dov’è Dio? Perché Dio permette tutto questo?”. > > La mia risposta è sempre stata che non stiamo parlando di un terremoto o di un > tornado. > > Questa è una tragedia causata dall’uomo: esseri umani che massacrano altri > esseri umani. > > La vera domanda, quindi, non è: “Dov’è Dio?”, ma piuttosto: “Dove sono le > brave persone del mondo? Dove sono le persone di fede?“. > > Essere a Torre Pellice mi ha ricordato che la Chiesa non è sempre silenziosa. > > Ci sono coloro che ascoltano, che si preoccupano, che si lamentano e che > invocano giustizia. > > E sono andati ben oltre il gesto incredibilmente toccante di apporre i nomi > degli abitanti di Gaza all’interno della chiesa dove pregano ogni domenica. Si > sono anche mobilitati, hanno fatto pressione e hanno donato generosamente per > il popolo palestinese e di Gaza. > > Ho avuto l’onore di incontrare il pastore della chiesa, Michael Charbonnier, > che ha introdotto il mio intervento con una breve ma profonda riflessione > teologica. > > Le sue parole sono state incisive e credo che valga la pena citarle. Se i > cristiani di tutto il mondo credessero e mettessero in pratica ciò che ha > detto, sono convinto che oggi ci troveremmo in una situazione ben migliore. > > Ha iniziato spiegando perché questi nomi appartengono a una chiesa: > > «Una chiesa non può essere semplicemente un luogo di culto, ma deve essere > anche un luogo in cui la coscienza è chiamata a risvegliarsi, e la chiesa deve > imparare a lasciarsi turbare dal dolore del mondo»; > > «Questa non è una mostra. È un modo per tenere sempre presente, soprattutto > quando ci riuniamo qui in preghiera, ciò che preferiremmo tanto fingere di non > vedere». > > Ha poi spiegato perché ascoltare la voce degli oppressi non deve essere > confuso con l’abbandono della pace o del dialogo: > > «Questa non è una scelta contro la pace, ma a favore della vera pace. Perché > non c’è pace senza giustizia, non c’è riconciliazione senza riparazione… La > preghiera per la pace diventa autentica quando si traduce nella difesa della > dignità, dei diritti e della libertà di ogni persona». > > E infine, ha fondato questa testimonianza su Gesù stesso:  > > «Gesù stesso non era equidistante. Scelse da che parte stare: dalla parte > degli esclusi, degli ultimi, dei perseguitati e degli oppressi. La fedeltà al > Vangelo non ci chiede di essere neutrali; ci chiede di stare dove Lui stava: > dalla parte delle vittime». > > Ho lasciato Torre Pellice profondamente umile e grato per la testimonianza > della Chiesa Valdese, e in particolare per la testimonianza del pastore > Michael e della comunità di Torre Pellice. > > Possa questo genocidio finire. Possa la giustizia prevalere. > > Munther Isaac, 22 agosto 2026 * How a Church in Italy Became a Place Where Conscience is Called to Awaken * Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio Redazione Italia
August 24, 2026
Pressenza
“E noi come rispondiamo”… agli interrogativi teologici, umani e politici posti dai cristiani di Palestina?
L’incontro pubblico, svolto online martedì 26 maggio prossimo alle 18, è organizzato da Dalla parte di Abele insieme a GLAM (Commissione Globalizzazione Ambiente della FCEI), Cipax (Centro Interconfessionale per la Pace) e Ambasciatori e Ambasciatrici di Pace (promosso da UCEBI), che spiegano: > Dopo lo zoom del 4 maggio su Kairos Palestina 2, in cui hanno parlato tra gli > altri la coordinatrice di Kairos Palestina, Mays Nassar, che ha descritto le > tragiche condizioni in cui vivono oggi non solo i cristiani palestinesi ma > tutti i palestinesi, e il teologo Munther Isaac direttore del Centro di Studi > Biblici di Betlemme, il quale ha enucleato alcune difficoltà che hanno i > cristiani europei a prendere sul serio quanto scritto sul Documento Kairos 2 e > ci siamo convinti che anche da noi in Italia gli interrogativi teologici – > oltre che umani e politici – posti dai cristiani di Palestina non abbiano > avuto l’attenzione e lo spazio che meritano, spesso confusi intrecciati con > altre questioni più politiche, forse apparentemente più urgenti. > È proprio a partire da queste considerazioni che è nata la domanda “E noi come > rispondiamo?” che sarà al centro delle riflessioni di questo incontro. > Come per l’incontro del 4 maggio “vorremmo cercare di creare uno spazio per > dialogare con un pensiero teologico e di fede che i cristiani di Palestina ci > rivolgono, e che arriva a noi come un grido che interroga le nostre > coscienze”. > Per questo abbiamo chiesto ad alcuni pastori e pastore di provare a rispondere > – a partire dalla realtà delle chiese di cui fanno parte – a questa domanda. All’incontro, moderato da Erica Sfredda, parteciperanno: Massimo Aprile, Luca Baratto, Alessandro Spanu, Silvia Rapisarda e Pawel Gajewski. Link per collegarsi: https://us06web.zoom.us/j/82220611133 Codice d’accesso: 247849 Maddalena Brunasti
May 20, 2026
Pressenza
Il documento stilato da Kairos Palestina nel 2025 ed ora edito in italiano
Il testo, pubblicato da Edizioni La Meridiana con contributi di Nicoletta Dentico, giornalista ed esperta di cooperazione internazionale, del biblista valdese Eric Noffke e del presidente di Pax Christi Italia, Giovanni Ricchiuti, verrà presentato martedì 7 aprile da Tomaso Montanari insieme a Rifat Kassis, protagonista delle pacifiche battaglie per la difesa dei diritti umani condotte da Kairos Palestina e molte altre associazioni cristiane palestinesi. Nato a Beit Sahour, la cittadina della Cisgiordania a poca distanza da Betlemme e in cui – secondo la tradizione cristiana – ai pastori appave l’angelo che annunciava la nascita del messia, e un centro urbano che ebbe un ruolo chiave nella Prima e nella Seconda Intifada, dove gli attivisti locali hanno sperimentato innovative tecniche di resistenza nonviolenta, dopo l’esperienza nei programmi di assistenza e solidarietà con la YMCA di Gerusalemme Est, quando l’associazione ha avviato la YMCA/YWCA Joint Advocacy Initiative da cui è scaturita la campagna “L’Ulivo”, nel 1992 Rifat Kassis  ha fondato Defence for Children International (DCI), la prima ONG palestinese indipendente per i diritti dei bambini, nel 1995 ha contribuito alla realizzazione di un programma di riabilitazione per i bambini ceceni vittime della guerra e tra il 2000 e il 2004 ha co-fondato la National Coalition of Christian Related Organizations (NCCRO) e la Occupied Palestine and Golan Heights Advocacy Initiative (OPGAI). Un movimento ecumenico le cui origini sono indissolubilmente legate al documento Un momento di verità elaborato nel 2009 dalle comunità cristiane palestinesi, Kairos Palestina coinvolge i cristiani palestinesi e le chiese e i cristiani di tutto il mondo a rifiutare le ingiustizie e l’apartheid subite dai palestinesi e a intervenire attivamente per costruire una pace giusta e duratura tra palestinesi e israaeliani. Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio (A Moment of Truth: Faith in a Time of Genocide), il testo approvato da Kairos Palestina al convegno che – affrontando molte difficoltà – si è svolto nel novembre 2025, è un accorato appello che sollecita i cristiani, palestinesi e di tutto il mondo, a impegnarsi con determinazione per contrastare il genocidio, la pulizia etnica e la colonizzazione e per gettare le basi e consolidare le prospettive della pace nel Medio Oriente e sulla Terra. La sua pubblicazione nella collana paginealtre… lungo i sentieri della differenza di Edizioni La Meridiana in italiano, con traduzione curata da BOCCHE SCUCITE – Voci dai Territori Occupati, è così presentata: > Ci sono momenti della Storia dell’umanità che ci interrogano e ci chiamano a > farci voce delle vittime e megafono di una speranza resiliente. Momenti in cui > non tacere di fronte all’inganno, narrato magistralmente dai potenti, che la > scelta della guerra sia la sola strada per riportare la pace tra i popoli. > > Queste pagine propongono integralmente il documento che Kairos Palestina ha > indirizzato ai cristiani nel mondo il 14 novembre 2025, scegliendo – > nell’edizione italiana – di accompagnarlo con contributi che possano aiutare i > lettori a capire e a scegliere di farsi Parola di Verità. > > Questo del 2025 è il secondo documento del Global Kairos for Justice a cui > aderiscono circa 150 Paesi, tra cui anche l’Italia. Un processo che ha tenuto > vivo il senso della fede nell’avanzare delle distruzioni nei territori > occupati, che chiede Parola di verità e rivendica di dare voce alla verità fin > troppo taciuta: è il dire la fede in tempo di genocidio. > > “È uno strumento preziosissimo, dopo oltre due anni di genocidio in Palestina, > per stanare le Chiese cristiane dalle loro proditorie ambiguità > interpretative, dai loro silenzi, dalle loro pigrizie e impacciate timidezze > […] E riguarda direttamente anche noi, la nostra ipocrisia, la nostra > indifferenza. E di noi, chi è credente, non può più sottrarsi” (dal contributo > di Nicoletta Dentico). > > Fermarsi, riflettere, capire, scegliere come cristiani di farsi Salvezza, di > accogliere e lanciare un grido profetico di perseveranza: abbiamo la pretesa > che queste pagine aiutino a farlo. La partecipazione all’incontro è gratuita, previa iscrizione – entro il 6 aprile 2026 – richiesta al recapito telefonico 376 123 1656 oppure per email a info@lameridiana.it Maddalena Brunasti
April 2, 2026
Pressenza