Nandino Capovilla: “Non il permesso di poter denunciare, bensì il dovere di farlo”
Oggi a Marghera tre palestinesi appena arrivate dai villaggi devastati dai
coloni e dall’esercito israeliani presenziano al ‘memoriale del genocidio’, il
presidio svolto ogni mese in una piazza della città.
In procinto di partecipare all’iniziativa, don Nandino Capovilla ha proclamato:
> Non avevo bisogno di vedere Naza per convincermi non solo che è giusto poter
> criticare lo stato d’Israele, ma che è sempre più necessario denunciare chi
> sta portando avanti il piano di cancellazione del popolo palestinese.
>
> Se venisse approvato questo decreto bavaglio, il previsto organo di controllo
> sul territorio sappia che dovrà interrogare più di 60.000 cittadini ritenuti
> antisemiti per decreto, che in un solo giorno hanno riempito i cinema di tutta
> Italia, uscendo muti e sconvolti dalle sale. Le loro lacrime erano esaurite ma
> la loro coscienza era ancora più convinta: non possiamo tacere.
>
> Non avevo bisogno di tornare in Israele per constatare quello che l’ebreo
> israeliano Gideon Levy ha denunciato in questi giorni, cioè che: “Israele è
> lanciato verso il baratro e si fermerà solo se costretto. Spetta alla comunità
> internazionale imporre sanzioni per fermare il delirio criminale di Israele”.
>
> Se approveranno la legge antidissenso chiederò ai miei numerosi amici e amiche
> ebree israeliani che da anni frequento, di denunciare con più forza il loro
> Paese, visto che in Italia verrebbe scambiato per antisemita chi, come lo
> stesso Levy, dichiara che “è impossibile sfuggire alla responsabilità del
> Genocidio. Chiedetelo ai turchi. Questo senso di colpa non ci darà mai pace.
> Sarà per noi israeliani una vergogna eterna”.
>
> Non avevo bisogno di andare a vedere il documentario, proibito in Israele, The
> Bibi Files, impressionante prova del sistema di corruzione che dal primo
> ministro si allarga alla famiglia e a mezzo paese. È la descrizione di uno dei
> principali motori delle sanguinarie scelte politiche che Netanyahu ha fatto
> per rimanere al potere ed evitare la prigione al prezzo di un genocidio.
>
> Se approveranno il famigerato Decreto 1004, riposterò le foto delle
> manifestazioni che ho scattato, attonito, nell’estate del 2024 lungo le strade
> strapiene di Tel Aviv. Evidentemente, nella logica di questa legge, quei
> milioni di israeliani sarebbero tutti antisemiti e se fossimo in Italia
> andrebbero denunciati e fermati tutti.
>
> Non avevo bisogno di leggere tanti articoli e approfondimenti per comprendere
> che il progetto sionista di “eliminazione del popolo palestinese” – come
> definito dall’Ong israeliana B’TSelem – non può più essere confuso con
> l’ebraismo. Sono qui perché sono persone che conosco da tempo, a chiedermi di
> non tacere.
>
> Amina, Bassima e Daneen sono arrivate proprio ieri a Venezia dai villaggi
> palestinesi devastati da coloni ed esercito israeliani. Al memoriale del
> genocidio che ogni mese porta in una piazza di Marghera il dolore del mondo le
> loro parole rimbomberanno in città come un drammatico SOS.
>
> Se questa legge passerà, con il divieto di usare le parole ‘apartheid’,
> ‘pulizia etnica’ e ‘genocidio’, diffonderò con i megafoni i racconti di
> Daneen, Bassima e Amina, che il significato racchiuso in quei termini portano
> inciso nella loro carne e sui volti dei familiari feriti e uccisi.
>
> Non avevo bisogno di guardare le mappe aggiornate di Google Earth, che danno a
> chiunque la prova tangibile della desertificazione realizzata da Israele a
> Gaza, per avere le prove della responsabilità del governo israeliano in questa
> alterazione definitiva della topografia della Striscia, che riduce in macerie
> un popolo.
>
> Se approveranno la censura di stato del DDL 1004, rispolvereremo il dovere di
> obiezione di coscienza, visto che chi riesce perfino ad oscurare la legittima,
> democratica protesta, non riuscirà mai ad oscurare la coscienza di un
> cittadino e di un cristiano. A proposito,
>
> Non avevo bisogno di rileggere tutti i testi ecclesiali composti da decenni
> nelle comunità palestinesi, da battezzati, preti e vescovi che, dal giorno in
> cui sono nati, subiscono uno dei più crudeli e longevi sistemi di apartheid e
> controllo totale della vita. Le loro limpide accuse ed esplicite denunce non
> potranno certo essere censurate come antisemite.
>
> Se la legge tenterà di cancellare perfino la voce dei cristiani di terra
> santa, quelle riflessioni e preghiere che riceviamo da Gerusalemme ogni
> giorno, noi faremo nuove pubblicazioni, le diffonderemo nei foglietti
> parrocchiali, senza cambiare una sola parola di quelle suppliche che nascono
> sul baratro del genocidio in atto. Diffonderemo i loro pronunciamenti
> ufficiali perché dopo la pulizia etnica dell’intera Palestina, non vengano
> fatti sparire dalla faccia della terra.
>
> Per questo dò lettura del recente appello dei cristiani palestinesi (Kairos
> Palestina, Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio, 3 agosto
> 2025):
>
> Condanniamo tutti coloro che sfruttano e sostengono l’accusa di antisemitismo
> per mettere a tacere la voce palestinese della verità.
> Respingiamo ogni tentativo di confondere l’antisemitismo con l’opposizione
> all’apartheid e con la pressione esercitata affinché Israele sia chiamato a
> rispondere delle proprie responsabilità ai sensi del diritto internazionale,
> in particolare, attraverso l’uso di definizioni e documenti concepiti per
> servire le ideologie e gli interessi sionisti con il pretesto di combattere
> l’antisemitismo.
> L’uso improprio del termine antisemitismo distorce e oscura la realtà del vero
> antisemitismo che ancora esiste nel nostro mondo e che condanniamo con forza
> insieme a tutte le forme di razzismo, esclusione e pregiudizio, compresa
> l’islamofobia.
> L’ideologia sionista sostiene di rappresentare e proteggere il popolo ebraico,
> ma così facendo ha confuso “ebreo” e “sionista” come se fossero la stessa
> cosa.
>
> Per questo non chiediamo il permesso di poter criticare lo stato di Israele,
> ma sentiamo di doverlo fare, nelle scuole e nelle chiese, nelle università,
> nei media e ovunque, come un dovere di umanità, usando il virgolettato delle
> centinaia di rapporti delle Nazioni Unite, delle sentenze della Corte
> internazionale di giustizia, della Corte penale internazionale e di tutti quei
> baluardi di democrazia che, secondo questo mostruoso DDL sarebbero tutti da
> condannare come antisemiti.
Maddalena Brunasti