A Zaporizhzhia/ Zaporigie giocano alla guerra accanto alla Centrale Nucleare più grande d’Europa

Pressenza - Monday, September 28, 2026

Giovedì 24 settembre sono arrivato a Zaporigie/Zaporizhzhia dopo una notte passata in pullman.

La città è controllata dagli Ucraini mentre la centrale nucleare, che è la più grande d’Europa, si trova al di là dell’immenso fiume Dnepr/Dnipro.

Sono venuto perché c’è un museo storico molto importante che spazia dalla Preistoria all’Età Contemporanea.

Il mio amico Vincenzo del Circolo Bakunin di Roma mi ha chiesto di vedere se sono esposti documenti e reperti dell’anarchico ucraino Nestor Machno che guidó l’armata contadina che nel 1917 fece la Rivoluzione in Ucraina.

Con i suoi uomini liberó una parte del territorio Ucraino dove vennero espropriate le terre dei latifondisti e della Chiesa Ortodossa e consegnate ai contadini poveri, ai braccianti.

Inizialmente alleati dei Bolscevichi, gli Anarchici Ucraini sconfissero le armate bianche, reazionarie e controrivoluzionarie, ma successivamente emersero due differenti linee politiche inconciliabili: gli anarchici erano per la divisione delle terre mentre i bolscevichi erano per la creazione di aziende agricole statali lavorate da una sorta di “proletariato agricolo”.

Alla fine Machno ed i suoi uomini furono sconfitti dall’Armata Rossa di Troitsky ed egli trovò rifugio a Parigi.

Pensavo che nelle vicinanze di una centrale nucleare non ci fossero scontri armati.

Non saranno così idioti, pensavo, ma alla idiozia umana non c’è limite.

Innanzitutto sia la stazione dei pullman che quella dei treni sono difese ed ingabbiate da reti che impediscono ai droni di esplodere a ridosso delle strutture.

Vicino alla Stazione dei pullman si vedono i segni delle esplosioni di droni, che ovviamente non sono paragonabili a quelle create da un missile o da un vero e proprio bombardamento.

Zaporigie è il posto più vicino al fronte che io abbia visitato finora.
Sono costretto a passare gran parte della giornata in una rosticceria perchè piove a dirotto.

Ad un certo punto sento esplosioni ed una è più forte del solito.
Poco prima il suono della sirena, ma, per la prima volta anche il mio cellulare con scheda Ucraina inizia a suonare e a lampeggiare.
Non solo il mio ma anche quello delle altre persone presenti.

Per la prima volta vedo la paura negli occhi e sui volti di Ucraini: un uomo e una mamma con una bambina piccola.

La mamma non sa cosa fare, si mette lo zaino in spalla, guarda la bambina che ha appena iniziato a mangiare.

Non sa se correre con la bambina sotto al diluvio fino al rifugio di cemento armato che si trova ad un centinaio di metri dalla rosticceria oppure aspettare ancora, tranquillizzando la bambina, che incurante di tutto si sta godendo le sue patatine fritte.

Alla fine decide di attendere ancora.

Amche io ho appena iniziato a mangiare, ma prendo il cibo e per la prima volta entro in un vero rifugio.

Dopo pochi minuti mi raggiunge l’uomo che stava nella rosticceria.

Poco dopo riceve un messaggio che comunica che l’emergenza è finita, ma io non ho fretta di uscire, senonché qualche deficente ha scambiato il rifugio per un cesso e c’è un insopportabile puzzo di piscio che inizialmente non avevo percepito.

Ho un ombrello (che ovviamente perderò da qualche parte) e decido di andare in autobus al Museo di Storia dell’Oblast e prendo un autobus.

Nonostante i pericoli la città è viva ed animata da gente che va a lavorare e di studenti che vanno a scuola.

La strada che attraversa Zaporizhzhia ha un traffico sostenuto e per attraversarla ci sono sottopassaggi.

Finalmente trovo il Museo: è aperto, ma è chiuso alle visite.

Cerco di impietosire la custode dicendole che sono venuto apposta da Roma per visitare il Museo… il che è una spudorata esagerazione.
Fa pure una telefonata ma non cè nulla da fare.

Mi consiglia di visitare la biblioteca e mi da una lunga spiegazione in Ucraino su come arrivarci.

Sono inutili i miei tentativi di spiegarle che non capisco una mazza e che mi basterebbe avere l’indirizzo scritto un foglietto.

Arrivo ad una università e poi ad un’altra sempre seguendo le spiegazioni di alcuni passanti, ma niente da fare.

Fradicio come un pulcino vado a farmi tagliare i capelli in un lussuoso salone… Così almeno mi asciugo i capelli.

Le strade in discesa sembrano torrenti.

Non trovo un posto dove dormire e cosi torno alla mia rosticceria a cenare e in serata parto per Mykolaiv.

Mauro Carlo Zanella