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Doccia fredda sull’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea
Da Francia e Germania, con due documenti diversi, è arrivato uno stop alla rapida adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. Zelensky, come noto, punta all’adesione all’Ue come uno dei principali risultati di qualsiasi accordo di pace con la Russia sostenendo che il suo Paese dovrebbe entrare a far parte della Ue già […] L'articolo Doccia fredda sull’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea su Contropiano.
April 22, 2026
Contropiano
#war Dal #Muos di #Niscemi alle fabbriche di armi per l'#Ucraina: siamo scudi umani dell'America? Terremoto a Niscemi: indagati per disastro colposo i governatori di regione pro Muos, il sistema statunitense di comunicazione satellitare che, assieme alla base dell'US Navy di Sigonella, ha reso la Sicilia un vero e proprio perno militare e piattaforma avanzata della strategia del Pentagono nel vasto quadrante che va dal Mediterraneo allargato, al Sael sino all'Artico. https://www.youtube.com/watch?v=PvHtUFAV9Qo
April 20, 2026
Antonio Mazzeo
Zelensky è in Italia, a battere cassa per continuare la guerra
Il presidente ucraino Zelensky oggi è di nuovo a Roma. L’ultima volta era stato nel dicembre scorso, solo quattro mesi fa. Zelensky incontrerà prima la Meloni a Palazzo Chigi e poi Mattarella al Quirinale. Anche in questa occasione Zelensky verrà a battere cassa per gli aiuti militari e non solo. “L’ostacolo […] L'articolo Zelensky è in Italia, a battere cassa per continuare la guerra su Contropiano.
April 15, 2026
Contropiano
Pensionata ucraina di madrelingua russa: “Tutti vogliamo semplicemente vivere in pace”
Sono ospite a Charkiv/Char’kov di una coppia di pensionati amici di una mia amica di Roma. Sono persone gentili, anzi squisite. Mi hanno portato a visitare la città e la moglie mi ha preparato prelibatezze della cucina ucraina a partire dal boršč, la zuppa rossa che recentemente l’ UNESCO ha aggiunto alla lista immateriale del patrimonio dell’umanità. Monastero ortodosso Centro commerciale Teatro dell’Opera Chiedo ad Ana (nome di fantasia), che comprende benissimo e parla abbastanza bene l’italiano, se mi concede una breve intervista. Ha poco più di sessant’anni, lavorava come infermiera in un orfanatrofio, ma la pensione è di ottanta euro, non aumenta mentre i prezzi continuano a salire e così deve lavorare. Suo marito lavorava in una fabbrica di aeroplani; anche lui è in pensione, ma riceve solo 130 euro e quindi lavora come vigilante nello stesso orfanatrofio della moglie. Quali sono i tuoi ricordi dell’Unione Sovietica? Ho dei bei ricordi, chissà, forse perché ero giovane: guardavano con ottimismo al futuro perché la vita migliorava per tutti, eravamo orgogliosi di essere cittadini sovietici e non vedevamo problemi tra i diversi popoli dell’Unione. Tutti avevamo un lavoro e una casa, non eravamo ricchi, ma l’essenziale non ci mancava; era una vita modesta ma dignitosa. Poi dopo la caduta dell’Urss sono esplosi i nazionalismi e in Ucraina delle due lingue ufficiali si è eliminato il russo e si è imposto l’ucraino per qualsiasi cosa. Qui a Char’kov la maggioranza è formata da gente di origine russa; tutti conoscono le due lingue e nessuno bada alla madrelingua degli altri. Ci sono tante famiglie con un genitore di origine russa e l’altro ucraino e così i figli sono perfettamente bilingui. I miei nonni e i miei genitori erano ucraini di origine russa; io penso e in genere parlo in russo, ma conosco molto bene l’ucraino e so usarlo quando serve. Ovviamente per me dovrebbero essere le due lingue ufficiali dell’Ucraina, come succedeva una volta. Tu come ti definisci? Ucraina di madrelingua russa o russa che vive in Ucraina?  Io sono russa e ucraina allo stesso tempo, come molti del resto. Anche se la mia madrelingua è il russo, non voglio vivere sotto un’occupazione militare. Serve un cessate il fuoco immediato, una tregua per fare una trattativa vera… La Federazione Russa e Putin non si fermeranno se non avranno il Donbass. Ci sono già troppe vittime: solo in Ucraina si parla di ottocentomila morti. Tutti ormai hanno un famigliare, un parente, un amico, un conoscente morto al fronte. Poi ci sono le città: quelle a ridosso del fronte, a pochi chilometri da qui, sono interamente distrutte e disabitate. Quindi qui ci sono tantissimi profughi arrivati da quelle città distrutte o dalle regioni dell’Est, sia perché era troppo pericoloso restare là e sia perché, pur essendo di madrelingua russa, non volevano vivere sotto un’occupazione militare. Inoltre tante persone di Char’kov (Charkiv) hanno lasciato la città, ritenendola troppo pericolosa e sono andati nelle regioni dell’Ovest o all’estero. In Ucraina ora ci sono dieci milioni di abitanti in meno rispetto a prima della guerra. Com’è la situazione a Char’kov? Nei primi due anni di guerra la situazione era terribile: il fronte era molto vicino e tutte le notti, alle quattro, la città era colpita da missili e droni, sentivamo le esplosioni e vedevamo il fumo nero. Ora il fronte é più lontano, gli attacchi sono diminuiti, ma possono arrivare a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo; è stressante vivere con questo pensiero e così cerchiamo di fare come nulla fosse. Le sirene suonano in continuazione, ma ci siamo abituati e nessuno ci fa più caso. Almeno però tutti i mezzi pubblici, autobus, filobus e metropolitana, a Char’kov sono gratuiti, così spostarsi è facile. Comunque la paura non passa, ce la portiamo dentro; dall’inizio della guerra a Char’kov sono morte in questi attacchi più di cento persone, forse duecento. Di fronte alla tua casa c’è una bellissima scuola, ma mi sembra chiusa. Le scuole funzionano? No, sono chiuse e le lezioni si fanno on line. Talvolta si organizzano lezioni in locali sotterranei della metropolitana. Questo perché i russi sostenevano che i soldati ucraini usavano le scuole come caserme. Secondo te perché è iniziata questa guerra e perché non si riesce a fermarla? Ti dico la verità: per me è una guerra assurda, quando è scoppiata non riuscivo a crederci, ancora non lo capisco e non so spiegarne le ragioni, ma la gente comune non c’entra. In Ucraina non ci sono mai stati problemi tra ucraini e russi di qui e non ci sono nemmeno adesso. La questione della lingua non è il vero motivo, è un pretesto. Certamente i nazionalismi esasperati portano alla guerra, ma il vero problema è un altro: ci sono grandi aziende che fanno enormi profitti con la guerra e quindi hanno interesse a far sì che continui. Queste corporazioni corrompono i politici, che stanno così al loro servizio; per questo finora tutti i tentativi di arrivare a un accordo sono saltati, ma io ti assicuro che tutti vogliamo semplicemente vivere in pace.   Mauro Carlo Zanella
April 10, 2026
Pressenza
Yurii Sheliazhenko: il mondo sarà migliore senza eserciti e senza guerre
A Kiev ho rivisto Yurii Sheliazhenko, recentemente rilasciato dopo una detenzione arbitraria; ci siamo trovati con un altro obiettore di coscienza, Oleksandr Ivanov, pacifista e  quacchero. Oleksandr è nato a Donetsk e vive a Kiev dal 2015, quando iniziò la guerra nel Donbass. Prima di essere arruolato a forza lavorava in banca.  Raccontatemi cosa vi è successo. Come si è comportata la polizia, se avete visto un giudice e se avete potuto parlare con il vostro avvocato. Come molte persone, Oleksandr è andato a Kiev per evitare l’occupazione russa. Lavorava in banca come impiegato e, a volte, come corriere. Ora non può lavorare ufficialmente perché è stato arruolato con la forza, trattenuto in un’unità militare per un mese e mezzo, ha subito maltrattamenti e tentativi di costringerlo ad abbandonare le sue convinzioni anti-militariste ed è uscito dall’unità militare senza autorizzazione; per questo rischia una pena dai 5 ai 10 anni di carcere. Tuttavia, ci sono più di 200.000 persone nella sua stessa situazione, quindi la polizia non ha fretta di cercarlo, anche se potrebbe essere arrestato durante i raid o ai posti di blocco. E’ uno degli studenti della Scuola di Pacifismo FREE CIVILIANS (CIVILI LIBERI). Quando ha lasciato l’unità, un ufficiale ‘simpatizzante’ gli ha consigliato di mantenere un profilo basso — lui sospetta che qualcuno stia semplicemente intascando il suo stipendio da soldato. Per la legge Oleksandr è considerato un disertore?  A te invece hanno intimato di arruolarti? Sei un renitente alla leva, Yurii?  Quando Oleksandr ha chiesto il rispetto dei suoi diritti come obiettore di coscienza in una società democratica, un comandante gli ha risposto: dimentica la democrazia, non c’è democrazia in Ucraina e non ci sarà mai. Le reclute venivano trattate come prigionieri, scortate sotto sorveglianza dalla tenda alla mensa. Si ammalavano facilmente e tossivano in continuazione, specialmente dopo la pioggia, al freddo, quando le tende venivano inondate dal fango e nessuno forniva loro cure mediche adeguate. Al poligono di tiro, Oleksandr è stato bersaglio di spari con proiettili veri nella sua direzione, mettevano a rischio la sua vita perché si rifiutava di imbracciare le armi; in seguito gli hanno spiegato che è un modo usuale di umiliare gli obiettori di coscienza, una pratica in uso nell’esercito fin dai tempi sovietici. Ho ottenuto una sentenza del tribunale che ordina l’apertura di un’indagine sull’arruolamento forzato e sui maltrattamenti subiti da Oleksandr, ma l’Ufficio Statale di Investigazione ha ignorato la decisione della corte. L’Ombudsman Lubinets, la commissione parlamentare per i diritti umani, ha scritto che non prenderà provvedimenti in seguito alla mia denuncia riguardante le violazioni dei diritti di Oleksandr. Attualmente non sono accusato né sanzionato ufficialmente per inosservanza dei regolamenti sulla registrazione o sul servizio militare, né in procedimenti amministrativi né penali, nonostante io abbia dichiarato più volte la mia obiezione di coscienza. Forse mi accuseranno di qualcosa dopo la detenzione e la tortura, solo per far finta che le loro azioni fossero legali — non lo so. Inoltre, non sono un renitente alla leva, sono un obiettore di coscienza. È una differenza che molti in Ucraina non comprendono, purtroppo giudici e avvocati compresi. Il renitente è una persona che cerca semplicemente dei modi per aggirare gli obblighi del dovere militare, di solito per paura della morte, per mancanza di senso di responsabilità civica o per altri motivi prevalentemente egoistici. Ai renitenti non importa del bene comune. Al contrario, gli obiettori di coscienza hanno a cuore il bene comune, specialmente la sacralità della vita umana e della dignità: la guerra viene da noi intesa come omicidio di massa su scala industriale e gli eserciti che perpetuano il bagno di sangue sono per noi istituzioni profondamente disumane. La coscienza, illuminata dalla religione o dalle convinzioni personali, ci dice che è assolutamente immorale e impossibile prendere parte a tali barbare istituzioni di morte o sostenerle. Gli obiettori di coscienza rifiutano di uccidere per creare un mondo migliore, dove tutti si rifiutino di uccidere e non ci siano più guerre — o almeno per fare dei passi verso questo mondo, mostrando un esempio personale di coraggio nella resistenza nonviolenta alle guerre e al militarismo. Idealmente, ogni Paese dovrebbe avere un servizio non militare per proteggere la pace dalle minacce di aggressione e tirannia attraverso l’azione nonviolenta; tali agenzie potrebbero essere gestite e impiegate da obiettori di coscienza che si siano offerti volontari o siano stati convocati (invece di qualsiasi forma di coscrizione) e, col tempo, potrebbero sostituire gli eserciti. Il mondo sarà migliore senza eserciti e senza guerre. È possibile avere una stima di quante persone siano in carcere per aver rifiutato di combattere? Attualmente ci sono 110 prigionieri di coscienza incarcerati palesemente per la loro obiezione di coscienza motivata da ragioni religiose, secondo le decisioni dei tribunali. Ci sono inoltre migliaia di obiettori di coscienza trattenuti con la forza nelle unità militari. Ci sono innumerevoli casi di torture e trattamenti crudeli, nonostante ne siano stati documentati solo  decine — è molto difficile documentarli — e ancora non si indaga su di essi in Ucraina, sebbene siano stati segnalati a livello internazionale dall’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) e da alcune organizzazioni della società civile. Il numero di persone condannate per reati correlati è più elevato. Secondo le statistiche del 2025 ci sono 377 condanne per renitenza alla leva, 583 per allontanamento non autorizzato (AWOL), 78 per diserzione, 408 per disobbedienza e 46 per elusione del servizio militare tramite autolesionismo o altri mezzi. Il numero di indagini non concluse è molto più ampio ed è stato reso segreto per nascondere le centinaia di migliaia di persone che non vogliono essere schiave della guerra e dell’esercito, una triste realtà per i militaristi. Dal tuo rilascio in poi sei stato lasciato in pace? Sì e no. Le minacce menzionate nel comunicato stampa sulla mia situazione permangono: potrei essere arruolato con la forza e sono ancora sotto processo, il che potrebbe concludersi con una condanna fino a 5 anni di prigione, per l’assurda accusa di aver giustificato l’aggressione russa nella dichiarazione pacifista ‘Agenda di pace per l’Ucraina e per il mondo’, la quale in realtà condannava l’aggressione e invitava a resistervi in modo nonviolento. Il problema è che nessuno vuole indagare sulla mia detenzione arbitraria e sulla tortura. Ho ricevuto una lettera dall’Ufficio Statale di Investigazione in cui si afferma che non considerano ciò che mi è accaduto un crimine e hanno inviato la mia denuncia proprio al centro di reclutamento, come se volessero incoraggiarli a continuare a trattare le persone crudelmente assicurando loro l’impunità. Inoltre, il Commissario parlamentare per i diritti umani, Dmytro Lubinets, ha firmato personalmente una lettera rifiutandosi di porre fine ai tentativi di costringere gli obiettori di coscienza a servire nell’esercito e a essere registrati per la coscrizione contrariamente alla loro religione o alle loro convinzioni. Trattando me e altri in questo modo, l’Ucraina viola gli obblighi internazionali sui diritti umani secondo gli Articoli 3, 5 e 9 della Convenzione Europea dei Diritti Umani. Quando sono stato prelevato con la forza e portato al centro di reclutamento, picchiato e torturato, non c’erano accuse né procedure formali, nessun arresto ufficiale amministrativo o penale. Si è trattato di una detenzione arbitraria. Sono stato trattenuto e umiliato per due giorni, ma alcuni obiettori di coscienza sono stati tenuti in condizioni molto peggiori per mesi. Secondo la Commissione d’inchiesta internazionale indipendente sull’Ucraina, nei campi militari alcuni obiettori di coscienza sono stati sottoposti a punizioni e pressioni psicologiche, come finte esecuzioni, reclusione in una fossa scavata nel terreno per lunghi periodi, anche in inverno, minacce di violenza sessuale e privazione di cibo. Come sai, sono un quacchero e un pacifista, un obiettore di coscienza. Quindi, quando sono stato fermato una sera da due agenti di polizia e da una persona in divisa che si è rifiutata di identificarsi, ho dichiarato di non essere soggetto al dovere militare e ho manifestato la mia obiezione di coscienza. Mi hanno caricato con la forza in un’auto e trasportato al centro di reclutamento, dove sono stato picchiato, colpito con spray al peperoncino in pieno viso, trascinato sul pavimento per i piedi e persino per i capelli — è stato molto doloroso — e ho subìto numerosi abusi verbali, minacce, insulti e incitamenti all’odio. Tutto questo a causa della mia obiezione di coscienza e delle mie richieste di rispettare i miei diritti umani, di porre fine agli abusi e di rilasciarmi dalla detenzione illegale. Mi hanno sottratto con la forza il mio smartphone e non mi è stato restituito, privandomi così di ogni comunicazione con parenti, amici o con un avvocato. Non mi hanno rilasciato nemmeno quando ho spiegato che avrei dovuto rappresentare l’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (EBCO) in un webinar presso la Corte Europea dei Diritti Umani. Ogni mio tentativo di spiegare le mie posizioni e di essere rilasciato è stato interrotto con la violenza. Le altre persone trattenute con me erano disperate e dicevano che venivamo trattate come animali, non come esseri umani; io cercavo di rassicurare i compagni di detenzione con la preghiera e racconti di resistenza nonviolenta alla guerra. Poi, improvvisamente, al secondo giorno di detenzione, sono stato rilasciato. Mi è sembrato un miracolo e, mentre tornavo a casa, ho pianto in metropolitana. Naturalmente, simili miracoli non accadono senza una buona dose di lavoro e solidarietà, quindi sono grato a tutte le persone che hanno espresso preoccupazione e inviato lettere di protesta alle diverse autorità. Sono grato alla grande famiglia mondiale dei quaccheri che mi ha sostenuto nella Luce, nelle loro preghiere, e ha agito secondo la nostra testimonianza di verità. Quando si verifica un’ingiustizia, la verità deve essere detta a chi ha il potere, affinché la coscienza possa risvegliarsi e portare a riparare i torti subiti. Alla fine dell’ intervista Yuri ci propone di fare un selfie con la bandiera della pace; un uomo  si offre di scattare le foto e ci esprime la sua totale solidarietà. E’ un insegnante e dopo essersi complimentato con Yurii gli dà il suo recapito per rimanere in contatto. Infine Yuri mi aiuta a chiamare un taxi perché il mio hotel sta dall’altra parte della città e vige il coprifuoco. Lo saluto e lo abbraccio a nome di tutta la comunità di Pressenza.   Mauro Carlo Zanella
April 9, 2026
Pressenza
Il cielo cupo di Sigonella
Due giorni dopo l’informativa “lacunosa” di Guido Crosetto sul coinvolgimento della base aerea di Sigonella nelle guerre in corso, riprendiamo da Comune-info.net questo documentato intervento di Antonio Mazzeo, proprio sui movimentiche hanno coinvolto la base negli ultimi anni.  Il cielo cupo di Sigonella di Antonio Mazzeo L’analisi dei tracciati dei velivoli con e senza pilota delle forze armate Usa di