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Nascondo un amico richiamato alle armi.
In un bistrot di Odessa incontro un signore sulla sessantina, sta mangiando una zuppa di pollo e riso dal colore del peperoncino, decido di ordinarne una anch’io perché ho bisogno di qualcosa di caldo e forte. Sente una mia telefonata perché i nostri tavoli sono vicini. Imprudenteme mi lascio scappare qualche parola di troppo perché sto spiegando ad un amico quanto sia idiota questa guerra. “Italiano?” mi chiede. “Sono stato un mese a Roma e ho vissuto anche a Palermo”. Non sono le sue parole esatte perché mischia parole in Italiano, in Inglese ed anche in Francese, che è la lingua che conosce meglio. Mi invita a sedere al suo tavolo e mi versa del vino rosso Moldavo, “È il migliore che si trova qui”. Apprezzo e me ne versa un altro bicchiere. Siamo solo noi a sedere fuori dal ristorante, possiamo parlare liberamente. Sostiene che Odessa somiglia più a Palermo che a Kiev. A Odessa hanno sempre convissuto russi, ucraini, greci, italiani… Mi spiega che qui ci sono sempre stati ebrei e musulmani, cattolici e ortodossi. Sostiene che Odessa non ama il nazionalismo etnico che sta prevalendo in Ucraina e che si è incattivito sempre più a partire dal 2014. Poi aggiunge ci sono gli imbecilli che si fanno indottrinare dalla propaganda di guerra, ma quelli stanno dappertutto. “Odessa è uno “stato” a sé – dice – dove il nazionalismo trova poco spazio e arriva soprattutto da fuori, come per i fatti del 2 Maggio 2014: la strage alla Casa dei Sindacati”. “Ho perso un caro amico-mi confida-non era filo russo, era un russo di Ucraina, un vero antifascista, ma loro non erano ucraini, non si trattava di nazionalità antagoniste: erano fascisti, nazisti, noi diciamo banderisti, erano belve assetate di sangue senza nessuna pietà umana”. “Anche io sono russo di Ucraina, mia moglie ha il padre tartaro e la madre Ucraina. È così in tutte le famiglie, siamo un miscuglio”. “Io sono ortodosso ed uno dei miei amici più cari è ebreo. Mia figlia è perfettamente bilingue, ora vive in Germania con i miei due nipotini.” “Suo marito, mio genero, è stato costretto ad arruolarsi ed è morto quasi subito nei pressi di Char’kov. Gli avevo detto di scappare di nascondersi”. “Io odio questa guerra, è una follia, non riesco ancora a capire come sia potuto accadere tutto questo”. “Io mi sento anarchico e antifascista e mi fanno schifo tutti i nazionalismo di chi si crede superiore agli altri. Non è un buon odessita”. Intanto si è fatto portare una mezza bottiglia di Vodka. Brindiamo alla libertà, all’uguaglianza alla fraternità, alla giustizia e all’anarchia. Non mi sottraggo di certo e sarà il primo di una lunga serie. Propongo di brindare alla pace, poi alla fine della guerra, all’amicizia tra Odessa e Roma ecc. ecc. Cazzeggiamo anche un po’. Avevo letto che gli odessiti hanno un caratteristico senso dell’umorismo. Il mio amico è un fiume in piena: alcune freddure le capisco, altre no, ma ridiamo lo stesso. Con il suo cellulare mi fa ascoltare “O bella ciao” cantata da un gruppo siciliano e la 88>intoniamo, in Ucraina non è una canzone sospetta. Passa poi ad una canzone anarchica Ucraina, ad una della resistenza in Russo, a vecchie canzoni di Odessa… Poi l’immancabile Toto Cutugno (“Lasciatemi cantare”), Albano e Romina Power, I ricchi e poveri, Celentano… “Sono la colonna sonora della mia gioventù, tutti le conoscevano in Unione Sovietica negli anni ottanta e tutti seguivano il Festival di Sanremo. Forse è per questo che qui tutti amano l’Italia”. Dopo l’ennesimo brindisi abbassa la voce, anche se non c’è nessuno, e con fare cospirativo mi dice: “Io non faccio solo chiacchiere: a casa nascondo da quattro anni un disertore, non esce mai di casa perché i reclutatori sono spietati”. “Si era appena sposato e ha un figlio piccolo”. “Ogni tanto la moglie ed il bambino passano a trovarlo. Lei ha insegnato al piccolo a non parlare mai del padre con nessuno”. “Ho sistemato la cantina con un letto, una scrivania così può continuare a studiare ingegneria, ma ovviamente ora non può dare esami”. “Mangia sempre con noi ed è anche un bravo cuoco, si dà da fare come può, non vuole esserci di peso”. “Prima di iscriversi all’università è a sposarsi ha girato il mondo come marinaio su una nave”. “Ci racconta sempre dei suoi viaggi: storie vere, verosomili e storie inventate di sana pianta”. Facciamo l’ultimo brindisi. Ci salutiamo senza scambiarci neppure il numero di telefono. Io non ho problemi a dirgli il mio, ma lui per la nostra sicurezza non mi dice neppure il suo nome: “Chiamami Nestor” – mi dice. “Come l’anarchico?” “Già, come Nestor Machno”. Lo guardo mentre si allontana, poi mi accorgo che si sta facendo tardi e mi ricordo che nella Odessa “occupata” vige il coprifuoco e la legge marziale e che devo affrettare il passo. Mauro Carlo Zanella
October 1, 2026
Pressenza
Da Odessa a Leopoli: l’Ucraina non è un Paese semidistrutto, è un Paese che può ancora scegliere la pace
Diario di un lungo viaggio di ritorno in pullman. Sto attraversando questo immenso Paese da Odessa a Leopoli, fino al confine con la Polonia. A volte suona la sirena, ma vi assicuro: questo non è un Paese semidistrutto. Le macerie più dure stanno a Est, lungo il fronte da Kherson a Sumy e dall’altra parte, dove finora non sono mai stato. Perché sottolinearlo? Perché malgrado l’escalation, questa non è ancora una guerra totale. E se non è ancora una guerra totale, il “nemico” non è il male assoluto da annientare, ma la controparte con cui scambiare prigionieri e salme, costruire un cessate il fuoco vero e definitivo e trattative per una pace giusta. Poi è vero, servirà giustizia e per questo servono decenni di esperienze reali di giustizia transizionale che non è la vendetta del vincitore contro il vinto. Questo è il valore della giustizia riparativa: riconoscere torti e ragioni e, soprattutto, riconoscersi come esseri umani. Distributore automatico di mazzi di fiori in una stazione di servizio. Mauro Carlo Zanella
September 30, 2026
Pressenza
Guerre. Corsa al collasso climatico
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Donne in nero Bari -------------------------------------------------------------------------------- Nonviolenza o diritto a difendersi? La discussione su guerre e riarmo rischia di ridursi a una contrapposizione di principi astratti invece di fare i conti con la realtà. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale la comparsa della bomba atomica aveva suscitato un vasto movimento per l’interdizione di quell’arma, ma anche di tutte le guerre, ritenendo che qualsiasi “escalation” avrebbe portato a prospettarne l’impiego; una minaccia ben presente nelle successive guerre in Corea, Vietnam e ora in Ucraina. Da tempo, però, alla minaccia nucleare si è aggiunta e sovrapposta quella della crisi climatica ormai in pieno corso. Il fattore “rischio” si è aggravato: mentre l’olocausto nucleare è “facoltativo”, nelle mani di poche persone o di un solo Stranamore, la catastrofe climatica, nel suo procedere sempre più rapido, appare quasi “ineluttabile”. Dipende ovviamente anch’essa da decisioni umane, che fanno capo a un numero molto ampio di individui al vertice di molte istituzioni – imprese, banche, Stati, eserciti, media, centri di ricerca, Università – tutti legati tra loro in una rete di rapporti che rende difficilmente praticabile e comunque inefficace disertarla. Per questo la rotta verso il baratro climatico non cambierà se non in forme parziali, ipocrite e inefficaci, anche perché ha una solida base in abitudini, stili di vita, mancanza di alternative, convinzioni – per lo più frutto di ignoranza indotta – che coinvolgono, in misura diversa, miliardi di abitanti della Terra. L’opposizione al riarmo, alle guerre e al reclutamento, emersa in sondaggi che hanno deluso e contraddetto le aspettative dei governi lanciati nella corsa al “riarmo”, è forse la leva principale per contrastare la corsa parallela alla catastrofe climatica. Innanzitutto, perché le guerre, le loro devastazioni di territori e habitat, la produzione di armi e il loro uso legato ai combustibili fossili (le armi “verdi” non esistono) sono tutti fattori di una sua accelerazione. Poi, perché il ripudio (autentico) della guerra, costituisce una breccia attraverso cui milioni di cittadini e cittadine possono arrivare a mettere in crisi l’idea di uno “crescita” continua, oggi più che mai affidata alle armi, che ignora la catastrofe a cui ci stiamo condannando. Dunque, a ripudiare la guerra non c’è solo la nonviolenza. Ancora più astratto dalla realtà è la rivendicazione del diritto a difendersi. Difesa di chi? si era chiesto. E da chi? Il governo di Israele ritiene che il diritto di Israele a difendersi possa e debba arrivare fino al genocidio, allo sterminio di un intero popolo: con le armi, la fame, le malattie, la mancanza di igiene, la debilitazione fisica e mentale di adulti e bambini. Se invece, come ritengono i più, il diritto a difendersi (dal genocidio) spetta ai palestinesi, quale ricorso alle armi è mai possibile per una popolazione ridotta in quelle condizioni contro l’esercito più feroce del mondo? Non è proprio questo il caso in cui solo la mobilitazione internazionale può imporre un cambio di rotta a livello diplomatico e negoziale? Cambiando quadrante, possiamo ancora chiamare “difesa” gli attacchi ucraini agli impianti russi posti a migliaia di chilometri dal fronte? Che cosa li differenzia dagli attacchi agli impianti ucraini da parte dei russi? Dopo l’invasione che ha segnato una sconfitta per Putin, che pensava di arrivare a Kiev con una passeggiata, ma anche con la perdita delle regioni orientali per il governo ucraino, si poteva e doveva cercare un compromesso, resuscitare gli accordi di Minsk, fermare la guerra in cui era sfociato il confronto “geopolitico” tra Russia e Nato in corso da anni sulla pelle della popolazione ucraina. Invece quella guerra ha subìto un salto di livello. “Viva gli Himars!” aveva esclamato qualcuno, preso dall’entusiasmo, quando il fronte ucraino era stato dotato dei primi razzi a lunga gittata per fare da contrappeso alle incursioni dell’aviazione russa. Senza accorgersi dello spirito bellicista che quell’entusiasmo stava inoculando in tutte le istituzioni europee e di cui vediamo ora le conseguenze; né del fatto che da allora la “difesa” non ha più riguardato la popolazione dell’Ucraina, esposta a un quotidiano massacro; e nemmeno i suoi soldati, mandati in prima linea a farsi ammazzare senza più capire perché; ma solo le carriere delle gerarchie militari che – come la controparte russa – non tengono in alcun conto le loro vite. Il confronto era ormai passato a strumenti che funzionano solo grazie a una centralizzazione del comando che, dalla parte ucraina, fa capo alla Nato; il “diritto alla difesa” si è così trasformato in un confronto con solo due esiti possibili: vittoria o resa. Dove vittoria, per l’Ucraina, cioè per la Nato, significa dissoluzione del regime putiniano o dell’intera Federazione Russa; che in tal caso hanno già fatto sapere di essere pronti a usare l’atomica. Che cosa ha a che fare tutto ciò con la difesa delle vite e delle aspettative della popolazione ucraina? Se e quando la guerra cesserà, l’Ucraina non vivrà una felice ricostruzione. Si ritroverà distrutta e inquinata, in mano agli oligarchi e alla corruzione che Zelenski aveva promesso di abolire e che la guerra non ha fatto che ingrassare. E non offrirà, come è stato immaginato, l’occasione di supplire con una leva di immigrati al vuoto di uomini validi, persi al fronte o fuggiti per sottrarsi alla leva. No. L’Ucraina si ritroverà arsenale e laboratorio bellico di un’Unione europea piena di vecchi incattiviti e di istituzioni logore, prigioniera di un’economia di guerra, divisa da sovranismi contrapposti, in gara per scaricarsi a vicenda il “peso” dei migranti; gara a cui l’Ucraina non potrà sottrarsi. In un contesto ulteriormente degradato dalla crisi climatica, ormai priva degli antidoti di mitigazione e adattamento che l’Europa e il mondo hanno deciso di obliterare per dare la priorità alle loro guerre. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI OLIVIERO BETTINELLI: > Disertare -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Guerre. Corsa al collasso climatico proviene da Comune-info.
September 28, 2026
Comune-info
Notte di guerra a Odessa
Sono le due di notte e sto nella mia camera di albergo a Odessa, Sono tornato qui in pullman partito ieri pomeriggio da Mykolaiv, Sparano. Forse alcuni colpi sono della contraerea. Ora sono le sei e trenta del mattino e, ad ogni modo, io ho dormito profondamente quasi tutta la notte… ero molto stanco. Ora i colpi continuano, in lontananza. Il coprifuoco ora è finito Non è corretto parlare di bombardamento, ma di un attacco di droni. Ora il palazzo ha tremato. Il colpo era più vicino, ma i vetri hanno retto. Continuano gli spari: è una notte di guerra. Penso alle due ragazze italiane – una è la mia amica Giovanna – alla loro amica ucraina e al ragazzo di Mantova: sono volontari italiani di Operazione Colomba che portano aiuti alla popolazione di Kherson che non vuole evacuare. La nostra meglio gioventù. L’altro ieri sera tra una cosa seria e l’altra abbiamo un po’ cazzeggiato. Ho raccontato delle persone più anziane che parlano solo Ucraino o Russo, anzi probabilmente sia Russo che Ucraino. Se gli mostri un messaggio sul cellulare nell’altro lingua, prendono il cellulare per risponderti, ma si impiccia o, lasciano perdere il cellulare ed iniziano a parlare nella loro lingua e parlano, parlano… è non c’è modo di fermarli. Una signora ha pensato che fossi un po’ sordo e mi ha gridato una frase nell’orecchio, un’altra mi ha scritto su un foglietto… in Ucraino! Ho detto che mi capitava la stessa cosa a Napoli dove nel 1984 ho fatto il servizio civile per Pax Christi, al quartiere Ina Casa di Napoli Secondigliano… mi parlavano in Napoletano stretto, io non capivo nulla e allora alzavano il tono della voce, come se fossi sordo. Questə ragazzə non sono fanaticə e, a Roma si dice, “non se la tirano”, non si danno arie. Parlavano senza nascondere la preoccupazione e i pericoli.* C’è gente che ha bisogno: anziani soprattutto, mamme con bambini piccoli. Noi possiamo fare qualcosa per loro, le strade e la città sono coperte da reti anti-droni, e quindi facciamo ciò che è giusto fare. Certo, le reti non difendono dai missili… Io invece adesso, in questa camera di albergo di Odessa ho deciso di farmi una doccia… Pensando alla canzone ‘Shampoo” di Giorgio Gaber. Sotto la doccia non si sentono gli spari. Non sento altri spari, ma il colpo più forte e vicino non l’ho sentito solo nelle orecchie ma anche nei piedi… per la secca vibrazione dell’edificio. Credo che me lo ricorderò a lungo, insieme al piacere di aver fatto un’interminabile doccia, calda al punto giusto, e uno shampoo rigenerante. Mauro Carlo Zanella
September 28, 2026
Pressenza
A Zaporizhzhia/ Zaporigie giocano alla guerra accanto alla Centrale Nucleare più grande d’Europa
Giovedì 24 settembre sono arrivato a Zaporigie/Zaporizhzhia dopo una notte passata in pullman. La città è controllata dagli Ucraini mentre la centrale nucleare, che è la più grande d’Europa, si trova al di là dell’immenso fiume Dnepr/Dnipro. Sono venuto perché c’è un museo storico molto importante che spazia dalla Preistoria all’Età Contemporanea. Il mio amico Vincenzo del Circolo Bakunin di Roma mi ha chiesto di vedere se sono esposti documenti e reperti dell’anarchico ucraino Nestor Machno che guidó l’armata contadina che nel 1917 fece la Rivoluzione in Ucraina. Con i suoi uomini liberó una parte del territorio Ucraino dove vennero espropriate le terre dei latifondisti e della Chiesa Ortodossa e consegnate ai contadini poveri, ai braccianti. Inizialmente alleati dei Bolscevichi, gli Anarchici Ucraini sconfissero le armate bianche, reazionarie e controrivoluzionarie, ma successivamente emersero due differenti linee politiche inconciliabili: gli anarchici erano per la divisione delle terre mentre i bolscevichi erano per la creazione di aziende agricole statali lavorate da una sorta di “proletariato agricolo”. Alla fine Machno ed i suoi uomini furono sconfitti dall’Armata Rossa di Troitsky ed egli trovò rifugio a Parigi. Pensavo che nelle vicinanze di una centrale nucleare non ci fossero scontri armati. Non saranno così idioti, pensavo, ma alla idiozia umana non c’è limite. Innanzitutto sia la stazione dei pullman che quella dei treni sono difese ed ingabbiate da reti che impediscono ai droni di esplodere a ridosso delle strutture. Vicino alla Stazione dei pullman si vedono i segni delle esplosioni di droni, che ovviamente non sono paragonabili a quelle create da un missile o da un vero e proprio bombardamento. Zaporigie è il posto più vicino al fronte che io abbia visitato finora. Sono costretto a passare gran parte della giornata in una rosticceria perchè piove a dirotto. Ad un certo punto sento esplosioni ed una è più forte del solito. Poco prima il suono della sirena, ma, per la prima volta anche il mio cellulare con scheda Ucraina inizia a suonare e a lampeggiare. Non solo il mio ma anche quello delle altre persone presenti. Per la prima volta vedo la paura negli occhi e sui volti di Ucraini: un uomo e una mamma con una bambina piccola. La mamma non sa cosa fare, si mette lo zaino in spalla, guarda la bambina che ha appena iniziato a mangiare. Non sa se correre con la bambina sotto al diluvio fino al rifugio di cemento armato che si trova ad un centinaio di metri dalla rosticceria oppure aspettare ancora, tranquillizzando la bambina, che incurante di tutto si sta godendo le sue patatine fritte. Alla fine decide di attendere ancora. Amche io ho appena iniziato a mangiare, ma prendo il cibo e per la prima volta entro in un vero rifugio. Dopo pochi minuti mi raggiunge l’uomo che stava nella rosticceria. Poco dopo riceve un messaggio che comunica che l’emergenza è finita, ma io non ho fretta di uscire, senonché qualche deficente ha scambiato il rifugio per un cesso e c’è un insopportabile puzzo di piscio che inizialmente non avevo percepito. Ho un ombrello (che ovviamente perderò da qualche parte) e decido di andare in autobus al Museo di Storia dell’Oblast e prendo un autobus. Nonostante i pericoli la città è viva ed animata da gente che va a lavorare e di studenti che vanno a scuola. La strada che attraversa Zaporizhzhia ha un traffico sostenuto e per attraversarla ci sono sottopassaggi. Finalmente trovo il Museo: è aperto, ma è chiuso alle visite. Cerco di impietosire la custode dicendole che sono venuto apposta da Roma per visitare il Museo… il che è una spudorata esagerazione. Fa pure una telefonata ma non cè nulla da fare. Mi consiglia di visitare la biblioteca e mi da una lunga spiegazione in Ucraino su come arrivarci. Sono inutili i miei tentativi di spiegarle che non capisco una mazza e che mi basterebbe avere l’indirizzo scritto un foglietto. Arrivo ad una università e poi ad un’altra sempre seguendo le spiegazioni di alcuni passanti, ma niente da fare. Fradicio come un pulcino vado a farmi tagliare i capelli in un lussuoso salone… Così almeno mi asciugo i capelli. Le strade in discesa sembrano torrenti. Non trovo un posto dove dormire e cosi torno alla mia rosticceria a cenare e in serata parto per Mykolaiv. Mauro Carlo Zanella
September 28, 2026
Pressenza
26 settembre: webinar dalle 17 alle 20 nel «Petrov Day»
«Come ci stanno riabituando a morire atomici in Europa» in occasione del Petrov Day – di Alfonso Navarra, coordinatore «Disarmisti esigenti» (in coda il link per collegarsi) Diciamoci la verità: quelli che dicono “la guerra nucleare limitata è una novità di Putin” non hanno studiato. Non è nuova per niente. Questa idea ce l’avevamo già in casa negli anni Sessanta. Prima
September 26, 2026
La Bottega del Barbieri
Mark Rutte, un matto da prendere molto sul serio
Il Segretario Generale Mark Rutte ha dichiarato: “Abbiamo sostenuto l’attacco degli Stati Uniti all’Iran […] Per sostenere l’operazione contro l’Iran, sono state condotte fino a 5.000 missioni di volo dalle basi in Europa». Quindi l’Iran ha combattuto da solo contro Stati Uniti, Israele, paesi arabi e NATO? Pare proprio di […] L'articolo Mark Rutte, un matto da prendere molto sul serio su Contropiano.
September 26, 2026
Contropiano
Dopo il caldo estivo la guerra fredda: il rientro nella scuola di Stati Uniti e Russia
Aprendo i giornali di settembre è naturale trovare qualche articolo riferito alla scuola. Quello che non è naturale, e che dovrebbe suonare come ulteriore campanello d’allarme (e invito di diserzione), è che ciò che troviamo riguarda la pressione di Donald Trump su come insegnare l’11 settembre da una parte e “l’aggiustamento” dei curricula russi voluta dal Ministro dell’Istruzione Sergej Kravtsov dall’altra. Un’ingerenza statale nel sistema educativo a due “poli” che fa rabbrividire. Ma questa lettura bipolare non arriva dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, bensì dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Generale Luciano Portolano. Il quale, in un’audizione parlamentare in Commissione Difesa già a maggio 2025, esponeva e motivava le principali linee di riforma della difesa partendo da queste parole: > «Se è vero che nell’ultimo trentennio l’attenzione è stata marcatamente > rivolta alle crisis response operations, è altrettanto vero che oggi, come ci > dimostra il conflitto russo-ucraino, l’Italia deve poter disporre anche, e > soprattutto, di un’efficace capacità militare e di difesa e di deterrenza tesa > a tutelare la nostra sovranità nazionale anticipando gli eventi piuttosto che > subirli». > > «L’attuale quadro geopolitico e strategico continua ad essere contrassegnato > da un profondo mutamento degli equilibri internazionali, con un’evidente > frattura tra i Paesi che sostengono il modello democratico e quelli come > Russia, Iran, Corea del Nord ed altri che promuovono sistemi autoritari. > Questo divario ideologico si intreccia, peraltro, con la aperta competizione > per l’accesso alle risorse energetiche e alle materie prime, con le ingerenze > per procura sulle principali rotte commerciali e si manifesta anche con i > destabilizzanti conflitti in corso in Ucraina e in Medioriente, così come con > forme di contesa spesso sotto la soglia del conflitto». Quello che ci sta dicendo è che mentre dal crollo dell’U.R.S.S. fino al 2022 le Forze Armate italiane erano coinvolte a livello internazionale soprattutto in missioni cosiddette “di pace”, dall’inizio del conflitto russo-ucraino la lettura è tornata a quella della guerra fredda. Ciò significa, sempre secondo Portolano, che c’è una netta contrapposizione tra due blocchi: il primo occidentale e il secondo autoritario; il primo democratico e il secondo “di quelli come Russia, Iran, Corea del Nord”. Corollario: il Parlamento deve legiferare per investire milioni in quella pratica che già più volte portò il mondo a un passo dalla distruzione totale: la deterrenza. Non stupisce più così tanto quindi leggere sui giornali che negli Stati Uniti la spinta dall’alto vuole portare sempre di più l’11 settembre nelle scuole come una data da celebrare, magari con un impettito minuto di silenzio davanti a una bandiera nel cortile dell’istituto e meglio ancora se insieme a militari in uniforme. Fra paesi democraticamente affini, viene spontaneo affiancare questo evento oltreoceano alle celebrazioni della fine della prima guerra mondiale in Europa, come l’11 novembre in Francia e il nostro 4 novembre. Non per tanto per i contenuti quanto per l’ingerenza del mondo militare nelle scuole. Ingerenza che si verifica attraverso l’appoggio spudorato dei rispettivi ministeri dell’istruzione. Ma se guardiamo nei vertici a est, il panorama non è che cambi poi molto. Perché anche il Russia il primo giorno di scuola ha visto attuarsi le riforme di militarizzazione dell’educazione volute dal ministero: un curriculum ben serrato su una lettura della storia che contrappone ideologicamente Oriente a Occidente, lezioni di Cultura spirituale e morale della Russia e, per non farsi mancare nulla, anche qualche ora di addestramento militare. E fra di loro? In Ucraina si insegna a scuola a pilotare i droni mentre a Tor di Quinto (Roma) questo fine settimana 16 civili contro 16 militari hanno giocato alla guerra, sfindandosi nella Drone Challenge. Così chiudiamo il giornale e andiamo su TikTok, dove ci hanno segnalato che l’Armata Croata lancia nuovi gadget, quaderni e peluches per l’inizio dell’anno scolastico. Che fossero queste le “bombe ibride” di cui parla Crosetto? Resta qualche dubbio, perché le sue arrivavano dal Nemico mentre queste sono arrivano Made in Croatia. Certo in Italia ci avevano già provato, le Forze Armate con Giochi Preziosi, con i famosi zainetti del 2023. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università c’eravamo state e stati finché Giochi Preziosi aveva ritirato la collezione e ci siamo ancora. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’isola dei tesori
di Mauro Armanino Da Socrate, il cane nato in fabbrica, al mendicante di Piazza dell’Annunziata, fino alla piccola Natasha morta di fame: un viaggio tra le vite a cui attribuiamo …
September 19, 2026
Osservatorio Repressione
New York Times: corruzione e appalti truccati sulle forniture militari all’Ucraina
Che l’Ucraina fosse un paese infestato dalla corruzione era risaputo. Che la guerra con la Russia avesse reso il fenomeno quasi un “pilastro” del funzionamento dello stato anche. Il fatto che ormai tale corruzione venga a galla sempre più spesso, colpendo figure di primo piano delle istituzioni, e si sia […] L'articolo New York Times: corruzione e appalti truccati sulle forniture militari all’Ucraina su Contropiano.
September 17, 2026
Contropiano