#Iran, #Libano, #Ucraina: un solo disegno #war
I giornalisti e scrittori Vincenzo Maddaloni e Antonio Mazzeo guarderanno dietro
le notizie unendo due fronti che i media dominanti raccontano separati: il
vertice di Londra fra Starmer, Macron, Merz e Zelensky sul riarmo europeo, e
l'asse iraniano che torna a colpire Israele dopo il botta e risposta tra
Hezbollah e Tel Aviv. Un solo disegno, e un solo grande beneficiario del caos
energetico.https://www.youtube.com/watch?v=gnlqv9EJ8rA
Tag - ucraina
San Pietroburgo 2026: il nuovo ordine è già qui. La domanda è chi lo plasma
Il Forum Economico di San Pietroburgo mostra un mondo sempre più multipolare,
mentre l’Occidente fatica a fare i conti con le proprie contraddizioni. Tra
BRICS, Sud Globale, Gaza e Ucraina, la questione non è più se il nuovo ordine
stia emergendo, ma quale contenuto politico e sociale avrà.
Il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo ha chiuso i lavori il 6
giugno con numeri che rendono difficile qualunque lettura consolatoria.
Ventimila delegati, centotrentadue paesi rappresentati, l’Arabia Saudita ospite
d’onore, una delegazione statunitense presente per la prima volta in quasi un
decennio. Il motto ufficiale, “Dialogo pragmatico: la via verso un futuro
stabile”, segnala qualcosa che le cancellerie europee continuano a trattare come
eventualità futura mentre si produce già come fatto presente: l’ordine mondiale
che abbiamo conosciuto si sta ridistribuendo, e questo processo non aspetta il
consenso dell’Occidente per procedere.
I NUMERI NON MENTONO, ANCHE QUANDO LI USA CHI MENTE
Putin ha aperto la sessione plenaria del 5 giugno con dati che nessuna obiezione
di principio rende falsi. Quasi la metà della crescita mondiale, il 49%, negli
ultimi cinque anni è stata generata dai paesi BRICS. Il G7 ha contribuito per il
18%. La quota dei BRICS nel PIL mondiale a parità di potere d’acquisto supera il
40%. Il PIL russo ha registrato una crescita dell’1,3% tra gennaio e aprile
2026, con un tasso di disoccupazione al 2,2%.
Le sanzioni occidentali, lungi dal produrre il collasso atteso, hanno accelerato
processi di riorientamento commerciale verso Asia, Medio Oriente e Africa che
erano già in incubazione prima del 2022. Le stime presentate al forum sulle
perdite dell’Eurozona sono di parte, ma la direzione generale del fenomeno è
confermata da numerose analisi economiche.
Putin ha definito questo cambiamento un cambio di paradigma, non un ciclo. Lo
dice con una retorica selettiva che omette il costo sociale della guerra
sull’economia interna russa, la povertà nelle regioni periferiche e il prezzo
pagato ogni giorno dalla popolazione civile ucraina. Ma la sostanza del processo
che descrive non dipende dalla sua onestà intellettuale. La dedollarizzazione
procede, il commercio in valute locali cresce e le istituzioni finanziarie
alternative si consolidano.
CHI PARLA A SAN PIETROBURGO E COSA CHIEDE
Il forum non è stato solo Putin, e questa dimensione ha ricevuto in Europa
un’attenzione minore rispetto a quella dedicata alle dichiarazioni del
presidente russo.
Shavkat Mirziyoyev ha presentato l’Uzbekistan come soggetto autonomo di una
trasformazione regionale, non come paese satellite di Mosca. L’Asia Centrale si
propone come crocevia tra i corridoi nord-sud e ovest-est dell’economia
mondiale. È il linguaggio dell’autonomia produttiva e della sicurezza
energetica.
Samia Suluhu Hassan ha portato a San Pietroburgo la voce della Tanzania come
soggetto politico ed economico autonomo. Dar es Salaam punta a diventare hub
logistico e digitale regionale, cercando partner che offrano tecnologia e non
solo accesso alle risorse. Più che devozione a Mosca, Hassan ha espresso una
candidatura.
Questa è la differenza rispetto ai forum degli anni Novanta, quando il Sud
Globale partecipava come destinatario di politiche già definite altrove. A San
Pietroburgo 2026, Tanzania e Uzbekistan hanno parlato come soggetti con
un’agenda propria. Ignorare questa esigenza perché espressa sul palco di Putin
sarebbe un errore politico oltre che intellettuale.
IL FALLIMENTO CHE PRECEDE IL FORUM
Per capire perché San Pietroburgo 2026 esiste e raccoglie l’adesione che
raccoglie, bisogna guardare a ciò che l’ha preceduto: il fallimento delle
istituzioni internazionali nel garantire il diritto internazionale quando a
violarlo sono i potenti.
Gaza è il caso paradigmatico. Da oltre due anni e mezzo una popolazione civile
viene sottoposta a una violenza che numerosi organismi delle Nazioni Unite,
esperti indipendenti e giuristi hanno indicato come compatibile con gravissime
violazioni del diritto internazionale umanitario e, secondo alcuni, con
l’ipotesi di genocidio. Il Consiglio di Sicurezza è stato bloccato ripetutamente
dal veto statunitense quando si è trattato di chiedere un cessate il fuoco. La
Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto rimasti senza
esecuzione. Molti paesi occidentali hanno continuato a fornire armi, copertura
diplomatica e giustificazioni legali a geometria variabile.
Questo contribuisce a spiegare perché molti paesi del Sud Globale guardino con
crescente scetticismo alle istituzioni esistenti e con interesse alle
alternative che si vanno costruendo. Quando Tanzania e Uzbekistan chiedono un
ordine più rappresentativo, parlano anche a partire dall’esperienza di un
sistema in cui il diritto appare applicato in modo diseguale.
Detto questo, il fallimento del vecchio ordine non certifica la giustizia del
nuovo. Il conflitto in Ucraina, maturato nel corso di un decennio di tensioni e
di politiche che, secondo numerosi osservatori, hanno ignorato le preoccupazioni
di sicurezza russe, e che ha tra i suoi effetti più duraturi la rottura del
legame economico tra Russia ed Europa, non può essere eluso in nessun discorso
onesto sul nuovo ordine multipolare. Le responsabilità sono distribuite, ma la
guerra c’è, i morti civili ci sono e nessuna architettura di giustizia globale
può costruirsi ignorandoli.
L’OCCIDENTE CHE NON SI RICONOSCE
Mentre guardiamo fuori, dobbiamo guardare anche dentro. L’Occidente che critica
il forum di Pietroburgo è lo stesso Occidente in cui la concentrazione della
ricchezza ha raggiunto livelli storicamente senza precedenti. La working class
vede erodere condizioni salariali, tutele previdenziali e accesso ai servizi
pubblici a vantaggio di un numero sempre più ristretto di grandi patrimoni.
Per molti osservatori, la deriva autoritaria non è un pericolo futuro ma un
processo già in corso, fatto di erosione degli spazi di dissenso, attacchi
all’indipendenza della magistratura, militarizzazione delle politiche migratorie
e compressione del diritto di sciopero. Chi oggi parla di difesa dei valori
occidentali di fronte alla Russia dovrebbe spiegare con precisione quali valori
intende e per chi valgono.
Non c’è superiorità morale automatica da rivendicare. C’è invece la necessità di
costruirla concretamente, nelle politiche redistributive, nelle garanzie
democratiche e nel rispetto coerente del diritto internazionale.
QUALE CONTENUTO PER IL NUOVO ORDINE
Il nuovo ordine multipolare porta in sé contraddizioni che chi è per la pace non
può ignorare. La sovranità evocata a San Pietroburgo può significare
autodeterminazione dei popoli, e in questo senso va sostenuta. Ma può anche
diventare lo schermo dietro cui ogni potere si mette al riparo dalla critica
interna.
Il rischio concreto è che il nuovo ordine replichi le strutture del vecchio,
spostando semplicemente i centri di gravità. Un mondo in cui i lavoratori
tanzaniani nelle miniere di terre rare vengono sfruttati da imprese cinesi
invece che europee non è un mondo più giusto. È un mondo in cui è cambiato il
padrone, non la condizione.
Chi è per la pace e per la giustizia sociale deve entrare in questo processo
come soggetto attivo, portando una proposta fondata su pace negoziata, giustizia
sociale, transizione ecologica equa e istituzioni internazionali capaci di
applicare il diritto in modo uguale per tutti. È la traduzione politica
dell’unica domanda che vale la pena di porre di fronte a ogni ordine che si
annuncia come nuovo: nuovo per chi, e a quale costo per i più deboli.
Francesco Russo
Il drone di Schrödinger
(Un drone Nato costruito dalla Nato abbattuto dalla Nato) “Un aereo della NATO
ha abbattuto un drone.” Un drone di chi? Di Topolino? Di Batman? Di un
pensionato lettone appassionato di modellismo? No, questo dettaglio fondamentale
viene gentilmente omesso. Perché la magia dei titoli moderni funziona così: tu
leggi “NATO”, […]
L'articolo Il drone di Schrödinger su Contropiano.
L’avvertimento mafioso di Vladimir Zelenskij a Vladimir Putin
Che sia davvero tempo di por fine al massacro di soldati ucraini e russi e dare
pace al martoriato Donbass, terrorizzato ormai da dodici anni dagli attacchi dei
nazisti di Kiev, è questione su cui rifiutano di convenire solo le soldataglie
neonaziste e i ras che, dalla pace, avrebbero solo […]
L'articolo L’avvertimento mafioso di Vladimir Zelenskij a Vladimir Putin su
Contropiano.
Ucraina: cessiamo il fuoco!
Non provo alcuna simpatia per il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelens’kjy,
anzi…, ma, come si dice, “anche un orologio rotto due volte al giorno segna
l’ora esatta” e quindi, nessuno se ne abbia a male, dico in tutta onestà che
sono d’accordo con quanto scrive nella sua lettera a Putin, poichè ritengo seria
e motivata la sua proposta di Pace e penso che sprecare questa occasione
significherebbe condannare a morte decine di migliaia di giovani Ucraini e Russi
per poi arrivare tra qualche mese, nella migliore delle ipotesi, o tra qualche
anno di guerra alle stesse conclusioni che sono oggi proposte.
Intendiamoci, io considero il Presidente Zelens’kjy uno dei signori della
guerra, al pari di Putin, ovviamente, ma anche di Biden, di Ursula von der
Leyen, di Boris Johnson, di Jens Stoltenberg, di Mark Rutte, di Olaf Scholz, di
Friedrich Merz, di Emmanuel Macron, di Mario Draghi, di Giorgia Meloni e
compagnia bella.
La guerra in Ucraina non è iniziata peraltro nel 2022 ma nel 2014 come guerra
civile per il controllo del Donbass. Una guerra in cui l’Occidente appoggiava
l’Ucraina e suoi governi mentre la Federazione Russa sosteneva le autoproclamate
repubbliche popolari di Doneck e Lugansk (ora, peraltro, annesse a tutti gli
effetti alla Federazione Russa, insieme alla Crimea ovvero a circa il 20% del
territorio Ucraino).
Il conflitto attuale, che gli Ucraini indicano come “guerra su vasta scala” e
che Putin si ostina a chiamare “operazione militare speciale di
denazificazione”, è iniziato il 24 febbraio del 2022 ed è la prosecuzione della
guerra in Donbass, un tumore maligno che in Europa nessuno ha saputo nè voluto
seriamente eradicare.
Perchè ritengo che la lettera che il presidente Zelens’kjy ha inviato al suo
collega Putin e che contiene una proposta di Pace sia da prendere sul serio?
Zelens’kjy venne eletto al ballottaggio contro l’oligarca ed ex presidente Petro
Porosenko che sosteneva e aveva praticato politiche ultranazionaliste,
promuovendo la lingua Ucraina come unica lingua dello stato e mettendo di
conseguenza al bando il Russo, che è la lingua madre di almeno il 30% della
popolazione, sempre Porosenko aveva voluto riabilitare, quando non addirittura
proclamare come eroi della patria, tutti i combattenti che si erano opposti,
durante la Seconda Guerra Mondiale, all’Armata Rossa, combattendo di
conseguenza, spesso e volentieri, al fianco dei nazisti tedeschi e rendendosi
inoltre autori di efferate stragi contro Ebrei, Zingari e Polacchi che abitavano
nei territori sotto il loro controllo.
Zelens’kjy, durante la campagna elettorale, a parole, sosteneva invece il pieno
rispetto della lingua e cultura Russa, dichiarando di essere lui stesso di madre
lingua Russa e tenendo nelle regioni orientali comizi in Russo. Promise di
operare per la Pace con la Russia, nel rispetto degli accordi di Minsk, e la
lotta alla corruzione.
Chi lo ha votato lo ha fatto dunque per questi motivi, che poi lui sia stato
fedele a questi impegni presi con il popolo è tutt’altro paio di maniche.
Il presidente Zelens’kjy sa che la sua popolarità ha avuto un tracollo per tre
ragioni di fondo: le indagini contro la corruzione, che sono arrivate a
lambirlo; la discriminazione verso i Russi di Ucraina, che hanno risentito
pesantemente della russofobia che ha continuato a demonizzarne la loro Storia e
la loro Cultura (si pensi ad esempio alla rimozione della statua della Zarina
Caterina la Grande da una piazza di Odessa, città che ne deve l’esistenza) e la
guerra, che ha voluto prolungare respingendo le iniziali proposte russe di Pace,
sperando che l’aiuto della Nato l’Ucraina avrebbe ottenuto la vittoria militare
e quindi la riconquista dei territori persi nel 2014.
Un vasto e spontaneo movimento di base, formato soprattutto di giovani
autoconvocatisi attraverso i social media, nel luglio del 2025 è sceso in
piazza, cosa assai inconsueta per un Paese in guerra, per protestare contro la
legge che voleva mettere sotto il controllo del governo i due principali enti
anticorruzione, un movimento che si è quindi schierato contro il Parlamento, il
Governo e il Presidente, che furono quindi costretti ad abrogare in tutta fretta
la legge in questione.
Inoltre ormai la gente comune è stanca della guerra e vorrebbe il cessate il
fuoco e trattative per una Pace giusta.
Anche in questo secondo caso monta la protesta con le grandi mobilitazioni
contro un’altra legge approvata dal Parlamento allo scopo di decretare come
morti in guerra gli oltre 90 000 dispersi.
I manifestanti, con cui ho parlato nei pressi di Majdan Nezaleznosti (Piazza
dell’Indipendeza a Kiev), sono i famigliari dei soldati. Sarebbe più giusto dire
le manifestanti poichè al 90% sono donne ossia le madri, le mogli, le sorelle e
le fidanzate riunitesi dal basso contro la legge che, senza prove in mano, vuole
cancellare la loro speranza di poter un giorno riabbracciare vivi i loro cari.
Queste donne coraggiose chiedono un cessate il fuoco permenenete, lo scambio dei
prigionieri o delle loro salme. Voglio insomma la verità su ciò che è succcesso
ai loro cari, li rivogliono indietro vivi, ma se davvero sono morti pretendono
un corpo a cui dare degna sepoltura.
Si tratta anche in questo caso di un movimento che assume sempre di più
connotazioni politiche di critica nei confronti del Presidente, del Governo e
del Parlamento.
Zelens’kjy si muove attualmente in due direzioni opposte: da un lato continua a
lisciare il pelo delle forze più estremiste, neo fasciste e neonaziste
riabilitando i loro eroi, a partire dal nazionalista suprematista Stepan
Bandera, e dall’altro è costretto a fare credibili proposte di Pace sapendo che
ne uscirebbe bene sia se fossero accolte, permettendogli di avere così un ruolo
nel processo di Pace, sia se venissero respinte da Mosca, rendendo così
giustificabile agli occhi della popolazione la guerra, vista come unica
alternativa alla capitolazione.
Zelens’kjy ha ragione quando chiede un immediato cessate il fuoco, da proseguire
per tutto il tempo necessario alle trattative di pace, allo stesso tempo appare
eccessiva la richiesta perentoria di Mosca di assumere il controllo dell’intero
Donbass e cioè di quei territori che gli Ucraini hanno strenuamente difeso fino
ad oggi, come precondizione ad ogni trattattiva.
Non me ne vogliate ma in questo momento è Putin a frenare una ipotesi realistica
di Pace, ossia il congelamento della guerra sull’attuale linea del fronte,
d’altro canto vi sono diverse potenze Europee come la Germania e il Regno
Unito, insieme a Polonia e ai Paesi Baltici che continuano a gettar benzina sul
fuoco.
Nel frattempo il movimento contro la guerra in Europa e nel mondo, che ha dato
origine ad imponenti manifestazioni contro il genocidio in Palestina e che si è
mobilitato (a dire il vero in misura assai minore) contro l’aggressione Usa al
Venezuela, contro la guerra di Israele e Stati Uniti d’America contro l’Iran ed
il Libano, e al tempo stesso a sostegno delle Flottille di Mare, la Freedom e la
Sumud, così come alla Carovana di aiuti via Terra, bloccata dai Libici e a ora a
difesa di Cuba indipendente e socialista, sulla questione Ucraina dorme sonni
profondi, malgrado noi Europei ed Italiani questa guerra la alimentiamo fornendo
importanti e costosissimi aiuti militari.
Ci sono persone che per mobilitarsi contro una guerra vogliono sapere chi sono i
buoni ed i cattivi, ma spesso non esiste una parte buona in una guerra, basti
pensare alla Prima Guerra Mondiale, ad esempio.
E’ tempo quindi di scendere in piazza anche contro la guerrra in Ucraina, contro
chi l’ha provocata, contro chi ha violato con una aggressione il Diritto
Internazionale, contro chi l’ha alimentata e contro chi di volta in volta ha
sabotato le trattative di Pace.
Il movimento per la Pace è l’unico soggetto che può imporre, attraverso i propri
governi, alle parti in conflitto un immediato cessate il fuoco, anzi meglio
sarebbe dire “cessiamo” il fuoco poichè il nostro governo e l’Unione Europea nel
suo complesso, con poche coraggiose eccezioni, sono tra quelli che questo
focolaio di guerra, questa orribile ed inutile carneficina (che tuttavia è fonte
di incalcolabili guadagni per una ristretta minoranza di oligarchi, capitalisti
e di politici corrotti) continuano ad alimentare scherzando con il fuoco,
rendendo questa guerra ogni giorno più pericolosa per tutti.
Mauro Carlo Zanella
In Ucraina o nel Baltico: UE e NATO vogliono la guerra alla Russia
Gli hanno dato 90 miliardi di euro e pretendono risultati. E che i risultati
siano spettacolari, così da poterci tinteggiare le prime pagine dei giornali.
Per il resto, coi droni che colpiscono autobus della linea Moskva-Simpferopol
sterminando sette persone, o puntino su obiettivi cittadini a Simferopol
ammazzando altri tre civili, […]
L'articolo In Ucraina o nel Baltico: UE e NATO vogliono la guerra alla Russia su
Contropiano.
Perché l’Occidente fa bombardare San Pietroburgo
L’Ucraina spara droni contro San Pietroburgo nel giorno in cui proprio nell’ex
città imperiale si apre il St. Petersburg International Economic Forum (SPIEF),
giunto alla ventinovesima edizione. Si tratta di un incontro, che durerà fino al
6, a cui partecipano i rappresentanti di governi e aziende di 130 paesi del […]
L'articolo Perché l’Occidente fa bombardare San Pietroburgo su Contropiano.
Il punto sulla guerra russo-ucraina
Abbiamo chiesto a Francesco Dall’Aglio, storico, esperto di est Europa e autore
del seguito canale Telegram sulla guerra russo-ucrina War rooms, di fare il
punto sul conflitto.
Abbiamo parlato di droni e sconfinamenti di droni, delle reticenze sempre
maggiori sull’ingresso dell’Ucraina nell’UE da parte dei Paesi membri – e non
per la decisione di dare a un’unità militare il nome dell’Esercito
Insurrezionale Ucraino, all’epoca della Seconda Guerra Mondiale alleato dei
nazisti, e autore di massacri contro la popolazione polacca (cosa che comunque
ha ovviamente fatto infuriare Tusk e la Polonia) e della riattivazione del
fronte da parte russa.
Ascolta o scarica l’interessante approfondimento.
L’Ucraina è un problema, per chi la sostiene
Nel caos quotidiano in cui siamo immersi può essere utile soffermarsi un attimo
su come (non) funziona più l’informazione occidentale. Ieri tv e media vari, sia
cartacei che online, si hanno detto che – secondo Rosatom, l’agenzia russa per
l’energia atomica – un drone ucraino ha colpito la centrale nucleare […]
L'articolo L’Ucraina è un problema, per chi la sostiene su Contropiano.