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Appello urgente alla comunità internazionale affinché intervenga immediatamente per fermare la violenza di Israele
Negli ultimi giorni, la violenza perpetrata dalle milizie dei coloni, avallata e sostenuta dall’esercito israeliano, si è intensificata in tutta la Cisgiordania, con episodi quali l’incendio e la distruzione di proprietà palestinesi e l’espulsione forzata di famiglie e comunità. Questi attacchi sono stati accolti con silenzio e inazione da gran parte della comunità internazionale, consentendo alla violenza di continuare e intensificarsi. L’evento odierno nel villaggio di Tell (Area B), in cui un “tour” dei coloni nel villaggio si è concluso con l’uccisione di almeno 4 palestinesi e 1 colono e il ferimento di diverse persone, sta portando a un’escalation di violenza nella zona, con coloni, ministri e membri della Knesset che invocano ulteriori attacchi di vendetta, già iniziati in tutta la Cisgiordania. L’esperienza dimostra che questi eventi possono degenerare rapidamente in pogrom di massa se accolti con il silenzio. Chiediamo alla comunità internazionale di agire subito. È necessario esercitare una pressione immediata sul governo israeliano affinché fermi ulteriori attacchi, prevenga pogrom e ulteriori uccisioni e garantisca la protezione dei palestinesi, in conformità con gli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale. Adalah; Akevot; Bimkom; Breaking the Silence; B’Tselem; Emek Shaveh; Gisha; HaMoked; Haqel; Human Rights Defenders Fund; Ir Amim; MachsomWatch; Parents Against Child Detention; Peace Now; Physicians for Human Rights Israel; Yesh Din; Zazim   Pressenza New York
July 24, 2026
Pressenza
Contro Cuba e chi non si sottomette
«Il ladro pensa che tutti siano come lui». Con questo proverbio il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha risposto al rapporto di cento pagine del Dipartimento di Stato statunitense (leggi: Marco Rubio), con il quale l’amministrazione Trump torna ad attaccare Cuba, anticipando una nuova ondata di sanzioni che si aggiungeranno al blocco economico, commerciale e finanziario in vigore da decenni, al più recente blocco energetico e alle false accuse di legami con il terrorismo internazionale. In sintesi, il rapporto “Cuba: la capitale del comunismo del XXI secolo” accusa L’Avana di aver promosso, per quasi sette decenni, una campagna continua di spionaggio, infiltrazione e sovversione ideologica. Inoltre sostiene che Cuba avrebbe rafforzato i propri legami strategici con Cina e Russia, comprese presunte installazioni militari e di intelligence, e che appoggerebbe la sinistra radicale statunitense e internazionale, favorendo diverse forme di quello che definisce “terrorismo di sinistra”, sia all’interno che all’esterno degli Stati Uniti. Per queste ragioni, secondo Washington, Cuba continuerebbe a rappresentare una grave minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il rapporto è stato pubblicato pochi giorni dopo un vertice guidato dallo stesso Marco Rubio, al quale hanno partecipato ministri di circa sessanta Paesi allineati agli interessi statunitensi, dedicato alla presunta rinascita del terrorismo politico di estrema sinistra. Già in quell’occasione Cuba era stata indicata come la “storica coordinatrice dei movimenti terroristici”. Non vi è dubbio che, oltre alla lotta contro il narcotraffico e la corruzione, la presunta guerra al terrorismo sia ormai diventata la nuova crociata utilizzata per la persecuzione politica a livello globale. Nuove sanzioni Dopo il nuovo pacchetto di sanzioni imposto a Cuba nel giugno scorso, che ha colpito lo stesso Díaz-Canel e i suoi familiari, i familiari del leader della Rivoluzione cubana Raúl Castro, ministri del governo, alti ufficiali delle Forze Armate, imprese pubbliche e istituzioni, l’inasprimento del blocco energetico e le continue minacce di invasione hanno reso la situazione sull’isola sempre più difficile. Si stima che il blocco abbia già provocato perdite per 171 miliardi di dollari. Se si considera la svalutazione del dollaro rispetto al valore dell’oro, tale cifra supera i 2.100 miliardi di dollari. Le nuove misure arrivano inoltre mentre si intensifica la campagna mediatica internazionale – definita guerra di quinta generazione – portata avanti attraverso una rete di media presentati come indipendenti ma finanziati dagli Stati Uniti (in inglese QUI). Ricolonizzazione e rimilitarizzazione L’attacco si inserisce nel quadro di un rafforzamento degli sforzi degli Stati Uniti per recuperare il controllo di quella che continuano a considerare il proprio “cortile di casa”, attraverso una versione trumpiana 2.0 della Dottrina Monroe e del sinistro Piano Condor. Iniziative come lo Scudo delle Americhe, la militarizzazione dei Caraibi, le operazioni contro il Venezuela, il sequestro del presidente Nicolás Maduro e di Cilia Flores, insieme alle minacce e alle ritorsioni contro quei governi che rivendicano il diritto dei popoli all’autodeterminazione e alla difesa della propria sovranità, si aggiungono all’inasprimento del blocco contro Cuba e rappresentano, secondo l’autore, esempi della strategia messa in atto da Washington con il sostegno di Israele, dell’ultraconservatorismo statunitense e latinoamericano e con il silenzio complice dell’Europa. Gli obiettivi principali dell’offensiva statunitense sarebbero frenare l’espansione della Cina (nelle terre rare, nei minerali strategici, nelle infrastrutture, nelle tecnologie e nell’estrattivismo), garantire gli interessi del capitale multinazionale statunitense e israeliano, assicurarsi il controllo delle risorse strategiche e dei corridoi logistici e, allo stesso tempo, bloccare i processi di integrazione e indipendenza latinoamericana e la nascita di nuovi progetti progressisti e di resistenza al modello neoliberista estrattivista. Per raggiungere tali obiettivi, sostiene l’articolo, non è sufficiente il sostegno politico di governi subordinati e di oligarchie nazionali compiacenti: è necessaria una nuova militarizzazione del continente, abilmente presentata come lotta al narcotraffico, alla criminalità organizzata e, oggi, al terrorismo. Un progetto che sarebbe stato formalizzato nella nuova Strategia di Sicurezza Nazionale approvata l’anno scorso sotto l’impulso dell’asse Trump-Rubio. “Diritto alla difesa” «Questo proverbio – continua Díaz-Canel sul suo profilo X – descrive perfettamente il rapporto del Dipartimento di Stato, promosso da uno dei funzionari più corrotti dell’attuale amministrazione, con comprovati legami con narcotrafficanti e terroristi della Florida». Se c’è un Paese che ha spiato e aggredito un altro in modo sistematico e su larga scala, prosegue il presidente cubano, quello sono gli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Sono pubblici, ricorda, i finanziamenti milionari che ogni anno Washington destina ai programmi di cambio di regime sull’isola, facendo ricorso alla sovversione e persino al terrorismo. Per il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, la storia registra episodi criminali come l’introduzione di epidemie e malattie nell’isola, tra cui la dengue emorragica che costò la vita a 101 bambini, l’abbattimento di un aereo civile con 73 persone a bordo, gli attentati dinamitardi contro gli hotel, i numerosi tentativi di assassinio dei dirigenti cubani e la guerra psicologica. Se a tutto questo si aggiungono il blocco economico e l’attuale assedio energetico, afferma Díaz-Canel, «non esiste un atto di sovversione più grave contro uno Stato, pianificato e descritto ufficialmente dagli Stati Uniti con l’obiettivo di logorare il popolo cubano e spezzarne il sostegno alla Rivoluzione». Secondo il leader cubano, ciò che la Rivoluzione ha fatto durante tutta la sua storia è stato semplicemente esercitare il proprio legittimo diritto a difendersi da queste aggressioni. «Il neo-maccartismo transnazionale che si sta riaffermando negli Stati Uniti, guidato da una corrente chiaramente fascista, ricorre alla menzogna per costruire pretesti con cui giustificare aggressioni contro Cuba e limitare le libertà civili negli stessi Stati Uniti», conclude. Solidarietà Tra i numerosi messaggi di sostegno ricevuti, il 19 luglio Cuba ha ottenuto anche la solidarietà del popolo nicaraguense. Durante la celebrazione del 47º anniversario della Rivoluzione Popolare Sandinista, il presidente Daniel Ortega ha ribadito l’impegno del Nicaragua a fianco della resistenza cubana. «Il nostro rispetto, il nostro abbraccio e il nostro saluto al popolo di Cuba, a Raúl Castro e a Miguel Díaz-Canel, così come al popolo di Bolívar e al presidente che è detenuto negli Stati Uniti insieme a sua moglie. A loro va tutta la nostra solidarietà e il nostro affetto. Eppure non esiste alcun organismo internazionale che si preoccupi di tutto questo!», ha concluso Ortega. Fonte: LINyM (spagnolo) Foto: Roberto Suárez Traduzione: Federica Cresci Giorgio Trucchi
July 24, 2026
Pressenza
Il caldo estremo mette l’agricoltura con le spalle al muro
> Dal 15° accordo sul clima delle Nazioni Unite di Parigi, dove 195 nazioni > hanno accettato di ridurre le emissioni nazionali di CO2 dei combustibili > fossili tra il 30 e il 60% entro il 2030, è successo il contrario.  Sono passati ormai 10 anni dagli accordi di Parigi e, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), i livelli atmosferici di anidride carbonica (CO2) hanno raggiunto il massimo storico, raggiungendo una media di 432,3 ppm nel maggio 2026. Questo è l’opposto di ciò che le parti hanno concordato di fare e, sulla base dei tagli attuali proposti, Paris ’15 non conta più. Le nazioni hanno fallito. Il loro fallimento si sta ora manifestando nei cambiamenti climatici, il che significa che non ci sono scuse per il caldo estremo. L’hanno causato senza volerlo ed è successo un problema serio soprattutto per gli agricoltori. Non possono fare i bagagli e andarsene da qualche altra parte quando il caldo arrostisce la terra. Come risultato del fallimento collettivo di 195 nazioni, la CO2 dei combustibili fossili ricopre l’atmosfera più che in qualsiasi altro momento della storia umana e aumenta il calore che è la forza primaria di un pericolo in agguato: le agenzie delle Nazioni Unite hanno avvertito che “il caldo eccessivo sta causando un disastro, sta spingendo i sistemi alimentari e agricoli globali sull’orlo del baratro” (UN News del 22 aprile 2026 e WMO avvertimento.) A quanto pare, il riscaldamento globale è entrato nella “zona rossa”, il che significa soglie pericolose in cui l’instabilità climatica accelera, portando a condizioni meteorologiche estreme e gravi perturbazioni degli ecosistemi. CALDO ECCESSIVO COME MOLTIPLICATORE DI RISCHIO In tutti i sistemi agricoli, l’impatto è già visibile. Per la maggior parte delle colture principali, le rese iniziano a diminuire con temperature superiori a 30° C. Ciò porta a strutture vegetali indebolite e a una riduzione della produttività. Il bestiame subisce stress a temperature ancora più basse, in particolare suini e pollame. Non possono raffreddarsi in modo efficiente, con conseguente riduzione della crescita e rischio di insufficienza degli organi. Tutte le fonti alimentari sono influenzate negativamente. Per quanto riguarda la vita oceanica, l’aumento delle temperature abbassa i livelli di ossigeno, mettendo a dura prova la vita marina. Ad esempio secondo un articolo di The Australian Marine Conservation Society del 29 gennaio 2025  alcuni rapporti indicano acque oceaniche 3° – 5°C al di sopra del normale. In sintesi, il sistema oceanico globale ha recentemente subito enormi ondate di calore della durata di 500 giorni mai viste prima. Alcuni scienziati hanno espresso allarme, dicendo che la situazione è “spaventosa”. Vedere – Il massiccio cambiamento di regime oceanico è allarmante. Inoltre, il suddetto rapporto delle Nazioni Unite afferma che il caldo eccessivo in alcune parti dell’Asia meridionale, dell’Africa subsahariana e dell’America Latina aumenta il numero di giorni “troppo caldi per lavorare” fino a 250 giorni all’anno. Può l’IA gestire la semina e la raccolta delle colture? LA FRANCIA, “IL PANIERE DELL’UE”, SI PREOCCUPA Secondo Le Monde del 3 luglio 2026: “Le prime ondate di caldo stanno devastando l’agricoltura francese e lasciando gli agricoltori indifesi”. Gli agricoltori francesi temono perdite di produzione enormi e temono che “il peggio deve ancora venire”. Secondo il ministro dell’Agricoltura Annie Genevard, l’agricoltura è “in crisi”. Anche le foglie degli alberi vengono “bruciate”, la crescita delle colture che sopravvive è “stentata e gli allevamenti di pollame vengono “decimati “. Bloomberg News, 2 luglio 2026: * Un’ondata di caldo nell’Europa occidentale potrebbe aver danneggiato quasi un terzo del mais francese, secondo le stime preliminari del Ministero dell’Agricoltura del Paese. * Il clima torrido ha anche bruciato circa la metà della produzione di carote, il 60% del luppolo e una grande fascia di frutteti e ucciso centinaia di migliaia di pollame. * La produzione di mais era già prevista in calo dopo che i coltivatori avevano ridotto le semine a causa dei maggiori costi di fertilizzanti e carburante derivanti dalla guerra in Iran. L’istituto di ricerca francese ARVALIS afferma che la crescita della patata è ottimale a circa 18° C, rallenta a temperature più elevate e può fermarsi a circa 28° C a 30° C. La Francia ha recentemente subito un’ondata di caldo nazionale da record che ha spinto le temperature oltre i 40° C e ben al di sopra dei 28° C per un periodo consecutivo di 14 giorni dal 17 giugno al 30 giugno. IL CALDO ESTREMO COLPISCE L’AGRICOLTURA MONDIALE “Dalle pianure nord-occidentali produttrici di cereali dell’India alle piantagioni di grano orientale dell’Australia, dalle risaie della Thailandia alle vaste piantagioni di olio di palma dell’Indonesia, il caldo e le piogge al di sotto del normale stanno danneggiando le colture e costringono gli agricoltori a ridurre la semina”. (Il caldo danneggia le colture asiatiche mentre il potente El Niño prende forma , Reuters, 3 giugno 2026) “La siccità causata da El Niño è un doppio colpo per gli agricoltori già alle prese con la carenza di fertilizzanti e diesel causata dalla guerra in Iran”. “Circa il 50% della massa di terra priva di ghiaccio viene utilizzata per nutrire gli esseri umani, fondamentalmente per l’agricoltura, ma il peggioramento delle condizioni ambientali con siccità, inondazioni e incendi ha implicazioni molto significative sul modo in cui ci nutriremo in futuro. Il cambiamento climatico sta colpendo l’agricoltura in modi non più in linea con le pratiche del passato. Quindi, quello che è successo in passato non serve più per predire la produzione futura. È un colpo grosso. (Fonte: Climate Extremes: Agriculture, Oos Pictures, giugno 2026) Inoltre, “a livello globale, le colture perdono circa il 40% ogni anno a causa di malattie e parassiti. Circa 15 anni fa, quel numero era del 25%. Non stiamo facendo meglio, stiamo facendo peggio, e il motivo è il cambiamento climatico…”Shely Aronov, co-fondatore Innerplant, San Francisco. “Ora siamo a un punto di svolta in cui non siamo più in grado di adattarci ai cambiamenti climatici in modi in cui le generazioni prima erano in grado di farlo”, Berninger, Bayer Global. Il cambiamento climatico sta inviando segnali di pericolo da qualche tempo. Non succede tutto in una volta, ma quando succede, è troppo tardi. La pubblicazione online Grist ha recentemente elencato i segnali di allarme precoce: Il mondo sta diventando troppo caldo per nutrirsi del 27 aprile 2026. “Gli autori citano come, in Cile, il riscaldamento dei mari nel 2016 abbia provocato massicce fioriture di alghe che hanno ucciso circa 100.000 tonnellate di salmoni e trote d’allevamento, creando la più grande mortalità  in acquacoltura della storia. Nel nord-ovest del Pacifico degli Stati Uniti, quando una delle più forti ondate di calore mai registrate ha colpito nel 2021, interi raccolti di lamponi e more sono andati persi, le fattorie di alberi di Natale hanno visto un calo del 70% del volume del legname e l’intersezione di calore estremo, essiccazione vegetativa e incendi boschivi ha portato ad un aumento tra il 21 e il 24% della superficie forestale bruciata in Nord America quell’ anno. Dopo un’ondata di caldo record che ha colpito l’India nel 2022, il grano in oltre un terzo degli Stati indiani è sceso ovunque tra il 9 e il 34%, gli animali da latte afflitti da stress da calore hanno prodotto fino al 15% in meno di latte e alcuni raccolti di cavoli e cavolfiori sono stati dimezzati. La scorsa primavera nella catena montuosa del Fergana in Kirghizistan, una regione nota per la sua neve tutto l’anno, le temperature primaverili sono aumentate di 10° C rispetto alla media stagionale, un periodo di tempo così insolito che ha contribuito a un’epidemia di locuste e a un drammatico calo dei raccolti di cereali “, scrive Grist. IL PARADOSSO UMANO CIBO / CARBURANTE La combustione dell’energia fossile alimenta la rivoluzione della produzione alimentare che spinge la crescita della popolazione umana, alimentando complessivamente un enorme complesso di generazione di calore. Ipso facto, la civiltà umana è una macchina di calore senza un interruttore di spegnimento. Secondo l’ Earth Overshoot Day: “I combustibili fossili sono ovunque e sono uno dei motivi principali per cui l’umanità è in overshoot ecologico (superamento dei limiti ecologici, N.d.R.). Nell’agricoltura industriale, le colture dipendono da grandi quantità di fertilizzanti azotati, prodotti chimici agricoli a base di petrolio, pompe che eseguono l’irrigazione, gasolio per macchinari e carburante per la distribuzione alimentare in tutto il mondo. La rivoluzione verde si è concentrata sulla creazione di raccolti esponenzialmente più elevati con una minore dipendenza dal lavoro umano, ma ha anche aumentato la dipendenza del nostro sistema alimentare dai combustibili fossili “. Questo ineluttabile paradosso ha creato la più grande macchina termica della storia umana. “Il cibo ora dipende più che mai dalle risorse limitate e dall’energia a basso costo dei combustibili fossili. Non c’è da meravigliarsi che, in molti casi, il nostro cibo contenga più “calorie da combustibili fossili” che calorie nutrizionali. Ad esempio, in Slovenia, ci vogliono 7 calorie equivalenti di combustibile fossile per fornire 1 caloria di carne consumata. Il numero di calorie da combustibili fossili richieste varia a seconda del gruppo alimentare e tra i paesi “. In generale, un rapporto calorico di sette a uno necessario per nutrire miliardi di persone non è sostenibile su un pianeta surriscaldato. Qualcosa deve cambiare se vogliamo vivere. Il World Economic Forum (WEF), fucina del “capitalismo degli stakeholder”, sulla scia di Parigi ’15, ha affermato che “la maggior parte dei Paesi del mondo potrebbe funzionare al 100% con energia rinnovabile”. Questa affermazione non è stata ben accolta dalle élite del WEF, note anche come “teste calde estreme”. LA TRANSIZIONE DAI COMBUSTIBILI FOSSILI ALLE ENERGIE RINNOVABILI “In tutta l’energia che il mondo utilizza, non solo l’elettricità ma anche i trasporti, il riscaldamento e l’industria, i combustibili fossili forniscono ancora circa l’80%. E questa quota è diminuita di poco in 60 anni “. (Forbes, 7 giugno 2026) Si può coprire il pianeta con le energie rinnovabili fino a diventare blu in faccia, e non farà alcuna differenza per il calore estremo se la combustione di combustibili fossili che emettono CO2 rimane a livelli elevati, intorno all’80%. Il calore aumenta con la CO2. Le prospettive di ondate di calore estremo non sono mai state così forti. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI FILOMENA SANTORO. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Robert Hunziker
July 24, 2026
Pressenza
Perù: respinta la richiesta di grazia per l’ex presidente Pedro Castillo
Il Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani ha respinto la richiesta di grazia a favore dell’ex presidente Pedro Castillo Terrones, presentata dal deputato Elías Varas. La Direzione delle Grazie Presidenziali ha comunicato che il fascicolo non specificava il tipo di grazia presidenziale (grazia, commutazione della pena o diritto di grazia) né soddisfaceva i requisiti di base del Regolamento Interno della Commissione per le Grazie Presidenziali. Con la decisione del Ministero della Giustizia, si chiude la possibilità di un perdono che il presidente José María Balcázar avrebbe potuto concedere prima di lasciare la carica, uno degli impegni da lui assunti nei confronti dei sostenitori di Castillo. L’ex presidente Pedro Castillo sta scontando una pena di 11 anni di reclusione nel carcere di Barbadillo, a seguito del suo tentativo di colpo di Stato del 7 dicembre 2022, quando aveva trasmesso un messaggio alla nazione in cui scioglieva il Congresso della Repubblica. Successivamente è stato destituito dal Congresso e arrestato, fino a quando, nel novembre 2025, il tribunale lo ha condannato per il reato di cospirazione a fini di ribellione, assolvendolo dall’accusa di ribellione consumata, poiché non aveva preso le armi. Un giorno prima della decisione della Commissione per le Grazia Presidenziali, la Corte Suprema di Giustizia ha respinto il ricorso in appello presentato dalla difesa di Castillo Terrones e ha confermato la sua custodia cautelare per 12 mesi. IL GOVERNO IGNORA LE RACCOMANDAZIONI DELL’ONU Va ricordato che lo scorso luglio il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha concluso che la detenzione dell’ex presidente Pedro Castillo Terrones è «arbitraria» e ne ha raccomandato l’immediata liberazione, concedendo allo Stato peruviano un termine di sei mesi per riferire in merito alle difficoltà nell’attuazione delle raccomandazioni. Il governo mantiene una posizione di non ottemperanza, sottolineando che la dichiarazione non è vincolante. Redacción Perú
July 24, 2026
Pressenza
Bombe, dazi e nucleare. Una ricetta quasi perfetta…
Tre notizie diverse nella stessa giornata – tutte generate dall’amministrazione Trump – mostrano che alla Casa Bianca le capacità di controllo sono pressoché esaurite, vista l’assenza di una strategia globale fondata su elementi razionali – ancorché orrendi – invece che sui “desideri” di una leadership lunatica alla guida di una […] L'articolo Bombe, dazi e nucleare. Una ricetta quasi perfetta… su Contropiano.
July 24, 2026
Contropiano
Israele continua ad espandere l’influenza sionista in tutta l’America Latina
L’influenza sionista in America Latina e nei Caraibi è sempre maggiore. Ciò non è dovuto solo all’apertura di possibilità per le relazioni politiche, economiche e militari, che “Israele” è riuscito a realizzare con l’aiuto del suo socio fondamentale, gli Stati Uniti, ma anche a un’audace manovra di pressione e cooptazione […] L'articolo Israele continua ad espandere l’influenza sionista in tutta l’America Latina su Contropiano.
July 24, 2026
Contropiano
Entrare in una nuova era del genocidio
Come finiscono i genocidi? Nella maggior parte dei casi, esistono due possibilità. Gli autori raggiungono il loro obiettivo, oppure una forza militare li ferma e segue l’accertamento delle responsabilità. Nel 1904 l’esercito imperiale tedesco avviò una campagna che quasi sterminò i popoli herero e nama in quella che allora era […] L'articolo Entrare in una nuova era del genocidio su Contropiano.
July 24, 2026
Contropiano
Si allarga il mosaico nucleare in Medio Oriente. Israele, Iran e ora l’Arabia Saudita
Al mosaico della questione nucleare in Medio Oriente si sta aggiungendo una nuova tessera: l’Arabia Saudita. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Stati Uniti e l’Arabia Saudita, avrebbero concluso un accordo triennale per potenziare la cooperazione in materia di energia nucleare. L’accordo prevederebbe condivisione e trasferimenti tecnologici in materia […] L'articolo Si allarga il mosaico nucleare in Medio Oriente. Israele, Iran e ora l’Arabia Saudita su Contropiano.
July 24, 2026
Contropiano
L’insostenibile quotidianità di Gaza
Forse qualcuno ricorda quando nel marzo scorso la nostra amica Veronica raccontò della sua insegnante online di inglese, da Gaza. Le lezioni sono continuate, Veronica migliora il suo inglese. Reem, la sua insegnante, si fa trovare pronta e collegata all’ora giusta, qualche volta rischia che la sua carica non sia sufficiente e si scusa dovendo terminare prima la lezione. Dovrà andare a trovare in una tenda vicina o in una piazza. Così come ci si mette in coda per l’acqua, così si fa per la corrente, immaginiamo. Sabato 18 Veronica legge cosa Reem ha scritto sul suo stato di whatsapp. Riesce a copiare l’immagine, legge e rilegge quello che ha scritto. Ecco la traduzione, sotto un’immagine dove si vedono morti, feriti, distruzione… “Questa è la scena fuori dal posto di lavoro dove vado ogni giorno a lavorare e dove cerco di ricostruire un po’ di normalità. Per fortuna ieri ho deciso di lavorare dalla mia tenda: mi sentivo esausta e semplicemente non avevo le energie per uscire. Mentre lavoravo, questo posto è stato bombardato. C’è stata una strage. Dieci persone sono state uccise e molte altre ferite. Non so se considerarmi fortunata per non essere stata lì in quel preciso istante… o sfortunata per essere ancora viva ed essere così costretta ad assistere ogni giorno a scene come questa.” Veronica, sgomenta, cerca informazioni su cosa è successo quel giorno e trova questi articoli di Eliana Riva sul Manifesto (https://ilmanifesto.it/bombe- sul-corteo-funebre-scene-di-ordinario-orrore-a-nuseirat  e Michele Giorgio su Pagine Esteri  https://pagineesteri.it/2026/07/18/medioriente/ gaza-bombe-sul-funerale-e-nuove-demolizioni/) In sintesi: fuori dalla moschea Ahmed Yassin di Nuseirat, venerdì 17 luglio, un drone ha bombardato un corteo funebre, a cui partecipavano adulti e bambini. Si tratta di uno dei tanti massacri che Israele continua a perpetrare a Gaza, dove, dallo scorso 11 ottobre, nonostante la presunta tregua, almeno 1200 palestinesi sono stati uccisi. Veronica chiede a Reem se vuole scrivere di più per condividere con chi da questa parte del mondo, anche se sensibile e segue i fatti, difficilmente può riuscire a immaginare e sentire cosa significa vivere così vicino alla morte e all’annientamento del proprio popolo e della propria storia. Reem è disponibile. Veronica mi cerca e mi dice: “Cosa possiamo chiederle Andrea?” Penso, penso. “Dove e come trovi la forza per andare avanti? Cosa ti aiuta e ti genera momenti di sollievo? Puoi/vuoi fare tu delle domande a noi? Cosa ci chiedi/chiedete di fare? Così risponde Reem: > “Rispetto alla questione della forza, beh, è davvero complicato. Penso che non > ci sia altra possibilità. O trovi la forza di affrontare tutto questo, > continui ad andare avanti e lavori per il tuo futuro, oppure crolli > completamente. E io non perdo la speranza che la vita possa cambiare un > giorno. Io devo mantenermi da sola… non c’è nessun altro che possa farlo per > me. La vita e le sue circostanze sono davvero difficili, e non ho mai imparato > davvero ad arrendermi (non importa quanto brutte diventino le cose). > Per quanto riguarda i momenti di sollievo, non esagererei affatto se dicessi > che non ci sono veri momenti di riposo. Vivere in una tenda con questo caldo è > davvero pesante. È quasi impossibile riposare, a causa del caldo estremo, > anche se vorrei fare un pisolino durante il giorno. Quindi passo la maggior > parte della giornata con tutto questo rumore intorno e quasi nessuna privacy. > Ma cerco di godermi le piccole cose che possono alleviare un po’ la pressione > della vita, come andare in palestra, vedere i miei amici o bere un caffè con > la cioccolata. Per quanto riguarda l’ultima domanda, onestamente, non so > davvero cosa dire…  Gaza ha bisogno di un aiuto reale e concreto, qualcosa che > possa aiutare concretamente le persone a continuare a vivere e ad andare > avanti dopo l’inferno che abbiamo vissuto negli ultimi tre anni. E > personalmente (forse sembra egoistico) vorrei poter trovare un aiuto o un modo > per lasciare Gaza e iniziare una nuova vita all’estero… prima che crolliamo > completamente qui… o moriamo.” Con Veronica ci guardiamo in silenzio. Due considerazioni: dobbiamo fare tutto il possibile per non abbandonare Reem, per non abbandonare il popolo palestinese. Continuare a fare pressioni, perché si rompa l’assedio di Gaza. Torneremo presto a chiedere a Reem se vorrà raccontarci, fosse solo per far sapere al maggior numero di persone possibili come si vive in quel pezzo di terra che il governo israeliano e il suo esercito hanno trasformato in un inferno. Andrea De Lotto
July 23, 2026
Pressenza
Perù: un «nuovo» governo all’insegna della continuità
La decisione del Procuratore Generale della Nazione, Tomás Galvez Villegas, di nominare Patricia Benavides coordinatrice nazionale delle Procura specializzate in flagrante delitto è un segnale preoccupante per il Paese: indica infatti che la continuità sarà il tratto distintivo del nuovo governo di Keiko Fujimori e che, con il «nuovo ordine», si concretizzerà la presa dell’ultimo potere dello Stato che ancora manteneva una certa autonomia. La nuova nomina di Patricia Benavides (ex Procuratrice Generale) è del tutto controversa, poiché su di lei pendono diverse indagini per reati gravi quali la guida di un’organizzazione criminale ai vertici del Ministero Pubblico, traffico di influenze, corruzione e presunto plagio della sua tesi di laurea, interferenze nelle indagini penali come quella riguardante sua sorella, tra le altre cose. GARANZIA DI GIUSTIZIA? Sebbene le accuse a carico di Benavides siano state archiviate, la popolazione si chiede: come è possibile che una figura con questi precedenti torni nuovamente a ricoprire cariche pubbliche di grande influenza? Non ci sono forse procuratori integri, in grado di garantire una giustizia efficace e di esercitare tali cariche con competenza? Continuerà la nomina di personaggi controversi, che monopolizzano sempre più i poteri dello Stato? Secondo la Delibera 1967-2026-MP-FN pubblicata il 22 luglio sul quotidiano ufficiale «El Peruano», Benavides avrà il compito di dirigere e supervisionare le procure specializzate in flagrante delitto. Sarà inoltre responsabile della standardizzazione dei criteri operativi e del coordinamento tra questi uffici procuratori. Va sottolineato che la risoluzione che nomina Patricia Benavides a tale carica è stata emanata dopo che il Consiglio dei Procuratori Supremi aveva disposto la creazione, a livello nazionale, delle Procure Penali Provinciali per i reati in flagrante, mediante la Risoluzione n. 045-2025-MP-FN-JFS, datata 7 agosto 2025. La notizia della nomina della futura Coordinatrice Nazionale delle Procure Specializzate in Flagrante Delitto è stata accolta con sorpresa nel settore giudiziario; allo stesso modo, la società civile continua a vigilare sui cambiamenti che il governo di José María Balcázar sta attuando, a pochi giorni dal cambio di presidenza. L’esperienza insegna e, alla luce dei risultati delle recenti elezioni, se c’è una lezione da trarre, è questa: che i risultati odierni sono stati «preparati» in anticipo e senza alcuna consultazione; da qui l’importanza della vigilanza dei cittadini. Redacción Perú
July 23, 2026
Pressenza