Tag - guerra in ucraina

Gli Stati Uniti si preparano ufficialmente ad abbandonare l’Ucraina
Dopo anni di serrato sostegno all’Ucraina, la speranza iniziale USA di arrivare ad un indebolimento definitivo della Russia si va affievolendo: le controffensive ucraine stentano a guadagnare terreno, l’economia russa si ristruttura in senso bellico evadendo le sanzioni e gli stessi Stati Uniti si trovano confrontati con l’aumento globale delle materie prime energetiche. In questo scenario, il desiderio di uscire dal conflitto limitando le perdite economiche e massimizzando i guadagni inizia a prevalere, tra l’establishment USA, sulla coerenza politica e sulla solidarietà con l’alleato ucraino mandato al massacro. Ad inizio della scorsa settimana, il presidente Donald Trump ha firmato la sospensione di alcune sanzioni contro la Russia e autorizzato l’importazione di Diesel. Allo stesso tempo, crescono le tensioni tra Trump e il suo omologo ucraino Zelensky, considerato un ostacolo alla risoluzione del conflitto perché troppo intransigente ed indisposto a qualsiasi trattativa con la Russia. Si delinea uno scenario in cui l’unica forza politica a rimanere saldamente favorevole al sostegno allo sforzo bellico ucraino è l’Unione Europea – una scelta dalle conseguenze sempre più evidentemente disastrose per l’economia ed il costo della vita, eppure ciecamente sostenuta dall’establishment politico europeo e dalla stampa. Ne abbiamo parlato con Francesco Dall’Aglio, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al dipartimento di storia medievale della Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria)
October 17, 2026
Radio Blackout - Info
La vergogna sbagliata
di Mario Sommella (*) Paolo Gentiloni descrive con precisione la «guerra totale» di Putin e poi ne ricava la conclusione che la prolunga: più armi, più debito, nessuna iniziativa diplomatica europea, e la gogna per chi chiede di negoziare. Rileggiamo le sue tesi una per una, partendo dai suoi stessi numeri. 1. Il ponte Nord e la parola che manca
Aggiornamenti sul caso del pacifista quacchero Serhii Vedmediev portato via a Kiev con la forza
L’obiettore di coscienza ucraino Serhii Vedmediev è stato trasferito con la forza nell’esercito La situazione si aggrava di ora in ora. Nell’unità militare, Vedmediev – che è di fede quacchera – sta subendo pressioni affinché cambi religione e riconosca lo status di soldato che gli è stato imposto illegalmente. E’ presso il 242° Centro di Addestramento, Unità Militare A3321. 2 ottobre 2026 La vicenda di Serhii Vedmediev, obiettore di coscienza ucraino quacchero e pacifista, si aggrava di ora in ora. Dopo il fermo arbitrario del 29 settembre nel centro di reclutamento (TCC) del distretto di Sviatoshyn a Kyiv, e dopo le percosse e i maltrattamenti subiti, il 1° ottobre 2026 è stato trasferito con la forza presso il 242° Centro di Addestramento (Unità Militare A3321). Il trasferimento è avvenuto senza alcun rispetto della procedura di leva prevista dalla legge (Decreto n. 560 e successive modifiche): nessuna visita medica, nessuna consegna della cartolina di precetto, nessuna possibilità di far valere le proprie ragioni. Secondo le informazioni diffuse dal Movimento Pacifista Ucraino e da fonti vicine al pacifista, durante il fermo a Vedmediev è stato sottratto con la forza il telefono cellulare. È stato gettato a terra, ha subito trattamenti crudeli ed è stato minacciato con uno storditore elettrico (taser) e con la reclusione in una cella di rigore (carcere di rigore) all’interno del centro di reclutamento territoriale di Sviatoshynsky. Le sue istanze di obiezione di coscienza, le richieste di rilascio, di assistenza legale e di sporgere denuncia al tribunale e all’Ufficio Statale d’Inchiesta riguardo alla detenzione arbitraria e ai maltrattamenti sono state sistematicamente ignorate. Ora, nell’unità militare, Vedmediev – che è di fede quacchera – sta subendo pressioni affinché cambi religione e riconosca lo status di soldato che gli è stato imposto illegalmente. Serhii Vedmediev è un membro fondatore dell’Incontro degli Amici dell’Ucraina, un gruppo di culto quacchero, e membro del Consiglio del Movimento Pacifista Ucraino. Note: Altre informazioni qui Pacifista ucraino torturato e trasferito con la forza presso il 242° Centro di Addestramento https://liste.peacelink.it/news/2026/10/msg00001.html Libertà per Serhii Vedmediev, pacifista ucraino sequestrato a Kiev dai reclutatori militari https://www.peacelink.it/conflitti/a/51631.html Peacelink Telematica per la Pace
October 3, 2026
Pressenza
Libertà per Serhii Vedmediev, pacifista ucraino sequestrato a Kiev dai reclutatori militari
Serhii Vedmediev è un obiettore di coscienza di fede quacchera Il giorno 29 settembre è stato colpito al viso e alla nuca. Dopo essere stato atterrato e minacciato con un taser, gli agenti lo hanno trascinato via e portato nel Centro di reclutamento territoriale. PeaceLink ne chiede la liberazione immediata. Serhii Vedmediev, membro della comunità quacchera e del Consiglio Direttivo del Movimento Ucraino dei Pacifisti, èattualmente trattenuto arbitrariamente dal 29 settembre 2026 nel TCC (Centro di reclutamento territoriale) del distretto di Sviatoshyn a Kiev. Le sue legittime richieste — rispetto della libertà personale, informazione sulle motivazioni del trattenimento, assistenza legale — sono state ignorate. In risposta alla richiesta di rilascio, è stato picchiato, colpito al viso e alla nuca, abbattuto a terra e minacciato con un taser. Immediata la richiesta di rilascio da parte dell’organizzazione pacifista di cui fa parte. Ma la segreteria telefonica del Centro di reclutamento territoriale risponde: “Il numero da voi composto non esiste”. Vedmediev è un pacifista che collabora con Yurii Sheliazhenko, segretario del Movimento Pacifista Ucraino, anche lui picchiato a Kiev a marzo. In Ucraina il servizio civile alternativo è stato abolito: centinaia di obiettori rischiano il carcere. La Costituzione ucraina e il diritto internazionale garantiscono l’obiezione di coscienza, ma nella pratica è negata dal governo di Kiev. PeaceLink chiede la liberazione immediata del pacifista quacchero Serhii Vedmediev. PeaceLink chiede un’indagine indipendente su queste violenze e la fine della repressione dei pacifisti. Libertà per Serhii Vedmediev! Libertà per tutti gli obiettori di coscienza detenuti in carcere! Peacelink Telematica per la Pace
October 3, 2026
Pressenza
Il MIR chiede la promozione e la protezione del Diritto alla pace e dell’obiezione di coscienza
29 settembre 2026 Promozione e protezione dei diritti umani alla pace e all’obiezione di coscienza al servizio militare nel contesto dell’aggressione russa contro l’Ucraina IFOR ha presentato la seguente dichiarazione scritta sul Diritto alla pace e all’obiezione di coscienza alla 63a sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, nell’ambito del punto 10 dell’ordine del giorno. Il Consiglio per i Diritti Umani ha solennemente affermato nell’Articolo 1 della Dichiarazione sul Diritto alla Pace (A/HRC/RES/32/28) che ognuno ha il diritto di godere della pace in modo tale che tutti i diritti umani siano promossi e protetti e che lo sviluppo sia pienamente realizzato. Il diritto all’autodifesa ai sensi dell’Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite non annulla l’obbligo di cercare una risoluzione pacifica dei conflitti secondo gli Articoli 2 e 33 della Carta ONU. Secondo gli Articoli 4 e 18 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) e la giurisprudenza del Comitato per i Diritti Umani, il diritto all’obiezione di coscienza è inderogabile in tempi di emergenza, comprese le guerre, e gli obiettori di coscienza dovrebbero essere esentati dal servizio militare o esso deve essere sostituito da un servizio civile alla società compatibile con la religione o il credo dell’obiettore. Il diritto alla pace, quindi, dovrebbe essere protetto e promosso collegando il diritto umano all’obiezione di coscienza con una profonda trasformazione dell’attuale sistema di accordi di sicurezza militarizzati, ponendo fine alle tendenze sbagliate di investire in guerra cento volte di più rispetto alla pace, di costruire strategie e alleanze militari trascurando gli impegni per la pace e i diritti umani sanciti dalla Carta ONU, privando le Nazioni Unite del sostegno e delle risorse necessarie per fare la pace con mezzi pacifici. Riteniamo che l’attuale sistema di sicurezza militarizzata e di leva obbligatoria, dove esiste, dovrebbe essere gradualmente sostituito con istituzioni di protezione della pace non militare, rispettando il diritto assoluto di rifiutarsi di uccidere ed esplorando azioni nonviolente e non militari per la protezione della pace a livello inter/trans/nazionale con la partecipazione degli obiettori di coscienza, anche in tempo di guerra, rendendo le strategie di difesa nazionale e di pacificazione internazionale inclusive per i pacifisti. Nei primi giorni dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina del 24 febbraio 2022, condannata a livello internazionale, molte persone hanno protestato contro la guerra di aggressione sia in Russia che in Bielorussia, mentre in Ucraina civili disarmati hanno eroicamente fermato i carri armati e li hanno fatti tornare indietro. La società civile ha dimostrato capacità e prontezza a resistere alla guerra in modo nonviolento. Tuttavia, questa tendenza non ha prevalso a causa della mancanza di accordi istituzionali. Invece, la continuazione della guerra ha innescato una militarizzazione diffusa in tutta la regione, minando gravemente i diritti umani. Le Risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU ES-11/1 e ES-11/6 hanno condannato esplicitamente l’aggressione russa, hanno chiesto il ritiro militare completo e hanno riaffermato l’imperativo, ai sensi degli Articoli 2 e 33 della Carta ONU, di risolvere le controversie internazionali con mezzi pacifici. Ciononostante, gli approcci militaristi continuano a eclissare le garanzie dei diritti umani. Il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare è parte inerente del diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione ai sensi dell’Articolo 18 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR). Ai sensi degli Articoli 4 e 18 dell’ICCPR, il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione è inderogabile, il che significa che non può essere sospeso nemmeno in tempo di guerra o di emergenza pubblica che minaccia la vita della nazione. I rapporti analitici dell’OHCHR A/HRC/50/43, A/HRC/56/30 e A/HRC/62/24 affermano costantemente che gli Stati devono fornire un servizio civile alternativo accessibile, non punitivo e non discriminatorio a tutti gli individui interessati dai doveri militari prima, durante e dopo il reclutamento. La libertà di avere obiezione di coscienza, una religione o un credo pacifista serio e profondamente radicato, non dovrebbe essere compromessa dalla registrazione, dall’addestramento e dal servizio militare forzati, contrariamente all’Articolo 18(2) dell’ICCPR. Come evidenziato dal Relatore Speciale ONU sulla Russia (A/HRC/63/60) e dai rapporti del Segretario Generale dell’ONU, il regime russo esige che gli uomini si registrino per il servizio militare e sottopone la popolazione a costanti minacce di coscrizione o mobilitazione nelle forze armate russe. Attivisti anti-guerra, disertori e obiettori di coscienza russi affrontano una grave repressione, abusi fisici e pene detentive fino a dieci anni in colonie penali. Le forze russe costringono inoltre illegalmente i residenti dei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina al servizio militare, in diretta violazione della IV Convenzione di Ginevra. (1) La Bielorussia continua ad agire come co-belligerante aiutando le operazioni militari russe e perseguitando sistematicamente gli attivisti pacifisti nazionali e gli obiettori di coscienza. Gli attivisti per la pace affrontano arresti arbitrari, pesanti multe e lunghe pene detentive in base a vaghe leggi sull'”estremismo”, con tutte le forme di discorso anti-guerra o di rifiuto della registrazione militare strettamente criminalizzate. (2) Pur riconoscendo il diritto dell’Ucraina all’autodifesa ai sensi dell’Articolo 51 della Carta ONU, l’autodifesa non annulla gli obblighi internazionali in materia di diritti umani o il diritto all’obiezione di coscienza. La Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta sull’Ucraina dell’ONU (A/HRC/61/61) ha espressamente espresso preoccupazione per la completa assenza di un servizio civile alternativo in tempo di guerra, nonché per i casi di violenza fisica e trasporto forzato di obiettori di coscienza nei centri di coscrizione e nelle unità militari. L’Ucraina non è riuscita ad adottare una legge che preveda un servizio alternativo non militare in tempo di guerra, come promesso all’Unione Europea, perché l’esercito ucraino continua a negare l’obiezione di coscienza come diritto fondamentale, ritenendo che detenzioni e percosse possano costringere gli obiettori di coscienza a cambiare religione o credo e a trasformarsi in soldati. Organizzazioni per i diritti umani, come l’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (EBCO), hanno documentato gravi violazioni, tra cui la morte violenta in un’unità militare di un obiettore di coscienza, Dmytro Koval, a seguito della sua mobilitazione forzata, nonché la persecuzione in corso per obiezione di coscienza, fede quacchera, attivismo per la pace e i diritti umani di Yurii Sheliazhenko (3) che ha subito detenzione arbitraria e tortura nel marzo 2026. (4) Nonostante gli standard internazionali sui diritti umani, gli Stati membri dell’Unione Europea hanno sempre più limitato l’accesso alla protezione umanitaria per rifugiati e obiettori di coscienza, comprese le restrizioni per i rifugiati ucraini, gli attivisti anti-guerra russi e bielorussi. I paesi europei affrontano crescenti pressioni e dibattiti legislativi riguardo alla negazione o restrizione della protezione umanitaria e dell’estensione dello status civile per gli uomini ucraini in età di leva, costringendoli a tornare in un sistema privo di opzioni di servizio civile alternativo. La Decisione di Esecuzione (UE) 2026/1912 del 30 luglio 2026 è stata criticata dai difensori dei diritti umani per il suo carattere discriminatorio e i rischi per i diritti fondamentali. (5)(6) Gli Stati membri dell’UE continuano a negare visti umanitari, asilo politico e ingresso alla frontiera agli obiettori di coscienza e disertori russi e bielorussi in fuga dalla mobilitazione. Costringendo individui che rifiutano di partecipare a una guerra di aggressione illegale a tornare nelle mani di regimi repressivi, l’UE non soddisfa i suoi obblighi internazionali e contraddice gli sforzi per indebolire la macchina bellica dell’aggressore. (7)(8) *Raccomandazioni* Esortiamo il Consiglio per i Diritti Umani, le sue Procedure Speciali e gli Stati membri a promuovere e proteggere il diritto alla pace, ad affermare il diritto umano all’obiezione di coscienza a tutte le forme di dovere militare, come la registrazione obbligatoria, l’addestramento e il servizio, e ad adoperarsi per la creazione di quadri nazionali e internazionali di pace e sicurezza inclusivi per i pacifisti, non emarginando ma ampliando le opportunità degli obiettori di coscienza di contribuire in modi non militari alla resilienza e alla sopravvivenza delle nazioni e dell’umanità in tempo di emergenza. È consigliabile anche la creazione di un mandato di un relatore speciale sull’obiezione di coscienza e sulle istituzioni di protezione della pace non militare a tutti i livelli; tale relatore potrebbe anche essere autorizzato a facilitare il networking internazionale degli obiettori di coscienza che sostengono e attuano i valori e gli obiettivi delle Nazioni Unite, condividendo le migliori pratiche. Esortiamo la Russia e la Bielorussia a porre fine alle persecuzioni per discorsi anti-guerra e azioni nonviolente che resistono al militarismo, a revocare le restrizioni imposte agli attivisti per la pace e alle organizzazioni di obiettori di coscienza, chiedendo anche alla Russia di porre fine alla guerra di aggressione contro l’Ucraina, di ritirarsi dai territori occupati dell’Ucraina e di utilizzare metodi pacifici di risoluzione dei conflitti con l’Ucraina. Esortiamo l’Ucraina ad adottare una strategia di autodifesa nazionale dall’aggressione russa inclusiva per i pacifisti, a garantire il diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare e a tutte le altre forme di dovere militare, a garantire che gli obiettori di coscienza non siano costretti alla registrazione, all’addestramento e al servizio militare, e possano contribuire alla resilienza nazionale svolgendo un servizio alternativo non militare, addestramento e registrazione per il suo scopo; porre fine a punizioni, detenzioni e maltrattamenti per religione o credo pacifista, rilasciare i prigionieri di coscienza. Esortiamo l’Unione Europea a preservare elevati standard di diritti umani di fronte alle sfide di sicurezza legate all’aggressione russa, a garantire il diritto alla pace preparando risposte non militari alle emergenze inclusive per i pacifisti, a fornire protezione umanitaria e asilo agli obiettori di coscienza provenienti da Russia, Bielorussia e Ucraina, e a garantire che l’Ucraina rispetti gli impegni di adesione relativi all’introduzione del servizio alternativo non militare in tempo di guerra. Footnotes: (1) https://ebco-beoc.org/russia/2025 (2) https://ebco-beoc.org/belarus/2025 (3) https://ebco-beoc.org/press-release/2026-07-04-ebco-calls-to-stop-torture-and-imprisonment-of-conscientious-objectors-in-ukraine (4) https://www.quaker.org.uk/news-and-events/news/ukrainian-quaker-calls-for-human-rights-reforms-after-detention (5) https://en.connection-ev.org/article-4771 (6) https://newsukraine.rbc.ua/interview/denying-protection-to-all-ukrainian-men-in-1782794875.html (7) https://novayagazeta.eu/en/articles/2025/06/15/practice-what-you-preach-en (8) https://ebco-beoc.org/press-release/2025-02-14-protection-of-russian-belarusian-conscientious-objectors-in-the-eu Redazione Italia
October 2, 2026
Pressenza
Nascondo un amico richiamato alle armi.
In un bistrot di Odessa incontro un signore sulla sessantina, sta mangiando una zuppa di pollo e riso dal colore del peperoncino, decido di ordinarne una anch’io perché ho bisogno di qualcosa di caldo e forte. Sente una mia telefonata perché i nostri tavoli sono vicini. Imprudenteme mi lascio scappare qualche parola di troppo perché sto spiegando ad un amico quanto sia idiota questa guerra. “Italiano?” mi chiede. “Sono stato un mese a Roma e ho vissuto anche a Palermo”. Non sono le sue parole esatte perché mischia parole in Italiano, in Inglese ed anche in Francese, che è la lingua che conosce meglio. Mi invita a sedere al suo tavolo e mi versa del vino rosso Moldavo, “È il migliore che si trova qui”. Apprezzo e me ne versa un altro bicchiere. Siamo solo noi a sedere fuori dal ristorante, possiamo parlare liberamente. Sostiene che Odessa somiglia più a Palermo che a Kiev. A Odessa hanno sempre convissuto russi, ucraini, greci, italiani… Mi spiega che qui ci sono sempre stati ebrei e musulmani, cattolici e ortodossi. Sostiene che Odessa non ama il nazionalismo etnico che sta prevalendo in Ucraina e che si è incattivito sempre più a partire dal 2014. Poi aggiunge ci sono gli imbecilli che si fanno indottrinare dalla propaganda di guerra, ma quelli stanno dappertutto. “Odessa è uno “stato” a sé – dice – dove il nazionalismo trova poco spazio e arriva soprattutto da fuori, come per i fatti del 2 Maggio 2014: la strage alla Casa dei Sindacati”. “Ho perso un caro amico-mi confida-non era filo russo, era un russo di Ucraina, un vero antifascista, ma loro non erano ucraini, non si trattava di nazionalità antagoniste: erano fascisti, nazisti, noi diciamo banderisti, erano belve assetate di sangue senza nessuna pietà umana”. “Anche io sono russo di Ucraina, mia moglie ha il padre tartaro e la madre Ucraina. È così in tutte le famiglie, siamo un miscuglio”. “Io sono ortodosso ed uno dei miei amici più cari è ebreo. Mia figlia è perfettamente bilingue, ora vive in Germania con i miei due nipotini.” “Suo marito, mio genero, è stato costretto ad arruolarsi ed è morto quasi subito nei pressi di Char’kov. Gli avevo detto di scappare di nascondersi”. “Io odio questa guerra, è una follia, non riesco ancora a capire come sia potuto accadere tutto questo”. “Io mi sento anarchico e antifascista e mi fanno schifo tutti i nazionalismo di chi si crede superiore agli altri. Non è un buon odessita”. Intanto si è fatto portare una mezza bottiglia di Vodka. Brindiamo alla libertà, all’uguaglianza alla fraternità, alla giustizia e all’anarchia. Non mi sottraggo di certo e sarà il primo di una lunga serie. Propongo di brindare alla pace, poi alla fine della guerra, all’amicizia tra Odessa e Roma ecc. ecc. Cazzeggiamo anche un po’. Avevo letto che gli odessiti hanno un caratteristico senso dell’umorismo. Il mio amico è un fiume in piena: alcune freddure le capisco, altre no, ma ridiamo lo stesso. Con il suo cellulare mi fa ascoltare “O bella ciao” cantata da un gruppo siciliano e la 88>intoniamo, in Ucraina non è una canzone sospetta. Passa poi ad una canzone anarchica Ucraina, ad una della resistenza in Russo, a vecchie canzoni di Odessa… Poi l’immancabile Toto Cutugno (“Lasciatemi cantare”), Albano e Romina Power, I ricchi e poveri, Celentano… “Sono la colonna sonora della mia gioventù, tutti le conoscevano in Unione Sovietica negli anni ottanta e tutti seguivano il Festival di Sanremo. Forse è per questo che qui tutti amano l’Italia”. Dopo l’ennesimo brindisi abbassa la voce, anche se non c’è nessuno, e con fare cospirativo mi dice: “Io non faccio solo chiacchiere: a casa nascondo da quattro anni un disertore, non esce mai di casa perché i reclutatori sono spietati”. “Si era appena sposato e ha un figlio piccolo”. “Ogni tanto la moglie ed il bambino passano a trovarlo. Lei ha insegnato al piccolo a non parlare mai del padre con nessuno”. “Ho sistemato la cantina con un letto, una scrivania così può continuare a studiare ingegneria, ma ovviamente ora non può dare esami”. “Mangia sempre con noi ed è anche un bravo cuoco, si dà da fare come può, non vuole esserci di peso”. “Prima di iscriversi all’università è a sposarsi ha girato il mondo come marinaio su una nave”. “Ci racconta sempre dei suoi viaggi: storie vere, verosomili e storie inventate di sana pianta”. Facciamo l’ultimo brindisi. Ci salutiamo senza scambiarci neppure il numero di telefono. Io non ho problemi a dirgli il mio, ma lui per la nostra sicurezza non mi dice neppure il suo nome: “Chiamami Nestor” – mi dice. “Come l’anarchico?” “Già, come Nestor Machno”. Lo guardo mentre si allontana, poi mi accorgo che si sta facendo tardi e mi ricordo che nella Odessa “occupata” vige il coprifuoco e la legge marziale e che devo affrettare il passo. Mauro Carlo Zanella
October 1, 2026
Pressenza
Da Odessa a Leopoli: l’Ucraina non è un Paese semidistrutto, è un Paese che può ancora scegliere la pace
Diario di un lungo viaggio di ritorno in pullman. Sto attraversando questo immenso Paese da Odessa a Leopoli, fino al confine con la Polonia. A volte suona la sirena, ma vi assicuro: questo non è un Paese semidistrutto. Le macerie più dure stanno a Est, lungo il fronte da Kherson a Sumy e dall’altra parte, dove finora non sono mai stato. Perché sottolinearlo? Perché malgrado l’escalation, questa non è ancora una guerra totale. E se non è ancora una guerra totale, il “nemico” non è il male assoluto da annientare, ma la controparte con cui scambiare prigionieri e salme, costruire un cessate il fuoco vero e definitivo e trattative per una pace giusta. Poi è vero, servirà giustizia e per questo servono decenni di esperienze reali di giustizia transizionale che non è la vendetta del vincitore contro il vinto. Questo è il valore della giustizia riparativa: riconoscere torti e ragioni e, soprattutto, riconoscersi come esseri umani. Distributore automatico di mazzi di fiori in una stazione di servizio. Mauro Carlo Zanella
September 30, 2026
Pressenza
Notte di guerra a Odessa
Sono le due di notte e sto nella mia camera di albergo a Odessa, Sono tornato qui in pullman partito ieri pomeriggio da Mykolaiv, Sparano. Forse alcuni colpi sono della contraerea. Ora sono le sei e trenta del mattino e, ad ogni modo, io ho dormito profondamente quasi tutta la notte… ero molto stanco. Ora i colpi continuano, in lontananza. Il coprifuoco ora è finito Non è corretto parlare di bombardamento, ma di un attacco di droni. Ora il palazzo ha tremato. Il colpo era più vicino, ma i vetri hanno retto. Continuano gli spari: è una notte di guerra. Penso alle due ragazze italiane – una è la mia amica Giovanna – alla loro amica ucraina e al ragazzo di Mantova: sono volontari italiani di Operazione Colomba che portano aiuti alla popolazione di Kherson che non vuole evacuare. La nostra meglio gioventù. L’altro ieri sera tra una cosa seria e l’altra abbiamo un po’ cazzeggiato. Ho raccontato delle persone più anziane che parlano solo Ucraino o Russo, anzi probabilmente sia Russo che Ucraino. Se gli mostri un messaggio sul cellulare nell’altro lingua, prendono il cellulare per risponderti, ma si impiccia o, lasciano perdere il cellulare ed iniziano a parlare nella loro lingua e parlano, parlano… è non c’è modo di fermarli. Una signora ha pensato che fossi un po’ sordo e mi ha gridato una frase nell’orecchio, un’altra mi ha scritto su un foglietto… in Ucraino! Ho detto che mi capitava la stessa cosa a Napoli dove nel 1984 ho fatto il servizio civile per Pax Christi, al quartiere Ina Casa di Napoli Secondigliano… mi parlavano in Napoletano stretto, io non capivo nulla e allora alzavano il tono della voce, come se fossi sordo. Questə ragazzə non sono fanaticə e, a Roma si dice, “non se la tirano”, non si danno arie. Parlavano senza nascondere la preoccupazione e i pericoli.* C’è gente che ha bisogno: anziani soprattutto, mamme con bambini piccoli. Noi possiamo fare qualcosa per loro, le strade e la città sono coperte da reti anti-droni, e quindi facciamo ciò che è giusto fare. Certo, le reti non difendono dai missili… Io invece adesso, in questa camera di albergo di Odessa ho deciso di farmi una doccia… Pensando alla canzone ‘Shampoo” di Giorgio Gaber. Sotto la doccia non si sentono gli spari. Non sento altri spari, ma il colpo più forte e vicino non l’ho sentito solo nelle orecchie ma anche nei piedi… per la secca vibrazione dell’edificio. Credo che me lo ricorderò a lungo, insieme al piacere di aver fatto un’interminabile doccia, calda al punto giusto, e uno shampoo rigenerante. Mauro Carlo Zanella
September 28, 2026
Pressenza
A Zaporizhzhia/ Zaporigie giocano alla guerra accanto alla Centrale Nucleare più grande d’Europa
Giovedì 24 settembre sono arrivato a Zaporigie/Zaporizhzhia dopo una notte passata in pullman. La città è controllata dagli Ucraini mentre la centrale nucleare, che è la più grande d’Europa, si trova al di là dell’immenso fiume Dnepr/Dnipro. Sono venuto perché c’è un museo storico molto importante che spazia dalla Preistoria all’Età Contemporanea. Il mio amico Vincenzo del Circolo Bakunin di Roma mi ha chiesto di vedere se sono esposti documenti e reperti dell’anarchico ucraino Nestor Machno che guidó l’armata contadina che nel 1917 fece la Rivoluzione in Ucraina. Con i suoi uomini liberó una parte del territorio Ucraino dove vennero espropriate le terre dei latifondisti e della Chiesa Ortodossa e consegnate ai contadini poveri, ai braccianti. Inizialmente alleati dei Bolscevichi, gli Anarchici Ucraini sconfissero le armate bianche, reazionarie e controrivoluzionarie, ma successivamente emersero due differenti linee politiche inconciliabili: gli anarchici erano per la divisione delle terre mentre i bolscevichi erano per la creazione di aziende agricole statali lavorate da una sorta di “proletariato agricolo”. Alla fine Machno ed i suoi uomini furono sconfitti dall’Armata Rossa di Troitsky ed egli trovò rifugio a Parigi. Pensavo che nelle vicinanze di una centrale nucleare non ci fossero scontri armati. Non saranno così idioti, pensavo, ma alla idiozia umana non c’è limite. Innanzitutto sia la stazione dei pullman che quella dei treni sono difese ed ingabbiate da reti che impediscono ai droni di esplodere a ridosso delle strutture. Vicino alla Stazione dei pullman si vedono i segni delle esplosioni di droni, che ovviamente non sono paragonabili a quelle create da un missile o da un vero e proprio bombardamento. Zaporigie è il posto più vicino al fronte che io abbia visitato finora. Sono costretto a passare gran parte della giornata in una rosticceria perchè piove a dirotto. Ad un certo punto sento esplosioni ed una è più forte del solito. Poco prima il suono della sirena, ma, per la prima volta anche il mio cellulare con scheda Ucraina inizia a suonare e a lampeggiare. Non solo il mio ma anche quello delle altre persone presenti. Per la prima volta vedo la paura negli occhi e sui volti di Ucraini: un uomo e una mamma con una bambina piccola. La mamma non sa cosa fare, si mette lo zaino in spalla, guarda la bambina che ha appena iniziato a mangiare. Non sa se correre con la bambina sotto al diluvio fino al rifugio di cemento armato che si trova ad un centinaio di metri dalla rosticceria oppure aspettare ancora, tranquillizzando la bambina, che incurante di tutto si sta godendo le sue patatine fritte. Alla fine decide di attendere ancora. Amche io ho appena iniziato a mangiare, ma prendo il cibo e per la prima volta entro in un vero rifugio. Dopo pochi minuti mi raggiunge l’uomo che stava nella rosticceria. Poco dopo riceve un messaggio che comunica che l’emergenza è finita, ma io non ho fretta di uscire, senonché qualche deficente ha scambiato il rifugio per un cesso e c’è un insopportabile puzzo di piscio che inizialmente non avevo percepito. Ho un ombrello (che ovviamente perderò da qualche parte) e decido di andare in autobus al Museo di Storia dell’Oblast e prendo un autobus. Nonostante i pericoli la città è viva ed animata da gente che va a lavorare e di studenti che vanno a scuola. La strada che attraversa Zaporizhzhia ha un traffico sostenuto e per attraversarla ci sono sottopassaggi. Finalmente trovo il Museo: è aperto, ma è chiuso alle visite. Cerco di impietosire la custode dicendole che sono venuto apposta da Roma per visitare il Museo… il che è una spudorata esagerazione. Fa pure una telefonata ma non cè nulla da fare. Mi consiglia di visitare la biblioteca e mi da una lunga spiegazione in Ucraino su come arrivarci. Sono inutili i miei tentativi di spiegarle che non capisco una mazza e che mi basterebbe avere l’indirizzo scritto un foglietto. Arrivo ad una università e poi ad un’altra sempre seguendo le spiegazioni di alcuni passanti, ma niente da fare. Fradicio come un pulcino vado a farmi tagliare i capelli in un lussuoso salone… Così almeno mi asciugo i capelli. Le strade in discesa sembrano torrenti. Non trovo un posto dove dormire e cosi torno alla mia rosticceria a cenare e in serata parto per Mykolaiv. Mauro Carlo Zanella
September 28, 2026
Pressenza
Occasioni sprecate per un’Europa comune – 25 anni fa il discorso di Putin al parlamento tedesco aveva suscitato grande interesse
> 25 anni fa, il 25 settembre 2001, Vladimir Putin tenne davanti al Bundestag > (parlamento federale tedesco) un discorso molto seguito sulle relazioni > tedesco-russe e sulla visione di un’Europa unita. Il verbale riportava > numerosi applausi entusiastici da parte dei 650 presenti al Bundestag e, alla > fine, «Applausi prolungati – I deputati si alzano in piedi». All’epoca, quattordici giorni dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre al World Trade Center di New York, Putin, dopo una breve introduzione in lingua russa, tenne il suo discorso in tedesco, la «lingua di Goethe, Schiller e Kant». Fece riferimento alla storia europea comune e all’unità della cultura europea. Chiese alla Germania di assumere un ruolo consapevole in Europa e nel mondo. Putin vedeva nella Germania il suo principale interlocutore europeo. Il presidente russo riprese l’idea di Gorbaciov della «Casa comune d’Europa», che nel 1990 non era stata realizzabile soprattutto a causa della resistenza degli Stati Uniti. Putin l’ha ripresa, vedendo in un’«Europa unita e sicura» il presagio di un «mondo unito e sicuro». L’Europa deve quindi rimanere un «potente e autonomo centro della politica mondiale» e, a tal fine, unire le proprie risorse a quelle della Russia. Ha sottolineato che il suo Paese intendeva proseguire lungo l’altro versante della politica di distensione, ovvero la via del disarmo, della limitazione degli armamenti e del controllo degli armamenti. Con la fine del mondo diviso tra Est e Ovest, nel 1990 si era spalancata la finestra per l’unità europea. Per l’allora cancelliere tedesco Willy Brandt era giunto il momento di realizzare la visione di una «europeizzazione dell’Europa». Ma l’Occidente non vedeva alcun motivo per riformarsi e cooperare con Mosca. L’Europa occidentale si considerava la «vincitrice» nella contrapposizione tra i sistemi. E il successore di Gorbaciov, Boris Eltsin, fece tutto ciò che l’Occidente voleva. Con un’economia di mercato neoliberista priva di tutele sociali, fece precipitare la Russia in una profonda crisi e favorì la nascita di una nuova classe oligarchica. In breve: le opportunità offerte dalla svolta storica per un’Europa comune non furono riconosciute e quindi non furono sfruttate. Nel 2001 Putin, che aveva dato nuova stabilità alla società russa, tese per la seconda volta la mano al Bundestag per una politica europea comune. Ma anche questa volta gli interessi della NATO erano più importanti e l’alleanza esclusiva con gli Stati Uniti, sia in Germania che tra i partner europei, era più forte di una politica comune di intesa e cooperazione europea. L’«Occidente» ha esteso la NATO verso est, e anche la seconda occasione è stata sprecata. La politica neoliberista ha portato il mondo in una profonda crisi. Anziché una “Casa comune europea”, si è arrivati a un nuovo scontro. Oggi l’offerta di Putin viene diffamata dai nuovi sostenitori della guerra fredda come una “mascherata ipocrita di un imperialista russo”, mentre gli applausi di approvazione al Bundestag vengono definiti “negazione della realtà”, “ingenuità da ingenui” e “russofilia sognante”. Con i conflitti in Ucraina dal 2014 e soprattutto dall’inizio della guerra nel 2022, si è consolidata l’affermazione secondo cui Putin, «ex agente del KGB», vorrebbe ripristinare l’ex Unione Sovietica e che, a tal fine, ogni mezzo gli sia lecito. Si consolida così uno scontro senza prospettive, le cui vittime sono non da ultimo i numerosi morti nella guerra in Ucraina, dove lo scorso anno sono morte tante persone quante nella guerra più sanguinosa dopo il 1945, quella in Ruanda. Il discorso di Putin è stato preparato con grande cura, anche con l’aiuto di Horst Teltschik. Liquidarlo oggi come «lavaggio del cervello» significa ricorrere a argomentazioni azzardate per giustificarlo. Putin è responsabile della guerra attuale, ma l’Europa ha sprecato per due volte l’occasione di raggiungere un’intesa. Anche questo fa parte della realtà europea. Abbiamo ancora una terza occasione? Abbiamo il dovere e la responsabilità di provarci, tanto più che solo un’Europa civile e orientata alla pace può assumere un ruolo determinante nel contesto del nuovo assetto mondiale. A tal fine è necessario rilanciare i primi passi diplomatici e della società civile verso una sicurezza comune, opporsi alla militarizzazione e alla corsa agli armamenti della nostra società, rifiutare l’immagine della Russia come nemico e chiedere iniziative tedesche ed europee per un cessate il fuoco e negoziati di pace in Ucraina. Non da ultimo, il disarmo e il controllo degli armamenti devono essere inseriti nell’agenda internazionale. Un contributo di Reiner Braun e Michael Müller -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL TEDESCO DI THOMAS SCHMID Pressenza Berlin
September 26, 2026
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