Vercelli Pride 2026: una festa di protesta contro il ddl sull’antisemitismo

Pressenza - Sunday, September 20, 2026

L’iniziativa coordinata da Arcigay Rainbow Vercelli-Valsesia e promossa con il sostegno di numerose associazioni e aggregazioni locali e con l’adesione di Amnesty International, ANPI, CGIL,  Chiesa Valdese e PD, ha animato il centro della città ieri, sabato 19 settembre.

 

Il corteo al seguito della sua ‘madrina’, la drag queen Priscilla, e insieme a Vincenzo Giurbino, il giovane che ad agosto è stato bersaglio degli insulti scritti sui muri della stazione ferroviaria di Tronzano Vercellese, ha coinvolto i manifestanti a esprimersi vivacemente, con performance teatrali e spettacolari azioni dimostrative, su molti temi dell’inclusione con rispetto delle differenze e dei diritti, anche sul DDL 1004.

 

«Il Pride è soprattutto politica – ha proclamato Priscilla nell’occasione – Non è una vetrina, non è un prodotto e non è qualcosa da rendere innocuo per non disturbare nessuno. Deve mettere in discussione ciò che produce discriminazione e disturbare chi pretende di decidere quali amori siano rispettabili, quali corpi siano accettabili, quali famiglie siano vere e quali persone siano degne di esistere» [Il Pride come spazio politico e di libertà nel discorso di Priscilla, madrina del Pride 2026].

Una manifestante, Licia Sesia, riferisce che Priscilla ha detto: «Il pride, l’orgoglio, non può essere ora solo pro-differenza di genere o di orientamento sessuale, ma anche pro-Palestina e pro tutti i popoli che sono oppressi, il popolo congolese, il popolo senegalese, le donne afghane, perché la lotta queer è questa. Essere al Pride è sentirsi appartenenti ad una visione, una coscienza politica e una visione intersezionale del mondo. La lotta è femminista, transfemminista, antifascista».

E della propria esperienza al Vercelli Pride, cui ha partecipato arrivando da Casale Monferrato, Licia Sesia racconta:

Avevo ascoltato l’appello di Priscilla divulgato da Fanpage e sui social. Per me emozionante. Tanto da indurmi a scrivere dei cartelli con le mie idee.

Mi hanno ispirata le ‘lezioni’ della vecchia scuola, quella del nonno che militava nell’ANPI e nella CGIL, delle mie esperienze, ora ‘giovanili’, di studentessa universitaria a Padova, di frequentazione del Laboratorio Anarchico PerlaNera ad Alessandria.

Oggi il movimento no global è frammentato, diviso in tante etichette e categorie, e siccome è disgregato viene manovrato da chi, con la strategia del divide et impera, si impone su tutti definendo uno o l’altro gruppo sociale un nemico.

Contro ogni ‘capro espiatorio’ collettivo si fomentano le polemiche e si attizza l’odio che innescano una escalation di bullismo, mobbing e, poi, violenza fisica. Mi sono chiesta: chi lo ha capito prima di me, e di noi, adesso?

La risposta è stata: Giacomo Matteotti.

Lui ha visto, e denunciato, i fatti che avvenivano in quegli anni in cui la propaganda e la manipolazione mediatica erano equiparabili a quelle con cui adesso viene bersagliato chi non si piega alla forza prepotente del ‘moralismo’ imperante, chi dissente e obietta, chi protesta contro le ingiustizie e si oppone all’autoritarismo.

Mi sono riconosciuta in più categorie tra quelle che ieri hanno marciato insieme al pride.

Quella degli antifascisti, in cui mi ‘ritrovo’ ricordando che Umberto Eco in Il fascismo eterno ha chiaramente descritto quali siano i comportamenti e le caratteristiche del fascismo che non è mai ‘finito’, si è solo adattato ai tempi e permane, soprattutto nelle istituzioni da cui non è mai stato spodestato.

E quella dei pacifisti nonviolenti che cercano di trovare e co-costruire azioni alternative all’avversione e alla contrapposizione contro un nemico costruito ad hoc da chi aizza i poveri a combattere guerre tra poveri e, poi, a formare o pagare gli eserciti che fanno stragi di innocenti per proteggere gli interessi economici e geopolitici delle multinazionali che si spartiscono le risorse globali.

Un movimento trasversale che, come nella città in cui abito, aggrega tante persone diverse, molte che compongono anche i collettivi femministi e i ‘circoli’ ambientalisti e antifascisti, a praticare insieme mezz’ora di silenzio per la pace una volta alla settimana.

E in cui confluiscono molteplici realtà, come il circuito di Piazze di donne per la Pace, la lega Women united against Nato or not to war not to NATO, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e la rete NoBavaglio.

In questo ‘spirito’ e con queste prospettive mi sono unita al ‘carro’ del Mattone Rosso di Vercelli.

Ho partecipato al pride per protestare contro il meccanismo perverso, mascherato da meccanismo protettivo, del DDL ‘antisemitismo’.

Se non riusciremo a impedire che tale proposta di legge venga approvata, i giornalisti avranno restrizioni sulle pubblicazioni di notizie.

Riducendo la libertà di informazione verrà offuscata la trasparenza sull’operato della magistratura e, così, saranno ‘insabbiati’ tanti illeciti e ‘coperte’ molte ingiustizie, tra cui quella di ridefinire l’etichetta che denomina un determinato gruppo sociale stigmatizzandone gli appartenenti.

E nel Pride ho trovato il ‘contenitore’ perfetto per l’inclusione spontanea di attiviste, attivisti, attivist*, famiglie, singoli e chiunque si riconosceva nello ‘spirito’ della piazza, un luogo in cui siamo stati tutti insieme finalmente uniti in un cammino comune per creare l’alternativa alla globalizzazione che pochi ricchi e potenti vogliono imporre a noi tutti prevaricando su ognuno, senza accettare l’unicità di ciascuno e le differenze che ci distinguono, ma non ci rendono tra noi avversari o nemici.

Arcigay Rainbow Vercelli-Valsesia è l’associazione di promozione sociale che organizza il Vercelli Pride dal 2019. Nata dalla volontà di un gruppo di attiviste e attivisti locali, l’associazione lavora ogni giorno per creare spazi sicuri, inclusivi e accessibili per tutte le persone LGBTQIA+ del territorio vercellese e della Valsesia. Il Vercelli Pride è tornato nel 2026 con rinnovata energia e determinazione: più grande, più inclusivo, più forte. Un evento che è insieme celebrazione, rivendicazione politica e momento di comunità. Crediamo che la visibilità salva le vite. Ogni bandiera arcobaleno sventolata per le strade di Vercelli è un atto d’amore e di resistenza.

Fotoreportage di Licia Sesia:

 

Redazione Piemonte Orientale