Sempre meno mamme giovani, sempre più disuguaglianze
In Italia, nonostante il crescente dibattito pubblico attorno al tema, la
maternità si traduce ancora in un equilibrio fragile tra occupazione e carico di
cura, tra desiderio e rinuncia, con carriere che si fermano o rallentano e
difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro.
È la fotografia che emerge dall’XI edizione del Rapporto “Le Equilibriste, la
maternità in Italia” diffuso alla vigilia della Festa della Mamma ed elaborato
dal Polo Ricerche di Save the Children. Guardando in particolare ai salari, nel
settore privato le madri registrano una penalizzazione che può arrivare fino al
30% dopo la nascita di un figlio, mentre nel settore pubblico la penalizzazione
è più contenuta (5%), ma comunque rilevante.
Rispetto alla partecipazione al mercato del lavoro, dai dati si evince che
mentre gli uomini con figli sono più presenti nel mercato del lavoro degli
uomini senza figli, per le donne avere figli è associato a una minore
occupazione lavorativa. Se il 78,1% degli uomini tra i 25 e 54 anni senza figli
è occupato, con una percentuale che si attesta al 92,8% tra i padri con almeno
un figlio minore (92,9% per chi ne ha uno e 92,7% per chi ne ha due o più), per
le donne della stessa fascia d’età la situazione è molto diversa: lavora il
68,7% tra quelle senza figli, ma la quota scende al 63,2% tra le madri con
almeno un figlio minorenne (67% per chi ne ha uno e 58,8% con due o più). Il
tasso di occupazione scende ancora per le madri con almeno un figlio in età
prescolare (58,2%). Le differenze territoriali sono marcate: tra le madri
25-54enni con almeno un figlio minore il tasso di occupazione si attesta al
73,1% al Nord e 71% al Centro, mentre nel Sud e isole scende al 45,7%.
Il pianeta maternità è caratterizzato anche dal part-time: ne fanno ricorso il
32,6% delle donne 25-54enni con almeno un figlio minore (di cui l’11,7% è
part-time involontario), contro il 3,5% dei padri nella stessa condizione. In
aumento la quota di donne occupate con contratti a termine da almeno 5 anni (da
17,4% a 19,1%).
Il Rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026” propone anche
quest’anno il Mothers’ Index regionale, realizzato in collaborazione con
l’ISTAT, che misura le condizioni delle madri attraverso 7 ambiti – Demografia,
Lavoro, Rappresentanza, Salute, Servizi, Soddisfazione soggettiva e Violenza –
utilizzando 14 indicatori provenienti da diverse fonti del sistema statistico
nazionale. In questa edizione la regione più “amica delle madri” è
l’Emilia-Romagna, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Valle
d’Aosta, che torna sul podio dopo il forte arretramento registrato nell’edizione
precedente.
Segnali di miglioramento si osservano per il Piemonte, che sale dal 12° all’8°
posto, e per la Calabria, che guadagna due posizioni, passando dal 18° al 16°
posto. Al contrario, si registrano arretramenti nel Nord-Est: il Friuli-Venezia
Giulia scende dall’8° al 13° posto e il Veneto dal 9° al 12°, evidenziando un
indebolimento relativo nel confronto nazionale. Perdono terreno anche il Molise,
che scivola dal 15° al 17° posto e il Lazio, che passa dal 6° al 9° posto. Nel
Mezzogiorno il quadro resta complessivamente stabile e su livelli inferiori alla
media nazionale: l’Abruzzo, con un valore pari a 99,259, si conferma la regione
meglio posizionata tra quelle meridionali (14° posto), mentre in fondo alla
classifica si collocano la Basilicata, la Puglia (92,226) e la Sicilia.
Nel complesso, la situazione italiana mostra un lieve peggioramento rispetto
agli ultimi due anni: l’indice nazionale scende rispetto sia al 2024 che al
2023. Una flessione riconducibile in particolare al peggioramento delle
dimensioni della demografia, del lavoro e della salute. L’Indice regionale
considera, tra l’altro, anche la “dimensione della violenza”, che misura la
presenza di centri antiviolenza e case rifugio per 100.000 donne, evidenziando
una distribuzione fortemente disomogenea sul territorio e mostra una sostanziale
stabilità nel tempo. Al primo posto si conferma nuovamente, il Friuli-Venezia
Giulia, seguito dalla Provincia Autonoma di Bolzano al 2° posto e
dall’Emilia-Romagna al 3° posto. Su livelli elevati si collocano anche la Valle
d’Aosta al 4° posto, la Lombardia al 5° posto e l’Abruzzo al 6° posto. La
Provincia Autonoma di Trento e la Basilicata chiudono la graduatoria all’ultima
posizione.
Da anni Le Equilibriste ci invita a guardare oltre i numeri delle nascite,
interrogandoci sulle condizioni reali in cui prende forma la scelta di avere
figli. Oggi più che mai, le equilibriste non sono solo le madri che cercano di
conciliare tutto, ma anche le donne che devono valutare se diventare madri. Il
Dossier infatti torna al nodo centrale del rapporto tra maternità e lavoro, dove
la child penalty continua a pesare su occupazione, reddito e carriere, con forti
disuguaglianze territoriali e generazionali. Accanto a questi divari, emergono
anche le situazioni più fragili, come quelle delle madri sole.
> “La lettura dei dati, ha sottolineato Antonella Inverno, Responsabile Ricerca
> e Analisi Dati di Save the Children Italia, ci restituisce la fotografia di un
> Paese in cui la maternità resta ancora uno dei principali fattori di
> disuguaglianza. Viviamo in un sistema che continua a scaricare i costi della
> genitorialità in modo sproporzionato sulle donne, come il rapporto Le
> Equilibriste denuncia da undici anni. Nel 2026 dobbiamo ancora rimarcare come
> la situazione delle madri in Italia sia addirittura peggiorata rispetto agli
> scorsi anni. Nonostante gli impegni annunciati, aumentano le dimissioni delle
> neomamme e, tra le madri più giovani, la maggior parte non studia, non lavora
> e non è inserita in percorsi di formazione”.
Come ogni anno, Save the Children dà voce alle mamme “equilibriste” con le
storie e le sfide che hanno affrontato Caterina, Aurora, Elisa e Tiziana quando
sono diventate mamme: https://www.youtube.com/watch?v=wRci-8jgPNg&t=4s.
Qui per il Rapporto:
https://s3-www.savethechildren.it/public/allegati/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2026_0.pdf.
Giovanni Caprio