Il mondo dell’ipocrisia legalizzata

Pressenza - Monday, September 14, 2026

Se guardiamo il dibattito pubblico contemporaneo notiamo che da una parte le nazioni occidentali sono sempre più chiamate a riconoscere le responsabilità e i crimini legati al proprio passato coloniale dall’altra continuano imperterrite a legalizzare io loro crimini contro l’umanità come il male minore. Dall’altra parte della bilancia troviamo una parte consistente della comunità internazionale, del mondo accademico e delle organizzazioni per i diritti umani che sollevano un interrogativo critico: Perché esiste un doppio standard nel condannare le atrocità del colonialismo storico mentre si esita ad applicare lo stesso metro di giudizio alle azioni dello Stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese? Perché non si condanna Israele ma si condanna la Russia? La risposta è molto semplice: Cui prodest? (A chi giova o ne ricava profitto?)

Il risveglio della coscienza civile. Negli ultimi decenni, il mondo occidentale ha intrapreso un percorso di “resa dei conti” con la propria storia. Dalle scuse ufficiali per il trattamento delle popolazioni indigene in Nord America e in Oceania, al riconoscimento dei crimini commessi dalle potenze europee in Africa e in Asia, consolidando un consenso etico e giuridico che condanna inequivocabilmente la sottomissione, lo sfruttamento, i crimini e l’espropriazione territoriale. Questo processo di consapevolezza culturale e politica ha stabilito nuovi standard nel diritto internazionale, elevando l’autodeterminazione dei popoli a principio cardine inviolabile.

Il conflitto israelo-palestinese È proprio alla luce di questa nuova coscienza etica e civile che la popolazione critica dell’Occidente denuncia da decenni un’ipocrisia di fondo: Le politiche di Israele nei Territori Palestinesi, in particolare l’occupazione militare, lo sterminio della popolazione di Gaza, l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, il controllo sulle risorse e i lunghi assedi, come una forma moderna di “colonialismo d’insediamento” non è un atto criminale? Perché si condannano le violenze dei coloni e non le azioni dell’esercito Israeliano? 

Secondo questa prospettiva le dinamiche in atto in Palestina ricalcano quelle del più vergognoso colonialismo storico che alcuni paesi europei ed Americani, ma non solo,  hanno da sempre messo in atto in Africa ed altri continenti:

  • Espropriazione territoriale: La confisca delle terre e la demolizione delle case palestinesi vengono paragonate alle dinamiche di appropriazione forzata attuate dagli imperi europei.
  • Asimmetria dei diritti: L’applicazione di due sistemi legali diversi nello stesso territorio (legge civile per i coloni israeliani, legge marziale per i civili palestinesi in Cisgiordania) viene vista come una riproduzione delle gerarchie coloniali.
  • Frammentazione: La divisione del territorio palestinese in enclavi isolate è spesso paragonata alla creazione di riserve o bantustan.

La percezione di ipocrisia si acuisce quando le democrazie occidentali, pronte a sanzionare immediatamente altre violazioni della sovranità internazionale (come nel caso dell’invasione russa in Ucraina), offrono copertura politica, supporto economico o fornitura di armamenti a Israele. Per i sostenitori della causa palestinese, la retorica occidentale sui diritti umani perde di credibilità universale se non viene applicata in modo imparziale.

Che ruolo e potere hanno oggi il diritto internazionale e la diplomazia globale? La tensione  sulle guerre illegali americane, le invasioni e lo sterminio di un intero popolo, l’ipocrisia dei paesi europei  si consuma costantemente nelle aule dei tribunali internazionali. Rapporti di organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch, che hanno utilizzato il termine “Apartheid” e “Genocidio” per descrivere le politiche israeliane, riflettono bisogno di agire immediatamente per fermare le azioni dello Stato ebraico. D’altro canto, ipocritamente le alleanze geopolitiche spingono molte nazioni occidentali a considerare la questione israeliana come un caso a sé stante, ponendo il diritto alla sicurezza di Israele come priorità strategica in un Medio Oriente instabile.

Mentre il Sud del mondo e le piazze globali chiedono maggiore coerenza nell’applicazione del diritto umanitario internazionale, le democrazie occidentali si trovano nell’incoerente e vergognoso comportamento che mira a bilanciare le proprie alleanze strategiche e la difesa del diritto di Israele a esistere dimenticando l’urgenza di rispondere alle crisi umanitarie e alle aspirazioni all’autodeterminazione del popolo palestinese.

 

Stefano Cobello