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Varese, rompiamo il silenzio sul genocidio e sulle donne palestinesi in carcere
Il Comitato Varesino per la Palestina alza la voce per rispondere all’appello “Rompiamo il silenzio” sulle donne palestinesi in ostaggio e sul genocidio in corso in Palestina. Ci ritroviamo a Varese in Piazza Garibaldino sabato 7 marzo dalle 16,30 alle 17,30: porta una pentola e un mestolo da battere! Porteremo la protesta e il nostro sostegno a tutte le donne anche nel corteo dell’8 marzo. Giornate globali di azione 6-8 marzo 2026. FreePalHostages Testo dell’appello: In occasione della Giornata internazionale della donna, alziamo la voce per le 66 donne palestinesi ancora in ostaggio, trattenute dietro le mura delle carceri israeliane; tra di loro tre giovani ragazze. Madri, studentesse, figlie e membri della comunità, strappate alle loro famiglie e private dei diritti fondamentali che ogni essere umano merita. La loro sofferenza non è una statistica. È una realtà quotidiana di isolamento, paura e ingiustizia. Ogni ora che rimangono imprigionate è un’altra ora rubata alle loro vite, ai loro figli e al loro futuro. La loro libertà non è uno slogan, è un diritto. Il mondo non può restare in silenzio. La giustizia chiede il loro rilascio e l’umanità chiede che la loro voce venga ascoltata. Stiamo al loro fianco. Parliamo per loro. Chiediamo giustizia.     Redazione Varese
March 5, 2026
Pressenza
BERGAMO: IL 5 MARZO PRESIDIO CONTRO LE ESPORTAZIONI MILITARI, “FERMIAMO LA BATTAGGION SPA”
Il 5 marzo alle ore 18, a Bergamo, si terrà un presidio promosso dall’Equipaggio di Terra della Global Sumud Flottilla. Al centro della mobilitazione il ruolo delle aziende italiane nel settore militare e il legame tra produzioni tecnologiche e conflitti internazionali, soprattutto in riferimento al genocidio in corso in Palestina. L’appuntamento è stato dato dagli organizzatori in viale Pirovano 6N, davanti alla Battaggion SpA. “Il luogo del presidio è altamente simbolico. Dallo stabilimento della Battaggion SpA partono tecnologie destinate al comparto militare, con esportazioni anche verso Israele. Il presidio intende chiedere con forza la sospensione di tali forniture e una riconversione verso produzioni esclusivamente civili.” Il presidio si inserisce in un quadro più ampio di iniziative che, in diverse città italiane, stanno denunciando il coinvolgimento dell’industria nazionale nei conflitti internazionali: “si terranno azioni pubbliche davanti ai luoghi legati al business militare, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui temi del disarmo e contro il ripristino della leva”, scrive l’Equipaggio di Terra della Global Sumud Flottilla. In collegamento con Radio Onda d’Urto Michele, dell’Equipaggio di Terra della Global Sumud FlottillaAscolta o scarica  
March 4, 2026
Radio Onda d`Urto
Per fortuna non sono un liberale
Eccoli qua i liberaldemocratici che ancora una volta applaudono i bombardieri. Ma il diritto internazionale ? E la storia dell’aggressore e dell’aggredito? Ma che c’entra, questo vale solo per fare guerra alla Russia. Per tutto il resto del mondo, USA e Israele hanno il diritto di fare ciò che vogliono, […] L'articolo Per fortuna non sono un liberale su Contropiano.
March 1, 2026
Contropiano
La Palestina al centro della partecipazione di Global Movement to Gaza Italia al movimento No Kings
Costruire dei percorsi di collaborazione ampi e resistere saldamente e insieme al posizionamento coloniale dei padroni del mondo che gettano la maschera, dal Board of “Peace”, all’annessione della Cisgiordania, al perdurare della strategia di guerra a trazione USA-Israele Nel contesto internazionale segnato dal protrarsi del genocidio del popolo palestinese e dall’intensificarsi delle politiche di repressione e criminalizzazione della solidarietà in Italia, in Europa e nel mondo, riteniamo necessario compiere un passo ulteriore nella costruzione di alleanze ampie e consapevoli. Le prese di posizione del cosiddetto Board of Peace, corroborate dalle dichiarazioni di Marco Rubio che evocano un ritorno esplicito del paradigma coloniale, a spinta statunitense e israeliana e dalla presenza da osservatore del Ministro Tajani, confermano la necessità di una lettura chiara della fase storica e della totale complicità del governo italiano. La presenza della rappresentanza italiana al Board avviene con disinvoltura nonostante la ferma condanna delle 85 nazioni ai tavoli dell’ONU, che si oppongono con fermezza alle recenti derive del progetto coloniale d’insediamento sionista. Questo arriva alla tappa di annessione della Cisgiordania, strategia “criticata” dal Ministro degli Esteri, come “tentazioni che non aiutano i costruttori di pace e che rischiano di pregiudicare la soluzione a due Stati”. In questa traiettoria, servono a poco le dichiarazioni di Palazzo Chigi e della Farnesina, come quelle di questa mattina, in cui l’Italia si esprime in merito alla costruzione dei percorsi di “pace”, rinnova la propria vicinanza alla popolazione civile iraniana, ma senza una posizione netta che metta in discussione i rapporti di interesse con USA e Israele. Nelle parole di Maria Elena Delia, portavoce di GMTG Italia e parte dello Steering Committee della Global Sumud Flotilla: “La Palestina è sempre il cuore politico e morale della nostra analisi e della nostra pratica. È la chiave attraverso cui leggiamo l’attuale configurazione del potere globale e delle sue articolazioni diffuse nelle nostre geografie locali. E’ il punto in cui si rende evidente l’intreccio tra dominio politico, sfruttamento economico e supremazia culturale che struttura l’ordine internazionale. Intendiamo consolidare la rete ampia di collaborazioni e proseguire insieme una critica sempre più serrata in merito alle scelte ancora pienamente supportate dal governo italiano: il Board of Peace è un insulto al concetto di pace, le parole di Rubio l’ennesimo tentativo di normalizzare la linea colonialista globale a trazione israelo-statunitense, a spese della popolazione palestinese, di quella iraniana e dei sud del mondo”. È in questo quadro che si inserisce la partecipazione di GMTG Italia all’iniziativa internazionale e al percorso di mobilitazioni italiane della rete No Kings, confermando la nostra presenza, e quella della rappresentanza internazionale GSF, all’assemblea convocata per il 1° marzo e sostenendo il presidio presso l’ambasciata USA a Roma nel pomeriggio: ne riconosciamo il valore come spazio di dialogo tra soggettività differenti, in continuità con il percorso Together di UK-USA. Intendiamo aprire a un reciproco supporto, sostenendo l’agenda della rete, nel percorso di opposizione alla guerra e al genocidio, alla repressione e alle derive autoritarie in corso, e di costruzione delle traiettorie sul mutualismo, ma mantenendo la Palestina come cuore politico e morale centrale, nonché terreno comune di convergenza, verso la giornata di mobilitazione internazionale del 28 marzo. In vista della prossima missione in partenza con la Global Sumud Flotilla, ci dedichiamo infatti al consolidamento dei rapporti di vicinanza reciproca con i movimenti e le associazioni solidali alla causa palestinese, alla costruzione di iniziative in stretta collaborazione, prevedendo dei momenti di attivazione civile quali pre-lanci della missione, che avranno luogo su tutto il territorio nazionale, porti e aree interne, nelle settimane precedenti la partenza della nuova flotilla. I prossimi passaggi pubblici e il sostegno alla campagna di fundraising in corso, vogliono trasformare la solidarietà in risorse concrete: organizzare la missione nel miglior modo possibile, documentare le violazioni del diritto internazionale, portare aiuti umanitari ed equipe di professionisti, continuare a costruire alternative dal basso, fondate sul mutualismo e sulla giustizia: oggi più che mai unire forze, risorse e competenze rafforza la rete e la capacità collettiva di incidere. Di fronte al genocidio e alla complicità dei governi, la nostra risposta è chiara: isolare l’apartheid, denunciare le complicità interne e le conseguente strategia repressiva, costruire una rete globale che renda l’oppressione insostenibile. La Palestina è il cuore di questa battaglia: la posta in gioco è il futuro di tutti i popoli. Non chiederemo il permesso per resistere! Global Movement to Gaza
February 28, 2026
Pressenza
Gaza futura tra annientamento e colonialismo ipertecnologico
la relazione tra ricostruzione e giustizia. La domanda “Israele deve pagare?” non è solo morale: è giuridica e politica. Nel diritto internazionale, la riparazione per atti illeciti e danni di guerra è un principio consolidato; non coincide automaticamente con un meccanismo praticabile, ma stabilisce un orizzonte di responsabilità. Nel caso palestinese, inoltre, la questione delle riparazioni è intrecciata al riconoscimento dell’illegalità dell’occupazione e delle politiche di annessione che non riguardano solo Gaza. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Leggi su sicurezza e antisemitismo, un pericolo per la libertà d’espressione
Nelle prossime settimane la nostra democrazia si troverà a superare il passaggio più stretto dai tempi dello stragismo e dei tentativi golpisti degli anni Settanta. La raffica di ddl Sicurezza ha preparato la strada a un duplice affondo contro i pilastri dell’impianto costituzionale: l’autonomia della magistratura e la libertà di espressione in ogni sua forma. La riforma Nordio della giustizia e il disegno di legge Romeo, che inchioda l’antisionismo e la critica allo Stato di Israele all’infame reato di antisemitismo, puntano a trasformare la visione di valori e di principi su cui si fonda la convivenza nel nostro Paese in una mera cornice formale entro la quale restaurare il totale controllo della società civile. Il disegno di legge presentato al Senato dalla maggioranza e sul quale la destra auspica la naturale convergenza di alcuni esponenti del Pd che hanno presentato proposte analoghe nelle finalità e nei contenuti è composto da tre articoli che rimandano poi a un decreto attuativo successivo della Presidenza del Consiglio. Le “direttive” indicate all’esecutivo prevedono l’introduzione di sanzioni che potrebbero colpire tutti coloro che esprimano consenso all’indipendenza palestinese, alla fine dell’occupazione di Gaza, alla costituzione di un nuovo Stato “dal fiume al mare”, fino alla denuncia del genocidio, della pulizia etnica e dei crimini del governo israeliano. Perfino l’istigazione al boicottaggio del commercio e dei rapporti accademici e istituzionali con lo Stato ebraico potrebbero finire nel mirino della magistratura. Gli strumenti di reato prefigurati vanno dalle opinioni espresse sugli articoli di giornale, ai post sui social, alle manifestazioni pubbliche fino all’attività di informazione, protesta e denuncia svolta in scuole e università. La proposta di legge prevede anche una particolare formazione di funzionari pubblici, forze dell’ordine e insegnanti, per orientarli nell’individuazione di manifestazioni di antisemitismo da denunciare alle autorità competenti. Sui social gli account dei trasgressori potranno essere sospesi o cancellati. Un altro fronte è stato aperto sempre in Parlamento dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha inviato nello scorso novembre una relazione allarmata e allarmante sulla cosiddetta “guerra ibrida” in cui sarebbe finita l’Italia da quando governa Meloni. Il messaggio del ministro della guerra alla nazione è: “Nonostante non si spari ancora, siamo già sotto attacco”, con tanto di nemici spietati che lavorano nell’ombra per saggiare e indebolire le nostre difese e soprattutto di spie, fiancheggiatori e “quinte colonne.” Nell’elenco dei primi troviamo praticamente tutti gli Stati nella lista nera di Trump, dalla Russia, alla Cina alla Corea, a Cuba e all’Iran. Tra i secondi  giornalisti, politici, intellettuali e semplici cittadini che chiedono di fermare il riarmo, di non mandare più armi all’Ucraina e a Israele e di cercare un accordo diplomatico che porti al cessate il fuoco. Per Crosetto sono da considerare “intelligence” con il nemico manifestazioni e critiche contro le alleanze internazionali strette dall’Italia, come la Nato e l’Unione Europea. Da qui la necessità di ulteriori e più stringenti controlli su comunicazioni personali, attività politiche, media e social network. E chi non salta putiniano e antisemita è.   Redazione Italia
February 24, 2026
Pressenza
Varese, protesta silenziosa per Gaza il sabato di Carnevale
Da oltre sei mesi tutte le settimane il Comitato Varesino per la Palestina richiama l’attenzione della città sul genocidio in atto a Gaza. Lo abbiamo fatto anche il sabato di Carnevale, durante la partecipatissima festa che ha riempito e a lungo bloccato il centro cittadino, con una presenza silenziosa ma dirompente, camminando  fra la folla con una barella, due lettighieri, un giornalista e un medico, tutti sotto il mirino di un soldato.  Sorpresa, o commozione, qualche volta partecipazione, oppure fastidio, ma sempre rispetto, mai indifferenza al passaggio di questo piccolo drappello alieno, che pur senza aprir bocca gridava “Restiamo umani!” In questa occasione festiva abbiamo voluto ricordare, anche solo per un attimo, chi non ha nulla da festeggiare: gli 80mila uccisi e i 170mila feriti di Gaza e un intero popolo, uomini, donne, anziani e bambini, sottoposto da  Israele a una tortura quotidiana e alla negazione di ogni speranza. Ci siamo opposti ai tragici burattini del potere che ogni giorno opprimono e uccidono portando per le nostre strade i sudari insanguinati dei bimbi assassinati. Sabato prossimo torneremo a “rompere il silenzio” per 15 brevi ma lunghissimi minuti, per rievocare la fame degli assediati con lo scandaloso rumore delle loro pentole vuote. Protestiamo simbolicamente tutti insieme in Piazza Garibaldino dalle 16,30 alle 17,30; porta una pentola e un mestolo, o qualsiasi cosa ti aiuti a gridare il tuo NO! Il Comitato Varesino per la Palestina Redazione Varese
February 23, 2026
Pressenza
The Lancet: il bilancio delle vittime a Gaza è sottostimato. Erano 75 mila già un anno fa
Un nuovo studio, pubblicato su The Lancet Global Health e condotto da un team internazionale di esperti (economisti, demografi ed epidemiologi), getta una luce ancora più cruda e dettagliata sull’impatto umano della guerra a Gaza. La ricerca, basata su un sondaggio rappresentativo condotto su 2.000 famiglie della Striscia, stima che […] L'articolo The Lancet: il bilancio delle vittime a Gaza è sottostimato. Erano 75 mila già un anno fa su Contropiano.
February 23, 2026
Contropiano
L’onestà intellettuale di Anna Foa, perchè un’intellettuale sa fare autocritica
In un precedente articolo – pubblicato nell’aprile 2024 – che scrissi per Invictapalestina, criticai l’intervista che la grande storica, intellettuale, nonchè figlia del grande Vittorio, Anna Foa aveva rilasciato a La Stampa il 27 marzo 2024. La mia era una critica sofferta ad Anna Foa, perchè nutro una sincera e profonda stima quanto sincero e profondo rispetto per la professoressa per la sua estrema umiltà, per il suo modo di porsi e per il lavoro che lei ha condotto e continua a condurre in modo serio in nome della verità storica. Sono cresciuto ascoltando i suoi interventi su Rai Storia e Rai3 sul pensiero di Hannah Arendt, sul Processo Eichmann, sulla storia degli ebrei italiani ed europei, sulla storia dell’antisemitismo. Sono cresciuto con l’idea che Anna Foa – insieme a Luciano Canfora, Alessandro Barbero, Franco Cardini, Angelo D’Orsi, Silvia Insalvatici e molti altri – sia un’auctoritas incriticabile della cultura italiana contemporanea: una persona che, quando parla, serve solamente ascolto. Purtroppo quell’intervista aveva smosso in me un profondo senso di ingiustizia: i suoi contenuti si erano palesati come uno dei tanti esempi di quella dominante “retorica equidistante”, fatta propria da molti intellettuali europei e israeliani anche di sinistra, sulla questione palestinese. Un’intervista intrisa di indulgenza, che sembrava quasi volta a giustificare Israele non tanto parteggiando per esso, ma piuttosto per sfiorarlo con il cerchiobottismo: dando un colpo al cerchio e un colpo alla botte senza scomodare nessuno. In quell’intervista Anna Foa ha fatto ciò che facevano tutti, ovvero criticare il governo di Netanyahu, condannare strenuamente il movimento “terrorista” di Hamas e rifiutare di usare la parola “genocidio”: il classico modus operandi che ha esemplificato l’equidistanza sul tema in questi ultimi tre anni. Nell’intervista a La Stampa Anna Foa affermava che comunque non tutta la società israeliana è pro-Netanyahu e il mondo della cultura israeliana era “un antidoto all’occupazione coloniale” dei territori palestinesi da parte di Israele. Questa affermazione si presentava problematica perché, se è vero che molti intellettuali israeliani di sinistra sono anti-sionisti e critici del governo Netanyahu, è anche vero che molti intellettuali israeliani critici del governo Netanyahu sono sionisti liberali che per quanto critici delle politiche ventennali di premier israeliano sui territori palestinesi, continuano a sostenere il diritto di Israele a difendersi contro la “barbarie palestinese” e avrebbero la presunzione di moralizzare la popolazione palestinese, decidendo per loro quali siano le migliori modalità per esprimere la loro resistenza o il “democratico dissenso”. Presunzione abbastanza ardua poiché, prima di esercitare “democratico dissenso”, si deve vivere in una democrazia: cosa che Israele non è, essendo a tutti gli effetti un’aspirante etnocrazia. La Foa utilizzava l’espressione “reazione spropositata” per definire l’escalation militare israeliana come una risposta degli attacchi palestinesi, dimenticando che la repressione sionista sul popola palestinese è stata inaugurato prima della Nakba del 1948 ed è continuata fino ai giorni nostri.  Disse: “(…) bisogna capire cosa sta succedendo nei nostri atenei.” – rispondendosi – “C’entra sicuramente la reazione spropositata di Israele a Gaza, un tunnel dal quale pare non si riesca ad uscire”. Foa citava tra gli intellettuali “antidoto all’occupazione” anche David Grossman, tra i più importanti e interessanti scrittori israeliani di fama mondiale. Un esempio bizzarro perché Grossman è da sempre un personaggio controverso per quanto riguarda la questione palestinese e non è mai stato un grande critico della politica governativa nei confronti dei palestinesi di Gaza e Cisgiordania come si continua a pensare. Le sue dichiarazioni in questi due anni non hanno mai rimbombato per importanza e presa di posizione ferrea contro il genocidio. Era il 3 aprile 2024 quando segnalavo questa situazione, che oggi sembra ribaltarsi, ma solo apparentemente. Grossman, ai primi d’agosto 2025, ha dichiarato ha dichiarato: “A Gaza è genocidio, mi si spezza il cuore ma adesso devo dirlo. (…) Per molti anni mi sono rifiutato di utilizzare questa parola. Ora però, dopo le immagini che ho visto, quello che ho letto e ciò che ho ascoltato da persone che sono state lì, non posso trattenermi dall’usarla”. Se uno personaggio controverso come Grossman iniziava ad utilizzare la parola “genocidio”, qualcosa stava cambiando. La “retorica dell’equidistanza” stava finalmente dimostrando la sa completa insostenibilità da parte degli intellettuali, dopo mesi di massacri, pulizie etniche e proseguimento del genocidio verso la popolazione gazawi avente come fine – come ha dichiarato recentemente Netanyahu – “l’occupazione totale di Gaza”. Non è un caso che la stessa Anna Foa, da grande storica oltre che persona colta e intelligente – già critica del governo Netanyahu e della situazione di oppressione dei palestinesi come si può ben leggere nel suo libro “Il suicidio di Israele” – abbia subito corretto tiro dichiarando ad agosto 2025 sia a La Repubblica sia a Radio Popolare: “Aspettavo le sentenze ma ora mi unisco a Grossman, a Gaza è un genocidio”; “Ha ragione Grossman, a Gaza è genocidio. Ora serve una resistenza morale”. Queste dichiarazioni di Anna Foa, sono state per me boccate di aria fresca. Innanzitutto, mi hanno permesso di non ricredermi minimamente sulla figura di Anna Foa, di ribadire l’infinita stima e non solo: di essere un esempio vero di intellettuale, di donna di cultura e di pensiero, dimostrando la sua onestà e umiltà. Il 19 gennaio 2026 dalle ore 16 alle ore 18, Anna Foa è intervenuta, insieme a Daniele Menozzi (storico) e a Piero Stefani (biblista), al webinar online «Antisemitismo, sionismo e antisionismo», promosso dalla rivista Il Regno, insieme alle associazioni Biblia e Abramo e pace. Tralasciando le molteplici implicazioni che sono molto divergenti dal modo di vedere il sionismo, l’antisionismo, l’antisemitismo, la storia di Israele e la resistenza palestinese – rispetto a molti altri storici ed intellettuali contemporanei -, Anna Foa ha dal minuto 31:45 parlato della parola “genocidio”: «Io fino all’anno scorso, praticamente fino al marzo del ’25, non ho usato volentieri il termine genocidio, perché pensavo che comunque non ce ne fosse in qualche modo bisogno, perché era troppo divisivo, perché mi sembrava che non fossero abbastanza provate le intenzionalità, anche se c’erano molte affermazioni di ministri che provavano l’intenzionalità di distruggere i palestinesi, restava che erano dichiarazioni, non organizzazioni fattuali. Quando c’è stata la fame e la carestia indotta, devo dire che ho cambiato opinione. Certo, non uso il termine nel suo senso giuridico, quello più importante, anche perché prevede una sua prevenzione e quindi si usa soprattutto per prevenire il genocidio, non per definire il genocidio che c’è stato. C’è stata una conferenza nel marzo a Tel Aviv, forse, in cui due organizzazioni importanti, ONG israelo- palestinesi, una di quelle è B’Tselem, hanno detto che a questo punto accettavano la definizione di genocidio. Quando ho visto le immagini delle manifestazioni in Israele l’anno scorso con il cartello portato dai manifestanti “Stop Genocide”, allora devo dire che ho pensato che un uso politico di questo termine poteva essere fatto, e ho cominciato anch’io ad usarlo. Certo il genocidio è un termine giuridico, certo il genocidio è un termine che richiede una definizione da parte della Corte internazionale, che non è ancora stata data, ma potrebbe essere data tra molti anni, perché i suoi tempi sono lunghi. Resta un’altra cosa – ne ha già parlato il professore Menozzi – cioè il discredito in cui la vicenda israeliana ha buttato il diritto internazionale. Non soltanto la vicenda israeliana; certamente Trump ci ha messo del suo, certamente gli Stati Uniti sotto Trump ci hanno messo del loro, però Israele ha fatto tutto quello che poteva per demolire il diritto internazionale. Il diritto internazionale, ricordiamolo, che era stato creato nel dopoguerra proprio riferendosi alla Shoah e pensando che eventi come quelli della Shoah non dovevano mai più succedere, le corti internazionali. Tutto questo è stato sistematicamente considerato antisemita dal governo israeliano. In questo momento, con le sanzioni che Trump riserva ai giudici dei tribunali internazionali, siamo arrivati a un discredito, una crisi profondissima di questa istituzione. Una delle cose più importanti che fosse stata realizzata nel secondo dopoguerra, quella di creare la possibilità di colpire i criminali di guerra, i criminali contro l’umanità ovunque si trovassero, quella di legare anche da un punto di vista giuridico le violenze e i genocidi che avvenivano nel mondo con la possibilità di giudicarli, questo ormai sta crollando». Non solo. Anna Foa è stata una delle esperte audite nelle ultime settimane di dicembre 2025 e nelle prime settimane di gennaio 2026 dalla commissione del Senato che stava trattando i disegni di legge contro l’antisemitismo, ovvero il Ddl  Gasparri e il Ddl Delrio (1). Insieme ad altri intellettuali, anche di origine ebraica, ha criticato il Ddl Delrio per il rischio di censura alle posizioni pro-Pal: “Una buona legge non dovrebbe basarsi sulla definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance), perchè c’è il rischio di additare come antisemita chi critica il governo di Israele. Quella definizione di fatto equipara l’antisionismo all’antisemitismo e, non a caso, è stata utilizzata da Trump per contestare e censurare le manifestazioni propal nelle università americane. Al punto numero 10 mette all’indice chiunque paragoni il comportamento di Israele verso i palestinesi con la Shoah.” – ha dichiarato a Il manfesto. Anna Foa, con la sua autocritica – nata da una rilettura più complessa di quello che sta accadendo in Palestina – ci ha dato un’altra lezione degna dei veri intellettuali: cambiare idea, spostando solo leggermente l’angolazione da cui si vede un fenomeno, non è segno di debolezza (come in molti purtroppo pensano). Nella nostra società dove “avere ragione” a tutti i costi – spesso negando l’evidenza – è quasi un motto di successo, di incrollabilità, di rivalsa personale e personalistica, di anacronistica coerenza e di prepotenza; Anna Foa ci insegna che in realtà il cambiare umilmente prospettiva da cui si guarda un fenomeno implica molta forza, determinazione, una grande dose di coraggio, ma soprattutto coerenza e intelligenza. Non si cambia modo di pensare, ma di vedere le cose e quindi, aprire la mente ad altre analisi che forse possono portare ad ampliare il proprio pensiero e non per forza restringerlo. Sicuramente, Anna Foa è figlia del suo tempo: un tempo dove la cultura politica e il dibattito politico e culturale erano centrali. Sicuramente, Anna Foa è così anche perchè è nata in una famiglia di grande livello culturale, dopo la politica, la cultura, la filosofia, il pensiero erano il pane quotidiano: è figlia del grande Vittorio Foa, che è stato senza alcun dubbio una delle figure di maggiore integrità e spessore intellettuale e morale della politica e del sindacalismo italiano del Novecento. Nelle nostre società dove l’impoverimento culturale fa da padrone, le culture war polarizzano la popolazione in modo insensato e le opinioni diventano prese di posizioni tout court incrollabili, Anna Foa ci insegna che tutto questo è un insulto al nostro cervello e all’arte di pensare e di riflettere. Ognuno può avere le proprie idee, ma ognuno di noi ha diritto a riflettere, confrontarsi, cambiare prospettiva da cui si guardano le cose non per invaghirsi di quella prospettiva (diventare incoerenti), ma solo per vestire i panni dell’altro aiutando se stessi a leggere lucidamente la realtà.   (1) Per maggiori informazioni: DDL Delrio https://osservatorioantisemitismo.b-cdn.net/wp-content/uploads/ 2025/11/DDL-Delrio-antisemitismo.pdf DDL Gasparri https://osservatorioantisemitismo.b-cdn.net/wp-content/uploads/ 2025/10/686faaee-e27b-4c7c-ba41-f7e7cedbf513.pdf Lorenzo Poli
February 21, 2026
Pressenza