Tag - diritto internazionale

“La pace richiede giustizia”
La motivazione ufficiale del Premio Nobel per la pace 2026, Conferito a Navi Pillay Il Premio Nobel per la Pace di quest’anno va a una persona che, con eccezionale coraggio e integrità, ha indicato la strada verso un ordinamento giuridico globale più completo. La vincitrice di quest’anno ha avuto un […] L'articolo “La pace richiede giustizia” su Contropiano.
October 11, 2026
Contropiano
In Svizzera vince il no al referendum: rimane la neutralità filo-europeista
Il 27 settembre si è svolto, in Svizzera, il referendum sulla neutralità del paese. Il verdetto delle urne ha visto una netta vittoria del “no”, contro le richieste fatte dal comitato promotore del voto e in linea con le raccomandazioni del Consiglio federale e del Parlamento. In uno scenario di […] L'articolo In Svizzera vince il no al referendum: rimane la neutralità filo-europeista su Contropiano.
September 29, 2026
Contropiano
Agrivoltaico israeliano in Toscana: la Regione ha il potere di fermarlo, ma non lo usa
Di nuovo la Palestina ci dà la possibilità di conoscere il nostro sistema più a fondo, e di vederlo per quello che è. In questo caso è un abuso colto in flagrante, il progetto di un impianto agrivoltaico a Ribolla, … Leggi tutto L'articolo Agrivoltaico israeliano in Toscana: la Regione ha il potere di fermarlo, ma non lo usa sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Il Tribunale di Napoli sospende il fermo della Sea-Watch 5
Nel giorno in cui si parla di “soccorso rosso”, in cui lo Stato italiano attacca la rete che si oppone alla disumana detenzione nei Cpr e i medici che ne certificano i danni alla salute delle persone detenute, la Sea-Watch 5 torna libera, 15 giorni prima della fine della detenzione illegittima impostaci dal governo. Il Tribunale di Napoli ha giudicato fondato il nostro ricorso e ha disposto la sospensione del fermo. Ancora una volta la cosiddetta Legge Piantedosi si deve piegare davanti al diritto internazionale, perché lo Stato non può pensare di porsi al di sopra della legge. Rifiutarsi di collaborare con le milizie libiche che catturano con violenza le persone in pericolo in mare per conto dell’Italia, per restituirle al ciclo di abusi in Libia, non può essere un crimine, ma è anzi un atto di rispetto dell’obbligo di soccorso e del divieto di respingimento. Più di 10.000 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo durante l’esecutivo più longevo della storia della Repubblica italiana. Noi continueremo a salvare vite in pericolo in mare, ottemperando a un obbligo legale e morale che è ben al di sopra degli escamotage legislativi contro la società civile ideati per nutrire la propaganda del governo. Basta campagna elettorale sulla pelle delle persone in fuga e contro la solidarietà civile, a terra e in mare. Sea Watch
September 17, 2026
Pressenza
Il mondo dell’ipocrisia legalizzata
Se guardiamo il dibattito pubblico contemporaneo notiamo che da una parte le nazioni occidentali sono sempre più chiamate a riconoscere le responsabilità e i crimini legati al proprio passato coloniale dall’altra continuano imperterrite a legalizzare io loro crimini contro l’umanità come il male minore. Dall’altra parte della bilancia troviamo una parte consistente della comunità internazionale, del mondo accademico e delle organizzazioni per i diritti umani che sollevano un interrogativo critico: Perché esiste un doppio standard nel condannare le atrocità del colonialismo storico mentre si esita ad applicare lo stesso metro di giudizio alle azioni dello Stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese? Perché non si condanna Israele ma si condanna la Russia? La risposta è molto semplice: Cui prodest? (A chi giova o ne ricava profitto?) Il risveglio della coscienza civile. Negli ultimi decenni, il mondo occidentale ha intrapreso un percorso di “resa dei conti” con la propria storia. Dalle scuse ufficiali per il trattamento delle popolazioni indigene in Nord America e in Oceania, al riconoscimento dei crimini commessi dalle potenze europee in Africa e in Asia, consolidando un consenso etico e giuridico che condanna inequivocabilmente la sottomissione, lo sfruttamento, i crimini e l’espropriazione territoriale. Questo processo di consapevolezza culturale e politica ha stabilito nuovi standard nel diritto internazionale, elevando l’autodeterminazione dei popoli a principio cardine inviolabile. Il conflitto israelo-palestinese È proprio alla luce di questa nuova coscienza etica e civile che la popolazione critica dell’Occidente denuncia da decenni un’ipocrisia di fondo: Le politiche di Israele nei Territori Palestinesi, in particolare l’occupazione militare, lo sterminio della popolazione di Gaza, l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, il controllo sulle risorse e i lunghi assedi, come una forma moderna di “colonialismo d’insediamento” non è un atto criminale? Perché si condannano le violenze dei coloni e non le azioni dell’esercito Israeliano?  Secondo questa prospettiva le dinamiche in atto in Palestina ricalcano quelle del più vergognoso colonialismo storico che alcuni paesi europei ed Americani, ma non solo,  hanno da sempre messo in atto in Africa ed altri continenti: * Espropriazione territoriale: La confisca delle terre e la demolizione delle case palestinesi vengono paragonate alle dinamiche di appropriazione forzata attuate dagli imperi europei. * Asimmetria dei diritti: L’applicazione di due sistemi legali diversi nello stesso territorio (legge civile per i coloni israeliani, legge marziale per i civili palestinesi in Cisgiordania) viene vista come una riproduzione delle gerarchie coloniali. * Frammentazione: La divisione del territorio palestinese in enclavi isolate è spesso paragonata alla creazione di riserve o bantustan. La percezione di ipocrisia si acuisce quando le democrazie occidentali, pronte a sanzionare immediatamente altre violazioni della sovranità internazionale (come nel caso dell’invasione russa in Ucraina), offrono copertura politica, supporto economico o fornitura di armamenti a Israele. Per i sostenitori della causa palestinese, la retorica occidentale sui diritti umani perde di credibilità universale se non viene applicata in modo imparziale. Che ruolo e potere hanno oggi il diritto internazionale e la diplomazia globale? La tensione  sulle guerre illegali americane, le invasioni e lo sterminio di un intero popolo, l’ipocrisia dei paesi europei  si consuma costantemente nelle aule dei tribunali internazionali. Rapporti di organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch, che hanno utilizzato il termine “Apartheid” e “Genocidio” per descrivere le politiche israeliane, riflettono bisogno di agire immediatamente per fermare le azioni dello Stato ebraico. D’altro canto, ipocritamente le alleanze geopolitiche spingono molte nazioni occidentali a considerare la questione israeliana come un caso a sé stante, ponendo il diritto alla sicurezza di Israele come priorità strategica in un Medio Oriente instabile. Mentre il Sud del mondo e le piazze globali chiedono maggiore coerenza nell’applicazione del diritto umanitario internazionale, le democrazie occidentali si trovano nell’incoerente e vergognoso comportamento che mira a bilanciare le proprie alleanze strategiche e la difesa del diritto di Israele a esistere dimenticando l’urgenza di rispondere alle crisi umanitarie e alle aspirazioni all’autodeterminazione del popolo palestinese.   Stefano Cobello
September 14, 2026
Pressenza
Gli USA pressano gli alleati NATO per abbandonare la Corte Penale Internazionale
Secondo quanto rivelato da un’inchiesta di Politico, gli Stati Uniti hanno chiesto agli alleati della NATO di ritirarsi dal trattato istitutivo della Corte Penale Internazionale (CPI) e di collaborare per depotenziarne l’operato a livello globale. La richiesta è stata avanzata a porte chiuse a Bruxelles, durante una riunione tra i […] L'articolo Gli USA pressano gli alleati NATO per abbandonare la Corte Penale Internazionale su Contropiano.
September 12, 2026
Contropiano